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Attenti alle spalle - Il mestiere di scrivere …un thriller

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di Vincenzo Vizzini

 

Uno dei personaggi di maggior effetto della narrativa è il serial killer, che ha popolato le pagine di romanzi memorabili. Non si tratta, però, di una figura semplice da descrivere, ed è tutt’altro che scontata. In una serie di tre articoli vedremo come affrontare i vari personaggi che popolano un thriller di buona fattura.

Cominciamo dal killer seriale approfondendo le caratteristiche proprie di un personaggio che abbia il giusto spessore per dare vita a una figura di grande impatto sui lettori…

 

Caratterizzazione

Una cosa cui il lettore tiene molto è la veridicità di ciò che gli proponiamo. Sarebbe troppo semplice scrivere un romanzo in  cui un personaggio uccide in maniera più o meno cruenta una decina di persone, magari a casaccio, e definirlo un thriller. Per quanto possiamo approfittare della forzatura della realtà che la narrativa consente non bisogna abusarne.

Occorre che il lettore sia incuriosito, appassionato e per ottenere questo risultato dobbiamo stare attenti a non esaurire la sua pazienza. Tutto questo si traduce in uno studio attento della caratterizzazione dei personaggi, evitando quegli eccessi che alla fine scatenerebbero nel lettore una sonora risata, invece di tenerlo inchiodato alla poltrona per leggere il capitolo seguente. Per questo le situazioni che andremo a creare per i nostri personaggi dovranno essere il più possibile aderenti alla realtà. 

Quando ci accingiamo a descrivere l'ambientazione in cui si svolgerà la storia, prestiamo molta cura per evitare delle incongruenze spaziali, magari tracciando una mappa o rifacendoci a un sito realmente esistente così da avere dei riferimenti certi. Allo stesso modo, per riuscire a costruire un SK credibile, dobbiamo costruire una mappa del nostro personaggio. È molto importante che abbia una sua vita, degli interessi, anche una routine, perché non dobbiamo mai dimenticare che stiamo parlando di una persona vera, reale anche se in un universo fantastico. In questo modo il lettore potrà ritrovarsi in ciò che sta leggendo, magari perché il nostro SK, si rosicchia le unghie, o picchietta con le dita fischiettando un motivetto fra le labbra quando è in una situazione di tensione, o di eccitazione, proprio come una persona qualsiasi, anzi come il vicino della porta accanto o il collega che lavora nella stanza di fronte a noi. L'importante è, come sempre, non esagerare.

Però non stiamo parlando di una persona qualsiasi. Vogliamo che il nostro personaggio sia un SK e come tale con delle caratteristiche specifiche. Per farlo al meglio abbiamo bisogno di alcune nozioni che ci permetteranno di costruire un assassino realistico, evitando di fare una figuraccia davanti a un lettore con un minimo di conoscenze o più semplicemente appassionato del genere.

 

Un Po' di Psicologia

Probabilmente tutti i cultori del genere sanno che la definizione di serial killer, nata negli anni settanta in America, si riferisce all’autore di almeno tre omicidi, compiuti durante un certo periodo di tempo e con delle fasi di raffreddamento tra un episodio e l’altro.

Questo genere di assassino, nel mondo reale, è generalmente un maschio bianco e una prima classificazione li divide  in: Organizzati e Disorganizzati.

Raramente si registrano casi di SK al femminile per i quali il movente più comune è quello economico, in questo caso parliamo delle vedove nere, ma abbiamo anche gli angeli della morte, e più raramente donne che uccidono per vendetta, mentre più spesso si registrano casi di killer team, cioè di killer che agiscono come è successo in Italia con Erika e Omar o con gli autori della strage di Erba.

L'Organizzato ha generalmente un'età compresa fra i 18 e i 45 anni e tende a colpire i coetanei della stessa razza. Ha una compagna con cui conduce un rapporto sessuale equilibrato e che occupa nella relazione una posizione importante. Il livello intellettivo è apparentemente normale, ma il più delle volte nasconde una preparazione superiore alla media. La scolarizzazione è di ottimo livello, anche se viene spesso descritto come un soggetto che si esprime al di sotto delle proprie capacità. Durante gli studi si è distinto per problemi con la disciplina, per la mancanza di sensibilità e per la tendenza all'aggressione fisica.

Appartiene alla classe medio-alta, è ben strutturato fisicamente e tende ad avere una certa cura personale. Preferisce un lavoro che proietti di se un'immagine virile, oppure una occupazione che abbia a che fare con il sangue o con la morte. Viene notato per lo scarso impegno nel lavoro. Abita e lavora lontano dai luoghi in cui commette i suoi crimini, a eccezione del primo. Talvolta sceglie le sue vittime lungo il percorso abituale tra casa e lavoro.

Anche se potrà sembrare strano, non ha precedenti psichiatrici; semmai qualche precedente per multe non pagate, aggressione e violenza sessuale.

Il Disorganizzato varia per età tra i 16 e i 40 anni, non dà grande importanza all'età o alla razza della vittima, la cui scelta è basata sull'opportunità, in altre parole: trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

Si tratta di solito di single con intelligenza al di sotto della media, scarsa scolarizzazione e classe sociale disagiata. Ha una storia clinica costellata di ricoveri, o trattamenti ambulatoriali, dovuti a disturbi mentali. Frequentemente soffre di un qualche difetto fisico che lo marca rispetto agli altri. Vive da solo o con un familiare, più spesso la madre o una sorella. Risiede nei dintorni della scena del crimine. Raramente possiede un mezzo proprio e se lo ha è in pessime condizioni.

Nella maggior parte dei casi è disoccupato, o ha un lavoro saltuario e non specializzato che comporta scarso contatto con il pubblico. Sovente ha subito arresti per esibizionismo, o per furti anche a uso feticistico.

Per entrambi i tipi di SK si tratta di persone che hanno subito da bambini maltrattamenti fisici, psicologici o sessuali che spesso ricorrono nel modus operandi dei crimini che commettono. Da piccoli sono stati protagonisti di episodi di piromania o di crudeltà verso animali di taglia media, come gatti o cani, compiuti per il puro gusto di distruggere. Infine hanno sofferto di episodi di enuresi fino a un'età superiore alla media. Ma non tutti i serial killer agiscono nello stesso modo.

 

Protagonista o Spalla?

A questo punto dobbiamo decidere che parte avrà il nostro SK nello svolgimento del racconto. Sarà il personaggio cui un rappresentante della giustizia darà la caccia? O una spalla dell'investigatore?

In quest'ultimo caso il nostro assassino potrebbe anche non comparire mai in modo  evidente durante la narrazione e limitarsi a procurare al detective le vittime necessarie all'indagine, anzi queste ultime potrebbero essere soltanto ritrovate sulla scena senza che il lettore assista al crimine. L'esecutore dei crimini, esaurita la serie di omicidi, potrebbe sparire nel nulla evitando la cattura. Ma gli omicidi che ha attuato devono comunque essere aderenti a uno dei due tipi descritti sopra e non un miscuglio, altrimenti il velo di mistero e inafferrabilità dell'omicida che abbiamo cercato di costruire con tante difficoltà, si dissolverà nella delusione del lettore il quale avrà di fronte un personaggio non aderente alle cronache dei giornali.

Altra storia se decidiamo di dare un volto e una vita a questo personaggio. Se da una parte abbiamo di fronte un foglio che contiene una vita densa di drammi e di problematiche psicologiche, da tenere ben presente per non costruire un SK frutto della mente del dottor Frankestain, dall'altra abbiamo il vantaggio di poter dare libero sfogo alle nostre fantasie, anche le più contorte, per costruire uno dei protagonisti della storia, anzi potremmo farne il protagonista principale.  Ricordiamoci anche che il SK, sebbene sia il cattivo della storia, ha una sua visione degli avvenimenti e  che, dal suo punto di vista, è dalla parte del giusto.

Un particolare per nulla insignificante sta nella scelta del nome, nel caso del SK in modo particolare, perché un nome poco azzeccato o troppo truculento, invece di aumentare la carica drammatica del racconto potrebbe mettere il tutto in farsa. Per fare un esempio, ne Il silenzio degli innocenti, l'autore degli omicidi non si chiama "lo scuoiatore" oppure "il mostro di vattelappesca", si chiama semplicemente Bill.

L'evoluzione

Ognuno di noi ha vissuto una crescita grazie alle esperienze e agli incontri che a fatto durante tutta la vita. Allo stesso modo il nostro personaggio, per poter diventare reale, deve aver compiuto un' evoluzione che, nel nostro caso in modo particolare, parte dall'infanzia e lo accompagnerà per tutta la vita, fino a materializzarsi nell'obbiettivo da realizzare attraverso i suoi delitti. Così avremo il SK "predicatore" oppure "vendicatore", quello "allucinato" che si crede inviato da dio, e quello che si trasforma in Dracula. Non mancano gli "edonisti", che agiscono per tornaconto o per soddisfare un piacere sessuale e che cercano il brivido attraverso la caccia e l'uccisione della vittima, e i "dominatori", che solitamente commettono il maggior numero di omicidi e fra i quali possiamo inserire i "collezionisti".

 

Motivazioni

A questo punto la nostra fantasia ha via libera nella costruzione delle motivazioni che animano l'assassino, con l'unica limitazione di non tradire la coerenza del personaggio, attenendoci a quello che abbiamo visto prima. Il passaggio sulle motivazioni è importantissimo, perché il lettore non gradisce avere dei dubbi in proposito.

Un esempio di SK che sembra discostarsi dalle regole, è illustrato nel film Copycat, dove l'assassino colpisce in modo sempre diverso, ma anche in questo caso la coerenza è rispettata, in quanto la vittima finale dell'omicida è una studiosa di crimini seriali e lui copia il modus operandi di casi precedentemente esaminati dalla protagonista.

Un altro esempio di SK che esce dagli schemi lo ritroviamo ne Il silenzio degli innocenti, dove le figure del SK sono due, ma rappresentate in modo molto diverso. Abbiamo la spalla, che durante tutto il film fornisce i motivi per l'inchiesta e del quale, comunque, vediamo una evoluzione attraverso l'indagine che svela il suo passato e le motivazioni che lo hanno portato a uccidere, inserendolo senza dubbio nella tipologia dei disorganizzati. Di contro abbiamo Hannibal Lecter, offender organizzato che, sebbene sia particolarmente freddo nei crimini che ha commesso e che commetterà, prende a cuore la crescita della detective diventandone il mentore e mostrando anch'egli di evolversi.

La capacità di Thomas Harris nello scrivere questo romanzo non sta solo nella tensione che riesce a trasmettere al lettore, ma anche nello spessore che riesce a dare ad Hannibal, il cannibale, facendocelo diventare un personaggio che, per quanto ripugnante, attira e coinvolge al punto che, nella scena finale, è facile immaginarci a tavola con lui davanti a un piatto di fegato con le fave, brindando con un buon chianti  sulla sorte toccata all'ambiguo direttore del carcere.

 

Riassumendo

Per ottenere una storia avvincente dobbiamo avere l'idea, il materiale necessario, la location, il personaggio su cui si dipana l'intreccio. Quindi prima di cominciare a scrivere occorre dedicare un cospicuo lasso di tempo per costruire il nostro SK.

Quando vedremo che dalla pagina piena di parole, note a margine, appunti e richiami si staccherà una figura animata di vita propria, allora vorrà dire che abbiamo fatto un buon lavoro, il nostro esercizio di schizofrenia avrà dato i suoi frutti. Dopo di che, quel tipo che vi osserverà dallo schermo del computer con lo sguardo torvo, o con l'aria angelica, oppure con fare indifferente, sarà il SK della vostra storia, ma attenti a non perderlo d'occhio, potrebbe colpirvi alle spalle… quando meno ve lo aspettate.


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