“I più semplici sono i più grandi; nel mio lavoro come in tutti gli altri ambienti”
Comiso, 7 settembre – Tanti anni fa in posti come Comiso e Pedalino, durante le serate estive in giro per le piazze si poteva al massimo sperare di assistere gratuitamente ad un concerto dei “Camaleonti”.
Poi fu la volta dei Bennato (Edorardo ed Eugenio), di ottimi concerti...
Grazie alle serate del Settembre Kasmeneo, in piazza Fonte Diana a Comiso può capitare d’incontrare anche il Mago Forrest, Max Gazzè o... Samuele Bersani.
L’abbiamo intervistato durante la seconda serata del DEMO’s Lady Award, festival musicale che nell’ambito del Settembre Kasmeneo, come l’anno scorso ospita artisti d’eccezione e viene trasmesso su Radio RAI uno.
- Questa sera si esibiranno degli artisti, autori di inediti. In quanto cantautore ti è mai capitato di attingere alla realtà che ti circonda un po’troppo, nel senso che poi hai ricevuto lamentele di “violazione della privacy” da parte di gente che si è rivista nei testi?
No… no nemmeno quando ho parlato male delle donne che m’han lasciato. Non si sono più fatte vive, secondo me si sono vergognate! Tutte le volte che sentivan la canzone mi maledicevano in silenzio ma no, non si sono fatte più vive. Poi non sono Fabri Fibra che deve per forza parlar male di qualcuno per parlare di sé…
- Al contrario, in molti tuoi testi emergono messaggi sociali se non addirittura etici. Ti definiresti un artista “impegnato” o al momento della creazione lasci comunque al primo posto l’espressione libera di emozioni e sensazioni?
Mah… Non è che sono un artista impegnato, io sono una persona, impegnata. Di conseguenza se sono artista, sarò anche artista impegnato. Però sono anche una persona estremamente disimpegnata a volte! Sono un po’una contraddizione. Faccio le cose anche in modo abbastanza leggero, libero come dicevi tu però poi mi piace anche riuscire a comunicare delle idee che ho, che non devo scrivere, appuntarmi su un diario ma preferisco divulgare attraverso le canzoni. In ogni caso la musica rimane la prima cosa, i testi per me arrivan dopo.
- A proposito di impegno civile, parliamo un po’ della vicenda Emergency… Ad aprile, alcuni volontari Emergency erano stati accusati di aver collaborato con le forze talebane presenti in Afghanistan. In seguito tutte le accuse sono cadute…
Sono cadute dopo nemmeno una settimana!
Tu ti sei sempre dichiarato un sostenitore di quest’associazione tramite ad esempio la vendita di t-shirt durante i tuoi tour. Qual è stata la tua posizione in questi mesi, è cambiata con l’evolversi della vicenda?
No, non è cambiata nemmeno durante la vicenda. La vicenda non ha fatto altro che chiarire per l’ennesima volta che si tratta di un’associazione che fa del bene, non specula, non fiancheggia il terrorismo. Poi sai, in quel momento avevano veramente le baionette puntate, bastava una cazzata per trasformare un’associazione seria come questa in una specie di covo di terroristi. Io comunque ho cominciato a fare la tournée che… sai vendere le magliette di Emergency in quel momento sembrava un po’ una provocazione per alcuni che venivano a vedere i concerti. L’ho fatto, ho continuato a parlare di Emergency e adesso il dieci vado a chiudere la loro manifestazione nazionale a Firenze. Un evento importante anche perché al mattino c’è un incontro con Gino Strada, probabilmente Saviano e anche Camilleri.
- Parlando di atteggiamento più o meno impegnato, parlaci di quand’eri adolescente, del periodo classico dei primi scioperi, delle prime manifestazioni…
Ho fatto lo sciopero per la pace anch’io, lo sciopero per i termosifoni che non andavano, lo sciopero per… ne manca una! Lo sciopero per la ricreazione perché non c’erano le paste fresche… Ho fatto anch’io lo sciopero che va fatto per andare al giardino a una certa ora! Poi ero rappresentante d’istituto, quindi ero un po’ quello che ti ho detto prima, in contraddizione con me stesso.
- Per concludere, qual è una frase o un consiglio che daresti a chiunque ti dicesse di voler essere artista nella vita?
Comunque di non tirarsela mai. Soprattutto nell’insuccesso perché quelli che se la tirano di più son quelli che non hanno avuto successo, è una cosa strana ma è così purtroppo. I più semplici sono i più grandi; nel mio lavoro come in tutti gli altri ambienti.
Claudia Distefano
















