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A seguito della tragica e improvvisa scomparsa di Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale e Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Ondaiblea propone ai lettori una scheda sintetica sulla indimenticabile figura sia in ambito professionale che umano

 

«Ciascun momento della storia della Sicilia sarà documentato attraverso reperti di provenienza marina che spaziano dalla statuaria ai complementi di navigazione, dalle suppellettili da mensa in metallo prezioso ai più comuni contenitori da trasporto delle diverse tipologie ed epoche (anfore puniche, greche, romane, tardoantiche, arabe, normanne), ai poderosi strumenti da guerra quali alcuni dei rostri navali in bronzo della battaglia delle Egadi del 241 a.C. che sancì l’epilogo della I Guerra Punica, originando, così, l’inizio del dominio romano nel Mediterraneo. Saranno anche presenti cimeli di epoca rinascimentale e moderna come uno dei cannoni della nave genovese di Sciacca e una ricca documentazione di navi disperse tra la prima e la seconda guerra mondiale. La collezione ripercorrerà circa 3500 anni di storia della Sicilia evidenziando anche il difficile lavoro degli archeologi subacquei con un tributo ai pionieri di questa disciplina ma anche con particolare attenzione alle nuovissime metodologie d’indagine e prelievo in alto fondale offerte dalla tecnologia a supporto della ricerca».

Queste le riflessioni introduttive di Sebastiano Tusa, Soprintendente del mare, esperto di archeologia subacquea di fama internazionale, al catalogo della mostra “Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia” tenutasi a Palermo, Palazzo Reale (Sale duca di Montalto), da novembre 2016 a marzo 2017. 

La mostra, ideata e realizzata dalla Soprintendenza del Mare, è stata un esempio di collaborazione internazionale poiché condivisa con alcuni prestigiosi musei europei. E’ stato possibile ammirare l’articolata raccolti di oggetti che hanno fatto comprendere quale sia stata l’importanza dei commerci nei quali la Sicilia è stata coinvolta nel corso della lunga storia del Mediterraneo. Il mare non ha restituito soltanto tracce delle rotte, ma anche dei grandi conflitti che videro l’isola al centro di eventi politico-militari epocali. In tale ambito ci viene in aiuto l’archeologia subacquea di cui era tanto innamorato Sebastiano Tusa.

A novembre scorso Tusa è stato presente a Modica parlando di radici identitarie del popolo siciliano in occasione della presentazione della sua ultima opera “Sicilia archeologica” (Edizioni di Storia e Studi Sociali), nell'ambito di una serie di incontri curati da Daniele Pavone per l'anniversario della libreria La Talpa (in questo articolo il reportage). A marzo a Scicli si è occupato della promozione di un parco archeologico (Chiafura, San Matteo), in due dibattiti con Paolo Nifosì, Pietro Militello e altri studiosi e con le autorità civiche.

Docente e scrittore assai prolifico, prima di approdare all’incarico nella Giunta regionale siciliana, è stato soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Trapani e a capo della “sua” creatura, la prima Soprintendenza del Mare istituita in Italia con compiti di ricerca, censimento, tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo, storico, naturalistico e demo-antropologico dei mari siciliani e delle isole minori. 

Tra le tantissime ricerche, sempre nell’ambito dell’archeologia subacquea, è stato proprio Tusa che nel 2014 ha rivelato particolari inediti sui rostri recuperati nel mare delle isole Egadi, nello specchio acqueo dove, secondo una ricostruzione storica ormai consolidata, si consumò la prima guerra punica (nel 241 a.C.), un’area di mare tra le isole di Levanzo e Marettimo. Notevoli i suoi studi paletnologici e dedicati al Mediterraneo nella preistoria e al Mediterraneo dei viaggi.

Molteplici le iniziative culturali cui ha partecipato qui in Sicilia nel corso di quest’ultimo decennio. A Pozzallo, nel 2016, ha presieduto il Comitato organizzatore della sedicesima edizione del “Trofeo del Mare”. “Un appuntamento – come ebbe modo di precisare nel corso di quella serata - di rilevante interesse ed importanza come punto di riferimento per coloro che amano il mare e sono fortemente convinti che la sua salvaguardia e valorizzazione ecocompatibile sia fondamentale per il futuro del pianeta”.

