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Rubrica: Spigolature
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Ragusa, 25 gennaio 2021 — Leggo sul Corriere della Sera una notizia che potrebbe, se mal gestita, rompere i già precari equilibri campanilistici che da circa mille anni governano la già Contea di Ragusa, poi Contea di Modica e adesso Provincia di Ragusa. Equilibri precipitati nel 1926 e solo da qualche anno ricomposti con estrema fatica e sacrifici (ma pur sempre sul punto di collassare al variare di piccole condizioni e contingenze).

Sul quotidiano di Milano ho letto che una pietanza tipicamente ragusana era (il verbo purtroppo coniugato al passato) la preferita da una coppia che definire importante per la storia italiana è troppo poco.

La pietanza è celeberrima (da queste parti): è il macco di fave, con aggiunta di quanto e come si vuole (dalle cipolle alle vastunachi, dall’acciu al putrisino). E la coppia è ancora più celebre (e ovunque nel mondo, almeno in quello letterario): Alberto Moravia ed Elsa Morante.

Proprio così: i due letterati, pensatori, maître a penser che per molti decenni furono autentici punti di riferimento per il movimento culturale italiano tutto ed in particolare per l’ambiente letterario ai massimi livelli, gustavano appena potevano il macco di fave. Il “nostro” piatto, per i ragusani almeno.

Si tratta di un piatto poverissimo, che alla base ha una purea tratta dal legume un tempo più coltivato e diffuso dell’altopiano ibleo, le fave, appunto. Cotte a lungo sul fuoco e rese cremose, le fave in forma di macco, accompagnate, come si diceva, con quanto si vuole, hanno sfamato generazioni di ragusani. Negli ultimi decenni certamente meno. Il macco ha perso terreno sulle tavole degli iblei, a favore di altri piatti, della tradizione oppure no ma indubbiamente più ricchi e ricercati.

E il sapere che Pincherle alias Moravia e la compagna morta trentacinque anni fa ne erano ghiotti rende quel piatto “più importante”, per quanto povero e pochissimo ricercato.

 

Saro Distefano


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