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Ondaiblea la Rivista del Sudest

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Autore: Domenico Pisana
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“Personaggi letterari degli Iblei 1839-1925. Profili critici e testi” in rassegna nel libro di Domenico Pisana, presentato da Dario Stazzone al caffè Quasimodo di Modica  

 

Modica, 7 aprile 2019 – È stato presentato lo scorso sabato al Caffè Letterario Quasimodo di Modica l’ultima pubblicazione di Domenico Pisana, Presidente del circolo culturale, dal titolo “Personaggi letterari degli iblei 1839 - 1925. Profili critici e testi”.

La serata, che è stata coordinata da Salvatore Paolino, ha visto, dopo i saluti del sindaco di Modica, Ignazio Abbate,  dell’assessore alla cultura, Maria Monisteri, e dell’on. Maria Marzana, segretario della VII Commissione Cultura e Istruzione alla Camera dei Deputati,  una relazione  di Dario Stazzone dell’Università di Catania, dottore di ricerca in Italianistica, lessicografia e semantica del linguaggio letterario europeo, il quale si è soffermato sulle due parti dell’opera di Pisana, evidenziando come lo scrittore modicano poni  lo sguardo su un periodo  storico che  va dal 1839 al 1925, occupandosi di grandi autori già consacrati dalla Letteratura come Capuana, Quasimodo e Bufalino,  e poi  di autori e scrittori iblei come Giuseppe Iozzia Fronterrè di Ispica; Giorgio Occhipinti di Ragusa; Carmelo Pluchinotta e Benedetto Ciaceri di Pozzallo; Carmelo Lauretta di Comiso; Mario Agosta di Giarratana ma modicano di adozione; Venerando Fallisi di Buccheri ma modicano di adozione;  Salvatore Puma,  Giovanni Ragusa, Raffaele Poidomani, Giorgio Battaglia,  Nino Barone, Renato Civello,  Giorgio Candiano  ed  Elio Galfo, tutti poeti e scrittori modicani.  

“Di ognuno – ha affermato il prof. Stazzone - Pisana offre profili critici, aspetti contenutistici e testi di una o più opere, al fine di dare al lettore le informazioni essenziali sulla personalità letteraria dell’autore preso in esame. Un lavoro importante - ha sottolineato Stazzone - che conserva sicuramente la memoria letteraria di un terra che ha una tradizione storica e culturale di significativo spessore e rilevo”.

“Con questo volume, ha affermato  Domenico Pisana nel suo intervento, ho voluto raffigurare  Medaglioni Letterari ove spiccano figure e personaggi che, a loro modo, hanno contribuito a rendere sempre vivo, rilevante, solido, e indubbiamente  alto il livello culturale dell’Area degli Iblei”. Daniele Voi, Giovanna Drago, Giovanna Blundetto ed Eleonora Cannizzaro hanno letto testi degli autori trattati nel volume, mentre il “Duo Estrella”, con il M° Lino Gatto alla chitarra e Ilde Poidomani, voce, ha arricchito l’incontro che ha visto una larga partecipazione di pubblico e di poeti, scrittori e  attori  provenienti dal circondario modicano.  

                   


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Libri di Salvo Micciché

Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica   Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica Salvo Micciché, Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario Salvo Micciché, Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana Marco Iannizzotto e Salvo Micciché, Dall'Alba ai Girasoli, Edizioni Biancavela - StreetLib
Salvo Micciché e Stefania Fornaro
Scicli - storia, cultura, religione (secc. V-XVI)
Carocci Editore
Salvo Micciché
Scicli: onomastica e toponomastica (con appendice araldica)
Edizioni Biancavela - Il Giornale di Scicli - StreetLib
Salvo Micciché
Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario
Edizioni Biancavela - StreetLib
Salvo Micciché
Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana
Edizioni Biancavela - StreetLib
Marco Iannizzotto e Salvo Micciché
Dall'Alba ai Girasoli
Edizioni Biancavela - StreetLib

Biancavela, Carocci Editore, Streetlib, Il Giornale di Scicli

I fatti del Sudest

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Argomento: Storia locale
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Scicli, 1 aprile 2019 – Fare una ricerca storica significa andare per archivi, raccogliere fonti da interpretare e studiare ma, a volte, la ricerca assume connotati originali e non ortodossi e quale modo migliore per arrivare alla conoscenza se non parlare con essa…

È quello che è successo lo scorso 28 febbraio quando, sotto l'impulso del Centro Studi e Documentazione Città di Scicli e dell'Associazione Culturale Tanit Scicli, si sono riuniti Francesco Marino e Giuseppa Arrabito, marito e moglie, 96 e 92 anni rispettivamente, e Pietro Sudano, 93 anni. L'incontro, assolutamente unico e originale, ha dato risposta a molte domande sul contado e la città di Scicli, introvabili su qualsiasi testo edito.

A far luce sulle denominazioni, le spartizioni territoriali, i proprietari delle campagne sciclitane è stato, con estrema precisione, Don Cicciu Marino, coadiuvato con estrema dolcezza dalla compagna di sempre, Giuseppina Arrabito: un vita trascorsa insieme a lavorare la terra, battendo in lungo e in largo il territorio sciclitano.

Voce della città è stato invece, Don Pitrinu Sudano, dapprima barbiere e poi bidello presso le scuole medie di Piazza Italia.

Davanti a questa mole di conoscenza, a Vincenzo Burragato, Pietro Di Rosa (nipoti, rispettivamente, di Francesco e Giuseppa il primo e di Pietro il secondo) e Padre Ignazio La China non è rimasto altro che fare domande e prendere preziosissimi appunti dai quali partire per approfondire la conoscenza della nostra città e del suo territorio. D'altronde non capita tutti i giorni intervistare 281 anni di storia radunati insieme nella stessa stanza.


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Leggi tutto: Scicli. A lezione di storia...dai nonni

Argomento: Numismatica
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Ragusa, 28 marzo 2019 – Collezionismo, studio e ricerca, conoscenza della legislazione in materia e competenza nel valutare autenticità, stato di conservazione, datazione e valore di una moneta o di un oggetto: è il mondo della numismatica, della filatelia e dell’antiquariato, che richiede una professionalità altamente qualificata per orientarsi correttamente e senza brutte sorprese nelle compravendite e nel complesso ambito delle stime, delle perizie e delle consulenze che talora implica contesti legali.

Con un’esperienza maturata in oltre quaranta anni di attività professionale, oggi la Numismatica Pavone apre i battenti a Modica in Via Marchesa Tedeschi, a pochi passi da Palazzo San Domenico, nei pressi della Chiesa di Santa Maria di Betlem.

Una professione rara mutuata dalla passione per i francobolli e le monete sviluppata sin dagli anni ’50 da Federico Pavone che – per primo a Ragusa – nel 1975 inaugura la sua attività che presto lo porta a frequentare le più importanti manifestazioni del Nord Italia, entrando nell’ambiente dei maggiori studiosi ed operatori italiani ed internazionali. Dagli anni ’80 Federico Pavone amplia i propri interessi all’antiquariato e alla legislazione sui beni culturali; nel 1993 è tra i soci fondatori della Numismatici Italiani Professionisti (N.I.P.), associazione di categoria che tra i suoi scopi ha quelli di cooperare con gli organi dello Stato per la tutela e la valorizzazione dei beni di interesse numismatico ed incoraggiare lo studio scientifico, diffondere la numismatica e combattere le falsificazioni.

Oggi, insieme alla sua storica attività commerciale nel settore collezionistico, Federico Pavone porta a Modica la sua esperienza di Perito Esperto Numismatico, Filatelico e di Antiquariato della C.C.I.A.A. di Ragusa e di iscritto al Registro Nazionale N.I.P. Periti ed Esperti (RE.N.N.P.E.), il che gli compete l’effettuazione di stime, divisioni ereditarie, perizie e consulenze, anche giudiziarie, sia civili che penali. Un esperto altamente qualificato a portata di mano, punto di riferimento per tutta la Sicilia e non solo, il che dimostra che con dedizione e competenza anche le professioni più complesse e meno comuni si possono svolgere in territori periferici come quello ibleo.

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Argomento: Cultura
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Scicli, 19 marzo 2019 – Il 10 marzo 2019 sarà una data da ricordare perché, finalmente, anche Scicli ha un suo centro studi. Sotto la spinta, infatti, dello storico e Vicario Foraneo di Scicli, Padre Ignazio La China, dei soci dell’Associazione Culturale Tanit Scicli e di ricercatori e semplici appassionati locali è nato il Centro Studi e Documentazione Città di Scicli.

Il Centro Studi e Documentazione Città di Scicli ha come finalità la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico nonché ambientale, sia esso terrestre o marino, della città di Scicli.

Il Centro Studi e Documentazione nasce per colmare una lacuna che da troppo tempo viene denunciata dai ricercatori locali e non, cioè un centro che raccolga, innanzitutto, tutti gli studi editi su Scicli e il suo territorio: catalogandoli, classificandoli, preservandoli e rendendoli fruibili a chiunque voglia consultarli. Il centro, inoltre, si impegna a promuovere eventi volti alla divulgazione culturale e scientifica, al fine di promuovere la conoscenza degli studi a un pubblico sempre più ampio.

Il Direttivo del Centro Studi e Documentazione Città di Scicli è formato da Vincenzo Burragato (Presidente), Giovanni Agolino (Vicepresidente), Pietro Di Rosa (Tesoriere), Padre Ignazio La China (Consigliere) e Davide Militello (Consigliere); insieme a loro sono fondatori Valentina Pensiero, Francesco Pellegrino, Roberta Ficili, Enrico Statello.

Primo appuntamento con il Centro Studi e Documentazione Città di Scicli è l’incontro culturale, promosso in collaborazione con l’Associazione Culturale Tanit Scicli, in programma giovedì 21 marzo, alle ore 19.00 presso la Chiesa di San Giuseppe a Scicli: Sant’Agrippina a Scicli, storia di una martire, una chiesa, una statua ci parlerà dell’antico culto della Santa in città e dei nuovi studi artistici a riguardo della statua quattrocentesca ospitata all’interno della chiesa barocca sciclitana, tra le opere più belle e misteriose di Scicli.


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Autore: Gino Baglieri
Editore: Supernova
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Ragusa, 3 aprile 2019 – Alla Libreria Paolino di Ragusa il 5 aprile (alle ore 18) il prof. Giovanni Distefano (Università della Calabria e Uni Torvergata "Roma 2") presenta il libro del prof. Gino Baglieri, Itinerari archeologici iblei, edito da Supernova.

Nel libro viene trattata l’archeologia iblea in un percorso di 17 itinerari, con 90 pagine e 100 fotografie. È una guida didattica, non turistica, si tratta infatti di itinerari nei quali l’autore accompagna il lettore con informazioni dense di storia.


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Autore: Massimo Frasca
Editore: Edizioni di Storia e Studi Sociali
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Le città dei greci

Modica, 19 marzo 2019 – Un altro grande appuntamento con l’archeologia a Modica. Il 2 aprile (17:30) presso il Museo Civico “F. L. Belgiorno” (Palazzo della Cultura) sarà presentato il libro di Massimo Frasca, Le città dei Greci in Sicilia, Edizioni di storia e studi sociali.

Il programma prevede i saluti del sindaco Ignazio Abbate, l’introduzione dell’assessore alla cultura Maria Monisteri e l’intervento del Direttore onorario del Museo, l’archeologo prof. Giovanni Distefano (docente presso Università della Calabria e Roma 2 Tor Vergata). Sarà presente l’autore.

 

Massimo Frasca è professore di Archeologia classica presso l’Università degli Studi di Catania ed è uno dei più quotati archeologi siciliani.

 

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Autore: Salvo Micciché, Stefania Fornaro
Editore: Carocci Editore
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Scicli Carocci presentazione a Ragusa

Ragusa, 13 marzo 2019 – Dopo la "prima" di Scicli (nel medievale Convento della Croce, a cura del Polo Regionale di Ragusa per i siti culturali, con 12 relatori) e la bellissima presentazione alla Galleria Bellomo di Siracusa (a cura del Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali, diretto da Lorenzo Guzzardi) con la lectio magistralis di Paolo Nifosì sull'Adorazione dei Magi, il volume "Scicli. Storia, cultura e religione (secc. v-xvi)", di Salvo Micciché e Stefania Fornaro, edito da Carocci Editore, sarà presentato a Ragusa a cura del Centro Studi Feliciano Rossitto e di Archeoclub d'Italia sezione di Ragusa, in collaborazione con Centro Servizi Culturali "Emanuele Schembari" e Ondaiblea.

La conferenza sarà moderata da Giuseppe Nativo (pubblicista, scrittore). Introdurranno l'on. Giorgio Chessari (presidente del CSFR) ed Enzo Piazzese (consigliere nazionale Archeoclub d'Italia); relazionerà sul libro e dialogherà con gli autori l'archeologo prof. Giovanni Distefano (direttore del Polo Regionale di Ragusa per i siti culturali - Università della Calabria e Roma 2 Tor Vergata).

Nel libro si possono leggere contributi di Stefania Santangelo (numismatica CNR - IBAM), Ignazio La China (storico) e Giuseppe Nativo.

La sinossi del libro (dalla iv di copertina):

Che cosa si conosce realmente di Scicli nel Medioevo? Che cosa tramandano le fonti, i reperti dell’abitato e del circondario (e poi della città) di Scicli e le varie forme del suo toponimo (Xicli, Sicli, Sycla, Shiklah...)? Per rispondere a queste domande, il volume analizza la storia, la cultura e la religione di Scicli dal Medioevo al Cinquecento commentando le fonti e i reperti relativi alla storia della città. L’importanza di Scicli nell’ambito della Contea di Modica, il più vasto Stato feudale della Sicilia, si impose con forza anche grazie alla sua felice posizione geografica, non lontana dal mare. Toponomastica, onomastica, culti e storie di uomini e luoghi, cristiani ed ebrei, dal V al XVI secolo: la storia che conduce alla nascita della città iblea che sarà poi barocca e moderna e che Vittorini definì «la più bella del mondo».

La conferenza di presentazione si terrà al Centro Studi Feliciano Rossitto, via Ettore Majorana 5, Ragusa, il 22 marzo 2019, ore 18.

 

Scheda del libro e info nel sito di Carocci Editore.

 

Precedenti presentazioni:

Siracusa. Alla Galleria Bellomo il 16 gennaio lectio magistralis di Paolo Nifosì e presentazione  del libro “Scicli” (Carocci Editore)

Scicli. Il nuovo libro di Carocci sarà presentato il 22 settembre

Scicli. Storia, cultura e religione (secc. V-XVI), Carocci ha pubblicato il nuovo libro di S. Micciché e S. Fornaro


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Una nuova storia di navi e nuova avventura. La storia racconta un Natale particolare, quello del 2007, vissuto da tutto l’equipaggio della ‘Polar Aegle’

Nel 1969 iniziò l’avventura in grande stile, forse la prima al mondo, di trasporto di Gas Naturale Liquefatto, tra l’America (Alaska) e il Giappone. Le Compagnie petrolifere americane, Phillip 66 o Phillips Petroleum Company (in seguito divenuta ConocoPhillips) e la Marathon Oil Corporation proprietarie di alcuni pozzi di Gas Naturale in Alaska, avevano concluso un contratto ventennale con le società giapponesi Tokyo-Gas (TG) e Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Alla scadenza il contratto veniva ridiscusso e rinnovato in base quinquennale. Agli inizi del nuovo secolo, avvicinandosi l'esaurimento dei pozzi di Gas delle due compagnie americane, si cominciò a vociferare della fine del contratto e della possibile vendita delle navi a nuova Compagnia per impiego su altre rotte. Agli inizi del 2007 la voce della compravendita delle navi si fece sempre più insistente e certa. Cominciò allora una contrattazione tra gli equipaggi e la Marathon circa la fine degli equipaggi e un eventuale compenso economico in base agli anni di servizio prestati sino al momento della compravendita nei mesi tra agosto e ottobre dello stesso anno fu raggiunto un accordo tra le parti, la Marathon e la ConocoPhillips che a compravendita avvenuta avrebbero noleggiato le navi dal nuovo armatore sino allo scadere del contratto con il Giappone previsto a fine 2010.

Il capitano Gaetano D’Agostino è protagonista di questo viaggio e di questo racconto. A Dicembre 2007 infatti, si trovava a bordo e al comando della nave denominata ‘Polar Eagle’ mentre sulla gemella ‘Arctic Sun’ si trovava il suo collega M. Bianco.

 

Capitano, ricorda cosa accadde il 16 dicembre del 2007 quando lei si trovava a bordo della “Polar Eagle”?

Con la Polar Eagle siamo partiti in zavorra da Yokohama il 16 dicembre alle 08:30 ora locale (JST) mentre la Artic Sun era partita carica qualche ora dall'Alaska, dopo qualche ora ad un orario prefissato (GMT) quando ormai entrambi le navi ci trovavamo in acque internazionali ci hanno comunicato telefonicamente e in simultanea l'avvenuta vendita delle navi e quindi la dismissione (cambio) ufficiale di bandiera da quella della Liberia a quella delle Marshall Islands. A bordo abbiamo dovuto registrare il tutto autocertificando anche il giuramento di fedeltà alla nuova nazione di bandiera acquisita dalla nave. Mi è stato ordinato di dirigermi nel porto giapponese di Muroran in Hokkaido. Arrivammo il giorno dopo all’alba e verso le ore 11 salpammo e ripartimmo alla volta del porto di caricazione, Nikiski (Alaska).

Durante la traversata fummo avvisati che avendo la nave, avendo cambiato ufficialmente il nome da Polar Eagle a Polar Spirit e cambiato anche il colore e il logo di Compagnia della ciminiera, non poteva ritornare in Giappone se non avesse cambiato il nome scritto sui due masconi e a poppa della nave stessa e contemporaneamente il colore della ciminiera e il logo sociale di appartenenza. Cosa questa impossibile da fare in navigazione e non facile da fare anche in porto in Alaska in quel periodo dell'anno.

 

Ricevette dunque un ordine praticamente impossibile... Ci racconti del grande sforzo e del lavoro del suo equipaggio per onorare quella richiesta…

Si doveva a tutti i costi cambiare la vecchia scritta  con il nuovo nome e con i colori e il logo sulla ciminiera per evitare che al prossimo arrivo in Giappone potessimo avere problemi burocratici che ci avrebbero costretto a grossi ritardi e pesanti sanzioni pecuniarie. Feci quindi radunare tutto l’equipaggio libero dal servizio, ufficiali e comuni, ed esposi loro le richieste della Compagnia. Collaboratori e professionali come sempre tutti mi dissero: «Faremo ciò che è necessario anche se le condizioni di tempo non ci saranno favorevoli». Studiammo e stilammo il piano come procedere per minimizzare rischi e prevenire qualsiasi possibilità di incidente.

Arrivammo in porto il mattino del 24 Dicembre 2007, era molto freddo, la temperatura era oltre i 10 - 15 gradi sottozero, in mare lastroni di ghiaccio andavano su è giù strusciando sulla fiancata della nave, a tratti nevicava. Avevamo preparato tutto il materiale necessario per il lavoro e appena finite le pratiche burocratiche e iniziato le operazioni di caricamento, con tutto il personale disponibile organizzammo tre squadre di lavoro, una per cambiare il nome della nave sui masconi di prua, una a poppa e una per iniziare a cambiare colore alla ciminiera per poi dipingere il nuovo logo sociale. Il personale si alternava, un paio di ore di lavoro con brevissime pause per bere qualcosa di caldo e un paio di ore di riposo.

Gli ufficiali si alternavano tra il turno in sala controllo carico e quello che seguiva le squadre all’opera. Io mi alternavo tra la sala radio da dove comunicavo e mandavo foto agli uffici di terra per mostrare lo stato di avanzamento del lavoro, il mio studio dove di tanto in tanto riposavo una mezz'oretta e i vari posti di lavoro per vedere come andava, per far vedere ai ragazzi che ero con loro e per assicurarmi che di tanto in tanto gli addetti alla cucina provvedessero a portare latte e caldo per riscaldare chi lavorava.

 

Un’operazione in cui remavano contro sia il tempo a disposizione che le condizioni atmosferiche e il mare ghiacciato dell’Alaska. Quante ore impiegaste per riuscire in questa difficile operazione?

Quel giornosmettemmo che erano le 22 passate, mandai tutti a riposare dicendo che il giorno dopo, che era Natale, si sarebbe ricominciato alle 5 dell'alba e si sarebbe proseguito sino la fine. Non avremmo otuto festeggiare il santo Natale, non avremmo fatto pranzi speciali, potevamo avere solo brevi pause per far riposare e scaldare chi era sottoposto maggiormente al tempo poco amichevole, per mangiare qualcosa di leggero e caldo. Il lavoro doveva essere completato il prima possibile: il giorno seguente, il 26 dicembre dovevamo ripartire e il lavoro doveva essere completato. Avevo anche ordinato che un rimorchiatore stazionasse nei pressi della nave pronto ad intervenire nel caso disgraziato che qualcuno, non seguendo tutte le norme di sicurezza ce avevamo stabilito, potesse cadere in mare (con quelle temperature pochi minuti in acqua potevano essere letali).

Tutto il personale lavorò sodo, senza tregua, erano ammirevoli, alla mia richiesta avevano risposto senza indugio alcuno, sapevano che io ero con loro. Ricordo che un marinaio mentre si trovava sulla sommità della ciminiera per pitturarne l'esterno, con una mano calzata da un guanto ormai bagnato, toccò erroneamente uno dei tubi di scarico della ciminiera che era molto caldo, rischiando una brutta scottatura. Ebbe la sveltezza di togliersi il guanto e scendere giù per essere assistito, gli feci immergere la mano in acqua ghiacciata per alcuni minuti affinché il calore preso si disperdesse e non avesse il tempo di procurargli scottature alla pelle e bolle… Andò bene, non si manifestò nessuna bolla dovuta alla scottatura e dopo un'oretta di riposo, decise di ritornare a lavorare.

Durante l'avanzamento progressivo dei lavori di tanto in tanto scattavo foto sia da bordo che da sopra il pontile per documentare. Il meteo variava: nevischio, neve, nuvoloso, ma fortunatamente non soffiava un alito di vento, calma piatta; se fosse stato altrimenti tutto sarebbe stato vano, direi impossibile da farsi. Quando finalmente, dopo un giorno e mezzo di lavoro, tutto fu finito, abbiamo consumato tutti insieme un pasto più abbondante, che niente aveva a che fare con i nostri soliti pranzi luculliani delle feste natalizie.

 

Un Natale particolare, senza fasti o grandi pranzi ma col morale alle stelle per il lavoro ben riuscito. Come si sentivano i suoi ragazzi?

Erano contenti del lavoro fatto e fatto professionalmente bene e senza intoppi. Io ero e sono ancora orgoglioso di loro. Pensai che si meritavano a pieno titolo un’ottima ricompensa. Ma le cose non andarono proprio in questo modo… Ripensandoci oggi, però, mi sento ancora mortificato per quei ragazzi che hanno dato l’anima per completare il lavoro e sacrificare il giorno di festa.

 

Cosa accade di preciso il giorno dopo?

Il giorno seguente partimmo, con il nostro carico di Gas Naturale Liquefatto alla temperatura di 161° C sotto lo zero, dentro le nostre stive , alla volta del Giappone. Destinazione Negishi-Yokohama.

Il 27 di mattina contattai il ‘Vessel Team Manager’ che era responsabile del gruppo di navi al quale appartenevamo Team Libra mandandogli il resoconto dettagliato di tutto ciò che era stato fatto e le foto di prima e dopo del lavoro. Gli chiesi pure di farmi sapere come e con cosa la Compagnia avrebbe compensato coloro che fisicamente avevano fatto il lavoro, disagiato, in condizioni avverse e sopratutto non di routine, fatto senza neanche festeggiare i Natale.  La risposta mi lasciò di stucco.

 Vessel Team Manager mi rispose il giorno seguente con una email, scrivendo che era orgoglioso del lavoro fatto e che come premio avrebbe potuto pagare 5 - 6 ore extra di straordinario (in più della normale paga prevista come straordinario fatto), come regalo, a coloro che lo avevano eseguito.  Mi sentii fortemente offeso: ciò che offriva equivaleva a circa 20-30 dollari a persona, in tutto più o meno 500 dollari. Risposi con distacco che ringraziavo a nome dell'equipaggio ma che a nome loro non accettavo elemosine alcune e che 500 dollari al mio equipaggio eventualmente avrei potuto darli prelevandoli dal mio stipendio. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto più congruo, qualche centinaio di dollari a persona almeno. La precedente Compagnia mi avrebbe sicuramente risposto: «Comandante, vedi tu cosa pensi che meritano e facci sapere».

 

Come reagirono i suoi uomini?

Chiamai a raccolta l'equipaggio e feci leggere loro tutta la comunicazione avvenuta, dicendo che quella somma se loro avessero accettato l'avrei pagata io poiché io avevo rifiutato l'offerta della Compagnia. In coro mi risposero: «Comandante, abbiamo fatto il lavoro perché ce lo hai chiesto tu, questi nuovi padroni non li conosciamo ancora, come loro non conoscono noi. Non vogliamo niente. Scrivilo pure a Glasgow, che abbiamo fatto questo regalo a loro perché noi a bordo da anni ormai siamo un vero team». Mi si rigavano gli occhi, e li avrei abbracciati uno ad uno.

Alcuni mesi dopo l’autore dell’email cadde in disgrazia da parte del Consiglio di Amministrazione della Compagnia (Board of Directors) e fu epurato in maniera che potrei definire ‘poco ortodossa’. In quell'occasione scrisse a tutti i Comandanti delle navi del Team Libra, come a chiedere supporto affinché lo sostenessimo per non farlo mandar via. Gli risposi: «Ognuno ha quel che si merita, umanamente mi dispiace, ma non ho altro da dire», solo queste parole...

Il nuovo Vessel Team Manager, era un indiano, che una volta assunta la responsabilità del suo nuovo incarico societario, mi chiamò al telefono per dirmi che sapeva tutto ciò che era accaduto e che probabilmente sarebbe venuto a trovarmi a bordo e fare una traversata con noi. E infatti fu così. Da allora cominciammo ad avere nuovamente un rapporto umano, ci siamo rivisti diverse volte, sia a bordo che durante alcuni seminari professionali, in Spagna, in Scozia, in Norvegia. Un vero amico.

  

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Una storia di navi e una storia di uomini. Uomini diversi che popolano il mondo, che solcano mari, che soffrono, che amano il loro lavoro, che fanno la differenza. Appare chiaro che gli uomini dell’equipaggio ci misero il cuore oltre che le braccia per eseguire un ordine del loro comandante. Chi un cuore non lo possedeva non avrebbe potuto apprezzare quel piccolo grande gesto sotto Natale. Onore al merito!

Giovannella Galliano


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Ragusa, 17 dicembre 2018 – Il Natale in Sicilia, si sa, è incredibilmente suggestivo ed emozionante, ricco di tradizioni sacre, profane e gastronomiche. Una triade, quest’ultima, non di poco conto che tiene conto di tanti fattori, non ultimo quello del territorio.

Fino a qualche anno fa l’atmosfera natalizia iniziava ad avvertirsi solo a partire dall’inizio di dicembre, quando per la celebrazione dell’Immacolata Concezione ogni famiglia addobbava l’albero di Natale e, soprattutto, si preparava il tradizionale Presepe. Oggigiorno, influenzati dalle usanze provenienti dai paesi del nord Europa, il clima natalizio anche in Sicilia fa il suo ingresso con un po’ di anticipo.

Ogni luogo dell’Isola secondo le proprie usanze si tinge di Natale non solo con luci e decori, ma anche con profumi gastronomici che solleticano l’olfatto fino a lambire dimensioni che si sposano bene col gusto. Connubio vincente di un buon piatto, specie quello natalizio.

Nasce, pertanto, la classica domanda che le signore – ma non solo – si pongono, ovvero “cosa preparare per la cena di Natale?”. Anche noi di Ondaiblea.it siamo incappati nel medesimo interrogativo e abbiamo subito girato il quesito a Giuseppe Maurizio Favara, cuoco di alta gamma, accreditato in F.I.C. (Federazione Italiana Cuochi), componente della Associazione Provinciale Cuochi Etnei e membro dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani.

 

Prima di passare alla domanda clou (sopra evidenziata e virgolettata), stuzzichiamo Favara chiedendo: Come si può raccontare, in ambito culinario, la cucina popolare iblea in occasione del santo Natale?

«Raccontare la cucina popolare iblea, in particolar modo in occasione del santo Natale, rappresenta un viaggio nella storia di un territorio che parte dal mare per arrivare sino alle colline, dai boschi rigogliosi alle brulle sterpaglie, con paesaggi, territori e microclimi talmente diversi da dare facilmente l’opportunità di vagare tra profumi e sapori totalmente differenti sia nella natura della materia prima sia nelle preparazioni finali».

 

Viene subito in mente il suino la cui carne è molto apprezzata nel territorio ibleo e, soprattutto, perché si utilizzano tutte le sue parti.

«Certo. La carne di suino è sicuramente uno degli alimenti principi della tavola natalizia iblea. Non dimentichiamo che la gelatina si può gustare in tutta la provincia iblea e, in particolare, a Giarratana, Monterosso Almo e Chiaramonte Gulfi. Da non trascurare l’antica preparazione del cosiddetto “Sancieli” (sanguinaccio). Se ci spostiamo a Ispica troviamo i “miliddi e baccalà”; a Pozzallo i buonissimi polipetti di scoglio “ammuttunati”, e poi i ravioli, cavati e “tomasini” a Modica.

 

Una cucina che si avvicina molto al territorio?

«Una cucina comunque povera, non ricercata, figlia di un territorio per lo più votato alla pastorizia ed agricoltura, un territorio produttivo dove molto tempo si dedicava al lavoro e quindi pochissimo ne rimaneva da dedicare ad altro, figurarsi ai fronzoli culinari. Oggigiorno tutto sembra stravolto o comunque cambiato. Il territorio ragusano è meta di turismo d’élite. Gli abitanti stessi diventano più esigenti. Non bisogna dimenticare che la città di Ragusa è divenuta l’élite delle stelle Michelin, trasformandosi nella provincia più stellata di Sicilia. Segno questo di una evoluzione culturale e di una presunzione gastronomica che affonda le radici nella tradizione strizzando, consapevolmente, l’occhio all’innovazione e alle preparazioni gourmet».

 

Detto questo, quale menu consiglia per la cena di Natale?

«Da parte mia, girovago del gusto e accanito sostenitore della tradizione anche se conditissima d’innovazione, per questo Natale 2018, sulle tavole dei ragusani vedrei: 

- come ANTIPASTO, dei “tomasini” di pasta fillo conditi con ricotta allo zenzero e ciccioli di maiale serviti con una riduzione di cerasuolo di Vittoria (Rg); 

- il primo lo farei riempendo, di cavatelli ai cardoncelli, una melanzana perlina (Comiso) che andrei poi a adagiare su una passata di pomodorino di pachino e infine guarnita con chips di pancetta; 

- mai d’accordo che terra e mare non possono entrare nello stesso menù, come secondo farei dei polipetti di scoglio di Pozzallo, cotti sottovuoto a bassa temperatura adagiati su una mousse di baccalà macchiata con la riduzione del loro liquido di cottura, e finiti con del finocchietto selvatico fritto; 

- al dolce, considerato che il panettone non può mancare mai, andrei a farcire - con una crema di ricotta setacciata con zucchero di canna, e condita con grappa di frappato docg, e scaglie di cioccolato di modica - la fetta che andrà servita su un piatto con una colata di crema al basilico». 

 

Ci può dare un anticipo almeno con una ricetta?

«Inizierei con i “tomasini” natalizi.

Per la pasta fillo: 200 gr di farina manitoba, 105 ml di acqua calda, 2 cucchiai di olio di oliva, 1 cucchiaino di sale fino.

Per preparare la pasta fillo iniziate ad impastare tutti gli ingredienti con l’aiuto di una planetaria o di un robot da cucina fino ad ottenere un panetto elastico. Dividete l’impasto ottenuto in tante palline dello stesso peso e poi bagnatele sulla superficie. Coprite con un panno da cucina e lasciate riposare per 40 minuti. Successivamente stendete con l’aiuto della macchinetta per la pasta e trasferite su di un piano infarinato, spennellate con l’olio e sovrapponete quattro fogli di pasta. La pasta è pronta per essere utilizzata o congelata.

Per la ricotta ordinatene una da 1/2 kg e tenetela un giorno a spurgare in frigo affinché possa rilasciare il liquido in eccesso risultando in tal modo asciutta. Poi amalgamatela con lo zenzero e/o ginger grattugiato nella proporzione di un pezzetto di radice da tre centimetri per 1/2 kg di ricotta; se utilizzate quella vaccina mettete anche 1/2 cucchiaino di sale, se usate quella di pecora va bene così come si trova.

Prepariamo adesso i ciccioli.

Prendiamo un chilo di pancetta di suino e la facciamo bollire a fuoco lento. Appena si sarà formato il liquido per effetto dello scioglimento dei grassi, filtriamo il tutto in modo che la parte liquida lasci la carne. La parte liquida, così ottenuta, conservatela, solidificata non è altro che una buona sugna fatta in casa; la carne, invece, spremetela con lo schiacciapatate in modo da privarla totalmente dei liquidi. Avete ottenuto così i famosissimi ciccioli!

Adesso prepariamo la riduzione al vino:

500 ml di vino rosso, 250 ml di brodo vegetale, 50 g di burro, 1 scalogno, 30 g di farina, sale q.b. e 1 foglia di alloro.

Usciamo il burro dal frigo e lo facciamo ammorbidire. Poi, facciamo sciogliere in padella, a fuoco basso, metà del burro facendolo dorare per alcuni minuti e badando bene a non farlo bruciare. Aggiungi lo scalogno tagliato finissimo. Quando lo scalogno sarà leggermente imbiondito, aggiungiamo il vino.

Alziamo per un paio di minuti la fiamma (in questo modo faremo evaporare l’alcool dal vino). Uniamo la farina setacciata con il restante burro e il brodo; uniamo il tutto e cuociamo a fiamma moderata sino a quando il liquido si sarà ridotto di più della metà; logicamente prima dell’utilizzo filtrare il tutto.

Passiamo alla preparazione del piatto:

cerchiamo di riprodurre la forma del “tomasino” con l’aiuto del ripieno di ricotta a cui avremo aggiunto i ciccioli. Questi vanno fritti in un tegame con la sugna prima ottenuta dalla loro scolatura e quando raggiungono un colore ben dorato, adagiamoli sul piatto completandoli con un filo di riduzione che faremo scendere sul prodotto aiutandoci con un cucchiaio!

Sicuramente è un piatto di molto effetto e ricco di gusto e anche di calorie. Questa è la tradizione che guarda all’innovazione,

Vi auguro buon appetito, e alla prossima ricetta». 

 

a cura di Giuseppe Nativo

 


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Storie di Navi tocca, in questo breve racconto dell’artista internazionale Dina Smadar, i luoghi della memoria con l’incagliamento del barcone Pentcho, carico di ebrei, nel 1940. 

Grazie all’intervista effettuata per noi dalla scrittrice Marinella Tumino, a Dina Smadar, figlia di Zvi e Gitta Newman protagonisti del naufragio, abbiamo potuto ricostruire in sintesi l’accaduto. Altri sopravvissuti hanno avuto modo di raccontare questa storia in modo più dettagliato, poiché testimoni diretti. Possiamo trovare altre angolature del naufragio del Pentcho, infatti nel libro Odissey di John Bierman, o in quello di Gianfranco Moscati  in Documenti e immagini dalla persecuzione alla Shoah o ancora in un blog  del giornalista nonché storico Mario Avagliano, Stori@,  in cui l’autore  raccoglie la testimonianza dell’ebreo tedesco Heinz Wisla. Inoltre, l’intera vicenda la troviamo documentata nel Bollettino d’archivio della Marina Militare: Il salvataggio di naufraghi ebrei nelle Isole Italiane dell’Egeo (1939-1942). L’avventura del Pentchodi Giuliano Manzari.

 Il nostro intento è stato quello di riportare una fonte diretta corredata da notizie storiche. Con la testimonianza di Dina Smadar, forse siamo riusciti ad aggiungere un altro tassello a questa incredibile storia. I suoi genitori si conobbero nel campo di internamento diFerramonti ed è lì che lei nacque.  La premessa e la conclusione di questa storia l’affidiamo alle parole di Marinella Tumino la quale ci fa partecipe delle sue ricerche storiche sull’accaduto ma la testimonianza, ovvero l’intervista ,riporta  le parole  esatte della Smadar che ha risposto per iscritto , in inglese,  al nostro invito.

 

C‘è un luogo, in un angolo di Italia, che pochi conoscono; profuma di dolore, di speranza, di storia.

È il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, situato a pochi km da Cosenza, nel cuore della Calabria. L’inizio delle attività del campo di Ferramonti fu il 20 giugno del 1940 quando vi giunse un primo piccolo gruppo di 160 ebrei provenienti da Roma. Proprio in questo campo arrivarono anche i sopravvissuti Ebrei (circa 500) partiti da Bratislava a bordo di un barcone fluviale chiamato Pentchoe dopo aver percorso il Danubio giunsero nel Mar Egeo.

Il vento, che li aveva scortati per tutto il percorso quasi senza tregua, si era calmato ma quando tutto sembrava andasse per il meglio accadde la sciagura: un guasto al motore invalidò ogni tentativo di procedere. Allora tentarono di creare delle vele con delle lenzuola. L’obiettivo immediato era quello di raggiungere degli isolotti avvistati poco distanti ma ecco che il vento riprese prepotente e presto il “Pentcho”, in prossimità di un isolotto disabitato, si incagliò e si frantumò. Oggi la storia del piroscafo è documentata, ma ce la raccontano ancora alcuni sopravvissuti, testimoni preziosi di uno dei periodi più bui del Novecento, come l’artista internazionale Dina Smadar, nata nel 1944 nel Campo di Ferramonti e con la quale sono entrata in contatto dopo aver visitato con corpo e anima il Campo in questione e dove l’artista, che vive in Israele, cura il Museo. Dina è figlia di Zvi e Gitta Newman che convolarono a nozze proprio all’interno del Campo.

 

La storia

Mio padre Zvi Newman lasciò la casa dei suoi genitori in Slovacchia quando l’antisemitismo era in aumento. Partì da solo all’età di 17 o 18 anni. Essendo sputato, deriso ed essendogli vietato studiare in accademia, non lasciò spazio a dubbi e decise di partire per la Palestina con alcuni compagni…A questo punto inizia la sua avventura sul piroscafo Pentcho, una storia a sé stante.

C’erano 514 rifugiati sulla barca fluviale, un'ex imbarcazione utilizzata per trasportare animali o grano, che, secondo quanto ha scritto Halevi, “La funzione del battello era di trasportare centinaia di Ebrei in rive sicure, viaggiando su un percorso non segnato.

Nessuno dei passeggeri si è mai illuso di fare un buon viaggio; le difficoltà, le avventure e il rischio del pericolo di vita erano stati presi in considerazione in anticipo. La piccola imbarcazione già debole per la vecchiezza poteva difficilmente galleggiare nel Danubio. Ha resistito a tempeste, scossoni e colpi. Con pochi viveri e scarse riserve d’acqua, senza carte nautiche e al timone un ex ufficiale della marina zarista avevano ridisceso il Danubio attraversando ben cinque Stati (Slovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Romania), per poi sfociare nel mar Nero e, dopo aver attraversato lo Stretto dei Dardanelli, sbucare nell’Egeo.Durante il difficile viaggio, il battello, a causa del forte vento, si incagliò sull’isolotto di Kamilonisi nel mare Egeo. Tutti i passeggeri raggiunsero la riva dove provarono a recuperare eventuali parti rimanenti dell’imbarcazione che potevano essere utili. La mattina, i sopravvissuti si resero conto che l’isolotto roccioso era desolato e disabitato. Essi inviarono una barca a cercare aiuto ma essa non tornò mai. Dopo, appresero che i passeggeri furono ricoverati in ospedale in Egitto. Dopo molti giorni, una nave di salvataggio italiana arrivò e i sopravvissuti furono trasferiti a Rodi e da lì al campo di Ferramonti in Calabria…

In effetti, un grande plauso va alla motonavedella Reale Marina Italiana Camoglie al suo comandante Carlo Orlandi. La nave italiana riuscì a trarre in salvo i naufraghi, nonostante fossero stati avvistati dagli inglesi che non andarono in soccorso. I superstiti avevano affrontato il viaggio della speranza tra affanni e imprevisti, tra amori e dolori, un viaggio lungo quasi cinque mesi durante i quali nessun Paese che attraversarono volle dare loro cibo, acqua e il prezioso olio combustibile indispensabile per la navigazione. Gli unici aiuti arrivarono dalle comunità ebraiche locali. Un viaggio dunque che finì nell’Egeo, all’epoca zona di guerra sotto il controllo italiano.

La Camogli giunse fino all’isola di Rodi e lì gli sfortunati furono internati in un campo di tende e poi in una caserma fino agli inizi del 1942.Uno degli internati riuscì ad ottenere un visto per il Portogallo e a lasciare l’isola greca, quindi passò da Roma, dove fu ricevuto da papa Pio XII, al quale raccontò la storia dei naufraghi del Pentcho rimasti a Rodi. Il papa prese a cuore la vicenda e, grazie alla sua intercessione, una nave della Croce Rossa prelevò i naufraghi e in due momenti (febbraio e marzo 1942) li condusse in Italia. Un provvedimento provvidenziale, visto che le autorità italiane avevano chiesto ai nazisti di prendersi carico dell'intero gruppo per trasferirli in Germania.

Gli ebrei furono destinati al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, dove la maggior parte di loro riuscì a salvarsi grazie alla liberazione nel settembre 1943 ad opera degli Alleati, scampando così alla deportazione. 

Giovannella Galliano


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Putie

Al Centro Studi Feliciano Rossitto si parlerà di agroalimentare, attualità e prospettive per i prodotti storici siciliani

 

Ragusa, 25 marzo 2019 – Venerdì 5 aprile, presso l’Auditorium del Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana, 5 – Ragusa), si terrà la presentazione del libro di Giuseppe Licitra, Putìe. I prodotti lattiero caseari nei banconi espositivi dei punti vendita in Sicilia. Attualità e prospettive per i prodotti storici siciliani. Dalle Putìe alla GDO.

Dopo la registrazione dei partecipanti, alle ore 17.45 si apriranno i lavori con i saluti del Presidente del Centro Studi Rossitto, Giorgio Chessari e del Presidente dell'Ordine Agronomi di Ragusa, Franco Celestre.

I lavori saranno moderati dalla dott.ssa Gianna Bozzali, giornalista enogastronomico.

Alle 18.00 la presentazione del libro con la relazione di Giuseppe Licitra (professore Prodotti di Origine Animale, Di3A di Catania), su "I prodotti caseari nei punti vendita della Sicilia. Dalle putie alla GDO". Seguirà la relazione su “I consumatori volano di sviluppo: conoscerli per programmare le strategie di sostegno al mondo rurale eco-sostenibile” di Vincenzo Russo, professore di psicologia dei consumi e di psicologia della comunicazione, responsabile dei Behavior & Brain Lab di neuroscienze e neuromarketing della Libera Università di Lingue e Comunicazioni (IULM) Milano.

Sono previste brevi riflessioni sulla tematica che ruota attorno i principali formaggi storici siciliani e della selezione progetto AGER, con interventi programmati dei professori: Massimo Todaro (presidente Consorzio di Tutela Vastedda della Valle del Belice DOP), Giuseppe Occhipinti (presidente Consorzio di Tutela del Ragusano DOP), Domenico Ferranti (presidente Consorzio di Tutela Pecorino Siciliano DOP), Pietro Di Venti (presidente Consorzio di Tutela Piacentino Ennese DOP), Pietro Valenti (presidente Consorzio della Provola dei Nebrodi DOP), Vincenzo Chiofalo (Università di Messina per il Maiorchino), Salvatore Passalacqua (unico produttore storico di Tuma Persa e del Fiore Sicano).

Seguirà l'intervento del professore Giovanni La Via, prefatore al libro "Putìe" di Giuseppe Licitra, sul tema "Un'Europa che può accompagnare lo sviluppo rurale ecosostenibile spesso marginalizzato".

Le conclusioni sono affidate al sindaco di Ragusa, avv. Giuseppe Cassì e dell’Assessore Regionale all’Agricoltura, dott. Edy Bandiera.

La serata terminerà con la degustazione dei principali formaggi storici siciliani in collaborazione con l'Istituto Alberghiero “Galileo Ferraris” di Ragusa.

 

L’iniziativa è stata promossa ed organizzata dal Centro Studi “Feliciano Rossitto” in collaborazione con: “Di3A” (Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente), Università degli Studi di Catania. In rete con: “Progetto Ager” (Agroalimentare e Ricerca), Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Ragusa, Istituto Istruzione Superiore “Galileo Ferraris” di Ragusa, Consorzio di tutela Vastedda della valle del Belice, Pecorino siciliano DOP, Consorzio di tutela del formaggio Piacentinu Ennese Dop, Ragusano, Consorzio del formaggio Provola dei Nebrodi.

 

Giuseppe Nativo


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A seguito della tragica e improvvisa scomparsa di Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale e Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Ondaiblea propone ai lettori una scheda sintetica sulla indimenticabile figura sia in ambito professionale che umano

 

«Ciascun momento della storia della Sicilia sarà documentato attraverso reperti di provenienza marina che spaziano dalla statuaria ai complementi di navigazione, dalle suppellettili da mensa in metallo prezioso ai più comuni contenitori da trasporto delle diverse tipologie ed epoche (anfore puniche, greche, romane, tardoantiche, arabe, normanne), ai poderosi strumenti da guerra quali alcuni dei rostri navali in bronzo della battaglia delle Egadi del 241 a.C. che sancì l’epilogo della I Guerra Punica, originando, così, l’inizio del dominio romano nel Mediterraneo. Saranno anche presenti cimeli di epoca rinascimentale e moderna come uno dei cannoni della nave genovese di Sciacca e una ricca documentazione di navi disperse tra la prima e la seconda guerra mondiale. La collezione ripercorrerà circa 3500 anni di storia della Sicilia evidenziando anche il difficile lavoro degli archeologi subacquei con un tributo ai pionieri di questa disciplina ma anche con particolare attenzione alle nuovissime metodologie d’indagine e prelievo in alto fondale offerte dalla tecnologia a supporto della ricerca».

Queste le riflessioni introduttive di Sebastiano Tusa, Soprintendente del mare, esperto di archeologia subacquea di fama internazionale, al catalogo della mostra “Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia” tenutasi a Palermo, Palazzo Reale (Sale duca di Montalto), da novembre 2016 a marzo 2017. 

La mostra, ideata e realizzata dalla Soprintendenza del Mare, è stata un esempio di collaborazione internazionale poiché condivisa con alcuni prestigiosi musei europei. E’ stato possibile ammirare l’articolata raccolti di oggetti che hanno fatto comprendere quale sia stata l’importanza dei commerci nei quali la Sicilia è stata coinvolta nel corso della lunga storia del Mediterraneo. Il mare non ha restituito soltanto tracce delle rotte, ma anche dei grandi conflitti che videro l’isola al centro di eventi politico-militari epocali. In tale ambito ci viene in aiuto l’archeologia subacquea di cui era tanto innamorato Sebastiano Tusa.

A novembre scorso Tusa è stato presente a Modica parlando di radici identitarie del popolo siciliano in occasione della presentazione della sua ultima opera “Sicilia archeologica” (Edizioni di Storia e Studi Sociali), nell'ambito di una serie di incontri curati da Daniele Pavone per l'anniversario della libreria La Talpa (in questo articolo il reportage). A marzo a Scicli si è occupato della promozione di un parco archeologico (Chiafura, San Matteo), in due dibattiti con Paolo Nifosì, Pietro Militello e altri studiosi e con le autorità civiche.

Docente e scrittore assai prolifico, prima di approdare all’incarico nella Giunta regionale siciliana, è stato soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Trapani e a capo della “sua” creatura, la prima Soprintendenza del Mare istituita in Italia con compiti di ricerca, censimento, tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo, storico, naturalistico e demo-antropologico dei mari siciliani e delle isole minori. 

Tra le tantissime ricerche, sempre nell’ambito dell’archeologia subacquea, è stato proprio Tusa che nel 2014 ha rivelato particolari inediti sui rostri recuperati nel mare delle isole Egadi, nello specchio acqueo dove, secondo una ricostruzione storica ormai consolidata, si consumò la prima guerra punica (nel 241 a.C.), un’area di mare tra le isole di Levanzo e Marettimo. Notevoli i suoi studi paletnologici e dedicati al Mediterraneo nella preistoria e al Mediterraneo dei viaggi.

Molteplici le iniziative culturali cui ha partecipato qui in Sicilia nel corso di quest’ultimo decennio. A Pozzallo, nel 2016, ha presieduto il Comitato organizzatore della sedicesima edizione del “Trofeo del Mare”. “Un appuntamento – come ebbe modo di precisare nel corso di quella serata - di rilevante interesse ed importanza come punto di riferimento per coloro che amano il mare e sono fortemente convinti che la sua salvaguardia e valorizzazione ecocompatibile sia fondamentale per il futuro del pianeta”.

Quando si parla di Sebastiano Tusa la mente varca i confini della terra per immergersi in un ambiente in cui l’uomo è ospite e da cui c’è ancora molto da imparare: il mare. Tusa da parecchi anni si è speso molto per promuovere e valorizzare il patrimonio storico archeologico subacqueo recuperato, nel tempo, in Sicilia e promuoverlo in un contesto unitario attraverso un percorso storico di notevole livello. Lo conobbi a maggio del 2008 quando venne a Ragusa, in occasione del convegno su “L’archeologia tra terra e mare” promosso ed organizzato dal Centro Studi “Feliciano Rossitto”, in collaborazione con l’Assessorato Regionale Beni Culturali e Pubblica Istruzione, e tenutosi a Ragusa Ibla presso l’Aula Magna della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università di Catania.

Fu un’occasione unica, come ebbe modo di spiegare il Presidente del Centro Studi, on. Giorgio Chessari – «per illustrare le ricerche e le nuove prospettive di indagine sul versante dell’archeologia e, in particolare, nell’ambito della conservazione e fruizione dei reperti che vengono alla luce non solo dagli scavi di terra ma anche dal mare. Tutto ciò grazie all’impegno, ultradecennale, da parte di valenti studiosi da anni dediti alla ricerca di un prezioso patrimonio che viene dal passato». Presenti in sala come relatori Sebastiano Tusa e il padre, 87enne, Vincenzo (accademico dei Lincei; fondatore e direttore di “Sicilia Archeologica”). A Sebastiano (all’epoca responsabile del Centro regionale per l’archeologia subacquea), fu affidata la seconda giornata di studi. Col suo fare pacato ma preciso tenne un’articolata discettazione sui ritrovamenti dell’archeologia subacquea in Sicilia (dai relitti delle isole Lipari al sito preistorico di Pignataro, dal relitto normanno di S. Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, alle ricerche su porti ed approdi). Tali ritrovamenti non fanno altro che confermare ciò che emerge dai documenti archivistici attestanti notizie circa le antiche rotte seguite nei secoli scorsi dalle imbarcazioni. 

Il viaggio archeologico e professionale di Sebastiano Tusa nel Mediterraneo è stato un percorso esistenziale, che ha investito non solo la sua dimensione di archeologo ma anche quella di uomo di cultura che a questo mare piccolo-grande appartiene e apparterrà per sempre.

Un assurdo incidente aereo, il 10 marzo 2019, ha portato via un amico, uno studioso di chiara fama e impegnatissimo assessore regionale. Rimane la sua opera, su cui molto tempo ancora si dovrà riflettere.

 

Giuseppe Nativo e Salvo Micciché

 

***

Nella foto (Salvo Micciché): l'archeologo Giovanni Distefano, l'assessore alla cultura modicana Maria Monisteri, l'archeologo e assessore Sebastiano Tusa, lo studioso Daniele Pavone e Francesco Trombadore (Libreria La Talpa), a Modica.


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Ragusa, 20 febbraio 2019 – A TourimA, Firenze (Palazzo dei Congressi, Sala 4), per promuovere la Sicilia e in particolare Siracusa, ci saranno anche la dottoressa Stefania Santangelo (archeologa numismatica CNR IBAM, Catania) e il dottor Lorenzo Guzzardi (archeologo, direttore del Polo Regionale di Siracusa per i Siti Culturali).

La loro partecipazione è prevista per sabato 23 febbraio 2019.

Stefania Santangelo, sciclitana – al suo attivo diverse pubblicazioni, di recente anche un contributo nel libro “Scicli. Storia, cultura e religione (secc. v-xvi)” nella collana Studi Storici Carocci –  relazionerà su “Bizantini, arabi e normanni nella monetazione della Sicilia”.

Lorenzo Guzzardi, archeologo ragusano – anche lui autore di tante pubblicazioni in particolare sugli Iblei, Ragusa e Siracusa – relazionerà su “Siracusa, luogo d’incontro di culture diverse”.

Tra gli altri partecipanti in Sala 4, il sindaco di Bronte, Graziano Calanna.

 

Di TourismA Ondaiblea ha già parlato presentando la promozione dedicata in particolare a “Modica oltre il barocco. Storie di Archeologia Architettura Paesaggio e… Quasimodo”, che vedrà la partecipazione, in Sala Onice, di Sebastiano Tusa assessore Beni culturali e Identità siciliana, Ignazio Abbate sindaco di Modica, Maria Monisteri assessore Beni Culturali Comune di Modica, Catia Bernava responsabile Collezioni Museo di Modica, Giovanni Distefano direttore Polo Museale di Ragusa e direttore onorario del Museo di Modica, Massimo Cultraro CNR e Università di Palermo, Marcella Pisani Università di Roma “Tor Vergata”, e in chiusura dei lavori Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

 

Salvo Micciché

 

Modica oltre il barocco: Storie di Archeologia Architettura e ...Quasimodo, a Firenze

 

Sito web di TourismA

 

ll programma di sabato 23:

SABATO 23 FEBBRAIO 2019

Sala 4 14:00 – 18:00

L’ITALIA NEL MEDITERRANEO

Incontro di culture tra passato e presente

A cura di Agostino De Angelis attore e regista teatrale

Ingresso libero e gratuito

 

Stefano Minerva  sindaco di Gallipoli e Presidente Provincia di Lecce

Francesca De Vito sindaco di Calimera (Le)

Cosimo Piccione sindaco di Sannicola (Le)

Massimo Lecci sindaco di Ugento (Le)

Alessio Pascucci sindaco di Cerveteri (Rm)

Graziano Calanna sindaco di Bronte (Ct)

Dario Allevi sindaco di Monza (Mb)

Pietro Tidei sindaco di Santa Marinella (Rm)

Alessandro Grando sindaco di Ladispoli (Rm)

Andrea Barone sindaco di Alezio (Le)

Raffaele Stasi sindaco di Taurisano (Le) Città d’Arte

Carlo Salvemini sindaco di Lecce

Interventi:

Lorenzo Guzzardi direttore Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali

«Siracusa, luogo d’incontro di culture diverse»

Valentino Nizzo direttore Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

«Il colore del mare»

Simona Rafanelli direttore Museo Civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia

«Etruschi, Fenici, Greci e gli altri un “mare” di incontri nell’alto Tirreno»

Stefania Santangelo archeologo numismatico, CNR Catania  

«Bizantini, arabi e normanni nella monetazione della Sicilia»

Vincenzo Leone  cap. di Vascello, direttore Marittimo del Lazio

«Mediterraneo… mare che unisce»

Marcello Aprile  docente Filologia e Linguistica italiana all’Università del Salento

«Greci e latini nel Salento. Una storia di convivenza multietnica»

Emanuele Licci  musicista “Incanto Griko” e Massimiliano Morabito  musicista ricercatore

«Il tarantismo, un rito che cura»

Ombretta Del Monte  artista e critico d’arte

«1607: l’arte di Caravaggio a Malta»

Sonia Signoracci  direttore artistico “Santa Marinella Short Film Festival”

«Terra d’approdo… il Cinema nel Mediterraneo»

Massimo Bacci direttore “Orchestra Giovanile Massimo Freccia”

«Note dal Mare»

Gianluigi Petrucelli direttore artistico Teatri Riuniti Italia&Schipa di Gallipoli

Stefano Colombo presidente Associazione “Libertamente” e direttore Compagnie Teatrali Monzesi

Valerio Faccini foto d’arte

Coreografi: Antonio Lombardo Lombardo Academy di Bronte, Matteo Capizzi DanzArt Academy di Biassono, Anna Rizzello

e Tania Stamerra Art Mood Ballet di Gallipoli

RoadShine Production Filmiamo Sogni

Giulio Cesare Pacchiarotti CineFantasy Productions

«Time Machine VR Experience»

Desirée Arlotta presidente Associazione Culturale ArchéoTheatron di Cerveteri e curatrice Progetto Nazionale Promozione e Valorizzazione


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Da sabato al Museo della Cattedrale di Ragusa una mostra sull’iconografia dell’Addolorata nell’arte iblea. Saranno esposte 12 opere tra cui una tela restaurata di recente



Ragusa, 14 marzo 2019 – Si inaugura sabato 16 marzo, alle 18, la mostra “Mater Dolorosa - L’iconografia dell’Addolorata nell’arte iblea”, promossa dall’ufficio diocesano per i Beni Culturali, diretto da don Giuseppe Antoci, e curata da Stefano Vaccaro e Alessandra Rovetto.

L’esposizione, ospitata nelle sale del Museo della Cattedrale di Ragusa, si potrà visitare sino al 21 aprile. Saranno esposte dodici opere (undici tele e una statua) provenienti da Comiso, Giarratana, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo e Ragusa. Tra le opere presentate anche la tela raffig      

«Questa mostra – fanno sapere dall’ufficio diocesano Beni culturali – è un viaggio storico-artistico, ma anche religioso ed emozionale, che interessa il momento più drammatico della vita di Cristo e di Maria sua madre. Saranno presentate una selezione di pregevoli opere d’arte, dal Sei all’Ottocento, provenienti da tutta la Diocesi di Ragusa. Ai visitatori saranno restituiti brani di grande commozione e intensità per uno dei culti devozionali più celebrati in Sicilia».


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Siracusa, 8 gennaio 2019 – Si festeggia domani, mercoledì 9 gennaio, l’anniversario della Dedicazione della Chiesa Cattedrale a Siracusa.

Per la ricorrenza la Deputazione della Cappella di Santa Lucia ha stabilito ci sia una solenne esposizione del simulacro di Santa Lucia. Alle ore 7.30 sarà aperta la nicchia che custodisce il simulacro. 

Il programma dell'anniversario della dedicazione prevede alle 17 l'intervento di don Alessandro Genovese che guiderà una meditazione sul tema: "La Chiesa edificio dedicato a Dio, icona della Chiesa corpo crismato di Cristo". 

Alle ore 18 la concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Siracusa. Al termine della funzione verrà richiusa la nicchia. La preghiera di colletta della liturgia della dedicazione della chiesa cattedrale, nella liturgia ambrosiana, così recita: “Con pietre 

vive ed elette tu edifichi, o Dio, alla tua gloria un tempio eterno; effondi la tua santità sulla nostra cattedrale e fa’ che quanti in essa invocheranno

 il tuo nome sperimentino il conforto della tua protezione”. 

La Cattedrale è segno di ciò che siamo chiamati ad essere noi: Tempio vivente di Dio, capace di far risplendere nel mondo la grazia del Signore 

e di accogliere tutti coloro che sono alla sua ricerca.


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Spettacolo musicale tra recitazione e musica dal vivo

 

Ragusa, 2 aprile 2019 – Far ritrovare ai due ragazzi di Liverpool , alias John Lennon e Paul McCartney ,  la via della riconciliazione . Questo lo spirito che animerà lo spettacolo musicale “The ballad of John and Paul,” una storia in sol minore,  che sarà rappresentato a breve in provincia.  Le date previste sono: a Comiso, il 12 aprile, al Ridotto Teatro Naselli   a Ragusa il 13 aprile , al teatro della Badia di Corso Italia e a Scicli il 14 aprile, da Officinoff.  La storia, scritta da Gianni Marotta e Salvo Giorgio porta la regia di quest’ultimo che ha curato anche le luci e le musiche di scena, la scenografia ed i costumi, invece,  sono di  Alessandro La Cognata. Sul palco la live band “ New Kids in town “(Cristina Gennaro, Marco Comitini, Salvo Giorgio, Massimiliano Coria, Salvo Maione, Alessandro La Cognata, Giovanni Marotta)
Tra recitazione e musica dal vivo, lo spettacolo ricostruisce un immaginario (ma forse nemmeno troppo) incontro tra Paul McCartney e John Lennon, negli studi di registrazione newyorkesi di quest'ultimo nel periodo immediatamente successivo allo scioglimento dei Beatles, quando la tensione tra i due musicisti era ancora elevatissima, tra beghe personali e liti giudiziarie, con Yoko a fare da arbitro e la band di John da fabbrica dei ricordi, nel tentativo improbo di far ritrovare ai due la strada della riconciliazione. Dalla breve sinossi un anticipo di ciò che il pubblico andrà ad assistere: 

“La tua musica è banale alle mie orecchie… eppure in tutti questi anni avresti dovuto imparare qualcosa”… “Troppa gente si sta atteggiando a intellettuale underground e rompe in due i propri colpi di fortuna”… Accuse al vetriolo che all’alba degli anni ’70 costituiscono, apparentemente, l’ultimo filo che – a parte complesse vicende giudiziarie – lega ancora John Lennon a Paul McCartney. Siamo ad un anno dallo scioglimento ufficiale dei Beatles, e una delle principali indiziate di tale crimine prende una posizione inattesa: "... sempre in apparente disaccordo voi due… intimamente consapevoli che la tensione tra Paul e John “uomini” tirasse fuori il meglio di Paul e John “artisti”… Ma troppe volte l’uomo ha rischiato di oscurare l’artista…", avrebbe detto la nota artista giapponese Yoko Ono, da due anni divenuta mrs. Lennon. Avrebbe detto realmente o avrebbe potuto dire? E se, davvero, in un’uggiosa serata newyorkese della fine del 1971, John Lennon e Paul McCartney – su spinta della stessa Yoko – si fossero trovati a confronto proprio quando la tensione tra loro era ancora altissima, in perenne bilico tra magnificenza artistica e ben più prosaiche vicende quotidiane? Tra recitazione e musica dal vivo, lo spettacolo ricostruisce quest’immaginario (ma forse nemmeno troppo) incontro tra Paul e John, con Yoko a fare da arbitro e la band (con cui John aveva appena terminato di incidere l’LP “ Imagine”) nel suggestivo ruolo di fabbrica dei ricordi. Il tentativo, forse vano, di far ritrovare ai due ragazzi di Liverpool la via della riconciliazione apre la strada ad un viaggio tra realtà e fantasia, fatto di ricostruzioni sia storiche che emotive, con un finale dal grande impatto emotivo che, al contrario, è assolutamente reale.

A Comiso l’appuntamento è il 12 aprile alle 19,30, per un aperitivo ed  alle 21 per inizio spettacolo; a Ragusa e a Scicli lo spettacolo avrà inizio alle 21.

 

Giovannella Galliano


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«Nel cinema non esistono “originali”, tutte le copie di un film sono uguali, e nonostante questo accade una magia: a ogni visione il film cambia, perché siamo cambiati noi».

(Alessandro Avataneo, regista cinematografico e teatrale, docente di cinema e storytelling alla Scuola Holden di Torino)

 

La crisi del Cinema è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, a parere di chi scrive (facente già parte della cosiddetta “vecchia generazione”) il Cinema riveste ancora un “fascino” particolare. Questo, forse, è un giudizio di parte in quanto appassionato della settima arte. 

 

E’ veramente così? Abbiamo girato il quesito ad Alessandro Avataneo, regista cinematografico e teatrale. «A tutt’oggi, il Cinema rappresenta l’esperienza narrativa più potente, completa e accessibile, anche se questo primato si esaurirà in pochi anni, forse venti o trenta, quando il cinema, probabilmente, verrà sostituito da una forma ibrida di film interattivo e videogame. Ciò consentirà allo spettatore di essere protagonista di una realtà alternativa, indistinguibile dalla nostra e personalizzabile secondo una serie di parametri e gusti individuali che consentiranno ai più “drogati” di narrazione tra noi di restare immersi nel mondo virtuale e interagire da lì con il mondo reale, e magari guadagnare palate di soldi passando la vita a “giocare” – cosa che peraltro già accade oggi, se pensiamo al fenomeno degli influencer digitali».

Il buio della sala attira ancora?

«Nel buio della sala cinematografica subiamo una mutazione temporanea: entriamo in una specie di letargo, di intorpidimento dei sensi, e viviamo un sogno che si connette con gli strati più profondi della nostra fantasia e del nostro inconscio, fino a incidere il nostro immaginario in maniera indelebile».

Ciò accade con i libri, ma nella lettura è più faticoso, perché il nostro cervello deve tradurre le parole in immagini, suoni e azioni, mentre nel cinema è tutto lì, proiettato sullo schermo e immaginato per noi.

«Certo. Questo non vuol dire che al cinema siamo spettatori passivi, anzi, il nostro cervello ha molte informazioni in più da assorbire e su cui lavorare, ma in una situazione – il più delle volte – di piacevole abbandono e non di sforzo intellettuale. Questo accade tramite un complesso meccanismo di segni, gesti e codici cinematografici che prendono il nome di “messinscena”. Possiamo tranquillamente dire che noi siamo, per associazione e per contrasto, non solo il risultato delle nostre esperienze reali, ma anche di quelle immaginarie, cioè quelle che derivano da tutti gli oggetti narrativi che abbiamo amato e che ci hanno influenzato».

Il cinema, dunque, è l’esperienza più completa perché racchiude in sé tutte le arti, precedenti e posteriori alla sua invenzione. Nel cinema contemporaneo cosa troviamo?

«Troviamo le stesse meccaniche della letteratura, del teatro, della serialità e del videogame. L’arte propria del cinema, il montaggio, da quando esiste il cinema ha influenzato tutte le altre arti. Anche la musica, la pittura e la fotografia hanno influenzato il cinema e successivamente ne sono state condizionate. Essendo una struttura complessa fondata sul movimento, il cinema è anche danza, architettura, scultura, e da quando esiste il cinema anche i libri sono diventati via via più “cinematografici”, cioè più immersivi e coinvolgenti per il pubblico di massa. Basta considerare il fatto che i grandi best seller di oggi, cioè i libri che vendono globalmente più di 100 milioni di copie, sono scritti con tecniche cinematografiche; sono cioè, salvo rare eccezioni, esperienze cinematografiche scritte su carta». 

Cosa ci può dire sull’esperienza narrativa cinematografica?

«Il cinema è l’esperienza narrativa più accessibile, perché richiede meno tempo di un libro per essere vissuta. C’è da dire, inoltre, che nel cinema non esistono “originali”, tutte le copie di un film sono uguali, e nonostante questo accade una magia: a ogni visione il film cambia, perché siamo cambiati noi. Se provate a rivedere un film più volte, ritroverete sempre voi stessi, ma non solo. Ci sarà sempre qualcosa in più o in meno. Perché il Cinema è una scultura del Tempo, come diceva Tarkovsky, ma si può aggiungere che non solo scolpisce il tempo dei film così come immaginati dai loro autori, ma anche il nostro».

Allora perché si registra una crisi galoppante nel Cinema?

«Nonostante tutti questi pregi, la crisi nel cinema come spettacolo collettivo è irreversibile e ha radici lontane. Contrariamente a ciò che si pensa, non è un fenomeno recente. Il Cinema come spettacolo di massa è in crisi da quando esiste la TV, cioè dalla fine degli anni ‘30. Negli anni ‘40 il 75% della gente andava al cinema una volta alla settimana, oggi siamo al 4%, e più della metà della popolazione va al cinema meno di una volta al mese. Questo passaggio da intrattenimento collettivo a intrattenimento individuale riflette l’affermarsi progressivo dell’individualismo di massa, che ha cancellato il concetto di società e di industria novecenteschi, cioè le due categorie da cui e per cui è nato il cinema».

Quindi un fattore economico e sociale?

«Non solo. C’è anche un fattore antropologico: in buona sostanza, i film non ci bastano più. Il concetto cardine che spiega non solo l’intrattenimento, ma la realtà di oggi, cioè come funzioniamo noi umani, è quello di “universo narrativo”. Molti di noi oggi preferiscono restare immersi dentro gli universi narrativi che amano il più a lungo possibile, o per coltivare una versione alternativa di sé stessi sui social network, o per vivere altre vite oltre all’unica che hanno».

Quali sono questi universi narrativi?

«Sono quelli basati sui nostri gusti, da Harry Potter a The Walking Dead al Trono di Spade a Westworld, e veniamo catalogati in base ai nostri gusti da algoritmi che decidono cosa si deve produrre a livello globale. Le imprese operanti nella distribuzione via internet di film, serie televisive e altri contenuti d’intrattenimento funzionano così. Vanno a catalogare l’umanità in circa duemila nicchie di consumatori e, sulla base della dimensione e dei comportamenti di questi gruppi, stabilire quali film e serie produrre e quanto investire per ciascuna di esse. Le serie stanno ai film come il racconto sta al romanzo. Il filosofo tedesco Walter Benjamin aveva analizzato, nel suo saggio sulla narrazione del 1936, come la narrazione intesa nella sua forma più antica, cioè quella di racconto orale, fosse stata soppiantata dal romanzo e dall’informazione, per una serie di fattori tecnologici: invenzione della stampa e dei mezzi di comunicazione di massa. Questo aveva “ucciso” l’essenza della narrazione come mezzo primario per tramandare l’esperienza. Oggi assistiamo a una trasformazione analoga: la rivoluzione digitale sta “uccidendo” il cinema così come lo abbiamo conosciuto nel ‘900, cioè come specchio di un secolo».

Cosa accadrà nei prossimi anni? Riuscirà il cinema a adattarsi a questo nuovo mondo, oppure sarà per pochi eletti?

«Non è ancora detta l’ultima parola, ma possiamo osservare qual è la tendenza degli ultimi anni a livello globale: produrre film di genere seriali sempre più grandi e costosi per le masse e piccoli film sempre meno costosi, per nicchie sempre più piccole di spettatori cinefili e colti. Manca completamente la via di mezzo. Tutto lo spazio di sperimentazione che va dagli anni ’40 agli anni ’70 non esiste più. Significa che nell’ecosistema attuale autori come Fellini, Antonioni, Bergman, Orson Welles o Tarkovsky non riuscirebbero a produrre nemmeno un cortometraggio. C’è chi dice che lo spazio di sperimentazione si sia spostato alle serie TV, ma è vero solo fino a un certo punto, poiché questi investimenti devono rispondere necessariamente a studi e proiezioni basati su algoritmi che calcolano il rischio sulla base dei gusti del pubblico».

Il cinema fa quindi fatica a trovare i suoi nuovi autori.

«In Europa, per realizzare un’opera prima, ci vogliono anni di sviluppo, e molti film non trovano una distribuzione e non riescono ad arrivare a un pubblico che, per quanto piccolo, ancora esiste e cerca originalità e innovazione, non standardizzazione o remix di formule trite e ritrite. Se quindi da un lato le grandi piattaforme di film on line danno accesso a una grande quantità di contenuti, dall’altro, paradossalmente, riducono la possibilità di scoprire nuovi autori al di fuori della nostra limitata sfera di preferenze. Questo appiattimento è diseducativo per il pubblico, al quale film di maestri come Antonioni o Sokurov saranno sempre più inaccessibili. I giovani autori con una voce originale dovranno adeguarsi a logiche di mercato dettate da multinazionali e cercare di esprimersi entro i confini del nuovo impero digitale». 

Giuseppe Nativo 

 

***

Alessandro Avataneo è un autore, produttore e regista cinematografico e teatrale. Laureato in Relazioni Internazionali con master in Storytelling, Performing Arts e Digital Entertainment, ha lavorato in più di 30 Paesi tra Europa, Stati Uniti e Giappone realizzando film, documentari, musical, format televisivi, videoclip, installazioni artistiche e di realtà virtuale. Ha pubblicato il romanzo Una storia delle colline nel 2009 e il primo Atlante del Vino Italiano nel 2015, scritto insieme a Vittorio Manganelli (enologo). Consulente dei governi italiano e olandese su progetti di tutela del patrimonio materiale e immateriale, ha curato negli anni numerosi eventi all’interno di siti UNESCO, gli allestimenti della Biennale di Architettura 2010 in Olanda e il dossier per la candidatura di Maastricht a Capitale europea della Cultura nel 2018. Insegna cinema e storytelling alla Scuola Holden di Torino.

 


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Entrare in una sala cinematografica un tempo richiamava non solo l’attenzione – rivolta a sapere che film era proiettato in quella serata – ma stimolava i sensi perché talora incuriosiva il titolo o la trama, anticipata, qualche settimana prima e in maniera molto sintetica, dai rotocalchi.

Oggi la situazione sembrerebbe cambiata, soprattutto per gli incassi al botteghino e per le presenze in sala sempre più ridotte. Sulla base dei dati statistici raccolti da Cinetel il 2017 ha fatto registrare dati non molto confortanti. Sembra che ciò sia dovuto a quella fase definita “di transizione” legata a nuove norme sul cinema i cui decreti attuativi sono arrivati a fine 2017. Ciò avrebbe inciso, in maniera significativa, sulla pianificazione dei film in sala perché molti operatori del settore sono rimasti in attesa di capire come muoversi.

Sarebbe necessario valutare la possibilità di promuovere iniziative volte a facilitare non solo il recupero del Cinema, ma anche del suo appeal con gli spettatori.

La lettura dei dati del circuito Cinetel si rivela poco confortante: l’intervallo di tempo che va dal 22 al 25 novembre ha fatto registrare un decremento pari al 4,17 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017. Tale tendenza sembra proseguire toccando numerose città. Anche il territorio della Sicilia non è immune dalla problematica. A tale proposito si è avuto modo di contattare Marco, che svolge la sua quotidiana attività lavorativa come collaboratore nella gestione di una rinomata sala cinematografica in zona iblea. La sua esperienza, ormai pluriennale, gli consente di esternare alcune riflessioni che possono aiutare a comprendere cosa sta accadendo al comparto.

«Il percorso di disintegrazione degli esercizi cinematografici è già in atto. La fruizione del cinema on line è in forte ascesa. Sono numerosi i siti e le applicazioni per computer, smartphone e tablet che offrono a prezzo da sala cinematografica la possibilità di vedere dei film usciti in sala appena qualche mese prima. Come se ciò non bastasse alcuni produttori hanno scelto di optare per una distribuzione dei film che possa bypassare il consueto passaggio dalla sala cinematografica. È questo il vero terreno di scontro tra gli esercenti cinematografici e i colossi della distribuzione on line. Basti pensare che per la prima volta il film premiato con il Leone d'oro a Venezia Roma di Alfonso Cuaron non avrà un passaggio in sala così come è stato per il film denuncia sulla storia di Stefano Cucchi. Si consideri ancora la crescita esponenziale delle serie tv, su cui da qualche tempo si concentrano i maggiori sforzi dell’industria cinematografica, che sono sicuramente più redditizie delle produzioni da grande schermo e che consentono una diffusione più capillare direttamente a casa dello spettatore. Si aggiunga a questo la diffusione difficilmente arginabile dello streaming illegale che vede come principali fruitori soprattutto i giovanissimi.

D’altro canto, a fronte di un calo vistoso degli incassi, l’avvento del digitale ha comportato un aumento sproporzionato dei costi per gli esercenti e una riduzione dei costi per i distributori che però continuano a imporre condizioni estremamente gravose per il noleggio dei film. A lungo andare questa situazione non potrà che consolidarsi a sfavore delle sale. A mio parere, non sono lontani i tempi in cui il cinema farà a meno delle sale e gli spettatori potranno usufruire del mezzo cinematografico esclusivamente su pc, tablet o smartphone pagandolo comodamente con la propria carta di credito. Il cinema perderà il suo primato a favore del web e tutto diventerà immediatamente fruibile a basso costo e comodamente seduti a casa propria». 

Giuseppe Nativo


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Auto 500

Scicli, 17 marzo 2019 – Si scaldano i motori della 19esima edizione del Raid Fiat 500 Città di Scicli organizzato dal "Gruppo 500 dei Tre Colli Scicli."

L’evento, divenuto maggiorenne lo scorso anno, è molto atteso da tantissimi club di tutta la Sicilia.

Anche quest'anno la manifestazione si svolgerà la seconda domenica di Maggio, in occasione della Festa della Mamma, il 12 Maggio. Non mancheranno le iniziative in ricordo di Leuccio Avola scomparso prematuramente a causa di un incidente sulla strada, il Raid Fiat 500 a lui è dedicato.

Nel corso degli anni gli organizzatori, assieme ai genitori di Leuccio Avola, hanno pensato per gli ospiti arrivati da ogni dove con le mitiche Fiat 500, ma anche per cittadini e turisti presenti in città, di organizzare anche eventi di intrattenimento e giochi in Piazza. 

Gli organizzatori suggeriscono ai Gruppi e Club legati alla Fiat 500 sono avvisati di non prendete impegni per giorno 12 Maggio: tutti a Scicli!

A breve il Gruppo 500 dei Tre Colli Scicli renderà noto il programma.


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Domenica 25 novembre sono stati convocati a Piazza Armerina le giovani atlete, classe 2004-2005, selezionate dal Centro Tecnico Federale Regionale per formare la rappresentativa regionale femminile

 

Scicli, 26 novembre 2018 – L’atleta della Ciavorella Marianna Miccichè è stata selezionata per la preparazione tecnico atletica delle giovani leve (classe 2004-2005) che andranno a formare la rappresentativa regionale femminile.

L’allenamento si è tenuto al Pala Ferraro di Piazza Armerina sotto la coordinazione del Referente tecnico territoriale unico per la Sicilia Ninni Gebbia e dei tecnici federali Lilia Malaja e Maurizio Giordano.

Viva è stata la soddisfazione espressa dai tecnici della società sciclitana Santo ed Alberto Carestia per la scelta effettuata dal Referente Tecnico Territoriale che in più di una occasione ha posto l’attenzione al vivaio giovanile societario sia maschile che femminile.

Sono diversi anni infatti che la società ha avuto giovani talenti del vivaio scelti a far parte dei selezionati per le rappresentative regionali o provinciali.

Questa attenzione verso il vivaio societario rappresenta motivo di soddisfazione per lo staff tecnico e per i programmi didattico formativi che la società annualmente approva.

Negli ultimi tempi questa attenzione si è avuta anche da parte di qualificati tecnici societari di importanti club provinciali e regionali.

La giovane atleta Marianna Miccichè, nel febbraio di quest’anno, è stata chiamata a far parte del progetto “Azzurro 2018”.

 

Giuseppe Carestia


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Scicli, 7 marzo 2019 – Scicli è un luogo magico, dove la vita delle persone è scandita da tradizioni ancestrali che affondano le loro radici da secoli nelle coscienze di ognuno. La primavera è una stagione speciale per la città, intrisa di colori filtrati da una luce piena e calda, ed esplode nel suo primo fine settimana, colorato e profumato dalla Cavalcata di San Giuseppe: la celebre infiorata a cavallo che quest'anno cade il 23 e 24 marzo.

Nei festeggiamenti in onore del Patriarca (così viene chiamato il Santo a Scicli), tutta la città è invasa dall'odore di violacciocche, i fiori dei quali sono composti i meravigliosi manti dei cavalli in sfilata lungo le vie alla luce dei falò, con il suono incessante dei campanacci a fare da corredo sonoro insieme alle urla dei bardatori e dei devoti che incitano San Giuseppe: il grido «Patrià, Patrià, Patriaaarcaaa!» è profondo e forte, in grado di emozionare sempre gli sciclitani e gli spettatori mentre si aprono in due per far passare la Sacra Famiglia in fuga verso da Re Erode verso l'Egitto.

Se vuoi anche tu immergerti in questo mondo senza tempo e circondarti dei profumi di Scicli, prenota il tuo soggiorno non convenzionale in Scicli Albergo Diffuso in camere uniche con colazione tipica inclusa: vivrai la Scicli più vera, sentendoti un vero devoto del Patriarca e uno sciclitano a tutti gli effetti.


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Unione Europea e trattati: a Ragusa al via il primo ciclo di seminari informativo-formativi 

 

Ragusa, 4 febbraio 2019 – La Sezione iblea del Movimento Federalista Europeo, nell’ambito delle iniziative aventi come obiettivo, tra gli altri, quello di portare al centro dell’azione di tutte le forze europeiste l’importanza e il significato della battaglia per la riforma dell’Europa a partire dall’Eurozona, ha promosso una serie di seminari informativo-formativi sui trattati dell’Unione Europea.

Gli incontri sono resi possibili grazie al patrocinio del Comune di Ragusa, Banca Agricola Popolare di Ragusa, Centro Studi F. Rossitto, Camera di Commercio di Catania-Siracusa-Ragusa, Centro di Documentazione Europea presso l’Università di Catania.

In rete con: Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Catania, sede di Ragusa, Ufficio Scolastico Regionale – A.T. Ragusa, Istituto d’Istruzione Superiore G.B. Vico – Umberto I - R. Gagliardi, Liceo Scientifico E. Fermi, Istituto Tecnico Commerciale Fabio Besta, Istituto d’Istruzione Superiore Galilei - Campailla di Modica. 

Gli incontri formativi, suddivisi in due cicli, hanno inizio il prossimo venerdì 8 febbraio con il seguente programma:

ore 16.30, Auditorium Centro Direzionale Zona artigianale Contrada Mugno di via on.le Corrado Di Quattro; presiede il prof. Luciano Nicastro, presidente Sezione Iblea del Movimento Federalista Europeo.

Apertura dei lavori: saluto del Sindaco di Ragusa, avv. Giuseppe Cassì, e intervento della dott.ssa Giovanna Licitra, Vicesindaco-Assessore allo sviluppo economico e finanziamenti europei del Comune di Ragusa.

Relazione del prof. Antonio Barone – Ordinario di Diritto Amministrativo, Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania - sul tema: “Diritto e Democrazia nell’Unione Europea”. 

In favore degli studenti degli istituti di Istruzione Superiore è previsto il rilascio dell’attestazione per crediti formativi.

Giuseppe Nativo

 

 


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Ragusa, 18 gennaio 2019 – Il cinema Lumière compie 15 anni. Tanti sono gli anni trascorsi da quando è stato inaugurato il 18 gennaio del 2004 con la rassegna Girando le pagine ideata e diretta da Sebastiano Gesù, storico del cinema, recentemente scomparso. Tra gli ospiti all’inaugurazione, i registi: Emidio Greco, Pasquale Scimeca, Francesco Maselli, Alberto Rondalli; le attrici Donatella Finocchiaro, Tiziana Lodato.

Nel corso degli anni il Lumière ha ospitato la rassegna Andate e Ritorni, Cinema e migranti, diverse edizioni del Costa iblea Film festival diretto da Vito Zagarrio, che ha visto a Ragusa la presenza di personaggi che hanno fatto la storia del cinema italiano come Ettore Scola, Dario Argento, Liliana Cavani e Gianni Amelio e ha visto mostre di pittura a cura del gallerista Salvatore Schembari, presentazione di libri, concerti e spettacoli teatrali.

Hanno, inoltre, calcato il palco del cinema artisti del calibro di Franco Battiato, Luca Zingaretti, Sabina Guzzanti, Veronica Pivetti e tanti altri attori e registi che hanno reso il Lumiere fulcro dell'offerta culturale della città di Ragusa.

La programmazione cinematografica ha sempre privilegiato la qualità attraverso la proposta di proiezioni d'essai. Spesso e volentieri è stata ospitata la proiezione di opere prime, locali e non, ed è stata data voce a richieste di spazi per prestigiosi incontri di vario tipo.

La direzione del Lumière ha organizzato il cineforum "I mercoledì da leoni" e da diversi anni collabora con il cineclub Fitzcarraldo per l'ormai consueta rassegna di cinema d'essai "Appuntamento al buio" e con l’ufficio diocesano per la cultura per la realizzazione di rassegne cinematografiche.

La direzione e lo staff ringraziano gli affezionati cinefili che hanno permesso con la loro presenza e il loro affettuoso sostegno di poter offrire alla città un cinema di qualità nell’unica sala rimasta nel centro storico di Ragusa.

 

La direzione del cinema Lumière

 

 


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