Quando si parla di Sebastiano Tusa la mente varca i confini della terra per immergersi in un ambiente in cui l’uomo è ospite e da cui c’è ancora molto da imparare: il mare. Tusa da parecchi anni si è speso molto per promuovere e valorizzare il patrimonio storico archeologico subacqueo recuperato, nel tempo, in Sicilia e promuoverlo in un contesto unitario attraverso un percorso storico di notevole livello. Lo conobbi a maggio del 2008 quando venne a Ragusa, in occasione del convegno su “L’archeologia tra terra e mare” promosso ed organizzato dal Centro Studi “Feliciano Rossitto”, in collaborazione con l’Assessorato Regionale Beni Culturali e Pubblica Istruzione, e tenutosi a Ragusa Ibla presso l’Aula Magna della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università di Catania.

Fu un’occasione unica, come ebbe modo di spiegare il Presidente del Centro Studi, on. Giorgio Chessari – «per illustrare le ricerche e le nuove prospettive di indagine sul versante dell’archeologia e, in particolare, nell’ambito della conservazione e fruizione dei reperti che vengono alla luce non solo dagli scavi di terra ma anche dal mare. Tutto ciò grazie all’impegno, ultradecennale, da parte di valenti studiosi da anni dediti alla ricerca di un prezioso patrimonio che viene dal passato». Presenti in sala come relatori Sebastiano Tusa e il padre, 87enne, Vincenzo (accademico dei Lincei; fondatore e direttore di “Sicilia Archeologica”). A Sebastiano (all’epoca responsabile del Centro regionale per l’archeologia subacquea), fu affidata la seconda giornata di studi. Col suo fare pacato ma preciso tenne un’articolata discettazione sui ritrovamenti dell’archeologia subacquea in Sicilia (dai relitti delle isole Lipari al sito preistorico di Pignataro, dal relitto normanno di S. Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, alle ricerche su porti ed approdi). Tali ritrovamenti non fanno altro che confermare ciò che emerge dai documenti archivistici attestanti notizie circa le antiche rotte seguite nei secoli scorsi dalle imbarcazioni. 

Il viaggio archeologico e professionale di Sebastiano Tusa nel Mediterraneo è stato un percorso esistenziale, che ha investito non solo la sua dimensione di archeologo ma anche quella di uomo di cultura che a questo mare piccolo-grande appartiene e apparterrà per sempre.

Un assurdo incidente aereo, il 10 marzo 2019, ha portato via un amico, uno studioso di chiara fama e impegnatissimo assessore regionale. Rimane la sua opera, su cui molto tempo ancora si dovrà riflettere.

 

Giuseppe Nativo e Salvo Micciché

 

***

Nella foto (Salvo Micciché): l'archeologo Giovanni Distefano, l'assessore alla cultura modicana Maria Monisteri, l'archeologo e assessore Sebastiano Tusa, lo studioso Daniele Pavone e Francesco Trombadore (Libreria La Talpa), a Modica.

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Ragusa, 20 febbraio 2019 – A TourimA, Firenze (Palazzo dei Congressi, Sala 4), per promuovere la Sicilia e in particolare Siracusa, ci saranno anche la dottoressa Stefania Santangelo (archeologa numismatica CNR IBAM, Catania) e il dottor Lorenzo Guzzardi (archeologo, direttore del Polo Regionale di Siracusa per i Siti Culturali).

La loro partecipazione è prevista per sabato 23 febbraio 2019.

Stefania Santangelo, sciclitana – al suo attivo diverse pubblicazioni, di recente anche un contributo nel libro “Scicli. Storia, cultura e religione (secc. v-xvi)” nella collana Studi Storici Carocci –  relazionerà su “Bizantini, arabi e normanni nella monetazione della Sicilia”.

Lorenzo Guzzardi, archeologo ragusano – anche lui autore di tante pubblicazioni in particolare sugli Iblei, Ragusa e Siracusa – relazionerà su “Siracusa, luogo d’incontro di culture diverse”.

Tra gli altri partecipanti in Sala 4, il sindaco di Bronte, Graziano Calanna.

 

Di TourismA Ondaiblea ha già parlato presentando la promozione dedicata in particolare a “Modica oltre il barocco. Storie di Archeologia Architettura Paesaggio e… Quasimodo”, che vedrà la partecipazione, in Sala Onice, di Sebastiano Tusa assessore Beni culturali e Identità siciliana, Ignazio Abbate sindaco di Modica, Maria Monisteri assessore Beni Culturali Comune di Modica, Catia Bernava responsabile Collezioni Museo di Modica, Giovanni Distefano direttore Polo Museale di Ragusa e direttore onorario del Museo di Modica, Massimo Cultraro CNR e Università di Palermo, Marcella Pisani Università di Roma “Tor Vergata”, e in chiusura dei lavori Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

 

Salvo Micciché

 

Modica oltre il barocco: Storie di Archeologia Architettura e ...Quasimodo, a Firenze

 

Sito web di TourismA

 

ll programma di sabato 23:

SABATO 23 FEBBRAIO 2019

Sala 4 14:00 – 18:00

L’ITALIA NEL MEDITERRANEO

Incontro di culture tra passato e presente

A cura di Agostino De Angelis attore e regista teatrale

Ingresso libero e gratuito

 

Stefano Minerva  sindaco di Gallipoli e Presidente Provincia di Lecce

Francesca De Vito sindaco di Calimera (Le)

Cosimo Piccione sindaco di Sannicola (Le)

Massimo Lecci sindaco di Ugento (Le)

Alessio Pascucci sindaco di Cerveteri (Rm)

Graziano Calanna sindaco di Bronte (Ct)

Dario Allevi sindaco di Monza (Mb)

Pietro Tidei sindaco di Santa Marinella (Rm)

Alessandro Grando sindaco di Ladispoli (Rm)

Andrea Barone sindaco di Alezio (Le)

Raffaele Stasi sindaco di Taurisano (Le) Città d’Arte

Carlo Salvemini sindaco di Lecce

Interventi:

Lorenzo Guzzardi direttore Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali

«Siracusa, luogo d’incontro di culture diverse»

Valentino Nizzo direttore Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

«Il colore del mare»

Simona Rafanelli direttore Museo Civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia

«Etruschi, Fenici, Greci e gli altri un “mare” di incontri nell’alto Tirreno»

Stefania Santangelo archeologo numismatico, CNR Catania  

«Bizantini, arabi e normanni nella monetazione della Sicilia»

Vincenzo Leone  cap. di Vascello, direttore Marittimo del Lazio

«Mediterraneo… mare che unisce»

Marcello Aprile  docente Filologia e Linguistica italiana all’Università del Salento

«Greci e latini nel Salento. Una storia di convivenza multietnica»

Emanuele Licci  musicista “Incanto Griko” e Massimiliano Morabito  musicista ricercatore

«Il tarantismo, un rito che cura»

Ombretta Del Monte  artista e critico d’arte

«1607: l’arte di Caravaggio a Malta»

Sonia Signoracci  direttore artistico “Santa Marinella Short Film Festival”

«Terra d’approdo… il Cinema nel Mediterraneo»

Massimo Bacci direttore “Orchestra Giovanile Massimo Freccia”

«Note dal Mare»

Gianluigi Petrucelli direttore artistico Teatri Riuniti Italia&Schipa di Gallipoli

Stefano Colombo presidente Associazione “Libertamente” e direttore Compagnie Teatrali Monzesi

Valerio Faccini foto d’arte

Coreografi: Antonio Lombardo Lombardo Academy di Bronte, Matteo Capizzi DanzArt Academy di Biassono, Anna Rizzello

e Tania Stamerra Art Mood Ballet di Gallipoli

RoadShine Production Filmiamo Sogni

Giulio Cesare Pacchiarotti CineFantasy Productions

«Time Machine VR Experience»

Desirée Arlotta presidente Associazione Culturale ArchéoTheatron di Cerveteri e curatrice Progetto Nazionale Promozione e Valorizzazione

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La scrittrice Marinella Tumino: “Una esperienza toccante da condividere con i miei studenti” 

 

La prima volta che varcai il cancello, sentii per diversi minuti solo il calpestio dei miei passi che rompevano il silenzio di un luogo che profuma di storia e narra storie ed eventi che in nessuna pagina di testi scolastici è possibile ritrovare.

Inizia così l’esperienza emozionale della scrittrice Marinella Tumino a Ferramonti, nel comune di Tarsia in provincia di Cosenza. Proprio lì, in quella zona, il 20 giugno 1940 inizia la storia sconosciuta a molti ma la cui eco penetra in molti cuori.

Il 10 giugno l’annuncio della dichiarazione di guerra da parte di Mussolini. Sono gli anni in cui sono coinvolti quasi tutti i paesi del mondo, combattuto dal 1939 al 1945. I principali contendenti sono Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica da una parte, Germania, Italia e Giappone dall’altra. Si tratta di una guerra totale sotto diversi aspetti: geografico, perché interessa tutti i continenti; economico, perché costringe i paesi coinvolti a uno sforzo produttivo senza precedenti; ideologico, perché combattuta per ideali radicalmente contrapposti; demografico, perché coinvolge la popolazione civile.

Il 20 giugno, a Ferramonti di Tarsia, nasce uno dei più grandi campi di internamento per ebrei stranieri d'Italia. «È una storia poco conosciuta quella del campo fatto costruire da Mussolini, sul modello di quello di Dachau, ubicato in una zona paludosa», spiega, col fiato in gola, Marinella Tumino. «In quel campo transitano, nei cinque anni e mezzo in cui rimane attivo, circa quattromila cittadini ebrei provenienti da tutta Europa, antifascisti italiani e stranieri, profughi politici. L’Italia è appena entrata in guerra e i cittadini ebrei, anche se appartenenti a nazioni alleate dell'Italia, sono considerati nemici e devono essere arrestati e internati». In quella triste giornata vi giunge un primo piccolo gruppo di ebrei provenienti da Roma. Sono poco di più di 150 persone. Anche se il campo di Ferramonti viene liberato dal Comando Alleato nel settembre del 1943, sono in molti a restare a viverci anche negli anni a seguire. Dal punto di vista cronologico, è il primo campo di concentramento per ebrei ad essere liberato e anche l'ultimo ad essere formalmente chiuso l’11 dicembre 1945. All'interno del campo la vita non è facile, ma comunque ben lontana da quella cui sono costretti gli ebrei imprigionati nei campi di concentramento tedeschi.

«Per molti, troppi anni, il Campo è stato lasciato in stato di abbandono, vittima dell’incuria. Molte delle 92 baracche (così come buona parte del campo!) furono distrutte per la costruzione dell’autostrada che lo attraversa e solo nel 2004, grazie all’accurato lavoro dello storico Francesco Folino e alla sensibilità delle Istituzioni Pubbliche, fu inaugurato il Museo».

 

Che effetto fa essere a Ferramonti?

«Ritornare a Ferramonti a distanza di pochi mesi dalla precedente visita, è stata un’appassionante e toccante esperienza. Sono stata invitata per la “Settimana della Memoria” per partecipare a un tavolo di lavori e presentare il mio ultimo lavoro, L’urlo del Danubio, Operaincerta Editore, 2018, con tema “Shoah”. E’ stata certamente un’occasione davvero speciale. Ho potuto assistere ad alcune delle iniziative ma sicuramente ad alcuni momenti commoventi che mi hanno lasciato il segno. Ho avuto l’opportunità di conoscere di presenza due ex-internate, Dina Smadar e Eva Rachel Porcilian, nate nel Campo ma dopo la liberazione trasferitesi in Israele. La loro presenza assieme a quella di Yolanda Bentham, figlia dell’ex-internato, David Ropschitz, è un prezioso dono. Tutte e tre incontrano gli studenti e a tutti gli ospiti regalano la loro testimonianza. Commuove ascoltarle perché con la loro umiltà raccontano la vita dei loro genitori che furono reclusi nel Campo, vivendo in condizioni molto dure e, a volte, estreme».

Che aria si respirava al Campo di Ferramonti?

«Il Campo di Ferramonti fu un campo “sui generis” perché era delimitato dal filo spinato, ma ha conosciuto la solidarietà del popolo tarsiano che porgeva agli sfortunati uova, patate e abiti pesanti, ma anche l’umanità del comandante del Campo, Paolo Salvatore. Grazie alla scelta non punitiva di Salvatore, la vita si svolse in maniera il più possibile accettabile. Non venivano negate autorizzazioni ad uscire dal campo se necessario. Fu creata anche una scuola elementare, una biblioteca e spesso proprio lui, Salvatore, portava i bambini fuori dal campo, a Tarsia dove comprava loro il gelato, o li scorrazzava per il campo in motocicletta. Si organizzavano concerti, rappresentazioni teatrali, letture, gare di poesia. Molti di loro erano artisti, medici o professionisti stimati, una baracca venne adoperata come laboratorio e impiegata anche da Michel Fingestein, pittore e incisore. Si svolse anche un campionato europeo di calcio: della partita Jugoslavia Polonia esiste ancora la cronaca scritta. Gli internati potevano sposarsi, avere figli, praticare la loro religione. Furono costruite tre Sinagoghe: una ortodossa, una riformata e una specifica per un gruppo sionista appartenente all’organizzazione Betar».

Hanno perso la vita parecchie persone?

«Poche persone sono morte ma sempre e solo per malattie o morte naturale, mai per annientamento. Ferramonti, nonostante fame e freddo, fu un luogo di aggregazione e integrazione tra popoli.

Quali emozioni hai provato incontrando le ex-internate?

«È stata un’esperienza davvero toccante. Quando ho stretto loro la mano, mi sono sentita elettrizzare, per di più alloggiavamo nello stesso albergo a Tarsia. Conoscevo le loro storie, le avevo apprese nella precedente visita, ma poterle sfiorare dal vivo è stata un’emozione, a dir poco, stellare. Insieme abbiamo condiviso i vari momenti di attività all’interno del Campo per ricordare una delle pagine più buie e tristi dell’umanità».

Nel Museo del Campo cosa è custodito?

«Si tratta di una struttura in cui sono conservati vari documenti corredati da foto d’epoca e Dina Smadar, una delle ex- internate e grande artista internazionale, contribuisce all’allestimento delle sale documentarie, creando dei quadri con delle foto originali ritoccate».

C’è stato un altro momento toccante?

«Altro momento indimenticabile è stato quello della commemorazione del 27 gennaio, Giornata della Memoria in tutto il mondo, allorquando una Corona è stata deposta davanti al Monumento dedicato agli ex-internati. Mi ha fatto scoppiare il cuore il suono maestoso e potente dello Shofar, corno di montone vuoto; un gesto arcaico ed antico che accompagna le preghiere delle Selichot (del perdono) e che simboleggia il nostro animo di fronte a Dio. Allora, ho socchiuso gli occhi che hanno cominciato a inumidirsi e col nodo alla gola ho chiesto perdono a Dio. La visita al Campo di Ferramonti è stata per me un ulteriore momento di riflessione che, appena rientrata in classe, ho condiviso anche con i miei studenti; riflessioni sulla tolleranza che deve essere tradotta in azioni concrete, sull’indifferenza, che è il male assoluto, la ferita più profonda che un essere umano possa subire. Occorre darsi da fare con un’arma: l’Educazione. Esercitando, praticando l’Educazione possiamo provare a combattere quel trauma che paralizza il flusso della vita, rende freddi, separa. Non è semplice, ma non dobbiamo arrenderci…mai!». 

Giuseppe Nativo

 

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Ragusa, 16 novembre 2018 – La Sicilia offre tantissimi paesaggi spettacolari da poter ammirare e che permettono di toccare con mano la storia di questa regione meravigliosa.

 

Per questo Federica Miceli ha deciso di intraprendere questo avventuroso viaggio alla scoperta di alcune delle perle siciliane. Soprattutto si è concentrata nella parte meridionale, quella che per molti è nota come la culla della civiltà.

Tante testimonianze artistiche, patrimoni culturali e molto altro da scoprire in un viaggio letteralmente unico. Un'esperienza che qualsiasi turista potrebbe fare per capire cosa voglia dire effettivamente scoprire la Sicilia meridionale.

Il tour della Sicilia meridionale di Federica è partito da Ragusa, precisamente dall’aeroporto di Comiso. Proprio da qui ha avuto modo di spostarsi verso le varie località grazie ad un’auto a noleggio, in collaborazione con il sito www.tinoleggio.it.

 

Prima Tappa: Ragusa

La prima tappa di questo speciale viaggio nella Sicilia Meridionale non può che essere Ragusa.

La bellezza dei Monti Iblei rende l'atmosfera molto suggestiva. Senza dimenticare la distinzione particolare tra Ragusa Nuova e Ragusa Ibla, la divisione comunemente fatta della città. A collegarle vi è una scalinata storica.

 

Seconda Tappa: Modica

Federica, a pochi km da Ragusa, ha raggiunto Modica. Un autentico gioiello per la Sicilia e non solo: infatti è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Un posto letteralmente magico anche per via della sua lunga storia legata al cioccolato.

 

Esiste infatti una delle cioccolaterie più antiche del mondo dove gustare prodotti davvero unici.

Oltre a considerare le tante chiese storiche che si trovano a Modica e che vanno visitate.

 

Terza Tappa: Scicli

A 40 minuti da Comiso si trova questa cittadina barocca molto particolare e suggestiva: Scicli. Molto particolare soprattutto perché ci sono alcune attività tradizionali antiche. Basti pensare, ad esempio, ad una delle più antiche farmacie d'Italia.

Federica ha avuto la possibilità di scoprire lo splendore di un posto dove si respira un'aria diversa, immersa nella storia locale.

 

Quarta Tappa: Portopalo di Capo Passero

Si tratta del punto più a meridione dell'intera regione, escluse le isolette. Si caratterizza soprattutto per un clima gradevole in gran parte dell'anno: non bisogna sorprendersi nel vedere in inverno persone in spiaggia.

A pochi passi si trova la spettacolare Isola delle Correnti, un'isola molto bella che si può raggiungere direttamente a piedi godendo di una vista mozzafiato. Si possono vedere le onde del Mar Ionio che si incrociano con quelle del Mediterraneo.

 

Quinta Tappa: Ispica

Nella vicina provincia di Siracusa si trova questo posto ideale per chi ama il tramonto. Infatti qui si ha modo di vedere delle combinazioni cromatiche davvero spettacolari.

Oltre a dover considerare che Ispica è famosa soprattutto per gli amanti del relax, magari all'insegna del buon vino. D'altronde si tratta di uno dei posti migliore dove sorseggiare un bicchiere di vino del posto accompagnato da altri prodotti tipici.

 

Sesta Tappa: Siracusa

La granita di mandorla con la celebre brioche non può che essere la prima cosa da fare per chi vuole visitare Siracusa. Si può poi passare al Duomo di Siracusa che è un luogo particolarmente emozionante in quanto fu tempio di Atena, chiesa bizantina, moschea e ancora molto altro.

Fino ad arrivare a Piazza Archimede dove c'è la Fontana di Diana che da sempre è una grande attrazione. Inoltre è giusto considerare una tappa presso il laboratorio di Flavia Massara, l'unica donna siciliana che prepara la carta papiro.

Senza dimenticare gli arancini e le varie combinazioni di ingredienti che si possono assaporare in questa città spettacolare e dalle mille emozioni.

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Spettacolo teatrale al Centro Studi Feliciano Rossitto di Ragusa

 

 

Ragusa, 15 novembre 2018 – Venerdì 23 novembre 2018, alle ore 21, presso il Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana, 5 – Ragusa), in occasione della “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, si terrà uno spettacolo dal titolo “Stasera parlo Io”.

Ideazione e regia di Alessandro Sparacino e Angelo Abela. La direzione tecnica è curata da Laura Frasca e Mario Lo Bianco.

 

La recitazione è affidata agli attori: Annamaria Abbate, Cinzia Alfano, Maria Luisa Alfano, Daria Batolo, Federica Bisceglia, Giorgia Monica Bisceglia, Ornella Cappello, Ornella Fratantonio, Marisa Gigliotta, Giada Lasagna Liuzzo, Natalina Lotta, Giada Ruggeri, Helga Taormina, con l’amichevole partecipazione in video di Rita Abela

 

Prenotazione obbligatoria.

Info line: 0932.246583 - 338.2427701

 

Giuseppe Nativo

 

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