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Ragusa e dintorni
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Ragusa, 3 giugno 2015 – Non si è ancora spenta l’eco del grande successo dei solenni festeggiamenti in onore di San Giorgio martire a Ragusa che, nel corso di un convegno, tenutosi al circolo di conversazione di Ibla, è stato fatto il punto su alcune interessanti questioni di carattere storico che riguardano da vicino il patronato del santo cavaliere. Un convegno reso ancora più prestigioso dalla presenza dei sindaci dell’associazione “San Giorgio e i suoi Comuni”. 

C’erano il presidente dell’associazione, Beniamino Morselli, che è anche il primo cittadino di San Giorgio di Mantova; Antonio Sebastianelli, sindaco di San Giorgio di Pesaro; Gianni Gabriele primo cittadino di San Giorgio albanese in Calabria; Giorgio Cleri sindaco di San Giorgio Morgeto sempre in Calabria; e Giuseppe Cannistrà di San Giorgio Monforte nel Messinese. Ha partecipato anche il sindaco di Ragusa, Federico Piccitto, assieme agli assessori Stefano Martorana e Stefania Campo. L’iniziativa, promossa dall’associazione San Giorgio martire, ha consentito di approfondire alcuni aspetti. Intanto quello dell’interazione tra San Giorgio e l’amministrazione civile. 

Una interazione che, così come ha spiegato lo studioso Giuseppe Arezzo, mentre oggi risulta regolata da precise disposizioni contenute nei Patti lateranensi, in passato era ben più complicata per differenti motivi. “Intanto – ha spiegato Arezzo – era più radicata la spiritualità dei cittadini. Poi dobbiamo pure considerare che le giurisdizioni che operavano nella nostra zona erano parecchie: quella del re con i magistrati, quella gerosolimitana per gli appartenenti all’ordine di Malta, quella ecclesiastica per gli appartenenti alla Chiesa; esisteva, inoltre, la Giunta del tribunale della regia monarchia e, nel nostro caso specifico, il tribunale del Conte di Modica che aveva potere quindi anche sul territorio di quella che sarebbe poi diventata la provincia di Ragusa. Già si comprende come la gestione fosse molto più arzigogolata: alcune tipologie di dispute duravano anni e anni per non parlare poi dei conflitti esistenti tra varie giurisdizioni”. Arezzo, inoltre, ha ricordato che nel 1643, su disposizione del Papa, ogni comune dovette scegliere un unico patrono. 

“Perché – ha aggiunto – c’era un proliferare di patroni che creava confusione. Allora la risposta venne data dalla parte civile ed ecco che torna l’aspetto dell’interazione. Quindi, i giurati si riunirono e dissero che, per usare testuali parole, il “patrono più principale di Ragusa è San Giorgio” e ciò in base a un discorso devozionale consolidato nel tempo. In seguito le vicende sono state molto complesse e articolate. E’ sorta la città di Ragusa superiore che è rimasta autonoma per molto tempo, sino al 1927. 

Quindi, oggi la cosa migliore è dire che Ragusa, nella sua interezza, ha due patroni di pari dignità, San Giorgio e San Giovanni”. Arezzo si è poi soffermato sul culto nei confronti del santo martire. “Il quale – ha chiarito – risulta essere molto diffuso in Sicilia, in Italia, in Europa e nel resto del mondo. Basti pensare che San Giorgio, ad esempio, è il patrono dell’Inghilterra. Per quanto riguarda il fatto che a Ragusa si festeggi a fine maggio, occorre ricordare che la solennità liturgica cade il 23 aprile. Siccome, però, c’erano regolarmente brutte giornate dal punto di vista meteorologico, si pensò di posticipare i festeggiamenti all’ultima domenica di maggio e comunque prima della celebrazione del Corpus domini e prima che la gente del posto andasse via per la mietitura e per la villeggiatura”.  Nell’ambito dello stesso convegno, un altro studioso, Andrea Ottaviano, ha voluto mettere in rilievo la grande partecipazione di popolo che, solitamente, fa registrare la processione di San Giorgio. “Basta questo soltanto – ha sottolineato – per mettere a tacere le faziosità che anche da parte del clero, purtroppo, nei tempi passati, sono state portate avanti sul patronato più che millenario per questa città e che questa città, lo abbiamo visto proprio nei giorni scorsi, ancora intende come tale. 

Il culto devozionale di San Giorgio per la città di Ragusa merita di essere sottoposto sotto i riflettori. E io l’ho fatto con una serie di documenti a cominciare dalla Legenda Aurea di Giacomo da Varazze oltre a tutto quello che, nel corso dei secoli, le tipografie ragusane hanno prodotto e scritto sul patrono San Giorgio. Ci sono anche alcuni documenti rarissimi di proprietà della biblioteca Ottaviano-Piccitto, documenti molto illuminanti a tal proposito”.

 


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