Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. 

Info: Garante per la Privacy

Libri
Typography

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 
Share/Save/Bookmark

Riportiamo per i Lettori di Ondaiblea un brano di Storia tratto dal libro di Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica, Biancavela - Il Giornale di Scicli (StreetLib), 2017, con prefazione di Giuseppe Pitrolo e postfazione di Giuseppe Nativo.

Il libro sarà disponibile la settimana prossima, come ebook (su Amazon e tutte le librerie on line) e a stampa, nelle principali librerie (e cartolibrerie) di Scicli, Ragusa e provincia.

 

«Come riporta Bartolo Cataudella [Scicli, storia e tradizioni, ndr], in antico si accedeva a Scicli per sette porte: la prima presso la Torre triangolare che dava accesso al castello e crollò con il terremoto del 1693. La seconda apriva l’est a Torre Palombo. La terza a Chiafura, detta “di Anselmo”, da cui doveva partire (a quanto scrivono gli storici del ‘600) una mitica strada sotterranea che poi sarebbe stata seppellita dal terremoto. La quarta era la porta di Xilomo (o Vilomo) e dava verso Santa Margherita (quartiere ora non più esistente). La quinta era detta Porticella presso Santa Maria di Loreto (sotto San Matteo). La sesta, di cui Carioti dice che al suo tempo ancora si vedevano le fondamenta, era presso Santa Lucia (sulla collina). La settima era grande e maestosa, la porta di Modica, a nord, la “Balata” degli arabi (“[porta del] Centro abitato”). [...]» 

 

Salvo Micciché

 

***

Il brano è stato riportato anche sul quotidiano La Sicilia (13 marzo 2017, pag. 14), nella pagina dedicata al libro.

© Ondaiblea - Biancavela Press, tutti i diritti riservati - Condizioni

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry