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#Siracusa, 21 dicembre 2015 – La Capitaneria di Porto comunica di aver pubblicato sul sito istituzionale l’Ordinanza n. 159/2015  del 18.12.2015 e rende noto che dal 18.12.2015 fino al termine dei suddetti lavori, l’area demaniale marittima del Molo di Riva e del Molo di Levante del Porto di Portopalo di Capo Passero saranno interessati da lavori di riqualificazione, che saranno eseguiti dalla ditta incaricata dal Comune di Portopalo di Capo Passero.

Con decorrenza dal giorno 18.12.2015, le aree portuali di cui al rende noto sono riservate all’esecuzione dei lavori di riqualificazione in premessa richiamati e pertanto interdette a mezzi e personale estraneo all’impresa esecutrice dei lavori od alla direzione degli stessi. 

Sono altresì vietati l’avvicinamento e l’ormeggio di qualsiasi unità lungo il tratto delle banchine interessate dai lavori. 

È fatto obbligo all’impresa esecutrice dei lavori di posizionare, a delimitazione dell’area di cantiere, appositi cartelli indicanti i divieti di cui al comma precedente, riportando gli estremi della presente Ordinanza. 

Dal divieto di cui a presente articolo sono esclusi il personale della Capitaneria di Porto di Siracusa, degli altri Corpi di Polizia e, comunque, appartenenti ad Enti e Comandi che, per ragioni istituzionali, debba avere accesso nell’area di cantiere.            

Per qualunque informazione attinente le attività della Capitaneria di Porto di Siracusa, compresa la visione dell’Ordinanza in questione, gli utenti possono visitare il sito  www.guardiacostierasiracusa.it.


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Libri di Salvo Micciché

Scicli - storia, cultura, religione...Scicli: onomastica e toponomasticaZàghiri e Parmi...Argu lu cani...Dall'Alba ai Girasoli...
Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica Salvo Micciché, Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario Salvo Micciché, Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana Marco Iannizzotto e Salvo Micciché, Dall'Alba ai Girasoli, Edizioni Biancavela - StreetLib
Salvo Micciché e Stefania Fornaro Scicli - storia, cultura, religione (secc. V-XVI) Carocci Editore Salvo Micciché Scicli: onomastica e toponomastica (con appendice araldica) Edizioni Biancavela - Il Giornale di Scicli - StreetLib Salvo Micciché Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario Edizioni Biancavela - StreetLib Salvo Micciché Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana Edizioni Biancavela - StreetLib Marco Iannizzotto e Salvo Micciché Dall'Alba ai Girasoli Edizioni Biancavela - StreetLib

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I fatti del Sudest

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Argomento: Archeologia
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Giovanni Distefano (foto Biancavela Press, ph salvomic, diritti riservati)

Ragusa, 20 luglio 2019 – L' archeologo ragusano Giovanni Di Stefano rappresenterà  l' Italia alla riunione UNESCO per Cartagine il prossimo 26/27 luglio a Tunisi.
Il Direttore dell' Istituto Nazionale del Patrimonio, del Ministero degli Affari Culturali della Repubblicadella Tunisia, Faouzi Mahfoudh, ha  voluto l' archeologo ragusano Di Stefano quale unico italiano che scava a Cartagine da vent' anni per rappresentare l'Italia alla conferenza internazionale dell'UNESCO per la programmazione dello studio e la conservazione di Cartagine per il 2020-2040. Di Stefano, che in Italia dirige il parco archeologico di Camarina e insegna nelle Università  di Roma 2 e della Calabria, dirige la Missione italiana a Cartagine ed ha effettuato scavi e ricerche nell' anfiteatro e nelle cisterne di Cartagine.


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Luna Licodia Eubea

Salve Signora, Dea dalle bianche braccia, chiara Selene…

 

Licodia Eubea, 23 luglio 2019 –  Venerdì 26 luglio 2019 alle ore 21, nella scalinata della chiesa Madre, a Licodia Eubea, le associazioni Albacas e SEN, con il patrocinio del Comune, presentano una serata dedicata alla Luna: Suggestioni poetiche e musicali dedicate alla Luna - per ricordare il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna.


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Gianni Schembari

Gianni Schembari artista impegnato tra mosaici sacri e dipinti dal forte impatto cromatico. Un suo mosaico sarà svelato il 20 luglio ad Avola nella chiesa del Sacro Cuore

 

Ragusa, 13 luglio 2019 – Tanti impegni artistici per Gianni Schembari, l’artista di Comiso noto per le sue opere coloratissime molto accostabili alla pop art americana di Andy Warhol.

Da sabato 13 al 27 luglio sarà presente a Siracusa, nel cuore di Ortigia, con una collettiva d’arte contemporanea, inserita nella manifestazione “Fuochi d’estate”; il 20 luglio parteciperà ad un importante evento ad Avola con l’inaugurazione di un suo mosaico artistico, di cm 170 per 275, che sarà collocato all’interno della Chiesa del Sacro Cuore. All’inaugurazione saranno presenti il vescovo di Noto, Mons Antonio Staglianò e altre autorità religiose e civili di Avola.


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Agnese Virgillito

Seguiranno Angelo Manenti, Cristina Cassar Scalia, Ignazio Tasca, Costanza Di Quattro, Salvo Zappulla, Marco Steiner

 

Inizia la quinta edizione delle “Conversazioni a Scicli” del “Brancati”: Giuseppe Pitrolo Venerdì 26 Luglio alle 21.30 dialogherà in v. Aleardi (Scicli) con Agnese Virgillito, giornalista d’inchiesta, sul suo nuovo giallo: “Agnese fuma la pipa”. 


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Autore: Franco Cardini, Carlo Ruta, Pino Blasone
Editore: Edizioni di Storia e Studi sociali

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Giovanni Distefano, Carlo Ruta, Antonello Abbate, Emanuele Cosentini, Salvo Micciché

Francesco d’Assisi, al-Malik al-Kāmil, Federico II di Svevia – Eredità e dialoghi del XIII secolo. La prima presentazione a Modica, Chiostro di Santa Maria del Gesù, 11 luglio 2019 (ore 18:30)

 

Ragusa, 13 luglio 2019 – Nel magnifico spazio culturale della chiesa e chiostro di Santa Maria del Gesù, a Modica Alta, uno dei pochi complessi monumentali sopravvissuti al tremendo terremoto del 1693 nel Sudest, è stato presentato un libro che porta un titolo assai interessante: Francesco d’Assisi, al-Malik al-Kāmil, Federico II di Svevia – Eredità e dialoghi del XIII secolo (Edizioni di Storia e Studi sociali di Giovanna Corradini). È stato scritto da Pino Blasone, Franco Cardini e Carlo Ruta per Edizioni di storia e studi sociali.

I relatori erano Francesco Lucifora (direttore artistico di Modica Art System), il priore dei Francescani del Cantico di Modica, Fra’ Antonello Abbate, Fra’ Emanuele Cosentini (stesso ordine), il prof. Giovanni Distefano (archeologo, docente all’Università della Calabria e a Roma 2 Tor Vergata), il saggista Salvo Micciché e Carlo Ruta, saggista e storico del mediterraneo, uno degli autori del volume.


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Autore: Pino Blasone, Franco Cardini, Carlo Ruta
Editore: Edizioni di storia e studi sociali

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Francesco d’Assisi, al-Malik al-Kāmil, Federico II di Svevia

Modica, 1 luglio 2019 –  Francesco d’Assisi, al-Malik al-Kāmil, Federico II di Svevia - Eredità e dialoghi del XIII secolo: è il titolo del nuovo libro di Pino Blasone, Franco Cardini e Carlo Ruta (Edizioni di storia e studi sociali).

La prima presentazione sarà a Modica Alta, nel Chiostro Santa Maria del Gesù, giovedì 11 luglio 2019 alle ore 18:30.

I saluti di Francesco Lucifora (direttore artistico MAS) precedono un dibattito coordinato dal saggista Salvo Micciché. Relatori sono Fra’ Antonello Abbate (Priore dei Francescani del Carmine di Modica), Fra’ Emanuele Cosentini (Francescani del Carmine), Giovanni Distefano (archeologo, direttore del Polo Regionale di Ragusa per i siti culturali, docente Università della Calabria, Roma 2 Tor Vergata) e uno dei coautori del libro, lo storico e saggista Carlo Ruta.

La conferenza è patrocinata dal Comune di Modica, in collaborazione con “Santa Maria del Gesù” e LAP (Laboratorio Autonomo Potenziale).

 


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Una nuova storia di navi e nuova avventura. La storia racconta un Natale particolare, quello del 2007, vissuto da tutto l’equipaggio della ‘Polar Aegle’

Nel 1969 iniziò l’avventura in grande stile, forse la prima al mondo, di trasporto di Gas Naturale Liquefatto, tra l’America (Alaska) e il Giappone. Le Compagnie petrolifere americane, Phillip 66 o Phillips Petroleum Company (in seguito divenuta ConocoPhillips) e la Marathon Oil Corporation proprietarie di alcuni pozzi di Gas Naturale in Alaska, avevano concluso un contratto ventennale con le società giapponesi Tokyo-Gas (TG) e Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Alla scadenza il contratto veniva ridiscusso e rinnovato in base quinquennale. Agli inizi del nuovo secolo, avvicinandosi l'esaurimento dei pozzi di Gas delle due compagnie americane, si cominciò a vociferare della fine del contratto e della possibile vendita delle navi a nuova Compagnia per impiego su altre rotte. Agli inizi del 2007 la voce della compravendita delle navi si fece sempre più insistente e certa. Cominciò allora una contrattazione tra gli equipaggi e la Marathon circa la fine degli equipaggi e un eventuale compenso economico in base agli anni di servizio prestati sino al momento della compravendita nei mesi tra agosto e ottobre dello stesso anno fu raggiunto un accordo tra le parti, la Marathon e la ConocoPhillips che a compravendita avvenuta avrebbero noleggiato le navi dal nuovo armatore sino allo scadere del contratto con il Giappone previsto a fine 2010.

Il capitano Gaetano D’Agostino è protagonista di questo viaggio e di questo racconto. A Dicembre 2007 infatti, si trovava a bordo e al comando della nave denominata ‘Polar Eagle’ mentre sulla gemella ‘Arctic Sun’ si trovava il suo collega M. Bianco.

 

Capitano, ricorda cosa accadde il 16 dicembre del 2007 quando lei si trovava a bordo della “Polar Eagle”?

Con la Polar Eagle siamo partiti in zavorra da Yokohama il 16 dicembre alle 08:30 ora locale (JST) mentre la Artic Sun era partita carica qualche ora dall'Alaska, dopo qualche ora ad un orario prefissato (GMT) quando ormai entrambi le navi ci trovavamo in acque internazionali ci hanno comunicato telefonicamente e in simultanea l'avvenuta vendita delle navi e quindi la dismissione (cambio) ufficiale di bandiera da quella della Liberia a quella delle Marshall Islands. A bordo abbiamo dovuto registrare il tutto autocertificando anche il giuramento di fedeltà alla nuova nazione di bandiera acquisita dalla nave. Mi è stato ordinato di dirigermi nel porto giapponese di Muroran in Hokkaido. Arrivammo il giorno dopo all’alba e verso le ore 11 salpammo e ripartimmo alla volta del porto di caricazione, Nikiski (Alaska).

Durante la traversata fummo avvisati che avendo la nave, avendo cambiato ufficialmente il nome da Polar Eagle a Polar Spirit e cambiato anche il colore e il logo di Compagnia della ciminiera, non poteva ritornare in Giappone se non avesse cambiato il nome scritto sui due masconi e a poppa della nave stessa e contemporaneamente il colore della ciminiera e il logo sociale di appartenenza. Cosa questa impossibile da fare in navigazione e non facile da fare anche in porto in Alaska in quel periodo dell'anno.

 

Ricevette dunque un ordine praticamente impossibile... Ci racconti del grande sforzo e del lavoro del suo equipaggio per onorare quella richiesta…

Si doveva a tutti i costi cambiare la vecchia scritta  con il nuovo nome e con i colori e il logo sulla ciminiera per evitare che al prossimo arrivo in Giappone potessimo avere problemi burocratici che ci avrebbero costretto a grossi ritardi e pesanti sanzioni pecuniarie. Feci quindi radunare tutto l’equipaggio libero dal servizio, ufficiali e comuni, ed esposi loro le richieste della Compagnia. Collaboratori e professionali come sempre tutti mi dissero: «Faremo ciò che è necessario anche se le condizioni di tempo non ci saranno favorevoli». Studiammo e stilammo il piano come procedere per minimizzare rischi e prevenire qualsiasi possibilità di incidente.

Arrivammo in porto il mattino del 24 Dicembre 2007, era molto freddo, la temperatura era oltre i 10 - 15 gradi sottozero, in mare lastroni di ghiaccio andavano su è giù strusciando sulla fiancata della nave, a tratti nevicava. Avevamo preparato tutto il materiale necessario per il lavoro e appena finite le pratiche burocratiche e iniziato le operazioni di caricamento, con tutto il personale disponibile organizzammo tre squadre di lavoro, una per cambiare il nome della nave sui masconi di prua, una a poppa e una per iniziare a cambiare colore alla ciminiera per poi dipingere il nuovo logo sociale. Il personale si alternava, un paio di ore di lavoro con brevissime pause per bere qualcosa di caldo e un paio di ore di riposo.

Gli ufficiali si alternavano tra il turno in sala controllo carico e quello che seguiva le squadre all’opera. Io mi alternavo tra la sala radio da dove comunicavo e mandavo foto agli uffici di terra per mostrare lo stato di avanzamento del lavoro, il mio studio dove di tanto in tanto riposavo una mezz'oretta e i vari posti di lavoro per vedere come andava, per far vedere ai ragazzi che ero con loro e per assicurarmi che di tanto in tanto gli addetti alla cucina provvedessero a portare latte e caldo per riscaldare chi lavorava.

 

Un’operazione in cui remavano contro sia il tempo a disposizione che le condizioni atmosferiche e il mare ghiacciato dell’Alaska. Quante ore impiegaste per riuscire in questa difficile operazione?

Quel giornosmettemmo che erano le 22 passate, mandai tutti a riposare dicendo che il giorno dopo, che era Natale, si sarebbe ricominciato alle 5 dell'alba e si sarebbe proseguito sino la fine. Non avremmo otuto festeggiare il santo Natale, non avremmo fatto pranzi speciali, potevamo avere solo brevi pause per far riposare e scaldare chi era sottoposto maggiormente al tempo poco amichevole, per mangiare qualcosa di leggero e caldo. Il lavoro doveva essere completato il prima possibile: il giorno seguente, il 26 dicembre dovevamo ripartire e il lavoro doveva essere completato. Avevo anche ordinato che un rimorchiatore stazionasse nei pressi della nave pronto ad intervenire nel caso disgraziato che qualcuno, non seguendo tutte le norme di sicurezza ce avevamo stabilito, potesse cadere in mare (con quelle temperature pochi minuti in acqua potevano essere letali).

Tutto il personale lavorò sodo, senza tregua, erano ammirevoli, alla mia richiesta avevano risposto senza indugio alcuno, sapevano che io ero con loro. Ricordo che un marinaio mentre si trovava sulla sommità della ciminiera per pitturarne l'esterno, con una mano calzata da un guanto ormai bagnato, toccò erroneamente uno dei tubi di scarico della ciminiera che era molto caldo, rischiando una brutta scottatura. Ebbe la sveltezza di togliersi il guanto e scendere giù per essere assistito, gli feci immergere la mano in acqua ghiacciata per alcuni minuti affinché il calore preso si disperdesse e non avesse il tempo di procurargli scottature alla pelle e bolle… Andò bene, non si manifestò nessuna bolla dovuta alla scottatura e dopo un'oretta di riposo, decise di ritornare a lavorare.

Durante l'avanzamento progressivo dei lavori di tanto in tanto scattavo foto sia da bordo che da sopra il pontile per documentare. Il meteo variava: nevischio, neve, nuvoloso, ma fortunatamente non soffiava un alito di vento, calma piatta; se fosse stato altrimenti tutto sarebbe stato vano, direi impossibile da farsi. Quando finalmente, dopo un giorno e mezzo di lavoro, tutto fu finito, abbiamo consumato tutti insieme un pasto più abbondante, che niente aveva a che fare con i nostri soliti pranzi luculliani delle feste natalizie.

 

Un Natale particolare, senza fasti o grandi pranzi ma col morale alle stelle per il lavoro ben riuscito. Come si sentivano i suoi ragazzi?

Erano contenti del lavoro fatto e fatto professionalmente bene e senza intoppi. Io ero e sono ancora orgoglioso di loro. Pensai che si meritavano a pieno titolo un’ottima ricompensa. Ma le cose non andarono proprio in questo modo… Ripensandoci oggi, però, mi sento ancora mortificato per quei ragazzi che hanno dato l’anima per completare il lavoro e sacrificare il giorno di festa.

 

Cosa accade di preciso il giorno dopo?

Il giorno seguente partimmo, con il nostro carico di Gas Naturale Liquefatto alla temperatura di 161° C sotto lo zero, dentro le nostre stive , alla volta del Giappone. Destinazione Negishi-Yokohama.

Il 27 di mattina contattai il ‘Vessel Team Manager’ che era responsabile del gruppo di navi al quale appartenevamo Team Libra mandandogli il resoconto dettagliato di tutto ciò che era stato fatto e le foto di prima e dopo del lavoro. Gli chiesi pure di farmi sapere come e con cosa la Compagnia avrebbe compensato coloro che fisicamente avevano fatto il lavoro, disagiato, in condizioni avverse e sopratutto non di routine, fatto senza neanche festeggiare i Natale.  La risposta mi lasciò di stucco.

 Vessel Team Manager mi rispose il giorno seguente con una email, scrivendo che era orgoglioso del lavoro fatto e che come premio avrebbe potuto pagare 5 - 6 ore extra di straordinario (in più della normale paga prevista come straordinario fatto), come regalo, a coloro che lo avevano eseguito.  Mi sentii fortemente offeso: ciò che offriva equivaleva a circa 20-30 dollari a persona, in tutto più o meno 500 dollari. Risposi con distacco che ringraziavo a nome dell'equipaggio ma che a nome loro non accettavo elemosine alcune e che 500 dollari al mio equipaggio eventualmente avrei potuto darli prelevandoli dal mio stipendio. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto più congruo, qualche centinaio di dollari a persona almeno. La precedente Compagnia mi avrebbe sicuramente risposto: «Comandante, vedi tu cosa pensi che meritano e facci sapere».

 

Come reagirono i suoi uomini?

Chiamai a raccolta l'equipaggio e feci leggere loro tutta la comunicazione avvenuta, dicendo che quella somma se loro avessero accettato l'avrei pagata io poiché io avevo rifiutato l'offerta della Compagnia. In coro mi risposero: «Comandante, abbiamo fatto il lavoro perché ce lo hai chiesto tu, questi nuovi padroni non li conosciamo ancora, come loro non conoscono noi. Non vogliamo niente. Scrivilo pure a Glasgow, che abbiamo fatto questo regalo a loro perché noi a bordo da anni ormai siamo un vero team». Mi si rigavano gli occhi, e li avrei abbracciati uno ad uno.

Alcuni mesi dopo l’autore dell’email cadde in disgrazia da parte del Consiglio di Amministrazione della Compagnia (Board of Directors) e fu epurato in maniera che potrei definire ‘poco ortodossa’. In quell'occasione scrisse a tutti i Comandanti delle navi del Team Libra, come a chiedere supporto affinché lo sostenessimo per non farlo mandar via. Gli risposi: «Ognuno ha quel che si merita, umanamente mi dispiace, ma non ho altro da dire», solo queste parole...

Il nuovo Vessel Team Manager, era un indiano, che una volta assunta la responsabilità del suo nuovo incarico societario, mi chiamò al telefono per dirmi che sapeva tutto ciò che era accaduto e che probabilmente sarebbe venuto a trovarmi a bordo e fare una traversata con noi. E infatti fu così. Da allora cominciammo ad avere nuovamente un rapporto umano, ci siamo rivisti diverse volte, sia a bordo che durante alcuni seminari professionali, in Spagna, in Scozia, in Norvegia. Un vero amico.

  

***

Una storia di navi e una storia di uomini. Uomini diversi che popolano il mondo, che solcano mari, che soffrono, che amano il loro lavoro, che fanno la differenza. Appare chiaro che gli uomini dell’equipaggio ci misero il cuore oltre che le braccia per eseguire un ordine del loro comandante. Chi un cuore non lo possedeva non avrebbe potuto apprezzare quel piccolo grande gesto sotto Natale. Onore al merito!

Giovannella Galliano


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Ragusa, 17 dicembre 2018 – Il Natale in Sicilia, si sa, è incredibilmente suggestivo ed emozionante, ricco di tradizioni sacre, profane e gastronomiche. Una triade, quest’ultima, non di poco conto che tiene conto di tanti fattori, non ultimo quello del territorio.

Fino a qualche anno fa l’atmosfera natalizia iniziava ad avvertirsi solo a partire dall’inizio di dicembre, quando per la celebrazione dell’Immacolata Concezione ogni famiglia addobbava l’albero di Natale e, soprattutto, si preparava il tradizionale Presepe. Oggigiorno, influenzati dalle usanze provenienti dai paesi del nord Europa, il clima natalizio anche in Sicilia fa il suo ingresso con un po’ di anticipo.

Ogni luogo dell’Isola secondo le proprie usanze si tinge di Natale non solo con luci e decori, ma anche con profumi gastronomici che solleticano l’olfatto fino a lambire dimensioni che si sposano bene col gusto. Connubio vincente di un buon piatto, specie quello natalizio.

Nasce, pertanto, la classica domanda che le signore – ma non solo – si pongono, ovvero “cosa preparare per la cena di Natale?”. Anche noi di Ondaiblea.it siamo incappati nel medesimo interrogativo e abbiamo subito girato il quesito a Giuseppe Maurizio Favara, cuoco di alta gamma, accreditato in F.I.C. (Federazione Italiana Cuochi), componente della Associazione Provinciale Cuochi Etnei e membro dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani.

 

Prima di passare alla domanda clou (sopra evidenziata e virgolettata), stuzzichiamo Favara chiedendo: Come si può raccontare, in ambito culinario, la cucina popolare iblea in occasione del santo Natale?

«Raccontare la cucina popolare iblea, in particolar modo in occasione del santo Natale, rappresenta un viaggio nella storia di un territorio che parte dal mare per arrivare sino alle colline, dai boschi rigogliosi alle brulle sterpaglie, con paesaggi, territori e microclimi talmente diversi da dare facilmente l’opportunità di vagare tra profumi e sapori totalmente differenti sia nella natura della materia prima sia nelle preparazioni finali».

 

Viene subito in mente il suino la cui carne è molto apprezzata nel territorio ibleo e, soprattutto, perché si utilizzano tutte le sue parti.

«Certo. La carne di suino è sicuramente uno degli alimenti principi della tavola natalizia iblea. Non dimentichiamo che la gelatina si può gustare in tutta la provincia iblea e, in particolare, a Giarratana, Monterosso Almo e Chiaramonte Gulfi. Da non trascurare l’antica preparazione del cosiddetto “Sancieli” (sanguinaccio). Se ci spostiamo a Ispica troviamo i “miliddi e baccalà”; a Pozzallo i buonissimi polipetti di scoglio “ammuttunati”, e poi i ravioli, cavati e “tomasini” a Modica.

 

Una cucina che si avvicina molto al territorio?

«Una cucina comunque povera, non ricercata, figlia di un territorio per lo più votato alla pastorizia ed agricoltura, un territorio produttivo dove molto tempo si dedicava al lavoro e quindi pochissimo ne rimaneva da dedicare ad altro, figurarsi ai fronzoli culinari. Oggigiorno tutto sembra stravolto o comunque cambiato. Il territorio ragusano è meta di turismo d’élite. Gli abitanti stessi diventano più esigenti. Non bisogna dimenticare che la città di Ragusa è divenuta l’élite delle stelle Michelin, trasformandosi nella provincia più stellata di Sicilia. Segno questo di una evoluzione culturale e di una presunzione gastronomica che affonda le radici nella tradizione strizzando, consapevolmente, l’occhio all’innovazione e alle preparazioni gourmet».

 

Detto questo, quale menu consiglia per la cena di Natale?

«Da parte mia, girovago del gusto e accanito sostenitore della tradizione anche se conditissima d’innovazione, per questo Natale 2018, sulle tavole dei ragusani vedrei: 

- come ANTIPASTO, dei “tomasini” di pasta fillo conditi con ricotta allo zenzero e ciccioli di maiale serviti con una riduzione di cerasuolo di Vittoria (Rg); 

- il primo lo farei riempendo, di cavatelli ai cardoncelli, una melanzana perlina (Comiso) che andrei poi a adagiare su una passata di pomodorino di pachino e infine guarnita con chips di pancetta; 

- mai d’accordo che terra e mare non possono entrare nello stesso menù, come secondo farei dei polipetti di scoglio di Pozzallo, cotti sottovuoto a bassa temperatura adagiati su una mousse di baccalà macchiata con la riduzione del loro liquido di cottura, e finiti con del finocchietto selvatico fritto; 

- al dolce, considerato che il panettone non può mancare mai, andrei a farcire - con una crema di ricotta setacciata con zucchero di canna, e condita con grappa di frappato docg, e scaglie di cioccolato di modica - la fetta che andrà servita su un piatto con una colata di crema al basilico». 

 

Ci può dare un anticipo almeno con una ricetta?

«Inizierei con i “tomasini” natalizi.

Per la pasta fillo: 200 gr di farina manitoba, 105 ml di acqua calda, 2 cucchiai di olio di oliva, 1 cucchiaino di sale fino.

Per preparare la pasta fillo iniziate ad impastare tutti gli ingredienti con l’aiuto di una planetaria o di un robot da cucina fino ad ottenere un panetto elastico. Dividete l’impasto ottenuto in tante palline dello stesso peso e poi bagnatele sulla superficie. Coprite con un panno da cucina e lasciate riposare per 40 minuti. Successivamente stendete con l’aiuto della macchinetta per la pasta e trasferite su di un piano infarinato, spennellate con l’olio e sovrapponete quattro fogli di pasta. La pasta è pronta per essere utilizzata o congelata.

Per la ricotta ordinatene una da 1/2 kg e tenetela un giorno a spurgare in frigo affinché possa rilasciare il liquido in eccesso risultando in tal modo asciutta. Poi amalgamatela con lo zenzero e/o ginger grattugiato nella proporzione di un pezzetto di radice da tre centimetri per 1/2 kg di ricotta; se utilizzate quella vaccina mettete anche 1/2 cucchiaino di sale, se usate quella di pecora va bene così come si trova.

Prepariamo adesso i ciccioli.

Prendiamo un chilo di pancetta di suino e la facciamo bollire a fuoco lento. Appena si sarà formato il liquido per effetto dello scioglimento dei grassi, filtriamo il tutto in modo che la parte liquida lasci la carne. La parte liquida, così ottenuta, conservatela, solidificata non è altro che una buona sugna fatta in casa; la carne, invece, spremetela con lo schiacciapatate in modo da privarla totalmente dei liquidi. Avete ottenuto così i famosissimi ciccioli!

Adesso prepariamo la riduzione al vino:

500 ml di vino rosso, 250 ml di brodo vegetale, 50 g di burro, 1 scalogno, 30 g di farina, sale q.b. e 1 foglia di alloro.

Usciamo il burro dal frigo e lo facciamo ammorbidire. Poi, facciamo sciogliere in padella, a fuoco basso, metà del burro facendolo dorare per alcuni minuti e badando bene a non farlo bruciare. Aggiungi lo scalogno tagliato finissimo. Quando lo scalogno sarà leggermente imbiondito, aggiungiamo il vino.

Alziamo per un paio di minuti la fiamma (in questo modo faremo evaporare l’alcool dal vino). Uniamo la farina setacciata con il restante burro e il brodo; uniamo il tutto e cuociamo a fiamma moderata sino a quando il liquido si sarà ridotto di più della metà; logicamente prima dell’utilizzo filtrare il tutto.

Passiamo alla preparazione del piatto:

cerchiamo di riprodurre la forma del “tomasino” con l’aiuto del ripieno di ricotta a cui avremo aggiunto i ciccioli. Questi vanno fritti in un tegame con la sugna prima ottenuta dalla loro scolatura e quando raggiungono un colore ben dorato, adagiamoli sul piatto completandoli con un filo di riduzione che faremo scendere sul prodotto aiutandoci con un cucchiaio!

Sicuramente è un piatto di molto effetto e ricco di gusto e anche di calorie. Questa è la tradizione che guarda all’innovazione,

Vi auguro buon appetito, e alla prossima ricetta». 

 

a cura di Giuseppe Nativo

 


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Storie di Navi tocca, in questo breve racconto dell’artista internazionale Dina Smadar, i luoghi della memoria con l’incagliamento del barcone Pentcho, carico di ebrei, nel 1940. 

Grazie all’intervista effettuata per noi dalla scrittrice Marinella Tumino, a Dina Smadar, figlia di Zvi e Gitta Newman protagonisti del naufragio, abbiamo potuto ricostruire in sintesi l’accaduto. Altri sopravvissuti hanno avuto modo di raccontare questa storia in modo più dettagliato, poiché testimoni diretti. Possiamo trovare altre angolature del naufragio del Pentcho, infatti nel libro Odissey di John Bierman, o in quello di Gianfranco Moscati  in Documenti e immagini dalla persecuzione alla Shoah o ancora in un blog  del giornalista nonché storico Mario Avagliano, Stori@,  in cui l’autore  raccoglie la testimonianza dell’ebreo tedesco Heinz Wisla. Inoltre, l’intera vicenda la troviamo documentata nel Bollettino d’archivio della Marina Militare: Il salvataggio di naufraghi ebrei nelle Isole Italiane dell’Egeo (1939-1942). L’avventura del Pentchodi Giuliano Manzari.

 Il nostro intento è stato quello di riportare una fonte diretta corredata da notizie storiche. Con la testimonianza di Dina Smadar, forse siamo riusciti ad aggiungere un altro tassello a questa incredibile storia. I suoi genitori si conobbero nel campo di internamento diFerramonti ed è lì che lei nacque.  La premessa e la conclusione di questa storia l’affidiamo alle parole di Marinella Tumino la quale ci fa partecipe delle sue ricerche storiche sull’accaduto ma la testimonianza, ovvero l’intervista ,riporta  le parole  esatte della Smadar che ha risposto per iscritto , in inglese,  al nostro invito.

 

C‘è un luogo, in un angolo di Italia, che pochi conoscono; profuma di dolore, di speranza, di storia.

È il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, situato a pochi km da Cosenza, nel cuore della Calabria. L’inizio delle attività del campo di Ferramonti fu il 20 giugno del 1940 quando vi giunse un primo piccolo gruppo di 160 ebrei provenienti da Roma. Proprio in questo campo arrivarono anche i sopravvissuti Ebrei (circa 500) partiti da Bratislava a bordo di un barcone fluviale chiamato Pentchoe dopo aver percorso il Danubio giunsero nel Mar Egeo.

Il vento, che li aveva scortati per tutto il percorso quasi senza tregua, si era calmato ma quando tutto sembrava andasse per il meglio accadde la sciagura: un guasto al motore invalidò ogni tentativo di procedere. Allora tentarono di creare delle vele con delle lenzuola. L’obiettivo immediato era quello di raggiungere degli isolotti avvistati poco distanti ma ecco che il vento riprese prepotente e presto il “Pentcho”, in prossimità di un isolotto disabitato, si incagliò e si frantumò. Oggi la storia del piroscafo è documentata, ma ce la raccontano ancora alcuni sopravvissuti, testimoni preziosi di uno dei periodi più bui del Novecento, come l’artista internazionale Dina Smadar, nata nel 1944 nel Campo di Ferramonti e con la quale sono entrata in contatto dopo aver visitato con corpo e anima il Campo in questione e dove l’artista, che vive in Israele, cura il Museo. Dina è figlia di Zvi e Gitta Newman che convolarono a nozze proprio all’interno del Campo.

 

La storia

Mio padre Zvi Newman lasciò la casa dei suoi genitori in Slovacchia quando l’antisemitismo era in aumento. Partì da solo all’età di 17 o 18 anni. Essendo sputato, deriso ed essendogli vietato studiare in accademia, non lasciò spazio a dubbi e decise di partire per la Palestina con alcuni compagni…A questo punto inizia la sua avventura sul piroscafo Pentcho, una storia a sé stante.

C’erano 514 rifugiati sulla barca fluviale, un'ex imbarcazione utilizzata per trasportare animali o grano, che, secondo quanto ha scritto Halevi, “La funzione del battello era di trasportare centinaia di Ebrei in rive sicure, viaggiando su un percorso non segnato.

Nessuno dei passeggeri si è mai illuso di fare un buon viaggio; le difficoltà, le avventure e il rischio del pericolo di vita erano stati presi in considerazione in anticipo. La piccola imbarcazione già debole per la vecchiezza poteva difficilmente galleggiare nel Danubio. Ha resistito a tempeste, scossoni e colpi. Con pochi viveri e scarse riserve d’acqua, senza carte nautiche e al timone un ex ufficiale della marina zarista avevano ridisceso il Danubio attraversando ben cinque Stati (Slovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Romania), per poi sfociare nel mar Nero e, dopo aver attraversato lo Stretto dei Dardanelli, sbucare nell’Egeo.Durante il difficile viaggio, il battello, a causa del forte vento, si incagliò sull’isolotto di Kamilonisi nel mare Egeo. Tutti i passeggeri raggiunsero la riva dove provarono a recuperare eventuali parti rimanenti dell’imbarcazione che potevano essere utili. La mattina, i sopravvissuti si resero conto che l’isolotto roccioso era desolato e disabitato. Essi inviarono una barca a cercare aiuto ma essa non tornò mai. Dopo, appresero che i passeggeri furono ricoverati in ospedale in Egitto. Dopo molti giorni, una nave di salvataggio italiana arrivò e i sopravvissuti furono trasferiti a Rodi e da lì al campo di Ferramonti in Calabria…

In effetti, un grande plauso va alla motonavedella Reale Marina Italiana Camoglie al suo comandante Carlo Orlandi. La nave italiana riuscì a trarre in salvo i naufraghi, nonostante fossero stati avvistati dagli inglesi che non andarono in soccorso. I superstiti avevano affrontato il viaggio della speranza tra affanni e imprevisti, tra amori e dolori, un viaggio lungo quasi cinque mesi durante i quali nessun Paese che attraversarono volle dare loro cibo, acqua e il prezioso olio combustibile indispensabile per la navigazione. Gli unici aiuti arrivarono dalle comunità ebraiche locali. Un viaggio dunque che finì nell’Egeo, all’epoca zona di guerra sotto il controllo italiano.

La Camogli giunse fino all’isola di Rodi e lì gli sfortunati furono internati in un campo di tende e poi in una caserma fino agli inizi del 1942.Uno degli internati riuscì ad ottenere un visto per il Portogallo e a lasciare l’isola greca, quindi passò da Roma, dove fu ricevuto da papa Pio XII, al quale raccontò la storia dei naufraghi del Pentcho rimasti a Rodi. Il papa prese a cuore la vicenda e, grazie alla sua intercessione, una nave della Croce Rossa prelevò i naufraghi e in due momenti (febbraio e marzo 1942) li condusse in Italia. Un provvedimento provvidenziale, visto che le autorità italiane avevano chiesto ai nazisti di prendersi carico dell'intero gruppo per trasferirli in Germania.

Gli ebrei furono destinati al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, dove la maggior parte di loro riuscì a salvarsi grazie alla liberazione nel settembre 1943 ad opera degli Alleati, scampando così alla deportazione. 

Giovannella Galliano


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Comiso, 5 luglio 2019 – “I sentimenti sia presenti che passati, influenzano e a volte determinano quello che è il carattere e la personalità dell’essere umano e ne orientano spesso le scelte”: con questa motivazione l’artista  e maestro d’arte  Pippo Pace ha donato  un’opera alla  Parrocchia Santi Apostoli di Comiso. È un omaggio a Rembrandt, un quadro che riproduce  una delle sue più alte opere pittoriche, “ Il ritorno del figlio prodigo“.


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Miqweh san Filippo Apostolo

Siracusa, 17 giugno 2019 – “L’iscrizione ebraica ritrovata e il tipo di struttura ci portano alla conclusione che il luogo che si trova sotto la chiesa di San Filippo apostolo è un miqweh”. 

Il prof. Yonatan Adler, docente di archeologia della Ariel University di Gerusalemme insieme alla dottoressa Nadia Zeldes della Ben Gurion university del Negev hanno effettuato studi scientifici sui miqwot ed in particolare su quelli di Siracusa. La conclusione alla quale sono giunti, anticipata stamane nel corso di una conferenza stampa, e che sarà l’oggetto dell’incontro che si terrà alle 18.30 a Palazzo Vermexio, è che il luogo che si trova sotto la chiesa di San Filippo Apostolo, nel rione della Giudecca, il quartiere ebraico del centro storico di Ortigia è un miqweh. 


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È stata un grande successo la passeggiata al Cimitero Monumentale di Scicli organizzata dall’Associazione Culturale Tanit Scicli e svoltasi lo scorso sabato 25 maggio

Scicli, 4 giugno 2019 – Il percorso, primo di questo genere in provincia di Ragusa, è stata ideato e promosso dall’associazione sciclitana e messo a punto dopo due anni di ricerche archivistiche e sul campo, volte alla creazione di un percorso pieno di sorprese tra monumenti ottocenteschi e novecenteschi intrisi di simbolismo e cappelle gentilizie custodi di personaggi che hanno fatto la storia della nostra città. Le famiglie Mormino, Emmolo, Spadaro, Bonelli, Penna, Cartia, Favacchio, Peralta, Pluchinotta, Cataudella, Betto, personaggi come i Canonici Carpentieri e Carnemolla, il compositore Federico Borrometi, gli artisti Pietro e Bartolomeo Militello, il Carabiniere Vincenzo Garofalo sono stati raccontati e narrati, cogliendone contemporaneamente il lato umano e l’opera in vita. 


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Cinema archeologico Modica

Modica, 5 luglio 2019 – Si svolgerà dal 17 al 19 luglio, presso l'Auditorium Pietro Floridia, il Festival internazionale del Cinema archeologico di Modica.

Una selezione dei film presentati a “Firenze Archeofilm” viene proposta nelle rassegne di cinema che Archeologia Viva organizza su scala nazionale, in collaborazione con le varie istituzioni di riferimento.


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Ragusa, 25 giugno 2019 – Al cinema Lumière dal 28 giugno al 3 luglio "La mia vita con John F. Donovan" di Xavier Dolan.


Orari: 19:00 - 21:30
Lunedì 01 luglio chiuso
Mercoledì 3 luglio proiezione in lingua originale inglese sottotitolata in italiano.


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Beautiful Boy

Cineteatro Lumière Ragusa: programmazione dal 13 al 19 giugno

Ragusa, 12 giugno 2019 – Da giovedì 13 a mercoledì 19 giugno "Beautiful boy" diretto da Felix van Groeningen, con Steve Carell e Timothée Chalamet (già protagonista di "Chiamami con tuo nome" film candidato a 1 Golden globe.

Orari: 18:30 - 21:00
Tutti i giorni escluso lunedì 17 giugno (probabile chiusura anche mercoledì 19 giugno - per info chiamare il numero +39.349.2249680)


Beautiful Boy è la storia, tanto onesta quanto spietata, di una famiglia che accompagna il proprio figlio nella lotta contro l'assuefazione. Basato sull'omonimo bestseller del noto giornalista David Sheff e sull'apprezzata autobiografia di suo figlio Nic, il film descrive il potere distruttivo della droga e la forza rigenerante dell'amore.
Angosciante, struggente, ma anche ricco di gioia, di amore e di speranza, Beautiful Boy racconta il baratro in cui Nic sprofonda, le sue assenze, le promesse tradite, la rabbia, e il modo in cui David (Steve Carell) si adopera per salvare il suo "bellissimo figlio" dalle conseguenze della dipendenza


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Marina di Ragusa, 4 luglio 2019 – Circolo Velico Kaucana: sarà inaugurata sabato 6 luglio alle 19,30 la sede all’interno del Porto turistico di Marina di Ragusa. Sarà così consolidata la partnership fra il sodalizio ibleo e il porto turistico che, nella scorsa primavera, ha consentito l’organizzazione di importanti eventi velici come la seconda Italia Cup Classi Laser.


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Ragusa, 10 giugno 2019 – Un pomeriggio interamente sportivo e, soprattutto, all’insegna della solidarietà: è quello che si è svolto sabato scorso allo stadio Aldo Campo in contrada Selvaggio a Ragusa.
Un’iniziativa fortemente voluta dalla società dell’Asd Ragusa Calcio 1949 che ha organizzato la “Partita del Cuore”, una partita in cui sono scese in campo squadre speciali, composte da politici ragusani, attori locali, vecchie glorie del Ragusa e commercialisti ed il cui ricavato è devoluto all’Associazione Onlus ragusana “Così come sei”, impegnata nell’accogliere ragazzi diversamente abili nel loro percorso di vita.


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Ragusa, 8 maggio 2019 – Le promesse della squadra Biancoverde sono state mantenute: la Passalacqua Ragusa vola in gara 4, dopo aver battuto Famila Schio, nel match disputato ieri sera al Palaminardi, valido come gara 3 della finale scudetto.

Una partita difficile e molto sentita, non solo per il quintetto ragusano, ma anche per tutti i tifosi e simpatizzanti delle Aquile che si sono presentati numerosi al palazzetto per assistere a quella che si è rivelata una gara mozzafiato, dal primo minuto di gioco all’ultimo.

Già nel primo quarto la formazione ragusana, formata inizialmente dal quintetto Kuster, Hamby, Harmon, Consolini e Soli, ha sfoderato da subito grinta e determinazione. Infatti, nonostante le avversarie non abbiano mai allentato il loro ritmo, la Passalacqua ha chiuso il primo quarto con un vantaggio di tre punti.

Stessa determinazione negli altri tre quarti, cercando di mantenere una certa distanza da Schio e la lucidità necessaria per evitare di commettere errori.

La squadra Biancoverde ha chiuso dunque gara 3 con il risultato di 67- 62, accorciando le distanze nella serie e portandosi sul 2-1.

“È stata una gara difficilissima, ma le ragazze sono state grandiose”, commenta a caldo Gianni Recupido, coach della Passalacqua Ragusa. “Abbiamo lottato su ogni palla, e nonostante Schio in diverse situazioni ci abbia messo in difficoltà, siamo stati bravi a chiuderla in vantaggio”.

Ora occhi puntati a domani sera, quando le Aquile torneranno sul parquet del Palaminardi per affrontare nuovamente Schio, match valido come gara 4 finale scudetto. 

Lucia Nativo


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Ragusa, 18 luglio 2019 – Il Centro Studi “F. Rossitto”, in sinergica collaborazione con numerosi operatori culturali, ha promosso ed organizzato una serata interamente dedicata al M° Marco D’Avola in occasione del suo compleanno.

Omaggio a Marco D’Avola nel suo 60° compleanno” è il titolo dato all’iniziativa che si terrà, venerdì 19 luglio 2019, alle ore 18.30, presso l’Auditorium dello stesso Centro Studi Rossitto (Via Ettore Majorana 5, Ragusa). Interverranno il prof. Carmelo Mezzasalma (sul tema “Marco D’Avola: il colore “mediterraneo” della musica”) e il M° Marco D’Avola. Seguirà il concerto della Fanfare Ensemble. Gruppo di ottoni, percussioni di Catania.


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Marco d'Avola

Ragusa, 10 luglio 2019 – Il Centro Studi Feliciano Rossitto, in collaborazione con altri operatori culturali, ha promosso ed organizzato una serata interamente dedicata al M° Marco D’Avola in occasione del suo compleanno.


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Vespero musicale
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Modica, 5 luglio 2019 – Nel file allegato si può leggere il programma della manifestazione Vespero Musicale - L'arte barocca in musica che si svolgerà nel chiostro di Palazzo San Domenico dal 22 luglio al 27 agosto 2019.

 


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Allegati:
Vespero Modica programma[ ]358 kB

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Maurizio Attinelli

Ragusa, 12 luglio 2019 – Maurizio Attinelli è il nuovo presidente degli Ordini dei Commercialisti siciliani. La nomina è avvenuta nel corso di una assemblea che si è tenuta nei giorni scorsi alla presenza dei 14 presidenti degli Ordini della Sicilia, nella quale sono state rinnovate le cariche del direttivo.

Il ragusano Maurizio Attinelli, attualmente presidente dell’Ordine della provincia iblea, succede a Salvatore Di Lena con il parere favorevole dato all’unanimità dai presidenti degli Ordini che gli riconoscono le qualità già dimostrate alla guida dell’ordine ibleo.


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FenImprese

Scicli, 4 luglio 2019 – Il prossimo Venerdì 12 luglio alle ore 17 nella sala Falcone-Borsellino di Palazzo Spadaro a Scicli, si terrà l’Assemblea Costituente di FenImprese, Associazione Nazionale Datoriale senza fini di lucro nata dall’incontro di giovani Imprenditori e Dirigenti Associativi, che sentono sempre di più l’esigenza di essere rappresentati presso le istituzioni per ottenere chiarimenti e presentare proposte volte al miglioramento dell’esistenza delle PMI.


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Formazione

Ragusa, 3 giugno 2019 – Professionalità, terapia e prevenzione. Tre grandi qualità concentrate in un unico convegno svoltosi a Comiso nella giornata di sabato, 1° giugno, dal titolo “I Professionisti Sanitari si confrontano”.

Un evento formativo rivolto principalmente agli iscritti all’Ordine che nasce nel 2018 con la Legge Lorenzin e che unisce le professioni sanitarie di aree diverse, tecniche riabilitative unitamente a quelle che ruotano nell’ambito della prevenzione.


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