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Cultura
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Scicli, 18 giugno 2017 – Una bellissima giornata, a Scicli, il 17 giugno. Una giornata di cultura e classicismo. A Palazzo Spadaro si è tenuto (in due sessioni, mattutina e pomeridiana) un convegno organizzato dall’associazione Prospettive Iblee, sul tema “Tradizione classica, archeologia e storia negli Iblei: il nostro futuro? - Omaggio a Quintino Cataudella”.

Ha fatto gli onori di casa il prof. Giuseppe Mariotta (Istituto Quintino Cataudella Scicli) che ha accolto i relatori e un numerosissimo pubblico di classicisti ed estimatori della cultura e presentato argomenti e relatori. Al convegno ha partecipato il ministro della Pubblica Istruzione, on. Valeria Fedeli.

Subito i saluti istituzionali del sindaco di Scicli, prof. Vincenzo Giannone (preside dell’Istituto Quintino Cataudella), del Soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali di Ragusa, dr. Calogero Rizzuto, del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Catania, prof. Francesco Basile e della senatrice Venera Padua, che ha promosso il convegno, seguendolo con attenzione sin oltre la sua conclusione.

Il sindaco Giannone ha parlato del grande e glorioso patrimonio della cultura a Scicli, dei suoi figli migliori, delle eccellenze della scuola, in particolare di quella che porta il nome del grande filologo e classicista Quintino Cataudella, autore di ben 800 opere, tra libri e articoli in riviste, e curatore dell’edizione italiana del dizionario di greco Liddell Scott.

Calogero Rizzuto ha tracciato un breve excursus dell’importanza delle opere d’arte e archeologiche di Scicli nel contesto dell’arte e del patrimonio architettonico e paesaggistico degli Iblei.

Il prof. Francesco Basile ha ricordato come tanti, anche tra i relatori del convegno, siano affermati studiosi e scienziati, professori e archeologi provenienti da Scicli, come Quintino Cataudella e di come dovrà essere una nuova, rinnovata Università, capace di offrire rinnovato interesse per la classicità.

La senatrice Venera Padua ha salutato con calore i convegnisti, annunciando anche alcune novità della sua opera politica in favore di Scicli, anche in collaborazione proprio con il ministro Fedeli e con il ministro Franceschini; ad es. ha annunciato l’avvio di un percorso che porti all’istituzione di un polo museale a Scicli, un’esigenza oramai inderogabile.

La prima sessione è stata moderata dal prof. Michele Cataudella, figlio del grande letterato, Università di Udine che ha ricordato i grandi letterati sciclitani del passato proponendo l’ascolto di alcuni versi che testimoniano di una antica tradizione poetica e letteraria della città. Poi il chairman ha introdotto i relatori.

Inizia il prof. Antonino Milazzo (Università di Catania) che ha relazionato su “Il contributo scientifico di Quintino Cataudella agli studi classici”, un contributo che senza ombra di dubbio possiamo dire enorme, poderoso.

Il prof. Augusto Guida (Università di Udine) ha relazionato su “Un oracolo trascurato per l’ambiguo ecista di Tapso”, un tema caro a Cataudella. Un’attenta analisi filologica è stata condotta insieme agli intervenuti al convegno.

È la volta del prof. Giuseppe Mariotta (Istituto Quintino Cataudella), grecista, figlio del nostro amato prof. Salvatore Mariotta, anima del Liceo Classico “T. Campailla” di Scicli. Giuseppe Mariotta ha parlato di “Note storico-filologiche intorno allo Hyrminos, fiume ibleo”, una breve sintesi filologica sul fiume ibleo, sulla sua collocazione storica, dal Motycanus di Tolomeo all’attuale Irminio (che dovrebbe chiamarsi in realtà Irmino, al Modica-Scicli (Fiumara), con accenni alla presenza di un abitato greco (quello che Elio Militello ha proposto di chiamare Hyrmine e che alcuni storiografi locali del passato erroneamente identificavano con Casmene).

Dopo una breve pausa, è la volta della dottoressa Angela Maria Manenti (Polo regionale di Siracusa per i siti e i musei archeologici - Museo archeologico Paolo Orsi) che ha trattato il tema “Una landa abbandonata? L’ereme chora di Scicli in età greca e romana”, presentando slide sulla presenza nel territorio, in epoca greco-romana e tardo antica, di insediamenti sparsi in pagi di popolazioni greche che certamente hanno risentito della supremazia di Siracusa e del conflitto poi tra la madre patria aretusea e Kamarina. Probabilmente il territorio di Scicli non era affatto una “ereme chora”, una landa deserta, ma proprio il contrario. Tanti reperti testimoniano questo.

Il prof. Pietro Militello (ordinario di civiltà egee all’Università di Catania) ha relazionato in tema di “Alle origini della città: il Colle di San Matteo tra IX e XIV sec. d.C.”. Tema caro all’insigne archeologo sciclitano è proprio l’incastellamento (nel Colle di San Matteo, nel Castello Triquetro e nel Castellaccio in particolare) di Scicli in epoca medievale. Fu proprio in questa occasione, probabilmente al tempo della dominazione araba, che si è concretizzato l’accentramento della popolazione, il primo nucleo di quella che poi sarà Xicli, Scicli e già in quel tempo gli arabi chiamavano Shiklah. Militello ha presentato slide e commentato mappe topografiche per illustrare la possibile esegesi degli accadimenti storici in quel periodo.

Lo storico prof. Giuseppe (Uccio) Barone, Università di Catania, ha trattato la Scicli nell’epoca moderna: “Un’altra Sicilia. Scicli e l’area iblea tra storia e futuro”. Com’è noto, dopo il Medioevo Scicli ha avuto un veloce sviluppo anche culturale (si pensi alle accademie, ad es. quella degli Inviluppati, ai poeti del XVII secolo, agli storiografi Perello, Pacetto, Spadaro, Carioti…) che ha portato frutti non solo di classicità ma pure di splendore architettonico e paesaggistico. Una evoluzione che porta ai giorni nostri, a farne, come ha scritto Vittorini, forse una delle più belle città del mondo.

L’intervento del ministro dell’Università e della Ricerca, on. Valeria Fedeli ha riaffermato quello che già il magnifico rettore Basile ha sostenuto: l’esigenza di rinnovare l’Università, di creare lauree che siano anche “professionalizzanti”, di ricucire la cesura tra Università e mondo del lavoro. La Fedeli ha anche riaffermato l’importanza del mantenimento e del rafforzamento della cultura umanistica annunciando l’avvio di sue proposte in materia, volte a rinnovare la scuola e il modo di intendere la cultura scientifica e umanistica in Italia. Un intervento chiaro, sereno, privo di retorica, propositivo, che è stato apprezzato dall’uditorio del convegno.

Dopo la pausa pranzo, la seconda sessione è stata presieduta dal prof. Francesco Milazzo (Università di Catania), grande estimatore di Scicli e della (ex) Contea di Modica (per oltre 40 anni è vissuto a Modica, dove ancora ha affetti e parenti).

Il chairman ha presentato il prof. Paolo Militello (docente di storia moderna a Scienze Politiche dell’Università di Catania) che ha parlato di “Storia e antiquaria a Scicli tra XVII e XX secolo”. Un excursus su opere, scrittori, storiografi che hanno determinato prima la coscienza degli sciclitani alla loro stessa identità poi la diffusione della cultura e dell’importanza della città di Scicli presso il resto della Sicilia e dell’Italia. Da Carrera e Perello a Saverio Santiapichi e Mario Pluchinotta, appassionati storiografi, antiquari, estimatori innamorati di questa terra hanno lasciato scritti e testimonianze importantissimi per gli studiosi ma anche per i lettori e i cittadini curiosi di conoscere le proprie origini. Paolo Militello ha proposto di togliere, a questo stadio di conoscenze, il “punto interrogativo” dal titolo del convegno: «Il nostro futuro è già qui, ora», ed è la classicità oggi celebrata a Palazzo Spadaro.

Appassionato e interessante del ragusano prof. Gaetano Cosentini, che giustamente si definisce antichista Cosentini ha parlato di “Antiche memorie iblee in Giuseppe Tomasi di Lampedusa”. I Tomasi, famiglia di origini ragusane, sono stati determinanti nella storia della Sicilia, anche a livello letterario. La Donnafugata del Gattopardo non è ma al contempo è quella del contado ragusano, del grande e bel palazzone (detto “castello”), del suo labirinto, dove –dice Cosentini– Luchino Visconti veniva in incognito per studiare l’ambientazione del suo film sull’opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

L’archeologa Annamaria Sammito (Soprintendenza ai Beni Culturali e Architettonici di Ragusa) ha relazionato su “La valenza del paesaggio archeologico ibleo: l’architettura astrutturale”. Con varie slide la dott.ssa Sammito ha illustrato l’evoluzione costruttiva che porta dalle necropoli alle grotte nel nostro territorio, da Cava d’Ispica a Modica a Scicli (San Matteo e Chiafura) illustrando come le costruzioni venissero pensate e studiate ai fini abitativi. Abitare nelle grotte, sino almeno al XIII-XIV secolo non era considerato affatto disdicevole, anzi era desiderato, per fini difensivi ma anche ambientali, e vari ritrovamenti e scavi (e anche la recente storia di Scicli, con la questione Chiafura negli anni Sessanta) lo dimostrano.

Il dott. Giuseppe Terranova ha parlato su “Il territorio di Scicli: dinamiche insediative tra preistoria e tardo antico”, continuando anche quanto presentato dalla Sammito e parlando in particolare di archeologia preventiva. Con slide ha presentato alcuni casi di ritrovamenti di ambienti abitativi tra Ragusa e Scicli, descrivendo l’evoluzione delle costruzioni in rapporto alle esigenze storiche ed umane della popolazione.

Infine, last but not least, l’archeologa dott.ssa Stefania Santangelo (CNR - IBAM Catania) ha tenuto il suo intervento sul tema “Sulle orme del canonico Pacetto. Note di numismatica araba e normanna negli Iblei”. L’archeologa ha studiato migliaia di monete, soprattutto arabe, provenienti anche dal Museo di Siracusa, appassionata di numismatica proprio come lo era lo storico sciclitano che esaminò decine e decine di monete provenienti dal territorio di Scicli, da “truvature” (come si diceva in lingua locale), ad es. a Maulli. Le monete arabe non sono semplici affatto da decifrare, coniate spesso con caratteri cufici senza diacritici difficili da leggere anche per chi conosce l’arabo, ma sono molto significative e dimostrano molti elementi concreti della presenza dei dominatori arabi. Le monete normanne hanno particolari caratteristiche: in parte cercano di riprodurre quelle arabe (alcune in particolare dette “karrube”), in parte introducono, prima timidamente (mascherata da elementi floreali) poi più decisamente la croce cristiana.

Ha concluso i lavori la senatrice Venerina Padua che ha elogiato l’entusiasmo con cui il convegno è stato accolto e la (indubbia) preparazione dei convegnisti che hanno edotto gli intervenuti con elementi nuovi e un rinnovato interesse per l’archeologia e la classicità e al contempo ravvivato l’interesse verso l’opera di Quintino Cataudella.

 

Quintino Cataudella (nato a Scicli il 4 dicembre 1900 e morto a Catania il 6 luglio 1984) è stato filologo, latinista e grecista. Prima docente di lettere classiche nei licei tra il 1924 ed il 1936, fu anche Ispettore ministeriale, poi docente di Letteratura greca all'Università di Genova. Dal 1946 insegnò all'Università degli Studi di Catania, di cui fu Preside di Facoltà. Fu autore di una quindicina di monografie, e di parecchie centinaia di articoli (in totale oltre 800 opere) apparsi su riviste come Athenaeum, Belfagor, Dioniso (di cui fu condirettore), Nuova Antologia, Paideia, Rivista di Filologia Classica, Studi Italiani di Filologia Classica, ed altre. Nel 1957 gli venne assegnato il Premio Marzotto per la critica, e nel 1967 il Premio Feltrinelli per la sezione "Critica e storia letteraria". Fu socio di varie accademie italiane e straniere, e dal 1973 Accademico dei Lincei. Tra l’altro fu uno dei curatori (con M. Manfredi e F. Di Benedetto) dell’edizione italiana del dizionario di greco di Liddell Scott.

 

Salvo Micciché

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