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Appunti per una storia della pietà popolare a Scicli

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Ignazio La china: Appunti per una storia della pietà popolare a Scicli

di Salvo Micciché

Appunti per una storia della pietà popolare a Scicli è un libro monumentale (nonostante sia “solo” 360 pagine), che tutti gli sciclitani dovrebbero leggere.

Il suo autore è Padre Ignazio La China, 20 anni di sacerdozio il prossimo 10 settembre, parroco della Chiesa di San Giuseppe, a Scicli. 

Don La China dice di sè: «non sono né un teologo, né uno storico di professione, né un esperto di storia dell’arte o di liturgia...», ma nella stesura del libro ha messo tutta la cura di un teologo, di un appassionato e di un attento studioso. E il risultato fa apprezzare ancora di più lo scopo che si è prefisso: «[di voler scrivere per] un atto di amore verso la mia città, la ricerca di uno strumento pastorale adatto a comprendere la vita, il cuore e la mente di un gregge affidato alle mie anime e cure di parroco».

Nelle intenzioni dell’autore questo è il “Primo Quaderno” di una – si spera – lunga serie (al momento sono previsti quattro quaderni), ma già basterebbe a rendere edotti della complessità di una storia zeppa di eventi, fatti, documenti, tradizioni, opere d’arte, che gli stessi sciclitani a stento riescono ad immaginare.

Le pagine del libro sono impreziosite anche dalle belle foto di Claudio Magro, che, seppur nell’austerità del bianco e nero, testimoniano l’arte e la pietà delle statue e dei dipinti di cui Scicli è – per grazia di Dio – piena, con particolari che spesso non vengono notati dai più.

«La Bibbia insiste sulla necessità del ricordo; per l’uomo biblico vivere e ricordare», scrive Mons. Salvatore Guastella nell’introduzione al libro. E questo è vero anche per lo storico o per il cittadino che sia almeno curioso delle proprie origini e della propria cultura. Il ricordo, che viene fissato nel libro, è una testimonianza della «memoria cristiana [che] diviene compassione attiva, rifiuto netto dell’indifferenza alla sofferenza dell’altro» (sempre Guastella). Ricordare e scrivere serve a condividere con gli altri un patrimonio di idee e di conoscenze, che non debbono essere perdute, perché rappresentano la nostra stessa storia e il nostro essere. E scrivere di questi temi, della pietà popolare, non è per nulla “cultura di serie B”, anzi – come ricorda Guastella – oggi «siamo incamminati su questa linea e ci troviamo ben lontani da quella moda, nutrita da gretto orgoglio elitario e da freddo razionalismo astratto, che induceva al rifiuto globale e preconcetto della “religione dei poveri”, rifiuto che invece potrebbe renderci “più poveri di religione”...». 

Pensiero quanto mai condivisibile, in un tempo in cui si spaccia per cultura e sapienza la presunzione di “intellettuali” e “intellettualoidi” per cui tutto è uguale, piatto, sciatto e senza passioni e curiosità storica; un tempo in cui ci si sente in dovere di demistificare tutto, dissacrare persino la pietà popolare e le tradizioni di un paese, con atti e scritti indegni di essere considerati civili. E quanto questo sia vero lo nota anche Monsignor Guastella, che cita Denis Diderot, che già nel 1765, nell’Enciclopedie, diceva «gli iconoclasti e quelli che hanno disprezzo per le processioni, le immagini e le statue e tutto l’apparato esterno del culto sono assurdi rigoristi che ignorano l’effetto prodotto nel popolo dalle cerimonie. [...] vi è in tutto ciò un non so che di grande, di misterioso e di solenne». E i moderni iconoclasti, sono poi quelli che farisaicamente disprezzano i simboli religiosi per adorare “religiosamente” quelli pagani e ideologici, sacrificando la loro intelligenza a stupidi portati dell’incultura che avanza.

Il libro è diviso in vari momenti liturgici, che scandiscono il tempo della pietà e delle processioni a Scicli: il Ciclo Pasquale, con l’Addolorata, la Quaresima, la Settimana Santa, la Resurrezione e “il Gioia”;  il Ciclo Natalizio, con Maria, Aurora della Salvezza, San Giuseppe e il “balicu”, e la nascita del Salvatore; il Ciclo Devozionale, dal Corpus Domini alle Quarantore, alla venerazione della Croce di Cristo, al Sacro Cuore di Gesù... La Madonna delle Milizie sarà il tema dominante del Secondo Quaderno, proprio per il suo carattere intrinsecamente “siclensis”, sciclitano.

Non è un libro “leggero”, non è adatto alla spiaggia, anche se lo stiamo recensendo in agosto, ma non si pensi che sia “un mattone”. È un libro da leggere, attentamente, da meditare, sia da chi è religioso sia da chi non lo è, proprio per la sua valenza storica, oltreché teologica. Ignazio La China, in effetti, ha dimostrato di essere sia uno storico sia un teologo saggio e preparato (e del resto la sua esperienza presso la Curia Vescovile di Noto, al Tribunale Ecclesiastico e i suoi studi presso la Pontificia Università Gregoriana lo testimoniano), e soprattutto quello che lui ha chiamato “atto d’amore verso la sua città” gli fa tributare un grazie da parte di tutti noi, sciclitani residenti o “esuli”, per questo testo che arricchisce le nostre biblioteche, e prima ancora la nostra cultura e la nostra pietas.

 

Ignazio La China, Appunti per una storia della pietà popolare a Scicli (Primo Quaderno, Le Feste del Signore), Editrice Sion

Il libro si può richiedere anche alle principali edicole di Scicli.


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Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Aprile 2009 09:33

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