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Cultura

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Floridia, 29 novembre 2018 – In occasione della Giornata Mondiale della Filosofia, indetta dall’UNESCO, l’Associazione Nuova Acropoli di Floridia ha partecipato con grande entusiasmo proponendo un ventaglio di attività ed incontri culturali per tutta la città, coinvolgendo giovani e adulti.

Un omaggio è stato fatto a questa antica scienza, la Filosofia, antica quanto l’uomo ma allo stesso tempo così attualizzabile ai giorni nostri; la Filosofia Attiva proposta da Nuova Acropoli si trasforma in uno strumento di miglioramento di se stessi e del mondo che ci circonda.
Ogni anno il Festival si fa bandiera appunto di un tema filosofico che dia l’opportunità a tutti di riflettere e di ispirarsi. 

L’Amicizia è stata la bandiera sventolante del Festival di quest’anno.
Tutti nella vita abbiamo sperimentato e sperimentiamo quotidianamente questo nobile sentimento che avvicina il cuore degli uomini ed è proprio per il ruolo che gioca l’Amicizia nella vita dell’Uomo che si è voluto ricordare il suo valore e importanza.

Attività importanti organizzate sono state lo Spettacolo Teatrale e Laboratorio sul “Il piccolo Principe” proposto ai giovani studenti dell’Istituto Comprensivo A. Volta. Più di 150 studenti, tra elementari e medie, hanno riscoperto l’Amicizia attraverso questo legame particolare tra il Piccolo Principe e la sua amica Volpe che come ci ricordando l’”Essenziale è invisibile agli occhi” ed è possibile percepirlo con la vista del Cuore.

Domenica 25 Novembre, il Convegno Sull’Amicizia, ha avuto come relatori il prof. Elio Cappuccio, Presidente del Collegio siciliano di Filosofia e Vincenzo Amato, Presidente Nuova Acropoli Floridia, i quali hanno ricordato il valore dell’Amicizia attraverso i Filosofi del passato.
Al termine del Convegno gli studenti del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, sede annessa di Canicattini Bagni, hanno presentato il loro video-intervista, realizzato dalle classi V, frutto del loro lavoro di ricerca sull’Amicizia. Il progetto ha avuto un buon esito perché i giovani studenti hanno avuto la possibilità di avere e condividere ciò che per loro è l’amicizia e quale posto occupa nella loro vita quotidiana.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di ricordare il sentimento dell’Amicizia, per riassaporare il suo giusto valore e riscoprire il tesoro prezioso che può offrirci per migliorare e deliziare la nostra vita.
Il Festival si concluderà venerdì 30 Novembre, alle ore 19.00 presso la sede associativa di Nuova Acropoli Floridia, in Viale Turati 60/A, con la presentazione del Corso di Filosofia Attiva dove si avrà la possibilità di approfondire il tema lasciandosi guidare dai grandi pensatori d’Oriente e d’Occidente. 

 

s. m.

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Ragusa, 26 novembre 2018 – Martedì 27 novembre 2018 (ore 17:30) a Modica, presso l’Aula magna del Liceo Classico Tommaso Campailla (G. Galilei), il prof. Giovanni Di Stefano (archeologo, Università della Calabria e Università Tor Vergata, Roma) relazionerà sul tema “L’Ercole di Modica”.

La conferenza è organizzata dall’Associazione Amici del Campailla, in collaborazione con l’istituto scolastico Galilei-Campailla e il sostegno del Comune di Modica.

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Ragusa, 26 novembre 2018 – Al Centro Servizi Culturali di Ragusa (in Via Armando Diaz 56) il 28 novembre 2018 (ore 17:30) a cura di Archeoclub d'Italia Ragusa sarà presentata la nuova campagna di scavi "Cartagine. Nuovi scavi archeologici".

Interverranno il prof. Giovanni Di Stefano (Università della Calabria, e Università Tor Vergata, Roma), e il dottor Lorenzo Zurla (Università di Messina).

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Incontro al Centro studi Feliciano Rossitto 

Ragusa, 26 novembre 2018 – Venerdì 30 novembre 2018, alle ore 18, presso il Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana, 5 – Ragusa), gli Amici ed estimatori incontreranno Vincenzo Guastella, Miciè, artista del ferro battuto. L’introduzione alla serata sarà affidata Giorgio Chessari (presidente del Centro Studi Feliciano Rossitto).

Il professor Gaetano Cosentini (già docente di Lettere greche e latine, è anche antichista e scrittore) tratteggerà la figura e l’opera dell’artista. Concluderà il Maestro Guastella. 

Sarà sicuramente una serata molto interessante. Attraverso l’introduzione di Giorgio Chessari (presidente del Centro studi “Feliciano Rossitto”) e la relazione del professor Gaetano Cosentini si avrà modo di apprezzare la semplicità e, soprattutto, la professionalità di antichi mestieri, talora dimenticati, talaltra poco conosciuti dalle nuove generazioni.

«Conosco da molti anni Vincenzo Guastella, meglio a me noto come Miciè», spiega Gaetano Cosentini. «Si tratta di un rappresentante valido dell’antica arte del ferro battuto nella nostra Ragusa. Ho avuto il piacere, in questi anni, di chiacchierare con Miciè, scoprendo non solo una persona educata e competente, ma soprattutto un amante della tradizione che incontra i tempi in cui viviamo». Quando il professore incontra Guastella viene catapultato in un tempo lontano e, per certi aspetti, genuino. «Abbiamo conversato su pezzi da lui realizzati, ma abbiamo individuato modi diversi di vedere un’intuizione da lui pensata e poi trasferita nel suo amato “materiale”. Io non sono un esperto, ma le discussioni con Miciè mi hanno dischiuso porte di un settore artistico che conoscevo soltanto come termine di dizionario. La sua professionalità e la sua sensibilità consentono di scendere in una dimensione che vale la pena di valutare con attenzione». 

Giuseppe Nativo

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Violenza sulle Donne. Giornata mondiale per riflettere sul femminicidio. “Stasera parlo Io” al Centro studi Feliciano Rossitto. Azione teatrale che “buca” l’animo

 

Ragusa, 24 novembre  2018 – Luce soffusa ammantata di giallo che è simbolo della luce del sole, ma anche di energia. Un’energia che forse non c’è più. Un’energia soffocata dalla brutalità. Un termine, quest’ultimo, che è declinato al femminile e che, oggigiorno, è alla ribalta delle cronache per le disumane violenze subite dalle Donne. L’obiettivo della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è rivolto a sensibilizzare l’opinione pubblica sul bisogno di crescita civile della comunità, puntando a mettere al bando ogni tipo di violenza. Nell’ambito di tali riflessioni il Centro studi Feliciano Rossitto di Ragusa ha promosso ed organizzato una serata in cui il teatro, nella sua liturgica finzione scenica, possa raccontare in un modo diverso le esistenze delle donne che hanno subìto atti di violenza. 

A questo ci hanno pensato Alessandro Sparacino e Angelo Abela (rispettivamente regista e ideatore della serata) che - raccogliendo le tristi vicende di donne il cui grido è stato soffocato per sempre e traendo notevoli spunti dall’opera di Serena Dandini “Ferite a morte” - si sono posti la domanda: “E se le vittime, le Donne che non ci sono più, potessero parlare?”. Un quesito, di notevole valenza simbolica, da fare riecheggiare tra il pubblico che, presso la sala del Centro Rossitto, ha assistito ad un’azione teatrale a dir poco inusuale ed avvincente. Tredici le attrici e tredici i gruppi in cui sono stati suddivisi gli spettatori che, riuniti in cerchio, hanno ospitato a turno le bravissime attrici che si sono alternate nel corso della loro “seduta” teatrale. Ogni attrice rappresenta una Donna che racconta la sua triste ed amara esperienza: 

“Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti”. 

“E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che una donna manager entri in un consiglio di amministrazione, ma io ce l’ho fatta. Non è stata una passeggiata … Questa piega amara sulla fronte, per esempio prima non ce l’avevo …”. 

“Allora questa è del cancello, questa del portoncino blindato, no questa è del garage… Se cambio la serratura ha detto che m’ammazza, dice che è anche casa sua, solo perché ci ha abitato… ma se cambio la serratura ora m’ammazza. La cambio? non la cambio? ... E io non l’ho cambiata, così è entrato di notte tranquillo con le sue chiavi e mi ha strangolata mentre dormivo”. 

Uno, due, tre, mille incipit. Ma tutti hanno un comune denominatore: sono racconti di Donne.

Donne violate nella loro anima.

Donne profanate e violate nella loro dignità di esseri umani, ancor prima di essere Donne.

Donne con il loro doloroso sguardo, talora incantevole, talaltra ingenuo, ma tutte protagoniste che non ci sono più, cristallizzate in un momento cruciale della loro esistenza che adesso non è.

E’ proprio da qui che parte l’idea di Alessandro Sparacino e di Angelo Abela cioè quello di dare voce a chi non l’ha avuta, di rendere protagoniste quelle donne che non ne hanno avuta la possibilità ma che adesso sono libere, almeno da morte, e raccontare la loro versione dei fatti. E lo fanno in una veste quasi riservata, rivivendo in una dimensione quasi parallela allo spettatore che rimane accanto all’attrice, come in un piccolo salotto. Le attrici fanno rivivere - in una sorta di “racconto” quasi confidenziale, attraverso rappresentazioni icastiche, dolenti, a volte amare ed ironiche - gli attimi fatali della loro vita. Si trovano come dinanzi ad uno specchio da cui si ri-vedono e ri-considerano. La recitazione, a volte pacata, a volte ansimante, è caratterizzata da registri diversi. Attraverso le attrici le Donne violate confessano la loro solitudine nel portare addosso un fardello di dolore molto grande e che, non di rado, rimane inascoltato. E’ questo il caleidoscopico viaggio teatrale che lambisce molto la realtà. Una recita che “buca” l’animo dello spettatore e che va in profondità sfiorando intime dimensioni.

Poi c’è lo sguardo. Gli occhi dell’attrice e quelli del pubblico si incrociano, talora si sfiorano senza toccarsi. E’ proprio qui che i ruoli, tra osservante (spettatore) e osservato (attrice), a volte si invertono. Si può avanzare l’ipotesi che, all’origine tanto dell’antropologia quanto del teatro, ci siano un “Io” e un “Altro” e la relazione degli sguardi che li lega. E, in entrambi i casi, la direzione primaria dello sguardo, e con essa quindi la direzione primaria fra osservante e osservato, è raddoppiata da una direzione opposta che inverte i ruoli, trasformando l’osservante in osservato, e viceversa.

Lo spettacolo, della durata di circa un’ora, scorre in maniera fluida anche se, ad ogni tratto, fa sussultare l’animo. Quando si accendono le luci e cala l’immaginario sipario, forse ci si sente un po’ diversi ed è inevitabile riflettere su quanto si è appena visto.

Usciti dalla sala non si può non chiedersi perché accadano certe cose. 

Giuseppe Nativo

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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry