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Libri

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Un nuovo evento culturale a Scicli: Domenica 24 Aprile 2016 alle 18.30 presso la libreria Don Chisciotte (via Aleardi) si presenta “Le streghe di Lenzavacche” (edizioni e/o), il nuovo romanzo di Simona Lo Iacono, che dialogherà con Giuseppe Pitrolo.

 

Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970. Magistrato da 18 anni, ha vinto concorsi letterari di poesia e narrativa. Cura convegni letterario/giuridici; fa parte dell'associazione europea dei "giudici-scrittori" e della  Società  Italiana di Diritto e Letteratura (SIDL). Si occupa, sul blog letterario Letteratitudine” di Massimo Maugeri, di una rubrica che coniuga norma e parola dal nome “Letteratura è diritto, letteratura è vita”.

Il suo primo romanzo “Tu non dici parole” (2008) ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo scritto con Maugeri “La coda di pesce che inseguiva l’amore” (Premio "Più a Sud di Tunisi"). Nel 2011 ha pubblicato il romanzo “Stasera Anna dorme presto” (premio  Ninfa Galatea). Nel 2013 ha pubblicato il romanzo "Effatà" (premio Martoglio). Conduce sul digitale terrestre BUC, trasmissione che mescola al libro varie discipline artistiche. Cura per la “Sicilia” la rubrica letteraria “Scrittori allo specchio”. Presta inoltre servizio presso il carcere di Brucoli come volontaria, tenendo corsi di letteratura scrittura e teatro, mezzi artistici con i quali intende attuare il principio rieducativo della pena sancito dalla Costituzione.

Le streghe di Lenzavacche” è il suo romanzo più recente: le “streghe di Lenzavacche” vennero chiamate nel Seicento in Sicilia un gruppo di mogli abbandonate, spose gravide, figlie reiette o semplicemente sfuggite a situazioni di emarginazione, che si riunirono in una casa ai margini dell'abitato e iniziarono a condividere una vera esperienza comunitaria e letteraria. Però furono fraintese, bollate come folli, viste come corruttrici e istigatrici del demonio. Secoli dopo, durante il fascismo, una strana famiglia - composta dal piccolo Felice, sua madre Rosalba e la nonna Tilde - rivendica una misteriosa discendenza da quelle streghe perseguitate. Assieme al giovane maestro Mancuso si batteranno contro l’oscurantismo fascista per far valere i diritti di Felice, bambino sfortunato e vivacissimo. 

In una Sicilia viziosa, ma pronta a giudicare, carnale e insofferente alla diversità, religiosa e pagana, Felice, sua madre e il maestro Mancuso, amanti della fantasia e dei libri, finiscono per diventare i simboli di una controtendenza dirompente, quella che decide di andare al di là delle apparenze e di scommettere sul valore della pietà umana. La loro parabola somiglierà allora proprio a quella delle streghe, le donne che decisero di vivere in castità e in obbedienza e di riunirsi per fronteggiare gli eventi difficili della vita, affratellandosi in un vincolo di solidarietà umana. 

 

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#Scicli, 29 marzo 2016 – La senatrice Venera Padua parteciperà domani, mercoledì 30 marzo, alle 18,30, nella sede delle Quam, in via Francesco Mormino Penna 79 a Scicli, alla presentazione del libro del dottor Luigi Mazzone dal titolo “Un autistico in famiglia”, edito da Mondadori.

Modereranno i dottori Marcello Boncoraglio e Giovanni Vaccaro del Centro medico sociale per neuromotulesi onlus. 

“Ringrazio di cuore gli organizzatori – dice la senatrice Padua – per avermi coinvolta in questo evento a cui partecipo con piena consapevolezza della complessità della problematica. Non a caso ho presentato, poi approvata, la prima legge nazionale sull’autismo. Una reale consapevolezza sui disturbi dello spettro autistico si acquisisce ascoltando gli esperti e interloquendo attivamente con loro. È anche in questo modo che tutta la comunità può contribuire per l'integrazione sociale delle persone con Asd e delle loro famiglie”. All’iniziativa sarà presente anche l’autore del libro. 

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Avendo letto la bellissima introduzione di Giovannella Galliano al libro Trame d’inchiostro (racconti e oltre) di Marinella Tumino (Kimerik edizioni), stavo pensando di non aggiungere altro perché condivido quanto la giornalista scrive, ma penso che valga la pena sommare sensazioni a sensazioni e consigliare la lettura del libro per vari motivi.

Come scrive Galliano Trame d’Inchiostro ci offre un réportage di diapositive su donne di varia estrazione, con caratteri diversi, vite vissute, vite spezzate, sentimenti forti, amori, delusioni, violenze e redenzioni.

L’Autrice offre al Lettore ritratti di donne iblee o che hanno avuto a che fare con questa difficile e meravigliosa terra del Sud Est; madri, figlie, mogli, amanti, che pur orgogliosamente femminili sentono forte l’esigenza di avere accanto un uomo, il padre o il marito o il figlio, come a voler determinare un’intima compenetrazione di polarità.

