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Ragusa, 21 agosto 2015 – I carabinieri di Ragusa Ibla hanno arrestato una donna del luogo per incendio doloso e altri diversi reati commessi in flagranza l’altra notte in Corso Mazzini (Ragusa Ibla).

Il fatto è scaturito al termine di diverse liti di vicinato ed è connesso con l’accoltellamento che c’era stato il 14 agosto scorso lungo la stessa via. I carabinieri di Ibla avevano raccolto confidenze da parenti sia della vittima che dell’aggressore scoprendo che mentre quest’ultimo – che è ancora in carcere – si era assentato da Ragusa per frequentare un centro di recupero, la fidanzata lo aveva lasciato per un altro, e secondo l’aggressore l’accoltellato avrebbe avuto la colpa di aver agevolato tale relazione ospitando il nuovo fidanzato a casa propria.

Sia prima che dopo l’accoltellamento, la vittima era stata “invitata” a non ritornare a via Mazzini ma, uscito dall’ospedale, pur avendo fatto il possibile il comune di Ragusa per trovargli una nuova casa, era finito ad abitare lungo la stessa via, a poche centinaia di metri.

Una parente dell’accoltellatore, tale R.M., pregiudicata ragusana 28enne, per (afferma) «far meglio comprendere all’accoltellato che se ne doveva andare», si è procurata una bottiglia di plastica piena di benzina e l'ha versata sul portone di casa dell'uomo, dopodiché ha dato fuoco. Infine, mentre i vigili del fuoco accorrevano per spegnere le fiamme, ha telefonato al 112 e al 113 per comunicare quanto aveva fatto e i motivi per cui l’aveva fatto.

Nel frattempo il vigili del fuoco avevano spento le fiamme ma purtroppo una bambino del quartiere è rimasta intossicata dai fumi sicché è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso.

I carabinieri dell’aliquota radiomobile e di Ibla sono andati a cercarla a casa ma nel frattempo, forse capita la gravità del gesto, la donna era scappata. È stata rintracciata e arrestata dalle parti di piazza San Domenico.

Accompagnata in caserma e sottoposta a rilievi foto-dattiloscopici, è stata indagata per i reati di incendio doloso aggravato (reato che prevede fino a 7 anni di reclusione), minaccia aggravata, lesioni personali (contro la bimba intossicata) e porto abusivo di coltello (nel corso della perquisizione personale le è stato infatti trovato un coltello pieghevole nella borsa).

Informato il pubblico ministero, è stata accompagnata al carcere femminile di Catania, in Piazza Lanza.

«Ci si augura di poter mettere la parola “fine” a questa raccapricciante “faida” di vicinato, nata per futili motivi in una situazione di preoccupante degrado sociale (la maggior parte dei coinvolti sono sorvegliati speciali o ex tali…), che ha creato non poco allarme tra turisti e residenti di Ibla», hanno detto i Carabinieri.

 


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