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Libri

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È un’immagine di copertina particolare ed emblematica quella scelta da Marco Iannizzotto (avvocato e “cinefilo a 360 gradi”) coautore, insieme a Salvo Micciché (consulente informatico e direttore editoriale del quotidiano on line Ondaiblea), della raccolta poetica “Dall’Alba ai Girasoli” (Biancavela – StreetLib, 2016, pp. 84), in formato anche e-book. La parte iconografica (i girasoli) è molto luminosa e richiama in mente non solo la serie di dipinti ad olio su tela realizzati tra il 1888 e il 1889 da van Gogh, ma anche il suo significato più intrinseco. Un’infiorescenza giallo cadmio va ad animare, caricandosi di un valore simbolico, metafora della vitalità della natura, l’immagine stessa rendendola vivace e gioiosa e solida come l’amicizia di lunga data che lega i due autori. 

Sorprende non poco il dinamismo visivo che emerge dirompente dall’articolata trama poetica scritta “a quattro mani” e mediata da una vellutata alchimia di pensieri, immagini, umori, sensazioni, tutti avvolti in mirabili suggestioni liriche convergenti in una espressione di intima emozionalità.

Un sorta di valore semantico è assunto dal titolo (mutuato, rispettivamente, dal titolo della prima e dell’ultima poesia). L’alba è il momento in cui si manifesta il primo chiarore del mattino e precede l’apparire del sole che “annuncia tempi futuri”; è l’inizio della giornata – contraddistinta dal “caldo grido di una donna” che “invita il figlio / a svegliarsi alla vita”. È presente anche la sera che non è intesa come la fine della giornata, bensì l’inizio di una dimensione interiore, di un rimanere “da solo / a parlarmi di cose / che solo allora / riesco ad amare”. La parola “tempo” è una costante continua alla ricerca di “oniriche incertezze”, mentre l’Amore, a cui alcuni componimenti sono dedicati, “delicato, sofferto, vissuto fino in fondo o semplicemente immaginato” come annota la prefatrice Marinella Tumino, è inteso come “tenera sintonia / che ci proietta nel futuro”. 

Un viaggio nell’Immaginario, “luogo utopico dove tutte le poesie del libro si concentrano e prendono vita con i loro personaggi” come scrivono i due autori, che interseca delicatamente tematiche attuali, fortemente sentite dagli autori, come la guerra (”i ragazzi di Prìstina sognano / nelle strade deserte”) e l’immigrazione, mentre “malinconia e nostalgia regalano una versificazione carica di grandi emozioni”. 

Una pace ricercata “dietro la collina dell’indifferenza”. Una pace sognata da “ogni politica / che parlava di pace / e preparava la guerra”. Una pace evocata dalla bandiera dell’arcobaleno con le scritte Shalom e Salam a significare “pace” in ebraico e arabo. Un arcobaleno di biblica memoria: “sette lunghezze d’onda / per una sola luce”, per significare a tutti gli uomini “tanto diversi eppure così simili”. E l’alba di un nuovo giorno trova “un’Europa morente / di falsi miti e incapaci al potere”. 

Ma una leggera brezza “porta dovunque / estatico sogno di libertà”, alla ricerca di un “vorrei: condizionale presente / e speranza futura” in un mondo nuovo in cui il sorriso non si strappa ma si deve inventare e dove il “Natale è la fine del mai e l’inizio del sempre”.

 

Giuseppe Nativo

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«La festa delle Milizie è, si voglia o no, la cifra eccelsa della città. Un tesoro impareggiabile che ci fa ancora ripetere un timore o tremore: “O quam te memorem, Virgo!” Una parola di infinita nostalgia» (prof. Giovanni Rossino).

Questa bella citazione apre un nuovo libro di Don Ignazio La China (sacerdote a Scicli e professore di diritto canonico), La Sacra Rappresentazione delle Milizie, Archivum Historicum Siclense (2016) che l’Autore dedica alla festa della Madonna delle Milizie (detta anche “dei Mulici”) che si svolge a Scicli l’ultimo sabato di maggio, e di recente inserita tra le feste tutelate dalla Regione Siciliana.

Lo scopo della pubblicazione –come si legge nella seconda di copertina– è quello di rendere fruibile ai lettori il testo originale secondo il copione del Pacetto Vanasia.

