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Ondaiblea la Rivista del Sudest

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Modica, 2 marzo 2015 – Sabato 7 marzo alle ore 17,30 a Palazzo Grimaldi sarà inaugurata la mostra fotografica di Vittorio Graziano dal titolo “La Thonet delle Eumenidi”. Si tratta del primo di una serie di appuntamenti culturali che faranno da cornice alla settima edizione del Med Photo Fest, la manifestazione dedicata alla fotografia d’autore, organizzata dall’Associazione culturale onlus Mediterraneum di Catania con il patrocinio e il supporto di istituzioni pubbliche e private tra cui il Gruppo fotografico Luce iblea di Scicli e la Fondazione Giovan Pietro Grimaldi di Modica.

Il percorso espositivo si snoda attraverso una galleria di circa trenta ritratti di donne.

Gli scatti, rigorosamente in bianco e nero come vuole la migliore tradizione ritrattistica, definiscono un campo visivo minimalista: un quadrato scuro con al centro una sedia d'epoca vittoriana, la Thonet, su cui si alternano figure femminili, quasi moderne Eumenidi. Le Eumenidi (ossia “le benevole”) erano le Erinni, le terribili divinità greche della vendetta, quando assumevano un atteggiamento positivo. L'obiettivo fotografico di Graziano indaga volti, gesti, posture, sguardi di donne comuni - musiciste, scrittrici, attrici, studentesse, danzatrici, fotografe, giornaliste – riservando una particolare attenzione alle loro mani: dita che si intrecciano, mani che giocano a coprire il volto, che abbracciano la sedia, che tengono chitarre, violini, libri, penne, pennelli, macchine fotografiche, ecc.

«Quelli di Vittorio Graziano – scrive Carlo Guarrera nel testo pubblicato nel catalogo della mostra - sono ritratti che intendono raccontare una quotidianità, ma una quotidianità rituale e organizzata intorno ai vagheggiamenti dei soggetti raffigurati; una normalità che evidenzia un atteggiamento contemplativo, quasi di attesa. Queste figure sembrano illustrare le aspirazioni, i desideri, la vanità femminile e, in taluni casi, si mostrano come una semplice presenza, una testimonianza in uno studio fotografico».

Vittorio Graziano (Catania, 1947), ingegnere e fotografo, presidente e direttore artistico del Med Photo Fest, ha all'attivo un centinaio di mostre personali in Italia e all'estero e autore di importanti volumi fotografici.

La mostra, allestita a cura dell’Associazione Culturale Onlus Mediterraneum di Catania, della Fondazione Giovan Pietro Grimaldi e del Gruppo Fotografico Luce Iblea di Scicli, potrà essere visitata dal lunedì al sabato dalle ore 9,30 alle 13,00 e dalle ore 16,00 alle 20,00 fino al 21 marzo.


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Modica, 2 marzo 2015 – Sabato 7 marzo alle ore 17,30 a Palazzo Grimaldi sarà inaugurata la mostra fotografica di Vittorio Graziano dal titolo “La Thonet delle Eumenidi”. Si tratta del primo di una serie di appuntamenti culturali che faranno da cornice alla settima edizione del Med Photo Fest, la manifestazione dedicata alla fotografia d’autore, organizzata dall’Associazione culturale onlus Mediterraneum di Catania con il patrocinio e il supporto di istituzioni pubbliche e private tra cui il Gruppo fotografico Luce iblea di Scicli e la Fondazione Giovan Pietro Grimaldi di Modica.

Il percorso espositivo si snoda attraverso una galleria di circa trenta ritratti di donne.

Gli scatti, rigorosamente in bianco e nero come vuole la migliore tradizione ritrattistica, definiscono un campo visivo minimalista: un quadrato scuro con al centro una sedia d'epoca vittoriana, la Thonet, su cui si alternano figure femminili, quasi moderne Eumenidi. Le Eumenidi (ossia “le benevole”) erano le Erinni, le terribili divinità greche della vendetta, quando assumevano un atteggiamento positivo. L'obiettivo fotografico di Graziano indaga volti, gesti, posture, sguardi di donne comuni - musiciste, scrittrici, attrici, studentesse, danzatrici, fotografe, giornaliste – riservando una particolare attenzione alle loro mani: dita che si intrecciano, mani che giocano a coprire il volto, che abbracciano la sedia, che tengono chitarre, violini, libri, penne, pennelli, macchine fotografiche, ecc.

«Quelli di Vittorio Graziano – scrive Carlo Guarrera nel testo pubblicato nel catalogo della mostra - sono ritratti che intendono raccontare una quotidianità, ma una quotidianità rituale e organizzata intorno ai vagheggiamenti dei soggetti raffigurati; una normalità che evidenzia un atteggiamento contemplativo, quasi di attesa. Queste figure sembrano illustrare le aspirazioni, i desideri, la vanità femminile e, in taluni casi, si mostrano come una semplice presenza, una testimonianza in uno studio fotografico».

Vittorio Graziano (Catania, 1947), ingegnere e fotografo, presidente e direttore artistico del Med Photo Fest, ha all'attivo un centinaio di mostre personali in Italia e all'estero e autore di importanti volumi fotografici.

La mostra, allestita a cura dell’Associazione Culturale Onlus Mediterraneum di Catania, della Fondazione Giovan Pietro Grimaldi e del Gruppo Fotografico Luce Iblea di Scicli, potrà essere visitata dal lunedì al sabato dalle ore 9,30 alle 13,00 e dalle ore 16,00 alle 20,00 fino al 21 marzo.


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Libri di Salvo Micciché

Scicli - storia, cultura, religione...Scicli: onomastica e toponomasticaZàghiri e Parmi...Argu lu cani...Dall'Alba ai Girasoli...
Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica Salvo Micciché, Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario Salvo Micciché, Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana Marco Iannizzotto e Salvo Micciché, Dall'Alba ai Girasoli, Edizioni Biancavela - StreetLib
Salvo Micciché e Stefania Fornaro Scicli - storia, cultura, religione (secc. V-XVI) Carocci Editore Salvo Micciché Scicli: onomastica e toponomastica (con appendice araldica) Edizioni Biancavela - Il Giornale di Scicli - StreetLib Salvo Micciché Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario Edizioni Biancavela - StreetLib Salvo Micciché Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana Edizioni Biancavela - StreetLib Marco Iannizzotto e Salvo Micciché Dall'Alba ai Girasoli Edizioni Biancavela - StreetLib

Biancavela, Carocci Editore, Streetlib, Il Giornale di Scicli

I fatti del Sudest

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Piero Guccione

Articolo promozionale

 

Ragusa, 6 aprile 2019 – Sono aperte le iscrizioni , a partire da oggi 6 aprile, per il Corso pittorico-filosofico sulle tracce grafiche del maestro Piero Guccione. Il corso è ideato e tenuto dall’artista Milena Nicosia, in collaborazione con l’Associazione Culturale Arte Insieme. 

«Il 6 ottobre del 2018 il mondo dell’arte – dice Milena Nicosia-perde un grande Artista, un maestro di purezza, di bellezza lirica e sublime. Vittorio Sgarbi lo definisce il più grande pittore degli anni ’50 che ha rappresentato la sintesi suprema tra il figurativo e l’astratto. Come non ricordare le sue “linee del mare e della terra”, che hanno portato nel mondo (prima di Montalbano) le immagini della nostra terra iblea, i nostri paesaggi, le colline ible e le marine, rese idilliache anche quando non lo erano, trasformando alcune brutture, come un invadente palo elettrico o un edificio abusivo che occlude la vista in elementi puliti e decorosi, quasi indispensabili per ottenere lo stupore e la meraviglia dell’opera».

Piero Guccione è stato un grande filtro per la visione poetica del nostro territorio, attraverso i suoi occhi e la sua mano tutto si ripuliva e risplendeva di luce lirica ed emozionale. Lui diceva: “bisogna prendere esempio dal mare che assorbe ogni sporcizia e la disperde nella sua grandezza”.

Dietro la mano di Piero Guccione vi era tanta filosofia che è stata soggetto della tesi di Laurea di Milena Nicosia (ideatrice e docente del corso) discussa all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2001 ottenendo 110 e lode su 110. “Piero Guccione, la bellezza come scudo Meduseo” era il titolo della corposa tesi che ha ottenuto i complimenti, scritti in una lettera, anche del compianto Maestro Piero Guccione. “Inseguendo il sublime di Piero Guccione” vuole proprio puntare l’attenzione sull’aspetto lirico e filosofico del maestro attraverso lo studio e l’esperienza pratica dei suoi pastelli seguendo le tracce tecniche del maestro e ripercorrendo gli stessi luoghi, guardando gli stessi soggetti che lui ha guardato, gli “ibiscus”, i “carrubi”, le “colline iblee”, gli “orizzonti tra mare e cielo”. Attraverso la corposità e la pittoricità del pastello e le tecniche del disegno si potrà fare un’esperienza artistica istruttiva e stimolante per allievi di tutte le età appassionati di pittura e di Piero Guccione. Imparare l’arte nelle sue varie sfaccettature è una libertà di tutti senza limiti di età, di istruzione o di ceto sociale. Quello che conta è la volontà con cui si seguono le proprie passione.

 


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Argomento: Mostre

Valutazione attuale: 5 / 5

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Piero Guccione

Scicli (Mendrisio), 4 aprile 2019 – Inaugura sabato 6 aprile al Museo d’arte a Mendrisio, in Canton Ticino, la grande antologica dedicata al maestro siciliano Piero Guccione (1935-2018), tra i più grandi artisti italiani del secondo Novecento, attivo sino allo scorso anno, celebre per le sue magnifiche marine.

Non c’è mai stato un artista che sia riuscito a dare la dimensione della luce e della relazione tra l’azzurro, il mare e il cielo come Piero Guccione.  Nato nel 1935 a Scicli e recentemente scomparso, per oltre quaranta anni ogni mattina Guccione ha guardato il mare cercando di coglierne le variazioni, non per semplice descrittivismo, ma per trovarci sempre l’anima dell’uomo.

«Mi attira l'assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento.»  Guccione ha portato la sua ricerca ai limiti dell’astrazione, restando tuttavia ben ancorato alla realtà. Persino nelle ultime opere dove la rarefazione è condotta all’estremo e il senso di vuoto diventa qualità principale, egli vuole e sa rimanere pittore di un’antica tradizione radicata nel dato realistico, figurativo.


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Argomento: Cultura
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Iniziativa culturale al Centro Studi Feliciano Rossitto di Ragusa 

 

Ragusa, 4 aprile 2019 – Martedì 9 aprile 2019, alle ore 17.30, nell’auditorium del Centro Studi Feliciano Rossitto (Via Ettore Majorana 5, Ragusa) si terrà l’iniziativa culturale dal titolo “Omaggio ad Angelo Campo. L’uomo, l’intellettuale, l’artista”.

Nel corso della manifestazione sarà presentato il volume su “Angelo Campo. Scritti di politica, cultura e arte”, edito dal Centro studi Rossitto e dal Centro Servizi Culturali “E. Schembari” di Ragusa e curato da Angelo Battaglia, Mariella Guastella e Giorgio Occhipinti.

Interverranno: Giorgio Chessari (presidente del Centro studi F. Rossitto), Pasquale Spadola (presidente del Centro Servizi Culturali “Emanuele Schembari”), Salvatore Burrafato (presidente di Unitre). Concluderà il sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì.

Seguirà la lettura drammatizzata de “La Passione di Cristo” di Angelo Campo, a cura del Teatro Utopia con Pippo Antoci, Pino Arestia, Emanuele Campo, Ornella Cappello, Giorgio Gurrieri, Natalina Lotta, Daniele Voi.

La regia è affidata a Giorgio Sparacino. Al pianoforte Fabrizio Arestia.

Luci e fonica sono curate da Davide Criscione. La serata si concluderà con un intervento musicale di Peppe e Michele Arezzo. 

 

Angelo Campo, scomparso a dicembre 2007, è stato uno dei maggiori intellettuali di Ragusa, contribuendo alla promozione della vita culturale e partecipando alla fondazione di tanti sodalizi nel campo della pittura, del teatro e dell’arte culinaria. È stato tra i promotori di “Cronache di una Provincia”, direttore responsabile per oltre un decennio di “Pagine del Sud” (edito dal Centro Studi “Feliciano Rossitto”, ha pubblicato molti articoli sui protagonisti della vita artistica, musicale e culturale del territorio ibleo. Si è occupato anche di teatro, scrivendo “La passione di Cristo” e curando la regia di varie opere. 

Giuseppe Nativo

 


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Autore: Marinella Tumino
Editore: Il seme bianco editore

Valutazione attuale: 5 / 5

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Marinella Tumino

Ragusa, 10 aprile 2019 – Sabato 13 Aprile alle ore 18, a Ragusa Ibla, presso l’auditorium Santa Teresa, la scrittrice Marinella Tumino presenterà il suo ultimo romanzo ‘Oltre il cielo di Istanbul’, Il Seme Bianco Editore.

Dialogherà con l'autrice Gaudenzia Flaccavento. Letture a cura di Giada Ruggeri.


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Autore: Claudio Paterna
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Paterna

Ragusa, 8 aprile 2019 – A cura di Archeoclub d’Italia e Centro Servizi Culturali “Emanuele Schembari” Ragusa, giovedì 11 aprile alle 18:30 presso la Libreria Paolino (Corso Vittorio Veneto 144) sarà presentato il libro “Fiabe e Miti classici - Richiami esoterici nella tradizione siciliana” di Claudio Paterna (scrittore e cultore di beni etnoantropologici, Centro Regionale di restauro della Regione Sicilia).

Relatore sarà il prof. Giovanni Distefano, direttore del Polo Regionale di Ragusa per i siti culturali, Università della Calabria e Università degli Studi Tor Vergata “Roma 2”. Introdurrà Enzo Piazzese.

L’invito ai lettori è a cura di Enzo Piazzese (consigliere nazionale Archeoclub d’Italia) e Pasquale Spadola (presidente del CSC).

s.m.


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Autore: Domenico Pisana
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“Personaggi letterari degli Iblei 1839-1925. Profili critici e testi” in rassegna nel libro di Domenico Pisana, presentato da Dario Stazzone al caffè Quasimodo di Modica  

 

Modica, 7 aprile 2019 – È stato presentato lo scorso sabato al Caffè Letterario Quasimodo di Modica l’ultima pubblicazione di Domenico Pisana, Presidente del circolo culturale, dal titolo “Personaggi letterari degli iblei 1839 - 1925. Profili critici e testi”.

La serata, che è stata coordinata da Salvatore Paolino, ha visto, dopo i saluti del sindaco di Modica, Ignazio Abbate,  dell’assessore alla cultura, Maria Monisteri, e dell’on. Maria Marzana, segretario della VII Commissione Cultura e Istruzione alla Camera dei Deputati,  una relazione  di Dario Stazzone dell’Università di Catania, dottore di ricerca in Italianistica, lessicografia e semantica del linguaggio letterario europeo, il quale si è soffermato sulle due parti dell’opera di Pisana, evidenziando come lo scrittore modicano poni  lo sguardo su un periodo  storico che  va dal 1839 al 1925, occupandosi di grandi autori già consacrati dalla Letteratura come Capuana, Quasimodo e Bufalino,  e poi  di autori e scrittori iblei come Giuseppe Iozzia Fronterrè di Ispica; Giorgio Occhipinti di Ragusa; Carmelo Pluchinotta e Benedetto Ciaceri di Pozzallo; Carmelo Lauretta di Comiso; Mario Agosta di Giarratana ma modicano di adozione; Venerando Fallisi di Buccheri ma modicano di adozione;  Salvatore Puma,  Giovanni Ragusa, Raffaele Poidomani, Giorgio Battaglia,  Nino Barone, Renato Civello,  Giorgio Candiano  ed  Elio Galfo, tutti poeti e scrittori modicani.  

“Di ognuno – ha affermato il prof. Stazzone - Pisana offre profili critici, aspetti contenutistici e testi di una o più opere, al fine di dare al lettore le informazioni essenziali sulla personalità letteraria dell’autore preso in esame. Un lavoro importante - ha sottolineato Stazzone - che conserva sicuramente la memoria letteraria di un terra che ha una tradizione storica e culturale di significativo spessore e rilevo”.

“Con questo volume, ha affermato  Domenico Pisana nel suo intervento, ho voluto raffigurare  Medaglioni Letterari ove spiccano figure e personaggi che, a loro modo, hanno contribuito a rendere sempre vivo, rilevante, solido, e indubbiamente  alto il livello culturale dell’Area degli Iblei”. Daniele Voi, Giovanna Drago, Giovanna Blundetto ed Eleonora Cannizzaro hanno letto testi degli autori trattati nel volume, mentre il “Duo Estrella”, con il M° Lino Gatto alla chitarra e Ilde Poidomani, voce, ha arricchito l’incontro che ha visto una larga partecipazione di pubblico e di poeti, scrittori e  attori  provenienti dal circondario modicano.  


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Una nuova storia di navi e nuova avventura. La storia racconta un Natale particolare, quello del 2007, vissuto da tutto l’equipaggio della ‘Polar Aegle’

Nel 1969 iniziò l’avventura in grande stile, forse la prima al mondo, di trasporto di Gas Naturale Liquefatto, tra l’America (Alaska) e il Giappone. Le Compagnie petrolifere americane, Phillip 66 o Phillips Petroleum Company (in seguito divenuta ConocoPhillips) e la Marathon Oil Corporation proprietarie di alcuni pozzi di Gas Naturale in Alaska, avevano concluso un contratto ventennale con le società giapponesi Tokyo-Gas (TG) e Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Alla scadenza il contratto veniva ridiscusso e rinnovato in base quinquennale. Agli inizi del nuovo secolo, avvicinandosi l'esaurimento dei pozzi di Gas delle due compagnie americane, si cominciò a vociferare della fine del contratto e della possibile vendita delle navi a nuova Compagnia per impiego su altre rotte. Agli inizi del 2007 la voce della compravendita delle navi si fece sempre più insistente e certa. Cominciò allora una contrattazione tra gli equipaggi e la Marathon circa la fine degli equipaggi e un eventuale compenso economico in base agli anni di servizio prestati sino al momento della compravendita nei mesi tra agosto e ottobre dello stesso anno fu raggiunto un accordo tra le parti, la Marathon e la ConocoPhillips che a compravendita avvenuta avrebbero noleggiato le navi dal nuovo armatore sino allo scadere del contratto con il Giappone previsto a fine 2010.

Il capitano Gaetano D’Agostino è protagonista di questo viaggio e di questo racconto. A Dicembre 2007 infatti, si trovava a bordo e al comando della nave denominata ‘Polar Eagle’ mentre sulla gemella ‘Arctic Sun’ si trovava il suo collega M. Bianco.

 

Capitano, ricorda cosa accadde il 16 dicembre del 2007 quando lei si trovava a bordo della “Polar Eagle”?

Con la Polar Eagle siamo partiti in zavorra da Yokohama il 16 dicembre alle 08:30 ora locale (JST) mentre la Artic Sun era partita carica qualche ora dall'Alaska, dopo qualche ora ad un orario prefissato (GMT) quando ormai entrambi le navi ci trovavamo in acque internazionali ci hanno comunicato telefonicamente e in simultanea l'avvenuta vendita delle navi e quindi la dismissione (cambio) ufficiale di bandiera da quella della Liberia a quella delle Marshall Islands. A bordo abbiamo dovuto registrare il tutto autocertificando anche il giuramento di fedeltà alla nuova nazione di bandiera acquisita dalla nave. Mi è stato ordinato di dirigermi nel porto giapponese di Muroran in Hokkaido. Arrivammo il giorno dopo all’alba e verso le ore 11 salpammo e ripartimmo alla volta del porto di caricazione, Nikiski (Alaska).

Durante la traversata fummo avvisati che avendo la nave, avendo cambiato ufficialmente il nome da Polar Eagle a Polar Spirit e cambiato anche il colore e il logo di Compagnia della ciminiera, non poteva ritornare in Giappone se non avesse cambiato il nome scritto sui due masconi e a poppa della nave stessa e contemporaneamente il colore della ciminiera e il logo sociale di appartenenza. Cosa questa impossibile da fare in navigazione e non facile da fare anche in porto in Alaska in quel periodo dell'anno.

 

Ricevette dunque un ordine praticamente impossibile... Ci racconti del grande sforzo e del lavoro del suo equipaggio per onorare quella richiesta…

Si doveva a tutti i costi cambiare la vecchia scritta  con il nuovo nome e con i colori e il logo sulla ciminiera per evitare che al prossimo arrivo in Giappone potessimo avere problemi burocratici che ci avrebbero costretto a grossi ritardi e pesanti sanzioni pecuniarie. Feci quindi radunare tutto l’equipaggio libero dal servizio, ufficiali e comuni, ed esposi loro le richieste della Compagnia. Collaboratori e professionali come sempre tutti mi dissero: «Faremo ciò che è necessario anche se le condizioni di tempo non ci saranno favorevoli». Studiammo e stilammo il piano come procedere per minimizzare rischi e prevenire qualsiasi possibilità di incidente.

Arrivammo in porto il mattino del 24 Dicembre 2007, era molto freddo, la temperatura era oltre i 10 - 15 gradi sottozero, in mare lastroni di ghiaccio andavano su è giù strusciando sulla fiancata della nave, a tratti nevicava. Avevamo preparato tutto il materiale necessario per il lavoro e appena finite le pratiche burocratiche e iniziato le operazioni di caricamento, con tutto il personale disponibile organizzammo tre squadre di lavoro, una per cambiare il nome della nave sui masconi di prua, una a poppa e una per iniziare a cambiare colore alla ciminiera per poi dipingere il nuovo logo sociale. Il personale si alternava, un paio di ore di lavoro con brevissime pause per bere qualcosa di caldo e un paio di ore di riposo.

Gli ufficiali si alternavano tra il turno in sala controllo carico e quello che seguiva le squadre all’opera. Io mi alternavo tra la sala radio da dove comunicavo e mandavo foto agli uffici di terra per mostrare lo stato di avanzamento del lavoro, il mio studio dove di tanto in tanto riposavo una mezz'oretta e i vari posti di lavoro per vedere come andava, per far vedere ai ragazzi che ero con loro e per assicurarmi che di tanto in tanto gli addetti alla cucina provvedessero a portare latte e caldo per riscaldare chi lavorava.

 

Un’operazione in cui remavano contro sia il tempo a disposizione che le condizioni atmosferiche e il mare ghiacciato dell’Alaska. Quante ore impiegaste per riuscire in questa difficile operazione?

Quel giornosmettemmo che erano le 22 passate, mandai tutti a riposare dicendo che il giorno dopo, che era Natale, si sarebbe ricominciato alle 5 dell'alba e si sarebbe proseguito sino la fine. Non avremmo otuto festeggiare il santo Natale, non avremmo fatto pranzi speciali, potevamo avere solo brevi pause per far riposare e scaldare chi era sottoposto maggiormente al tempo poco amichevole, per mangiare qualcosa di leggero e caldo. Il lavoro doveva essere completato il prima possibile: il giorno seguente, il 26 dicembre dovevamo ripartire e il lavoro doveva essere completato. Avevo anche ordinato che un rimorchiatore stazionasse nei pressi della nave pronto ad intervenire nel caso disgraziato che qualcuno, non seguendo tutte le norme di sicurezza ce avevamo stabilito, potesse cadere in mare (con quelle temperature pochi minuti in acqua potevano essere letali).

Tutto il personale lavorò sodo, senza tregua, erano ammirevoli, alla mia richiesta avevano risposto senza indugio alcuno, sapevano che io ero con loro. Ricordo che un marinaio mentre si trovava sulla sommità della ciminiera per pitturarne l'esterno, con una mano calzata da un guanto ormai bagnato, toccò erroneamente uno dei tubi di scarico della ciminiera che era molto caldo, rischiando una brutta scottatura. Ebbe la sveltezza di togliersi il guanto e scendere giù per essere assistito, gli feci immergere la mano in acqua ghiacciata per alcuni minuti affinché il calore preso si disperdesse e non avesse il tempo di procurargli scottature alla pelle e bolle… Andò bene, non si manifestò nessuna bolla dovuta alla scottatura e dopo un'oretta di riposo, decise di ritornare a lavorare.

Durante l'avanzamento progressivo dei lavori di tanto in tanto scattavo foto sia da bordo che da sopra il pontile per documentare. Il meteo variava: nevischio, neve, nuvoloso, ma fortunatamente non soffiava un alito di vento, calma piatta; se fosse stato altrimenti tutto sarebbe stato vano, direi impossibile da farsi. Quando finalmente, dopo un giorno e mezzo di lavoro, tutto fu finito, abbiamo consumato tutti insieme un pasto più abbondante, che niente aveva a che fare con i nostri soliti pranzi luculliani delle feste natalizie.

 

Un Natale particolare, senza fasti o grandi pranzi ma col morale alle stelle per il lavoro ben riuscito. Come si sentivano i suoi ragazzi?

Erano contenti del lavoro fatto e fatto professionalmente bene e senza intoppi. Io ero e sono ancora orgoglioso di loro. Pensai che si meritavano a pieno titolo un’ottima ricompensa. Ma le cose non andarono proprio in questo modo… Ripensandoci oggi, però, mi sento ancora mortificato per quei ragazzi che hanno dato l’anima per completare il lavoro e sacrificare il giorno di festa.

 

Cosa accade di preciso il giorno dopo?

Il giorno seguente partimmo, con il nostro carico di Gas Naturale Liquefatto alla temperatura di 161° C sotto lo zero, dentro le nostre stive , alla volta del Giappone. Destinazione Negishi-Yokohama.

Il 27 di mattina contattai il ‘Vessel Team Manager’ che era responsabile del gruppo di navi al quale appartenevamo Team Libra mandandogli il resoconto dettagliato di tutto ciò che era stato fatto e le foto di prima e dopo del lavoro. Gli chiesi pure di farmi sapere come e con cosa la Compagnia avrebbe compensato coloro che fisicamente avevano fatto il lavoro, disagiato, in condizioni avverse e sopratutto non di routine, fatto senza neanche festeggiare i Natale.  La risposta mi lasciò di stucco.

 Vessel Team Manager mi rispose il giorno seguente con una email, scrivendo che era orgoglioso del lavoro fatto e che come premio avrebbe potuto pagare 5 - 6 ore extra di straordinario (in più della normale paga prevista come straordinario fatto), come regalo, a coloro che lo avevano eseguito.  Mi sentii fortemente offeso: ciò che offriva equivaleva a circa 20-30 dollari a persona, in tutto più o meno 500 dollari. Risposi con distacco che ringraziavo a nome dell'equipaggio ma che a nome loro non accettavo elemosine alcune e che 500 dollari al mio equipaggio eventualmente avrei potuto darli prelevandoli dal mio stipendio. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto più congruo, qualche centinaio di dollari a persona almeno. La precedente Compagnia mi avrebbe sicuramente risposto: «Comandante, vedi tu cosa pensi che meritano e facci sapere».

 

Come reagirono i suoi uomini?

Chiamai a raccolta l'equipaggio e feci leggere loro tutta la comunicazione avvenuta, dicendo che quella somma se loro avessero accettato l'avrei pagata io poiché io avevo rifiutato l'offerta della Compagnia. In coro mi risposero: «Comandante, abbiamo fatto il lavoro perché ce lo hai chiesto tu, questi nuovi padroni non li conosciamo ancora, come loro non conoscono noi. Non vogliamo niente. Scrivilo pure a Glasgow, che abbiamo fatto questo regalo a loro perché noi a bordo da anni ormai siamo un vero team». Mi si rigavano gli occhi, e li avrei abbracciati uno ad uno.

Alcuni mesi dopo l’autore dell’email cadde in disgrazia da parte del Consiglio di Amministrazione della Compagnia (Board of Directors) e fu epurato in maniera che potrei definire ‘poco ortodossa’. In quell'occasione scrisse a tutti i Comandanti delle navi del Team Libra, come a chiedere supporto affinché lo sostenessimo per non farlo mandar via. Gli risposi: «Ognuno ha quel che si merita, umanamente mi dispiace, ma non ho altro da dire», solo queste parole...

Il nuovo Vessel Team Manager, era un indiano, che una volta assunta la responsabilità del suo nuovo incarico societario, mi chiamò al telefono per dirmi che sapeva tutto ciò che era accaduto e che probabilmente sarebbe venuto a trovarmi a bordo e fare una traversata con noi. E infatti fu così. Da allora cominciammo ad avere nuovamente un rapporto umano, ci siamo rivisti diverse volte, sia a bordo che durante alcuni seminari professionali, in Spagna, in Scozia, in Norvegia. Un vero amico.

  

***

Una storia di navi e una storia di uomini. Uomini diversi che popolano il mondo, che solcano mari, che soffrono, che amano il loro lavoro, che fanno la differenza. Appare chiaro che gli uomini dell’equipaggio ci misero il cuore oltre che le braccia per eseguire un ordine del loro comandante. Chi un cuore non lo possedeva non avrebbe potuto apprezzare quel piccolo grande gesto sotto Natale. Onore al merito!

Giovannella Galliano


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Ragusa, 17 dicembre 2018 – Il Natale in Sicilia, si sa, è incredibilmente suggestivo ed emozionante, ricco di tradizioni sacre, profane e gastronomiche. Una triade, quest’ultima, non di poco conto che tiene conto di tanti fattori, non ultimo quello del territorio.

Fino a qualche anno fa l’atmosfera natalizia iniziava ad avvertirsi solo a partire dall’inizio di dicembre, quando per la celebrazione dell’Immacolata Concezione ogni famiglia addobbava l’albero di Natale e, soprattutto, si preparava il tradizionale Presepe. Oggigiorno, influenzati dalle usanze provenienti dai paesi del nord Europa, il clima natalizio anche in Sicilia fa il suo ingresso con un po’ di anticipo.

Ogni luogo dell’Isola secondo le proprie usanze si tinge di Natale non solo con luci e decori, ma anche con profumi gastronomici che solleticano l’olfatto fino a lambire dimensioni che si sposano bene col gusto. Connubio vincente di un buon piatto, specie quello natalizio.

Nasce, pertanto, la classica domanda che le signore – ma non solo – si pongono, ovvero “cosa preparare per la cena di Natale?”. Anche noi di Ondaiblea.it siamo incappati nel medesimo interrogativo e abbiamo subito girato il quesito a Giuseppe Maurizio Favara, cuoco di alta gamma, accreditato in F.I.C. (Federazione Italiana Cuochi), componente della Associazione Provinciale Cuochi Etnei e membro dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani.

 

Prima di passare alla domanda clou (sopra evidenziata e virgolettata), stuzzichiamo Favara chiedendo: Come si può raccontare, in ambito culinario, la cucina popolare iblea in occasione del santo Natale?

«Raccontare la cucina popolare iblea, in particolar modo in occasione del santo Natale, rappresenta un viaggio nella storia di un territorio che parte dal mare per arrivare sino alle colline, dai boschi rigogliosi alle brulle sterpaglie, con paesaggi, territori e microclimi talmente diversi da dare facilmente l’opportunità di vagare tra profumi e sapori totalmente differenti sia nella natura della materia prima sia nelle preparazioni finali».

 

Viene subito in mente il suino la cui carne è molto apprezzata nel territorio ibleo e, soprattutto, perché si utilizzano tutte le sue parti.

«Certo. La carne di suino è sicuramente uno degli alimenti principi della tavola natalizia iblea. Non dimentichiamo che la gelatina si può gustare in tutta la provincia iblea e, in particolare, a Giarratana, Monterosso Almo e Chiaramonte Gulfi. Da non trascurare l’antica preparazione del cosiddetto “Sancieli” (sanguinaccio). Se ci spostiamo a Ispica troviamo i “miliddi e baccalà”; a Pozzallo i buonissimi polipetti di scoglio “ammuttunati”, e poi i ravioli, cavati e “tomasini” a Modica.

 

Una cucina che si avvicina molto al territorio?

«Una cucina comunque povera, non ricercata, figlia di un territorio per lo più votato alla pastorizia ed agricoltura, un territorio produttivo dove molto tempo si dedicava al lavoro e quindi pochissimo ne rimaneva da dedicare ad altro, figurarsi ai fronzoli culinari. Oggigiorno tutto sembra stravolto o comunque cambiato. Il territorio ragusano è meta di turismo d’élite. Gli abitanti stessi diventano più esigenti. Non bisogna dimenticare che la città di Ragusa è divenuta l’élite delle stelle Michelin, trasformandosi nella provincia più stellata di Sicilia. Segno questo di una evoluzione culturale e di una presunzione gastronomica che affonda le radici nella tradizione strizzando, consapevolmente, l’occhio all’innovazione e alle preparazioni gourmet».

 

Detto questo, quale menu consiglia per la cena di Natale?

«Da parte mia, girovago del gusto e accanito sostenitore della tradizione anche se conditissima d’innovazione, per questo Natale 2018, sulle tavole dei ragusani vedrei: 

- come ANTIPASTO, dei “tomasini” di pasta fillo conditi con ricotta allo zenzero e ciccioli di maiale serviti con una riduzione di cerasuolo di Vittoria (Rg); 

- il primo lo farei riempendo, di cavatelli ai cardoncelli, una melanzana perlina (Comiso) che andrei poi a adagiare su una passata di pomodorino di pachino e infine guarnita con chips di pancetta; 

- mai d’accordo che terra e mare non possono entrare nello stesso menù, come secondo farei dei polipetti di scoglio di Pozzallo, cotti sottovuoto a bassa temperatura adagiati su una mousse di baccalà macchiata con la riduzione del loro liquido di cottura, e finiti con del finocchietto selvatico fritto; 

- al dolce, considerato che il panettone non può mancare mai, andrei a farcire - con una crema di ricotta setacciata con zucchero di canna, e condita con grappa di frappato docg, e scaglie di cioccolato di modica - la fetta che andrà servita su un piatto con una colata di crema al basilico». 

 

Ci può dare un anticipo almeno con una ricetta?

«Inizierei con i “tomasini” natalizi.

Per la pasta fillo: 200 gr di farina manitoba, 105 ml di acqua calda, 2 cucchiai di olio di oliva, 1 cucchiaino di sale fino.

Per preparare la pasta fillo iniziate ad impastare tutti gli ingredienti con l’aiuto di una planetaria o di un robot da cucina fino ad ottenere un panetto elastico. Dividete l’impasto ottenuto in tante palline dello stesso peso e poi bagnatele sulla superficie. Coprite con un panno da cucina e lasciate riposare per 40 minuti. Successivamente stendete con l’aiuto della macchinetta per la pasta e trasferite su di un piano infarinato, spennellate con l’olio e sovrapponete quattro fogli di pasta. La pasta è pronta per essere utilizzata o congelata.

Per la ricotta ordinatene una da 1/2 kg e tenetela un giorno a spurgare in frigo affinché possa rilasciare il liquido in eccesso risultando in tal modo asciutta. Poi amalgamatela con lo zenzero e/o ginger grattugiato nella proporzione di un pezzetto di radice da tre centimetri per 1/2 kg di ricotta; se utilizzate quella vaccina mettete anche 1/2 cucchiaino di sale, se usate quella di pecora va bene così come si trova.

Prepariamo adesso i ciccioli.

Prendiamo un chilo di pancetta di suino e la facciamo bollire a fuoco lento. Appena si sarà formato il liquido per effetto dello scioglimento dei grassi, filtriamo il tutto in modo che la parte liquida lasci la carne. La parte liquida, così ottenuta, conservatela, solidificata non è altro che una buona sugna fatta in casa; la carne, invece, spremetela con lo schiacciapatate in modo da privarla totalmente dei liquidi. Avete ottenuto così i famosissimi ciccioli!

Adesso prepariamo la riduzione al vino:

500 ml di vino rosso, 250 ml di brodo vegetale, 50 g di burro, 1 scalogno, 30 g di farina, sale q.b. e 1 foglia di alloro.

Usciamo il burro dal frigo e lo facciamo ammorbidire. Poi, facciamo sciogliere in padella, a fuoco basso, metà del burro facendolo dorare per alcuni minuti e badando bene a non farlo bruciare. Aggiungi lo scalogno tagliato finissimo. Quando lo scalogno sarà leggermente imbiondito, aggiungiamo il vino.

Alziamo per un paio di minuti la fiamma (in questo modo faremo evaporare l’alcool dal vino). Uniamo la farina setacciata con il restante burro e il brodo; uniamo il tutto e cuociamo a fiamma moderata sino a quando il liquido si sarà ridotto di più della metà; logicamente prima dell’utilizzo filtrare il tutto.

Passiamo alla preparazione del piatto:

cerchiamo di riprodurre la forma del “tomasino” con l’aiuto del ripieno di ricotta a cui avremo aggiunto i ciccioli. Questi vanno fritti in un tegame con la sugna prima ottenuta dalla loro scolatura e quando raggiungono un colore ben dorato, adagiamoli sul piatto completandoli con un filo di riduzione che faremo scendere sul prodotto aiutandoci con un cucchiaio!

Sicuramente è un piatto di molto effetto e ricco di gusto e anche di calorie. Questa è la tradizione che guarda all’innovazione,

Vi auguro buon appetito, e alla prossima ricetta». 

 

a cura di Giuseppe Nativo

 


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Storie di Navi tocca, in questo breve racconto dell’artista internazionale Dina Smadar, i luoghi della memoria con l’incagliamento del barcone Pentcho, carico di ebrei, nel 1940. 

Grazie all’intervista effettuata per noi dalla scrittrice Marinella Tumino, a Dina Smadar, figlia di Zvi e Gitta Newman protagonisti del naufragio, abbiamo potuto ricostruire in sintesi l’accaduto. Altri sopravvissuti hanno avuto modo di raccontare questa storia in modo più dettagliato, poiché testimoni diretti. Possiamo trovare altre angolature del naufragio del Pentcho, infatti nel libro Odissey di John Bierman, o in quello di Gianfranco Moscati  in Documenti e immagini dalla persecuzione alla Shoah o ancora in un blog  del giornalista nonché storico Mario Avagliano, Stori@,  in cui l’autore  raccoglie la testimonianza dell’ebreo tedesco Heinz Wisla. Inoltre, l’intera vicenda la troviamo documentata nel Bollettino d’archivio della Marina Militare: Il salvataggio di naufraghi ebrei nelle Isole Italiane dell’Egeo (1939-1942). L’avventura del Pentchodi Giuliano Manzari.

 Il nostro intento è stato quello di riportare una fonte diretta corredata da notizie storiche. Con la testimonianza di Dina Smadar, forse siamo riusciti ad aggiungere un altro tassello a questa incredibile storia. I suoi genitori si conobbero nel campo di internamento diFerramonti ed è lì che lei nacque.  La premessa e la conclusione di questa storia l’affidiamo alle parole di Marinella Tumino la quale ci fa partecipe delle sue ricerche storiche sull’accaduto ma la testimonianza, ovvero l’intervista ,riporta  le parole  esatte della Smadar che ha risposto per iscritto , in inglese,  al nostro invito.

 

C‘è un luogo, in un angolo di Italia, che pochi conoscono; profuma di dolore, di speranza, di storia.

È il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, situato a pochi km da Cosenza, nel cuore della Calabria. L’inizio delle attività del campo di Ferramonti fu il 20 giugno del 1940 quando vi giunse un primo piccolo gruppo di 160 ebrei provenienti da Roma. Proprio in questo campo arrivarono anche i sopravvissuti Ebrei (circa 500) partiti da Bratislava a bordo di un barcone fluviale chiamato Pentchoe dopo aver percorso il Danubio giunsero nel Mar Egeo.

Il vento, che li aveva scortati per tutto il percorso quasi senza tregua, si era calmato ma quando tutto sembrava andasse per il meglio accadde la sciagura: un guasto al motore invalidò ogni tentativo di procedere. Allora tentarono di creare delle vele con delle lenzuola. L’obiettivo immediato era quello di raggiungere degli isolotti avvistati poco distanti ma ecco che il vento riprese prepotente e presto il “Pentcho”, in prossimità di un isolotto disabitato, si incagliò e si frantumò. Oggi la storia del piroscafo è documentata, ma ce la raccontano ancora alcuni sopravvissuti, testimoni preziosi di uno dei periodi più bui del Novecento, come l’artista internazionale Dina Smadar, nata nel 1944 nel Campo di Ferramonti e con la quale sono entrata in contatto dopo aver visitato con corpo e anima il Campo in questione e dove l’artista, che vive in Israele, cura il Museo. Dina è figlia di Zvi e Gitta Newman che convolarono a nozze proprio all’interno del Campo.

 

La storia

Mio padre Zvi Newman lasciò la casa dei suoi genitori in Slovacchia quando l’antisemitismo era in aumento. Partì da solo all’età di 17 o 18 anni. Essendo sputato, deriso ed essendogli vietato studiare in accademia, non lasciò spazio a dubbi e decise di partire per la Palestina con alcuni compagni…A questo punto inizia la sua avventura sul piroscafo Pentcho, una storia a sé stante.

C’erano 514 rifugiati sulla barca fluviale, un'ex imbarcazione utilizzata per trasportare animali o grano, che, secondo quanto ha scritto Halevi, “La funzione del battello era di trasportare centinaia di Ebrei in rive sicure, viaggiando su un percorso non segnato.

Nessuno dei passeggeri si è mai illuso di fare un buon viaggio; le difficoltà, le avventure e il rischio del pericolo di vita erano stati presi in considerazione in anticipo. La piccola imbarcazione già debole per la vecchiezza poteva difficilmente galleggiare nel Danubio. Ha resistito a tempeste, scossoni e colpi. Con pochi viveri e scarse riserve d’acqua, senza carte nautiche e al timone un ex ufficiale della marina zarista avevano ridisceso il Danubio attraversando ben cinque Stati (Slovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Romania), per poi sfociare nel mar Nero e, dopo aver attraversato lo Stretto dei Dardanelli, sbucare nell’Egeo.Durante il difficile viaggio, il battello, a causa del forte vento, si incagliò sull’isolotto di Kamilonisi nel mare Egeo. Tutti i passeggeri raggiunsero la riva dove provarono a recuperare eventuali parti rimanenti dell’imbarcazione che potevano essere utili. La mattina, i sopravvissuti si resero conto che l’isolotto roccioso era desolato e disabitato. Essi inviarono una barca a cercare aiuto ma essa non tornò mai. Dopo, appresero che i passeggeri furono ricoverati in ospedale in Egitto. Dopo molti giorni, una nave di salvataggio italiana arrivò e i sopravvissuti furono trasferiti a Rodi e da lì al campo di Ferramonti in Calabria…

In effetti, un grande plauso va alla motonavedella Reale Marina Italiana Camoglie al suo comandante Carlo Orlandi. La nave italiana riuscì a trarre in salvo i naufraghi, nonostante fossero stati avvistati dagli inglesi che non andarono in soccorso. I superstiti avevano affrontato il viaggio della speranza tra affanni e imprevisti, tra amori e dolori, un viaggio lungo quasi cinque mesi durante i quali nessun Paese che attraversarono volle dare loro cibo, acqua e il prezioso olio combustibile indispensabile per la navigazione. Gli unici aiuti arrivarono dalle comunità ebraiche locali. Un viaggio dunque che finì nell’Egeo, all’epoca zona di guerra sotto il controllo italiano.

La Camogli giunse fino all’isola di Rodi e lì gli sfortunati furono internati in un campo di tende e poi in una caserma fino agli inizi del 1942.Uno degli internati riuscì ad ottenere un visto per il Portogallo e a lasciare l’isola greca, quindi passò da Roma, dove fu ricevuto da papa Pio XII, al quale raccontò la storia dei naufraghi del Pentcho rimasti a Rodi. Il papa prese a cuore la vicenda e, grazie alla sua intercessione, una nave della Croce Rossa prelevò i naufraghi e in due momenti (febbraio e marzo 1942) li condusse in Italia. Un provvedimento provvidenziale, visto che le autorità italiane avevano chiesto ai nazisti di prendersi carico dell'intero gruppo per trasferirli in Germania.

Gli ebrei furono destinati al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, dove la maggior parte di loro riuscì a salvarsi grazie alla liberazione nel settembre 1943 ad opera degli Alleati, scampando così alla deportazione. 

Giovannella Galliano


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Da sabato al Museo della Cattedrale di Ragusa una mostra sull’iconografia dell’Addolorata nell’arte iblea. Saranno esposte 12 opere tra cui una tela restaurata di recente



Ragusa, 14 marzo 2019 – Si inaugura sabato 16 marzo, alle 18, la mostra “Mater Dolorosa - L’iconografia dell’Addolorata nell’arte iblea”, promossa dall’ufficio diocesano per i Beni Culturali, diretto da don Giuseppe Antoci, e curata da Stefano Vaccaro e Alessandra Rovetto.

L’esposizione, ospitata nelle sale del Museo della Cattedrale di Ragusa, si potrà visitare sino al 21 aprile. Saranno esposte dodici opere (undici tele e una statua) provenienti da Comiso, Giarratana, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo e Ragusa. Tra le opere presentate anche la tela raffig      

«Questa mostra – fanno sapere dall’ufficio diocesano Beni culturali – è un viaggio storico-artistico, ma anche religioso ed emozionale, che interessa il momento più drammatico della vita di Cristo e di Maria sua madre. Saranno presentate una selezione di pregevoli opere d’arte, dal Sei all’Ottocento, provenienti da tutta la Diocesi di Ragusa. Ai visitatori saranno restituiti brani di grande commozione e intensità per uno dei culti devozionali più celebrati in Sicilia».


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Spettacolo musicale tra recitazione e musica dal vivo

 

Ragusa, 2 aprile 2019 – Far ritrovare ai due ragazzi di Liverpool , alias John Lennon e Paul McCartney ,  la via della riconciliazione . Questo lo spirito che animerà lo spettacolo musicale “The ballad of John and Paul,” una storia in sol minore,  che sarà rappresentato a breve in provincia.  Le date previste sono: a Comiso, il 12 aprile, al Ridotto Teatro Naselli   a Ragusa il 13 aprile , al teatro della Badia di Corso Italia e a Scicli il 14 aprile, da Officinoff.  La storia, scritta da Gianni Marotta e Salvo Giorgio porta la regia di quest’ultimo che ha curato anche le luci e le musiche di scena, la scenografia ed i costumi, invece,  sono di  Alessandro La Cognata. Sul palco la live band “ New Kids in town “(Cristina Gennaro, Marco Comitini, Salvo Giorgio, Massimiliano Coria, Salvo Maione, Alessandro La Cognata, Giovanni Marotta)
Tra recitazione e musica dal vivo, lo spettacolo ricostruisce un immaginario (ma forse nemmeno troppo) incontro tra Paul McCartney e John Lennon, negli studi di registrazione newyorkesi di quest'ultimo nel periodo immediatamente successivo allo scioglimento dei Beatles, quando la tensione tra i due musicisti era ancora elevatissima, tra beghe personali e liti giudiziarie, con Yoko a fare da arbitro e la band di John da fabbrica dei ricordi, nel tentativo improbo di far ritrovare ai due la strada della riconciliazione. Dalla breve sinossi un anticipo di ciò che il pubblico andrà ad assistere: 

“La tua musica è banale alle mie orecchie… eppure in tutti questi anni avresti dovuto imparare qualcosa”… “Troppa gente si sta atteggiando a intellettuale underground e rompe in due i propri colpi di fortuna”… Accuse al vetriolo che all’alba degli anni ’70 costituiscono, apparentemente, l’ultimo filo che – a parte complesse vicende giudiziarie – lega ancora John Lennon a Paul McCartney. Siamo ad un anno dallo scioglimento ufficiale dei Beatles, e una delle principali indiziate di tale crimine prende una posizione inattesa: "... sempre in apparente disaccordo voi due… intimamente consapevoli che la tensione tra Paul e John “uomini” tirasse fuori il meglio di Paul e John “artisti”… Ma troppe volte l’uomo ha rischiato di oscurare l’artista…", avrebbe detto la nota artista giapponese Yoko Ono, da due anni divenuta mrs. Lennon. Avrebbe detto realmente o avrebbe potuto dire? E se, davvero, in un’uggiosa serata newyorkese della fine del 1971, John Lennon e Paul McCartney – su spinta della stessa Yoko – si fossero trovati a confronto proprio quando la tensione tra loro era ancora altissima, in perenne bilico tra magnificenza artistica e ben più prosaiche vicende quotidiane? Tra recitazione e musica dal vivo, lo spettacolo ricostruisce quest’immaginario (ma forse nemmeno troppo) incontro tra Paul e John, con Yoko a fare da arbitro e la band (con cui John aveva appena terminato di incidere l’LP “ Imagine”) nel suggestivo ruolo di fabbrica dei ricordi. Il tentativo, forse vano, di far ritrovare ai due ragazzi di Liverpool la via della riconciliazione apre la strada ad un viaggio tra realtà e fantasia, fatto di ricostruzioni sia storiche che emotive, con un finale dal grande impatto emotivo che, al contrario, è assolutamente reale.

A Comiso l’appuntamento è il 12 aprile alle 19,30, per un aperitivo ed  alle 21 per inizio spettacolo; a Ragusa e a Scicli lo spettacolo avrà inizio alle 21.

 

Giovannella Galliano


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«Nel cinema non esistono “originali”, tutte le copie di un film sono uguali, e nonostante questo accade una magia: a ogni visione il film cambia, perché siamo cambiati noi».

(Alessandro Avataneo, regista cinematografico e teatrale, docente di cinema e storytelling alla Scuola Holden di Torino)

 

La crisi del Cinema è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, a parere di chi scrive (facente già parte della cosiddetta “vecchia generazione”) il Cinema riveste ancora un “fascino” particolare. Questo, forse, è un giudizio di parte in quanto appassionato della settima arte. 

 

E’ veramente così? Abbiamo girato il quesito ad Alessandro Avataneo, regista cinematografico e teatrale. «A tutt’oggi, il Cinema rappresenta l’esperienza narrativa più potente, completa e accessibile, anche se questo primato si esaurirà in pochi anni, forse venti o trenta, quando il cinema, probabilmente, verrà sostituito da una forma ibrida di film interattivo e videogame. Ciò consentirà allo spettatore di essere protagonista di una realtà alternativa, indistinguibile dalla nostra e personalizzabile secondo una serie di parametri e gusti individuali che consentiranno ai più “drogati” di narrazione tra noi di restare immersi nel mondo virtuale e interagire da lì con il mondo reale, e magari guadagnare palate di soldi passando la vita a “giocare” – cosa che peraltro già accade oggi, se pensiamo al fenomeno degli influencer digitali».

Il buio della sala attira ancora?

«Nel buio della sala cinematografica subiamo una mutazione temporanea: entriamo in una specie di letargo, di intorpidimento dei sensi, e viviamo un sogno che si connette con gli strati più profondi della nostra fantasia e del nostro inconscio, fino a incidere il nostro immaginario in maniera indelebile».


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Leggi tutto: La crisi del Cinema “non è un fenomeno recente”

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Entrare in una sala cinematografica un tempo richiamava non solo l’attenzione – rivolta a sapere che film era proiettato in quella serata – ma stimolava i sensi perché talora incuriosiva il titolo o la trama, anticipata, qualche settimana prima e in maniera molto sintetica, dai rotocalchi.

Oggi la situazione sembrerebbe cambiata, soprattutto per gli incassi al botteghino e per le presenze in sala sempre più ridotte. Sulla base dei dati statistici raccolti da Cinetel il 2017 ha fatto registrare dati non molto confortanti. Sembra che ciò sia dovuto a quella fase definita “di transizione” legata a nuove norme sul cinema i cui decreti attuativi sono arrivati a fine 2017. Ciò avrebbe inciso, in maniera significativa, sulla pianificazione dei film in sala perché molti operatori del settore sono rimasti in attesa di capire come muoversi.

Sarebbe necessario valutare la possibilità di promuovere iniziative volte a facilitare non solo il recupero del Cinema, ma anche del suo appeal con gli spettatori.

La lettura dei dati del circuito Cinetel si rivela poco confortante: l’intervallo di tempo che va dal 22 al 25 novembre ha fatto registrare un decremento pari al 4,17 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017. Tale tendenza sembra proseguire toccando numerose città. Anche il territorio della Sicilia non è immune dalla problematica. A tale proposito si è avuto modo di contattare Marco, che svolge la sua quotidiana attività lavorativa come collaboratore nella gestione di una rinomata sala cinematografica in zona iblea. La sua esperienza, ormai pluriennale, gli consente di esternare alcune riflessioni che possono aiutare a comprendere cosa sta accadendo al comparto.

«Il percorso di disintegrazione degli esercizi cinematografici è già in atto. La fruizione del cinema on line è in forte ascesa. Sono numerosi i siti e le applicazioni per computer, smartphone e tablet che offrono a prezzo da sala cinematografica la possibilità di vedere dei film usciti in sala appena qualche mese prima. Come se ciò non bastasse alcuni produttori hanno scelto di optare per una distribuzione dei film che possa bypassare il consueto passaggio dalla sala cinematografica. È questo il vero terreno di scontro tra gli esercenti cinematografici e i colossi della distribuzione on line. Basti pensare che per la prima volta il film premiato con il Leone d'oro a Venezia Roma di Alfonso Cuaron non avrà un passaggio in sala così come è stato per il film denuncia sulla storia di Stefano Cucchi. Si consideri ancora la crescita esponenziale delle serie tv, su cui da qualche tempo si concentrano i maggiori sforzi dell’industria cinematografica, che sono sicuramente più redditizie delle produzioni da grande schermo e che consentono una diffusione più capillare direttamente a casa dello spettatore. Si aggiunga a questo la diffusione difficilmente arginabile dello streaming illegale che vede come principali fruitori soprattutto i giovanissimi.

D’altro canto, a fronte di un calo vistoso degli incassi, l’avvento del digitale ha comportato un aumento sproporzionato dei costi per gli esercenti e una riduzione dei costi per i distributori che però continuano a imporre condizioni estremamente gravose per il noleggio dei film. A lungo andare questa situazione non potrà che consolidarsi a sfavore delle sale. A mio parere, non sono lontani i tempi in cui il cinema farà a meno delle sale e gli spettatori potranno usufruire del mezzo cinematografico esclusivamente su pc, tablet o smartphone pagandolo comodamente con la propria carta di credito. Il cinema perderà il suo primato a favore del web e tutto diventerà immediatamente fruibile a basso costo e comodamente seduti a casa propria». 

Giuseppe Nativo


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Auto 500

Scicli, 17 marzo 2019 – Si scaldano i motori della 19esima edizione del Raid Fiat 500 Città di Scicli organizzato dal "Gruppo 500 dei Tre Colli Scicli."

L’evento, divenuto maggiorenne lo scorso anno, è molto atteso da tantissimi club di tutta la Sicilia.

Anche quest'anno la manifestazione si svolgerà la seconda domenica di Maggio, in occasione della Festa della Mamma, il 12 Maggio. Non mancheranno le iniziative in ricordo di Leuccio Avola scomparso prematuramente a causa di un incidente sulla strada, il Raid Fiat 500 a lui è dedicato.

Nel corso degli anni gli organizzatori, assieme ai genitori di Leuccio Avola, hanno pensato per gli ospiti arrivati da ogni dove con le mitiche Fiat 500, ma anche per cittadini e turisti presenti in città, di organizzare anche eventi di intrattenimento e giochi in Piazza. 

Gli organizzatori suggeriscono ai Gruppi e Club legati alla Fiat 500 sono avvisati di non prendete impegni per giorno 12 Maggio: tutti a Scicli!

A breve il Gruppo 500 dei Tre Colli Scicli renderà noto il programma.


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Domenica 25 novembre sono stati convocati a Piazza Armerina le giovani atlete, classe 2004-2005, selezionate dal Centro Tecnico Federale Regionale per formare la rappresentativa regionale femminile

 

Scicli, 26 novembre 2018 – L’atleta della Ciavorella Marianna Miccichè è stata selezionata per la preparazione tecnico atletica delle giovani leve (classe 2004-2005) che andranno a formare la rappresentativa regionale femminile.

L’allenamento si è tenuto al Pala Ferraro di Piazza Armerina sotto la coordinazione del Referente tecnico territoriale unico per la Sicilia Ninni Gebbia e dei tecnici federali Lilia Malaja e Maurizio Giordano.

Viva è stata la soddisfazione espressa dai tecnici della società sciclitana Santo ed Alberto Carestia per la scelta effettuata dal Referente Tecnico Territoriale che in più di una occasione ha posto l’attenzione al vivaio giovanile societario sia maschile che femminile.

Sono diversi anni infatti che la società ha avuto giovani talenti del vivaio scelti a far parte dei selezionati per le rappresentative regionali o provinciali.

Questa attenzione verso il vivaio societario rappresenta motivo di soddisfazione per lo staff tecnico e per i programmi didattico formativi che la società annualmente approva.

Negli ultimi tempi questa attenzione si è avuta anche da parte di qualificati tecnici societari di importanti club provinciali e regionali.

La giovane atleta Marianna Miccichè, nel febbraio di quest’anno, è stata chiamata a far parte del progetto “Azzurro 2018”.

 

Giuseppe Carestia


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Pasqua nell'altipiano ibleo

Palazzolo Acreide, 11 aprile 2019 – Dall’11 aprile al 5 maggio si svolge a Palazzolo Acreide e Buscemi la manifestazione ‘Pasqua nell’altopiano ibleo - Riti e tradizioni popolari’. A Buscemi nella chiesa di S. Giacomo e a Palazzolo Acreide nella Casa Museo Antonino Uccello si terranno conferenze con la partecipazione di Rossella La Pira (Sindaco di Buscemi), Salvatore Gallo (Sindaco di Palazzolo Acreide), Lorenzo Guzzardi (direttore del Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali), Rosario Acquaviva (fondatore Museo ‘Tradizioni popolari e antichi mestieri’), Salvatore Cancemi (Dirigente ‘Casa Museo Antonino Uccello’). In programma anche degustazioni, mostre di manufatti. In collaborazione con l’Istituto comprensivo V. Messina di Palazzolo Acreide, con laboratori didattici rivolti agli alunni sul confezionamento di pani e dolci della Pasqua. s.m.


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Scicli, 7 marzo 2019 – Scicli è un luogo magico, dove la vita delle persone è scandita da tradizioni ancestrali che affondano le loro radici da secoli nelle coscienze di ognuno. La primavera è una stagione speciale per la città, intrisa di colori filtrati da una luce piena e calda, ed esplode nel suo primo fine settimana, colorato e profumato dalla Cavalcata di San Giuseppe: la celebre infiorata a cavallo che quest'anno cade il 23 e 24 marzo.

Nei festeggiamenti in onore del Patriarca (così viene chiamato il Santo a Scicli), tutta la città è invasa dall'odore di violacciocche, i fiori dei quali sono composti i meravigliosi manti dei cavalli in sfilata lungo le vie alla luce dei falò, con il suono incessante dei campanacci a fare da corredo sonoro insieme alle urla dei bardatori e dei devoti che incitano San Giuseppe: il grido «Patrià, Patrià, Patriaaarcaaa!» è profondo e forte, in grado di emozionare sempre gli sciclitani e gli spettatori mentre si aprono in due per far passare la Sacra Famiglia in fuga verso da Re Erode verso l'Egitto.

Se vuoi anche tu immergerti in questo mondo senza tempo e circondarti dei profumi di Scicli, prenota il tuo soggiorno non convenzionale in Scicli Albergo Diffuso in camere uniche con colazione tipica inclusa: vivrai la Scicli più vera, sentendoti un vero devoto del Patriarca e uno sciclitano a tutti gli effetti.


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Unione Europea e trattati: a Ragusa al via il primo ciclo di seminari informativo-formativi 

 

Ragusa, 4 febbraio 2019 – La Sezione iblea del Movimento Federalista Europeo, nell’ambito delle iniziative aventi come obiettivo, tra gli altri, quello di portare al centro dell’azione di tutte le forze europeiste l’importanza e il significato della battaglia per la riforma dell’Europa a partire dall’Eurozona, ha promosso una serie di seminari informativo-formativi sui trattati dell’Unione Europea.

Gli incontri sono resi possibili grazie al patrocinio del Comune di Ragusa, Banca Agricola Popolare di Ragusa, Centro Studi F. Rossitto, Camera di Commercio di Catania-Siracusa-Ragusa, Centro di Documentazione Europea presso l’Università di Catania.

In rete con: Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Catania, sede di Ragusa, Ufficio Scolastico Regionale – A.T. Ragusa, Istituto d’Istruzione Superiore G.B. Vico – Umberto I - R. Gagliardi, Liceo Scientifico E. Fermi, Istituto Tecnico Commerciale Fabio Besta, Istituto d’Istruzione Superiore Galilei - Campailla di Modica. 

Gli incontri formativi, suddivisi in due cicli, hanno inizio il prossimo venerdì 8 febbraio con il seguente programma:

ore 16.30, Auditorium Centro Direzionale Zona artigianale Contrada Mugno di via on.le Corrado Di Quattro; presiede il prof. Luciano Nicastro, presidente Sezione Iblea del Movimento Federalista Europeo.

Apertura dei lavori: saluto del Sindaco di Ragusa, avv. Giuseppe Cassì, e intervento della dott.ssa Giovanna Licitra, Vicesindaco-Assessore allo sviluppo economico e finanziamenti europei del Comune di Ragusa.

Relazione del prof. Antonio Barone – Ordinario di Diritto Amministrativo, Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania - sul tema: “Diritto e Democrazia nell’Unione Europea”. 

In favore degli studenti degli istituti di Istruzione Superiore è previsto il rilascio dell’attestazione per crediti formativi.

Giuseppe Nativo

 

 


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Ing. Luigi Francesco Cantamessa Armati (Direttore Fondazione FS) - Sandro Pappalardo (Assessore Regionale del Turismo) - Daniele Pavone

Ragusa, 11 aprile 2019 – Dopo il convegno tenutosi lo scorso 10 febbraio a Milano in occasione della BIT, questa mattina ho avuto il piacere di partecipare a Catania alla presentazione dei “Treni Storici del Gusto 2019” tenuta dal Presidente Nello Musumeci insieme al Direttore della Fondazione FS Italiane Ing. Luigi Francesco Cantamessa Armati e all’Assessore Regionale del Turismo Sandro Pappalardo.

Piace constatare la riuscita sinergia tra il Governo Regionale e la Fondazione FS che, con il fondamentale contributo dei volontari delle associazioni di appassionati, ha fatto della Sicilia un punto di riferimento nel settore dei treni storici turistici: di anno in anno si registra un’offerta crescente, sempre più destagionalizzata e che riguarda ormai l’intera isola, con il dichiarato intento di valorizzare non solo il viaggio su rotaia in sé, ma anche i territori attraversati con il loro patrimonio storico, artistico ed innanzitutto enogastronomico, grazie alla collaborazione con Slow Food Sicilia, servendo località anche non direttamente raggiungibili tramite ferrovia. Non solo: l’attenzione si allarga alle linee dismesse, con lo scopo di recuperarle per inserirle in una rete di sentieri naturalistici. Appassionate le parole di Musumeci nel descrivere i suoi ricordi di ragazzo all’arrivo delle locomotive a vapore: è la premessa per annunciarne il ritorno in Sicilia per l’effettuazione di alcuni dei treni in programma.

Note meno positive riguardano invece il territorio dell’ex Provincia di Ragusa: al netto di alcuni refusi e di alcuni dettagli che – mi è stato riferito – sono ancora rivedibili, nonostante siano molto presenti in un filmato promozionale proiettato questa mattina, le nostre città sono interessate da un numero sempre minore di questi treni, segno tangibile della scelta di sacrificare qualcosa per consentire una redistribuzione nella prospettiva dell’aumento e della destagionalizzazione dell’offerta complessiva. Ed ecco che se il programma 2018 vedeva nove treni che facevano variamente tappa tra Scicli, Modica, Ragusa, Donnafugata e Comiso, nel programma 2019, fatto salvo l’inserimento di Ispica che sarà raggiunta il 27 e il 28 aprile, avremo solo un treno l’8 settembre (Siracusa-Donnafugata-Comiso dedicato alle mandorle e alle conserve iblee) e altri due il 27 ottobre (un Catania-Scicli-Modica dedicato alle “dolcezze iblee d’autunno” e un Siracusa-Ragusa-Modica “delle scacce iblee e del cioccolato modicano”, il tutto a pochi giorni dalle date previste per il ChocoModica...). Nettamente meglio servita rispetto allo scorso anno Noto, che da un solo treno passa a quattro (più un quinto per Noto Antica). Desta poi più di qualche perplessità il legame del Castello di Donnafugata con le mandorle e le conserve iblee, il che lascia intendere che il principale attrattore turistico ibleo sia stato considerato solo una tappa "mordi e fuggi" o, forse, che ne siano poco conosciute le peculiarità. Ancora una volta, nell’apprezzare tutta la positività di questa sinergia tra Regione e Fondazione FS che consente già ora di pensare al 2020, resta tangibile per il nostro territorio la necessità di superare quegli evidenti difetti di comunicazione tra gli uffici competenti locali e quelli regionali che, di fatto, sinora hanno fatto sì che questa importante iniziativa sia più recepita a cose fatte che coordinata in fase di programmazione nel comune interesse di migliorare l’offerta.

Daniele Pavone


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Calypso
Pozzallo

Pozzallo, 10 aprile 2019 – Giovedì 11 aprile, alle 9, nella sala conferenze del Comando della Polizia municipale a Pozzallo, si terrà l’iniziativa “Giornata del Mare”.

Nel corso dell’evento sarà illustrato il progetto “Calypso South” - Programma Interreg V A Italia-Malta che prevede l’estensione della copertura della rete HF verso la parte occidentale del canale siculo-maltese ed a sud dell’arcipelago maltese, l’implementazione degli strumenti di monitoraggio e di previsione e nuovi servizi a supporto delle autorità competenti nelle operazioni di sicurezza marittima. 

Calypso South trae vantaggio dagli sviluppi dei precedenti “Calypso” e “Calypso Follow On” (Programma Italia-Malta 2007-2013) che hanno permesso di attivare già dall’ottobre 2013 un Sistema Hf permanente ed operativo costituito da tre antenne (una installata nell’area portuale di Pozzallo ed altre due a Malta nei siti di Ta’ Barkat e Ta’ Sopu) poi potenziato nel 2015 con l’installazione di una quarta antenna nel porto turistico di Marina di Ragusa.

Apriranno i lavori il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, il comandante della Capitaneria di Porto di Pozzallo, Pierluigi Milella, e il presidente della Lni Pozzallo, Luigi Tussellino, che illustreranno l’iniziativa.

A seguire le relazioni di Giuseppe Ciraolo e Fulvio Capodici dell’Università di Palermo che si soffermeranno sul progetto Calypso South.

Interverranno, inoltre, Carlo Lo Re e Giorgio Manno dell’Università di Palermo su cambiamento climatico e erosione coste, Daniele Ticconi della Cdp di Pozzallo sulle attività istituzionali di salvaguardia e soccorso in mare, Luigi Tussellino della Lni Pozzallo sulle attività della Lega navale a difesa dell’ambiente, il biologo marino Antonino Barlotta sul caso di spiaggiamento di cetacei e tartarughe, e la prof.ssa Mara Aldrighetti, dirigente dell’IIS “La Pira” di Pozzallo. Modererà i lavori la prof.ssa Lucia Trombatore, delegata scolastica della Lni Pozzallo.

 


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Putie

Al Centro Studi Feliciano Rossitto si parlerà di agroalimentare, attualità e prospettive per i prodotti storici siciliani

 

Ragusa, 25 marzo 2019 – Venerdì 5 aprile, presso l’Auditorium del Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana, 5 – Ragusa), si terrà la presentazione del libro di Giuseppe Licitra, Putìe. I prodotti lattiero caseari nei banconi espositivi dei punti vendita in Sicilia. Attualità e prospettive per i prodotti storici siciliani. Dalle Putìe alla GDO.

Dopo la registrazione dei partecipanti, alle ore 17.45 si apriranno i lavori con i saluti del Presidente del Centro Studi Rossitto, Giorgio Chessari e del Presidente dell'Ordine Agronomi di Ragusa, Franco Celestre.

I lavori saranno moderati dalla dott.ssa Gianna Bozzali, giornalista enogastronomico.

Alle 18.00 la presentazione del libro con la relazione di Giuseppe Licitra (professore Prodotti di Origine Animale, Di3A di Catania), su "I prodotti caseari nei punti vendita della Sicilia. Dalle putie alla GDO". Seguirà la relazione su “I consumatori volano di sviluppo: conoscerli per programmare le strategie di sostegno al mondo rurale eco-sostenibile” di Vincenzo Russo, professore di psicologia dei consumi e di psicologia della comunicazione, responsabile dei Behavior & Brain Lab di neuroscienze e neuromarketing della Libera Università di Lingue e Comunicazioni (IULM) Milano.

Sono previste brevi riflessioni sulla tematica che ruota attorno i principali formaggi storici siciliani e della selezione progetto AGER, con interventi programmati dei professori: Massimo Todaro (presidente Consorzio di Tutela Vastedda della Valle del Belice DOP), Giuseppe Occhipinti (presidente Consorzio di Tutela del Ragusano DOP), Domenico Ferranti (presidente Consorzio di Tutela Pecorino Siciliano DOP), Pietro Di Venti (presidente Consorzio di Tutela Piacentino Ennese DOP), Pietro Valenti (presidente Consorzio della Provola dei Nebrodi DOP), Vincenzo Chiofalo (Università di Messina per il Maiorchino), Salvatore Passalacqua (unico produttore storico di Tuma Persa e del Fiore Sicano).

Seguirà l'intervento del professore Giovanni La Via, prefatore al libro "Putìe" di Giuseppe Licitra, sul tema "Un'Europa che può accompagnare lo sviluppo rurale ecosostenibile spesso marginalizzato".

Le conclusioni sono affidate al sindaco di Ragusa, avv. Giuseppe Cassì e dell’Assessore Regionale all’Agricoltura, dott. Edy Bandiera.

La serata terminerà con la degustazione dei principali formaggi storici siciliani in collaborazione con l'Istituto Alberghiero “Galileo Ferraris” di Ragusa.

 

L’iniziativa è stata promossa ed organizzata dal Centro Studi “Feliciano Rossitto” in collaborazione con: “Di3A” (Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente), Università degli Studi di Catania. In rete con: “Progetto Ager” (Agroalimentare e Ricerca), Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Ragusa, Istituto Istruzione Superiore “Galileo Ferraris” di Ragusa, Consorzio di tutela Vastedda della valle del Belice, Pecorino siciliano DOP, Consorzio di tutela del formaggio Piacentinu Ennese Dop, Ragusano, Consorzio del formaggio Provola dei Nebrodi.

 

Giuseppe Nativo


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