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Ragusa, 1 marzo 2017 – Sst. Silenzio, si gira!... anzi, si prova! Pochi arredi in scena. Una figura e due tagli di luce. Uno spazio che è atmosfera più che un luogo. Iniziano le prime battute come da copione. Ci troviamo nel corso di una delle prove serali che vede impegnati alcuni attori in costume sul palcoscenico in uso presso l’ampia sala del Centro studi “Feliciano Rossitto”. Il debutto è fissato per domenica 5 marzo. Sarà la compagnia Teatro Utopia (in collaborazione col Centro studi “F. Rossitto”, Centro servizi culturali, Federazione italiana teatro amatori e Assessorato regionale dei Beni Culturali e Identità siciliana) a mettere in scena 3 atti unici di Anton Cechov per la regia di Giorgio Sparacino.

Cechov, drammaturgo russo (1860-1904), è un classico. E i classici sono apprezzati perché appartengono a un tempo che fu. Scegliere di partire dai suoi atti unici, con un affiatato gruppo di persone che hanno consolidato la loro maturazione di teatranti a fianco del regista Giorgio Sparacino, significa iniziare a consolidare l’idea di un lavoro d’attore per ripartire dalle basi, da quel nucleo originale e fondante che ha infiammato di sé tutta la cultura del Novecento. Con Cechov, infatti, l’attore è consapevole che ha bisogno di credere fino in fondo alle proprie battute, null’altro. Può sostenere, fra le pieghe della sua vocazione, tutta la contraddizione del teatro, tragedia e commedia ad un tempo. 

Tre i percorsi teatrali che si susseguiranno. “Il tabacco fa male”, mise-en-scène che si presta a essere snocciolata in architetture sceniche che tengano conto più che altro di una partitura, una memoria di caratteri su cui la scommessa di movimenti, pose e parole, innesta le frenesie del presente, ma senza connotazioni di spazio e tempo.

“La domanda di matrimonio” è uno “scherzo”, come lo stesso Cechov lo definì. A teatro, come nella vita, l’umanità resta profondamente “stupida”. Cechov gioca a mettere i grandi pensieri della vita in bocca a gente di poco conto, gente mediocre e di cervello corto. 

A chiudere la serata sarà “L’anniversario”, operazione scenica in cui un presuntuoso banchiere si accinge a festeggiare il quindicesimo anniversario della fondazione della sua banca. A mettere in “pericolo” la tanto attesa (auto)celebrazione, una moglie svampita, un impiegato frustrato e una nevrastenica cliente della banca.

La vita dei personaggi di Cechov si presenta come un “vaudeville”, una commedia brillante, dove tutto trascolora e si muove, e cambia continuamente. Nei tre atti unici non ci si trova di fronte a personalità di rilievo, ma a ridicole figure dai contorni borghesi. In questa alchimia scenica ciò che viene presentato è la vita nel suo comico fluire, talora dissennato.

Sparacino è appena sceso dal palco su cui è rimasto, per oltre mezz’ora, da solo: «Ci ho passeggiato, ho toccato e spostato gli oggetti. Ho preso tempo. E’ stato il mio momento privato prima dell’arrivo degli attori. Ho verificato che tutto fosse pronto per cominciare il teatro».

C’è un filo rosso che accomuna le vicende messe in scena nei tre atti unici? «Intanto, il filo rosso è lo stesso autore. È di Cechov, infatti, la definizione ormai codificata di vaudeville che egli stesso usa per i suoi atti unici. E il vaudeville altro non è che un genere teatrale ironico, a volte pungentemente satirico, ma sempre leggero e divertente, che vuole sottolineare le contraddizioni vissute nel quotidiano dai singoli personaggi, che, di per sé, sono poi afflitti da malanni che vanno dalla misoginia al risicato equilibrio psicofisico. Tutto ciò apre la strada alla grettezza o alla solitudine, tanto da generare conflitti con gli altri, altrettanto complessati, vicini di casa». 

Rispetto al tempo di Cechov, al tempo che egli volle rappresentare, cos’è che oggi non è cambiato? «Non c’è assolutamente nulla di cambiato. Le vicende nelle quali si dibattono i protagonisti di questi e degli altri tre atti unici, che al termine della stagione 2017 chiuderanno questo incontro con il grande autore russo, sono quelli che ancora oggi, all’inizio del terzo millennio, occupano le cronache quotidiane: dissidi e contrasti turbano la pace domestica già prima che i matrimoni siano celebrati, liti senza fine a difesa delle proprietà - certe o incerte che siano -, rancori, labili rapporti matrimoniali, la spocchia del potere e la frustrazione di chi si sente assoggettato… e tanto altro ancora». 

 

Giuseppe Nativo

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