La ricostruzione storica vede una lunga serie di testimonianze che vanno dall’Ottocento ai nostri giorni e generano un dibattito molto intenso, a volte dai toni accesi, ma sempre pio e rispettoso delle tradizioni, incentrato soprattutto sul testo della sacra rappresentazione e sui commenti del “post scena”, perché la visione della “battaglia” delle Milizie tra “Normanni” e “Saraceni” (detti “Turchi”) e dell’intervento della Vergine a Cavallo che con la spada in mano ristabilisce l’ordine e tutela la fede, annunciata e raccontata dal canto dell’Angelo, non lascia mai indifferenti.

Tante prove di testi alternativi sono state fatte e provate, ma per molti (e anche per chi scrive, che più volte ha partecipato alla Sacra Rappresentazione anche come attore, per la regia di Gino Savarino) il testo del Pacetto Vanasia è quello che forse più si adatta, se non altro anche perché oramai esso è – come una volta fu detto in uno degli interessanti commenti televisivi tra i prof. Giuseppe Pitrolo e Paolo Nifosì, ottimi commentatori dell’evento – “nel DNA degli sciclitani”: chi, infatti non ricorda famose battute del testo: «…È un vecchio barbuto…», «…la Sicilia non è più tributaria…», «Possa il sogno avverarsi…», «Il Gran Conte Ruggero, Signore di questa terra…», «dal sangue dei gloriosi martiri la Sicilia uscirà vittoriosa e redenta…», «…Belcane! - …Cooosa vuoi?», «Vuoi tu guerra? E guerra sia!»; chi non ricorda almeno una scena o il canto dell’Angelo per la Vergine “Bella Amazzone invitta, Alta eroina”, cui “s’inchina Scicli”?

Tra le testimonianze leggiamo storici, intellettuali, giornalisti, studiosi e appassionati che si occuparono della Rapprentazione: Giuseppe Regaldi, Eduardo Morana, Serafino Amabile Guastella, Valentino De Caro, Carlo Stoppani, Giuseppe Pitré, Saverio Santiapichi, Concetta Cataudella, Mario Pluchinotta, Maria Galanti, Elio Vittorini, Bartolo Cataudella, Vincenzo Consolo, Italo Alighiero Chiusano, Roberto Alajmo…

Il libro si conclude con le proposte dell’Autore (e dei commentatori) sul tema “Ripensare la rappresentazione” e sul futuro della sacra Rappresentazione.

Un bellissimo omaggio di Ignazio La China alla sua (nostra) città di Scicli, con le sue belle feste (Il “Gioia” (Cristo Risorto), San Giuseppe “il Patriarca”, le Milizie, San Guglielmo, La Settimana Santa, l’Addolorata…) cui egli ha dedicato altri libri (ricordiamo per es. Le Feste del Signore, ed. Sion, 2008 e Appunti per una storia della Pietà Popolare a Scicli, ed. Sion…). Un libro da leggere subito e tenere in biblioteca, tra i migliori libri di storia popolare, della millenaria storia di Scicli, orgogliosamente cristiana e fiera della sua antichità.

Un ricco apparato di note impreziosisce il libro. Note da leggere e da cui partire per ulteriori studi sulla Rappresentazione e sulla storia di Scicli e delle sue feste.

In copertina è raffigurata la “Madonna a Cavallo” in un disegno originale di Rosario Calabrese.

 

Salvo Micciché

 

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Presentazione a Scicli

Il libro sarà presentato a Scicli, il 10 agosto, a cura di Giuseppe Pitrolo, nell'ambito degli eventi "Conversazioni a Scicli sotto l'Ulivo", a cura del Movimento Culturale Vitaliano Brancati.

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Presentazione Giovedì 4 Agosto 2016 ore 19,00 al Museo TEMPO via XX Settembre 132 - Canicattini Bagni

 

Canicattini Bagni, 1 agosto 2016 – “Possono ancora i “cunti” della tradizione orale delle nonne aiutare degli adolescenti in crisi?”

È quello che scopriremo, a cura del Museo TEMPO (Museo dei Sensi, del Tessuto, dell’Emigrazione e della Medicina Popolare), del Sistema Rete Museale Iblei, e del Comune di Canicattini Bagni, conoscendo “Madri in Sicilia” (Melino Nerella Edizioni), terza fatica letteraria di Cetty Amenta, docete, giornalista e scrittrice netina.

 

La presentazione del libro è in programma Giovedì 4 Agosto 2016 alle ore 19:00 al Museo TEMPO di via XX Settembre 132 a Canicattini Bagni.

 

Dopo i saluti del Sindaco Paolo Amenta, sarà l’autrice, Cetty Amenta, che si è già occupata della condizione femminile negli anni ’50, a raccontare le antiche verità ancora sopite sul ruolo della donna, madre e nonna, all’interno della famiglia, evidenziando il gap generazionale e l’importanza del recupero della memoria per i giovani attraverso i piacevoli “cunti” che la nonna racconta alla propria nipote alle prese con i problemi del nostro tempo. 

 

Alla presentazione sarà presente, per la Melino Nerella Edizione, l’editore Giuseppe Lissandrello, mentre saranno Tanino ed Elisa Golino a leggere alcuni brani del libro.

 

Al Museo TEMPO, inoltre, è possibile visitare l’Esposizione d’Arte “Canicattini com’era…” dai disegni di Salvatore Bordonaro, e “Canicattini com’è…” dalle foto di Rosario Amenta.

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Ragusa, 21 luglio 2016 – Venerdì 22 luglio, alle ore 18.30 presso i nuovi locali del Centro Studi “F. Rossitto” Ragusa (Via E. Majorana, 5 – angolo via La Pira) il giornalista Domenico Occhipinti presenterà il libro di Enrico Rossi (Presidente della Regione Toscana, PD), “Rivoluzione socialista. Idee e proposte per cambiare l’Italia”, a cura di Peppino Caldarola, postfazione di Tommaso Giuntella, Castelvecchi Editore, Roma 2016.

 

L’iniziativa culturale è resa possibile grazie alla sinergica collaborazione del Secondo Circolo del Partito Democratico di Ragusa  con il Centro Studi “Feliciano Rossitto”.

 

Una lunga, articolata ed appassionata intervista a cura di Peppino Caldarola, impreziosita da una selezione di interventi del presidente della Toscana apparsi, in questi ultimi anni, sul web.

Crisi della democrazia, nazionalismi: questi i principali mali che una nuova sinistra deve porre al centro della propria analisi. Enrico Rossi parte da questi temi per tracciare la sua proposta per l’Italia e per il Partito Democratico, delineando una visione che rifiuta tanto l’estremismo parolaio e inconcludente quanto il pragmatismo amorale. Il presidente della Toscana immagina una sinistra che recupera il contatto con i propri valori e idee fondanti per proporre una concreta alternativa.

Secondo Rossi: “Bisogna risvegliare nei giovani l’ardore della politica. Dopo trent’anni di predominio dell’ideologia liberista, la sinistra non è scomparsa”.

 

Enrico Rossi è il Presidente della Regione Toscana. Laureato in Filosofia a Pisa, è stato sindaco di Pontedera e assessore regionale alla Sanità. Ha pubblicato “Viaggio in Toscana” (Donzelli, 2014) e “Italia centrata” (Quodlibet, 2016).

 

Giuseppe Nativo

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L’estate come stagione di vacanze e relax, ma anche come momento di transito per chi sta concludendo un percorso di studi e si appresta ad entrare in una nuova fase della vita spesso piena di incertezze. In questo periodo, i giovani si pongono tante domande: “Avrò scelto la facoltà giusta per me? Meglio continuare a studiare o lavorare? Adesso che sono laureato troverò un lavoro?”. 

I quesiti sono tanti e le risposte dipendono essenzialmente da ognuno di noi, dalle nostre aspirazioni e capacità. Ne è convinto il giovane ragusano Simone Digrandi, autore del libro Dipende da te pubblicato a gennaio dalla Wormdage Edizioni, casa editrice palermitana che con la vendita dei libri sostiene iniziative sociale. 

Un’opera di centosessanta pagine in cui l’autore racconta le sue esperienze nell’ambito lavorativo, sociale e culturale, con la speranza che possano essere d’ispirazione per i ragazzi che devono ancora trovare la loro strada, ma anche per i genitori, che oggi più che mai devono sostenere i figli nel trovare il loro posto nel mondo. Una lettura giusta per l’estate, per arrivare a settembre con un nuovo entusiasmo. 

 

 

Sei mesi di Dipende da te. Un libro nato in pieno inverno, ma che è anche un'ottima lettura per l'estate. 

Sei mesi favolosi, durante i quali abbiamo girato mezza Sicilia tra presentazioni e incontri nelle scuole. Momenti bellissimi di confronto, di crescita, di “lancio di una speranza” che spero molti ragazzi abbiano raccolto! 

È vero, il libro è nato in inverno ma ha una “freschezza” tutta sua, che gli permette di essere utile in qualsiasi momento dell'anno, anzi può aiutare un giovane ad entrare in una nuova “stagione" che è tutt’altro che climatologica: è un nuovo e speciale momento della propria vita, durante il quale costruire qualcosa di particolare, grazie alla riscoperta di sé e di ciò che ha attorno… e proprio l'estate, fase di relax ma anche di riflessione, può essere un ottimo momento per leggerlo.

 

Abbiamo chiesto a Simone di Grandi, autore del libro "Dipende da te"...

 

L'estate dunque come stagione di transito che spesso chiude un percorso per aprirne un altro. Pensiamo ad esempio ai ragazzi che stanno affrontando gli esami di maturità o a chi deve dare gli ultimi esami per laurearsi. In che modo Dipende da te può aiutare chi si trova in questo particolare momento? 

Dipende da te può essere utile proprio per chi sta concludendo un percorso di studio e, quindi, si sta sicuramente ponendo tante domande, magari con in mano poche certezze e in mente tanti dubbi. C’è chi ad esempio non sa se proseguire con la fase universitaria o se buttarsi nel mondo del lavoro, c’è chi non sa quanto vale e cosa può fare nella vita, o chi ha terminato tutta la propria fase di studio, compresa quella universitaria, e si trova sbarrate tutte le porte. Il libro permette di guardare queste fasi così delicate e brutte sotto una nuova prospettiva, permette di analizzare la propria vita sotto un nuovo punto di vista cioè quello delle proprie capacità che diventano possibile “creazione di un futuro” restituendo una nuova immagine di sé e, magari, nuove possibilità di scelta… Molto spesso, durante le presentazioni, alcuni genitori hanno acquistato una copia del libro chiedendomi di autografarla con dedica al figlio o al nipote proprio perché “in una fase difficile” o “appena laureato” e quindi desideroso di risposte… Dipende da te, davanti a tutto questo, prova a dare qualche buona soluzione!

 

Il libro si rivolge ai giovani, ma dà spunti su cui riflettere ai lettori di tutte le età. 

Lo fa nella misura in cui un lettore adulto, possibilmente genitore, si possa rendere conto sostanzialmente di due cose: da un lato, che il futuro dei propri figli probabilmente non sarà com’è stato il proprio - molti genitori sono rimasti ad esempio con l’idea del “figlio che si sistema” con il posto fisso, scartando e/o non accettando l’idea che possa farlo con un lavoro in proprio, circondandosi di pregiudiziali e dubbi non riuscendo quindi a sostenere il figlio che prende altre strade - dall’altro, di conseguenza, che dovrà sostenerlo in una maniera diversa e non prevista. È il momento in cui un genitore non stia a pensare “dove si sistemerà” il figlio, ma “quanto vale” e “cosa può creare con la situazione attuale”.

 

Spesso parli del tuo libro come di un seme che va coltivato. Chi speri possa raccogliere questo seme?

Il seme è il principio del cambiamento, può e deve nascere dentro il cuore di ogni giovane, il quale se lo coltiva bene può raccogliere buoni frutti. Cosa c’è dentro quel seme? Un pizzico di speranza, un pochino di consapevolezza e un pezzetto di ottimismo. Se coltivato - scoprendo e focalizzandosi sulla propria passione e/o competenza, confrontandosi con gli altri e con ciò che c’è in giro, facendosi consigliare, iniziare a pensare a cosa si può fare per il proprio futuro, iniziando a fare qualche tentativo - il seme può diventare qualcosa di importante, pieno di buoni frutti… Ovviamente coltivando il tutto con una buona dose di pazienza e del sano ottimismo! Tutti possiamo essere speciali, tutti possiamo fare qualcosa di importante, tutti possiamo creare... basta iniziare a crederci!

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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry