Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. 

Info: Garante per la Privacy

Siracusa e dintorni
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 
Share/Save/Bookmark

Sabato 6 maggio 2017 –“I trasporti e la loro sicurezza dall’antichità ad oggi”: è stato questo il tema del convegno che si è tenuto questa mattina al “The Siracusa International Institute” in via Logoteta, organizzato dalla Polstrada e dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Siracusa.  

Dopo i saluti delle autorità presenti, l’introduzione ai lavori è spettata alla prof.ssa Rosalba Panvini, Soprintendente dei BB.CC.AA. di Siracusa, la quale ha spiegato le difficoltà degli archeologi nel reperire testimonianze del sistema viario delle antiche civiltà, anticipando così anche gli interventi dei tre giovani ricercatori, tra i relatori del convegno. Il primo a prendere parola è stato il prof. Giuseppe Ceraudo, docente 

all’università del Salento. Il suo intervento - “Indagini archeologiche alla scoperta della viabilità romana” – ha messo in luce come esista una viabilità romana meno nota ma che aveva una notevole importanza per la mobilità dell’epoca; il raffronto è stato in particolare tra la via Appia (la più nota) e la via Latina, meno nota ma particolarmente trafficata, come accertato da scavi e rilievi, da cui è emerso pure che la segnaletica odierna trae spunto da quella romana.

E’ stata poi la volta dei tre giovani ricercatori, Andrea Scifo, Salvatrice Pantano e Nicoletta Di Carlo, giovani archeologi la cui ricerche – sotto il coordinamento della prof. Panvini – hanno permesso di portare alla luce altri interessanti aspetti del sistema viario e dei mezzi di trasporto sin dai tempi dei greci. Più nel dettaglio, il dr. Scifo ha parlato dell’esiguità dell’iconografia greca in materia di viabilità. I primi reperti fanno riferimento ad una strada che collegava Siracusa a Gela, passando per la zona del Ciane e per Canicattini. C’era un’altra strada importante, costiera, ed era la via Elorina, che abbiamo ancora oggi.

La d.ssa Salvatrice Pantano ha puntato i riflettori sui romani e sulla loro intuizione in merito all’importanza della viabilità per lo sviluppo e la conquista, rilevando come l’attuale grande rete stradale  ripercorra quella romana. Anche nella diseducazione urbana, gli italiani di oggi seguono le orme degli antenati: i romani avevano il cattivo vezzo di lasciare i carri (le auto di oggi) in doppia e persino terza fila. Il primo a cercare di risolvere il problema del parcheggio ma anche della circolazione caotica, fu Giulio Cesare. Curiosità: ai tempi dei romani la guida era a sinistra. A Nicoletta Di Carlo è spettato il compito di illustrare come si regolasse la viabilità dal Medioevo al Grand Tour. Nel Medioevo risulta poca attenzione verso le vie di collegamento, tanto è che più che altro erano sentieri accidentati e spesso impervi, oltre che privi di manutenzione (aspetto questo che era stato curato dai romani) e men che meno di illuminazione: risale a quel periodo storico la superstizione del gatto nero. A quell’epoca storica risale anche la prima certificazione di incidente stradale (vittima fu il pontefice di allora, era il 1414). E ancora in tema di ricorsi storico, la d.ssa Di Carlo ha citato Goethe, che di Siracusa – visitata nel suo famoso viaggio in Sicilia – scrisse: bellissima ma coperta di spazzatura. Il comandante della Polizia Stradale di Siracusa, Antonio Capodicasa ha invece riportato l’attenzione a oggi, alla sempre crescente esigenza di sicurezza  sulla strada mettendo a confronto i dati della mortalità per incidenti aerei e quelli derivati da scontri stradali (lo scorso anno: 126 – dato mondiale - contro 3.419 - dato nazionale). Partendo poi dal vecchio sistema di controlli, il classico “patente e libretto”, il comandante Capodicasa ha spiegato il più moderno metodo della patente a punti sia servito come deterrente, non tanto per i punti persi quanto per le procedure per riottenere la patente sospesa, nei caso in cui la decurtazione sia stata totale (superamento dei limiti di livelli alcolemici o per alterazione da stupefacenti). Sulla stessa scia l’intervento del sovrintendente della Polizia Stradale di Vicenza Alessandro Zadra che con slides, immagini, riproduzioni e video ha mostrato i passi da gigante compiuti dalla tecnologia per la rilevazione degli incidenti.

I lavori si  sono  conclusi con l’intervento del Prefetto Roberto Sgalla, Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato. Il Prefetto, rimarcando come per quanto si sia esponenzialmente ridotta l’infortunistica stradale - soprattutto in rapporto al volume dei mezzi in circolazione -  l’attenzione alla sicurezza resti la priorità assoluta. 

«In base agli standard stabiliti dall’Unione europea, nel 2020 gli incidenti nel nostro Paese non dovrebbero superare la soglia dei 2.000 per arrivare a quota zero entro il 2050. Una chimera, specie se sei tiene conto che sarebbero da vigilare circa 450 milioni di km stradali: non ci sarebbero risorse umane sufficienti. Per questo la nostra attenzione punta soprattutto alla prevenzione, parlando non solo con i giovani andando nelle scuole, ma anche con gli adulti».

Commiato finale nelle mani del comandante Capodicasa il quale già guarda aventi e pensa all’appuntamento del prossimo anno. 

© Ondaiblea - Biancavela Press, tutti i diritti riservati - Condizioni

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry