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Ragusa, 5 novembre 2016 – Al teatro Donnafugata di Ibla con Giobbe Covatta  si ride e si riflette sui diritti dei minori con “La divina Commediola”. 

Da ieri sera, con lo spettacolo di Giobbe Covatta, si è ufficialmente aperta la nuova stagione teatrale del teatro Donnafugata, diretta dalle sorelle Vicky e Costanza Di Quattro sotto la consulenza artistica dell’attore Carlo Ferreri. 

Un recital in cui l’attore partenopeo ha dato una sua spassosa versione del canto dell’Inferno per riflettere "a 360 gradi" sui diritti negati dei minori. In una sorta di farsa Giobbe ritrova Virgilio, un bambino, che lo condurrà lungo il cammino dei gironi danteschi in cui si incontrano i più deboli, i bambini, i quali non hanno armi per difendersi. Ma nella Commediola gli spunti danteschi servono da supporto e da pretesto per portare avanti col sorriso sulla bocca su uno strato di amarezza,   temi seri spesso ignorati.  

C’è  quella parte più remota del globo, l’Africa, dove Il mondo cosiddetto “ civilizzato” ha deciso di ignorare i diritti dei minori. Ma Giobbe ha voluto rinfrescarci la memoria. L’attore partenopeo ha sviluppato sul palco quasi 2 ore di spettacolo, sostenuto dalla sua fervida fama da narratore. Lui in Africa c’è stato veramente e ci sarà ancora vicino ai suoi piccoli, quelli del tormentone tv “basta poco che c’è vò”, quelli che oggi frequentano una scuola intitolata a Giobbe, quelli che non hanno l’acqua per lavarsi, per bere, non hanno neanche gli ospedali i cui posti letto si riducono a poche unità, quelli che purtroppo subiscono violenze già ad 11 anni  dai 100.000 italiani che ogni anno si recano nei luoghi dal sesso facile e da altrettanti provenienti da ogni Paese del globo. 

Quei bambini Giobbe li conosce e con la sua sottile ironia li ha descritti allegri nella loro assurda quotidianità, intercalando battute e aneddoti sulla vita vissuta da lui stesso nei villaggi africani. Risate pervase di amarezza ma tante risate per una versione “apocrifa” e piacevolmente stravolta in napoletano di una cantica dell’Inferno dantesco, casualmente “trovata” -ha detto Covatta- in una discarica e appartenente ad un certo Ciro Alighieri, a suo dire parente partenopeo del fiorentino Dante.

Il tema scottante ha reso bene l’intento, ovvero quello di richiamare all’attenzione di tutti  i diritti dei bambini,  riconosciuti dalla Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Far conoscere attraverso la risata e gli aneddoti divertenti i modi più comuni con cui questi diritti vengono calpestati, per Giobbe Covatta,  che da anni si batte per questo, equivale a diffondere una cultura di rispetto, di pace e di eguaglianza per tutte le nuove generazioni affidandosi esclusivamente all’ironia.  

Insomma, per Giobbe, l’importante è fare informazione perché spesso la gente non capisce neanche il motivo per cui fa una donazione. Attraverso i suoi aneddoti di vita vissuta a contatto con questi piccoli sfortunati del pianeta, Giobbe sta contribuendo a dare a tutti la possibilità di essere più informati e quindi più consapevoli di ciò che succede lontano da casa nostra. L’ironia come unica chance per affrontare i problemi? Pare proprio di si e Giobbe Covatta ne è il ...missionario laico.

Lo spettacolo sarà ripetuto stasera sempre al teatro Donnafugata.

 

Giovannella Galliano


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