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Cultura
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Argomento: Articolo pubblicato anche in Scicli: onomastica e toponomastica

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La Sicilia possiede una postazione speciale che può essere considerata come un “museo a cielo aperto”. Il suo territorio è disseminato di ogni forma di memoria che si intreccia con le tanto travagliate vicende storiche. Un substrato artistico gravido di pluralità di espressioni da sempre luoghi dell'incontro tra civiltà e culture. La questione sulle comunità ebraiche pone non poche problematiche per l’approccio interdisciplinare che deve tener conto degli studi storici, epigrafici, archeologici e, non ultimi, archivistici svolti nel settore della ricerca.

Negli ultimi decenni sono stati prodotti non pochi studi sugli ebrei siciliani che vanno ad ampliare, in maniera considerevole, il quadro fornito dai documenti pubblicati dai fratelli Lagumina (edizioni 1884-1888), le cui ricerche rappresentano ancora oggi ottima fonte di informazione disponibile agli studiosi. Le notizie provenienti da vetuste testimonianze scritte, rivelano nuovi aspetti della vita ebraica: educazione, consuetudini matrimoniali, vita comunitaria e commercio. Tuttavia il passato ebraico della Sicilia rimane, per certi versi, ancora ambiguo per l’assenza o parziale presenza di idonea documentazione. Dove vivevano gli ebrei? Si è in grado oggi di creare una mappa del quartiere ebraico in una data città? Queste le domande chiave a cui si cerca di dare una risposta.

Tracce di insediamenti che si possono ricondurre alla presenza ebraica nel territorio ibleo, sono state individuate, fra l’altro, nell’entroterra di Camarina attraverso ritrovamenti archeologici quali iscrizioni su frammenti di tomba (risalenti alla tarda antichità, IV–V secolo, in Contrada Piombo di Camarina) o su una moneta ritrovata in agro ispicese (“moneta di piombo di Bar Kokhba”).

Nel corso del Medioevo i traffici dei porti siciliani (Messina e Siracusa) nonché i movimenti commerciali - resi possibili dalla presenza di mercanti genovesi, veneziani, toscani, sardi e catalani - risultano abbastanza dinamici. In quel periodo la Sicilia rappresentava un’importante tappa soprattutto per il commercio internazionale di Barcellona con il Levante, rientrando nella cosiddetta diagonale insulare, che, attraverso le Baleari, la Sardegna e la Sicilia, congiungeva Barcellona ai porti del Levante. Gli approdi delle isole, a causa dell’autonomia molto limitata dei velieri, costituivano dei punti di appoggio di rilevante importanza per le rotte mediterranee.

Gli Ebrei, essendo coinvolti in queste attività, beneficiavano del dinamismo di tali rotte commerciali. Essi, ab antiquo, erano in Sicilia numerosi e ricchi per commercio. Vivevano secondo i propri usi e leggi, avendo sinagoghe, rabbini, ministri. Erano sottoposti alla giurisdizione di magistrati ordinari, pagavano speciali tributi ed erano ammessi a godimento di diritti civili.

Nella seconda metà del XV secolo, in Sicilia, si contano ben 57 comunità giudaiche fortemente integrate e “spalmate” in quella eterogeneità socio-culturale siciliana. La presenza di comunità ebraiche, in particolare nel territorio afferente all’antica Contea di Modica, è attestata da vetusti documenti. A Modica, Ragusa e Scicli è documentata nei repertori notarili del XV secolo da cui si evince che esse erano economicamente fiorenti poiché monopolizzavano l’industria molitoria ed il commercio dei cereali. La toponomastica ha conservato alcune antiche denominazioni giudaiche che ancora oggi indicano quei luoghi. A Modica e a Ragusa la collettività ebraica era concentrata nel quartiere chiamato “Cartidduni”. A Scicli la zona ebraica era ubicata nel quartiere della Meschita, dove si riscontrano toponimi del tipo “li putej di li iudei” (per indicare l’area riservata alle botteghe artigiane), i nomi di località extra moenia come “Puczu di li Iudei” e “Cimitero di li Iudei”, quest’ultimo in territorio “motucano”. A far luce sulla operatività di quelle comunità sono proprio i carteggi, conservati presso l’Archivio di Stato di Ragusa – Sezione di Modica, redatti dal notaio Giuliano Stilo, esercitante a Scicli, del quale sono rimasti gli atti rogati nell’arco di tempo che va dal 1475 al 1477. Atti di compra-vendita nonché transazioni commerciali e dotali attestano un ambiente molto vivace da un punto di vista finanziario.

Ecco alcuni esempi. Il 16 giugno 1475, presso il notaio Stilo, Sabatino de Brathitho, “iudeus”, dichiara di dovere a Martino de Leontino “sex cantarios cum dimido cannapis albi, necti, spatulati, mercantibilis et receptibilis et hoc dependente ex venditione cuiusdam mule pili murelli”. Uno scambio fra due generi molti diffusi: un animale da lavoro e la canapa.

E ancora nel 1475, presso lo stesso notaio, è segnalata, tra l’altro, una forma di leasing ante litteram quando Sabatino de Rafaeli, giudeo di Xicli, ottiene in locazione da Guglielmo da Prato un’incudine di circa 80 rotoli (poco meno di 64 kg, ndr) per il prezzo di 10 grani al mese, con il patto di poterla comprare dietro il pagamento di un’onza.

Insomma un territorio, quello della Contea “de Mohac”, in cui anche la città di Scicli, anello di congiunzione fra l’hinterland e la costa, trova anch’essa un posto di rilievo per la fiorente economia del XV e XVI secolo, stimolata dalla produzione di frumento, esportato in Spagna dove risiedono i Conti, dall’allevamento di bestiame unitamente alle attività imprenditoriali svolte dalla borghesia locale. In tutto questo, la presenza di comunità ebraiche apportava, con l’industriosità che li contraddistingueva, una ricchezza economica di non poco conto.

Sul finire del Quattrocento, l’economia subiva un vero e proprio tracollo a seguito della cacciata degli ebrei (decreto di espulsione del 1492). Inizia così il periodo dell’estenuante e frenetica attività inquisitoriale operata sotto l’egida del Santo Uffizio spagnolo (XVI - XVIII sec.). Gli equilibri finanziari e commerciali vengono però compromessi, in modo quasi definitivo, dal decreto generale di espulsione di quel tormentato periodo. Nel mutato quadro mediterraneo la crisi economica, partita nella seconda metà del XV secolo con gli ormai tristemente famosi eccidi di ebrei verificatisi nelle città della Contea, è “l’espressione dell’improvviso radicalizzarsi di un’identità cristiano-cattolica in funzione anti-ebraica”.

L’espulsione degli Ebrei va a chiudere, pertanto, un ciclo plurisecolare. L’unica alternativa, per chi volesse evitare la via dell’esilio, era la conversione forzata. Nella Contea di Modica si verifica così il massiccio fenomeno dei “conversos”, contro i quali l’azione repressiva dell’Inquisizione siciliana di rito spagnolo trova terreno fertile nel corso dei primi decenni del secolo XVI. Di tali vicende i verbali pubblicati dal Garufi e La Mantia ne danno una reale e triste rappresentazione.

 

Giuseppe Nativo

 

Fonti bibliografiche:

- Anna Maria Iozzia (coordinamento scientifico), Archivio di Stato di Ragusa e Sezione di Modica, Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per gli archivi, BetaGamma editrice, Viterbo 2008, pp. 72.

- Archivio di Stato di Ragusa – Sezione di Modica, Notarile di Modica, Notaio G. Stilo, reg. 430, cc. 35 e 36; per approfondimenti sugli ebrei in Sicilia nel secolo XV cfr. Renata Maria Rizzo Pavone, “Gli archivi di Stato siciliani e le fonti per la storia degli ebrei”, in Italia Judaica. Gli ebrei in Sicilia sino all’espulsione del 1492, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, Roma 1995, pp. 75-88, Atti del V convegno internazionale tenutosi in Palermo il 15-19 giugno 1992. 

- Isidoro La Lumia, Gli Ebrei siciliani, Palermo, Sellerio Editore, II edizione 1992, p. 18 e segg. 

- Giuseppe Nativo, Inquisizione, questa sconosciuta. Approccio ad una esplorazione documentaria. Sancta Inquisicion de Ragusa, Modica, La Biblioteca di Babele Edizioni, 2004, pp. 32-33.

- Enzo Sipione, Economia e Società nella Contea di Modica (secoli XV-XVI), con introduzione e a cura di Clara Biondi, Messina, Intilla Editore, 2001, pp. 12-13 e pp. 15-24. 

- Alberto Vàrvaro, Lingua e storia in Sicilia, Palermo, Sellerio Editore, 1981, vol. I, pagg. 212-217.

 

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© Ondaiblea - L'articolo verrà inserito in un libro di Salvo Micciché, di prossima pubblicazione. Vietata la riproduzione senza il consenso dell'autore.

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