fbpx

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Maggiori info sulla policy Ondaiblea.

Info generali: Garante per la Privacy

Libri
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times
Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Memorai storica come testimonianza del passato: concetto che rivive nel libro di Marinella Tumino, L'Urlo del Danubio

 

Ragusa, 31 gennaio 2020 – Presentata alla libreria Flaccavento la terza edizione de “L’urlo del Danubio” di Marinella Tumino, Opera Incerta Editore. L’autrice ha conversato con la giornalista Giovannella Galliano e con Ismael Giovanni Scribano dell’Associazione politico-culturale “Creazione giovane”. La nuova edizione de “L’urlo del Danubio” si arricchisce di nuove ed importanti pagine di storia e testimonianze, frutto di minuziose ricerche che l’autrice ha esteso negli ultimi anni anche in Italia, a Ferramonti, campo di detenzione in Tarsia, Calabria. Le testimonianze continuano con le storie accadute a Birkenau, ad Amsterdam e in altri luoghi che segnarono il periodo buio dell’ultimo conflitto mondiale. 

 «...Ma non posso dimenticare! Io continuo a ricordare, ricordo ancora Auschwitz, mentre trafelata e in silenzio percorro i binari della Storia...»  È il ricordo in versi che l’autrice Marinella Tumino porta nel cuore dopo la sua visita ad Auschwitz del 2011, in occasione del progetto Didattico-educativo “Il treno della Memoria”, a cui da insegnante ha partecipato insieme ai suoi alunni. Da allora la scrittrice non si è fermata e ha continuato a percorrere quei binari della memoria in quell’area geografica in cui nel XX secolo si sono estesi i campi di concentramento nazisti e dove morirono milioni di uomini, donne e bambini. Dachau, Amsterdam, Trieste, Ferrara, Roma, Budapest, Ferramonti, Auschwitz sono i binari in cui Marinella Tumino si è soffermata. Qui ha trovato storie, testimonianze. Il dolore percorre questi binari. Le emozioni dell’autrice rivivono quei giorni, sia nella visita della casa di Amsterdam della piccola Anna Frank che nella sua silenziosa e composta presenza sulle sponde del Danubio, dove una fila di scarpe di bronzo ricorda lo sterminio ad opera delle Croci Frecciate; e poi ancora nel “campo sospeso” di Ferramonti, in Calabria e nella piazza degli Eroi del ghetto a Cracovia. Il mormorio del Danubio le racconta la storia vera de “Il gelataio di Budapest” e le suggerisce quella di fantasia di Jòzsef.  Come fiori del deserto anche nei campi di concentramento, ai tempi della Shoah nacquero amori. «Storie d’amore – scrive l’autrice – che hanno portato un bagliore in un momento tenebroso, cupo, infelice». Nell’appendice alcune testimonianze.

 La vera novità di questa terza edizione è rappresentata nel nuovo capitolo dedicato a Ferramonti. Le notizie nascono da una visita dell’autrice in questo luogo di internamento, il più grande del Paese. Lei ci racconta la vita che si svolgeva in quel campo e di quei bambini che “fortunatamente” hanno vissuto un’altra storia, grazie alle scuole che li furono aperte. Ferramonti oggi è Museo internazionale della Memoria. Fu un campo particolare, oltre che per il riguardo nei confronti dei bambini, anche per le persone che lo popolarono. Di grande importanza è la storia del piroscafo Pentcho, un battello fluviale che attraversò gli stretti Dardanelli e Bosforo con 500 ebrei a bordo, fuggiti dalla furia nazista. Gli ebrei del Pentcho sopravvissero ad una tempesta e approdarono in un’isola del mar Egeo. Successivamente furono trasferiti a Ferramonti. In questo capitolo c’è il racconto dei sopravvissuti tra cui Dina Smadar che Marinella Tumino ha avuto l’onore di dialogare l’anno prima con lettere e poi, nel gennaio del 2019,  di presenza a Ferramonti insieme ad Eva Rachel Porcilian. Dina ed Eva sono bambine nate nel campo di Ferramonti. 

Al secondo binario della prima edizione, “La stazione dei tulipani” ad Amsterdam, l’autrice aggiunge altre notizie e foto di archivio: il paragrafo “Uno sguardo all’orizzonte”, ci racconta l’estate del 1930, quando il papà di Anna Frank scatta una foto di spalle alle figlie, ignare della tragedia che le avrebbe colpite. Qui troviamo anche il paragrafo “L’arresto” in cui si ribalta la vecchia tesi che sosteneva che fossero state alcune spie a denunciare il rifugio segreto dei Frank.  Oggi si ritiene che il loro ritrovamento fu dovuto ad un puro caso di ispezione nel tentativo di arrestare alcuni falsari di tessere annonarie. Molto toccante la descrizione dell’arresto dell’8 agosto del ’44. Le sorelle Anne e Margot furono portate ad Auschwtz ma poi colpite da scabbia vennero separate dalla madre che morirà nel ’45 per malnutrizione. La nuova destinazione delle sorelle Frank fu il campo di Bergen-Belsen dove moltissimi bambini staccavano suole a scarpe vecchie. Qui si inserisce anche il racconto di Hanneli, compagna e amica di Anne, che al di là del filo spinato che le separava lanciava del cibo per sfamare la piccola. Nel binario 2 anche il racconto “L’amore al tempo dell’alloggio segreto”, pagine deliziose in cui l’autrice descrive sentimenti adolescenziali molto delicati e veri tra Anne e Peter.  

Un altro paragrafo importante si colloca al terzo binario, quello di Trieste:  5000 lire per un ebreo”. È la storia vera dell’ebreo Mauro  Grini che per 5000 lire a persona faceva nomi ed indirizzi degli ebrei ai nazisti facendoli arrestare in gran parte del territorio italiano. Nel 1947 Grini fu condannato in contumacia per i suoi misfatti alla pena capitale dalla Corte d’assise di Milano. 

Il binario 8, dedicato ad Auschwtz- Birkenau, ci restituisce altre importanti testimonianze, tra cui quella della piazza degli Eroi del ghetto di Cracovia dove vennero fucilati sessantottomila ebrei, e che oggi ospita l’istallazione di 68 sedie in loro memoria.  A Birkenau l’autrice entra quasi in punta di piedi, qui le testimonianze visive le fanno immaginare le urla e la disperazione vissuta da milioni di ebrei. Entrando in questo luogo l’autrice nota un certo ordine tra cui i barattoli che contenevano l’acido cianidrico, gas che sprigionato provocava la morte immediata. A Birkenau in una sala vede custodite le foto dei deportati immortalati durante la loro vita antecedente lo sterminio. Il binario che arriva a Birkenau purtroppo è pieno di storie di persone che morivano durante il tragitto. Una selezione di vita o di morte, bambini seviziati, studiati perché gemelli e altro ancora: una miriade di domande nella mente di Marinella Tumino e del mondo intero  che attendono ancora risposte!

Marinella Tumino ha ricevuto con  L’urlo del Danubio” alcune significative manifestazioni di stima da parte di persone del calibro della senatrice Liliana Segre, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da Sua Santità Papa Francesco, dal Ministro della P.I. Lucia Azzolina e dall’onorevole Claudio Fava.  È stata selezionata dal Ministero per un corso di formazione tenutosi a Palermo da Université de Paris e Memorial de la Shoah.

g.g.

 

Libri

 


© Ondaiblea - Biancavela Press, tutti i diritti riservati
Condizioni

{jathumbnail off images="images/logo.png"}  


 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry