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Cronaca
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Arrestato imprenditore sfruttatore che aveva segregato e violentato una bracciante rumena dal 2006 la donna era costretta a subire soprusi  dal titolare di un’azienda agricola di Acate,  ritenuto responsabile anche di reiterati episodi di violenza sessuale

 

Ragusa, 23 aprile 2015 – Ad Acate i Carabinieri di Ragusa hanno condotto un’operazione che ha consentito di liberare S.E. , una donna rumena di 45 anni (che i Carabinieri stessi hanno chiamato Erika [nome di fantasia, ndr]), di mettere fine ad un vero e proprio incubo, letteralmente liberandola – è l’espressione più appropriata – dalla prigionia in cui l’aveva costretta il suo aguzzino.

L’incubo di Erika era iniziato nel 2006, quando, da poco giunta in Italia, aveva trovato, come tante sue connazionali, un’occupazione in un’azienda agricola della provincia di Ragusa. Con 6 figli da mantenere rimasti in Romania, la donna credeva probabilmente di aver così risolto le proprie difficoltà economiche. Non poteva certamente immaginare come sarebbe cambiato, nel volgere di breve tempo, il comportamento di quello che credeva sarebbe stato semplicemente il suo “datore di lavoro”: N.S., vittoriese di 67 anni, arrestato oggi dai Carabinieri di Ragusa per “Sequestro di persona” aggravato e “Violenza sessuale” continuata aggravata.

Infatti, dopo poche settimane dal suo arrivo, quando la donna aveva ormai appreso i rudimenti del lavoro nei campi, l’uomo ha cambiato atteggiamento, trasformandosi da “datore di lavoro” in “padrone”, assumendo cioè un atteggiamento autoritario, prevaricatore, violento…. Per quattro volte Erika è rimasta incinta, e per quattro volte ha dovuto abortire, da sola.

Quando ha trovato la forza di fuggire, il suo “padrone” non gliel’ha perdonato. Da quel momento, non le ha lasciato tregua. La chiamava in continuazione, dicendole che prima o poi l’avrebbe trovata. L’ha trovata – d’altra parte la donna era rimasta nel Ragusano – e l’ha ricondotta con sé ad Acate. Così, dopo una brevissima interruzione, l’incubo è ricominciato, se possibile con maggior violenza. Negli ultimi mesi, poi, Erika non aveva più nemmeno la possibilità di riposare un giorno a settimana. Doveva lavorare sempre, ogni giorno, compresa la domenica, con ritmi massacranti. E la notte, spesso, il “padrone” abusava di lei. 

Ora, grazie all’operazione dei Carabinieri di Ragusa – che da tempo stavano indagando sul fenomeno, di concerto con l’Autorità Giudiziaria Iblea – l’incubo è finito. Infatti, la donna, dopo qualche ritrosia, aveva raccontato tutto il suo calvario ai militari dell’Arma che hanno dovuto ricostruire i vari episodi consumati nel tempo e riferire all’Autorità Giudiziaria, con un dettagliato rapporto su quanto la donna aveva subito negli anni trascorsi ad Acate.

Il provvedimento, emesso dal G.I.P. Andrea Reale, è scaturito, infatti, dalla serrata attività investigativa condotta – sotto la direzione del Sostituto Procuratore Valentina Botti e la supervisione del Procuratore Capo Carmelo Petralia – dai Carabinieri della Stazione di Ragusa Ibla e del Nucleo Operativo della Compagnia di Ragusa, con la preziosa collaborazione dei colleghi della Compagnia di Vittoria. 

L’indagine si inquadra nelle più ampie attività poste in essere da tutti i Reparti del Comando Provinciale di Ragusa sul particolare fenomeno delle donne straniere impiegate, e talvolta sfruttate, nel settore dell’agricoltura, nelle numerose aziende della Provincia.

Nei mesi scorsi vi era stata da parte degli organi di informazione e di alcune organizzazioni una particolare attenzione sul fenomeno, e pertanto sia l’Autorità Giudiziaria che il Prefetto di Ragusa hanno dato precise disposizioni per monitorare il fenomeno e risalire ad eventuali reati di sfruttamento sessuale e/o lavorativo in danno di donne di nazionalità rumena.

La malcapitata, che già da tempo, dopo aver raccontato tutto ai Carabinieri, era stata affidata ad un’organizzazione assistenziale operante in Provincia, ha ringraziato i militari per averla salvata da un vero e proprio incubo.   

L’uomo, invece, questa mattina, dopo essere stato prelevato presso la sua abitazione-azienda, è stato condotto presso il Comando Provinciale di Ragusa, ove gli è stato notificato il provvedimento restrittivo in questione, per essere successivamente trasferito presso il Carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

I Carabinieri invitano chiunque abbia subito o sia a conoscenza di episodi analoghi a recarsi presso il più vicino Comando dell’Arma per denunciare i fatti.

 


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