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Rubrica: Spigolando
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Ragusa, 22 settembre 2021 — Non ci trovo nulla di strano; anzi, ne colgo immediatamente una analogia, un parallelismo, una forte somiglianza. Chiedo preventivamente scusa per la bassa qualità dell’immagine, e chiedo di osservare con attenzione la foto che pubblichiamo a corredo di queste poche righe.

Si capisce subito che si tratta di una masseria dell’altopiano ibleo, quello spazio aperto, ampi chilometri con pochi alberi e tanto vento, che i ragusani chiamano “a ciana”, la piana (serve anche per distinguere questa parte dalla “marina”, l’area più prossima al mare le cui caratteristiche orografiche determinano anche quelle agricole).

Una masseria di quelle buone, all’apparenza di fine Ottocento, con molte stalle e un enorme baglio. E poi la torretta che abbiamo ritratto nella foto: una sorta di accessorio, di status symbol dell’epoca, un capriccio che non tutti potevano permettersi. Nel nostro dialetto quelle torrette (anche più piccole, anche sul tetto della casa del proprietario oppure, casi altrettanto rari e bellissimi, costruite in aperta campagna) sono detto “belluvirriri”. Letteralmente: belvedere.

E tali erano e sono tuttora almeno quelle annesse a case ancora abitate o quanto meno frequentate. Quelle torrette erano anche altro: postazioni per il tiro al piccione, un diletto, un passatempo, uno sport (?) praticato dai possidenti proprietari terrieri (e non si creda che trattasi di antiche memorie, ché fino a cinquanta anni fa era pratica diffusa).

In ogni caso erano dei belvedere perché permettevano, grazie all’altezza (sovente intorno ai sei/otto metri) di guardare lontano, anche chilometri se la torretta e la masseria e la torretta annessa era state costruite in zone d’altura, su un “cuozzu”, su una “muntagneda” dell’altopiano che corre da Chiaramonte a Cutalia, da Modica a Castiglione.

Perché ci vedo una attinenza, un parallelismo tra quella ringhiera sulla torretta e la parabola per il Wi-Fi?

Semplice: nei secoli scorsi la torretta permetteva di guardare lontano, molto lontano, per il tramite dei propri occhi e di un cannocchiale o un binocolo (per chi potesse permetterselo). Oggi, quella parabola di plastica bianca permette di vedere lontano, molto lontano, addirittura in tutto il mondo. Certo, si potrà guardare Sidney o il Canale di Suez solo tramite il monitor di un computer o lo schermo di uno smartphone. E vi pare poco? Si comprende quanto potente è quel “belluviriri” di pochi grammi di plastica che necessita solo di una presa di corrente elettrica? Lo so: altri (soprattutto gli architetti) grideranno allo scandalo, all’offesa, al mancato rispetto per l’antico a favore del nuovo, a tutti i costi, l’alto costo della modernità.

In effetti, quella parabola per il Wi-Fi poteva anche esser sistemata in maniera più discreta, magari sul tetto della stalla; tant’è. Rimane il parallelismo, l’analogia con il belvedere rustico.

 

Saro Distefano

 


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