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Avvenimenti del Sudest

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Siracusa, 17 aprile 2018 – Si è rivelato un vero successo la visita dell'Associazione Rosolinesi in Siracusa che si è svolta domenica 18 marzo a Rosolini presso la casa museo del “Giardino Celato” gestita dall'Associazione culturale Oltre il Giardino

La Sicilia è una Terra ricca di valori e di tradizioni che ama divulgare e tramandare alle nuove generazioni sparse nel mondo.

L’Associazione “Oltre il Giardino” si propone come finalità quella di tutelare la qualificazione, il miglioramento nei campi della cultura, dell’arte, dell’architettura, dell’urbanistica, del paesaggio, della Pace e dei Diritti Umani, dello spettacolo, del turismo, dell’animazione, della comunicazione. L’Associazione ha a cuore la realizzazione, la pratica e la valorizzazione delle iniziative e dei servizi nei vari settori d’interesse, nonché la diffusione e la promozione d’attività su tutto il territorio nazionale. 

L’Associazione promuove ed organizza, senza alcuna finalità di lucro, manifestazioni culturali, ricreative, cinematografiche, di animazione ed artistiche ed inoltre mette a disposizione la partecipazione dei propri soci alle attività promosse ed organizzate da altre Associazioni, Enti Pubblici e Privati. Inoltre l’Associazione, per il raggiungimento dei suoi intenti statutari, svolgerà attività editoriale e letteraria, curando la pubblicazione e la diffusione di materiale audiovisivo e libri nei settori d’interesse, rivolti anche ai non soci, per la diffusione e la divulgazione della sua attività e di quella dei suoi soci. 

Per la realizzazione dei propri intenti culturali, l’Associazione potrà assumere od ingaggiare artisti, conferenzieri, esperti o altro personale specializzato anche se estraneo all’Associazione.

La “Casa-Museo” è interattiva e rappresenta una memoria storica della realtà locale e della vita quotidiana del secolo scorso, con le attività tipiche di una dimora della borghesia rurale.

Lo spirito della “casa museo” è rivolto soprattutto alle nuove generazioni, ormai lontane da quelle memorie storiche basilari, legate alla tradizione che rischiano di cadere nell’oblio senza il supporto di un capillare lavoro di recupero e raccolta di documenti, oggetti e conoscenze del patrimonio culturale immateriale. 

In tale contesto si inserisce la visita svolta dall’Associazione “Rosolinesi in Siracusa” presso la casa- museo del Giardino Celato gestita dall’Associazione culturale Oltre il Giardino e avvenuta lo scorso 18 marzo 2018.

Gli spazi destinati all’attività museale fanno parte di un palazzo gentilizio edificato in via Ispica verso la metà del XIX secolo dalle famiglie Giuliano-Sipione, fondatori del glorioso cine-teatro Arena Giuliano. 

Accolti con calore e simpatia da Carla Ferrara, fondatrice dell’Associazione”Oltre il Giardino”, i presenti sono stati accompagnati nei vari ambienti del palazzo, ciascuno caratterizzato da un tema specifico: dalla nursery dedicata ai numerosi bambini cresciuti nella casa  a una piccola biblioteca contenente volumi collezionati dalle varie generazioni negli anni passati, dalla stanza dei lavori femminili riservata al ricamo, al cucito, allo stiro alla stanza da letto dedicata alla sposa con gli abiti delle donne di famiglia e con tanti altri oggetti ad esse appartenuti, dallo studiolo in cui trovano posto gli oggetti e le collezioni che mantengono viva la memoria storica e culturale della famiglia. Si è potuto visitare anche alcune vetrine espositive riguardanti la prima guerra mondiale, il Ventennio fascista e la guerra in Abissinia, dove è possibile incontrare anche la presenza di testimonianze del soggiorno, tra quelle mura, dello scultore rosolinese di respiro internazionale Biagio Poidimani.  

Ritornando alla quotidianità della vita familiare si può osservare la cucina parzialmente ricostruita con gli oggetti di uso quotidiano del nostro recente passato, dove si svolgevano svariate mansioni: dal bucato invernale alla preparazione dei pasti, dalla produzione di conserve al bagno settimanale. Riprendendo il titolo di un recente libro scritto dalla dott.ssa Ferrara, i partecipanti sono stati emotivamente coinvolti in un gioco della memoria, una sorta di viaggio tra le storie intrecciatesi nel tempo, Ma non solo. L’ingegnere Giuseppe Scalora, socio dell’Associazione, ha illustrato le fasi del restauro architettonico, che pur mantenendo i caratteri identitari del palazzo l’ha riportato a una situazione funzionalmente adeguata ai canoni di abitabilità, comfort e stile di vita contemporaneo. La visita è poi proseguita nel giardino di pertinenza del palazzo. Qui, in un angolo, è ricavato un antico lavatoio in pietra che dà lo spunto per ricordare antichi rimedi”: il sapone, la lisciva con la cenere per sbiancare il bucato. 

Un piccolo spazio è dedicato al cine-teatro all’aperto che fu di proprietà della famiglia con un cartellone ed alcuni cimeli che ne rinvigoriscono la memoria. Nel Giardino sono presenti diverse specie vegetali raggruppate per tipologia: le piante acquatiche, le succulente, le aromatiche, le palme, il papiro e la sua storia, le rose, gli agrumi, le piante da frutto, etc., di cui sono spiegate le caratteristiche in cartelloni esplicativi. Un’altra parte del Giardino, adibita a orto didattico, ha infine offerto un ulteriore spunto di apprendimento: l’orto come fonte di cibo, come riavvicinamento alla natura, come un qualcosa che va seguito e curato con responsabilità e con orgoglio. 

La visita si è poi conclusa con un delizioso "pranzo in famiglia” in compagnia dei proprietari. Infine, l'Associazione Rosolinesi in Siracusa ha donato il proprio gagliardetto come attestazione di amicizia.

Certi ormai di un'intesa su basi comuni, le due Associazioni hanno suggellato la loro reciproca stima con la promessa di una futura proficua collaborazione."

 

La Casa Museo si trova in Via Ispica, 13, 96019 Rosolini (SR), telelefono +39.347.2805316. Pagina Facebook: https://www.facebook.com/ass.oltreilgiardino/ - Sito web: http://www.oltreilgiardino.cloud/

 

Rosetta Savelli 


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Scicli, 5 Aprile 2018 – Quattro anni e non sentirli: questo è l’importante traguardo dell'Associazione Culturale Tanit Scicli la quale, il 6 aprile prossimo, festeggerà anche il quarto anniversario dell'apertura dell'Antica Farmacia Cartia, la splendida farmacia liberty di Via Francesco Mormino Penna diventata ormai uno dei siti culturali più visitati a Scicli con circa 8.000 visitatori passati dalla porta d'entrata, pronti a scoprire quella che era l'antica arte dello speziale.

Tanit, però, non si ferma a festeggiare e coglie l'occasione per annunciare la gestione di un secondo sito culturale: la chiesa di San Giuseppe a Scicli. L'associazione culturale sciclitana, infatti, si prenderà cura, in accordo con la Parrocchia di San Giuseppe retta da Padre Ignazio La China, delle visite guidate all'interno di una chiesa storica della città, edificata (nella veste attuale) durante il settecento ma protagonista della storia sciclitana già tempo prima, come testimoniano le bellezze artistiche al suo interno.

Una vera e propria novità quella di San Giuseppe all’interno del panorama dei siti culturali di Scicli, che sarà fruibile dal pomeriggio del 7 aprile ogni sabato e domenica, con ticket singolo o cumulativo insieme all’Antica Farmacia Cartia.

 

Vincenzo Burragato

 

***

Per informazioni si può contattare l’Associazione Culturale Tanit Scicli chiamando il numero +39.338.8614973 o scrivendo all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

(nella foto l'eccellente statua di Sant'Agrippina)


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Seminari formativi al Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa

 

Ragusa, 29 marzo 2018 – Mai come oggi si è avvertita la necessità di avere un’Europa unita malgrado la crisi dell’Occidente. In questi ultimi anni il panorama internazionale è stato caratterizzato da un’estesa globalizzazione, da politiche liberiste senza regole e da un crollo della sfera economica senza eguali. La crisi ha prodotto disuguaglianze sia orizzontali che verticali. Orizzontali tra i ceti sociali in conseguenza di un processo redistributivo della ricchezza a scapito del lavoro, del ceto medio e dei giovani e verticale tra i popoli, in cui con la stessa logica non i ceti ma le economie più forti hanno prodotto un ulteriore decadimento all’interno dell’Unione europea.

Le nazioni sono interessate da processi che, in un contesto sempre più interdipendente, mettono in discussione l’assetto geopolitico favorendo la crescita di squilibri sociali di varia natura che si innervano in ambito finanziario. Da qui la problematica di natura monetaria e la conseguente ricaduta sull’economia e sugli assetti sociali che, a loro volta, si intrecciano con la crescita della popolazione mondiale, la disperata migrazione delle parti più deboli di essa, il consumo eccessivo delle risorse naturali non rinnovabili (che comporta la compromissione inarrestabile dell’ambiente). A ciò si aggiunge il miglioramento delle condizioni di benessere di una parte minoritaria della popolazione a scapito di un’altra parte notevole della stessa popolazione in condizioni di galoppante povertà, fame e malattia.

Le popolazioni dell’area mediterranea dell’Africa e di quella medio orientale – e soprattutto i giovani di quei territori che rappresentano una parte preponderante – hanno manifestato la volontà di affrancarsi dai regimi totalitari dei loro Paesi e affermare i diritti della persona umana. Tuttavia, la comunità internazionale non è riuscita ad assicurare loro adeguato sostegno. Di conseguenza le primavere arabe sono celermente sfociate nell’inverno della democrazia.

I processi migratori in atto – solo apparentemente rallentati e legati comunque a un’insoluta situazione drammatica nei paesi di origine – rappresentano una significativa testimonianza dell’inadeguatezza della politica europea (e non solo) per il progresso delle aree di fuga dalle guerre, dalla fame e dai disastri ambientali.

In relazione alle problematiche accennate è auspicabile che i rapporti con i Paesi mediterranei e con quelli medio orientali vengano impostati e sviluppati dall’Unione europea sulla base di strategie sovranazionali. Risulta, pertanto necessario e indifferibile affrontare tali tematiche anche con le nuove generazioni affinché possa accrescere in loro non solo la consapevolezza di appartenere ad una Comunità europea ma anche il desiderio di approfondire argomentazioni utili a maturare il loro pensiero verso una politica di coesione internazionale. Obiettivo dell’Unione europea è, tra l’altro, quello di potenziare il capitale umano migliorando la qualità della vita. 

E’ sulla base di tali istanze che il Centro studi “Feliciano Rossitto”, presso la propria sede (via Ettore Majorana 5, Ragusa) - in rete con Centro di Documentazione Europea Università di Catania, Movimento Federalista Europeo, Ufficio IX Ambito Scolastico Territoriale di Ragusa, Struttura didattica speciale di Lingue e Letterature straniere Università di Catania (sede di Ragusa), Fondazione San Giovanni, Croce Rossa Italiana (comitato di Ragusa), Fuci Ragusa, Meic Ragusa, Associazione “Itinerari”, con il contributo della Banca Agricola Popolare di Ragusa, – organizza cinque seminari formativi con inizio il 5 aprile prossimo.

 


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Scicli, 22 marzo 2018 – Comincia domani, 23 marzo, la Primavera Diffusa, l'iniziativa di Sicilia Ospitalità Diffusa che vuole salutare l'arrivo della bella stagione con un programma ricco di eventi volti a valorizzare il patrimonio artistico e ambientale delle città teatro dell'ospitalità diffusa e le loro eccellenze esperienziali.

Un viaggio multisensoriale che comincia, come scritto sopra, venerdì 23 marzo con diverse degustazioni di prodotti locali e una visita in uno degli antichi mulini ancora in attività negli Iblei. A Chiaramonte Gulfi, poi, è prevista una visita presso il laboratorio Majore dove si potrà assistere alla preparazione della tipica costata ripiena.

Si prosegue il giorno successivo, sabato 24 marzo, in tutte le località di Sicilia Ospitalità Diffusa, con ricche colazioni a base di prodotti della tradizione e percorsi di trekking naturalistico come l'indimenticabile passeggiata nel parco naturale di Costa di Carro fino alla Fornace Penna, a Sampieri, per chiudere infine la giornata in bellezza grazie alla vista di un tramonto suggestivo tra i vicoli del borgo medievale di Monterosso Almo e in dolcezza a Modica con visita e degustazione in un laboratorio di produzione di cioccolato artigianale tipico della città delle Contea.

Per gli affezionati dell’aperitivo, invece, a Ragusa Ibla, dopo la visita del Palazzo Arezzo Trifiletti ci si potrà ristorare, appunto, con un aperitivo diffuso con vista sullo scenografico Duomo di San Giorgio, mentre a cena, in tutti i ristoranti dell’ospitalità diffusa troverete sul menu il piatto Primavera Diffusa, preparato per l’occasione.

Domenica 25 marzo preparate scarpe comode. Sono tre le passeggiate tra cui scegliere: le chiese rupestri di Scicli, il Parco Forza di Cava d’Ispica,  Ragusa Ibla e i suoi antichi Giardini Iblei.

Un intenso fine settimana, quindi, per gustare appieno tutte le eccellenze della Sicilia Barocca, con possibilità di sperimentare un soggiorno di due notti nelle dimore dell’Ospitalità Diffusa usufruendo di uno sconto del 50%. 

Per ulteriori dettagli e il programma completo visitare il sito  www.siciliaospitalitadiffusa.it

 

Vincenzo Burragato


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50° Anniversario dell’istituzione  della scuola dell’infanzia statale: a Palermo esclusa la presenza del rappresentante tecnico  della provincia di Ragusa

 

Ragusa, 21 marzo 2018 – Il 17 marzo scorso a Palermo presso l’ITET Pio la Torre, si è celebrato il 50° Anniversario dell’Istituzione della Scuola dell’Infanzia Statale (L. 444/68). 

La provincia di Ragusa ancora una volta è stata emarginata da queste importanti iniziative e non a caso è stata evidenziata da più parti l’assenza dell’Ispettrice Giovanna Criscione, Dirigente Tecnico per la Scuola dell’Infanzia, la quale ha confermato di non ha ricevuto alcun invito di partecipazione. 

La sua presenza era attesa da molti in quanto tra le più competenti per le tematiche del settore che da sempre ha approfondito scrivendo e collaborando tuttora con testate nazionali del settore; professionalità apprezzata e riconosciuta sia nel proprio territorio di Ragusa dove è stata anche Provveditore che in gran parte del territorio regionale.  

Una grave mancanza visto che il MIUR ha caldeggiato tutti gli Uffici Scolastici Regionali per l’organizzazione di eventi a carattere culturale e pedagogico rivolti alle rappresentanze delle scuole dell’Infanzia statali e paritarie al fine di approfondire tematiche di forte attualità del settore “0-6 anni”.  

Nell’incontro di sabato, che ha visto la partecipazione rappresentativa del Dott. Giancarlo Cerini, Dirigente Tecnico dell’Emilia Romagna facente parte del Comitato Tecnico/Scientifico Indicazioni Nazionali del MIUR, oltre ad esponenti dell’università e di Associazioni, non ci sono stati interventi significativi da parte dei rappresentanti dell’USR Sicilia diretti a soddisfare le aspettative di molti dei docenti che hanno partecipato all’iniziativa anche in funzione del prossimo concorso a Dirigente Scolastico per  conoscere le ultime novità utili all’espletamento delle prove.

Redazione


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“Scuola senza zaino e organizzazione di nuovi ambienti di apprendimento”: convegno AVIS provinciale e U.S.T. Ragusa al Fabio Besta

 

Ragusa, 19 marzo 2018 – Venerdì 23 marzo dalle ore 8.30 alle 17.00  nell’Auditorium dell’Istituto “F. Besta” di Ragusa, sarà realizzato il Seminario dal titolo: “Innovazione e ricerca didattica: Scuola senza zaino e organizzazione di nuovi ambienti di apprendimento”. 

L’iniziativa  nasce in merito a al Protocollo d’Intesa tra l’Avis Provinciale di Ragusa e l’U.S.T di Ragusa  con una  valenza pedagogico-didattica  non indifferente. L’iniziativa  vede, infatti, la presenza di illustri relatori e del Dirigente Scolastico Marco Orsi, promotore del progetto nazionale “Scuole senza zaino”. Promotori del convegno provinciale sono: il Responsabile Area  Scuola, professor Carmelo Massari, la Responsabile Politiche Associative per la Scuola, dottoressa Giovanna Criscione  e il Presidente dell’Avis Provinciale, Franco Bussetti. 

Il convegno è rivolto ai dirigenti scolastici e ai docenti.    

                                                                                       

Il programma della giornata: 

Ore 8.30  Accoglienza e  registrazione

Ore 9.00  Saluti Istituzionali

Ore 9.15 Apertura dei lavori

Ore 9.30 “Il perché dei nuovi modelli organizzativi”

 Dott.ssa Giovanna Criscione

 Ispettrice MIUR e già Dirigente Ufficio Scolastico Provinciale di Ragusa e di Siracusa.

 

Ore 10.00 “Scuola, villaggi, Europa: modelli di innovazione didattica ed educativa “

 Dott. Carlo Chianelli- 

Coordinatore Scientifico della rete internazionale della Scuola senza zaino

 

Ore 10.30 “ Dire bravo non serve”

 Dottor Marco Orsi 

Dirigente Scolastico 5° Circolo Didattico di Lucca - Presidente Nazionale dell’Associazione  “Senza Zaino”

 

Ore 11.15 “Trasformare gli spazi di apprendimento : missione possibile, sostenibile, replicabile”

Dottor Massimo Berardinelli

 Dirigente Scolastico Direzione Didattica “S. Filippo” di Città di Castello

 

Ore 12.00 Dibattito

Ore 14.30 ” Avis e Scuola: un impegno educativo e formativo comune ”

 Dott. Giampiero Saladino- Direttore della Scuola “F. stagno D’Alcontres” di Modica –

 V. Presidente Vicario di Avis Provinciale Ragusa

 

Ore 15.00 “Dalla Scuola Dell’infanzia alla secondaria superiore: un possibile percorso senza zaino”

 Dottor Marcello Rinaldi

Dirigente Scolastico ISS “ Ciuffelli Einaudi di Todi e Istituto Comprensivo. di Massa Martana

 

Ore 15.45 “L’ora di lezione non basta”

 Dottor Marco Orsi

 

Ore 16.30 Chiusura del Seminario

 

Giovannella Galliano


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Arriva la primavera a Scicli con le sue grandi feste e cominciano le passeggiate di Tanit

 

Scicli, 12 marzo 2018 – L’Associazione culturale sciclitana, che dalla sua nascita ha disegnato nuovi percorsi culturali all’interno della città, a partire dai giorni di svolgimento della Cavalcata di San Giuseppe, porterà abitanti di Scicli e ospiti viaggiatori alla scoperta di angoli sconosciuti della cittadina barocca. 

Si comincia quindi sabato 17 marzo quando, con raduno in Piazza Italia di fronte la Chiesa Madre e doppia partenza alle 10.30 e 15.00, si andrà alla scoperta dei quartieri Altobello e San Giuseppe, protagonisti della meravigliosa infiorata a cavallo. La passeggiata culturale sarà poi replicata il giorno dopo, domenica 18 marzo, con partenza alle 10.30.

La Domenica delle Palme, invece, il 25 marzo, nell’ambito della Primavera Diffusa promossa da Sicilia Ospitalità Diffusa, Tanit replicherà un suo grande classico andando, cioè, alla scoperta delle chiese rupestri. Raduno alle ore 10.00 presso il Museo dell’Antica Farmacia Cartia e partenza in direzione di alcuni dei tesori nascosti più preziosi di Scicli.

Infine, il ciclo delle passeggiate di marzo si concluderà con uno dei grandi classici di Tanit e, cioè, il Cammino Sacro dedicato al Beato Guglielmo, ormai entrato a far parte del circuito regionale di Vie Sacre Sicilia; per chi volesse seguire le orme dell’eremita medievale, l’appuntamento è per sabato 31 marzo alle 15.00.

 

Per informazioni e prenotazioni, scrivere una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiamare il 3388614973 (WhatsApp line). 

 


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Scicli, 23 dicembre 2017 – È di origine sciclitana il nuovo Presidente della Corte dei Conti a Roma.

È il dott. Angelo Buscema. È stato nominato ieri dal Consiglio dei Ministri su proposta del Premier Paolo Gentiloni.

Buscema è figlio dell’indimenticabile prof. Salvatore Buscema, che fu presidente della Sezione Enti locali della Corte dei Conti negli anni ’80, apprezzatissimo giurista e docente universitario; è un illustre figlio di Scicli.

Il neo Presidente della Corte dei Conti è nato a Roma nel 1952,  è fortemente  legato a Scicli e Donnalucata; spesso soggiorna qui da noi. E’ anche un abbonato de Il Giornale di Scicli.

Gli amici del GdS, lieti della notizia, si complimentano con il neo Presidente dott. Angelo e con la famiglia.

 

Il Giornale di Scicli


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“Tiempo de guitarras”, quattro serate di grande musica a Noto

 

Noto, 23 dicembre 2017 – Quattro concerti per quattro serate di musica. Torna a Noto la rassegna musicale “Tiempo de guitarras” con una speciale edizione invernale che va a chiudere questo 2017.

E’ ancora vivo, infatti, il ricordo delle serate della rassegna estiva che ha portato a Noto tantissimi amanti e appassionati della buona musica, artisti e musicisti di fama internazionale che si sono esibiti nel suggestivo Palazzo Nicolaci. 

E adesso grazie al lavoro dell’associazione “Musica & arte” guidata da Nello Alessi, questa rassegna ritorna da mercoledì 27 a sabato 30 dicembre, sempre negli spazi dello storico palazzo Nicolaci, in via Nicolaci a Noto. L’evento è promosso in collaborazione con il Comune di Noto. “La rassegna di questa estate è stata un grande successo – sottolinea Nello Alessi – ma noi non ci fermiamo. Spazio quindi a queste quattro giornate invernali di musica da vivere intensamente ancora una volta a Noto”. 

La rassegna inizierà mercoledì 27 alle 20 con l’esibizione del “Duo Alessi Palmeri”, composto da Nello Alessi e Daniele Palmeri. Il programma del concerto propone musiche di Johann Sebastian Bach, Johannes Brahms, Antonio Ruiz Pipò, Manuel De Falla e un’opera composta dal musicista palermitano Antonio Fortunato scritta e dedicata al duo Alessi - Palmeri.

Giovedì 28 alle 20 spazio alle note del duo composto da Sergio Camelia e Ivano Tornello che proporranno un repertorio che spazia da Antoine de Lhoyer, Mario Castelnuovo – Tedesco, George Gershwin, Johann Kaspar Mertz, Mauro Giuliani.

Venerdì 29 alle 20 i protagonisti saranno, invece, i chitarristi Francesco Emmanuele e a seguire Aldo Popolano. Emmanuele presenterà brani da Federico Moreno Torroba, Miguel Llobet, Mario Castelnuovo Tedesco, Joaquin Rodrigo, Agustin Barrios Mangore. Popolano eseguirà brani tratti da Napoleon Coste, Dionisio Aguado, Astor Piazzolla, Johann Sebastian Bach. 

Infine sabato 30 a chiudere la rassegna sono in programma due esibizioni, con inizio alle 18: Marilena Cucchiara e poi Francesca Fichera. La prima esibizione sarà caratterizzata da un repertorio che spazia da Luys De Narvaez, a Johann Sebastian Bach, da Alexandre Tansman a Dusan Bogadnovic; Fichera, invece, presenterà brani da Manuel Ponce, Isaac Albèniz, Francisco Tàrrega, Jhoann Kaspar Mertz. 

Durante i quattro giorni ci sarà anche spazio alla formazione con apposite masterclass dedicate ai giovani musicisti, lezioni che saranno tenute da Letizia Guerra, da Nello Alessi, Sergio Camelia e Ivano Tornello.

 


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“C’era una volta un salvadanaio” 

 

“C’era una volta un salvadanaio…”. Potrebbe sembrare la tipica espressione utilizzata come introduzione ad una fiaba. Invece non lo è. Anzi, trae spunto da quello che potrebbe essere considerato una sorta di passato remoto quando, ancora ragazzini, conservavamo le monete ricevute dai nonni o dai genitori in un contenitore dalle forme più disparate (classica è quella del porcellino di ceramica) e che rappresentava la nostra minuscola cassaforte dove custodire e accumulare i nostri piccoli risparmi.

Parte da qui l’idea fatta propria dal Rotary Club Ragusa Hybla Heraea che, per l’anno sociale 2018/’19, ha programmato un concorso tra gli alunni delle quinte classi delle scuole primarie di Ragusa sul tema del risparmio, “C’era una volta un salvadanaio”. I partecipanti avranno la possibilità, a partire dal prossimo 20 settembre, di produrre degli elaborati scritti o grafici che verranno valutati da una commissione. I vincitori saranno premiati il 31 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio. In palio dei libretti bancari intestati ai vincitori e messi a disposizione dalla Banca Agricola Popolare di Ragusa che ha sostenuto il progetto.

Trattandosi di un’attività da svolgere nel primo mese dell’anno scolastico 2018/’19, il Rotary ha pensato di effettuare degli incontri con gli alunni che quest’anno frequentano le quarte classi coinvolgendoli in un corso di educazione al risparmio, in modo da renderli edotti sia sulla storia e sull’evoluzione della moneta, sia sul risparmio e sui consumi, usufruendo del materiale didattico fornito dalla Banca d’Italia. Il progetto, già iniziato il 27 aprile scorso, entusiasmando non pochi dirigenti scolastici delle scuole primarie della città, coinvolge oltre seicento alunni a cui sarà consegnato simbolicamente un piccolo salvadanaio in occasione degli incontri propedeutici. Ciò trae spunto dall’accordo firmato nel 2007 tra il Ministero della Pubblica Istruzione e la Banca d’Italia.

Il primo appuntamento si è già svolto presso la scuola elementare di Marina di Ragusa e gli incontri proseguiranno per tutto il mese di maggio presso altri istituti. La formazione è affidata a Calogero Strazzeri (socio Rotary) e Angelo Battaglia, già dipendenti della Cassa Centrale di Risparmio V.E.

“L'istruzione finanziaria è assolutamente importante - ha spiegato Calogero Strazzeri nel corso della presentazione - si tratta di un bene pubblico come può essere l’educazione stradale”. 

 

Con quale spirito i ragazzi hanno seguito il corso?

“Nei sette incontri sin qui effettuati abbiamo riscontrato molto interesse e partecipazione da parte degli alunni, aldilà di quanto immaginavamo. Preziosa si è rivelata la collaborazione delle insegnanti che, talora, sono intervenute divenendo anche protagoniste di spiegazioni su quanto si discuteva. Considerata la platea di giovanissimi, con Angelo Battaglia abbiamo pensato di svolgere le lezioni col supporto di slide la cui proiezione si apre con un breve cartone animato che traccia, senza appesantire la tematica, l’excursus storico della moneta, dal baratto alla moneta elettronica. Parliamo anche delle malattie che colpiscono la moneta (inflazione e svalutazione). Tutte queste spiegazioni sono illustrate con esempi pratici della vita quotidiana. 

 

I ragazzi sono a conoscenza degli strumenti del circuito bancario?

“Nel corso delle lezioni abbiamo rilevato come tutti fossero a conoscenza del bancomat e della sua funzione. In particolare, ad esempio, in una classe ci siamo resi conto che gli alunni conoscevano l’assegno, domandavano della sicurezza nella sua circolazione e delle azioni da mettere in campo nel caso l’assegno rimanesse impagato. Ma la cosa che più ci ha fatto sorridere è stata la definizione del cancelletto di apertura e chiusura degli importi definito da una ragazzina come hashtag, ci siamo resi conto in quel momento di quanto fossimo superati dal linguaggio delle moderne tecnologie”. 

Giuseppe Nativo


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Ragusa, 18 maggio 2018 – Con piacere e gioia condividiamo con voi questa bella notizia, nel decennale di Ondaiblea: il direttore di Ondaiblea, Carmelo Riccotti La Rocca, vince il prestigioso premio Luchetta.

Carmelo è anche direttore di NoveTV e collaboratore de La Sicilia e di alcuni organi di stampa e TV locali.

Ha vinto il premio con Martina Chessari (per La Sicilia) per un servizio su "I figli del Caporalato".

s. m.

 

Ecco l'articolo che gli dedica Il giornale di Scicli, citando il comunicato ufficiale:

Carmelo Riccotti La Rocca vince il “Premio  giornalistico internazionale Marco Luchetta” 2018.

Il giornalista sciclitano Carmelo Riccotti La Rocca vince il Premio Luchetta 2018 e siamo ben lieti di darne notizia. Di seguito il comunicato ufficiale.

“Le periferie italiane come trincee in cui bambini e ragazzi combattono ogni giorno la loro guerra per la sopravvivenza: il Premio Giornalistico internazionale Marco Luchetta taglia il traguardo della sua 15^ edizionee anche quest’anno si fa portavoce delle vicende più scottanti legate all’infanzia violata nel mondo, con sguardo attento ai contesti di marginalità del nostro Paese. Lo dimostrano i due reportage vincitori realizzati da Italia1 – “Le Iene” e dal quotidiano La Sicilia: il primo, firmato da Marco Fubini e Nadia Toffa, ha filmato e intervistato bambini e giovani disposti ogni giorno a prostituirsi per pochi soldi nella zona dello stadio di Bari; e l’altro, a cura di Carmelo Riccotti La Rocca e Martina Chessari, ha raccontato i “figli del caporalato“: centinaia di bambini invisibili ammassati nella fascia trasformata del ragusano. Insieme a loro Andrea Oskari Rossini vinceil Premio Luchetta TV News 2018: nel suo servizio per la rubrica della RAI TGR Est-Ovest ha raccontato gli “orfani” della pace arrivati in Italia da Sarajevo. Nel luglio 1992, 46 bambini bosniaci provenienti dall’orfanotrofio “Ljubica Ivezic” di Sarajevo raggiungevano Milano per essere temporaneamente accolti in Italia fino a quando non sarebbe finita la guerra. Oggi alcuni di loro sono ancora alla ricerca delle famiglie d’origine. Nella sezione stampa internazionale vince Stephanie Hegarty di Bbc World Service che insieme a Vladimir Hernandez ha documentato, attraverso una graphic novel digitale la storia di Falmata e di come sia sopravvissuta in Nigeria mentre sempre più donne del suo Paese decidevano di suicidarsi. Infine Mohammed Badra vince per lo scatto pubblicato da The Guardian nella sezione fotografia, dedicata a Miran Hrovatin. Ha documentato l’impotenza delle Nazioni Unite contro l’Inferno sulla terra siriano, mentre Mosca introduceva cinque ore quotidiane di “Cessate il fuoco” per consentire ai civili di scappare attraverso corridoi umanitari. Sul palco del Politeama Rossetti di Trieste anche Vittorio Zucconi, vincitore del Premio Testimoni della Storia 2018 promosso dal Premio Luchetta con Crèdit Agricole Friuladria.

Il Premio Luchetta, istituito dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin e promosso in collaborazione con la Rai Radiotelevisione Italiana, festeggerà i suoi vincitori venerdì 25 maggio dalle 20.30 al Politeama Rossetti di Trieste in occasione della 15^ Serata I nostri Angeli, condotta dall’anchor tv Alessio Zucchini e come sempre ripresa da Rai1, che la trasmetterà integralmente venerdì 15 giugno per la regia di Andrea Apuzzo. I biglietti per assistere alla serata possono essere ritirati gratuitamente da martedì 22 maggio presso le biglietterie del Teatro Rossetti e del Ticket Point.

Anche quest’anno alla Giuria del Premio Luchetta sono pervenute centinaia di corrispondenze ricche di storie, immagini, sguardi. La serata “I nostri Angeli”, che si avvale anche del prezioso contributo di Unicef Italiaattraverso il suo portavoce Andrea Iacomini, accenderà i riflettori sulle realtà più drammatiche che coinvolgono i bambini, offrendo l’occasione di ripercorrere le corrispondenze premiate dai fronti caldi del mondo in un dialogo avvincente sull’attualità del nostro tempo. Sul palcoscenico de “I nostri Angeli” saliranno anche il presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Carlo Verna e il presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana Giuseppe Giulietti, a dimostrazione dell’intreccio forte fra informazione e sensibilizzazione sul tema dell’infanzia: perché il racconto giornalistico  è strumento prezioso per illuminare i contesti meno visibili delle periferie del mondo, e il Premio Luchetta si propone di valorizzare le testimonianze che arrivano da ogni latitudine del pianeta. News e approfondimenti si intrecceranno alla musica: quella degli artisti di riferimento come Brunori Sas, non solo reduce dalla Targa Tenco 2017 per “La Verità” e dal disco d’oro per «A casa tutto bene», il suo ultimo album di inediti accolto con unanime plauso da pubblico e critica, ma anche vincitore del Premio AmnestyInternational Italia 2018 per “L’uomo nero”, la canzone giudicata come il migliore brano dell’anno sui diritti umani. Con lui si esibirà al Premio Luchetta 2018 Raphael Gualazzi, Disco d’Oro 2017, autore e interprete di riferimento per brani come “L’estate di John Wayne”, contenuto nell’album “Love life peace”, un successo bissato dalla successiva raccolta “La fine del mondo” (2017).

La XV edizione del Premio Giornalistico Internazionale Marco Luchetta è organizzata dalla Prandi Comunicazione & Marketing con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, con la coorganizzazione del Comune di Trieste e il contributo di Crédit Agricole FriulAdria e Fincantieri. Hanno collaborato inoltre la Federazione Nazionale Stampa Italiana e il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Info: www.premioluchetta.it


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Il 9 maggio si celebra la Festa dell'Europa, ma anche la pace e l’unità in Europa.

La data è l’anniversario della storica dichiarazione di Robert Schuman (allora ministro degli Esteri francese) che nel 1950 (appena cinque anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale) diede l'avvio al processo di unificazione europea esponendo la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica avente dimensione, appunto, europea. La sua ambizione era quella di creare un'istituzione europea che avrebbe messo in comune e gestito la produzione del carbone e dell'acciaio. Il trattato, che dava vita ad una simile istituzione, fu firmato appena un anno dopo. La proposta di Schuman, pertanto, è considerata l'atto di nascita di quella che oggi è l'Unione europea.

Che cosa è successo dopo?

Il trattato è entrato in vigore l’anno successivo. I sei paesi fondatori (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) hanno approfondito la loro integrazione economica con l’istituzione della Comunità Economica Europea attraverso la firma del Trattato di Roma avvenuto nel 1958.

L’atto europeo del 1985 ha fissato l’obiettivo di creare un unico mercato comune, mentre il Trattato di Maastricht del 1992 ha visto la nascita dell’Unione europea, inizialmente con 12 paesi, impostando il percorso verso l’unione economica e monetaria.

I risultati raggiunti dalla Comunità e poi dall'Unione in questo non breve cammino sono il frutto delle scelte coraggiose dei Padri fondatori, ma anche delle decisioni prese nel corso dei decenni da statisti lungimiranti che hanno saputo seguire le loro orme.

“Quel che hai ereditato dai padri conquistalo per possederlo”. Questa riflessione di Goethe dovrebbe rappresentare un’esortazione per chi ha la responsabilità di adoperarsi al rafforzamento di un edificio vacillante. Di questi tempi si nota un’Europa che sembra debole. Emerge la necessità di porre mano ad un progetto organico di riforma dei Trattati, capace di indicare la strada da seguire a cittadini sempre più sfiduciati.

Appena un anno ci separa dalle elezioni europee. Non sarà il solito appuntamento elettorale. Per rinvigorire i progetti c’è bisogno di nuove sinergie. Indifferibile la necessità di “rilanciare l’Unione europea contro populismi e nazionalismi”.

C’è anche da dire che da parte delle Istituzioni si nota anche un senso di ritrosia a mettere in evidenza i festeggiamenti. Forse perché oggi il progetto europeo si trova ad affrontare delle grandi sfide: dalle migrazioni alla sicurezza, dai problemi dell’economia alla crescita dell’euroscetticismo in alcuni paesi membri.

Tanta strada è stata fatta ma altrettanta c’è ancora da fare. Per quanto a volte sia bistrattata l’Europa, oltre che un continente, è un modo di pensare che affonda le radici sin dalla prima metà del XX secolo e che è stata fondata su valori insostituibili come l’uguaglianza, la libertà, la dignità e la solidarietà.

La Festa dell’Europa si rivela, dunque, come una grande occasione per organizzare attività che possano avvicinare l’Europa ai suoi cittadini e i popoli dell’Unione fra loro. 

Giuseppe Nativo


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Ragusa, 30 Marzo 2018 – Ci sono occasioni che non capitano spesso nella vita e quella di realizzare una mostra negli Emirati Arabi forse è più unica che rara. Ma la fotografa Tiziana Blanco è una di quelle a cui tutto questo sta capitando come in un bel sogno che diventa realtà. Lei, infatti, è stata invitata a partecipare al ''Sharjah Heritage Days'' con una sua mostra personale sul patrimonio islamico in Sicilia, ‘Arab Heritage in Sicily’'. 

La mostra si terrà dal 3 al 22 aprile a Sharjah che è la capitale di uno dei sette Emirati Arabi Uniti, a mezz'ora da Dubai. Tiziana Blanco esporrà 22 immagini, un reportage che ha realizzato in questi mesi in tutta la Sicilia alla ricerca di testimonianze arabe nella nostra regione tra il IX ed il XII secolo. Tra le città fotografate ci sono Caltagirone, Noto, Montalbano Elicona (Messina), Palermo, dove la fotografa ha trovato numerosissime testimonianze e dove non è esclusa una sua futura esposizione. 

La mostra ‘Arab Heritage in Sicily’ fa parte di un progetto diretto da Ray Bondin per la valorizzazione del patrimonio arabo in Sicilia appunto. Ricordiamo che Ray Bondin da più di un anno è il consulente del Governo di Sharjah per il Patrimonio Mondiale, ed ha appena presentato la prima nomination per il riconoscimento dall'Unesco. Più di 70 paesi saranno presenti a questa fiera internazionale che dura quattro settimane e si terrà entro le mura del centro storico di Sharjah. Si stima che più di 400.000 persone visiteranno la fiera.

Il prossimo obbiettivo sarà quello di una mostra itinerante in tutta la Sicilia, su cui la fotografa sta già lavorando.

Molti ricorderanno la presenza della fotografa Tiziana Blanco a Ragusa dal 2005 al 2014 durante la sua collaborazione al Giornale di Sicilia e non solo. 

Tiziana è stata fotografa di scena del film di Beppe Cino, “Quell’estate Felice” girato interamente ad Ibla e provincia, realizzando poi un paio di mostre su quegli scatti di cui una a Ragusa sui ritratti di donna includendo donne comuni e attrici. Tiziana Blanco ha studiato fotografia allo IED (Istituto Europeo Design) di Roma dall’ ’89 al ’91, ricoprendo anche il ruolo di fotoreporter per vent'anni. 

La sua collaborazione di fotografa al Giornale di Sicilia è cominciata già a Siracusa, sua città natale e di residenza, dove ha lavorato anche per enti pubblici come il Comune e la Provincia. 

Già nel 2013 a Venezia, Tiziana Blanco ha avuto modo di farsi conoscere a livello internazionale partecipando ad una mostra dove è stata l'unica artista siciliana su 35 artisti stranieri che venivano prevalentemente dall'America e dalla Francia. Attualmente si occupa di eventi che hanno a che fare con la valorizzazione della Sicilia. 

Il settore turistico così come la comunicazione sono i suoi interessi principali. Molti siti internet si affidano alle sue foto per fare bella mostra di sé sul web.

 

Giovannella Galliano


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Ragusa, 22 marzo 2018 – “Ancora una volta in Africa”! 

È il diario di viaggio di Giuseppe Cugno Garrano, ex dirigente scolastico in pensione,  che ha dedicato gran parte della sua vita alla costruzione di scuole in Africa per portare solidarietà ed istruzione con l’aiuto dell’Associazione “Aiutiamoli a crescere”. Giuseppe Cugno è stato per tanti anni in Congo ma questo suo ennesimo viaggio l’ha visto in Camerun per inaugurare un’aula presso L’école Publique Primaire De Karewa.  

Giuseppe Cugno ha vissuto a contatto con i bambini che andavano a piedi e scalzi nella scuola di questo villaggio in Camerun. 

È rimasto sorpreso dalla loro voglia di imparare pur non possedendo libri, quaderni e altro corredo scolastico se non una piccola lavagnetta. I loro sorrisi sono rimasti nella sua mente come una cartolina  da inviare al mondo. Nel suo racconto traspare la sua gioia che lo spinge sempre più ad “aiutare a crescere “ questi bambini. La costruzione di questa nuova aula deve dire grazie ai fondi raccolti da: DIOCESI di RAGUSA, ARGO SOFTWARE (materiale didattico): D.D. “Mariele Ventre” e I.C. Vann’Antò” di Ragusa, I.C. “Psaumide” di Santacroce Camerina, l.C. “Leonardo da Vinci” di Ispica.

Giovannella Galliano

 


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Sabato, 23 Dicembre 2017 – Giovedì 28 dicembre alle ore 18.00 nella prestigiosa cornice di Palazzo Spadaro a Scicli torna l’appuntamento con Cibo e Medicina. Fra antichi rimedi e ricette popolari, il ciclo di incontri ideato e realizzato dall’Associazione Culturale Tanit Scicli, che prende spunto dalla collaborazione fra i membri dell’associazione sciclitana e la famiglia Cartia.

Questa volta a Cibo e Medicina sarà discusso in tutti i suoi aspetti il cacao, relazionato a fondo dai membri di Tanit Scicli e dal Dottor Cartia in tutti i suoi usi attraverso la storia, la botanica, l’agronomia, la farmacopea e la gastronomia, passando anche per la cultura e l’economia. Un percorso che non mancherà di coinvolgere e appassionare il pubblico, guidandolo tra i filari del rapporto fra uomo e cacao attraverso i secoli.

Poi, come sempre, la degustazione a tema completerà il viaggio alla scoperta del cacao e del suo figlio principe, il cioccolato.

 

Per informazioni e prenotazioni: Associazione Culturale Tanit Scicli – 338 8614973 ; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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Sandro Pace racconta gli arancini ai francesi:  le sorprese di essere uno chef dello street food ibleo

  

Ragusa, 1 Dicembre 2017 – Non capita tutti i giorni di trovare un articolo su di sé sul quotidiano britannico “The Guardian” ed essere scelto dall’ambasciatrice dell’enogastronomia a Parigi, Alessandra Pierini, per uno Show cooking tutto siciliano, ovvero una performance live sull’arancina. 

L’evento si è svolto alla Galleria d’Arte “Le Purgatoire” nella capitale francese  alla presenza di circa 2500 persone.  Allo chef Sandro Pace di “Cantunera”, bottega street food a Comiso e a Ragusa Ibla è successo tutto questo nella festa tutta siciliana organizzata da Alessandra Pierini, titolare tra l’altro della nota bottega  enogastronomica a Parigi, “ RAP”.   

Sandro Pace,  affermato chef ibleo  dello street food con particolare riferimento ai sui cavalli di battaglia, ovvero le arancine ed i cannoli,  ha portato con sé parte del suo staff, tra cui Andrea e Francesco,  per  tenere una lezione live su  come fare le arancine. Solo i  primi 20 ad entrare in Galleria avrebbero avuto diritto ad indossare il  grembiule per seguire passo passo la ricetta e le curiosità dettate dallo chef Sandro ma in realtà, vista la grande affluenza di partecipanti fin dal mattino, alla fine gli allievi sono stati 80. 

La galleria “Le Purgatoire”, situata tra l’altro a Parigi in via del Paradiso, prima di sera ha accolto più di 2500 persone che tra assaggi e  contest lezione hanno potuto gustare le prelibate arancine di Sandro Pace. Lo chef aveva già spedito a Parigi tutto il materiale il giorno prima tra cui gli ingredienti nostrani di cui si fregiano i suoi prodotti culinari permettendogli di  realizzare tre tipologie di arancine: quelle al ragù di Fassona della Maremma laziale, quelle al coniglio alla cacciatora e quelle alla Norma. 

La ciliegina sulla torta per i parigini è stata rappresentata  dalla tipica “Mitilugghia”, pasta fritta aromatizzata all’origano fatta con la farina del mulino Soprano; è seguito anche un corso sui biscotti di mandorla ed i cannoli che sono stati riempiti al momento con la nostra ricotta vaccina. Una serata in cui i partecipanti, di cui alcuni italiani residenti a Parigi da tanto, hanno avuto modo non solo di imparare  la tecnica e la manualità necessaria per la realizzazione delle arancine ma anche di affinare il gusto con la peculiarità  e la ricercatezza degli ingredienti, rigorosamente distintivi del nostro territorio. L’ampiezza di questo fenomeno alimentare, qual è lo street food,  pone in primo piano, infatti,  l’identificazione di un territorio e della tradizione quale volano  di  diffusione della cultura di un popolo.  E non a caso giornalmente l’interesse da parte dei nostri turisti è concentrato soprattutto all’enogastronomia. 

Lo dimostra il fatto che alcuni inglesi, soffermandosi a gustare le prelibatezze dello chef Sandro Pace hanno parlato bene di lui in terra britannica tanto da far spostare da Londra a Comiso alcuni giornalisti del quotidiano “The Guardian” che hanno dedicato al nostro chef una bella pagina di costume alimentare tutto ibleo, raccontando la sua passione nata già ad 11 anni come garzone di un noto bar e poi sfociata da 5 anni nella bottega “Cantunera

«La mia passione per l’enogastronomia e pasticceria siciliana vuol essere anche un modo di voler riscattare un territorio - ha detto Sandro Pace - attraverso la nostra vera ed autentica identità. A me non importa trovare ricette ricercate e nuove, a me interessa raccontare la tradizione. 

Le manifestazioni di stima da parte di clienti autoctoni e stranieri in questi anni di attività mi hanno spinto sempre più a dare il meglio ed essere scelto da una ambasciatrice dell’enogastronomia italiana a Parigi, Alessandra Pierini, per uno show cooking,  per me è stato un grande onore. L’arancino - continua lo chef Sandro con un pizzico di poesia - è il simbolo dell’amore delle nostre nonne che portavano ai loro mariti un po’ di carne tra i campi dentro questo involucro. Con tanto amore in cucina la donna di allora lo panava e lo friggeva per darle un sapore ancora più accattivante. E tutto questo senza amore penso che non poteva essere realizzato».

 Il sogno dello chef Sandro Pace è anche quello di vedere tutte le maestranze locali lavorare in sinergia per portare avanti il territorio siciliano, troppe volte bistrattato e noto fuori dai confini italiani per la cronaca che ha impresso all’isola quel marchio infame di tanti anni di mafia e non certo per l’aspetto antropologico della sua cucina che, per contro e alla luce dei risultati, ne attesterebbe la sua vera connotazione etnica ed identitaria.

 

Giovannella Galliano


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Con lo slogan ‘Vivila tutta la tua vita, anche nella malattia’, torna la ‘Giornata di San Martino’ dedicata alle cure palliative. Sabato 11 novembre gli operatori dell’associazione SAMOT Ragusa onlus saranno presenti nelle principali farmacie di Ragusa, Siracusa e Trapani

 

Ragusa, 10 November 2017 – Un appuntamento che si ripete di anno in anno per ribadire il diritto di ogni essere umano a vivere la propria vita, sempre e comunque. Con lo slogan “Vivila tutta la tua vita, anche nella malattia”, sabato 11 novembre ritorna la Giornata di San Martino, l’iniziativa promossa sin dal 2000 dalla Federazione italiana di cure palliative e dedicata ai diritti dei malati terminali. Quest’anno la Federazione, coinvolgendo le sue sedi sparse su tutto il territorio, vuole colorare le piazze di arancione e fare un selfie gigante, da condividere in rete con l’hashtag #vivilatutta, per sensibilizzare l'Italia intera sul diritto alle cure palliative.

Anche “Samot Ragusa Onlus”, associazione impegnata da oltre 20 anni sul territorio siciliano nell’assistenza ai malati terminali, aderisce all’iniziativa: durante la giornata di sabato gli operatori Samot Ragusa saranno infatti presenti nelle principali farmacie delle tre province siciliane in cui l’associazione è presente, Ragusa, Siracusa e Trapani, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle cure palliative ed offrire le corrette informazioni ed assistenza ai pazienti in fase avanzata di malattia e supporto alle loro famiglie. 

L’iniziativa della Fedcp ricorre proprio in occasione della festa di San Martino, il santo che secondo la leggenda tagliò a metà il suo mantello per coprire un vecchietto sfinito dalla stanchezza e dal freddo. Dopo quest’atto di generosità e solidarietà, racconta il mito, il tempo mutò, il cielo si schiarì e il freddo cessò, lasciando spazio ad un’aria più mite, l’Estate di San Martino appunto. Dal termine mantello, pallium in latino, deriva “palliative”: le cure che come un mantello avvolgono il paziente, lo proteggono e lo difendono.

 

Gli operatori di Samot Ragusa Onlus saranno presenti domani nelle seguenti farmacie:

 

provincia di Ragusa: 

- Farmacia Occhipinti, c.so Vittorio Veneto 751, Ragusa; orari 9.30 - 12.30;

- Farmacia Sciveres, via Archimede 228, Ragusa; orari 9.00 - 13:00;

- Farmacia Roccasalva Dott.ssa Sabina, Via Nazionale 308, Modica; 

- Farmacia Guastella; stradale Forcone n. 58, Vittoria;

- Farmacia Cali’, via G. Garibaldi 30, Vittoria; orari 09.30 - 13.00.

 

provincia di Siracusa:

- Farmacia Lombardo, Via Garibaldi 130, Palazzolo Acreide, SR

 

provincia di Trapani:

- Farmacia Centrale Garaffa, via Giovan Battista 119, Trapani; orari 11.00 – 13.00;

- Farmacia Dott. Biagio Gallo, via Fardella 340, Trapani; orari 16.00 – 18.00;

- Farmacia Occhipinti, Corso Italia 65, Trapani; orari 11.00 – 13.00;

- Farmacia De Stefano, Piazza Europa 41, Favignana, TP; orari 9.00 – 11.00;

- Farmacia Grimaudo, via Salemi 185, Mazara del Vallo, TP; orari 10.00 – 13.00;

- Farmacia Parisi, via Cavour 45, Campobello di Mazara, TP; orari 9.30 – 11.30;

- Farmacia Polizzotti, Piazza Matteotti 13, Marsala, TP; orari 10.00 – 12.00 /16.00 – 18.00;

- Farmacia Giorlando Via Francesco Crispi, Alcamo TP; orari 11.00 – 13.00.


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Ragusa, 23 ottobre 2017 – Si è svolta a Modica, a Villa Cascino, dal 21 al 22 ottobre 2017 la manifestazione del 60° JOTA (JOTI) organizzata dagli Scout (Agesci) a livello internazionale per consentire ai ragazzi Scout di tutto il mondo di comunicare e prendere contatto con i mezzi di comunicazione, in particolare radiocomunicazioni HF, più adatte a questo scopo e, da alcuni anni, anche comunicazioni via Internet.

Ancora una volta ARI Ragusa ha collaborato mettendo a disposizione dei gruppi Scout attrezzature, antenne e radiotrasmettitori e naturalmente l’opera di radioamatori. Due degli operatori che hanno partecipato (tra cui il segretario della sezione, Vincenzo Licitra IT9DQC) sono anche Scout: Corrado Terranova IT9ZEO e Maurizio Pisana (IT9XID), perciò è stata massima la sinergia che ha consentito di spiegare ai ragazzi il funzionamento generale delle reti di radiocomunicazioni e li ha coinvolti e appassionati, ancora una volta, alle trasmissioni, che loro stessi hanno potuto sperimentare con impegno e passione e con molta dedizione.

È stato approntato un set di attrezzature da campo con base operativa in una tenda che ha consentito anche di dimostrare come con mezzi semplici si possano ottenere risultati importanti senza spendere "capitali" umani e finanziari e raggiungere corrispondenti da ogni parte del mondo con enormi soddisfazioni e grande divertimento.

Un’esperienza formativa molto utile per tutti, ma anche una grande occasione di solidarietà e socialità che ha unito i ragazzi iblei da Modica a vari paesi del mondo collegati: Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, e tanti altri “country” (Paesi).

Insegnare è anche a propria volta imparare, per questo ringrazio i Capi Scout e gli organizzatori (e non solo perché hanno inviato la simpatica e gentile lettera che pubblichiamo di seguito), in particolare Marisa Scivoletto, Pietro Tona e lo stesso Corrado Terranova che hanno consentito ai nostri Enzo Licitra, Giuseppe Fede, Angelo Strazzeri, Salvo Barone, Maurizio Pisana e a me stesso (a nome di tutti i radioamatori iblei e i soci ARI in particolare) di poter donare ai ragazzi questi momenti istruttivi ma anche amichevoli e di crescita intellettuale e personale.

Ad majora, AGESCI! Al prossimo JOTA!

 

Salvo Micciché (IT9CLU), presidente pro tempore ARI Ragusa

 

 

***

Il testo della lettera inviata da AGESCI alla sezione ARI di Ragusa in merito a JOTA 2017

 

Gentile Presidente,

Le esprimiamo, a nome di tutto il gruppo scout AGESCI Modica 1, vivo ringraziamento per l’organizzazione ed il supporto tecnico/logistico fornito dai Vs Radioamatori presso Villa Cascino a Modica in occasione del 60° JOTA.

Grazie alla professionalità ed alla disponibilità di:

 

Vincenzo Licitra IT9DQC, 

Angelo Strazzeri IT9CCR, 

Salvo Barone IT9ABO, 

Giuseppe Fede IT9KFA,

Corrado Terranova IT9ZEO, 

Maurizio Pisana IT9XID.

 

Grazie a loro i ragazzi hanno potuto apprendere i principi del funzionamento della radio, sperimentare i collegamenti con le altre postazioni JOTA ed ascoltare con grande emozione la voce dell’astronauta Paolo Nespoli direttamente dalla Stazione Spaziale Internazionale.

 

Certi che nel prossimo futuro potranno realizzarsi ulteriori e proficue collaborazioni porgiamo cordiali saluti.

 

 

I Capi Gruppo Pietro Tona e Marisa Scivoletto

 


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L’artista espone  con “Atemporale” fino al 3 giugno

 

Ragusa, 18 maggio 2018 – A Palazzo Zacco la mostra del maestro Franco Fratantonio “Atemporale”, un’antologica che inizia dal 1987 ad oggi.

Acquerelli, oli e pastelli in cui è possibile individuare l’evoluzione artistica di Franco Fratantonio sia per i temi trattati che per la tecnica usata piuttosto che il colore. Alcune opere dell’esordio al liceo artistico e all’Accademia di Brera aprono il percorso antologico di questa mostra il cui percorso visivo, però,  comincia dagli ammezzati di palazzo Zacco in cui è possibile assistere a dei video che faranno parte poi di alcune opere dell’artista. Nei saloni principali il percorso detta gli anni artistici di Fratantonio.

Si inizia con la prima sala: Qui opere espressioniste, dove l’artista è all’interno dello studio e opera con una riflessione sull’uomo, riflessioni anche sui contenuti dei giornali, sulla lettura (Guerra nei Balcani per esempio). Temi esistenziali che portano a riflettere sulla condizione di vita dell’uomo, legati molto alla gioventù.

Poi l’antologica conduce il fruitore in un’altra sala in cui è evidente che l’artista “esce fuori” e incomincia a vedere la realtà che lo circonda: il paesaggio urbano, espresso però con il colore, con rappresentazioni di alberi ( opera “DUE” per esempio) in cui si nota l’alternanza della luce.  Si attraversano le sale e si incontra un altro tema caro all’artista: il tema dell’armadio in cui si notano le due linee che si incrociano e quindi evidente è la simbologia della croce.

“Gli armadi fanno parte della nostra tradizione cristiana – ha detto Fratantonio –  qui vediamo l’orizzonte( linea femminile)  e la verticalità ( linea maschile) quindi la genesi della vita.”

Il percorso artistico di Fratantonio con gli anni pone la sua attenzione  sulla parola che entra dentro l’immagine ed è  qui che si inserisce l’opera della  casa con la poesia di Quasimodo “Ed è subito sera”. È un linguaggio estratto dalla poesia.

Tra le opere inedite si notano quelle sulla casa, in particolare “La croce cosmica”, con cui l’artista ha vinto il Premio di pittura all’Accademia. Ci imbattiamo poi in un altro tema caro all’artista, ovvero il tema dell’occhio che esce fuori da una esperienza spirituale vissuta in aereo di ritorno da Milano. 

Tutto il tema verrà infatti svolto dall’artista in varie opere tra cui quella della genesi. Il tema della poesia nell’opera, che l’ha accompagnato fin dagli inizi degli anni 2000, segna anche il ritorno dell’artista da Milano a Modica. Sono opere che portano i titoli di “Acqua chiusa”, “Uguale raggio”, “Ed è subito sera” ed alte poesie note. È qui che notiamo come è la parola che entra nello spazio pittorico e diventa parte integrante dell’opera. Segue il periodo dei frame, tratti dal film “Caos” dei fratelli Taviani, in cui la scena della giara è vista in tre sequenze; poi alcune opere i cui frame sono ricavati da video realizzati dallo stesso artista: uno è sulla poesia di Riccardo Emmolo , “Pozzo Paradiso” di cui Fratantonio ha  ricavato delle bellissime immagini. Dal video “Salvataggio” le sequenze per altre opere che hanno riscosso parecchi premi e consensi della critica; Ossidiana, invece,  è  dedicato al poeta Ruccio Carbone, nativo di Lipari,  di cui l’Artista ha realizzato un video e ricavato altri frame in pittura. È evidente che dal dato tecnico e innovativo, che è il video, poi Fratantonio ritorna a fare l’artista con i suoi pennelli e con i suoi colori. Nell’arte di Fratantonio anche le opere dedicate alla famiglia hanno un tocco particolare che le caratterizza fra tutte: la “Maternità”, per esempio, presa dalla Pala di San Cassiano di Antonello da Messina, raffigura la moglie e la figlia, soggetti principali e modelli, su un pattino in riva al mare. Il tutto incastonato in una pala per consacrarne la sacralità.  

All’ultimo periodo appartengono le cosiddette “Visioni” le cui opere di un anno sono tutte numerate e lo stesso quelle dell’anno successivo ma tutte portano lo stesso titolo, appunto “Visioni”. Il percorso si chiude con “Atemporale 01”, un autoritratto dell’artista piccolo su un cavallo a dondolo. “Un’opera premonitrice - ha detto- l’artista- In questa immagine c’è scritta tutta la mia storia. L’immagine rivolge lo sguardo verso il fruitore, la mano protesa come un cavaliere vero e altri particolari che rimandano alla mia vita”.

E il curatore della mostra, il critico d’arte Andrea Guastella, ha dedicato bellissime pagine alle opere di Fratantonio concludendo i suoi scritti così: “Sin dai primi lavori, contaminazioni di astrattismo e figura sulle orme di Mondrian e di Kandinskij, l’arte di Franco è, per l’appunto, l’impresa impossibile di chi cerca di racchiudere il mare in uno specchio, il cielo in una stanza, il verde di un prato nel grigiore di un soggiorno. Una terra promessa si apre all’orizzonte, c’è un porto sepolto che ci attende e un raggio di sole si appresta a trafiggerci sul cuore della terra. Nei mari e nei cieli di Franco Fratantonio la chiave per trovarli”.

Giovannella Galliano

***

La mostra rimarrà aperta fino al 3 giugno 2018 negli orari di apertura del museo, Civica Raccolta “C. Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa.


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Fino al 16 maggio, con il patrocinio del Comune di Ragusa e del Centro Studi “Feliciano Rossitto”, sarà possibile visitare presso l’auditorium San Vincenzo Ferreri, a Ragusa Ibla, la collettiva di pittura, scultura e fotografia, “Ognuno a proprio modo”, organizzata dall’associazione culturale “Rosso Cobalto”.

Ad esporre le proprie opere Nuccio Battaglia, Maurizio Barone, Anna Bufardeci, Gianni Campo, Fiorella Cappello, Pina Gurrieri, Salvatore Licitra, Karina Lukasik e Pietro Maltese.

Alla serata inaugurale della collettiva è intervenuto lo scrittore, poeta e critico letterario, Giovanni Occhipinti che ci ha trasmesso le sue riflessioni.

Pertanto, ospitiamo, qui di seguito, con piacere, il testo del suo intervento che è stato molto apprezzato dal folto pubblico presente all’iniziativa.

 

Breve discorso in margine alla collettiva di “Rosso Cobalto”

La teoria e la prassi 

Un Collettivo di ricerca in Collettiva! Una Collettiva di amici (Auditorium S. Vincenzo Ferreri – Ibla) che intende sprovincializzare la Provincia, scuotendola dal torpore che tende a isolarla dai fermenti culturali dei grandi centri d'Arte, soprattutto dell’Italia del Nord.

La Collettiva ha una sua complessità dovuta all’insieme dei linguaggi intrinseci alla struttura fondamentale di un’opera ovvero di un’espressione artistica: la pittura, la scultura, la fotografia: tre momenti creativi tra loro diversi, che hanno come protagonista l'occhio ispirato dall'intelligenza creativa della nostra mente. Questi tre generi riprendono o reinventano aspetti della realtà, dandole un volto e un'espressione inusuali ed eloquenti, che riguardano la poetica. L'immagine, infatti, come espressione di un momento creativo significa, ovvero ha un significato, coinvolgendo il pensiero e il giudizio estetico e critico.

Dall'immagine nasce la Poesia, che è a sua volta il luogo delle immagini e dei concetti; viceversa, dalla Poesia nascono le immagini pittoriche ispiratrici anche delle forme e dei volumi, cioè della scultura.

In questo contesto ci sarebbe stata bene una lettura di Poesia, per celebrare ed esaltare il fascino della poetica dell'immagine e a dimostrazione che ciò che è creativo appartiene alle sfere alte dell'Arte, la quale affina lo spirito e sollecita la mente a reinventare realtà che noi possediamo e dalle quali prendiamo coscienza nel momento in cui siamo riusciti a esprimerle.

L'augurio che rivolgiamo agli Autori è che possano continuare ad approfondire e arricchire le immagini attraverso l'eloquenza espressiva delle forme e della scelta cromatica.

La tavolozza è sempre in grado di rendere suggestive le tele attraverso l'uso sapiente dei colori, così come l'occhio dell'artista sa valutare forme e volumi, tensioni e movimenti, animando oggetti e figure.

Non diversamente accade all'obbiettivo, allorché ricerca forme e colori grazie alla complicità che stabilisce l'artefice, tra questo e il proprio occhio, nell'attimo in cui trasmette le proprie percezioni-emozioni particolari di un paesaggio o di una figura umana o di un oggetto. A questo punto, la soggettività dell'autore si rivela attraverso la discesa nel proprio inconscio e ne rappresenta, talora, i segni e le tracce.

Insomma, una mostra d'Arte è sempre definibile come esplorazione-esposizione delle aree concettuali.

Nel nostro caso, qui e ora, il discorso vale per tutti gli Autori della Collettiva: da Nuccio Battaglia a Pietro Maltese, passando per Maurizio Barone, Anna Bufardeci, Gianni Campo, Fiorella Cappello, Pina Gurrieri, Salvatore Licitra, Karina Lukasik, ai quali auguro una lunga e proficua attività.

Stesso augurio rivolgo al Centro Studi “Feliciano Rossitto”, che ha patrocinato la mostra e al suo Presidente onorevole Giorgio Chessari, da sempre custodi dei valori dell'Arte, della Letteratura, della Storia, della Scienza. 

Giovanni Occhipinti


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Moro e la politica. Moro e l’eterno conflitto tra politica e giustizia. Moro e i suoi studenti. Potremmo continuare all’infinito. Non pochi gli articoli, ma anche i libri, pubblicati in questi anni e, da ultimo, la docufiction pianificata in questi giorni sulla Rai per far rivivere il volto “inedito” dello statista, giurista e docente universitario. Fiumi di inchiostro per dare testimonianza del suo impegno civile e politico. La lettura dei testi va certamente suggerito per quanti vogliano conoscere la parabola dell’uomo, come studioso e come politico che attraversò da protagonista la nostra Repubblica nei suoi primi intensi trentadue anni, dall’Assemblea Costituente ai giorni del sequestro e assassinio maturati quarant’anni fa.

Ciò che dà una patina speciale, quasi a conferire delle vibrazioni originali alla figura di Aldo Moro, è il contributo giornalistico del professore Piero Vernuccio (direttore responsabile del mensile modicano “Dialogo”). Articolo che pubblichiamo con piacere perché non ha nulla a che vedere con le tristi vicende di quegli anni plumbei della nostra Italia ma che riguardano lo stesso la figura di Aldo Moro, come uomo.

 

Aldo Moro, l’uomo

Consultando le varie testate cartacee, ma anche on line, in queste settimane abbiamo notato la presenza di non pochi articoli che vanno a ripercorrere le vicende del cosiddetto “caso Moro”. A distanza di ben quarant’anni (il rapimento da parte delle Brigate Rosse avvenne il 16 marzo 1978 e l’uccisione il 9 maggio) permangono tuttora parecchie zone d’ombra e vistose contraddizioni sullo svolgersi dei fatti. La Magistratura ha concluso il proprio compito. Resta tuttora il silenzio di qualcuno che potrebbe nascondere particolari importanti per l’emergere della piena verità di quei momenti scolpiti nella storia.

Quanto andiamo a proporre non aggiunge nulla a quegli avvenimenti, per il semplice fatto che – pur includendo la figura dell’onorevole Aldo Moro - tratta d’altro.

Cinquant’anni or sono (siamo nel 1968) era operativo il Collegio universitario per gli studenti iscritti alla Facoltà di Sociologia di Trento. La Provincia di Trento aveva ristrutturato la storica Villa Tambosi (in cui è ubicato un edificio di linee classicheggianti eretto alla fine del Settecento, oggi sede del Centro di fisica nucleare teorica) sulle alture della città, ai piedi di Villazzano, e l’aveva destinata a convitto per ospiti di sesso maschile, garantendo un’eccellente organizzazione dei servizi di vitto ed alloggio.

Tra gli studenti presenti c’era un giovane (non è il caso di citarne le esatte generalità, né il Comune di residenza) proveniente dall’area territoriale ove Moro era cresciuto politicamente tra le fila della Democrazia Cristiana ed eletto per la prima volta deputato al Parlamento nel 1948. Da quella data, com’è noto, la carriera politica di Aldo Moro fu celere e fulgida, al punto da assurgere ai vertici delle cariche nazionali del Partito.

Agli inizi di ogni mese, puntuale, giungeva presso la portineria del Collegio un vaglia postale – recante un breve messaggio - indirizzato al giovane citato, il quale all’indomani si recava presso l’Ufficio postale al fine di riscuoterlo. Si verificò una volta che il vaglia fu lasciato, per dimenticanza, all’interno della camera sul tavolo di studio. Le camere, in gran parte, non erano singole e ciò permise che il vaglia, per l’importo di 50 mila lire, venisse notato da altri studenti convittori. Con clamore fu constatato che proveniva dall’onorevole Aldo Moro.

In un ambiente studentesco, che in quegli anni non era di certo filo-democristiano, si parlò diffusamente della “scoperta”, ma con il dovuto rispetto verso l’intestatario. Si trattava di un giovane molto cordiale e ben stimato, dedito tanto allo studio da collezionare, sul libretto e per ogni esame sostenuto, tanti “trenta” (o “trenta e lode”). Negli anni di corso godette sempre del cosiddetto presalario e, quindi, senza sborsare alcunché per la presenza all’interno del Collegio. Era, però, di salute piuttosto cagionevole (nonostante la giovane età, presentava problemi di cuore e faceva uso quotidiano di una pillola), mostrava emotività e si comportava come se avesse timore di tutto.

Si intuiva che la famiglia di provenienza (la madre era rimasta vedova) non godeva di un reddito sufficiente per mantenere un figlio agli studi universitari e, d’altronde, il figlio si comportava di conseguenza, senza alcun vizio o stravaganza. Quel vaglia mensile era quindi utilizzato per l’acquisto di testi, per spese di trasporto e per sostenere le piccole quotidiane spese.

Per quel vaglia postale, nessuno poté, oppure volle, indagare se provenisse da fondi personali dell’onorevole Moro, oppure da prelevamenti di fondi del Partito (o da altri fondi: in quegli anni Moro fu presidente del Consiglio in governi di centro-sinistra). I giudizi – come spesso accade – si spartirono in due schiere: chi in difesa di un comportamento caritatevole, chi nell’accusa di un comportamento clientelare.

Il giovane studente, interpellato dai colleghi convittori circa la provenienza di quel vaglia, ammise in tutta innocenza che veniva inviato dalla segreteria dell’onorevole. Nessuno gli chiese mai le motivazioni di tale “contributo”, ossia dei rapporti che l’onorevole Moro aveva con il giovane studente o con la famiglia. 

Piero Vernuccio


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Convegno al Centro Studi Feliciano Rossitto

Ragusa, 10 – 11 - 12 maggio 2018

 

«Il dottor Marx è […] è giovanissimo (avrà al massimo ventiquattr’anni),

ma darà il colpo di grazia alla religione e alla politica medievali.

Egli unisce alla più profonda serietà filosofica l’arguzia più tagliente.

Immagina Rousseau, Voltaire, Holbach, Lessing, Heine e Hegel

Uniti in una sola persona (e dico uniti, non messi insieme alla rinfusa),

e avrai Karl Marx.» 

(Moses Hess a Berthold Auerbach, Colonia, 2 settembre 1841) 

 

Una ‘tre giorni’ che si preannuncia ricca di spunti e di riflessioni, ma soprattutto di interventi programmati utili a fornire una dimensione storico-politica e filosofica più approfondita sulla figura del filosofo ed economista tedesco Karl Marx (1818-1883) a duecento anni dalla nascita. Ciò è quanto si prefigge il Centro studi “Feliciano Rossitto” che ha promosso ed organizzato un convegno di studi che si articolerà in tre giornate, da giovedì 10 a sabato 12 maggio, presso l’auditorium di via Ettore Maiorana impegnando su più fronti non pochi relatori.

L’apertura dei lavori prevede le relazioni introduttive di Giorgio Chessari (presidente del Centro Rossitto), Margherita Bassini (responsabile del Comitato scientifico Fondazione Luigi Longo, Alessandria), Salvatore Nicosia (presidente dell’Istituto Gramsci Siciliano, Palermo) e Sebastiano Tusa (assessore regionale ai Beni culturali). Tra i numerosi relatori, Peppe Scifo (segretario della CGIL-Camera del lavoro Territoriale di Ragusa), Rocco Agnone (già Provveditore agli studi di Ragusa); Giuseppe Barone (Università di Catania); Guglielmo Epifani (deputato); Achille Occhetto (politico e scrittore); Aldo Tortorella (direttore di Critica marxista).

«Karl Marx – spiega Giorgio Chessari – è oggi l’autore maggiormente citato al mondo. Questo dato di fatto esprime indubbiamente un interesse per il pensiero e l’opera dell’autore de “Il Capitale”. Nella ricorrenza del bicentenario della sua nascita ci è parso opportuno promuovere un convegno di studi per tentare di fare un bilancio storico critico della sua opera e di porre in luce le ragioni che ne fanno un autore di notevole importanza per la comprensione del mondo contemporaneo».

Cosa si propone il convegno? «Le tre giornate in cui si articolerà il convegno si propongono un intento di carattere scientifico, di ricerca, di studio e garantisce ovviamente ai partecipanti la piena libertà di esprimere il proprio pensiero».

Qual è l’attualità di Marx? «L’attualità di Marx è testimoniata anche dall’interesse filologico e scientifico con cui si guarda alla sua opera. Pertanto, il convegno dedicherà ampio spazio ad una ricognizione sullo stato di avanzamento del progetto di pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels». 

Giuseppe Nativo 

 

***

Apertura dei lavori

Giovedì 10 maggio 2018

Ore 9.30 – 13.00

Relazioni introduttive di

Giorgio Chessari (Presidente del Centro Studi “F. Rossitto”)

Margherita Bassini (Resp. del Comitato Scientifico Fondazione Luigi Longo, Alessandria)

Salvatore Nicosia (Presidente dell’Istituto Gramsci Siciliano, Palermo)

Sebastiano Tusa (Assessore Regionale ai Beni Culturali)

 

Seguiranno gli interventi programmati anche nelle ore pomeridiane

 

Relazioni sono previste nel corso della giornata di venerdì 11 maggio

Per sabato 12 maggio sono previsti ulteriori sei interventi con chiusura del convegno alle ore 13,00

 


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Ragusa, 18 aprile 2018 – Su un colle a circa 300 metri sul livello del mare, a metà strada tra i monti Sibillini e la riviera Adriatica, sorge l’antico borgo di Mogliano, in territorio maceratese, tra gli stupendi e rilassanti paesaggi collinari, rinomato non solo per i gustosi cibi dell’antica tradizione locale ma anche per la lavorazione artigianale del vimine con cui si realizzano cesti, mobili e arredi. 

In questi giorni tira aria “europea”: le alunne e gli alunni del locale Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” hanno dato il benvenuto, con canti e balli, a docenti provenienti da diversi Paesi europei (Irlanda, Polonia, Spagna, Grecia) partecipanti al progetto “Erasmus Plus”. Con loro è presente anche la Sicilia rappresentata dalla città Ragusa con l’Istituto Comprensivo “Berlinguer” (di cui è dirigente scolastico la dottoressa Ornella Campo). 

In terra maceratese il gruppo delle insegnanti ragusane è composto dalla referente Marinella Pitino, e da Maria Chessari, Concetta Ferma e Annamaria La Carrubba. 

Nel corso della manifestazione di accoglienza gli studenti hanno dato a loro e a tutti gli altri insegnanti il proprio benvenuto esibendosi in una performance consistente nell’esecuzione corale dell’Inno d’Italia seguito da quello europeo. Successivamente i docenti hanno visitato le scuole di Mogliano assistendo, nelle varie classi, a lezioni inerenti ai progetti culturali presentati nell’ambito di Erasmus e conversando in inglese con le scolaresche e con i colleghi, potendo ammirare anche i lavori svolti dagli alunni sulla tematica dei “mezzi di trasporto”.

Ricca di impegni l’agenda giornaliera che prevedeva, tra le altre cose, visite all’Abbadia di Fiastra, ai resti archeologici di Urbisaglia (l’antica Urbs Salvia romana), al Mastio e al porto di Ancona (particolarmente importante in tema di trasporti, dove sarà affrontato il tema “The role of the Port of Ancona as gateway for the Mediterranean Motorway of the Sea”), a Petriolo, ad alcune cantine e vinifici del posto e naturalmente ad alcune scuole locali partecipanti al progetto. Tutti gli incontri sono incentrati sul tema dei trasporti e dei mezzi di trasporto, dal “carretto siciliano” al veicolo del futuro…

Comune denominatore è da sottolineare, appunto, la lingua parlata, la moderna “lingua franca”, l’inglese, che permette a insegnanti e studenti delle varie nazioni partecipanti di scambiarsi idee ed esperienze senza barriere e preclusioni.

 

Le iniziative incluse nel programma fanno parte di una serie di attività e di un percorso che terrà impegnate le scuole per un biennio. La prima mobilità ha avuto luogo in Irlanda nel novembre 2017; la seconda mobilità è appunto questa di Mogliano; la terza si svolgerà in Polonia dall’1 al 4 giugno; la quarta vedrà la Sicilia (Ragusa) ospitare Erasmus dal 19 al 24 ottobre 2018. Ci sarà una quinta mobilità in Grecia ad aprile 2019 ed una in Spagna a giugno 2019.

 

Ma in che cosa consiste il progetto “Erasmus Plus”? 

«Il progetto, rivolto agli alunni di tutte le classi dell’istituto, – dice Marinella Pitino – vuole promuovere il concetto di cittadinanza globale e di cittadinanza multipla coniugando la conoscenza degli ambienti circostanti e le tradizioni locali su livelli europei e mondiali attraverso scambi linguistici e culturali riguardanti la tematica dei “trasporti”. Sostenere la costruzione dell’identità personale attraverso lo sviluppo del senso di appartenenza ad una medesima tradizione civile e culturale mondiale (“io cittadino del mondo”) mediante l’uso della lingua straniera fra studenti rappresenta una grande opportunità di crescita e di riflessione sui temi dello sviluppo sostenibile per i nostri piccoli alunni».

Si mettono in pratica nuove metodologie didattiche: «La partecipazione al progetto Erasmus e l’introduzione di moduli CLIL nella pratica didattica ordinaria inerenti alla tematica, – continua Pitino – favoriscono infatti la costruzione di conoscenze, abilità, valori e attitudini atti a costruire un mondo più inclusivo e attento alle scelte civiche (Service Learning and Citizenship)».

 

Cosa significa per voi insegnanti ragusani essere presenti a Mogliano insieme ad altri Paesi europei? 

«È fondamentale lo scambio di esperienze con le diverse realtà degli altri Paesi europei. – rispondono le docenti – Attraverso Erasmus plus si vuole mettere in evidenza, per quanto ci riguarda, il recupero dell’identità storica della nostra terra attraverso la riscoperta dei mezzi di trasporto, la ricerca delle tracce, delle carte e delle testimonianze che documentano l'esistenza delle strade e dei mezzi di comunicazione in un determinato territorio e in un determinato periodo della storia, consente di mettere insieme le risorse di molte discipline per restituire una visione globale e soddisfacente del territorio stesso anche in una prospettiva di promozione e sviluppo futuro». 

Tali conoscenze, infatti, – continuano Ferma, Chessari e La Carrubba – permetteranno agli studenti, nella seconda annualità del progetto di ipotizzare soluzioni alternative e più sostenibili utilizzando tematiche quali la green economy, le energie rinnovabili, la riqualificazione del terzo paesaggio e progettando veicoli innovativi (Robotica educativa) funzionali alla promozione dello sviluppo economico del territorio. A Mogliano stiamo sperimentando come tutto questo sia possibile, in uno spirito collaborativo e le scuole locali stanno offrendo molti spunti di approfondimento. Inoltre, abbiamo potuto apprezzare l’arte e la cultura di questo meraviglioso territorio, che offre molto, dall’architettura ai buoni vini, per non parlare di una cucina di ottimo livello».

 

Il percorso dell’Erasmus plus, di durata biennale, come detto, prevede per la prima annualità l’indagine e la ricerca storico geografica tecnologica musicale linguistica su mezzi di trasporto e viabilità; per la seconda annualità la ricerca e la progettazione di un veicolo per la promozione turistica ed economica del territorio. 

Insegnanti e studenti attendono ora l’arrivo dei rappresentanti dei paesi partner del progetto ad ottobre; molte sono le iniziative previste e le attività in cantiere sostenute e promosse con determinazione dal dirigente scolastico.

 

Uno dei prossimi incontri sarà, dunque, qui a Ragusa. Le docenti dell’Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” di Mogliano (di cui fanno parte tutte le scuole di ogni ordine e grado di Mogliano e Petriolo) hanno confermato che a ottobre saranno ospitate, con i docenti di Spagna, Polonia, Irlanda e Grecia dall’Istituto “Berlinguer” di Ragusa e per questo ringraziano la preside Campo per l’opportunità che sarà offerta loro per visitare, tra l’altro, anche l’antico quartiere barocco e di conoscere la millenaria storia di Ragusa. Un’ottima opportunità per l’Istituto ragusano, sempre all’avanguardia in tema di nuove tecnologie e metodologie didattiche e per tutta la città.

 

Salvo Micciché

 

 


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Domani il secondo appuntamento al Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa 

 

Ragusa, 12 aprile 2018 – Proseguono i seminari formativi presso i locali del Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa nell’ambito del ciclo di incontri aventi per tema principe “Il sogno di un’Europa unita nella crisi dell’Occidente”.

Venerdì 13 aprile, alle ore 17.30, si terrà il secondo seminario. L’intervento è affidato al professore Rosario Sapienza (ordinario di Diritto Internazionale all’Università di Catania, responsabile scientifico del Centro di documentazione europea dell’Ateneo) la cui discettazione avrà come titolo “Per una nuova rifondazione dell’Europa in direzione delle Federazione Europea. Aspetti giuridico-costituzionali dell’Unione europea”.

Quando si parla di Unione europea emerge, non di rado, una visione in cui talora si notano condizioni di inefficienza organizzativa e di inagibilità politica dello spazio europeo. C’è necessità di andare “oltre” il pensiero di Europa?

“Per andare oltre questa Europa – spiega il professore Sapienza - bisogna cominciare ad analizzarla e comprenderla non secondo gli schemi preconfezionati e propagandistici diffusi dall’Unione europea, ma per ciò che l’Europa è stata ed ancora è nella storia e nella cultura dei Paesi e delle genti che ne fanno parte. L’Europa è stata, ed ancora oggi è, molto di più dell’Unione europea e del suo contorto percorso di cooperazione e integrazione”. 

Cosa ci insegna la storia?

“Tutto il pensiero politico europeo a partire dal Seicento in poi è attraversato da progetti di Unione europea. Trecento anni fa, nel 1713, ad esempio, l’Abbé de Saint-Pierre aveva progettato una Unione tra gli Stati dell’Europa di allora e qualche anno dopo, nel 1799, Novalis parlava dell’Europa Unita come di qualcosa che era esistito nel Medioevo e che poteva ancora esistere, se il cattolicesimo che aveva ceduto il passo alla Rivoluzione protestante e alla Rivoluzione francese che avevano frammentato l’originaria unità dell’Europa cristiana, avesse ripreso la sua centralità nella vicenda culturale europea. Pensieri questi probabilmente non più attuali, ma che mostrano quanto ampio sia stato lo spettro delle tematiche abbracciate dall’ideale aspirazione verso l’unità europea e quanto invece ristretta, quasi asfittica, sia la prospettiva nella quale oggi ci si muove nell’ambito dell’attuale dinamica istituzionale che chiamiamo Unione europea. Quest’ultima si riduce, in fin dei conti, all’esistenza di un farraginoso apparato burocratico che mira, nella sostanza, a coordinare al meglio la cooperazione degli Stati (con la pretesa spesso enunciata, ma mai attuata, di guidarla) verso obiettivi di loro interesse comune (o comunque identificati come tali). Riguardata con le categorie del diritto pubblico, che in sé rappresenta una delle più alte conquiste del pensiero europeo, essa peraltro non è uno Stato federale, né probabilmente vuole esserlo, forse è una Confederazione di Stati sovrani, forse ancora una via di mezzo tra le due forme di aggregazione”.

Come deve essere vista l’Unione europea?

“L’Unione europea non è tutta l’Europa ed anzi non è nemmeno una Unione. E’ piuttosto un insieme di Unioni che marciano a diverse velocità a seconda della maggiore o minore volontà degli Stati di cooperare o integrare le proprie competenze in questa o quella materia. In secondo luogo, va purtroppo riconosciuto questo cammino di cooperazione verso l’integrazione che va avanti con particolare lentezza proprio in quelle tematiche che sarebbero di più diretto interesse per la gente comune. La cittadinanza europea, ad esempio, nonostante le roboanti affermazioni che abbiamo sentito e continuiamo a sentire, serve, se serve, a chi si muove da uno Stato all’altro, ma poco o nulla a chi rimane nel proprio Stato”. 

E relativamente agli aspetti giuridico-costituzionali dell’Unione europea?

“Nulla di significativo riesce a dire poi l’Unione europea sull’assetto costituzionale all’interno degli Stati membri e sulla possibilità di cambiarlo, se non proporre da una parte vuoti proclami sull’Europa delle Regioni e dall’altra una politica di coesione ormai svilita al rango di mera strategia di complemento e di riequilibrio territoriale. Nulla di significativo, ancora, riesce a dire sulla garanzia dei diritti, peraltro concretamente affidata a un sistema, quello della Corte di Strasburgo, esterno alla dinamica dell’Unione e al quale l’Unione non riesce ancora nemmeno ad aderire. Tutto ciò non implica che l’Unione europea sia tutta da buttar via. Va però vista per quello che è, e non per quel che dice di essere”. 

In un’epoca caratterizzata da una pronunciata tendenza verso il gigantismo istituzionale, dominata da grandi e complesse entità politiche (Cina, India, USA, Russia) essa cosa rappresenta? “L’Unione europea è un utile strumento di cooperazione fra Stati che, pur appartenendo alla stessa area geo-politica, non hanno maturato (né forse mai matureranno) una vera e propria vocazione federale. Stati che, pur vivendo una stagione di profonda crisi, restano comunque riluttanti a fare il passo decisivo: quello di firmare il proprio certificato di morte per rinascere in uno Stato federale. Insomma questa Europa è in ultimo una tragica finzione, un surrogato certo, ma di qualcosa che non c’è, una controfigura, ma di un attore che non è mai stato scritturato”. 

Che fare allora?

“L’interrogativo ci riguarda tutti. Occorre costruire una Europa “glocale”, una Europa dal basso, diventando noi stessi cittadini europei, ma davvero, sfruttando tutte le opportunità che il cammino fin qui percorso, per quanto accidentato, comunque ci offre. Il federalismo è un metodo, non una condizione istituzionale”. 

 

Giuseppe Nativo 

 

 

***

Rosario Sapienza (Catania 1957)  

Esponente del movimento internazionalista cattolico, ha operato fin dagli anni ottanta del secolo scorso all’interno di varie organizzazioni non governative al fine di favorire l’instaurarsi di un concreto dialogo tra le posizioni dell’universalismo cattolico e dell’internazionalismo liberale.

Ha studiato Sacra Teologia, Diritto ed Economia tra Catania, Palermo, Firenze e L’Aja e svolge un’apprezzata attività di analista e consulente sui fatti della attualità europea e internazionale. 

Dal 1995 lavora presso l’Università di Catania con varie qualifiche. Professore associato nel 1998, dal 2001 è professore ordinario e direttore della cattedra di diritto internazionale (una delle più antiche d’Europa, istituita nel 1864), dal 2003 al 2009 ha diretto il Dipartimento del “Seminario Giuridico” dell’Università. Dal 2017 (dopo una pausa durata dieci anni) è tornato alla guida del Centro di Documentazione Europea dell’Ateneo. 

Convinto europeista, e da sempre impegnato nel movimento federalista (è stato segretario della sezione di Catania del MFE dal 1995 al 2003), lavora per un progetto di Europa delle Regioni e dei Diritti (Europa Glocale), attenta alla diversità dei territori e protagonista di credibili ed efficienti politiche di accoglienza ai migranti. 

A queste tematiche ha dedicato la sua attività di studioso e di organizzatore e produttore di eventi culturali per vari enti. Tra le più recenti produzioni possono ricordarsi: Crisi europea: declino o rinnovamento? (XXXI Cattedra Sturzo, Caltagirone 2013); Oltre Questa Europa (Collegio Universitario D’Aragona, Catania 2014); La programmazione del nuovo ciclo dei fondi europei 2014-2020: riflessi sulla governance statale e regionale nel Mezzogiorno italiano (SVIMEZ, Roma 2014); L’Europa che non c’è (Università di Catania, 2015); Helsinki 40 plus. Il sogno di un’altra Europa è possibile (Collegio Universitario Villa Nazareth, Roma 2015); The Lampedusa Imbroglio (EUMEDEA Jean Monnet Chair, Catania 2016); Dans un esprit de solidarité? Ripensare la solidarietà europea nel tempo della crisi (Centro di Documentazione Europea dell’Università di Catania, 2017); Mediterraneo e Migrazioni (Sessione catanese dell’Ufficio del Dibattito MFE italiano, 2018); The Common European Asylum System and the National Implementation Policies in the Federal Republic of Germany and Italy. A Comparison (Centro di Documentazione Europea dell’Università di Catania, 2018). 

È attualmente impegnato nella redazione di un nuovo commento agli articoli 77 e 78 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea per il prestigioso commentario Smit & Herzog on the Law of the European Union (Matthew Bender, 2018).


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Inaugurazione il 24 marzo alla Fondazione Bufalino

 

Sabato 24 marzo alle ore 19.30, nella Pinacoteca di Comiso, Sala congressi Fondazione Bufalino, sarà inaugurata la mostra di pittura e scultura dei fratelli Pace, “L’arte nel cuore”. 

Francesco, Giovanni e Pippo Pace espongono per la prima volta insieme, accomunati dall’amore per l’arte . Due di loro hanno coltivato questa passione  già in età adulta, mentre Pippo, diplomato  maestro d’arte all’istituto Fiume di Comiso, ha sentito questo richiamo già da ragazzino. Sono tre forme di arte differenti: Francesco coltiva la scultura su legno, passione che risale ad uno dei suoi primi lavori di apprendista falegname, trattando un piccolo tronco con lo stesso amore che si riserva alle persone care e infondendo all’opera finita quella stessa anima che l’ha creata. Arte etnica  potremmo dire ma solo nel senso intrinseco di  arte simbolica da apprezzare sia dal punto di vista estetico che antropologico. Di un pezzo di legno lui “toglie il superfluo” e lascia “l’essenziale” per comunicare la sua indole ed il risultato finale canalizza le sue emozioni al fruitore; Giovanni è un pittore figurativo, naif si direbbe per chi si avvicina alla pittura in maniera autodidatta, che si è affacciato all’arte nella maturità riscoprendo la natura in tutti i suoi aspetti paesaggistici  con una tecnica in cui il cromatismo balza all’occhio più dei contorni veri e propri e la bellezza del creato viene anch’essa valorizzata dalla luce che pervade l’opera. I riconoscimenti non si sono fatti attendere in recenti personali , collettive e concorsi a cui ha partecipato;  Pippo appartiene a quei pittori contemporanei che non si accontentano più della cruda realtà ma che la reinterpretano con un tocco professionale di astrattismo, fatto di volumi e prospettive irreali e altamente suggestive che demarcano  e pervadono l’opera. La sua Arte possiede la tecnica e la padronanza del maestro e l’estro dell’artista, quello che si riconduce alla parola “ispirazione”  che può interessare sia un’opera pittorica che uno scritto in cui il sogno supera la realtà.Una sorta di mondi paralleli.  ”Lo sforzo non è integrarsi alla realtà ma piuttosto di integrare questa nella dimensione plurima che la riguarda” (Scrive di lui  il critico Nicola Del Falco).  Pippo, non a caso, è anche un abile scrittore con una pubblicazione “Dietro il Sipario” e altre “creature d’inchiostro” ancora  nel cassetto.

Francesco, Giovanni e Pippo Pace hanno deciso di esporre insieme per la prima volta  non per confrontarsi, (non avrebbe senso tra fratelli e  per di più con un’arte che non li accomuna sul piano tecnico e comunicativo), ma soltanto per far conoscere fuori dal loro “atelier ” la passione che spinge ciascuno di loro ad  esprimere le proprie sensazioni.  Quello che il pubblico può apprezzare in un unicum è solamente l’amore per l’arte. E questa mostra già nel titolo, “L’arte nel cuore”, ne racchiude il bene comune. 

 La mostra  vedrà la presenza del poeta Rosario Marzo che reciterà alcune sue poesie. 

 

Giovannella Galliano


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Comiso, 16 marzo 2018 – Oggi  alle 19,30, nell’auditorium del teatro Naselli di Comiso, accompagnata da un cocktail inaugurale per il pubblico,  sarà presentata la neo  Associazione Culturale  “Yhomisus”. 

Nata per volontà di un gruppo di donne che hanno a cuore la cultura in tutte le sue sfaccettature, la nuova associazione si fonda su  cardini di rilievo come: diversificati spazi culturali e tempo libero con particolare attenzione al settore educativo e formativo soprattutto per le fasce più deboli e con disabilità. E’ stata eletta presidente di “Yhomisus” Pinuccia Gambina, già nota per la sua partecipazione teatrale in pièce di successo.  

Il comitato direttivo e soci fondatori  è formato da Maria Lucia Faro, Daniela Stracquadaneo, Barbara Beniamini, Anna Maria Gatto, Gilda Giannone, Rosa Gambina, Adelaide Occhipinti ,  Silvana Ferlante, Maria Picarella e Cettina Di Mauro.  Arte, Cultura, musica, intrattenimento educativo, sport, turismo,artigianato, cucina,  attività ludiche e altro ancora nelle finalità dell’associazione . 

«In un’epoca di globalizzazione – dice la presidente Pinuccia Gambina – siamo orientati ad aprire le porte a chi non riconosce la cultura italiana come parte del proprio bagaglio interiore e comunicativo, attuando progetti  di interazione che superino il concetto di monoculturalismo con un confronto fra diverse culture. Ma  per fare tutto ciò occorre interagire  anche con  Enti pubblici e privati. Ed è per questo che abbiamo scelto – continua Gambina – di affiliarci all’ENDAS che con la sua grande esperienza sarà sicuramente una valida spalla su cui appoggiarci».

Sono 11 donne  che hanno scommesso sulla Cultura. Con il loro entusiasmo e le loro competenze hanno voluto mettersi in gioco per apportare iniziative e progetti che possano essere da stimolo per il territorio , quello ibleo per l’appunto, che rischia l’oblio delle tradizioni culturali specialmente tra le nuove generazioni.  

L’associazione “Yhomisus”  si rivolge, infatti, a tutte le fasce d’età  anche al di fuori del territorio comunale.  La presentazione e la partecipazione  è aperta a tutti.

 

Giovannella Galliano

 


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Scicli, 7 Marzo 2018 – “13 Artiste in Sicilia": è il titolo della mostra di pittura che verrà inaugurata l’8 marzo (ore 18,30) nella sede del Movimento “V. Brancati” (via Aleardi, Scicli). 

È la tradizionale manifestazione d'arte per la "Giornata della donna" in città, in aggiunta a tante altre iniziative organizzate nel territorio. 

Nella collettiva opere uniche, presentate da Elisa Mandarà, di: Sonia Alvarez, Ilde Barone, Mavie Cartia, Letizia Costanzo, Giovanna Gennaro, M.R. Fichera, Maria Guastella, Chiara Manenti, Daria Musso, Nisveta, Irene Puglisi, Lucia Ragusa, Floriana Rampanti. 

Per la "Giornata", come sempre, la distribuzione della cartolina e del poster dell'8 Marzo 2018 del Brancati con un'opera di Ilde Barone.

 

Giuseppe Pitrolo


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L’ardente opera poetica di Pedro Luis Ladrón de Guevara 

 

Il titolo, Tornerò dov'ero, un'allusione al primitivismo delle origini contro la disumanizzazione dell'era contemporanea? Un rifugio di salvezza per una civiltà nuova e nobilitante, non gravata e degradata dal peso assurdo della violenza e della sopraffazione, hobbesianamente lupesca? Certamente, questo e altro ancora. Parliamone, parliamo dell'accoramento di questo poeta spagnolo, di Murcia, Pedro Luis Ladrón de Guevara, italianista e autore di opere di poesia, di narrativa e di saggistica letteraria: un poligrafo, insomma, immerso nei ricordi ovvero i sogni di un passato che si fa desiderio e fuga dal presente, cioè dalla realtà degli affanni di una Storia ripudiata, da vilipendere, dimenticare: quella delle ingiustizie, delle sopraffazioni, delle persecuzioni, dei soprusi, delle barriere dove “L'umanità svanisce, si spegne/ [...]”. E in tutto questo assistiamo alla celebrazione di un'elegia che diviene religio della vita. C'è uno strazio nel cuore di questo poeta: la sorte dei migranti ovvero degli “ultimi”, che già ai primi del '900 scossero la sensibilità di uomini e grandi intellettuali come Benedetto Croce, Edmondo De Amicis, Mario Rapisardi, per non dire della filantropa - cent'anni fa - Francesca Cabrini, che costruì a Chicago un ospedale per loro. Ebbene, Pedro Luis è di quelli che vanno verso una coscienza universale e una civiltà cosmopolita; e sa bene che è in atto una trasformazione geopolitica epocale a causa del flusso migratorio.

È come se condividesse (e certamente è così) le istanze di quel Breviario Mediterraneo di Predag Matvejevic che già nel 1987 aprì la mente di tanti alle grandi riflessioni sull'uomo e sulla Storia. Oggi, l'emigrazione e i migranti sono al centro dell'attenzione della “Biennale Internazionale di Fotografia” dedicata al tema: “Mediterraneo, immenso archivio e profondo sepolcro”; e credo di non sbagliarmi, affermando che il nostro Poeta abbia tenuto in considerazione tutto questo, concependo i suoi versi, insieme ai grandi problemi di un Medio Oriente in pericolosa ebollizione. Penso, tra gli altri Stati, alla Siria, a Israele, alla Palestina. Ma l'arte, si sa, nasce anche dal sangue del mondo, ahimè! Ce ne dà ragione il componimento L'umanità svanisce, i cui versi mi ricordano quelli di Justo Jorge Padrón laddove, in E se Dio si stancasse di noi, dice: “Per non farci più amare/ verserebbero su di noi l'ambizione, / l'invidia, la violenza, la lussuria, l'odio...”; ma mi ricordano anche l'altro grande poeta spagnolo Manuel Vásquez Montalbán, in Morirà questa storia nella Storia (cfr: Il desiderio e la rosa): “di esplosione negli occhi/ frantumeranno le schegge/ della città vinta/ i corpi sono il mio corpo/ vita storia rosa carrarmato ferita”. Nell'uno e nell'altro vi ritrovo il pensiero critico del trappista Thomas Merton, soprattutto là dove affiora il rifiuto del materialismo consumista e l'anelito alla pace costruttiva tra i popoli della terra. Mi pare di cogliere il sospiro affranto del poeta nell'ossessiva auscultazione della natura che si ribella alle ingiustizie e ai soprusi dell'uomo sui propri simili: una storia che indispettisce il mondo e offende Dio. Ecco, questo di Pedro Luis è un teatro dello smarrimento e del dolore: qui, è l'elegia della Storia che nel dolore esistenziale rasenta la preghiera e diviene misura dell'ingiustizia dei confini e delle civiltà che si guardano in cagnesco.

Il lettore attento non può non notare che questa poesia, assai problematica, è costruita su segni di mutazioni epocali e che il cruccio e l'ansito civile contenuti nell'ansia delle parole ferite dalla rivolta o dall'indignatio del pensiero si fa condanna della Storia e, per contrasto, larvata speranza dell'uomo che vuole rinascere, come qui in Primato: “Rinascerà il pianeta:/ cancellerà Natura/ l'impronta prepotente/ distesa nella Storia/ da questo essere ingrato. / Umano poco umano”. Più di una tensione civile! E' tensione evangelica, ma anche condanna insistita contro il negativo e il destruens del mondo. Come un anatema che nega, nel grido, “il futuro del mondo”, prospettando la minaccia della fine. E se vogliamo dire di più: tutto il discorso poetico di Pedro Luis è riassumibile nelle parole toccanti di Esodo: “Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri nel paese d'Egitto”.

Come si vede, l'attenzione all' “Altro” qui è espressa attraverso la poetica dell'umanitarismo civile e biblico, come per esempio nelle allusioni in Non sarai corpo: “che hai fatto per quei popoli/ assediati dalla fame/ per quei figli dagli occhi grandi/ e dagli ancor più gonfi stomaci”. Siamo al momento cruciale dell'êthos biblico del “dopo” o dell'éschata, le cose ultime, ovvero la resa dei conti a Dio: “[...]/ guarderai il Suo volto senza confini/ e vedrai in un istante la tua apatia/ intinta nello sconforto/ dei popoli innocenti”. 

Il solco di Romolo e il fratricidio: la morte di Remo per mano del fondatore di Roma, secondo la leggenda; il confine, nel concetto rousseauiano secondo il Contratto sociale: delimitare una proprietà è già un segno di inimicizia verso l' “Altro”, il vicino, il confinante che si deve attenere a regole precise, pena la guerra e la morte. Questo motivo ritorna nel testo Rompendo le frontiere: “Non tracciare, figlio mio, / sulla mappa le frontiere. / Non solcare il planisfero/ con dei tratti in carboncino”.

Ebbene, questo motivo ritorna, più drammatico, in Lacrime sul mare: “Il figlio perso nella notte/ solcata da fragile zattera/ da un vecchio Continente a un altro, / dalla guerra crudele alla pace,/ da quasi assoluta miseria/ alla speranza in un domani”.

Che dire?, in questo libro c'è tutta la cronaca cruenta, drammatica della Storia contemporanea mondiale, dove la morte regna sovrana e sovrano è il simbolo del disprezzo della vita. Si leggano in questo senso i versi di Morire per te, che suonano come un avvertimento Ai membri di alcune ONG, a cui il testo poetico è dedicato. Soprattutto come disprezzo anatema condanna: “Sopravvivere a tante armi vendute/ da padroni con i diamanti al collo. / Campo di rifugiati, di massacrati/ bambini. I missili pagano il caviale”.

E’ il canto del tragico intonato sulla nota alta e toccante della Babele del mondo sempre più posseduto dai disvalori del crimine per i vecchi trenta denari

Giovanni Occhipinti

 

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Pedro Luis Ladrón de Guevara

(Cieza, 1959) Insegna Lingua e Letteratura italiana all'Università di Murcia. Si è occupato, con studi e traduzioni, di numerosi scrittori italiani classici e contemporanei, tra i quali Leopardi, Campana, Ungaretti, Luzi, Caproni, Magris, Tabucchi. Come poeta ha pubblicato Itinerarios en la penumbra (2003), la raccolta bilingue ispirata all’Italia Cuando la piedra habla/Quando la pietra parla (2004), Escarcha sobre la lápida (2007), Del sudor de las sirenas (2015). Tra le sue opere narrative si segnalano i racconti di Los mundos de mi mundo (2005) e El donante y otras historias (2015) nonché il romanzo La campana rasgada (2013).

Coltiva anche l’arte della fotografia, come testimonia il volume Viaggio in un’Italia senza tempo (2015) che riunisce insieme versi e immagini dedicati al nostro paese.

Ultima fatica letteraria Tornerò dov’ero (2018, pp. 82)


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È una missiva molto garbata, ma anche un po' amara, quella che Salvatore Cosentino, fine scrittore di Mirabella Imbaccari, scrive a Gesualdo Bufalino il primo marzo 1988. Una lettera, fino ad oggi inedita, che prende luce e vita nella pubblicazione a stampa della sua recente fatica letteraria “Messaggi di lingue tagliate. Storie siciliane” (G. Onorati editore, Canterano-Roma, 2018, pp. 252), sorta di mosaico i cui tasselli di vita vissuta - talora sofferta e rassegnata, talaltra ironica e graffiante - incastonati nel murmure quotidiano di vita locale, forniscono abbondanti razioni di pillole di genuina e vetusta saggezza. Un insieme di racconti che sono rimasti per tanto tempo in un cassetto e che nella seconda metà degli anni ‘80 sono stati apprezzati tantissimo dallo scrittore casmeneo da trarne spunto per scrivere un elzeviro per “Il Giornale” di Montanelli e ispirazione per un capitolo de “La luce e il lutto” pubblicato dalla Sellerio nel 1988.

L’incontro con Bufalino, confessa il nostro, fu all’insegna di una “confidenzialità quasi familiare”. «Mi è piaciuto anche il titolo Lingue tagliate utilizzato dal “Giornale”», aggiunge con emozione Cosentino. Proprio da quel titolo trae origine quello dato adesso al suo recente libro che, con le sue dimensioni un po' ridotte, si presta molto bene a stare in borsa e magari leggerlo in pullman.

L’opera è ricca di graziose pennellate narrative e, soprattutto, di sensazioni. Emozioni narrate e raffigurate in maniera letteraria da fare apprezzare ancora di più la Sicilia verde del carrubo, quella bionda del miele, evocando sensazioni bufaliniane e quasi a superarle. Quella di Cosentino è una quotidianità siciliana ricca di sfaccettature. Nei suoi mini-racconti, da leggere tutto d’un fiato, trova giusta collocazione quella “umanità minore” che non fa cronaca a cui è restituita una dignità. Una “umanità minore” che “soffre e gioisce in decoroso silenzio”, che ha, appunto, la “lingua tagliata”, soffocata, impedita. In questa dimensione lo scrittore mirabellese si fa portavoce, in maniera puntuale e graziosa e talora delicata, dei “messaggi” di questa “umanità minore” rappresentata dai personaggi raccontati, dai loro modi di fare, da quello che dicono, dai loro volti, che vanno a “sintetizzare un romanzo non ancora narrato”.

In questi racconti, ritagliati su misura dalla sapiente forbice letteraria dello scrittore mirabellese, anche gli oggetti assumono una loro personalità come lo “specchio guardone” di un negozio di abbigliamento che sente l’incalzante bisogno di dare sfogo a non poche emozioni represse in lunghi anni di attività. Pure i luoghi sembrano avere un’anima come la “piazzetta dello speziale” (esistente in quel di Mirabella Imbaccari) che trae la sua intitolazione proprio per la presenza dell’ottocentesca farmacia del paese, di proprietà del nonno paterno dell’autore, crogiolo tra l’altro di critica politica dai toni pungenti pro o contro i Borboni, o di notizie anticlericali finte che avevano come obiettivo il parroco.

Quelli di Salvatore Cosentino sono echi le cui tracce sono ancora presenti nelle piccole realtà cittadine, dove ancora è possibile respirare un’atmosfera a misura d’uomo. Realtà urbane in cui i “fatti reali” vanno a “superare la fantasia” senza azioni di disturbo che pervengono dal caos delle grandi città. 

Giuseppe Nativo

 

Profilo biografico

Salvatore Cosentino è nato a Mirabella Imbaccari, in territorio etneo, dove vive. Fin dal 1956 si occupa di storia della Sicilia, di sociologia, di narrativa e di teatro, pubblicando oltre trentacinque libri. Ha diretto l’Istituto di Sociologia “Luigi Sturzo” di Caltagirone, dove ha istituito la prima cattedra in Sicilia di Scienze delle relazioni pubbliche a indirizzo pragmatista. Ha collaborato con la Rai e con vari quotidiani tra cui “Il Giornale”, il “Corriere della Sera”, “La Sicilia”.

Ha tenuto seminari di studio e di ricerca in diverse università italiane e straniere. Ha tenuto, altresì, seminari di Sociologia dell’emigrazione presso l’Istituto di Antropologia culturale dell’Università “Goethe” di Francoforte sul Meno.


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Riconoscimenti per la scrittrice Marinella Tumino 

Ancora apprezzamenti per Marinella Tumino, scrittrice iblea e prof molto amata dai suoi studenti in quanto parla e sta insieme a loro come se fosse la loro mamma. Il suo compito, oltre che formativo, è anche quello di guidare i suoi ragazzi al fine di creare tutti i presupposti perché essi possano diventare adulti consapevoli, responsabili e attivi nella società civile.

Oltre ai suoi studenti Marinella Tumino parla anche ai suoi lettori e lo fa attraverso i suoi volumi che in questi anni ha dato alle stampe. La sua recente fatica letteraria, “L’Urlo del Danubio – Viaggio dell’anima sui binari della memoria storica” (Operaincerta Editore, Ragusa, 2018, pp. 128), attraverso la quale la scrittrice ragusana ripercorre narrativamente il dramma dalla Shoah con un viaggio immaginario in alcuni dei luoghi simbolo in cui si è consumata la terribile tragedia del nazismo, in pochi mesi ha riscosso vasti consensi anche in ambito nazionale.

Nei giorni scorsi le sono pervenuti non pochi attestati volti a riconoscere non solo il valore letterario del volume ma anche la carica umana ed emotiva che emerge dirompente dal testo narrativo. Il primo riconoscimento è arrivato da Papa Francesco che - per il tramite la Segreteria di Stato - ha fatto pervenire “espressioni di affetto e spirituale vicinanza” formulando gratitudine per il lavoro svolto dalla Tumino.

Anche il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha espresso riconoscenza all’autrice per la sua opera per la sua “passione e impegno”.

Infine, è di questi giorni la gratitudine formulata dalla senatrice a vita Liliana Segre, deportata nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e sopravvissuta agli indicibili orrori dello sterminio ebreo. Così scrive: “Gentile Marinella, le sono grata per il libro che ha voluto gentilmente donarmi. Lo leggerò senz’altro nel poco tempo libero che ultimamente mi trovo a gestire. Ammiro il suo impegno nel trattare con professionalità e sensibilità il triste tema della Shoah. Anche a nome di coloro che non sono tornati le esprimo la mia più profonda stima e riconoscenza. Liliana”. 

Redazione


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Alla Casa Museo Antonino Uccello di Palazzolo Acreide, giovedì 17 maggio 2018 alle 17 si presenta il libro di Emanuele Lelli, Pastori antichi e moderni - Teocrito e le origini popolari della poesia bucolica, OLMS.

Sarà presente Emanuele Lelli (Università della Sapienza, Roma). Saluti di Salvatore Cangemi (Casa Museo Antonino Uccello). Intervengono: Lorenzo Guzzardi (Direttore del Polo Regionale di Siracusa per i siti culturali), Mario Sarica (Fondatore Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani), Rosario Acquaviva (Fondatore Museo I luoghi del lavoro contadino).

In conclusione la musica di Drago Perello (flauto doppio di canna).


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Un dono dalla Comunità di San Leolino  

 

Ecco un modo intelligente e divertente di portare Pinocchio a scuola! Sì, il burattino tra i ragazzi di carne e ossa non ha subìto l'onta di esservi trascinato per le orecchie lunghe da asino! Era ora. Lo ha fatto, da pari suo, Giovanni Meucci con la commedia musicale in due atti, Pinocchio (Edizioni “Feeria”, 2018), collaborato da Francesco Romano, compositore delle musiche originali.

Personaggio gioiosamente anarcoide e spassosamente protestatario, talora spaesato e ingenuamente indifeso, ancorché spaccone con una sua sapienzialità di comodo, del tipo Cicero pro domo sua, Pinocchio può impersonare tanto le contraddizioni e i colpi di testa dell'adolescente disadattato e/o plagiato, quanto i rimorsi dell'adulto che persiste nei suoi errori, pur riconoscendoli come tali, ma che nel suo intimo aspira a vivere da benpensante. Ed è proprio quando la creatura umana viene finalmente fuori che il nostro personaggio potrà concepire la famosa battuta - insieme presa di distanza e rifiuto di ciò che era stato - : “Com'ero buffo quand'ero burattino!”. Una battuta che sconfessa e condanna la macchia del “peccato d'origine”. Bene, è allora che si potrà dire che la sofferenza è grazia; ed infatti alla grazia segue la catarsi, la redenzione. C'è tutto, infatti, nell'allegoria collodiana che impersona Pinocchio, ed è questo Pinocchio: una creatura prima e dopo la grazia! Non è infatti difficile individuare e mettere in luce tratti esistenziali che lascino intravvedere un sofferto percorso di umanizzazione e perfino, se si vuole, metafisico (la fatina: il bene contro il male!), a dispetto di atteggiamenti scanzonati e burloni, che pure sono la perla del romanzo collodiano, mettendo in risalto la ribellione, come rifiuto interiore, verso la propria condizione di persona “cosizzata”, che per grazia diviene creatura umana, finalmente libera e liberata dalla scorza ruvida della “pinocchite” che ci imprigiona con l'arma della seduzione e lascia spazio a un maldestro uso ludico del libero arbitrio che detesta i “grilli parlanti,”: viene meno, insomma, la facoltà di autodeterminazione di fronte alle lusinghe tentatrici del Paese dei Balocchi. C'è sempre un Lucignolo che ci mette alla prova. E ciò che duole è che anche oggi i ragazzi sognano un paese dei balocchi per il loro chiasso quotidiano e balordo “dalla mattina alla sera!” o fino all'alba come vuole lo sballo delle nuove generazioni che bruciano la loro vita nelle discoteche.

Mi pare che questo burattino di Giovanni Meucci, così ben centrato dalla penna critica di Carmelo Mezzasalma nel saggio Musica per Pinocchio, apra alla riflessione sull'attualità e sul destino futuro della “pinocchite”, che ammorba (la cronaca ce ne dà atto, e la Scuola deve avere più polso!) tanti giovani di oggi ai quali, forse, sarà negato il privilegio di potere esclamare con compiaciuta convinzione: “Com'ero buffo quand'ero burattino!”.

Non c'era soluzione più idonea di questa per farci riflettere sull'importanza pedagogico-didattica di innovare la Scuola attraverso la scrittura creativa, che apre ai ragazzi nuove e più efficaci strade di apprendimento e di riflessione, reinventando situazioni narrative attraverso la drammatizzazione di brani della grande letteratura otto/novecentesca. 

Giovanni Occhipinti


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Toccare i punti più reconditi e sensibili “della nostra interiorità”, magari seguendo un percorso di apprendimento attraverso simboli e simbologie – stratificati nel tempo e ripescati dalle pieghe della conoscenza - per ritrovare una dimensione che da quella umana possa farci traghettare in quella dell’inesplicabile, sorta di zona franca il cui sguardo va oltre l’immediatamente verificabile, è certamente un viaggio arduo e periglioso. Una sorta di viaggio esoterico fatto attraverso le pagine della vita che si incuneano nella Storia dell’Uomo, nella sua conoscenza acquisita

E’ in quest’ottica che s’inquadra il libro di Federico Guastella, “Pagine esoteriche” (Gruppo editoriale Bonanno Srl, Acireale-Roma, 2017, pp. 128), i cui argomenti vanno letti “secondo il filo conduttore di una visione esoterica della vita”. Dunque, un iter esoterico recepito però nell’accezione intesa dalla filosofia antica, ovvero gravido di insegnamenti e dottrine senza alcun carattere segreto ma oggetto di divulgazione, e destinato ai “discepoli”, nella fattispecie ai lettori, e in forma acroamatica di aristotelica memoria. E non poteva essere diversamente visto che l’autore ha percorso un buon tratto della sua vita ad insegnare, cioè trasmettere conoscenza (Scienze umane e Storia) nelle scuole del capoluogo ibleo dove trascorre il suo tempo libero a scrivere racconti e poesie.

Nel susseguirsi delle varie e articolate discettazioni, l’autore – con stile fluido, puntuale e con la corda intellettiva e allenata di chi per anni si è prodigato ad insegnare, nel senso letterale del termine, ovvero “imprimere segni (nella mente)” – fornisce molteplici possibilità “di intravedere quali siano gli apporti simbolici utili a intraprendere” questo viaggio (inteso come viatĭcum). Un itinerarius che possa consentire di “spingerci oltre”, come annota il prefatore Federico Sinopoli. Un andare “oltre”.

Sette le tematiche affrontate che assumono le connotazioni della sacralità del numero che rappresenterebbe il cosmo, la sua perfezione e totalità. Attraverso l’intreccio di simboli e simbologie Federico Guastella ci presenta delle polisemie, “delle indefinizioni in luogo di definizioni”, cercando la coesistenza, in uno stesso σύμβολον (“segno”), di significati diversi. Basti pensare al piano anagogico attraverso cui è affrontato il “viaggio” di Dante che “frequentemente si serve del simbolismo della navigazione o della peregrinazione come opportunità di rivisitazione interiore in cui il riconoscersi” si intreccia con il “conoscere”. Una conoscenza che per Giordano Bruno “si fonda sullo sforzo di vedere l’invisibile”. “Conoscere” significa anche “vedere per immagini”. Da qui la nascita della “poesia visiva”, che possa ampliare la visione della vita, attraverso l’uso simbolico dei Tarocchi che – secondo Jung - contribuiscono “ad aprire le porte interiori” della psiche. Essi rappresentano “immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi contenuti”.

In questo itinerario l’azione svolta dall’autore sta anche nella sua attività intellettuale di esploratore, ripercorrendo ciò che ha fatto l’uomo nel procedere, passo dopo passo, nel corso dei secoli, nell’ambizioso fine della ricerca della conoscenza, attraverso “le corde, nascoste ma sensibili, della nostra interiorità sollecitandoci a scoprirne, esotericamente, il segreto che essa racchiude e conserva”.

Giuseppe Nativo

 

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Federico Guastella 

Paternese di nascita, etneo di animo e ibleo di cuore, Guastella raccoglie nel suo Dna la secolare essenza del balcone di Sicilia essendo vissuto, fin dalla tenera età, a Chiaramonte Gulfi (da cui era originario il padre, pronipote dello scrittore Serafino Amabile Guastella).

Un buon tratto della sua vita è percorso ad insegnare Scienze umane e Storia nelle scuole del capoluogo ibleo dove trascorre il suo tempo libero a scrivere poesie, racconti e saggi.

Nel 1998 ha dato alle stampe il racconto lungo “La casa di campagna”; nel 2001 “Una notte d’estate e altri racconti”. Nel 2009 ha pubblicato il volume di poesia “Nel tronco incavato”. Sono del 2012 la raccolta di poesie “Geroglifico”, nonché il racconto (in collaborazione), “Colapesce”.

Altre raccolte poetiche: “Nuvole” (2013); “Tu, mio giorno e mia notte” (2014).

Il volume “Chiaramonte Gulfi – La mia diceria” è apparso nel 2014. E’ del 2015 la silloge “Almanacco”. Nello stesso anno è apparso il saggio “Andrea Camilleri, guida alla lettura”. La silloge poetica “Anima mia” è del 2016.

La casa editrice Bonanno gli ha pubblicato, nel mese di maggio 2016, il volume “Fra terra e cielo – Miscellanea di saggi brevi con Gesualdo Bufalino”. E’ del 2017 la stampa della raccolta poetica “Segni” (Urso editore, Avola). Nello stesso anno ha pubblicato i saggi: “Serafino Amabile Guastella – La vita e le opere”; “Il mito e il velo”, “Pagine esoteriche” (Bonanno editore).

 

 


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Dedicati ai figli Marzio e Alessandro, questo purtroppo non più con noi, escono nel Granducato di Lussemburgo due volumi di versi di Mimmo Morina, siciliano di Villafrati, a cura della moglie Nelleke Oostveen, partner di primo piano nelle attività culturali e editoriali di cui Mimmo fu grande, instancabile ed entusiasta sostenitore, si pensi alla storica rivista letteraria “Nuova Europa” e ai Convegni Mondiali.

Significativi e intriganti, per la loro allusività e il furor polemico, i titoli: Bordereau (Il trionfo dei simulacri), Eurocratismo (Per un'Europa senza Burocrazia), 1970-1998.

Morina, deceduto nel 2005, ha lasciato migliaia di versi che certamente vedremo nei prossimi anni; ma intanto leggiamo questi, prefati da Myo Kapetanovich, che mi fu amico negli anni della mia frequentazione del Granducato, insieme a quelli che poi divennero i miei traduttori Pierre Roller e Eugène Van Itterbek, quando organizzavamo il Premio “Ragusa-Un Ponte per l'Europa” con l'intervento dell'Università Popolare di Ragusa, presieduta dal fondatore, l'Accademico Francesco Pisana, e con la collaborazione della rivista di cultura letteraria, “Cronorama”, fondata da chi scrive, diretta con Giorgio Bàrberi Squarotti e aperta alla collaborazione dei maggiori rappresentanti della Letteratura del Secondo Novecento italiano ed europeo, da Giuliano Manacorda a Jean-Paul Klée a Eugène Guillevic.

Erano anche i tempi dei Congressi Internazionali curati, con molto savoir faire, dal caro Mimmo, allora funzionario del Parlamento Europeo, del quale fu anche severo censore.

Molti di questi versi nascono infatti dalla sua posizione di censore, che ricorre allo strumento della Satira per scagliare i suoi strali contro la Burocrazia che, a suo dire, danneggia l'Europa: non per niente dei burocrati, che il Nostro definisce Eurocrati, dice: “[...]/quelli che 'Europa non la fanno //[...]”.

 

Vediamo allora cosa accadrà nel corso di questa mia lettura dei suoi versi. Cercheremo di affrontare con divertito interesse l'asprezza di questi versi di Mimmo Morina. Mi pare di ascoltarne le parole infarcite di sicilianismi, per un omaggio alla sua Sicilia, quando nella sua Lussemburgo, o a Palermo o a Firenze o a Ragusa, mi parlava con risentimento degli eurocrati e dell'eurocratismo, epperò doveva eseguire - obtorto collo - quegli adempimenti burocratici, sempre più invisi e mal tollerati, di cui, da funzionario del Parlamento Europeo, era responsabile.

Non sorprendono allora, questi due libri “arrabbiati”, i cui epigrammi hanno precisi destinatari, e Mimmo come un valente moschettiere di Kappa e spada tra un affondo e l'altro, può orchestrare a chiare lettere o per antifone una sua polemica con riferimenti o allusioni a quelli che definisce “esponenti della burocrazia dei simulacri” responsabili della politica europea. Citerei in proposito Sciacalli, Gabinettame e altri testi poetici come Smacco, Nota ad un Direttore Generale, con quell'incipit, “Mio carissimo stronzetto”, che è un vero e proprio attacco al personaggio o, se vogliamo, all'eurocrate.

Da versi così non si salva nessuno: quanto risentimento c'è dentro e rabbia quasi persecutoria. Basterà leggere del secondo volume, Il seme di Caino e L'intrigo o Ceca è la fortuna, Fame. In questi e tantissimi altri versi, Morina stempera nello sfogo la propria rabbia, come per esempio avviene nella sezione Poema per un'epopea... 1992, sorta di diario in versi tra Strasburgo e Barcellona.

Questi autorevoli -o cosiddetti tali- personaggi europei mandati alla malora lungo lo scivolo di versi insidiosi che vanno a pungere il didietro di tanti ignoti eurocrati, mal digeriti dal nostro poeta siculo europeo.

La poesia sempre accesa ed epigrammaticamente aggressiva di Mimmo Morina, qui tende a narrativizzare la sfrontatezza di situazioni politiche che non hanno sbocco, nessun avvenire, intasate come sono in un inevitabile cul de sac, in cui rischia sempre di incappare la politica europea, specie se ha da fare i conti con l'Italia.

 

Riassumendo, Morina è poeta polemista. Caustico e risentito autore pamphlétaire, alimenta la propria coscienza di cosmopolita al grottesco e al paradosso, sparando a zero sulla deludente e travagliata realtà europea. Penso ai componimenti A canne mozze, libro di feroci epigrammi sull'eurocratismo, sulla degenerazione dell'idea di Europa unita che sembra però concludersi nella crasi o contrazione di “Europa più burocrate”, al di là del significato etimologico di “eurocrate”.

“Racconto” satirico, dunque, che proprio un “eurocrate” malgré lui va scrivendo dalla sua sede lussemburghese e dalla posizione spesso scomoda di funzionario europeo, costretto a vivere il ruolo inerte di un europeista che continuerà a vagheggiare un'Europa in grado di fronteggiare il malessere degli Stati e a questi oppone il sogno della dimensione edenica di una terra -la sua Isola- amnio (Sei tu la terra, 1970; Hiera, 1980; Poîemata, 1986).

Come si vede, il suo viaggio nel mito ha come riferimento l'Ulissismo Omerico, che però non perde di vista il ritorno ai nostoi dopo il viaggio nel Mito.

 

Giovanni Occhipinti


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Autore: Marinella Tumino

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“L’urlo del Danubio”, il libro di Marinella Tumino presentato alla Biblioteca Comunale “Verga” alla presenza dei relatori e di un folto pubblico

 

Ragusa, 13 Aprile 2018 – I binari della memoria percorsi da Marinella Tumino sono reali. Non c’è frutto di fantasia nel suo ultimo lavoro editoriale se non per i racconti che accompagnano le varie  fermate della memoria storica. Sette binari, sette urli che squarciano il cielo di Auschwitz, Dachau, Trieste, Birkenau, Cracovia, Budapest. La storia scorre su questi binari. È una storia orribile, di quelle per cui si vorrebbe gridare sempre, ogni giorno per non dimenticare: ”Ne plus jamais!”. Così recita, infatti,  il monito che sovrasta il lager di Dacau. 

Un monito che viaggia sui binari e attraversa tutti i luoghi di sterminio nazista. Il dolore percorre questi binari, sia nella fedele ricostruzione storica che l’autrice fa di questo periodo buio che nei racconti annessi al capitolo di riferimento. Ma la sua ricostruzione storica è anch’essa un racconto. 

L’autrice visita questi luoghi ed è qui che prima e terza persona si mescolano. Adesso è lei il racconto, lei la protagonista. Le sue emozioni rivivono quei giorni sia nella visita della casa ad Amsterdam della piccola Anna Frank che nella sua silenziosa e composta presenza sulle sponde del Danubio dove ancora oggi centinaia di scarpette di bronzo, opera dello scultore Gyula Pauer,  stanno a ricordare lo sterminio ad opera delle Croci frecciate.

“Il Danubio che accoglie”, scrive Marinella Tumino, quasi una madre che conforta dal dolore queste povere vittime. ”Le lacrime, allora, scendono mute mentre il mormorio del fiume continua a cullare quelle voci”, scrive Marinella Tumino. È qui che si inserisce il racconto veritiero de “Il gelataio di Budapest e quello di fantasia de “L’urlo del Danubio”, ovvero la storia di Jòzsef. In quest’ultimo si fa fatica a distinguere il racconto dalla storia, poiché l’autrice coglie quelle emozioni con il suo cuore, immedesimandosi nei personaggi che la stessa descrive con accuratezza di immagini. Sono così reali le emozioni tradotte in prosa che ci si dimentica dei confini. 

“L’urlo del Danubio –ha detto l’editore Carlo Blangiforti– ha motivato l’impegno della nostra Casa Editrice che è quello della convivenza, della storia, del rispetto degli altri, della vita. È senza dubbio una testimonianza forte legata al sentimento dell’autrice. C’è anche un aspetto legato ad una interpretazione puramente di finzione: raccontare attraverso la creazione una  vicenda che ha coinvolto milioni di europei, di nostri fratelli.  C’è anche un aspetto più documentario legato alle testimonianze storiche, giornalistico, alle leggi razziali. Tutto questo materiale è entrato per volontà dell’autrice nel libro alla quale come editore abbiamo dato una mano per organizzare il lavoro. Il libro racconta quello che siamo stati e che non vorremmo mai più essere”

 

Quale la finzione e quali le fonti vere a cui Marinella ha attinto per la messa in opera di questi racconti? 

“In questo lavoro mescolo il vero con il verosimile –ha detto l’autrice– a parte le fonti storiche che sono reali. A queste fonti storiche ho incastonato dei racconti, che potremmo definirli con la memoria Manzoniana racconti storici. Una cornice storica ben definita in cui si muovono dei personaggi verosimili. 

 

“Quale binario ti ha toccata nell’anima più degli altri e perché?

“Sicuramente quello di Auschwitz –continua la Tumino– dove nel 2011 sono stata con i miei alunni per un progetto. Emozionante è poi vedere i miei ragazzi piangere all’interno del campo. Siamo stati tatuati con un marchio che ci ha toccato l’anima. Questo viaggio ci ha portato fino ai confini dell’anima. L’altro binario è stato quello dell’alloggio di Anne Frank ad Amsterdam. L’esperienza di ripercorrere i luoghi in cui ha vissuto questa ragazzina, di specchiarmi dove si specchiava lei, guardare le foto che lei personaggi famosi che lei attaccava al muro, la soffitta in cui lei ha condiviso i suoi momenti di interiorità”.

 

Danilo Amione, critico cinematografico ed insegnante, ha curato la prefazione de “L’urlo del Danubio”. 

“Sono stato felicissimo di curare la prefazione del libro di Marinella Tumino –ha detto Danilo– Ho apprezzato la sua  capacità di universalizzare la paura, lo ha fatto in un modo composito. Ha messo in scena  tutte quelle sfaccettature che solamente una donna avrebbe potuto mettere in campo: l’essere donna, l’essere una madre, l’essere una figlia. Non è cosa facile perché si tratta di un esercizio plurale di sentimenti. Mettere in scena la figlia significa mettere in scena la memoria di se stessa oggi madre mentre guarda i suoi figli. Questo è stato l’elemento base che ha veicolato in lei la capacità di mettere giù uno scritto che diventa la testimonianza di un elemento personale.  In lei c’è stato un sentimento. In lei c’è stata la capacità di fotografare un sentimento che è stato quasi alterato dalla storia ma che lei rimette al posto suo. Rimettere un personaggio li dove era stato da piccolo significa riattivare un’umanità che era stata persa per sempre. Si è staccata dai fatti e vi è entrata in maniera molto ampia. E questo può essere fatto solo da una donna”. 

È stato notato come nel racconto “Oltre il filo spinato”  emerge un fiore nel deserto dell’orrore, ovvero “l'Amore” che è una costante dei racconti di Marinella ( vedi “Frammenti d’anima”, “Trame d’inchiostro”). E come ha affermato l’autrice,  parlare di Shoah, di cui Auschwitz ne è l’emblema, sembra quasi che parlare d’amore in questo contesto sia come profanare l’orrore. Ma qui non occorreva ricordare l’orrore ma denunciarlo con i propri sentimenti.

 

In questi luoghi che Marinella percorre nel suo libro emerge un viaggio fisico e viaggio interiore, ovvero “brividi di freddo”, per le basse temperature,  e “brividi di rabbia”. I media ci riportano immagini di grande freddo e rabbia anche oggi in altri luoghi martoriati in cui sono soprattutto i bambini ad avere la peggio: pensiamo alla guerra in Siria, nello Yemen,  nella Striscia di Gaza e in altri posti devastati dalle bombe. È la storia che si ripete ? Cosa hanno dimenticato gli uomini per continuare a farsi guerra?

“Devo dire che la storia –ha concluso la scrittrice– è maestra che insegna, ma noi che siamo gli alunni dimentichiamo perché siamo assetati di potere, perché vogliamo l’egemonia su un altro Paese e altro ancora. È questo è il motivo per cui ricordare e far ricordare e non solo il 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria, è importante!

Di grande impatto sono state le letture di alcuni brani da parte dell’attrice Giada Ruggeri. Un tocco di professionalità non indifferente che ha ulteriormente emozionato il folto pubblico in sala.

 

Giovannella Galliano


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Ragusa, 19 marzo 2018 – Giovedì 22 marzo 2018, alle ore 17.00, presso il Centro Studi Feliciano Rossitto di Ragusa (via Ettore Majorana 5), presentazione del volume “Da Camarina a Caucana. Ricerche di archeologia siciliana”, di Paola Pelagatti, pubblicato per i tipi di Gangemi editore. 

Questa raccolta di scritti su scavi e ricerche a Camarina, Santa Croce Camerina-Punta Secca, nelle necropoli sicule di Castiglione e Monte Casasia dell'entroterra e in altri siti del ragusano, consiste in una riedizione di contributi pubblicati in numerose sedi, dal Bollettino d'Arte del Ministero dei Beni Culturali, all'Istituto Italiano di Numismatica, a Kokalos (Istituto di Storia Antica, Università di Palermo), all'Archivio Storico Siracusano, e ad altre riviste, nell'arco degli anni della permanenza dell'Autrice a Siracusa, nella Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale.

La riedizione è arricchita da testi inediti, integrazioni e appendici frutto di nuovi dati e della continua attività di ricerca in ambito archeologico. 

Introduce Giorgio Chessari, presidente del Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa . Saluti dei Presidenti e del Sindaco di Ragusa, Federico Piccitto.

Interventi di Giovanni Di Stefano (Museo di Camarina, Università della Calabria), Massimo Frasca (Università di Catania)Giuseppe Voza (Soprintendente Emerito di Siracusa).

La professoressa Paola Pelagatti (Accademia Nazionale dei Lincei) concluderà i lavori.

Sarà presente l’Editore Gangemi.

 

L’iniziativa è resa possibile grazie alla sinergica collaborazione di Centro Studi “F. Rossitto”, Comune di Ragusa, Archeoclub d’Italia-sez. Ragusa, Associazione Culturale “Genius”.

Giuseppe Nativo


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Scicli, 22 Maggio 2018 – Non poteva non essere sabato 26 maggio, il giorno in cui Scicli festeggia la sua Vergine guerriera, quello scelto da Tanit Scicli per rimettersi in cammino e portare sciclitani e viaggiatori alla scoperta di tesori d’arte e fede Sulle Orme di Maria. 

Il secondo appuntamento annuale con i Cammini Sacri di Tanit, promossi all’interno del circuito regionale di Vie Sacre Sicilia, è, infatti, un itinerario affascinante, tracciato in una città profondamente mariana come Scicli, nella quale si trovano numerosi edifici e testimonianze artistiche dedicate al culto della Vergine Maria, venerata e pregata in tutte le manifestazioni del ciclo mariano, profondamente presenti nelle fede locale. 

L’itinerario, snodandosi fra viuzze medievali e grandi spazi barocchi, farà scoprire le chiese di San Giovanni Evangelista, la Matrice, di San Bartolomeo, della Madonna del Carmine, di Santa Maria la Nova, nelle quali simulacri, dipinti, bassorilievi raccontano di una fede mai estinta e sempre viva.

Raduno e partenza sabato 26 maggio alle ore 10.00 presso il Museo dell’Antica Farmacia Cartia.

 

Vincenzo Burragato

 

Per informazioni e prenotazioni, Associazione Culturale Tanit Scicli: +39.338.8614973 -  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 


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Pasqua a Scicli: il Gioia! Diretta Internet da Scicli con NoveTV, a cura di Giovanni Giannone e del direttore Carmelo Riccotti La Rocca. Parteciperà il nostro direttore editoriale, Salvo Micciché

 

Da NoveTV: “Barcolla, traballa, sul dorso della folla …” canta Vinicio Capossela in “L’uomo Vivo, Inno al Gioia”, brano contenuto nel suo album pubblicato nel 2006, “Ovunque Proteggi”.

Il noto cantante capitò per caso a Scicli durante la processione del Cristo Risorto, l’Uomo Vivo, il “Gioia”, come lo chiamano gli sciclitani. Rimase colpito da questa Statua lignea  portata a spalla da centinaia di persone, scrisse il brano che ha cantato anche al concerto del 1° Maggio a Roma per ben due anni consecutivi,  trasmesso in diretta dalla RAI.

La festa di Pasqua a Scicli è da sempre particolare e unica: la più attesa, importante, quella più sentita, dagli sciclitani. Ma “U Gioia” porta turisti in città, in particolar modo negli ultimi 10 anni, il flusso turistico è aumentato notevolmente.

Ormai è questione di ore e poi sarà GIOIA!

Si inizia stasera con la Santa Messa, sarà celebrata sul Sagrato della Chiesa di Santa Maria La Nova; a mezzanotte la Resuscita, il Gioia apparirà all’improvviso dopo un gioco di luci davanti alla porta della  Chiesa. Qui rimarrà esposto sino alle ore 2 circa.

Domani mattina la traslazione della statua dalla Chiesa di Santa Maria La Nova a quella del Carmine, poi la processione pomeridiana, tra le 16 e le 21, ed infine quella serale,  a spalla, i portatori dovranno riportare il “Gioia” a Santa Maria La Nova, dove farà il suo ingresso intorno alle ore 2 di Lunedì mattina.

Noi di NoveTv racconteremo in diretta la processione mattutina a partire dalle ore 12, le telecamere puntate su Via Santa Maria La Nova, Piazza Carmine e Via Nazionale, per seguire passo dopo passo la traslazione del Gioia.

A condurre la diretta Giovanni Giannone assieme al  direttore di novetv, Carmelo Riccotti La Rocca. Interverrà inoltre lo scrittore Salvo Micciché, conoscitore storico delle feste e tradizioni sciclitane.

Potrete seguire l’evento sulla Pagina FB di novetv, ma anche sul sito novetv.com, direttamente dalla home page del nostro sito.


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Siracusa, 17 febbraio 2018 – Due appuntamenti con la Scuola della Parola promossa dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Metodio in collaborazione con l'Ufficio Catechistico diocesano. 

Primo appuntamento stasera, sabato 17, con inizio alle ore 20.00, nella Cattedrale di Siracusa, Cesare Geroldi sj si soffermerà su “Il discernimento degli spiriti“. Cesare Geroldi sj è un padre gesuita, biblista, che ha vissuto molti anni a Gerusalemme prima di stabilirsi a Ragusa e tiene settimane bibliche in tutta italia.

Secondo appuntamento sabato 24 febbraio con inizio sempre alle 20.00.


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Siracusa, 15 gennaio 2018 – La presentazione dei festeggiamenti in onore del compatrono San Sebastiano avrà luogo oggi, lunedì 15 gennaio, alle ore 11.00 nel Parlatorio delle Monache, annesso alla chiesa di Santa Lucia alla Badia, in piazza Duomo a Siracusa.
La conferenza stampa è stata leggermente posticipata per venire incontro alle esigenze dei giornalisti per i diversi appuntamenti previsti nella giornata di oggi.
Interverranno mons. Salvatore Marino, parroco della Cattedrale; Gaetano Romano e Michele Romano del Comitato di San Sebastiano.

 


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Allegati:
Scarica questo file (sanSebastiano2018.pdf)Programma San Sebastiano 2018 Siracusa[Programma San Sebastiano 2018 Siracusa]2133 kB

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Ragusa, 3 Ottobre 2017 – Il 7 ottobre alle 19  in Piazza Cappuccini, A Ragusa,  si terrà la manifestazione “Da cuore a cuore”  che unisce l’Arte contemporanea alla Spiritualità tramite video istallazione, teatro, danza. La consulenza teologico-spirituale è di Padre Giovanni Ciarcià. 

Super visione dell’intera manifestazione e autore del video ”alchimia cosmica” è Emanuele Leone, fotografo di grande fama che ama definirsi “un uomo che è riuscito ad uscire dallo spazio e dal tempo, e che è rientrato attraverso la porta del cuore con la consapevolezza che Tutto è Sacro, che Tutto è Uno. Tutto è Dio”.

Il progetto in questione è una mostra d'arte multidisciplinare e propone la costruzione di spazi per sperimentare l'esistenza attraverso i sentimenti e lo spirito.

La sinergia dei differenti linguaggi espressivi, poesia, audiovisivi, teatro-danza, curata dall’associazione Mila Plavsic,  crea un equilibrio multidisciplinare che partendo dall'interpretazione delle attitudini umane, traccia la distanza tra l'io reale e l'io illusorio per approdare nell'io spirituale e  si sviluppa con una modalità  multiforme  proponendo un percorso di inversione di marcia: invece di proiettarci all'esterno come siamo abituati a fare, ci proiettiamo verso i mondi interni, quei mondi interiori dai quali quasi tutti gli esseri umani sfuggono.

 

“Da cuore a cuore” cade in occasione della ricorrenza della nascita in cielo di san Francesco e si apre con un frammento cinematografico tratto dal film di Zeffirelli sulla vita del santo. Gli organizzatori , ed in prima fila l’associazione “Hereusium”, intendono sottolineare che la funzione di san Francesco è riportare la memoria del messaggio evangelico: umiltà, povertà, amore.  Ed è per questo che a riportarci al tempo contemporaneo assisteremo ad un pezzo recitato da Emanuele Leone di cui è autore. Un pezzo che spazia tra poesia, mitologia e spiritualità. Seguirà la videoproiezione " alchimia cosmica "  dove immagini di subatomica  suonano attraverso voci narranti cariche di emozioni e testi di profonda sincerità spirituale, alcuni sono vere e proprie liriche composte da Leone mentre altri sono frammenti attribuiti a san Giovanni della Croce.

 Seguono pezzi sulla creazione come se Dio fosse un pittore, a che oltre alla bellezza della natura, sottolineano anche la componente distruttiva della natura stessa. Passione e risurrezione si alternano  tra alba e tramonto e ancora alba e tramonto come un moto perpetuo nell'infinito nel percorso di imitazione di Cristo. Nel pezzo l'attesa di sè dove l'immagine di una candela accesa e il suono del battito cardiaco prenatale sono la scena di suggestive liriche espresse da una voce che proviene dall'altra parte del tempo.

 Chiude un frammento di suoni armoniosi che interagiscono con canti ereditati dalla santa Hildegard Von Bingen tra paesaggi di boschi e cascate, fiori che sbocciano tra la gioia di giovani e bimbi in versione danza teatro un vero omaggio a sorella acqua, fratello sole.

Emanuele Leone è erede del Dadaismo, il movimento rivoluzionario che diede origine all'Arte contemporanea, un vento che spostò l'asse dell'espressione artistica, dal significato al significante.

Il suo curriculum spazia  in vari campi dell’Arte e del Sapere. Lui è un “aspirante monaco eremita”  che ha sempre vissuto con coraggio e passione il viaggio della vita a bordo dell'Arte, con la dignità estrema di un guerriero Samurai: “mi sono lanciato nel vuoto – ha detto Emanuele Leone – e nell'apparente nulla delle tanti morti catartiche che spingono l'essere ad essere sempre con lo sguardo rivolto oltre e il cuore in verticale scoprendo che il vuoto cosmico è pieno... Aspirante monaco eremita, rimango laico ed è ancora l'arte  il mio monastero... rinunciando e sacrificando tutto con lo spirito oltre l'orizzonte infinito di molteplici emanazioni.”

 

Giovannella Galliano


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Il vescovo di Ragusa, monsignor Carmelo Cuttitta ha comunicato il trasferimento dei seguenti Parroci:

Don Salvatore Converso parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista a Vittoria

Padre Salvatore proviene da Vittoria ed è stato ordinato presbitero il 28 agosto 1977.

Dopo l'ordinazione ha svolto il servizio di Vicario cooperatore nella parrocchia "Sacro Cuore di Gesù" in Vittoria, della quale è stato successivamente, in tempi diversi, amministratore parrocchiale e parroco. E' stato anche rettore del Santuario "Madonna della Salute", sempre in Vittoria, è successivamente parroco nella corrispondente parrocchia. E' attualmente parroco della parrocchia "S. Francesco d'Assisi" in Ragusa.

Dal 1988 al 2000 è stato direttore spirituale del Seminario vescovile.

Sul versante accademico, già direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose "S. Giuseppe Maria Tomasi", che ha cessato la sua attività, è docente stabile dell'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista", del quale è attualmente il Prefetto degli studi; è anche Direttore della Scuola Teologica di Base, recentemente costituita nella diocesi.

È stato direttore del Centro diocesano vocazioni e assistente del gruppo MEIC di Vittoria.

È attualmente membro del Consiglio presbiterale, del Consiglio pastorale diocesano, della Commissione per gli ordini e i ministeri e responsabile per i diaconi permanenti della diocesi.

 

Don Nicola Iudica parroco della Parrocchia S. Francesco d’Assisi a Ragusa

Padre Nicola proviene da Catania, ed è stato ordinato presbitero il 06 aprile 2002 ed incardinato nella diocesi di Ragusa il 14 maggio 2008.

Ha svolto il servizio di Vicario parrocchiale nella parrocchia "S. Giuseppe Artigiano" in Ragusa e, nel 2010, è stato nominato parroco della Parrocchia "Immacolata Concezione della B.V.M." in Roccazzo. 

Dal 2012 al 2016 ha rivestito l'incarico di Vicario foraneo della zona pastorale di Chiaramonte.

Attualmente è anche assistente diocesano dell'UNITALSI.

 

 

Don Giovanni Piccione Amministratore Parrocchiale Parrocchia Immacolata Concezione a Roccazzo

Padre Giovanni proviene da Vittoria, ed è stato ordinato presbitero il 07 ottobre 2012.

Dopo avere svolto l'ufficio di vicario parrocchiale nella parrocchia "S. Antonio di Padova" in Comiso è attualmente vicario parrocchiale nella parrocchia "Maria SS. Annunziata e S. Giuseppe" in Giarratana.

 

Don Vittorio Pirillo Vicario parrocchiale della Parrocchia Resurrezione a Vittoria

Padre Vittorio proviene da Vittoria, ed è stato ordinato presbitero il 15 agosto 1966.

Dopo l'ordinazione ha svolto il servizio di Vicario cooperatore nella parrocchia "Sacro Cuore di Gesù" in Vittoria; vicario economo dal maggio del 1972 nella parrocchia "S. Maria Goretti, nella stessa città e, ne è diventato parroco nel 1973. Nel 2003 è stato trasferito all'ufficio di parroco della parrocchia "S. Giovanni Battista", sempre in Vittoria.

E' stato membro del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale diocesano, nonché assistente diocesano del Movimento apostolico Ciechi e dei Cursillos di Cristianità, oltreché presidente della Fondazione "Lina Secolo Nicosia".

 

***

Ai Sacerdoti va il nostro augurio più fervido per il nuovo servizio che si apprestano a svolgere nelle nuove Comunità parrocchiali. 

In particolare, personalmente esprimo la mia gratitudine e quella di mia moglie e la mia famiglia a Don Salvatore Converso per il bene, l’amore, la dottrina che ha saputo esprimere in tanti anni per tutti noi dei “Cappuccini” di Ragusa. Un vero amico. (benvenuto P. Iudica!)

 

Salvo Micciché


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Noto, 9 giugno 2017 – Martedì 13 giugno alle ore 10.00 verranno inaugurati i nuovi locali della Biblioteca Diocesana del Seminario Vescovile di Noto in ronco A. Volta (ala nord del Seminario Vescovile). 

La cerimonia si svolgerà nella Sala polifunzionale della Biblioteca Diocesana col seguente programma: 

SALUTI 

Don Luigi Vizzini, Rettore del Seminario Vescovile di Noto
Prof. Corrado Perricone, Direttore Biblioteca Diocesana
Dott. Corrado Bonfanti, Sindaco di Noto
Prof.ssa Rosalba Panvini, Soprintendente BB.CC.AA. di Siracusa – Università di Catania 

Dott. Concetto Veneziano, Dirigente I.I.S. “Matteo Raeli” di Noto 

INTERVENTI 

Dott. Salvatore Maiore, Direttore Ufficio Diocesano per i BB.CC.EE. 

La biblioteca diocesana: dalla riorganizzazione alla fruizione 

S.E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto 

Libri e cultura: spazio e tempi preziosi per la maturità della fede cristiana 

MODERA 

Don Ignazio Petriglieri, Vicario Episcopale per la cultura 

Seguirà la visita dei locali della biblioteca e della “Mostra del libro antico”, allestita in collaborazione con la Soprintendenza BB.CC.AA. di Siracusa e con gli studenti della classe III A del Liceo Classico di Noto, a conclusione del primo anno del progetto di Alternanza scuola-lavoro. 

Saranno esposti volumi del “Fondo antico” della Biblioteca Diocesana (secc. XV- XIX) divisi nelle seguenti sezioni: restauro, santi della diocesi (san Corrado e san Guglielmo), dottori della Chiesa, libri liturgici, bibbie, enciclopedie e dizionari, testi scientifici. 

L’evento è organizzato dalla Diocesi di Noto (Ufficio diocesano per i BB.CC.EE.) e dal Seminario Vescovile di Noto, in collaborazione con Comune di Noto, Soprintendenza BB.CC.AA. di Siracusa, I.I.S. “Matteo Raeli” di Noto e Cooperativa Etica Oqdany. 

Link Biblioteca Diocesana: http://www.diocesinoto.it/diocesi_di_noto/rubriche/00022283_Biblioteca_diocesan a.html 


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Scicli, 24 maggio 2017 – Secondo appuntamento annuale con i Cammini Sacri a Scicli organizzati dall’Associazione Culturale “Tanit Scicli” in collaborazione con Vie Sacre Sicilia.

Sabato 27 maggio sarà, infatti, l’occasione di seguire per la prima volta “Le Orme di Maria a Scicli”, il percorso mariano pensato e realizzato da Tanit che andrà alla scoperta della profonda venerazione per la Madonna nella cittadina iblea, dove la Vergine è venerata e pregata in tutte le manifestazioni del ciclo mariano. 

L’itinerario, proposto in occasione della festività della Madonna delle Milizie, attraverso la visita a edifici di culto, simulacri e dipinti metterà in luce lo stretto legame fra Scicli e la Vergine, sua Patrona Civitatis, e toccherà luoghi meno frequentati dai viaggiatori come le chiese della Madonna del Carmine, della Consolazione e, soprattutto, della Madonna del Monserrato, posta su un magnifico belvedere e preservata nella sua semplice bellezza dalle suore domenicane. A completare la passeggiata, la visita poi alle chiese di San Giovanni Evangelista, di Santa Maria la Nova, di San Bartolomeo e della Matrice, quest’ultima custode di una delle icone più emblematiche della cristianità e simbolo di Scicli, ovvero Maria re Mulici

Per informazioni, chiamare il numero +39.338.8614973 o scrivere un’e-mail a   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..


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Modica, 23 aprile 2018 – In Promozione, l’ultima partita del campionato si è conclusa con le sconfitte delle squadre modicane, il match tra Frigintini e Megara si è concluso con un 4-3 per il Megara, mentre il match casalingo tra New Modica e Sporting Augusta si è concluso con un 3-1, a svantaggio dei padroni rossoblù.

Vittoria per il Santa Croce, nel match casalingo contro Enna. La partita si è chiusa dopo i primi trenta minuti di gioco, dopo che i biancoazzurri hanno segnato ben tre gol, frutto di grande impegno da parte di tutta la formazione, merito anche del mister Gaetano Lucenti, capace di affiatare i vari componenti dell’organico. Il risultato del match è stato di 3- 0.

In Eccellenza, partita amara per l’Asd Città di Ragusa, disputata allo stadio “Aldo Campo”, contro il Messina. Grande onore per gli undici juniores, che sono scesi in campo, correndo per tutti i novanti minuti di gioco, senza mai abbandonarlo. Il gol del Ragusa è arrivato tardi, troppo tardi per riuscire a recuperare. Il risultato del match è stato di 1- 4, a svantaggio del Ragusa, una squadra che però potrebbe risollevarsi, data la buona possibilità di una acquisizione di proprietà da parte di un imprenditore catanese, molto vicino al mondo calcistico già da diversi anni. 

Lucia Nativo

 


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Nuova vittoria dei giovanissimi di Santo ed Alberto Carestia che al geodetico di Jungi si impongono sul Basket Club Ragusa per 45 – 42. 

 

Terza vittoria consecutiva dei giovanissimi Under 13 della Fernando Ciavorella che continuano l’avvicinamento alla Pegaso di Ragusa attualmente in testa alla classifica del girone verde. Questa volta il confronto è stato contro i giovanissimi del Basket Club Ragusa di Alessandro Vicari. 

La gara è stata molto interessante, per le varie situazioni d’attacco che via via si sono sviluppate, per i tiri sotto canestro e dall’area dei tre punti, per la solida difesa organizzata nella propria area, che hanno visto capitan Simone Occhipinti e compagni spingere sulla difesa avversaria con incisività e determinazione.

I ragusani hanno cercato di contenere i continui attacchi del quintetto sciclitano che è riuscito a mantenere fino alla fine il vantaggio acquisito nella prima frazione di gioco.

Attualmente gli Under 13 si trovano al secondo posto in classifica generale e guardano con una certa serenità il confronto che li vede in trasferta a Pozzallo, nella palestra della Scuola Media di viale Europa, il prossimo martedì 16 gennaio contro la formazione dell’Azzurra Basket.

I parziali della gara sono stati:(10-6), (8-9), (17-17), (10-10) e la percentuale dei tiri liberi è stata del 28,57 %. 

 
U.S.D. “F.Ciavorella”: Ugo Giuseppe, Marianna Miccichè (punti 2), Occhipinti Simone cap. (punti 17), Manenti Vincenzo (punti 2), Bonincontro Lorenzo (punti 4), Statello Stefano (punti 12), Lonatica Lorenzo (punti 4), Giannì Francesco (punti 4), Arrabito Roberto, Fiorilla Flavia, Fiorilla Marco, Bonincontro Tommaso.

Allenatori: Carestia Alberto e Carestia Santo.

 

Basket Club Rg: Di Paolo C., Mezzasalma D. (punti 2), Cadello G., Cassue P. (punti 9), Cilia L., Mirabella E. (punti 21), Distefano P., Bacuaba A. cap. (punti 3), Occhipinti N. (punti 5), Coppa S., Guccione G. (punti 2), Covigilo A.

Allenatore: Vicari Alessandro    

 

Giuseppe Carestia

 


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Ragusa, 8 maggio 2018 – Patrocinio gratuito per la proiezione, da parte di  Soroptmist  club Ragusa e Vittoria per il film  “Pertini-Il combattente” in programmazione al Cinema Lumiére di via Archimede. 

Presenti lunedì in sala  per la proiezione del film la presidente del club di Ragusa  Antonella Rollo e le socie.  L’idea del patrocinio gratuito per la proiezione viene sia dalla presidente che da Carlotta Schininà, socia del club  di Ragusa e socia di produzione del film che è prodotto da Gloria Giorgianni per ANELE.  

Il film è stato realizzato da Graziano Diana e Giancarlo De Cataldo  dal cui libro è tratta questa pellicola.  Ricordiamo che per ANELE, il regista Graziano Diana, che collabora abitualmente con Simona Izzo e Ricky Tognazzi,  ha scritto anche le sceneggiature sul docu-film su Vittorio Accorsi e Piersanti Mattarella, per il ciclo “Nel nome del popolo italiano”.  Inizialmente Diana e De Cataldo in collaborazione con Mario Almerighi, presidente dell’Associazione Pertini e magistrato, volevano fare una mini fiction di due puntate per la TV. 

L’idea non si concretizzò mai per la scomparsa di Almerighi.  Riprendere l’argomento è stata la prerogativa di questo film in cui lo stesso magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo funge da narratore, nonché da intervistatore delle varie figure politiche e non che hanno avuto un ricordo indelebile del presidente Sandro Pertini. Il film è corredato da documenti originali e da animazioni. 

La prima domanda che De Cataldo si è posto nel suo libro è come raccontare la figura di Sandro Pertini, uomo che ha attraversato da protagonista tutte le stagioni del ‘900 italiano. E rispondere a  questa e ad altre domande è la sua sfida principale. Tra i suoi quesiti c’è anche quella di come cercare di spiegare la vita di un uomo così grande e popolare a suo figlio tredicenne. E l’obbiettivo del film e della casa di produzione ANELE,  è proprio quello di parlare ai giovani, raccontare loro quest’uomo nella sua  grandezza attraverso una raccolta di testimonianze, di documenti fornite dall’istituto Luce e anche delle figure animate,  usando un linguaggio POP, così come lo è stato Pertini del resto, uomo frizzante che si è avvicinato al popolo più di qualunque altro politico. 

La colonna sonora del film è di Pasquale Catalano ma durante il film non mancano brani di artisti di generi diversi  nelle cui strofe viene nominato  il presidente Pertini. Tra questi i noti  Toto Cutugno, Antonello Venditti,  Raphael Gualazzi ed altri ancora.  Il film è stato preceduto dal saluto della presidente del Soroptmist club di Ragusa Antonella Rollo e dall’intervento di Carlotta Schininà per ANELE. 

Presenti in sala alcune socie del club di Vittoria tra Antonella Giardina, giornalista e critica cinematografica. Un grande applauso finale da parte del pubblico in sala  ha suggellato la fine della proiezione.

 

Giovannella Galliano


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Ragusa, 24 aprile 2018 – Se alla musica di qualità dalle sonorità blues accosti un quartetto con la passione musicale innata è facile che  puoi imbatterti nella “Ibla Soul Band”: Salvo Valvo alla chitarra, Angelo Di Martino al basso, Peppe Cerruto alle tastiere e Gianni Bellassai alla batteria. 

Domenica sera a” Le Fate” Caffè letterario di via Cesare Battisti  i quattro ritrovati musicisti hanno eseguito un concerto di grande impatto musicale attirando parecchio pubblico , difficile da contenere all’interno del locale. Molti, infatti, hanno dovuto rinunciare allo spettacolo per esaurimento posti. Sold out e standing ovation il binomio augurale della serata che è stata caratterizzata non solo dall’esecuzione impeccabile di brani  musicali internazionali ma anche dalla lettura  in italiano di alcuni versi delle canzoni eseguite,  a cura di Mario Tumino che ha aperto la serata anche con una breve storia del blues, quello legato alla deportazione di milioni di schiavi neri dal 1600 alla fine dell ‘800 in America.

È in questo periodo storico, infatti, che appaiono i primi canti blues. New Orleans e le rive del Mississipi la loro culla .Qui gli schiavi neri potevano esprimere, attraverso il canto, la loro spiritualità e i loro usi e costumi. Una lezione-concerto, quella di Mario Tumino,  che ha ulteriormente  affascinato il pubblico in sala. 

 I quattro componenti della “Ibla Soul Band”, tutti over 50, con una discreta esperienza musicale alle spalle ma soprattutto con una rinnovata passione  per  il voler fare musica insieme, hanno eseguito brani che hanno segnato la gioventù di molti dei presenti tra il pubblico.  Brani immortali potremmo definirli  come “Somebody Knocking on my door” “Wonderfull tonight”, “Autum leaves ( versione) , “I Will be there”di E. Clapton; “You ain’t goin’nowehere” e “Knocking on even door”  e “You make feel my love”del grande Bob Dylan;  “”Gravity” e “Rolli t home” do J.Mayer;  “Sade yes “di Bruce Sprigsteen; “No More blue” e “Me and wind” di R.Ciotti e altri noti del panorama blues internazionale.  I componenti della band, su suggerimento del bassista Angelo Di Martino, hanno voluto dedicare la prima canzone , “Atlantide” di Francesco De Gregori, unica in italiano e fuori scaletta, ad un amico  che proprio ieri  a Pozzallo ha cessato di vivere a causa di un infarto. 

 A fine concerto il pubblico si è intrattenuto con i musicisti complimentandosi per la scelta musicale .La padrona di casa de “ Le Fate”, Alina Catrinoiu, ha deliziato il palato di tutti con un aperitivo rinforzato dopo concerto .  La band, visto il successo registrato domenica a “Le Fate” e il pubblico rimasto fuori per esaurimento posti, ha promesso di replicare la serata a fine estate, a settembre.

 

Giovannella Galliano


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Ragusa, 23 Aprile 2018 – Jazz  at The Theatre:  Il secondo appuntamento di qualità con la musica jazz al teatro Garibaldi di Modica, sabato 28 Aprile 2018   alle 21,   vedrà  protagonista  sul prestigioso palco il maestro Enrico Lacognata  in "Piano solo".  

L’iniziativa è  promossa dalla Fondazione Teatro Garibaldi  & Thelonious jazz club di Modica. 

Il Progetto “PIANO SOLO” di  Enrico Lacognata propone l’esecuzione, con arrangiamenti originali, di brani appartenenti ad alcuni compositori jazz italiani, con riferimenti stilistici agli standard jazz e alla canzone italiana d’autore. Saranno eseguiti, infatti,  brani appartenenti a jazzisti italiani di nota cifra stilistica, tra cui Enrico Rava, Paolo Fresu, Rosario Bonaccorso, Paolo di Sabatino, Massimo Morricone ecc. con riferimenti ai temi di rappresentativi standards jazz e a quelli della canzone d’autore italiana, quali Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè. 

 

Enrico Lacognata è un  musicista Ibleo,  pianista-polistrumentista ed arrangiatore. È docente di tecnologie musicali presso il Liceo Musicale “Tommaso Gargallo” di Siracusa, laureato in Musica e Nuove Tecnologie presso il Conservatorio di Musica “Licinio Refice” di Frosinone, in Musica Elettronica presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania e Diplomato in pianoforte e in arrangiamento presso “L’Università della Musica di Roma”. Svolge attività concertistica in varie formazioni jazzistiche: in solo, in trio, quartetto e quintetto con note collaborazioni artistiche. 

Enrico Lacognata è un giovane musicista versatile che ha già ricevuto parecchi consensi in concerti e attività musicali in tutta Italia partecipando con successo a diversi progetti di rilievo  e anche come direttore d’orchestra in manifestazioni di solidarietà. La sua musica è caratterizzata da uno stile inconfondibile che da maestro e arrangiatore Enrico Lacognata ha saputo creare  adattandola alla sua personalità e alle sue emozioni. Per la serata di sabato 28 aprile  Lacognata sarà ricordato e apprezzato dal colto pubblico non solo per le sue doti artistiche ma anche  per la grande originalità di esecuzione.

 

Info: teatro Garibaldi, +39.0932.946991

 

Giovannella Galliano


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Ragusa, 18 aprile 2018 – La programmazione del Cine Teatro Lumière, a Ragusa, dal 20 al 25 aprile 2018.

 

• Giovedì 19 Aprile rassegna "Appuntamento al buio”, "A Ciambra" - Un film di Jonas Carpignano - Orari: 18:30 e 21:30;

• Venerdì 20 Aprile "Il male necessario" film di Salvatore Provenzale e Salvatore Di pasquale girato interamente a Ragusa con attori e comparse ragusane - Orari: 20:00 e 22:00.

Info e prenotazioni al numero 3884382605 (anche su WhatsApp) o via email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

• Sabato 21 e domenica 22 Aprile "Io sono Tempesta" film di Daniele Luchetti, con Marco Giallini, Elio Germano e Eleonora Danco - Orari: 18:30 – 21:30

• Lunedì 23 Aprile Riposo settimanale

• Martedì 24 e mercoledì 25 (in contemporanea nazionale) "Loro 1" film di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci - Orari: 18:30 – 20:30 – 22:30.

 

Settimana ricca di appuntamenti, dunque, al cinema Lumière. 

Giovedì 19 continua la rassegna "Appuntamento al buio" con la programmazione di uno dei migliori film italiani della stagione "A ciambra" di Jonas Carpignano, film designato a rappresentare l'Italia nella corsa agli oscar come miglior film straniero (orari: 18:30 e 21:30).

Sabato 21 e domenica 22 aprile alle 18:30 e alle 21:30 sarà proiettato ancora il film "Io sono tempesta“ ultimo film di Daniele Luchetti (Chiamatemi Francesco, La scuola, La nostra vita) con Elio Germano e Marco Giallini. 

Venerdì 20 Aprile grande esclusiva al cinema Lumiere con la proiezione del film "Il male necessario" di Salvatore Dipasquale e Salvatore Provenzale, interamente girato a Ragusa con attori e comparse ragusane. Orari: 20:00 e 22:00. 

Info e prenotazioni al numero +39.388.4382605 (anche su WhatsApp) o via email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Le proiezioni del film "Io sono tempesta" si fermano a domenica 22 (lunedì 23 riposo settimanale) per fare spazio all'uscita in contemporanea del nuovo film del premio Oscar Paolo Sorrentino "Loro 1" con Toni Servillo in una nuova grande prova d'attore nei panni di Silvio Berlusconi.  

Loro è stato a sorpresa diviso in due parti, forse sulla scia di una struttura seriale che il regista Paolo Sorrentino ha già sperimentato in tv con The Young Pope.

Dai trailer diffusi si ha la sensazione che almeno la prima parte, LORO 1, si concentrerà su un Silvio Berlusconi nel pieno della carriera e del potere, quindi post-1994. Il film fa già molto discutere a maggior ragione dopo la decisione di non ammetterlo al prossimo festival di Cannes.

LORO 1 sarà proiettato per due settimane tutti i giorni, escluso giovedì 03 maggio,  alle 18:30, alle 20:30 e alle 22:30.

 

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Cinema Lumière, via Archimede 214 Ragusa, tel +39.0932.682699, cell: +39.349.2249680


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Con lei, al Teatro Donnafugata: Carlo Ferreri, Annalisa Insardà, Vladimir Randazzo

 

Ragusa, 13 marzo 2018 – Tutto esaurito e tanti applausi a scena aperta per la divertente commedia “Matrimoni ed altri effetti collaterali” nelle due serate di venerdì e sabato al Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla. 

La pièce si inserisce nella stagione teatrale 2017/2018, proposta con successo dalle direttrici artistiche Vicky e Costanza Di Quattro con la collaborazione di Clorinda Arezzo. La commedia ha fatto centro sul pubblico che ha particolarmente apprezzato la serata scandita dal binomio perfetto regia-cast. 

La brillante regia, infatti, firmata Manuel Giliberti, che ha curato l’adattamento del testo, tratto da “Salviamo le balene” di Ivan Campillo, ne ha sicuramente suggellato il successo insieme al cast d’eccezione che ha visto sul palco del Donnafugata Mita Medici, Annalisa Insardà, Carlo Ferreri e Vladimir Randazzo e l’amichevole partecipazione di Evelin Famà in video. La Medici, la cui nota professionalità si unisce ad una carriera i cui inizi risalgono agli anni ‘70, si è distinta per la sua inusuale ironia scenica che le ha consentito di gestire con leggiadria e padronanza l’intera commedia. 

 

La storia girava attorno alla piatta vita coniugale della figlia Claudia, interpretata da una dirompente e altrettanto professionale Annalisa Insardà, che ha saputo egregiamente sdoppiarsi tra il sogno e la realtà. Partendo da un excursus sui temi che hanno segnato il fatidico Sessantotto, tra cui l’amore libero, la commedia ha ricordato i figli dei fiori che, come dice sulla scena la stessa Jane, il personaggio interpretato dalla Medici, sono stati anche “figli di Bob Dylan, dei Beatles, dell’icona Joan Baez, di Che Guevara …” ed altri noti di quegli anni. L’attore ragusano Carlo Ferreri, sulla scena ha interpretato Gregorio marito di Claudia, ha dimostrato ancora una volta una grande professionalità, frutto di anni di grande impegno sia in teatro che nei set cinematografici, anche come regista. A quella cinica quotidianità richiesta dal testo, Carlo Ferreri ha saputo imprimere quella emozione che fa la differenza. 

Il suo personaggio, infatti, ha toccato la sottile comicità che pochi riescono a trasmettere: quella scandita anche dai soli gesti, quella che trapela da una sola espressione, dal ritmo delle parole piuttosto che dal loro contenuto. Ed il pubblico ha ricambiato con continui applausi. Consensi anche per un altro ragusano in scena, Vladimir Randazzo, che ha interpretato l’aitante e statuario tecnico Fabio, l’uomo chiave secondo la sessantottina Jane, per risolvere il problema dell’infertilità della figlia. Disinvoltura e sex appeal le doti più apprezzate nella sua performance teatrale. 

 

L’intero cast e il regista Manuel Giliberti hanno voluto ricambiare l’accoglienza ragusana ringraziando il folto pubblico del Donnafugata con un grande applauso: “Senza il pubblico - ha detto la Medici - non potrebbe esistere il teatro”. Un plauso è andato anche alla splendida direzione artistica delle sorelle Di Quattro e a tutti i componenti di supporto della stagione teatrale 2017/2018, con in testa il Comune di Ragusa che la supporta con un contributo così come vari sponsor privati. 

L’ultimo appuntamento al Teatro Donnafugata è fissato il 7 e l’8 aprile con Mario Incudine in “Mimì, volere volare”. Un omaggio a Domenico Modugno e alle sue canzoni in dialetto, repertorio inesplorato, prima della sua notorietà.

 

Giovannella Galliano

 


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Programma settimanale 6 marzo:

 

Giovedì 08 marzo rassegna "Appuntamento al buio”: SUBURBICON, di George Clooney con Matt Damon, Julianne Moore e Oscar Isaac

Orari: 18:30 e 21:30;

 

da venerdì 09 a domenica 11 marzo: "3 Manifesti a Ebbing Missouri" film di Martin McDonagh, con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell

Orari: 18:30 e 21:30

 

Lunedì 12 marzo chiusura settimanale (per info su eventuale apertura chiamare il 3492249680).

 

Martedì 13 marzo: film evento, Hitler contro Picasso e gli altri. L'ossessione nazista per l'arte documentario/evento diretto da Claudio Poli e prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital. Attiva la prevendita con acquisto di biglietti su pianta.

Orari: 18:30 – 20:30 – 22:30 (info e prenotazioni al 3492249680)

 

Mercoledì 14 marzo: "3 Manifesti a Ebbing Missouri" film di Martin McDonagh, con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell

Orari: 18:30 e 21:30;

 

In programmazione al cinema Lumière "3 Manifesti a Ebbing Missouri" film di Martin McDonagh, con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell. 

Premiato con il Golden Globe per il miglior film drammatico, Tre manifesti ha conquistato sette nomination all'Oscar tutte piuttosto "pesanti" (miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura, miglior montaggio, miglior colonna sonora) e ha vinto due statuette alla migliore attrice protagonista, la straordinaria Frances McDormand e al miglior attore non protagonista Sam Rockwell. Il film racconta la furia e il dolore di una madre che sette mesi dopo lo stupro e l'assassinio della figlia non ha ancora un colpevole contro cui sfogare la propria rabbia e il proprio senso di colpa. Il senso dell'umorismo del regista angloirlandese, la forza del personaggio di Mildred, interpretata da una straordinaria Frances McDormand, e un cast di comprimari di talento sposta il film dalla categoria drammatica ad un più sfaccettato thriller anticonvenzionale dove la ricerca dell'assassino diventa, mano mano che la storia procede, solo un pretesto.

"3 manifesti a Ebbing, Missouri" sarà proiettato da venerdì 09a mercoledì 14 marzo tutti i giorni alle 18:30 e alle 21:30, escluso lunedì 12, giorno di chiusura settimanale prevista (per eventuale apertura chiamare il 3492249680) e martedì 13. Martedì 13 torna al cinema Lumière la grande arte targata Nexo digital e Sky arte. 

Dopo i successi di "Loving Vincent", "Caravaggio: l'anima e il sangue" e "Egon Schiele" arriva al Lumière l'anteprima mondiale del film "Hitler contro Picasso e gli altri" – l'ossessione nazista per l'arte il documentario evento, che vanta la straordinaria partecipazione di Toni Servillo con colonna sonora originale di Remo Anzovino che guida per la prima volta il pubblico alla scoperta del Dossier Gurlitt, di rari materiali d’archivio, dei tesori segreti del Führer e di Goering. Orari 18:30 – 20:30 e 22:30. Attiva la prevendita con acquisto dei biglietti su pianta. Ingresso: intero € 10,00 – ridotto: € 8,00. Info e prenotazioni al 3492249680

 

Giovedì 8 marzo continua la seconda parte di "Appuntamento al buio" con in programma il film "Suburbicon" di George Clooney con Matt Damon, (orari 18:30 e 21:30).


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Ragusa, 1 febbraio 2018 – Venerdì 2 febbraio 2018, alle ore 10.00, nei locali del Centro Studi “Feliciano Rossitto”, si terrà una conferenza stampa per illustrare “Tango Una storia in breve” Raccontata ed interpretata alla fisarmonica da Gino Carbonaro.

 

Tangheri: Giacomo Lumia, Agnese Mascara, Tatiana Acquilino, Federico Gagliano.

Flauto: Iolanda Zuardi.

Scuola Salotto d’Arte Caltagirone.

Coreografia: ins. Francesca Auteri.

Scuola: Barrio de Tango - Catania.

 

La serata di intrattenimento si terrà venerdì, 9 febbraio 2018, alle ore 17.30 presso la sala del Centro Studi “F. Rossitto”.

 

L’iniziativa è resa possibile grazie alla sinergica cooperazione tra Centro Studi “F. Rossitto”, Centro Servizi Culturali, Associazione Culturale “Genius”, Moica, Associazione Italiana Maestri Cattolici

 

 

Il Tango è un universo, di cui si è detto tanto, ma di cui sembra resti sempre altro da dire. Nasce verso la fine dell’Ottocento in un preciso contesto geografico, ovvero lo spazio compreso fra le due città che fiancheggiano l’estuario del Rio de la Plata: Buenos Aires (capitale dell’Argentina) e Montevideo (capitale dell’Uruguay). E’ il frutto di una ibridazione tra diverse popolazioni. Nella sua creazione, infatti, sono implicati almeno tre continenti: l’America, dove questo ballo è nato e si è sviluppato; l’Europa, con i suoi emigranti che stabilitisi nella realtà platense hanno contribuito fortemente alla sua creazione; l’Africa, che a livello ritmico ha influenzato molto la sua nascita. 

Il tango è un genere musicale e un ballo, ma anche una poetica, un'interpretazione musicale, un modo di esprimersi e un linguaggio corporale col partner. Nel giro di pochi anni, diventa un evento di eccezionale importanza, subito esportato in tutte le parti del mondo. Si diffonde nelle sale da ballo americane ed europee a partire dai primi anni del Novecento, raggiungendo il suo apogeo negli anni ‘20. Il ritmo è binario ad andamento lento, ma esistono varianti come la milonga.

L’originalità del tema affrontato dal maestro Gino Carbonaro, con la sua inseparabile fisarmonica, sarà impreziosito dalla presenza di tangheri che si esibiranno con diversi balli (Tango e sue varianti). 

 

Giuseppe Nativo


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Da venerdì 19 gennaio a mercoledì 24 gennaio 2018 "Ella e John" un film di Paolo Virzì con Donald Sutherland ed Helen Mirren.

Orari: 18:30 e 21:30 - (n.b. Dal 26 al 31 seconda settimana di proiezioni). 
 
Giovedì 18 gennaio 2018: rassegna “L’ORDINE DELLE COSE”, di Daniele Segre (Italia, Francia, Tunisia, 2017, 112’) - Orari: 18:30 e 21:30
Saranno gli operatori del team di MEDU Sicilia. MEDU, Medici per i Diritti Umani,  è l'organizzazione che ha patrocinato il film. 

Lunedì 22 gennaio evento speciale: "Cristiano Rolando" di Alessio Micieli - girato in provincia di Ragusa con attori e comparse ragusane. Orari: 20:20 e 22:30

Al cinema Lumière il primo film americano di Paolo Virzi. Questa la trama. The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John Spencer (Helen Mirren e Donald Sutherland, diretti da Paolo Virzì, al suo primo film in lingua inglese) andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta. Una mattina d'estate, per sfuggire ad un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti e sale a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi avventurosamente giù per la Old Route 1
"Ella e John" sarà proiettato al Lumière, da giovedì 19 gennaio a mercoledì 24 gennaio alle 18:30 e alle 21:30. Giovedì 18  ritorna "Appuntamento al buio" con il decimo film in programma "L'ordine delle cose" di Daniele Segre. Saranno presenti alle proiezioni gli operatori del team di MEDU Sicilia . MEDU, Medici per i Diritti Umani è l'organizzazione che ha patrocinato il film. 

"Cristiano Rolando - la saga" film evento al cinema Lumière - Lunedì 22 gennaio

Orari 20:20 e 22:30
Dopo il doppio sold out della prima serata del 15 gennaio  ritorna al Lumiere Alessio Micieli con il suo ultimo film "Cristiano Rolando - la la saga a cinque anni di distanza dal fortunatissimo Rolando Di caprio." Il film, interamente girato in provincia di Ragusa, con attori e comparse ragusane è una commedia brillante riuscitissima e realizzata con pochi mezzi dal brillante comico ragusano. Prevendita attiva con acquisto biglietti su pianta. Per prenotazioni chiamare il 3492249680
 
SPECIALE GIORNATA DELLA MEMORIA - GLI INVISIBILI 
Siamo lieti di comunicare, già da ora, che in occasione della giornata della memoria il cinema Lumiere proporrà il 26 e 27 gennaio,  in orario pomeridiano, il film racconta L'incredibile e commovente storia Cioma, Hanni, Eugen e Ruth quattro giovani ebrei riusciti nell'impresa di diventare invisibili agli occhi delle autorità tedesche nella Berlino del 1943. Nella prossima email saranno comunicati gli orari del film. 

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Da venerdì 24 a mercoledì 29 Novembre "Gli sdraiati" di Francesca Archibugi con Claudio Bisio

Orari: 18:30 e 21:30

Venerdì 24/11 unico spettacolo ore 21:30

 

Giovedì 23 Novembre - rassegna "Appuntamento al buio" - Un Re allo sbando  un film di genere commedia del 2016, diretto da Peter Brosens, Jessica Woodworth, con Peter Van den Begin e Lucie Debay.

Orari:  18,30 e 21,30.

 

Lunedì 27 Evento speciale

Proiezione del film "Food coop" - una nuova economia

Unico spettacolo ore 21:00

 

Ragusa, 22 Novembre 2017 – Arriva al cinema Lumière dal 24 al 28 Novembre il nuovo film di Francesca Archibugi (L'albero delle mele, Questione di cuore) "Gli sdraiati". Tratto dall'omonimo romanzo best seller di Michele Serra,

il film vede protagonista Claudio Bisio nei panni di un giornalista di successo e del suo rapporto col figlio Tito, un adolescente pigro che ama trascorrere le giornate con gli amici, il più possibile lontano dalle attenzioni del padre. Quando nella vita di Tito irrompe Alice, la nuova compagna di classe che gli fa scoprire l'amore e stravolge la routine con gli amici, finalmente anche il rapporto con il genitore sembra migliorare.

"Gli sdraiati" sarà proiettato tutti i giorni, lunedì 27 escluso, alle 18:30 e 21:30 , venerdì 24 unico spettacolo ore 21:30 (in allegato la locandina del film).

Giovedì 23/11 ritorna la rassegna "Appuntamento al buio" con il film "Un re allo sbando" di Peter Brosens  (orari: 18:30 e 21:30).

 

Lunedì 27/11 nuovo appuntamento con i film evento proposti dal cinema Lumiere. Dopo il successo di Loving Vincent sarà la volta di "Food coop -  una nuova economia"  documentario che racconta la storia e la creazione di un supermercato dove i soci lavorano 4 ore al mese senza essere retribuiti ma potendo acquistare ottimi prodotti a prezzi super convenienti.

La proiezione è frutto della collaborazione tra diverse realtà locali che hanno voluto e sostenuto questa iniziativa: Progetto Fi.Co. - Filiera Corta Siciliana, una rete volta a facilitare gli scambi di prodotti bio-equi sul territorio siciliano; i gas di Ragusa: Gas Colibrì, Gas Il Melograno, Gas Il Filo di Paglia; Gas Mazzarelli; GasAmuni; Bio Casa Mia - Ecobottega errante; FormaMente, Permacultura & Transizione, NAOS (Naturopatia Alimentazione Olismo Salute) e Fitzcarraldo Cineclub.

 

È previsto un unico spettacolo alle ore 21:00  con prevendita attiva al botteghino del Lumiere tutti i giorni dalle 18:00 alle 22:30. Prezzo dello spettacolo € 6,50 per tutti (in allegato una scheda del film).


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Ragusa, 29 aprile 2018 – Nei primi anni di questo secolo ho conosciuto un signore molto distinto, dai modi molto signorili, quasi ottocenteschi, modicano ma trapiantato nell’Urbe per motivi professionali, e con alle spalle oltre settanta primavere. Nonostante il divario notevole di età, abbiamo stretto un’affettuosa e sincera amicizia che prosegue, ormai, da quasi tre lustri (oggi è ultranovantenne). Quando lo sento telefonicamente, per le feste comandate, con ironia esordisce dicendo “Ci siamo ancora!”. 

Vorrei mutuare questo suo modo di dire anche per il nostro sito web Ondaiblea.it. Non tanto per la locuzione “Ci siamo”, che di questi tempi è già molto, quanto per l’avverbio di tempo “ancora”. 

Proprio da qui vorrei partire, ovvero dal significato di “ancora” che, anche nel nostro caso, vuole indicare la persistenza di un’azione durativa nel tempo.

Fra alcune settimane (a luglio prossimo) la Redazione, lo staff e, soprattutto, il nostro sito on line www.ondaiblea.it (l’erede di “Scicli on the web” degli anni ’90) andrà a soffiare sulle dieci candeline che virtualmente inseriremo nel nostro cuore, nella nostra mente, nel nostro intimo. Potremmo dire di essere cresciuti, in un certo qual modo, insieme. Abbiamo attraversato insieme una piccola, ma significativa, porzione del nostro tempo.

Nel 2008 ancora non facevo parte della “piccola-grande” famiglia di Ondaiblea.it, ma già ne sentivo gli echi. Ricordo, come se fosse ieri, la grande accoglienza (ma anche affetto) con cui mi accolsero Salvo Micciché (direttore editoriale e instancabile anima operativa) e Marco Iannizzotto (firma storica di Ondaiblea.it). Con loro è sorta una grande amicizia, sincera e duratura, che, tra l’altro, è ancora palpabile e profuma di fresco come il primo giorno! Con il direttore Carmelo Riccotti La Rocca ci conoscevamo per la mia collaborazione giornalistica prestata quando lui era il responsabile di altra testata. Nel corso di questi anni si sono aggiunte non poche collaborazioni che ci hanno arricchito su diversi fronti, non ultimo quello umano. In questi due lustri abbiamo navigato nelle “turbolente” e “tormentate” acque del web sotto l’egida di Salvo Micciché che ha tenuto le fila con quella che, idealmente, potremmo definire “forza erculea”.

La rete oggi comporta, innanzi tutto, numerose competenze per districarsi nell’ormai complicato campo dell’editoria on line. Il settore giornalistico, a volte, dà l’impressione di essere un campo minato. Le cosiddette “fake news” sono sempre in agguato. Le metodologie di fare giornalismo sembrano apparire in forme diverse rispetto al passato. Tutto sembra correre in maniera sfrenata e, talora, si perde anche il “gusto” della notizia. Oggi non basta essere “i primi” a pubblicare un contributo. Ciò perché emerge l’indifferibile necessità di un approfondimento della notizia stessa. Si è alla ricerca di un quid che possa interessare il lettore, ormai smaliziato e bombardato da notizie flash “usa e getta”. Da qui la nostra esigenza di distinguerci non solo per il doveroso principio di fornire la “giusta” informazione ma anche per il “come” questa viene data ai lettori. Gestire un sito on line come il nostro Ondaiblea.it non è facile e, su tale tematica, il nostro direttore editoriale (Salvo Micciché) potrebbe sicuramente scrivere diversi volumi al riguardo.

In aggiunta alle varie problematiche ci sono anche quelle di natura commerciale, purtroppo sempre più pressanti e che, non di rado, si riflettono anche sulle future sorti di una pubblicazione on line la quale – come le altre, del resto – risente dell’attuale congiuntura.

Ciononostante cerchiamo di dare il meglio di noi scendendo in campo ogni giorno e cercando di cogliere – ove possibile – il lato positivo delle molteplici problematiche.

Concludo questo mio modesto intervento non senza ringraziare coloro i quali quotidianamente ci incoraggiano ad andare avanti con la loro sempre gradita e preziosa collaborazione giornalistica (il pensiero va, ad esempio, alla bravissima collega Giovannella Galliano, ma anche – ovviamente – a tutti gli altri che non elenco – e me ne scuso – per evitare di dimenticarne qualcuno).

 

Quando la nostra testata giornalistica compirà il decimo compleanno, in libreria dovrebbe essere già presente (per i tipi di un rinomato editore romano) l’ennesima pubblicazione a stampa dell’ultima fatica storico-archeologica che porta le stimate firme di Salvo Micciché e Stefania Fornaro.

 

Ah! … Dimenticavo di augurare a Voi tutti una buona lettura!

 

Giuseppe Nativo


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Per chi ama l’Arte ed è appassionato di Storia, Budapest, la chiassosa e vivace capitale ungherese, è di sicuro una città che può regalare preziose emozioni. Arte e Storia si intrecciano per le vie scandite dal querulo vociare dei turisti e per i quartieri scanditi dall’armonioso brio dei passanti. E’ possibile apprezzare la semplicità dei suoi palazzi, l’eleganza delle caffetterie e dei viali, i vivaci colori del Mercato e la bontà dei suoi curiosi dolci.  Ogni angolo della città, cullata soavemente dalle acque del Danubio e dall’ebbrezza del suono di violini, trasuda emozioni, lividi, ferite… 

Per chi come me è affascinato di Storia, in particolare di quella del Novecento, ricca di avvenimenti, puntellata da tragiche vicende che hanno sconvolto il mondo intero, può iniziare la visita dal Quartiere ebraico, chiamato Erzsébetvàros e collocato nel VII distretto della città, nel cuore pulsante della Pest più antica e vera, che narra ancora l'eco lontana di una storia tormentata.                                                               Visitando il quartiere si ha come l'impressione che qui il tempo si sia fermato, come se ancora risuonasse nell'atmosfera lo stesso vivace clima di un tempo, con gli ebrei, industriosi cittadini di Budapest, che hanno vissuto e lavorato per le sue vie, hanno cantato e danzato al ritmo di un’eufonica ballata che evoca quelle di Zitani e che alla fine, in questo stesso sito, hanno sopportato il dolore di una persecuzione immorale, segregati nel ghetto in condizioni impietose, ghetto sbaragliato dalla forza della storia, spettatore del conflitto sfiancante dei suoi abitanti. 

Il quartiere è un gioiellino variopinto, un piccolo e arcano scrigno dove primeggia la magistrale costruzione della Sinagoga, accanto alla quale è possibile visitare il Museo e il Cimitero ebraico ma anche il Giardino della Memoria che celebra le vittime della Shoah. Nelle foglie dell'Albero della vita, salice piangente in argento, opera di Imre Varga, sono stati incisi i nomi di tantissime vittime. Ogni foglia vuole ricordare la storia, le ambizioni, i progetti di uomini e donne le cui vite sono state letteralmente spazzate via come da una raffica di vento. Si ricordano anche con un peculiare monumento i “Giusti fra le Nazioni” che hanno rischiato la loro vita pur di salvare un consistente numero di ebrei perseguitati. Tra questi va rigorosamente ricordata la figura di Giorgio Perlasca che ha protetto, salvato e sfamato migliaia di ungheresi di religione ebraica accatastati in case protette lungo il Danubio. Non lontano dalla grande Sinagoga, si può far visita anche all’Holocaust Memorial Museum dove è possibile effettuare un percorso commovente nella storia degli ebrei ungheresi che durante il secondo conflitto mondiale si sono irrimediabilmente piegati al destino. Passeggiando sul lungo Danubio proprio sulla banchina, in prossimità del Parlamento è profondamente toccante la vista di una serie di scarpe. Sembrano lasciate li… quasi dimenticate, 60 paia di scarpe in bronzo che tolgono il respiro, trafiggono l’anima.

È il memoriale dell’eccidio ebraico accaduto nell’inverno tra il ’44 e il ’45 del Novecento. Il Male in Ungheria aveva il nome di Croci Frecciate, così si identificava la milizia collaborazionista dei nazisti nel processo di deportazione e assassinio di migliaia di ebrei ungheresi. Dopo averli rinchiusi, imprigionati in casa loro, tra gli alti muri del ghetto, lasciati a morire di fame, freddo e malattia o deportati nei più vicini campi di concentramento, soprattutto ad Auschwitz, i “potenti di Budapest” decisero di uccidere le proprie vittime in città. Non si trattava di fosse comuni, piuttosto del Danubio che fu reso complice di tanto scempio. Martoriati, coartati, venivano poi trascinati sulle sponde di Pest e, con lo sguardo verso il fiume, defraudati delle proprie scarpe, bene inestimabile, emblema di fuga, di viaggio, di libertà, ma soprattutto di dignità. Venivano legati e annodati a gruppi di tre; solo chi capitava al centro era il predestinato a una morte istantanea con una pallottola e col peso inerme trascinava in acqua, a fondo, gli altri due. Nessuno era risparmiato.                                                                           

Nel 2005 le scarpe sono ricomparse lungo il Danubio grazie all’ambizione e al talento dello scultore Pauer Gyula perché nessuno potesse dimenticare. Lo sguardo cade inevitabilmente su quelle scarpe: alcune infiorate, altre contenenti preghiere, altre sassolini ed è un po’ come se quelle anime smarrite peregrinassero ancora in eterno. 

Le lacrime, allora, scendono mute mentre il mormorio del fiume continua a cullare quelle voci…

E il Danubio così come alcuni edifici in cui sono presenti schegge pockmarks sono testimoni anche del terrore che il Comunismo incosse sul popolo ungherese che nel ’56 tentò di ribellarsi. Tuttavia, il Paese fu, ancora una volta, vittima che ha versato sangue innocente. Ne è spettatrice la Casa-museo del terrore (Terror Haza), situata in un imponente palazzo neo-rinascimentale sull’Andrassy Boulevard che collega downtown Budapest con Piazza degli eroi, una via elegante che rievoca i boulevard signorili francesi con un lontano sapore viennese. All’interno il visitatore viene condotto per mano coinvolgendolo in un percorso che disarma in toto il cuore…Il palazzo che ospita la casa-museo fu quartier generale prima dei Nazisti (nel 1944, quando la furia del regime impresse il suo definitivo scacco anche in  HYPERLINK "https://www.ilturista.info/guide.php?cat1=4&cat2=20&lan=ita" Ungheria, diventò un sito di deportazione e tortura, cuore della vessazione nazista ungherese) e, successivamente, dei Comunisti (nel 1945, negli ultimi mesi della Soluzione Finale, fu convertito a sede del carcere sovietico e della polizia politica comunista, capeggiata da Gabo Peter, che divenne, insieme al Fürer ungherese Ferenc Szalasi del precedente regime, il regista pallido e macchinoso di una dittatura di sangue).

Ed è forse il peso di una storia così travagliata ed insanguinata a rendere Budapest così speciale, quella Budapest che rinasce memoria per crescere libertà…

Ma il bel Danubio blu, così lo definiva il grande Joahn Strauss nel suo famoso valzer, regala anche ben altre emozioni inconsuete …la crociera in battello, per esempio, è una sfiziosa chicca da non perdere assolutamente, specie all’imbrunire, mentre le stelle fanno a gara con le mille luci che sfavillano silenziosamente di notte danzando un valzer senza tempo.

                                                                                                  

Marinella Tumino


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Le foto scelte dal pubblico raccontano su Instagram il Natale attraverso i sentimenti e i piatti della tradizione rivisitati 

 

Siracusa, 12 gennaio 2017 - I sentimenti e la buona tavola: così i Siracusani hanno voluto raccontare le festività natalizie attraverso il contest fotografico #OliviaXmas, promosso da Olivia Natural Bistrot per celebrare con un pizzico di brio social il periodo più atteso dell’anno attraverso una gara di scatti su Instagram.

Tra le foto che hanno ottenuto più consensi connotati dall’hashtagh #OliviaXmas ci sono quelle dedicati all’amore in tutte le sfumature, ma anche a scorci della buona tavola attraverso la reinterpretazione, rigorosamente vegetariana, che ne dà la cucina di Olivia.
Tra le pietanze più apprezzate quelle legate alla tradizione. In particolare grande consenso ha avuto la riproposizione della storica “cuccìa”, nella versione dolce con ricotta e grano.

Gli ospiti di Olivia hanno mostrato di apprezzare l’idea del racconto attraverso uno scatto, mettendosi personalmente in gioco grazie anche alla “scenografia” natalizia allestita all’interno del locale con luci natalizie e pacchi dono.

Ai primi tre vincitori ieri sono state consegnate delle prestigiose cuffie e auricolari Bang&Olufsen, messe in palio da Bion Network®.

A tutti gli altri ceste di prodotti Olivia, vino e tessera sconto valida per tutto l’anno.
Intanto lo staff del bistrot siracusano sta già preparando uno speciale menu in occasione del Carnevale, nel solco della scelta inaugurata con l’apertura: declinare in chiave vegetariana la tradizione, aggiungendo un tocco esotico e mantenendo una grande attenzione per la materia prima come fonte inesauribile di ispirazione. 


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Chiaramonte Gulfi, 9 agosto 2016 – Chiaramonte Gulfi ha ospitato nei giorni scorsi il workshop di fotografia della Nikon School Italia organizzato in partnership da Nikon Italia con il fotografo Francesco Francia e l'associazione Look Mediterraneo con Marcello Guccione e Gianluca Bagnati. All'evento sono intervenuti numerosi fotografi, professionisti e non, provenienti da ogni parte della Sicilia.

Il corso, durato quasi 12 ore, intervallato da poche brevi pause, è stato intensivo e molto produttivo. Il Nikon Master Francesco Francia ha spiegato ai fotografi la teoria sugli schemi luce, sull'organizzazione professionale di un set fotografico e dimostrato la differenza sui vari tipi di illuminatori fotografici.

Nel pomeriggio si è passati dalla teoria alla pratica applicata realizzando vari set fotografici che hanno prodotto delle immagini di moda davvero interessanti. Gli organizzatori dell'associazione Look Mediterraneo hanno preferito valorizzare 5 aspiranti modelle provenienti dalla provincia di Ragusa. Jessica Agosta, Alessia D'Amato, Alice Di Falco, Michela Incardona e Kenya Tiralongo le cinque ragazze che hanno superato una selezione organizzata dall’associazione Look Mediterraneo.

Nelle domeniche precedenti l'evento, le numerose aspiranti modelle, provenienti da tutta la provincia, hanno posato nei vari shooting allestiti nelle più suggestive città della provincia: Ragusa Ibla, Punta Secca, Modica e Scicli.

I migliori scatti sono stati valutati personalmente dal master Francesco Francia. Il fotografo di Nikon, forte della sua grande esperienza nel campo della fotografia fashion e glamour con un nutrito curriculum alle spalle e reduce da numerosi workshop che continuamente presenta in ogni parte d'Italia, è rimasto colpito dall'organizzazione dell’evento, dall'accoglienza e dal calore ricevuto tanto da dichiarare: “Uno dei miei migliori workshop di sempre, tornerò sicuramente”.

L'hair-style e il make-up sono stati curati dall'affiatato e ormai collaudato team di parrucchieri ed estetiste di Look Mediterraneo. Con grande professionalità, senso estetico e un'innata cura per il dettaglio, hanno saputo truccare e acconciare le cinque aspiranti modelle, che poi si sono concesse agli obiettivi dei fotografi.

Un ringraziamento speciale è stato rivolto al sindaco del Comune di Chiaramonte Gulfi Vito Fornaro, al suo vice Christian Schembari e all'assessore Alessandro Cascone, che hanno aperto le porte della rinomata Sala Sciascia, dove si è tenuta la prima parte teorica del corso, e hanno concesso l'uso dei locali del Museo Liberty e della Pinacoteca De Vita, per la realizzazione degli scatti finali.


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“Bisogna adunque, che un prudente, e sufficiente mastro Cuoco, per quanto io dalla lunga esperienza in molto tempo ho compreso volendo havere buon principio, miglior mezzo, & ottimo fine, e sempre honore della sua opera, faccia come un giudizioso Architetto. Il quale dopo il suo giusto disegno, stabilisce un forte fondamento, e sopra quello dona al mondo utili, e maravigliosi edificii; il disegno del Cuoco ha da essere il bello, e sicuro ordine, causato dall'isperienze della quale ha d’havere…”. 

 

Parole sobrie ma sicure e sintetiche nel loro intrinseco significato. Riflessioni dettate da un’esperienza ultradecennale nel campo dell’antica arte culinaria. E’ il colloquio tra il “mastro cuoco” e il suo discepolo. Si tratta di un testo, in forma di dialogo, pubblicato nel cinquecentesco volume di Bartolomeo Scappi.

 

Chi era costui? La tematica è stata recentemente oggetto di riflessioni da parte dell’Accademia Italiana della Cucina (delegazione di Caltagirone), in collaborazione con Museo d’Arte Contemporanea MACC e Istituto IIS “C.A. Dalla Chiesa” di Caltagirone (sede IPSSAR Mineo) nell’ambito della rassegna annuale Arte e Cucina, giunta quest’anno alla XIV edizione. A relazionare sulla figura di Bartolomeo Scappi nonché sui correlati aspetti storico-gastronomici è stato Francesco Lucania, bibliotecario, fotografo, scrittore, torinese di adozione e con Dna spiccatamente siciliano. E’ autore di vari saggi sulla storia del mutuo soccorso, sulla cucina e gastronomia (fra cui, Bartolomeo Scappi e l'arte della cucina; libro “Il Cioccolato. Storia, curiosità, ricette, maestri”, 2013). 

Fino a qualche decennio fa incerte erano le origini dello Scappi. Il ritrovamento di una lapide nella chiesa di Runo di Dumenza sul lago Maggiore, nel luinese, in territorio varesotto, sembra dare credibilità all’ipotesi di una sua origine lombarda. 

“Il fatto che si sia potuto ritenere Scappi, ora di origini venete, ora di origini bolognese, e, infine, correttamente, di origini lombarde – spiega Lucania – testimonia la poliedricità della sua cultura, la capacità di guardare in ogni direzione e di raccogliere usi e tradizioni diverse, riuscendo in qualche modo ad amalgamarli e riplasmarli”. 

 

Perché l’attualità di Bartolomeo Scappi? 

“Vi sono molti motivi, basta scorrere una parte del libro per comprenderlo. Va anche detto che oggi assistiamo ad un’inondazione di editoria gastronomica. Scaffali colmi di ricettari, pubblicazioni specializzate, numerose le riviste eno-gastronomiche. Moltissimi talk show. Indice di un fenomeno della società: meno si cucina, più la parola stampata e l’immagine del cibo acquistano un valore surrogante e vicariale. Pochi sono i libri di storia del settore gastronomico che riportano degli studi e ricerche”. 

 

Quali furono le capacità di tale illustre personaggio ancora oggi ricordato nel campo della gastronomia? 

“Bartolomeo Scappi fu cuoco di intensa capacità ma soprattutto lungimirante antesignano della tecnica di cucina. Allestitore di banchetti sontuosi e autore del famoso trattato di gastronomia del XVI secolo “Opera dell'arte del cucinare. Col quale si può ammaestrare qual si voglia cuoco, scalco, trinciante, o mastro di casa”. L'Opera può essere considerata anche un lavoro letterario imponente. Fu una personalità di notevole rilievo, valutabile alla medesima stregua d’altri più noti interpreti e testimoni della civiltà rinascimentale. Per la sua capacità di elaborare con i cibi delle vere e proprie sculture, che in tal guisa sembravano elementi vivi, veniva chiamato con l'appellativo “Il Michelangelo della cucina rinascimentale”. Scappi, fu capostipite (dopo Maestro Martino da Como) della grande tradizione dei cuochi dei laghi lombardi, rispettata ancora oggi”.

 

Qual è la particolarità della sua Opera che ha avuto un esito a stampa nel 1570? 

“Nel 1570, con almeno 35 anni di esperienza, Bartolomeo Scappi ottenne da papa Pio V il privilegio di pubblicare il suo trattato. Ne affidò la stampa al tipografo veneziano Michele Tramezzino. Il trattato ha delle evidenti finalità didattiche. Carattere questo assolutamente rivoluzionario per quell’epoca. Il mondo della cucina, infatti, era stato sempre caratterizzato dalla chiusura mentale dei vecchi cuochi che preferivano tenere nascosti i loro segreti. Non solo non avevano mai scritto le loro ricette, ma erano molto restii anche solo a parlarne. Il volume, suddiviso in sei libri, contiene: oltre mille ricette elencati, altrettanti gusti evocati, centinaia di suggerimenti pratici. Si tratta di un’opera completa nei suoi molteplici aspetti riguardanti l’arte del cucinare. In buona sostanza, un volume pensato e ragionato nella sua complessa articolazione e da cui è possibile trarre un vissuto attraverso la dura quotidianità dell’esperienza e della memoria di un cuoco. Il monumentale trattato – che nelle sue sezioni si presenta chiaro, articolato e preciso - ebbe una tale rinomanza da essere ristampato otto volte tra il XVI e XVII secolo”. 

 

Nel volume si trovano molte soluzioni tecniche della ristorazione e quindi insegnamenti di cucina, elencazioni di piatti, tecniche esclusive relative alla conservazione degli alimenti, dettagli per allestire banchetti e poi i primi cenni di cucina per persone ammalate e inferme (nozioni basilari di cucina dietetica) ed inoltre dotti elementi d’igiene. 

 

Da questo punto di vista Bartolomeo Scappi può essere considerato un precursore? 

“Scappi, sotto questo aspetto, resta un vero e proprio precursore, intuì, infatti, già allora, che da un buon tenore di vita (dieta mirata) aumenta il benessere e la conseguente qualità dell’esistenza umana e che l’ambiente dove è manipolato e cucinato il cibo deve essere, nei limiti del possibile, pulito e in ordine. Dal punto di vista strettamente tecnico, fu un autentico professionista, sia perché utilizzò i primi prodotti che arrivarono dalle lontane ‘americhe’, sia perché inventò delle soluzioni tecnico-pratiche, che sono ancora praticate tra i moderni operatori della ristorazione. L’infarinatura e l’impanatura, ad esempio, ma anche la sigillatura delle carni bianche e rosse prima della cottura”. 

 

L’Opera di Scappi apporta una innovazione in campo gastronomico? 

“Per quanto riguarda le numerosissime ricette che sono contenute all’interno dell’Opera, assistiamo ad una sostanziale innovazione rispetto alla cucina del medioevo caratterizzata dalla preponderante presenza di selvaggina (specie piumata). Scappi, nel suo manuale suggerisce anche l’uso delle carni da allevamento, quali il pollo, il manzo e il suino. Pensiamo a Scappi come ad un grande innovatore della gastronomia del tempo, infatti, il suo lavoro letterario si meritò ampio consenso e fu tenuto in considerazione per tanto tempo. Dopo la metà del Seicento avvenne un’inesorabile, ma continua involuzione della cucina italiana che fu surclassata da quella francese”.

 

L'Opera di Scappi, oltre ad essere un documento di assoluto interesse nella storia della cucina italiana, offre spunti non solo sugli aspetti biografici ma anche su uno dei momenti più importanti della vita della chiesa: la morte di un pontefice e l’elezione del suo successore. Ci può fornire qualche cenno? 

“Bartolomeo Scappi nacque a Dumenza, a circa 5 chilometri da Luino, tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI secolo. Aveva una sorella di nome Caterina, la quale sposò un certo Nazeo Brioschi. Non sappiamo nulla sulla sua formazione, anche perché nell’Opera non accennerà mai ad un suo maestro. La prima notazione bibliografica del libro ci testimonia la presenza di Scappi a Venezia, al servizio del Cardinale Grimani (periodo che possiamo inquadrare tra il 1528 e il 1535). Dunque, è in quegli anni che va individuata la presenza di Scappi a Venezia. Nel 1536, invece, era sicuramente a Roma, al servizio del cardinale bolognese Lorenzo Campeggi. Il Campeggi fu legato papale in Inghilterra nella difficile missione diplomatica con Enrico VIII che voleva divorziare da Caterina d’Aragona. Il cardinale, ritornato a Roma, fece imbandire per Carlo V un sontuoso banchetto che è minuziosamente descritto nella sua Opera. Nel 1539, dopo il decesso del cardinale Campeggi, Scappi passò al servizio del cardinale Rodolfo Pio di Carpi. Doveva essere ancora al servizio di quest’ultimo quando ebbe l’incarico di somministrare i cibi ai cardinali giunti a Roma, in occasione del conclave, svoltosi tra il 29 novembre del 1549 e il 7 febbraio del 1550, dopo la morte di Paolo III, e dal quale sarebbe stato eletto papa Giulio III. Nell’appendice all’Opera avrebbe illustrato il servizio di mensa proprio in occasione di questa importantissima occasione. Scappi servì alla corte dei cardinali, fino a diventare cuoco “segreto” (ovvero “cuoco personale”), prima di Paolo III, poi di Pio IV (il Pontefice che portò a termine il 4 dicembre del 1563 il Concilio di Trento) eletto papa il 25 dicembre 1559. Continuò poi con Pio V salito al soglio pontifico il 7 gennaio del 1566”.

 

Qualche ricetta particolare da rivelare ai nostri lettori? 

“Possiamo proporre ai lettori quella che ha per titolo ‘Per far minestra di cotogne con brodo di carne’. Prendere le cotogne nella sua stagione, la quale inizia dal fine d'agosto e dura per tutto novembre. Levare la scorza e la parte interna (torsolo), tagliarli a pezzi, metterli in una pentola coprendoli di brodo di carne, mettere un poco di agresto bianco, zucchero, cannella, noce moscata. Far cuocere, a fine cottura, schiacciarle ed amalgamare bene, aggiungere del formaggio e delle uova, mescolare finché diventa omogenea”.

 

Giuseppe Nativo


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“RI-VEDERE ROSOLINI“, IL CONTEST FOTOGRAFICO DI SABATO 26 GIUGNO CHIUDERÀ LA FORTUNATA MANIFESTAZIONE PRIMAVERA IN PIAZZA CIVICA.

Rosolini, 15 giugno 2016 – Ri-Vedere Rosolini, è questo lo scopo della Mostra- Concorso di fotografia organizzata dal movimento politico- culturale Piazza Civica che chiude la fortunata manifestazione PrimaVera in Piazza Civica, una serie di quattro appuntamenti che hanno inteso animare il centro storico come segnale di speranza contro il graduale svuotamento residenziale e la crisi sociale ed economica attuale che ha colpito la città.
La Mostra- Concorso di fotografia è in programma per sabato 26 giugno: il contest lanciato nelle scorse settimane, si concluderà con l’esposizione fotografica e la premiazione dei tre lavori che si aggiudicheranno il podio.

“La mostra- concorso di fotografia – ha dichiarato Corrado Latino, coordinatore del movimento e tra gli ideatori della manifestazione– rappresenta un’opportunità da non perdere per gettare un nuovo sguardo alla città e rafforzare la consapevolezza che la programmazione territoriale richiede forme di trasformazione che contengano – valorizzandolo – l’uso del territorio. Si tratta di un nuovo progetto espositivo per offrire al pubblico una visione d’insieme di molteplici angolazioni della Rosolini contemporanea attraverso gli scatti di autori locali. Con i loro diversi stili i fotografi si soffermeranno, chi alla scoperta del dettaglio “nascosto”, chi a quello più simbolico o evocativo, sugli aspetti reali, o potenziali, di luoghi e situazioni culturali e sociali della città e ai suoi progetti di trasformazione urbana in corso“.

PROGRAMMA DOMENICA 26 GIUGNO
ORE 18:00 – 21:00 – Allestimento e mostra in piazza Faustino Maltese
ORE 21:00 – Premiazione e concerto a cura della Banda Musica V. Bellini
1- PREMIO € 500,00 e targa ricordo
2- PREMIO Targa Ricordo
3- PREMIO Targa Ricordo


***
Per tutte le info sulla modalità di partecipazione e sul regolamento si prega di chiamare il: 3209682698


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I Direttori e la Redazione di Ondaiblea augurano a tutti i Lettori di Ondaiblea una Santa e Felicissima Pasqua per il 2018.

Con la gioia de "Il Gioia" a Scicli, auguriamo a tutti pace, serenità e prosperità!

 

salvo micciché


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Ci lascia il caro prof. Angelo Occhipinti

Scicli, 3 febbraio 2018 – Ci lascia il caro prof. Angelo Occhipinti. 82enne, indimenticabile docente del Liceo quando ancora si chiamava “Marconi”, artista-pittore, rimane negli annali anche una sua comparsa nel film dei Fratelli Taviani, “Kaos”. 

Autore  di scritti poetici, tra i quali "Inchiodatura" e “L’iu sugnu”, opera teatrale che ebbe una rappresentazione al Teatro Italia. 

Fu uomo di grande creatività e di facile socializzazione con i giovani nell’ambito scolastico; amava pazzamente Scicli, cui rimase sempre legato.

Angelino, "U Prufissuri 'Ngilinu", fu bravo pittore, eccellente scacchista, sagace poeta, anche campione di carambola, nonché insegnante e affettuoso con tutti noi, amici dei figli.

Alla moglie Jole Pisani e ai figli Sonja, Ignazio, Catia, Giovanni, Chiara, ai generi e alle nuore, ai nipoti e ai parenti tutti, l’affettuoso abbraccio degli amici del Giornale di Scicli e di Ondaiblea.

 

Salvo Micciché

(Nella foto un “autoritratto” di Angelo Occhipinti).


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Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica
Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica (con appendice araldica), Edizioni Biancavela - Il Giornale di Scicli - StreetLib

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Salvo Micciché, Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana, Edizioni Biancavela - StreetLib

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Salvo Micciché, Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario, Edizioni Biancavela - StreetLib

Marco Iannizzotto e Salvo Micciché, Dall'Alba ai Girasoli, Edizioni Biancavela - StreetLib
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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry