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Omicidio Pilato nell’Orto degli Ulivi. La Procura romana indaga sul posto. Tre gli indagati. Tra questi anche Barabba. Giallo-storico scritto a quattro mani da Natale Figura e Salvo Andrea Figura

 

Ragusa, 19 gennaio 2015 – In un giallo-storico il lavoro di documentazione è quello che fa la differenza. Non è solo questione di conoscere date ed eventi, ma è necessario immergersi nel periodo narrato, assorbirne l’atmosfera e il modo di pensare. In fondo, i sentimenti umani non sono cambiati attraverso lo scorrere dei secoli. Oggi come ieri, le azioni sono motivate da amore, odio, vendetta, avidità, compassione, generosità. E se tali emozioni sono travolgenti, il personaggio che le esprime non sarà mai banale. Quello che cambia, con il passare dei secoli, sono i contesti di riferimento. 

Ciò mirabilmente traspare nel recente volume “Chi ha ucciso Ponzio Pilato?” (Edizioni Lulu.com, 2014, pp. 256) di Natale Figura e Salvo Andrea Figura, quest’ultimo medico anestesista rianimatore, ragusano di adozione ma palazzolese con DNA “metà corinzio e metà siculo”, mentre il primo, classe 1942, nato a Rosolini ma residente nell’Urbe, è ufficiale dell’Aeronautica militare in congedo. Personalità estremamente versatili dalla cui sinergia nasce la narrazione a quattro mani.

 

Ma come è nata l’idea? Avete condotto delle ricerche per scriverlo? 

“Mio cugino Salvo Andrea e io abbiamo pensato di scrivere un giallo-storico ambientato in Palestina nell’anno della crocifissione di Gesù e scelto di indagare sulla morte di Ponzio Pilato, Governatore della Giudea, intorno al quale sono sorte varie leggende che lo danno per morto in Tracia per mano barbara, o assassinato a Roma per ordine imperiale, o suicida in Gallia. Noi invece lo abbiamo immaginato morto a Gerusalemme, proprio nell’Orto degli Ulivi, appena dopo la crocifissione e forse… a causa di quella”. A supporto delle estese ricerche storiche è indicata, in fondo al libro, una corposa bibliografia che è stata di fondamentale aiuto agli autori al fine di rimanere aderenti al pensiero dell’epoca e agli usi e costumi romani ed ebrei di quel tempo.

Il corpo del governatore Ponzio Pilato barbaramente assassinato è ancora caldo già nelle prime pagine del racconto. Agrippa, proconsole in Siria e fedelissimo dell’imperatore romano Tiberio Cesare Augusto, e forse anche Caifa, gran sacerdote del Tempio (succeduto a capo del Sinedrio al suocero Hanna), sospettati di essere “grandi ladroni e profittatori del tesoro del Tempio e dei tributi di Roma”. Il bandito Barabba, sopraffatto da ingorda cupidigia, forse complice dei primi due, è cieco esecutore materiale di un delitto caduto nell’oblio. A condurre le indagini è chiamato il senatore Caius Julius Pollìcius, nella qualità di inviato imperiale. Il tutto in una dimensione affabulante che ruota attorno alla ineffabile eredità religiosa, erroneamente interpretata dall’umana indole come miracoloso potere magico, umilmente lasciata da “quel giovane falegname, Gesù di Nazareth”. 

Sin dalle prime righe l’impianto narrativo, intessuto degli schemi mentali di quell’epoca, si srotola alla ricerca della soluzione attraverso pagine ricche di minuziose e gradevoli descrizioni dei personaggi e degli ambienti immaginati. Nell’ambientazione del giallo-storico gli autori si trovano in perfetta sintonia nello scavare i pensieri più reconditi dei loro personaggi incuneandosi tra le pieghe di quelle personalità con una prosa scorrevole, intrigante, impeccabile e sbizzarrendosi nello scrutare e nel descrivere in maniera efficace ed espressiva le sensazioni, le emozioni e le inquietudini caratteristiche di quel momento storico. È proprio in tale sottile confine tra storia e immaginazione che il lettore ha l’impressione di vivere nella dimensione narrata. 

 

Giuseppe Nativo

 


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Paul Valéry