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Il 9 maggio si celebra la Festa dell'Europa, ma anche la pace e l’unità in Europa.

La data è l’anniversario della storica dichiarazione di Robert Schuman (allora ministro degli Esteri francese) che nel 1950 (appena cinque anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale) diede l'avvio al processo di unificazione europea esponendo la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica avente dimensione, appunto, europea. La sua ambizione era quella di creare un'istituzione europea che avrebbe messo in comune e gestito la produzione del carbone e dell'acciaio. Il trattato, che dava vita ad una simile istituzione, fu firmato appena un anno dopo. La proposta di Schuman, pertanto, è considerata l'atto di nascita di quella che oggi è l'Unione europea.

Che cosa è successo dopo?

Il trattato è entrato in vigore l’anno successivo. I sei paesi fondatori (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) hanno approfondito la loro integrazione economica con l’istituzione della Comunità Economica Europea attraverso la firma del Trattato di Roma avvenuto nel 1958.

L’atto europeo del 1985 ha fissato l’obiettivo di creare un unico mercato comune, mentre il Trattato di Maastricht del 1992 ha visto la nascita dell’Unione europea, inizialmente con 12 paesi, impostando il percorso verso l’unione economica e monetaria.

I risultati raggiunti dalla Comunità e poi dall'Unione in questo non breve cammino sono il frutto delle scelte coraggiose dei Padri fondatori, ma anche delle decisioni prese nel corso dei decenni da statisti lungimiranti che hanno saputo seguire le loro orme.

“Quel che hai ereditato dai padri conquistalo per possederlo”. Questa riflessione di Goethe dovrebbe rappresentare un’esortazione per chi ha la responsabilità di adoperarsi al rafforzamento di un edificio vacillante. Di questi tempi si nota un’Europa che sembra debole. Emerge la necessità di porre mano ad un progetto organico di riforma dei Trattati, capace di indicare la strada da seguire a cittadini sempre più sfiduciati.

Appena un anno ci separa dalle elezioni europee. Non sarà il solito appuntamento elettorale. Per rinvigorire i progetti c’è bisogno di nuove sinergie. Indifferibile la necessità di “rilanciare l’Unione europea contro populismi e nazionalismi”.

C’è anche da dire che da parte delle Istituzioni si nota anche un senso di ritrosia a mettere in evidenza i festeggiamenti. Forse perché oggi il progetto europeo si trova ad affrontare delle grandi sfide: dalle migrazioni alla sicurezza, dai problemi dell’economia alla crescita dell’euroscetticismo in alcuni paesi membri.

Tanta strada è stata fatta ma altrettanta c’è ancora da fare. Per quanto a volte sia bistrattata l’Europa, oltre che un continente, è un modo di pensare che affonda le radici sin dalla prima metà del XX secolo e che è stata fondata su valori insostituibili come l’uguaglianza, la libertà, la dignità e la solidarietà.

La Festa dell’Europa si rivela, dunque, come una grande occasione per organizzare attività che possano avvicinare l’Europa ai suoi cittadini e i popoli dell’Unione fra loro. 

Giuseppe Nativo


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