Si va dalla nonna che ha vissuto i sacrifici di una vita dignitosa ma non sfarzosa e racconta di quando ha visto “i Miricani arrivare” alla dolce libraia che per un po’ fa la fioraia a Londra, alla moglie egiziana violentata da criminali animali inferociti al Cairo, all’amica cui scrivere bellissime epistole, alla collega del professore che offre caffè e spunti di riflessione, alla moglie invaghita del suo personal trainer, ma solo per un po’, riemergendo poi una forte ragione di fedeltà coniugale, ai due sposi che si amano teneramente e appassionatamente, d’estate, nella calura della bella campagna ragusana, a Palazzo Boscarino, tra carrubi e muri a secco, alla bambina che dopo aver pranzato a casa di una nobildonna, decide che da grande farà "la Signora"…

Marinella Tumino esprime le sue sensazioni e le sue passioni in modo diretto, romantico e forte allo stesso tempo, a volte parendo segnare stilettate di inchiostro vergato sulla pagina, a volte esplose come colpi di mitra, e va subito al cuore del lettore nei suoi racconti raccolti in questo bel libro; racconti che già sono stati inseriti in altre antologie dopo essersi ben piazzati in concorsi letterari.

La seconda parte del libro offre dei versi che l’Autrice dedica a donne e uomini con cui è stata in contatto, dall’amato e compianto padre, al caro marito, ai figli adorati; alcune liriche sono tratte da un’altro suo libro, Frammenti d’Anima, il cui titolo dice tutto: come un voler prelevare dall’anima emozioni e “spruzzarle” sulla carta a beneficio di chi legge. Altri versi sono stati ispirati nell’animo dell’Autrice dopo la visione degli orrori di Auschwitz e Dachau…

Anche queste Trame d’Inchiostro sono dunque …Frammenti d’Anima, cambia solo lo stile, e si caratterizzano per essere frammenti d’anima soprattutto di un caleidoscopio di donne fiere di essere tali.

Citazioni moderne e antiche si alternano, nel libro, come un continuum di passato e presente, ma soprattutto di “ragusanità” orgogliosamente affermata da Marinella Tumino, e tante note nel libro spiegano a chi non è siciliano, ragusano, il significato di alcune tipiche espressioni idiolettali  tipiche di Ragusa, non ultima “a pasta cco sugu” (immaginiamo quanto fosse amata e importante quando di carne si vedeva solo l’ombra), o il “maccu di fave” (puree) o un sensuale “risìu” (desiderio), ecc…

Una lettura scorrevole, che porta via un paio d’ore o poco più ma che si fa ricordare a lungo, che fa riflettere, e che consigliamo. Una lettura non patetica anche quando parla della tragedia dello stupro o del femminicidio, una lettura non banale anche quando parla di "banalità" della vita quotidiana...

Il libro è stato di recente presentato di nuovo a Ragusa, presso la Libreria Flaccavento, e si trova a stampa in libreria e in formato digitale (ePub, Mobi) nelle librerie on line. Anche il Caffè Letterario Brancati di Scicli (dove il libro è stato presentato di recente, a cura del prof. Giuseppe Pitrolo) lo espone tra i tantissimi della sua bella collezione.

 

salvo micciché

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#Scicli, 21 marzo 2016 – Mercoledì 23 Marzo alle 18.30 al Caffè letterario Brancati di Scicli, Giuseppe Pitrolo colloquierà con Paolo Nifosì su “Modica. Arte e Architettura”, la monografia frutto di trent’anni di studi diventati un densissimo e splendido libro, edito dalla D. M. Barone, con foto di Luigi Nifosì e prefazione di don Corrado Lorefice (ora cardinale di Palermo).

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Pagina critica sul nuovo libro di Salvo Micciché, che sarà presentato a Scicli (Caffè Letterario Vitaliano Brancati) il 19  marzo 2016, alle 18:30

 

di Giovannella Galliano

 

#Ragusa, 16 marzo 2016 – Sarà presentata sabato 19 marzo, alle ore 18.30, al Caffè Letterario Brancati  la silloge poetica “Argu lu cani. Cunti, stori e puisia in lingua siciliana” (Edizioni Biancavela – StreetLib, 2016,) di Salvo Micciché. 

Parleranno il curatore della prefazione,  Giuseppe Nativo (Centro Studi Feliciano Rossitto e direttore di #Ondaiblea) e il professore Giuseppe Pitrolo (Brancati, Il Giornale di Scicli). 

Il libro gode di varie pagine critiche affidate a professionisti della provincia che operano nel settore della comunicazione e della letteratura: Marco Iannizzotto, Giovannella Galliano, il poeta Pippo Di Noto...   

Acquistando il libro si contribuirà a finanziare  anche un  progetto volto all’accoglienza e all'istruzione dei minori. Del libro è molto semplice avere anche l'ebook  su quasi tutte le principali librerie on line (in formato Modipocket ed ePub, da Amazon, Apple iBooks, Google Play, IBS, Unilibro, Feltrinelli, Mondadori Store, Hoepli, Rizzoli, Giunti al Punto...), oppure la versione cartacea acquistabile su Amazon e  nelle librerie di Ragusa, Scicli, Vittoria (e presto in altre città).

Il libro si trova anche in alcune biblioteche italiane: da Ragusa e Scicli, a Roma, Milano, Firenze, Palermo, Catania, fino a Favignana e Marettimo…

  

Nella premessa si legge: 

“Argu lu cani”, come il cane di Ulisse, visse vent'anni. A lui (e al "Liggituri") il poeta, il Pensatore, narra le sue storie, i suoi "cunti", e il cane lo ispira a tirarli fuori dalla memoria, ricordandogli l'Iliade e l'Odissea, la Bibbia e l'Apocalisse e tutti i libri letti. Ne nascono nenie, filastrocche e litanie, "limate" dal poeta in rime siciliane, con una particolare attenzione al "paleologismo", ad arcaismi tipici del siciliano che si prestano a giochi linguistici che possono (e debbono) far pensare il Lettore”.

 

Argu lu cani para ca parra,

ci cuntu stori ma nun li capiscia,

ma ca puisia la cuda m’abbatta,

para ca rrira cca lingua c’ammuscia,

almenu mi senta mentri ci parru,

almenu m’ascuta e puoi s’aḍḍummiscia…

 

E leggendo le bellissime poesie, molte delle quali delle vere nenie , vengono alla mente tantissime immagini che riportano in lettore in un mondo in cui tradizione e dedizione sono un tutt’uno se si cammina su un terreno religioso fatto di feste e canti o su quello agreste della campagna ragusana o su quello amoroso.  Ad ascoltare i vari quadretti di vita  narrati c’è Argo, il cane del narratore. 

Una riflessione mi ha riportato  proprio a loro, e la trovate nel libro: 

«I cani. A volte sono meglio degli umani. Ti fanno festa, sembra capiscano le tue parole e tu sai dimostrare sempre la tua gratitudine a chi  ti sa ascoltare.  Argo era  il cane mitico per eccellenza, il cane di Ulisse. Lui sempre fedele, cacciatore e amico. Argu, è il cane del poeta.  La sua musa. Abile ascoltatore, scrigno di confidenze. Di nenie inventate e racconti di feste di paese , di santi nella via, di Telemaco e Ulisse, di fidanzati e poi sposi e di poeti e poetesse  lui, Argu, ne ha sentiti tanti. 

A volte sembra proprio ricordarli, magari inseguendo un geco. Un cane eletto dal poeta a grande uditore, suo confidente, suo unico interlocutore. E il dialetto , che non parla proprio ragusano ma più sciclitano con inflessioni arcaiche tipiche dei paesini , fa da cornice al grande racconto della sua vita vissuta:  tra i fedeli della festa del “Gioia”, l’Uomo vivo, di Scicli o tra la cera sparsa nelle strade di Ragusa ad Agosto per la processione del patrono San Giovanni, in piazza San Giorgio ad Ibla per vedere la festa che “fa ballare” il Santo sopra il suo cavallo bianco o tra la gente che racconta e “cunta” preghiere miracolose con nome di santi o nella pagina di un poeta che canta le sue avventure amorose poco fortunate.

Ai poeti cari come Pippo e Giovanna , come un giullare di corte fa con il re e la regina, egli  dedica alcuni versi che parlano dei loro fortunati libri . Per gli amici Marco ed Eleonora , novelli sposi  scrive un’ode  che li invita a rimanere sempre fidanzati nei sentimenti.  Per la moglie Liliana un canto d’amore tra le tantissime “erre” che risuonano dolci  in questo  melodioso dialetto  tra  tanti “rivuordi, libbra, amuri veru, cianciri e rirri, nummuru sissantaquattru...

 Ma in queste poesie il poeta non vede l’ora di mostrare a tutti la sua fede. Ne è fiero, ne è orgoglioso. La fede è quella che tra le righe appare ovunque .  È una costante, è la sua pelle. Lo scrigno della sua memoria la custodisce gelosa ma essa appartiene a vecchie eredità tramandatesi da padre in figlio. Ma ora a raccogliere questa eredità  fatta anche di feste, nenie, preghiere e parole d’amore d’altri tempi c’è il suo cane che ascolta, sbadiglia e tra i racconti appare anche sdraiato in quel quadro siculo  tutto agreste in cui il sole accarezza il grano e la natura si mostra fiera in contrasto alla “civiltà assassina”. Ecco ora il poeta è l’ultimo pensatore, l’ultimo cantastorie, l’ultimo narratore. Il suo cane però pare abbia capito!»

 

Giovannella Galliano

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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry