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Scicli (Mendrisio), 4 aprile 2019 – Inaugura sabato 6 aprile al Museo d’arte a Mendrisio, in Canton Ticino, la grande antologica dedicata al maestro siciliano Piero Guccione (1935-2018), tra i più grandi artisti italiani del secondo Novecento, attivo sino allo scorso anno, celebre per le sue magnifiche marine.

Non c’è mai stato un artista che sia riuscito a dare la dimensione della luce e della relazione tra l’azzurro, il mare e il cielo come Piero Guccione.  Nato nel 1935 a Scicli e recentemente scomparso, per oltre quaranta anni ogni mattina Guccione ha guardato il mare cercando di coglierne le variazioni, non per semplice descrittivismo, ma per trovarci sempre l’anima dell’uomo.

«Mi attira l'assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento.»  Guccione ha portato la sua ricerca ai limiti dell’astrazione, restando tuttavia ben ancorato alla realtà. Persino nelle ultime opere dove la rarefazione è condotta all’estremo e il senso di vuoto diventa qualità principale, egli vuole e sa rimanere pittore di un’antica tradizione radicata nel dato realistico, figurativo.

Con la prima retrospettiva post mortem, il Museo d'arte Mendrisio intende ripercorrere il viaggio attorno al mare di Guccione attraverso l’esposizione di 56 capolavori tra oli e pastelli, a partire dal 1970 fino alla conclusione del suo percorso. La scelta delle opere è stata curata dal Museo d’arte Mendrisio in collaborazione con l'Archivio Piero Guccione.

Un catalogo di 120 pagine, edito dal Museo d’arte Mendrisio, documenta con fotografie e schede tutte le opere in mostra, introdotte dai contributi di studiosi e seguite da apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni.

Una mostra incantevole per ricordare un grande artista italiano.

Apertura al pubblico dal 7 aprile al 30 giugno 2019.

s. m.

Biografia di Guccione

Piero Guccione, biografia

1935

Piero Guccione nasce il 5 maggio a Scicli, in provincia di Ragusa, terzogenito di una famiglia della piccola borghesia. Suo padre era sarto, di buona scuola, la madre casalinga.

1948-1954

Grazie alla complicità sensibile del padre, abbandona gli studi classici per dedicarsi al disegno e alla pittura. Frequenta per un anno la Scuola d'arte di Comiso, quindi l’Istituto d'arte di Catania, dove si diploma. In questi anni, l'amico Ugo Caruso porta da Milano una grande monografia, dedicata all'opera di Cézanne, che diventerà un fondamentale punto di riferimento. 

1954-1955

Nell'autunno del 1954, poco dopo la morte del padre, Guccione si trasferisce a Roma, dove s'iscrive all'Accademia di Belle Arti. Trovandola priva di qualsiasi stimolo e interesse, la frequenta per un mese soltanto. Vive in un pensionato a San Francesco a Ripa, mantenendosi col sussidio di 500 Lire di una scuola parastatale di cartellonistica pubblicitaria, destinato a chi proveniva da fuori città. 

Nei primi due anni romani non dipinge quasi mai. Lavora, invece, come grafico in uno studio romano, dove ha la possibilità di cimentarsi in nuove forme espressive quali manifesti pubblicitari, caricature per giornali, disegni di mobili. 

1955-1958

All'inizio del 1955 incontra Renato Guttuso nel suo studio a Villa Massimo e gli mostra i propri disegni. Inizia a frequentare i pittori neorealisti della Galleria Il Pincio, a Piazza del Popolo (Astrologo, Attardi, Tornabuoni e Vespignani) e frequenti sono le sue visite alla Galleria Nazionale di Valle Giulia per ammirare, soprattutto, artisti quali Scipione, Mafai e Pirandello.

1958-1959

Spinto dall'entusiasmo giovanile, ma anche da esigenze economiche, Guccione accetta di partecipare alla prima missione paleontologica nel Sahara libico, diretta da Fabrizio Mori, esperienza che ripete nei successivi otto anni sino al 1969. Scopo di queste missioni era il rilevamento in grandezza naturale di pitture e graffiti rupestri delle civiltà sahariane preistoriche. 

1960 

Tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Elmo di Roma, presentata dal critico d'arte Duilio Morosini. La sua pittura, in evidente formazione, mostra interesse verso l'espressionismo di Levine e, soprattutto, di Soutine.

1961

Si reca negli Stati Uniti dove, su richiesta dell'American Federation of Art, espone in una mostra alla Columbia University di New York le riproduzioni delle pitture e dei graffiti sulle civiltà preistoriche sahariane, poi itinerante nelle maggiori università americane.

1961-1964

Inizia a frequentare il gruppo neofigurativo "Il pro e il contro" formato dai pittori Attardi, Calabria, Farulli, Gianquinto, Vespignani e dai critici Del Guercio, Micacchi e Morosini, dai quali si allontanerà nel 1964. In quello stesso periodo, Guccione realizza alcune opere che rimandano alla pittura di Francis Bacon, scoperto nel 1962 assieme ad Attardi, in occasione della mostra dedicata al grande pittore irlandese a Torino. 

1962

Firma un contratto con la Galleria La Nuova Pesa, dove organizza la sua seconda personale: dopo quasi dieci anni di attività, Guccione riesce finalmente a vivere di sola pittura. 

1963

Illustra Il rosso e il nero di Stendhal per l'editore Parenti.

1965

Con il ciclo dei Giardini, esposto alla Galleria La Nuova Pesa, raggiunge una totale autonomia artistica: il racconto della realtà lascia spazio alle cose, tutte, degne di essere dipinte. 

1966-1969

Nel 1966 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove verrà invitato anche nel 1972, 1978, 1982, 1988, e 2011. Dal 1966 fino al 1969 è assistente di Renato Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sarà anche titolare di cattedra.

1967

Dipinge Sulla spiaggia di Sampieri, la sua prima veduta di mare, dove forte è l'influenza di Edvard Munch, pittore molto amato, al quale dedicherà un viaggio a Oslo nel 1973. 

1968

Prima personale alla Galleria Il Gabbiano di Roma, dove presenta opere del ciclo Città riflessa: paesaggi riflessi sulle carrozzerie delle automobili. Inizia un lungo sodalizio, sia professionale sia umano, con Sandro Manzo e Laura Mazza, proprietari della galleria. 

1969

Costruisce una casa estiva tra Punta Corvo e la Baia di Sampieri, lembo estremo della Sicilia Orientale. Da questo momento la sua permanenza in Sicilia si fa sempre più assidua. 

1969-1970

Dipinge il ciclo Attese di partire, composto da una decina di tele poi esposte alla Galleria Forni di Bologna, dove tocca «un secondo momento di notevole compiutezza con una forma bloccata, talora al limite del virtuosismo» (cit. G. Giuffré).

1970

Il piccolo dipinto intitolato Le linee del mare e della terra dà l'avvio all’omonimo ciclo, tra i più caratterizzanti della sua pittura. 

1971

La città di Ferrara gli dedica la prima antologica a Palazzo dei Diamanti con l'esposizione di 80 opere dal 1962 al 1970, presentata da Enzo Siciliano.

1976

Espone per la prima volta a Parigi, con una personale alla Galerie Claude Bernard (dove sarà invitato nuovamente nel 1983, 1988 e 1998) presentato in catalogo da Dominique Fernandez. 

1977

Nella capitale francese visita una mostra sulla pittura del Romanticismo e viene “folgorato” dalla sala dedicata a Caspar David Friedrich, «dal suo occhio freddo ed incandescente, insieme», che tanto influenzerà la produzione degli anni successivi. 

1979-1980

Piero Guccione decide di lasciare Roma e di rientrare definitivamente in Sicilia. Il suo nuovo e permanente punto di osservazione sarà nell’altopiano modicano, a Quartarella, dove trascorrerà il resto della vita. 

La Galleria Il Gabbiano lo presenta per la prima volta alla FIAC di Parigi con una personale.

1980

Espone per la prima volta a New York, presso la Odyssia Gallery, presentato in catalogo da un testo di Alberto Moravia. 

1981

La grande tela L'ultimo mare, terminata nel 1983, segna significativamente il cambiamento di rotta dell'artista, e l'inizio di una nuova fase, che coincide con l’abbandono (momentaneo) della pittura a olio e del tema del mare, che riprenderà nel 1985. In questo periodo Guccione si dedica prevalentemente a disegni e pastelli, che porteranno alla nascita di due importanti cicli: Viaggio attorno a Caspar David Friedrich e la prima serie di pastelli dedicati al Carrubo: immagini e riflessioni intorno ad un albero che muore. 

Diviene punto di riferimento, assieme al pittore e amico fraterno Franco Sarnari, del "Gruppo di Scicli" che tiene la prima collettiva alla Galleria La Tavolozza di Palermo dal titolo Ombre e Luci del Sud. Renato Guttuso, che visita la mostra, conia per primo la definizione di "Gruppo di Scicli".

1984

Ritorna in America invitato dall'Hirshorn Museum di Washington alla mostra internazionale Drawings 1974-84. La Galleria Il Gabbiano, inoltre, lo espone per la prima volta alla Chicago International Art Exposition con una mostra personale presentata da Susan Sontag. 

1985

Si consolida l'interesse del suo lavoro a livello internazionale. Espone un’antologica di grafica al Metropolitan Museum/The Mezzanine Gallery of Art di New York, dove due sue opere grafiche figurano nella collezione permanente del Museo. La Galleria Il Gabbiano presenta il ciclo di pastelli Geometria e malinconia delle pietre alla Kunstmesse (ArtBasel) di Basilea.

Dopo qualche anno di sospensione, riprende il dialogo interrotto con la pittura a olio, soprattutto con il tema del mare. Parallelamente, lavora ai pastelli per il racconto Senso di Camillo Boito, che uscirà nel 1986 per le Edizioni Franca May, con un’introduzione di Alberto Moravia.

1986

Espone, prima a Milano e poi a Roma, il ciclo di pastelli su tema del carrubo Dopo il vento d'occidente, presentato in catalogo da Gesualdo Bufalino e Susan Sontag.

1987

Inizia a dedicarsi ai d'après come riaffermazione del valore salvifico dell’arte e omaggio nei confronti dei classici quali Caravaggio, Giorgione, Correggio, Leonardo, Masaccio, Michelangelo, Pontormo.

1988

La Biennale di Venezia, nel Padiglione italiano, gli rende omaggio con una sala personale dove viene esposto il grande dipinto L'ultimo mare.

È finalista (con Burri, Schifano e Perez) al premio Artista dell’anno a Napoli, promosso da 120 critici italiani. 

1989

La James Goodman Gallery di New York gli dedica un’importante personale. 

A Palazzo Sarcinelli di Conegliano s'inaugura una sua grande antologica (130 opere, tra dipinti e pastelli, dal 1957 al 1989) curata da Marco Goldin.

1991

Espone alla Galleria Il Gabbiano i bozzetti per le scenografie di Norma, di Vincenzo Bellini, andata in scena nel maggio del 1990 al teatro Bellini di Catania con la regia di Mauro Bolognini.

1993

In occasione della manifestazione per il 64° Premio Letterario Viareggio, espone la serie Il mare a Palazzo Paolina di Viareggio. 

Declina l’invito di Bonito Oliva a partecipare alla Biennale di Venezia.

1995

Guccione è nominato Accademico di San Luca. 

Declina l’invito di Jean Clair a partecipare alla Biennale di Venezia, edizione del centenario. 

1997

Si svolge presso la Villa Foscarini-Rossi di Stra (Venezia) la prima mostra antologica dedicata unicamente ai pastelli, con 80 carte che vanno dal 1974 al 1996, a cura di Marco Goldin.

1998

L’opera Verso Oriente invisibile e leggero esposta alla personale di Palazzo Reale a Milano.

1999

Riceve dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il Premio Speciale per la Cultura unitamente a Riccardo Muti e Rita Levi Montalcini. 

1999-2000

Per il teatro Garibaldi di Modica realizza (con Franco Sarnari, Piero Roccasalva e Giuseppe Colombo) una tela del diametro di 440 cm, per la volta della sala. 

2000

I due dipinti Sul far della luna e Il grido della luna aprono l'ultimo ciclo dedicato al mare, non più superficie ma profondità assoluta e armonia dell'invisibile.

2001

Viene pubblicata da Il Cigno GG Edizioni di Roma, la riedizione dell’opera originale di Galileo Galilei Discorsi intorno a due Nuove Scienze, con la prefazione di Sua Santità Giovanni Paolo II e illustrato da dieci incisioni di Piero Guccione. 

2004

Il 14 dicembre 2004 riceve da Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica Italiana come benemerito dell’arte e della cultura. 

2005

La Regione Siciliana onora i 70 anni dell’artista con una mostra curata da Enzo Siciliano e itinerante a San Pietroburgo, Monza, Barcellona e Modica.

2006

Nel mese di luglio la grande tela Il nero e l'azzurro è esposta sulla parete della Sala Italia di Palazzo Madama a Roma, sede del Senato della Repubblica Italiana. 

2008

Milano e Roma celebrano Piero Guccione  dedicandogli mostre importanti, rispettivamente a Palazzo Reale e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM), curate da Vittorio Sgarbi e Maurizio Calvesi. 

2010

Si inaugurano Le pale della Maddalena per il Battistero della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma. 

2011

Al Festival Internazionale del film di Roma e alla Biennale di Venezia viene presentato il film documentario Piero Guccione, verso l’infinito, del regista Nunzio Massimo Nifosì.

2015

La città di Modica onora gli 80 anni di Guccione con una mostra antologica, curata da Paolo Nifosì e Tonino Cannata.

2017

Nel mese di luglio riceve il Premio Pio Alferano 2017 presso il Castello dell'Abate (Castellabate, Salerno), dove è allestita l'ultima mostra a lui dedicata, L’armonia dell’invisibile, a cura di Giuseppe Iannaccone.

2018

Piero Guccione si spegne il 6 ottobre, all'età di ottantatré anni, nella sua amata casa di Quartarella (Modica).

***

Esposizioni

Principali esposizioni

1960

Roma, Galleria Elmo

1962

Roma, Galleria La Nuova Pesa

1965

Roma, Galleria La Nuova Pesa

Bologna, Galleria De’ Foscherari 

1966

Milano, Galleria Toninelli 

Modena, Galleria La Sfera 

1967

Palermo, Galleria L’Incontro 

Salerno, Galleria La Seggiola

1968

Roma, Galleria Il Gabbiano

1969

Brescia, Galleria Fant Cagnì

Catania, Galleria Il Punto 

Ragusa, Galleria Ponte 2 

1970

Bologna, Galleria Forni, Attesa di partire

Francavilla, Galleria Il Modulo

Roma, Galleria Il Gabbiano, 40 Disegni per Paese Sera 

Sciacca, Galleria Le Tre Bifore

1971

Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Mostra antologica

Livorno, Galleria Il Minotauro, Grafica

Roma, Galleria Il Gabbiano

Torre Annunziata, Happening

Viadana, Galleria Il Chiodo

1972

Francavilla, Galleria Il Modulo

Milano, Galleria Bergamini

1973

Bologna, Grafica Dürer; Comune di Alessandria 

Milano, Galleria L’Incontro

Palermo, Centro d’Arte 74

Roma, Grafica dei Greci 

1974

Roma, Galleria Il Gabbiano, Le linee del mare (pastelli)

1975

Messina, Galleria Arteoggi

1976

Parigi, Galerie Claude Bernard

Roma, Galleria Il Gabbiano, Pastelli

1978

Acqui Terme, Bottega d’Arte

1979

Busto Arsizio, Galleria Bambaia 

Genova, Galleria San Marco dei Giustiniani 

Parigi, FIAC (con la Galleria Il Gabbiano)

Roma, Galleria Il Gabbiano, Sei studi su una fotografia di Bacon (pastelli)

1980

New York, Odyssia Gallery

1981

Bolzano, Galleria Spatia

Busto Arsizio, Galleria Bambaia, Elogio dell’ombra (pastelli)

Catania, Galleria La Vite

Palermo, Galleria Arte Al Borgo 

Roma, Galleria Il Gabbiano, Immagini e riflessioni intorno a un albero che muore (pastelli)

1983

Comune di Paternò, Antologia di grafica 

Francavilla, Galleria Il Modulo

Parigi, Galerie Claude Bernard

Roma, Galleria Giulia, L’opera grafica 1961-1983 

1984

Bologna, Galleria Stamparte, Grafica

Busto Arsizio, Galleria Bambaia, Diario Parigino (pastelli)

Chicago, CIAE (con la Galleria Il Gabbiano) 

Roma, Galleria Il Gabbiano; Milano, Galleria Bergamini; Bologna, Galleria Forni, Omaggio a Friedrich (pastelli) 

1985

Basilea, Kunstmesse, ART 16, (con la Galleria Il Gabbiano), Geometria e malinconia delle pietre

Milano, Palazzo Dugnani, Dopo il vento d’occidente (pastelli)

New York, The Mezzanine Gallery; The Metropolitan Museum, Antologia di grafica

Scicli (Ragusa), Galleria L’Androne, Antologia di grafica

1986

Catania, Galleria Il Segno, 16 opere 1960/1970

Roma, Galleria Il Gabbiano, Dopo il vento d’occidente (pastelli) 

1987

Belluno, Galleria A. Boito, Senso

Roma, Galleria Il Gabbiano, Tridente due, Illustrazioni per Senso di Camillo Boito (pastelli)

1988

Busto Arsizio, Galleria Bambaia, Fogli sparsi (pastelli)

Chicago, CIAE, (con la Galleria Il Gabbiano)

Messina, Galleria L’Astrolabio

New York, Art At The Armony (con la Galleria Il Gabbiano) 

Parigi, Galerie Claude Bernard, Pastels

Parma, Galleria La Sanseverina, Guccione 1983-1987

Pordenone, Galleria Grigoletti, Mostra di grafica 

Roma, Galleria Dei Greci, Piero Guccione per Giorgio Soavi

Vicenza, Albanese Arte, Mostra di grafica 

1989

Bari, Galleria La Panchetta

Milano, Galleria Bergamini, Nero e Azzurro

New York, James Goodman Gallery

Roma, Galleria Il Gabbiano; Torino, Galleria Solomon, Presentazione della monografia di Guccione di Enzo Siciliano e Susan Sontag

1989-1990

Conegliano (Treviso), Galleria Comunale d’Arte Moderna, Piero Guccione: opere 1957/1989

1990

Catania, Foyer del Teatro Bellini, Bozzetti e scene per Norma del centenario

Lisbona, Istituto Italiano di Cultura in Portogallo, Palazzo FOZ, Antologica di grafica

Palermo, Galleria Basile, Pastelli

Parma, Galleria La Sanseverina, Il mio piccolo Louvre: 18 disegni da Masaccio a Michelangelo

Sciacca (Agrigento), Ex Convento di San Francisco, Mostra Antologica 

1991

Milano, Galleria Appiani Arte 32, Bozzetti e scene per Norma del centenario 

Palermo, Galleria La Tavolozza, Mostra antologica 

Roma, Galleria Il Gabbiano, Bozzetti e scene per Norma del centenario 

1992

Messina, Palazzo dei Leoni, Variazioni, mostra antologica

Roma, Galleria dei Greci, De Pisis. Ultime poesie

1993

Palazzo Paolina, LXIV Premio Viareggio, Omaggio al Maestro 

1994

Catania, Accademia di Belle Arti, Antologia di grafica

Comiso (Ragusa), Teatro Comunale, Retrospettiva di grafica

Forte dei Marmi, Galleria Pegaso

1995

Catania, Villa Cosentino, Antologica

Conegliano (Treviso), Galleria Comunale d’Arte Moderna, I colori del mare

Valverde (Catania), Biblioteca Comunale Villa Cosentino, I 60 anni di Guccione

1996

Bologna, XX Arte Fiera, (con la Galleria Il Gabbiano)

1997

Bologna, Galleria Forni, 22 disegni per Serafino Amabile Guastella 

Capo d’Orlando (Messina), Circolo Al 76

Cortina d’Ampezzo, Galleria Contini, Antologica

Stra (Venezia), Villa Foscarini Rossi, Guccione – pastelli 1974-1996

Wiesbaden, Galleria Zuta, Grafica e pastelli

1998

Bologna, Galleria Forni, Per Tristano e Isotta di Wagner

Milano, Palazzo Reale, Guccione – opere recenti

Parigi, Galerie Claude Bernard 

1998-1999

Palermo, Villa Lampedusa, Piero Guccione Opera Grafica 1961 – 1998

1999

Castello Ursino, Museo Civico, Piero Guccione a Castello Ursino – Opere dal 1957 al 1999

Conegliano (Treviso), Palazzo Sarcinelli, Guccione d’Après

Cremona, Galleria Il Triangolo, Per Tristano e Isotta di Wagner 

Firenze, Stamperia della Bezuga, Un pittore e un orientalista, Piero Guccione e Franco Battiato 

Scicli (Ragusa), Galleria L’Androne, Pastelli, disegni e grafica 

2000

Catania, Galleria d’Arte Club

Palermo, Galleria Trentasette

Udine, Stamperia Albicocco, Grafica

2001

Conegliano (Treviso), Linea d’ombra quadri, La luna, il mare, le pietre e altre cose 

Palermo, Palazzo Zino, Piero Guccione. Opere 1962-2000

2002

Siracusa, Chiesa La Badia, Da un’edizione de Il Cigno G. G. sui Discorsi intorno a due Nuove Scienze di Galileo Galilei

2003

Conegliano (Treviso), Palazzo Sarcinelli, Opere impressioniste e post-impressioniste dai musei africani 

Modica, Polo Commerciale, Emozioni in grafica

2004

Bruxelles, Parlamento Europeo; Palermo, Loggiato San Bartolomeo; Bologna, Palazzo D’Accurso; Berlino, Ambasciata d’Italia, Pittura tra Poesia e Teatro

Milano, Galleria Tonelli

Roma, Libreria Arion Via Veneto, Il Mediterraneo di Piero Guccione 

2005

Monza, Autodromo; San Pietroburgo, Museo dell’Accademia delle Belle Arti; Barcellona, Museo della Cattedrale; Modica, Palazzo della Cultura Modica, Piero Guccione pittore

2008

Milano, Palazzo Reale, Piero Guccione. Opere 1963-2008

Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Piero Guccione

2009

Modica, Galleria Lo Magno, Piero Guccione, undici d’après

2010

Roma, Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, Le pale del Battistero 

Arcireale (Catania), Galleria Art’è, Piero Guccione

2010-2011 

Genova, Palazzo Ducale, Guccione. Il Mediterraneo

2011

Milano, Galleria Tega, Piero Guccione

Palermo, Palazzo Sant'Elia, Piero Guccione, Le Opere Monumentali

2012

Palermo, Fondazione Federico II, Luoghi dell'arte tra musica, letteratura e poesia 

2013

Comiso, Fondazione Gesualdo Bufalino, Piero Guccione, Sul segno degli artisti #18

Scicli (Ragusa), Movimento Culturale Vitaliano Brancati, L'altra faccia del Mediterraneo e i cammei grafici

2015

Modica, Ex Convento del Carmine, Piero Guccione, Lo stupore ed il mistero del creato

Scicli (Ragusa), Movimento Culturale Vitaliano Brancati, Amori

Vicenza, Palazzo Chiericati, Piero Guccione, Storie della luna e del mare

2017

Castellabate (Salerno), Castello dell'Abate, Premio Pio Alferano 2017; Piero Guccione. L’armonia dell’invisibile

2017-2018

Caltagirone, Museo Diocesano, Piero Guccione. L’armonia dell’infinito

2019

Mendrisio, Museo d’arte, Piero Guccione. La pittura come il mare.

Scheda tecnica della mostra

Scheda tecnica della mostra

Orari

ma-ve:   10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00    

sa-do e festivi:   10.00 – 18.00

Entrata: Intero Chf/Euro 10ridotto Chf/Euro 8

Catalogo: Monografia di 130 pag. con illustrazioni a colori di tutte le opere in mostra, in vendita a Chf/Euro 25 

Visite guidate e attività didattiche: Attività didattiche gratuite per allievi di scuola dell’infanzia, scuola elementare e scuola media. Visite guidate per scuole superiori: Chf/Euro 60.

Visite guidate di gruppo su richiesta con guida storica dell'arte (max 25 persone): Chf 100/Euro 90.

Possibilità di prenotazione su richiesta del pacchetto: ingresso + visita guidata + pranzo in caratteristico grotto ticinese.

Attività collaterali: Attorno alla mostra di Piero Guccione sono previste diverse attività collaterali intese ad approfondire la figura di questo straordinario artista:

Letture e performance teatrali in occasione della Giornata internazionale dei Musei

Conferenze: Un pomeriggio al museo: attività dedicate alle famiglie e ai bambini. Proiezione di film con tema il mare

Con il sostegno di Repubblica e Cantone Ticino, Fondo Swisslos

Informazioni: www.mendrisio.ch/museo, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., tel. +41. 058.688.33.50.

Museo di Mendrisio

Museo d'arte Mendrisio

IL MUSEO

Fondato nel 1982, negli spazi di un antico convento, il Museo d’arte di Mendrisio propone esposizioni dedicate a grandi maestri del ‘900.
Alterna a questa attività rassegne su temi e figure legati al territorio, approfondendo capitoli della storia locale e valorizzando artisti contemporanei. Istituto di riferimento per la regione, il Museo si concentra periodicamente in articolate mostre e pubblicazioni che riconsiderano l’arte e la storia del territorio.

Durante le esposizioni temporanee organizza visite guidate e animazioni per le scuole,
dando l’occasione ai più giovani di familiarizzare con gli spazi del Museo e di avvicinarsi attraverso attività didattiche alla storia e alle tecniche dell’arte.

LA COLLEZIONE

Grazie soprattutto a importanti donazioni, il Museo d’arte di Mendrisio può oggi contare su una notevole collezione che spazia dal XVI al XX secolo e che documenta capillarmente la storia artistica locale. Custodisce inoltre gli oltre 650 Trasparenti, luminose opere d’ornamento per
le Processioni notturne della Settimana Santa ed eseguiti dalla fine del XVIII secolo fino ai giorni nostri. Patrimonio di straordinario valore, essi costituiscono una testimonianza unica, storica e religiosa della regione.

IL COMPLESSO MONUMENTALE

In un’incantevole cornice paesaggistica, l’antico convento dei Serviti, sede del Museo, è inserito per il suo valore storico-architettonico tra i monumenti di interesse nazionale. La chiesa di
S. Giovanni, gioiello del XVIII secolo, di recente restaurata e l’oratorio della Madonna delle Grazie, con la preziosa lunetta attribuita a Giovanni da Milano (metà del XIV secolo) arricchiscono l’intero complesso ruotante attorno al suggestivo chiostro con arcate (XVI–XVII secolo).

Orari d'apertura

martedì – venerdì 10.00-12.00 / 14.00-17.00 sabato – domenica e festivi 10.00-18.00.

 

Milena Nicosia: «inseguendo il Sublime di Piero Guccione»

               


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I fatti del Sudest

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Argomento: Poesia
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Domenico Pisana ospite, in Puglia,  della Pro Loco e del Comune di San Ferdinando di Puglia, per presentare la poesia  di Tina Ferreri Tiberio

 

Modica, 12 giugno 2019 – Il Presidente del Caffè Letterario Quasimodo di Modica, Domenico Pisana, sarà ospite, in Puglia, dell’Istituto Superiore “Dell’Aquila” per presentare,  il prossimo 18 giugno,   la poetessa pugliese Tina Ferreri Tiberio, nel quadro di un evento organizzato dalla  Pro Loco cittadina  con il patrocinio del comune di San Ferdinando di Puglia. 


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Leggi tutto: La poesia di Tina Ferreri Tiberio, presentazione...

Argomento: Arte
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Elvira Salonia

Universo femminile: la personale di Elvira Salonia a Palazzo Garofalo 

 

Ragusa, 11 giugno 2019 – Una personale “tutta al femminile”, quella dell’artista Elvira Salonia in itinere a Palazzo Garofalo fino al 16 giugno. 

La mostra è stata curata dal critico d’arte Salvatore Parlagreco. 


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Argomento: Arte

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Una mostra fotografica all’ex Convento del Carmine 

 

Modica, 30 maggio 2019 – “Donna iraniana racconta donna iraniana - 100 fotografe 100 immagini” è il titolo della mostra fotografica che si terrà a Modica (Ragusa), presso l’ex Convento del Carmine (Piazza Matteotti), dal 1° al 16 giugno e dal 3 al 25 agosto (da martedì a domenica, ore 17 – 21, lunedì chiuso). L’inaugurazione sarà sabato 1° giugno alle ore 11. L’iniziativa è resa possibile grazie alla sinergica collaborazione del Comune di Modica, Fondazione Teatro Garibaldi Modica, woart.ir, festivart.it.

L’allestimento è curato da Tonino Cannata, sovrintendente della Fondazione Teatro Garibaldi, e dal prof. Paolo Nifosì (storico dell’arte), con la collaborazione di Hamid Tabaei, Stephanie Johnson e Najme Arshadi. Quest’ultima è una giovane ragazza iraniana che, dopo aver frequentato il liceo artistico di Shiraz, sua città natale, ha proseguito gli studi universitari a Isfahān e Teheran, perfezionando la sua conoscenza artistica a Firenze. Le piace molto la Sicilia e, in particolare, è innamorata della città di Modica da cui vuole iniziare a parlare delle sue connazionali.


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Autore: Sebastiano Tusa
Editore: Edizioni di Storia e Studi Sociali
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Ragusa, 12 giugno 2019 –  Nell’ambito della manifestazione “A tutto volume” è previsto un omaggio alla grande figura del compianto archeologo Sebastiano Tusa, scomparso nel disastro dell’Ethiopian Airlines a marzo.

Il ricordo sarà a cura di due archeologi che l’hanno conosciuto e con cui ha collaborato: Giovanni Distefano (Università della Calabria e Tor Vergata) e Massimo Cultraro (Università di Palermo, CNR Catania).


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Autore: Carlo Ruta et alii
Editore: Edizioni di storia e studi sociali
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Storia dei Mediterranei

Catania, 11 giugno 2019 –  Mercoledì 12 giugno 2019 alle ore 17:30, per “Coro di Notte” al Monastero dei Benedettini di Catania si terrà la conferenza di presentazione del volume “Storia dei Mediterranei - Paesi, culture e scoperte dal tardo Medioevo al 1870” (vol. II), edito da Edizioni di storia e studi sociali.

L’evento è a cura di Università degli Studi di Catania e Monastero dei Benedettini Catania.


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Autore: Carlo Ruta, Franco Cardini et alii
Editore: Edizioni di Storia e Studi Sociali

Valutazione attuale: 5 / 5

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Storia dei Mediterranei

Storia dei Mediterrani – Paesi, culture e scoperte dal tardo Medioevo al 1870

 

Ragusa, 22 maggio 2019 – Un altro ottimo progetto editoriale di «Edizioni di storia e studi sociali» dell’editrice Giovanna Corradini è andato in porto: è il secondo volume di Storia dei Mediterranei Paesi, culture e scoperte dal tardo Medioevo al 1870.

Vi ha lavorato un team di storici, archeologi e medievisti di alto livello: Emiliano Beri, Maurizio Brescia, Franco Cardini, Massimo Cultraro, Deborah Cvikel, Flavio Enei, Luca Lo Basso, Stefano Medas, Irena Radic Rossi, Renato Gianni Ridella, Eric Rieth, Carlo Ruta e Francesco Tiboni.

È il caso di dire “andato in porto” anche perché di porti, di navi, e persino di ancore si tratta nell’ottimo volume, che mette in risalto non solo la storia come comunemente intesa, ovvero come indagine storiografica su fatti, accadimenti e date, ma anche sulla tecnologia (qui ad es. la costruzione delle navi commerciali e da guerra) e sull’estrinsecazione del pensiero in relazione alla stessa storia e alla tecnologia, facendo considerare come le tre cose difficilmente si possano scindere se davvero si vuol capire un’epoca storica.


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Una nuova storia di navi e nuova avventura. La storia racconta un Natale particolare, quello del 2007, vissuto da tutto l’equipaggio della ‘Polar Aegle’

Nel 1969 iniziò l’avventura in grande stile, forse la prima al mondo, di trasporto di Gas Naturale Liquefatto, tra l’America (Alaska) e il Giappone. Le Compagnie petrolifere americane, Phillip 66 o Phillips Petroleum Company (in seguito divenuta ConocoPhillips) e la Marathon Oil Corporation proprietarie di alcuni pozzi di Gas Naturale in Alaska, avevano concluso un contratto ventennale con le società giapponesi Tokyo-Gas (TG) e Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Alla scadenza il contratto veniva ridiscusso e rinnovato in base quinquennale. Agli inizi del nuovo secolo, avvicinandosi l'esaurimento dei pozzi di Gas delle due compagnie americane, si cominciò a vociferare della fine del contratto e della possibile vendita delle navi a nuova Compagnia per impiego su altre rotte. Agli inizi del 2007 la voce della compravendita delle navi si fece sempre più insistente e certa. Cominciò allora una contrattazione tra gli equipaggi e la Marathon circa la fine degli equipaggi e un eventuale compenso economico in base agli anni di servizio prestati sino al momento della compravendita nei mesi tra agosto e ottobre dello stesso anno fu raggiunto un accordo tra le parti, la Marathon e la ConocoPhillips che a compravendita avvenuta avrebbero noleggiato le navi dal nuovo armatore sino allo scadere del contratto con il Giappone previsto a fine 2010.

Il capitano Gaetano D’Agostino è protagonista di questo viaggio e di questo racconto. A Dicembre 2007 infatti, si trovava a bordo e al comando della nave denominata ‘Polar Eagle’ mentre sulla gemella ‘Arctic Sun’ si trovava il suo collega M. Bianco.

 

Capitano, ricorda cosa accadde il 16 dicembre del 2007 quando lei si trovava a bordo della “Polar Eagle”?

Con la Polar Eagle siamo partiti in zavorra da Yokohama il 16 dicembre alle 08:30 ora locale (JST) mentre la Artic Sun era partita carica qualche ora dall'Alaska, dopo qualche ora ad un orario prefissato (GMT) quando ormai entrambi le navi ci trovavamo in acque internazionali ci hanno comunicato telefonicamente e in simultanea l'avvenuta vendita delle navi e quindi la dismissione (cambio) ufficiale di bandiera da quella della Liberia a quella delle Marshall Islands. A bordo abbiamo dovuto registrare il tutto autocertificando anche il giuramento di fedeltà alla nuova nazione di bandiera acquisita dalla nave. Mi è stato ordinato di dirigermi nel porto giapponese di Muroran in Hokkaido. Arrivammo il giorno dopo all’alba e verso le ore 11 salpammo e ripartimmo alla volta del porto di caricazione, Nikiski (Alaska).

Durante la traversata fummo avvisati che avendo la nave, avendo cambiato ufficialmente il nome da Polar Eagle a Polar Spirit e cambiato anche il colore e il logo di Compagnia della ciminiera, non poteva ritornare in Giappone se non avesse cambiato il nome scritto sui due masconi e a poppa della nave stessa e contemporaneamente il colore della ciminiera e il logo sociale di appartenenza. Cosa questa impossibile da fare in navigazione e non facile da fare anche in porto in Alaska in quel periodo dell'anno.

 

Ricevette dunque un ordine praticamente impossibile... Ci racconti del grande sforzo e del lavoro del suo equipaggio per onorare quella richiesta…

Si doveva a tutti i costi cambiare la vecchia scritta  con il nuovo nome e con i colori e il logo sulla ciminiera per evitare che al prossimo arrivo in Giappone potessimo avere problemi burocratici che ci avrebbero costretto a grossi ritardi e pesanti sanzioni pecuniarie. Feci quindi radunare tutto l’equipaggio libero dal servizio, ufficiali e comuni, ed esposi loro le richieste della Compagnia. Collaboratori e professionali come sempre tutti mi dissero: «Faremo ciò che è necessario anche se le condizioni di tempo non ci saranno favorevoli». Studiammo e stilammo il piano come procedere per minimizzare rischi e prevenire qualsiasi possibilità di incidente.

Arrivammo in porto il mattino del 24 Dicembre 2007, era molto freddo, la temperatura era oltre i 10 - 15 gradi sottozero, in mare lastroni di ghiaccio andavano su è giù strusciando sulla fiancata della nave, a tratti nevicava. Avevamo preparato tutto il materiale necessario per il lavoro e appena finite le pratiche burocratiche e iniziato le operazioni di caricamento, con tutto il personale disponibile organizzammo tre squadre di lavoro, una per cambiare il nome della nave sui masconi di prua, una a poppa e una per iniziare a cambiare colore alla ciminiera per poi dipingere il nuovo logo sociale. Il personale si alternava, un paio di ore di lavoro con brevissime pause per bere qualcosa di caldo e un paio di ore di riposo.

Gli ufficiali si alternavano tra il turno in sala controllo carico e quello che seguiva le squadre all’opera. Io mi alternavo tra la sala radio da dove comunicavo e mandavo foto agli uffici di terra per mostrare lo stato di avanzamento del lavoro, il mio studio dove di tanto in tanto riposavo una mezz'oretta e i vari posti di lavoro per vedere come andava, per far vedere ai ragazzi che ero con loro e per assicurarmi che di tanto in tanto gli addetti alla cucina provvedessero a portare latte e caldo per riscaldare chi lavorava.

 

Un’operazione in cui remavano contro sia il tempo a disposizione che le condizioni atmosferiche e il mare ghiacciato dell’Alaska. Quante ore impiegaste per riuscire in questa difficile operazione?

Quel giornosmettemmo che erano le 22 passate, mandai tutti a riposare dicendo che il giorno dopo, che era Natale, si sarebbe ricominciato alle 5 dell'alba e si sarebbe proseguito sino la fine. Non avremmo otuto festeggiare il santo Natale, non avremmo fatto pranzi speciali, potevamo avere solo brevi pause per far riposare e scaldare chi era sottoposto maggiormente al tempo poco amichevole, per mangiare qualcosa di leggero e caldo. Il lavoro doveva essere completato il prima possibile: il giorno seguente, il 26 dicembre dovevamo ripartire e il lavoro doveva essere completato. Avevo anche ordinato che un rimorchiatore stazionasse nei pressi della nave pronto ad intervenire nel caso disgraziato che qualcuno, non seguendo tutte le norme di sicurezza ce avevamo stabilito, potesse cadere in mare (con quelle temperature pochi minuti in acqua potevano essere letali).

Tutto il personale lavorò sodo, senza tregua, erano ammirevoli, alla mia richiesta avevano risposto senza indugio alcuno, sapevano che io ero con loro. Ricordo che un marinaio mentre si trovava sulla sommità della ciminiera per pitturarne l'esterno, con una mano calzata da un guanto ormai bagnato, toccò erroneamente uno dei tubi di scarico della ciminiera che era molto caldo, rischiando una brutta scottatura. Ebbe la sveltezza di togliersi il guanto e scendere giù per essere assistito, gli feci immergere la mano in acqua ghiacciata per alcuni minuti affinché il calore preso si disperdesse e non avesse il tempo di procurargli scottature alla pelle e bolle… Andò bene, non si manifestò nessuna bolla dovuta alla scottatura e dopo un'oretta di riposo, decise di ritornare a lavorare.

Durante l'avanzamento progressivo dei lavori di tanto in tanto scattavo foto sia da bordo che da sopra il pontile per documentare. Il meteo variava: nevischio, neve, nuvoloso, ma fortunatamente non soffiava un alito di vento, calma piatta; se fosse stato altrimenti tutto sarebbe stato vano, direi impossibile da farsi. Quando finalmente, dopo un giorno e mezzo di lavoro, tutto fu finito, abbiamo consumato tutti insieme un pasto più abbondante, che niente aveva a che fare con i nostri soliti pranzi luculliani delle feste natalizie.

 

Un Natale particolare, senza fasti o grandi pranzi ma col morale alle stelle per il lavoro ben riuscito. Come si sentivano i suoi ragazzi?

Erano contenti del lavoro fatto e fatto professionalmente bene e senza intoppi. Io ero e sono ancora orgoglioso di loro. Pensai che si meritavano a pieno titolo un’ottima ricompensa. Ma le cose non andarono proprio in questo modo… Ripensandoci oggi, però, mi sento ancora mortificato per quei ragazzi che hanno dato l’anima per completare il lavoro e sacrificare il giorno di festa.

 

Cosa accade di preciso il giorno dopo?

Il giorno seguente partimmo, con il nostro carico di Gas Naturale Liquefatto alla temperatura di 161° C sotto lo zero, dentro le nostre stive , alla volta del Giappone. Destinazione Negishi-Yokohama.

Il 27 di mattina contattai il ‘Vessel Team Manager’ che era responsabile del gruppo di navi al quale appartenevamo Team Libra mandandogli il resoconto dettagliato di tutto ciò che era stato fatto e le foto di prima e dopo del lavoro. Gli chiesi pure di farmi sapere come e con cosa la Compagnia avrebbe compensato coloro che fisicamente avevano fatto il lavoro, disagiato, in condizioni avverse e sopratutto non di routine, fatto senza neanche festeggiare i Natale.  La risposta mi lasciò di stucco.

 Vessel Team Manager mi rispose il giorno seguente con una email, scrivendo che era orgoglioso del lavoro fatto e che come premio avrebbe potuto pagare 5 - 6 ore extra di straordinario (in più della normale paga prevista come straordinario fatto), come regalo, a coloro che lo avevano eseguito.  Mi sentii fortemente offeso: ciò che offriva equivaleva a circa 20-30 dollari a persona, in tutto più o meno 500 dollari. Risposi con distacco che ringraziavo a nome dell'equipaggio ma che a nome loro non accettavo elemosine alcune e che 500 dollari al mio equipaggio eventualmente avrei potuto darli prelevandoli dal mio stipendio. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto più congruo, qualche centinaio di dollari a persona almeno. La precedente Compagnia mi avrebbe sicuramente risposto: «Comandante, vedi tu cosa pensi che meritano e facci sapere».

 

Come reagirono i suoi uomini?

Chiamai a raccolta l'equipaggio e feci leggere loro tutta la comunicazione avvenuta, dicendo che quella somma se loro avessero accettato l'avrei pagata io poiché io avevo rifiutato l'offerta della Compagnia. In coro mi risposero: «Comandante, abbiamo fatto il lavoro perché ce lo hai chiesto tu, questi nuovi padroni non li conosciamo ancora, come loro non conoscono noi. Non vogliamo niente. Scrivilo pure a Glasgow, che abbiamo fatto questo regalo a loro perché noi a bordo da anni ormai siamo un vero team». Mi si rigavano gli occhi, e li avrei abbracciati uno ad uno.

Alcuni mesi dopo l’autore dell’email cadde in disgrazia da parte del Consiglio di Amministrazione della Compagnia (Board of Directors) e fu epurato in maniera che potrei definire ‘poco ortodossa’. In quell'occasione scrisse a tutti i Comandanti delle navi del Team Libra, come a chiedere supporto affinché lo sostenessimo per non farlo mandar via. Gli risposi: «Ognuno ha quel che si merita, umanamente mi dispiace, ma non ho altro da dire», solo queste parole...

Il nuovo Vessel Team Manager, era un indiano, che una volta assunta la responsabilità del suo nuovo incarico societario, mi chiamò al telefono per dirmi che sapeva tutto ciò che era accaduto e che probabilmente sarebbe venuto a trovarmi a bordo e fare una traversata con noi. E infatti fu così. Da allora cominciammo ad avere nuovamente un rapporto umano, ci siamo rivisti diverse volte, sia a bordo che durante alcuni seminari professionali, in Spagna, in Scozia, in Norvegia. Un vero amico.

  

***

Una storia di navi e una storia di uomini. Uomini diversi che popolano il mondo, che solcano mari, che soffrono, che amano il loro lavoro, che fanno la differenza. Appare chiaro che gli uomini dell’equipaggio ci misero il cuore oltre che le braccia per eseguire un ordine del loro comandante. Chi un cuore non lo possedeva non avrebbe potuto apprezzare quel piccolo grande gesto sotto Natale. Onore al merito!

Giovannella Galliano


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Ragusa, 17 dicembre 2018 – Il Natale in Sicilia, si sa, è incredibilmente suggestivo ed emozionante, ricco di tradizioni sacre, profane e gastronomiche. Una triade, quest’ultima, non di poco conto che tiene conto di tanti fattori, non ultimo quello del territorio.

Fino a qualche anno fa l’atmosfera natalizia iniziava ad avvertirsi solo a partire dall’inizio di dicembre, quando per la celebrazione dell’Immacolata Concezione ogni famiglia addobbava l’albero di Natale e, soprattutto, si preparava il tradizionale Presepe. Oggigiorno, influenzati dalle usanze provenienti dai paesi del nord Europa, il clima natalizio anche in Sicilia fa il suo ingresso con un po’ di anticipo.

Ogni luogo dell’Isola secondo le proprie usanze si tinge di Natale non solo con luci e decori, ma anche con profumi gastronomici che solleticano l’olfatto fino a lambire dimensioni che si sposano bene col gusto. Connubio vincente di un buon piatto, specie quello natalizio.

Nasce, pertanto, la classica domanda che le signore – ma non solo – si pongono, ovvero “cosa preparare per la cena di Natale?”. Anche noi di Ondaiblea.it siamo incappati nel medesimo interrogativo e abbiamo subito girato il quesito a Giuseppe Maurizio Favara, cuoco di alta gamma, accreditato in F.I.C. (Federazione Italiana Cuochi), componente della Associazione Provinciale Cuochi Etnei e membro dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani.

 

Prima di passare alla domanda clou (sopra evidenziata e virgolettata), stuzzichiamo Favara chiedendo: Come si può raccontare, in ambito culinario, la cucina popolare iblea in occasione del santo Natale?

«Raccontare la cucina popolare iblea, in particolar modo in occasione del santo Natale, rappresenta un viaggio nella storia di un territorio che parte dal mare per arrivare sino alle colline, dai boschi rigogliosi alle brulle sterpaglie, con paesaggi, territori e microclimi talmente diversi da dare facilmente l’opportunità di vagare tra profumi e sapori totalmente differenti sia nella natura della materia prima sia nelle preparazioni finali».

 

Viene subito in mente il suino la cui carne è molto apprezzata nel territorio ibleo e, soprattutto, perché si utilizzano tutte le sue parti.

«Certo. La carne di suino è sicuramente uno degli alimenti principi della tavola natalizia iblea. Non dimentichiamo che la gelatina si può gustare in tutta la provincia iblea e, in particolare, a Giarratana, Monterosso Almo e Chiaramonte Gulfi. Da non trascurare l’antica preparazione del cosiddetto “Sancieli” (sanguinaccio). Se ci spostiamo a Ispica troviamo i “miliddi e baccalà”; a Pozzallo i buonissimi polipetti di scoglio “ammuttunati”, e poi i ravioli, cavati e “tomasini” a Modica.

 

Una cucina che si avvicina molto al territorio?

«Una cucina comunque povera, non ricercata, figlia di un territorio per lo più votato alla pastorizia ed agricoltura, un territorio produttivo dove molto tempo si dedicava al lavoro e quindi pochissimo ne rimaneva da dedicare ad altro, figurarsi ai fronzoli culinari. Oggigiorno tutto sembra stravolto o comunque cambiato. Il territorio ragusano è meta di turismo d’élite. Gli abitanti stessi diventano più esigenti. Non bisogna dimenticare che la città di Ragusa è divenuta l’élite delle stelle Michelin, trasformandosi nella provincia più stellata di Sicilia. Segno questo di una evoluzione culturale e di una presunzione gastronomica che affonda le radici nella tradizione strizzando, consapevolmente, l’occhio all’innovazione e alle preparazioni gourmet».

 

Detto questo, quale menu consiglia per la cena di Natale?

«Da parte mia, girovago del gusto e accanito sostenitore della tradizione anche se conditissima d’innovazione, per questo Natale 2018, sulle tavole dei ragusani vedrei: 

- come ANTIPASTO, dei “tomasini” di pasta fillo conditi con ricotta allo zenzero e ciccioli di maiale serviti con una riduzione di cerasuolo di Vittoria (Rg); 

- il primo lo farei riempendo, di cavatelli ai cardoncelli, una melanzana perlina (Comiso) che andrei poi a adagiare su una passata di pomodorino di pachino e infine guarnita con chips di pancetta; 

- mai d’accordo che terra e mare non possono entrare nello stesso menù, come secondo farei dei polipetti di scoglio di Pozzallo, cotti sottovuoto a bassa temperatura adagiati su una mousse di baccalà macchiata con la riduzione del loro liquido di cottura, e finiti con del finocchietto selvatico fritto; 

- al dolce, considerato che il panettone non può mancare mai, andrei a farcire - con una crema di ricotta setacciata con zucchero di canna, e condita con grappa di frappato docg, e scaglie di cioccolato di modica - la fetta che andrà servita su un piatto con una colata di crema al basilico». 

 

Ci può dare un anticipo almeno con una ricetta?

«Inizierei con i “tomasini” natalizi.

Per la pasta fillo: 200 gr di farina manitoba, 105 ml di acqua calda, 2 cucchiai di olio di oliva, 1 cucchiaino di sale fino.

Per preparare la pasta fillo iniziate ad impastare tutti gli ingredienti con l’aiuto di una planetaria o di un robot da cucina fino ad ottenere un panetto elastico. Dividete l’impasto ottenuto in tante palline dello stesso peso e poi bagnatele sulla superficie. Coprite con un panno da cucina e lasciate riposare per 40 minuti. Successivamente stendete con l’aiuto della macchinetta per la pasta e trasferite su di un piano infarinato, spennellate con l’olio e sovrapponete quattro fogli di pasta. La pasta è pronta per essere utilizzata o congelata.

Per la ricotta ordinatene una da 1/2 kg e tenetela un giorno a spurgare in frigo affinché possa rilasciare il liquido in eccesso risultando in tal modo asciutta. Poi amalgamatela con lo zenzero e/o ginger grattugiato nella proporzione di un pezzetto di radice da tre centimetri per 1/2 kg di ricotta; se utilizzate quella vaccina mettete anche 1/2 cucchiaino di sale, se usate quella di pecora va bene così come si trova.

Prepariamo adesso i ciccioli.

Prendiamo un chilo di pancetta di suino e la facciamo bollire a fuoco lento. Appena si sarà formato il liquido per effetto dello scioglimento dei grassi, filtriamo il tutto in modo che la parte liquida lasci la carne. La parte liquida, così ottenuta, conservatela, solidificata non è altro che una buona sugna fatta in casa; la carne, invece, spremetela con lo schiacciapatate in modo da privarla totalmente dei liquidi. Avete ottenuto così i famosissimi ciccioli!

Adesso prepariamo la riduzione al vino:

500 ml di vino rosso, 250 ml di brodo vegetale, 50 g di burro, 1 scalogno, 30 g di farina, sale q.b. e 1 foglia di alloro.

Usciamo il burro dal frigo e lo facciamo ammorbidire. Poi, facciamo sciogliere in padella, a fuoco basso, metà del burro facendolo dorare per alcuni minuti e badando bene a non farlo bruciare. Aggiungi lo scalogno tagliato finissimo. Quando lo scalogno sarà leggermente imbiondito, aggiungiamo il vino.

Alziamo per un paio di minuti la fiamma (in questo modo faremo evaporare l’alcool dal vino). Uniamo la farina setacciata con il restante burro e il brodo; uniamo il tutto e cuociamo a fiamma moderata sino a quando il liquido si sarà ridotto di più della metà; logicamente prima dell’utilizzo filtrare il tutto.

Passiamo alla preparazione del piatto:

cerchiamo di riprodurre la forma del “tomasino” con l’aiuto del ripieno di ricotta a cui avremo aggiunto i ciccioli. Questi vanno fritti in un tegame con la sugna prima ottenuta dalla loro scolatura e quando raggiungono un colore ben dorato, adagiamoli sul piatto completandoli con un filo di riduzione che faremo scendere sul prodotto aiutandoci con un cucchiaio!

Sicuramente è un piatto di molto effetto e ricco di gusto e anche di calorie. Questa è la tradizione che guarda all’innovazione,

Vi auguro buon appetito, e alla prossima ricetta». 

 

a cura di Giuseppe Nativo

 


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Storie di Navi tocca, in questo breve racconto dell’artista internazionale Dina Smadar, i luoghi della memoria con l’incagliamento del barcone Pentcho, carico di ebrei, nel 1940. 

Grazie all’intervista effettuata per noi dalla scrittrice Marinella Tumino, a Dina Smadar, figlia di Zvi e Gitta Newman protagonisti del naufragio, abbiamo potuto ricostruire in sintesi l’accaduto. Altri sopravvissuti hanno avuto modo di raccontare questa storia in modo più dettagliato, poiché testimoni diretti. Possiamo trovare altre angolature del naufragio del Pentcho, infatti nel libro Odissey di John Bierman, o in quello di Gianfranco Moscati  in Documenti e immagini dalla persecuzione alla Shoah o ancora in un blog  del giornalista nonché storico Mario Avagliano, Stori@,  in cui l’autore  raccoglie la testimonianza dell’ebreo tedesco Heinz Wisla. Inoltre, l’intera vicenda la troviamo documentata nel Bollettino d’archivio della Marina Militare: Il salvataggio di naufraghi ebrei nelle Isole Italiane dell’Egeo (1939-1942). L’avventura del Pentchodi Giuliano Manzari.

 Il nostro intento è stato quello di riportare una fonte diretta corredata da notizie storiche. Con la testimonianza di Dina Smadar, forse siamo riusciti ad aggiungere un altro tassello a questa incredibile storia. I suoi genitori si conobbero nel campo di internamento diFerramonti ed è lì che lei nacque.  La premessa e la conclusione di questa storia l’affidiamo alle parole di Marinella Tumino la quale ci fa partecipe delle sue ricerche storiche sull’accaduto ma la testimonianza, ovvero l’intervista ,riporta  le parole  esatte della Smadar che ha risposto per iscritto , in inglese,  al nostro invito.

 

C‘è un luogo, in un angolo di Italia, che pochi conoscono; profuma di dolore, di speranza, di storia.

È il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, situato a pochi km da Cosenza, nel cuore della Calabria. L’inizio delle attività del campo di Ferramonti fu il 20 giugno del 1940 quando vi giunse un primo piccolo gruppo di 160 ebrei provenienti da Roma. Proprio in questo campo arrivarono anche i sopravvissuti Ebrei (circa 500) partiti da Bratislava a bordo di un barcone fluviale chiamato Pentchoe dopo aver percorso il Danubio giunsero nel Mar Egeo.

Il vento, che li aveva scortati per tutto il percorso quasi senza tregua, si era calmato ma quando tutto sembrava andasse per il meglio accadde la sciagura: un guasto al motore invalidò ogni tentativo di procedere. Allora tentarono di creare delle vele con delle lenzuola. L’obiettivo immediato era quello di raggiungere degli isolotti avvistati poco distanti ma ecco che il vento riprese prepotente e presto il “Pentcho”, in prossimità di un isolotto disabitato, si incagliò e si frantumò. Oggi la storia del piroscafo è documentata, ma ce la raccontano ancora alcuni sopravvissuti, testimoni preziosi di uno dei periodi più bui del Novecento, come l’artista internazionale Dina Smadar, nata nel 1944 nel Campo di Ferramonti e con la quale sono entrata in contatto dopo aver visitato con corpo e anima il Campo in questione e dove l’artista, che vive in Israele, cura il Museo. Dina è figlia di Zvi e Gitta Newman che convolarono a nozze proprio all’interno del Campo.

 

La storia

Mio padre Zvi Newman lasciò la casa dei suoi genitori in Slovacchia quando l’antisemitismo era in aumento. Partì da solo all’età di 17 o 18 anni. Essendo sputato, deriso ed essendogli vietato studiare in accademia, non lasciò spazio a dubbi e decise di partire per la Palestina con alcuni compagni…A questo punto inizia la sua avventura sul piroscafo Pentcho, una storia a sé stante.

C’erano 514 rifugiati sulla barca fluviale, un'ex imbarcazione utilizzata per trasportare animali o grano, che, secondo quanto ha scritto Halevi, “La funzione del battello era di trasportare centinaia di Ebrei in rive sicure, viaggiando su un percorso non segnato.

Nessuno dei passeggeri si è mai illuso di fare un buon viaggio; le difficoltà, le avventure e il rischio del pericolo di vita erano stati presi in considerazione in anticipo. La piccola imbarcazione già debole per la vecchiezza poteva difficilmente galleggiare nel Danubio. Ha resistito a tempeste, scossoni e colpi. Con pochi viveri e scarse riserve d’acqua, senza carte nautiche e al timone un ex ufficiale della marina zarista avevano ridisceso il Danubio attraversando ben cinque Stati (Slovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Romania), per poi sfociare nel mar Nero e, dopo aver attraversato lo Stretto dei Dardanelli, sbucare nell’Egeo.Durante il difficile viaggio, il battello, a causa del forte vento, si incagliò sull’isolotto di Kamilonisi nel mare Egeo. Tutti i passeggeri raggiunsero la riva dove provarono a recuperare eventuali parti rimanenti dell’imbarcazione che potevano essere utili. La mattina, i sopravvissuti si resero conto che l’isolotto roccioso era desolato e disabitato. Essi inviarono una barca a cercare aiuto ma essa non tornò mai. Dopo, appresero che i passeggeri furono ricoverati in ospedale in Egitto. Dopo molti giorni, una nave di salvataggio italiana arrivò e i sopravvissuti furono trasferiti a Rodi e da lì al campo di Ferramonti in Calabria…

In effetti, un grande plauso va alla motonavedella Reale Marina Italiana Camoglie al suo comandante Carlo Orlandi. La nave italiana riuscì a trarre in salvo i naufraghi, nonostante fossero stati avvistati dagli inglesi che non andarono in soccorso. I superstiti avevano affrontato il viaggio della speranza tra affanni e imprevisti, tra amori e dolori, un viaggio lungo quasi cinque mesi durante i quali nessun Paese che attraversarono volle dare loro cibo, acqua e il prezioso olio combustibile indispensabile per la navigazione. Gli unici aiuti arrivarono dalle comunità ebraiche locali. Un viaggio dunque che finì nell’Egeo, all’epoca zona di guerra sotto il controllo italiano.

La Camogli giunse fino all’isola di Rodi e lì gli sfortunati furono internati in un campo di tende e poi in una caserma fino agli inizi del 1942.Uno degli internati riuscì ad ottenere un visto per il Portogallo e a lasciare l’isola greca, quindi passò da Roma, dove fu ricevuto da papa Pio XII, al quale raccontò la storia dei naufraghi del Pentcho rimasti a Rodi. Il papa prese a cuore la vicenda e, grazie alla sua intercessione, una nave della Croce Rossa prelevò i naufraghi e in due momenti (febbraio e marzo 1942) li condusse in Italia. Un provvedimento provvidenziale, visto che le autorità italiane avevano chiesto ai nazisti di prendersi carico dell'intero gruppo per trasferirli in Germania.

Gli ebrei furono destinati al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, dove la maggior parte di loro riuscì a salvarsi grazie alla liberazione nel settembre 1943 ad opera degli Alleati, scampando così alla deportazione. 

Giovannella Galliano


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È stata un grande successo la passeggiata al Cimitero Monumentale di Scicli organizzata dall’Associazione Culturale Tanit Scicli e svoltasi lo scorso sabato 25 maggio

Scicli, 4 giugno 2019 – Il percorso, primo di questo genere in provincia di Ragusa, è stata ideato e promosso dall’associazione sciclitana e messo a punto dopo due anni di ricerche archivistiche e sul campo, volte alla creazione di un percorso pieno di sorprese tra monumenti ottocenteschi e novecenteschi intrisi di simbolismo e cappelle gentilizie custodi di personaggi che hanno fatto la storia della nostra città. Le famiglie Mormino, Emmolo, Spadaro, Bonelli, Penna, Cartia, Favacchio, Peralta, Pluchinotta, Cataudella, Betto, personaggi come i Canonici Carpentieri e Carnemolla, il compositore Federico Borrometi, gli artisti Pietro e Bartolomeo Militello, il Carabiniere Vincenzo Garofalo sono stati raccontati e narrati, cogliendone contemporaneamente il lato umano e l’opera in vita. 


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A distanza di due anni dall’ultimo incontro, San Giorgio ritorna a Ragusa nuova

 

Ragusa, 1 giugno 2019 – La spettacolare uscita del Santo cavaliere, i colori delle luminarie, la tipica “ballata” del simulacro e la grande devozione che i ragusani nutrono per il proprio Patrono. Sono questi gli ingredienti che hanno caratterizzato la giornata di ieri, quando, dopo aver lasciato l’Arca Santa nella chiesa “Anime Sante del Purgatorio”, il simulacro di San Giorgio, ha raggiunto le vie ragusane, insieme ai portatori, il parroco Don Pietro Floridia, numerosi fedeli e il corpo bandistico “San Giorgio - Città di Ragusa”.


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Ragusa, 23 maggio 2019 – L’Istituto delle Suore del Sacro Cuore di Ragusa, nato dal Cuore di Cristo, ad opera della Fondatrice Maria Schininà (1884–1910), nobildonna ragusana che, dopo essersi guardata attorno e aver scoperto la miseria e le necessità di tanti fratelli, dà una svolta decisiva alla sua vita e si dedica alle cose che contano: all’amore di Dio, espresso nel Cuore aperto di Cristo, e ai fratelli bisognosi, dando vita, il 9 maggio 1889, all’Istituto delle Suore del Sacro Cuore, oggi presenti in Sicilia, con numerose Comunità, in Calabria, nel Salernitano, nel Lazio, nell’Emilia Romagna, negli Stati Uniti, in Canada, in Madagascar, nelle Filippine, in Nigeria, in Romania, in India, Guinea Equatoriale dove le suore , figlie della Beata Maria Schininà, esplicano il loro campo di apostolato secondo il  Carisma: «Amore e Riparazione» che consiste in un amore incondizionato per il Sacro Cuore di Gesù, fonte di immensa misericordia e bontà, amore non corrisposto, che spinge le Suore a consacrare la vita interamente a Dio, alla sua Chiesa e ai fratelli, ad amarlo nei bisognosi dove è maggiormente emarginato e disprezzato.


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Beautiful Boy

Cineteatro Lumière Ragusa: programmazione dal 13 al 19 giugno

Ragusa, 12 giugno 2019 – Da giovedì 13 a mercoledì 19 giugno "Beautiful boy" diretto da Felix van Groeningen, con Steve Carell e Timothée Chalamet (già protagonista di "Chiamami con tuo nome" film candidato a 1 Golden globe.

Orari: 18:30 - 21:00
Tutti i giorni escluso lunedì 17 giugno (probabile chiusura anche mercoledì 19 giugno - per info chiamare il numero +39.349.2249680)


Beautiful Boy è la storia, tanto onesta quanto spietata, di una famiglia che accompagna il proprio figlio nella lotta contro l'assuefazione. Basato sull'omonimo bestseller del noto giornalista David Sheff e sull'apprezzata autobiografia di suo figlio Nic, il film descrive il potere distruttivo della droga e la forza rigenerante dell'amore.
Angosciante, struggente, ma anche ricco di gioia, di amore e di speranza, Beautiful Boy racconta il baratro in cui Nic sprofonda, le sue assenze, le promesse tradite, la rabbia, e il modo in cui David (Steve Carell) si adopera per salvare il suo "bellissimo figlio" dalle conseguenze della dipendenza


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Ragusa, 4 giugno 2019 – Programmazione settimanale del Cine Teatro Lumière da mercoledì 5 giugno a mercoledì 12 giugno.


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Ragusa, 28 maggio 2019 – Cineteatro Lumière, Ragusa: da giovedì 30 maggio a mercoledì 5 giugno: "Rocketman" (genere biografico), diretto da Dexter Fletcher, con Taron Egerton e Bryce Dallas Howard.
Orari: 18:30 E 21:30.
Tutti i giorni escluso lunedì 03 giugno


***

Rocketman, il flm diretto da Dexter Fletcher, racconta l'incredibile storia del fantastico percorso di trasformazione del protagonista, da timido pianista prodigio Reginald Dwight a superstar internazionale Elton John (Taron Egerton). Questa storia - accompagnata dalle canzoni più amate di Elton John - narra di come un ragazzo di provincia sia diventato una delle figure più iconiche della cultura pop.


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Ragusa, 10 giugno 2019 – Un pomeriggio interamente sportivo e, soprattutto, all’insegna della solidarietà: è quello che si è svolto sabato scorso allo stadio Aldo Campo in contrada Selvaggio a Ragusa.
Un’iniziativa fortemente voluta dalla società dell’Asd Ragusa Calcio 1949 che ha organizzato la “Partita del Cuore”, una partita in cui sono scese in campo squadre speciali, composte da politici ragusani, attori locali, vecchie glorie del Ragusa e commercialisti ed il cui ricavato è devoluto all’Associazione Onlus ragusana “Così come sei”, impegnata nell’accogliere ragazzi diversamente abili nel loro percorso di vita.


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Leggi tutto: Partita del Cuore allo stadio Aldo Campo di Ragusa

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Ragusa, 8 maggio 2019 – Le promesse della squadra Biancoverde sono state mantenute: la Passalacqua Ragusa vola in gara 4, dopo aver battuto Famila Schio, nel match disputato ieri sera al Palaminardi, valido come gara 3 della finale scudetto.

Una partita difficile e molto sentita, non solo per il quintetto ragusano, ma anche per tutti i tifosi e simpatizzanti delle Aquile che si sono presentati numerosi al palazzetto per assistere a quella che si è rivelata una gara mozzafiato, dal primo minuto di gioco all’ultimo.

Già nel primo quarto la formazione ragusana, formata inizialmente dal quintetto Kuster, Hamby, Harmon, Consolini e Soli, ha sfoderato da subito grinta e determinazione. Infatti, nonostante le avversarie non abbiano mai allentato il loro ritmo, la Passalacqua ha chiuso il primo quarto con un vantaggio di tre punti.

Stessa determinazione negli altri tre quarti, cercando di mantenere una certa distanza da Schio e la lucidità necessaria per evitare di commettere errori.

La squadra Biancoverde ha chiuso dunque gara 3 con il risultato di 67- 62, accorciando le distanze nella serie e portandosi sul 2-1.

“È stata una gara difficilissima, ma le ragazze sono state grandiose”, commenta a caldo Gianni Recupido, coach della Passalacqua Ragusa. “Abbiamo lottato su ogni palla, e nonostante Schio in diverse situazioni ci abbia messo in difficoltà, siamo stati bravi a chiuderla in vantaggio”.

Ora occhi puntati a domani sera, quando le Aquile torneranno sul parquet del Palaminardi per affrontare nuovamente Schio, match valido come gara 4 finale scudetto. 

Lucia Nativo


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Giorgio Avola

Intanto al Palamoak si festeggia il quinto posto di Leonardo Napolitano (spada)

 

Modica, 30 aprile 2019 – Dopo la pausa seguita all’ultima prova Gran Prix FIE di Anaheim a metà marzo, riprende il via nel fine settimana la Coppa del Mondo da San Pietroburgo, tappa che segna anche l’avvio della qualificazione olimpica del fioretto maschile italiano e che vede Giorgio Avola tra i protagonisti. L’appuntamento in Russia vedrà la disputa sia della prova individuale che di quella a squadre, e segnerà il primo appuntamento valido del lungo percorso a cavallo di due stagioni, e che alla data del 31 marzo 2020 segnerà i verdetti per la partecipazione ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo. Olimpiadi che vedranno per la prima volta il programma delle gare di scherma al completo, per le prove individuali e per le prove a squadre; quindi per il fioretto italiano così come per tutte le altre armi obiettivo puntato sulla qualificazione della squadra, che permette  di avere il numero massimo di 3 atleti qualificati nella prova individuale. Le squadre qualificate saranno le prime 4 del ranking internazionale al 31 marzo 2020, oltre ad altre 4 squadre nell’ordine della migliore per ogni continente (America, Europa, Africa, Asia e Oceania). La squadra italiana di fioretto maschile, confermata nel quartetto campione del mondo in carica formato da Giorgio Avola, Andrea Cassarà, Daniele Garozzo ed Alessio Foconi, e attualmente numero 2 del ranking internazionale, è chiamata a confermare quanto di buono ha in questa stagione di coppa fatto, non scendendo mai dal podio, con l’obiettivo dichiarato di conquistare  il vertice del ranking FIE. Stagione di Coppa del Mondo ben disputata anche individualmente da Giorgio Avola, con due podi ed una finale al suo attivo in questo 2019, che gli hanno garantito il 5 posto nel ranking individuale; e che ha preparato l’importante appuntamento di San Pietroburgo con la nazionale in ritiro collegiale al centro di preparazione olimpica di Tirrenia già dal lunedì di Pasqua.


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like a Flintsones a Ragusa

Ragusa, 10 giugno 2019 – Divertirsi con poco è possibile, e lo hanno dimostrato tutti i partecipanti alla prima edizione della “Wacky-Race”, la gara di auto a spinta, svoltasi domenica 5 giugno a Ragusa, in viale dei Platani, che, per l’occasione, si è trasformata in una straordinaria pista colorata.

Quindici concorrenti, provenienti da Ragusa, Comiso, Caltagirone, Chiaramonte, hanno realizzato quindici auto senza motore, carrozzate nella maniera più improbabile e inusitata, le quali hanno retto nella maniera migliore sia ai numerosi ostacoli predisposti allo scopo di evidenziarne le peculiarità sia alle sollecitazioni degli organizzatori coadiuvati dalla consulenza della “Toschi Team” e in collaborazione con don Marco Diara, parroco della chiesa del Sacro Cuore.


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Cimitero monumentale Scicli

Scicli, 22 maggio 2019 – Mancano pochi giorni ormai a sabato 25 maggio quando si svolgerà uno dei più interessanti percorsi culturali sciclitani degli ultimi anni:  Non Omnis Moriar, la passeggiata all'interno del Cimitero Monumentale di Scicli, un viaggio nel passato e nell'arte assolutamente inedito ed emozionante, organizzato dall'Associazione Culturale Tanit Scicli e inserito nel calendario regionale dei Cammini Sacri di Vie Sacre Sicilia.


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Parlamento Europeo: Un nutrito gruppo di giovani e adulti in visita alla sede dell’Unione Europea a Bruxelles 

 

Ragusa, 18 maggio 2019 – Si è conclusa venerdì scorso l’articolata e, soprattutto, emozionante avventura vissuta dalla Sezione Iblea del Movimento Federalista Europeo a Bruxelles.

La programmata visita ha rappresentato, per la Sezione Iblea del Movimento, l’atto conclusivo delle attività che hanno visto tutti i componenti coinvolti nel corrente anno sociale con numerosi seminari nelle scuole e in città, e a coronamento della celebrazione della Festa dell’Europa (9 maggio). Per l’occasione, la Sezione iblea ha anche ottenuto l’accreditamento per una visita alla sede di Bruxelles del Parlamento Europeo in qualità di gruppo moltiplicatore di opinione.

Per il bel gruppo di docenti e una nutrita rappresentanza di studenti della sede ragusana della facoltà di Lingue dell’Università di Catania si è certamente rivelata un’occasione unica da cogliere al volo, molto apprezzata e ripetibile sotto ogni aspetto.


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Formazione

Ragusa, 3 giugno 2019 – Professionalità, terapia e prevenzione. Tre grandi qualità concentrate in un unico convegno svoltosi a Comiso nella giornata di sabato, 1° giugno, dal titolo “I Professionisti Sanitari si confrontano”.

Un evento formativo rivolto principalmente agli iscritti all’Ordine che nasce nel 2018 con la Legge Lorenzin e che unisce le professioni sanitarie di aree diverse, tecniche riabilitative unitamente a quelle che ruotano nell’ambito della prevenzione.


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Teruar

L’associazione culturale Arsura – Sete Etica, presenta Teruar – Fiera del Vino Etico, dal 17 al 20 maggio 2019 presso l’Ex Convento del Carmine a Scicli

Scicli, 17 marzo 2019 – Teruar è la prima fiera del vino naturale di Scicli e della Sicilia Orientale che mette al centro la figura del vignaiolo e l’idea di viticoltura etica: una produzione biologica o biodinamica, non intensiva, sostenibile, rispettosa della natura e della tradizione, ma sempre con uno sguardo al futuro.


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Ragusa, 10 maggio 2019 – La festa dell'Europa (9 maggio) celebra la pace e, soprattutto, l’unità in Europa. La data rappresenta l'anniversario di quella che fu la storica dichiarazione di Schuman. In occasione di un discorso a Parigi, nel 1950, l'allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman formulò la sua idea di una nuova forma di sinergia politica per l'Europa. Il suo obiettivo era quello di creare un'istituzione europea che avrebbe messo in comune e gestito la produzione del carbone e dell'acciaio. Appena un anno dopo venne firmato un trattato che dava vita ad una simile istituzione. La proposta di Schuman è considerata l'atto di nascita di quella che oggi è l'Unione europea. 

In occasione di tale giornata si è celebrata in alcune scuole di Modica e Ragusa l'annuale ricorrenza. Diverse iniziative hanno visto coinvolte a Modica tutte le scuole superiori che coesistono in piazzale Baden Powell e che hanno lavorato con grande sinergia organizzando l’intera giornata. Nel capoluogo ibleo l’Istituto “Galileo Ferraris” ha organizzato un’articolata mattinata avente per tema principale la storia dell’Unione Europea.

Il Movimento Federalista Europeo - Sezione iblea, che ha stimolato l’iniziativa, ha voluto regalare ai giovani coinvolti una informazione quanto più completa possibile sulla problematica europea per consentire così una scelta consapevole sui vari temi che in questo momento sono dibattuti.


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