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Ragusa, 5 maggio 2020  «C’era una volta...»: iniziavano così le favole, che poi proseguono con magiche storie di draghi, di principesse da salvare, di regine malvagie e principi azzurri. Leggere una favola con gli occhi di un adulto ha un doppio significato: vivere la vita con quella leggerezza e quella ingenuità che caratterizza i più piccoli, e poi poter riflettere sui pregi e difetti dell’essere umano. E ritornare bambini, anche solo per un’ora, è stato possibile grazie all’iniziativa “La Notte delle Favole - Home Edition” dell’attrice Francesca Morselli, veneta d’origine e ragusana d’adozione, via "social", sabato scorso.

Morselli ha voluto riproporre in versione “Home Edition” lo spettacolo “La Notte delle Favole” svoltosi l’anno scorso alla presenza di un folto pubblico. In questa versione, ovviamente gli spettatori hanno potuto seguire l’evento attraverso una diretta Facebook. “La Notte delle Favole” è un reading di fiabe e favole, non convenzionali, in cui lo spettatore si è lasciato sedurre dagli intrecci di storie inventate. La particolarità è stata la collaborazione con la Caritas di Ragusa, che ha avallato questa iniziativa, grazie alla intermediazione di Emanuele Occhipinti, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi.

 

Com’è nata questa idea?

L’idea – ci dice Francesca Morselli - è nata principalmente dalla necessità di rendermi utile, di fare qualcosa di interessante e mettere a disposizione degli altri quello che più mi appassiona, ovvero la recitazione. Da sempre sono stata vicina a gruppi parrocchiali; sono educatrice dell’Azione Cattolica Ragusana e membro della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Dunque è stato una bella soddisfazione poter unire la realtà della Caritas con la mia passione della recitazione.

 

Lo spettacolo/reading è stato accompagnato dalle musiche di Salvo Scucces e dal maestro Massimo Leggio. Che apporto hanno dato alla tua performance?

La musica già di per sé è un elemento che non può mancare nella quotidianità; un elemento che la completa. Ho scelto Salvo Scucces perché è un grande artista. È riuscito a creare l’atmosfera giusta per ogni lettura di fiaba, unendo alla perfezione le parole alle note musicali. Massimo Leggio è stato l’ospite della diretta. Massimo per me è innanzitutto un maestro, un grande professionista e soprattutto un grande amico, su cui posso fare sempre affidamento.

 

Come si è svolta la diretta? 

Ci tengo a precisare che prima della diretta ho fatto un lavoro di ricerca certosino, in cui ho selezionato ben sei storie, tra favole e fiabe, non convenzionali, che poi ho avuto la possibilità di leggere durante la diretta La Notte delle Favole, ovvero ‘Il Raccontafiabe’, ‘Il taccagno nato’, ‘La volpe malandrina’, ‘Il paese dei bugiardi’, ‘Cenerentola in versione Afro’, ‘La favola del colibrì’ ed infine un omaggio a Luis Sepùlveda, con la lettura della ‘Gabbianella e il gatto’. Penso che questa iniziativa è servita non solo per dare una mano d’aiuto alla Caritas, ma anche per regalare un po’ di leggerezza in questo periodo dai mille pensieri”.

 

Francesca, la tua passione per il Teatro è iniziata al Liceo per poi proseguire anche successivamente. Per te cos’è il Teatro? 

Il Teatro per me è vita. Il teatro è umano, perché parla dell’uomo. È cultura, perché occorre studiare per interpretare e far capire una storia. È educativo perché trasmette valori, racconta storie e fa conoscere sé stessi e gli altri in modo più approfondito. È un rito, perché viene condiviso, stando insieme. È un luogo, fisico e soprattutto emotivo, perché vibrano le corde dell’anima degli attori e degli spettatori. È dialogo, impegno, studio, ascolto, amore.

 

Anche il Teatro sta attraversando un periodo nero. Quale sarà la soluzione per uscirne? 

Purtroppo il Teatro non sempre viene considerato importante, a discapito di tutti gli artisti che mettono il proprio cuore in tutte le attività che svolgono. Se pensiamo un attimo a questi due mesi di stop forzato, vediamo che questo periodo è stato caratterizzato da musica, dirette Facebook, visioni di film. Questo perché l’Arte in generale è parte integrande della vita, non un accessorio di cui poterne fare a meno. Proprio per questo sarebbe opportuno tutelare la categoria, con fondi destinati alla cultura.

 

Lucia Nativo

Francesca Morselli  


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