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Rubrica: Spigolature
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A sentire i pediatri, tutti i neonati, fatta ovvia eccezione per chi fosse stato disgraziatamente colpito da una patologia, crescono tantissimo nei primi mesi di vita. Davvero tanto. Se non incorrono malattie, o fatti contingenti (per esempio la sottonutrizione, parola che da qualche anno, causa crisi, torna a farsi sentire anche nel Paese che però continua a sedere nella riunione dei Paesi del G8), si passa dai tre chili alla nascita ai seimila grammi appena compiuto il secondo mese di vita. Un raddoppio nel peso, e un’evidente, manifesta trasformazione anche somatica.

E però tutti, ma proprio tutti gli adulti che hanno a che fare con i neonati (fatta ovvia eccezione per i già citati pediatri), se si trovano davanti un bambino di tre mesi che avevano visto alla nascita sono subito pronti, adeguando le note al massimo raggiungibile dal migliore soprano, a gridare urbi et orbi: “quanto è cresciuto, ma quanto è cresciuto, incredibile. E quanto si dovrà fare da grande?”.

E invece è tutto – per fortuna – assolutamente credibile, e verosimilmente quel bambino, da adulto, sarà un metro e settanta per settanta chili, come suo padre, come suo nonno.

Ritengo questo diffuso atteggiamento una diretta conseguenza di antichi pregiudizi, di antichissimi nostri atteggiamenti. Per “nostri” intendo di noi siciliani. Per “atteggiamenti” intendo invece una naturale attitudine a meravigliarsi davanti al “miracolo” della concezione, della gravidanza, della nascita di un bambino. Ed è attitudine assolutamente naturale, posto che tutti i bambini del mondo, quando nascono, sono il manifesto della bellezza. 

 

Saro Distefano


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