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Dom, Feb
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Avvenimenti del Sudest

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Scicli, 23 dicembre 2017 – È di origine sciclitana il nuovo Presidente della Corte dei Conti a Roma.

È il dott. Angelo Buscema. È stato nominato ieri dal Consiglio dei Ministri su proposta del Premier Paolo Gentiloni.

Buscema è figlio dell’indimenticabile prof. Salvatore Buscema, che fu presidente della Sezione Enti locali della Corte dei Conti negli anni ’80, apprezzatissimo giurista e docente universitario; è un illustre figlio di Scicli.

Il neo Presidente della Corte dei Conti è nato a Roma nel 1952,  è fortemente  legato a Scicli e Donnalucata; spesso soggiorna qui da noi. E’ anche un abbonato de Il Giornale di Scicli.

Gli amici del GdS, lieti della notizia, si complimentano con il neo Presidente dott. Angelo e con la famiglia.

 

Il Giornale di Scicli

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“Tiempo de guitarras”, quattro serate di grande musica a Noto

 

Noto, 23 dicembre 2017 – Quattro concerti per quattro serate di musica. Torna a Noto la rassegna musicale “Tiempo de guitarras” con una speciale edizione invernale che va a chiudere questo 2017.

E’ ancora vivo, infatti, il ricordo delle serate della rassegna estiva che ha portato a Noto tantissimi amanti e appassionati della buona musica, artisti e musicisti di fama internazionale che si sono esibiti nel suggestivo Palazzo Nicolaci. 

E adesso grazie al lavoro dell’associazione “Musica & arte” guidata da Nello Alessi, questa rassegna ritorna da mercoledì 27 a sabato 30 dicembre, sempre negli spazi dello storico palazzo Nicolaci, in via Nicolaci a Noto. L’evento è promosso in collaborazione con il Comune di Noto. “La rassegna di questa estate è stata un grande successo – sottolinea Nello Alessi – ma noi non ci fermiamo. Spazio quindi a queste quattro giornate invernali di musica da vivere intensamente ancora una volta a Noto”. 

La rassegna inizierà mercoledì 27 alle 20 con l’esibizione del “Duo Alessi Palmeri”, composto da Nello Alessi e Daniele Palmeri. Il programma del concerto propone musiche di Johann Sebastian Bach, Johannes Brahms, Antonio Ruiz Pipò, Manuel De Falla e un’opera composta dal musicista palermitano Antonio Fortunato scritta e dedicata al duo Alessi - Palmeri.

Giovedì 28 alle 20 spazio alle note del duo composto da Sergio Camelia e Ivano Tornello che proporranno un repertorio che spazia da Antoine de Lhoyer, Mario Castelnuovo – Tedesco, George Gershwin, Johann Kaspar Mertz, Mauro Giuliani.

Venerdì 29 alle 20 i protagonisti saranno, invece, i chitarristi Francesco Emmanuele e a seguire Aldo Popolano. Emmanuele presenterà brani da Federico Moreno Torroba, Miguel Llobet, Mario Castelnuovo Tedesco, Joaquin Rodrigo, Agustin Barrios Mangore. Popolano eseguirà brani tratti da Napoleon Coste, Dionisio Aguado, Astor Piazzolla, Johann Sebastian Bach. 

Infine sabato 30 a chiudere la rassegna sono in programma due esibizioni, con inizio alle 18: Marilena Cucchiara e poi Francesca Fichera. La prima esibizione sarà caratterizzata da un repertorio che spazia da Luys De Narvaez, a Johann Sebastian Bach, da Alexandre Tansman a Dusan Bogadnovic; Fichera, invece, presenterà brani da Manuel Ponce, Isaac Albèniz, Francisco Tàrrega, Jhoann Kaspar Mertz. 

Durante i quattro giorni ci sarà anche spazio alla formazione con apposite masterclass dedicate ai giovani musicisti, lezioni che saranno tenute da Letizia Guerra, da Nello Alessi, Sergio Camelia e Ivano Tornello.

 

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Ragusa, 20 December 2017 – “I cantieri del benessere” è il progetto portato avanti quest’anno dalla Scuola dell’Infanzia Ecce Homo,  del Comprensivo “Vann’Antò,  intorno al quale si è sviluppato il percorso “Natural-Mente Natale”.

Un cantiere creativo – costruttivo in cui bambini e genitori, molti dei quali appartenenti ad altre culture e alla religione islamica,  hanno potuto ricreare un “Presepe bianco”, colore che racchiude tutti i colori senza alcuna distinzione, che azzera le differenze e rappresenta la luce del Signore Gesù, la luce della stella cometa, la pace del cuore verso la quale ciascuno di noi deve tendere. Ed è stata proprio questa luce ad illuminare tutti i cuori che hanno partecipato al percorso creativo “Natural-Mente Natale”: ha illuminato le loro menti tale da far racchiudere la Pace Interiore dentro bocce di vetro accuratamente colorate dalle mamme, tra cui quelle musulmane. 

“È una luce perenne- dicono le insegnanti del Plesso Ecce Homo- che non dovrà mai spegnersi ma perdurare in ogni mese dell’anno- Questo è l’augurio che noi insegnanti rivolgiamo alle famiglie e ai bambini della nostra scuola che insieme a noi anche quest’anno hanno condiviso questo percorso di Pace”. Il percorso “Natural -mente Natale” insiste sulla necessità di pensare di far crescere il nostro benessere psicologico e corporeo in un ambiente naturale, sano, pulito, decontaminato. Questo contesto naturale è stato rappresentato nel Presepe con dei grandi fiori,  piante, alberi, uccelli farfalle tutti realizzati con carta bianca da parati riciclata.  

La mostra del Presepe con l’albero ed i vasetti della Pace, è stata allestita nel salone laboratorio della scuola dell’Infanzia e farà da cornice alla festa di Natale  a cui  oggi, alla presenza del dirigente scolastico Rosario Pitrolo e degli insegnanti,  tutti  i bambini e le loro famiglie parteciperanno dentro la tensostruttura con canti e recite. Qui si assisterà ad un altro momento di condivisione  dei valori della Pace  a testimonianza che  la pacifica convivenza di popoli diversi può essere una realtà e non un sogno qualora persone  dotate di grande sensibilità e rispetto dell’altro,  si impegnino a coltivare  il seme dell’integrazione. Il “Presepe bianco” parteciperà anche quest’anno al concorso indetto dalla Provincia Regionale di Ragusa “Il Presepe negli Iblei”, giunto alla sua trentasettesima edizione.

 

Giovannella Galliano

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Scicli, 6 Decembre 2017 – Torna Rubino e, per l’occasione, anche le passeggiate culturali di Tanit Scicli.

L’Associazione culturale sciclitana, sabato 9 e domenica 10 dicembre, con partenza sempre alle ore 15.00, propone un nuovo percorso che, partendo dalla scoperta di Piazza Busacca con la chiesa e il convento del Carmine, fulcro di Rubino 2017, porterà lungo la Cava di Santa Maria la Nova, dove si visiteranno in successione le Chiese di Santa Maria della Consolazione e Santa Maria la Nova.

Tanit Scicli, però, non sarà da sola per l’occasione perché, a coadiuvarla, ci sarà l’Associazione Culturale Triskele, che condurrà i visitatori in un viaggio attraverso l’arte sacra di tre musei come quello del Carmine, della Consolazione e del Campanile di Santa Maria la Nova, luoghi ricchi di tesori inestimabili capaci di raccontare la storia di Scicli attraverso i secoli. 

Tanit, in collaborazione con Triskele, vuole così ancor di più tracciare nuovi percorsi attraverso Scicli, per scoprirne e valorizzarne i tesori religiosi, artistici e paesaggistici più nascosti e proseguire in questo modo sulla scia di quanto fatto negli ultimi due anni, grazie ai quali ha ricevuto un forte apprezzamento lo scorso novembre nel IV Meeting Regionale Cammini e Vie Sacre Sicilia, dove è stata segnalata fra le compagini culturali più dinamiche della Sicilia.

 

Vincenzo Burragato

 

Per informazioni, costi e prenotazioni:

Associazione Culturale Tanit Scicli, +38.338.8614973 –   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Associazione Culturale Triskele. +39.331.4000858 -   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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Ragusa, 14 November 2017 – Svelata una tela nella sala colloqui della Casa Circondariale di Ragusa. L’iniziativa è del  Soroptmist Club di Ragusa, presieduto da Antonella Rollo. La tela, che misura  1,90 cm per 1,50 cm, è stata realizzata da una socia, la pittrice Elvira Salonia e  prende spunto da un quadro del pittore francese George Seurat,  “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande- Jatte” . 

Grazie a questa importante condivisione da parte del Soroptmist Club di Ragusa,  la tela abbellisce una parete della stanza dei colloqui. Il tratto naif della pittrice Salonia è caratterizzato da figure che esprimono una tranquillità ed una solidale condivisione di spazi aperti i cui colori accesi rendono alla tela una solarità contagiosa. Un buon auspicio, dunque, per spazzare via qualsiasi tristezza e sperare in un futuro migliore.  

L’iniziativa  rientra nell’ambito del progetto “Affettività e famiglia” e si pone l’obbiettivo di rendere più accogliente una sala in cui spesso sono i minori a frequentarla nei giorni di colloquio con  i loro genitori detenuti. Il progetto è iniziato il 13 maggio scorso e ha avuto la sua degna conclusione venerdì 10 novembre alla presenza di quattro detenuti della Casa Circondariale, della direttrice Giovanna Maltese, della capo area trattamentale Rosetta Noto, dell’educatrice Maria Stella,  del commissario capo Chiara Morales, della neo-presidente del Soroptmist Antonella Rollo e  di alcune socie. La cerimonia ha registrato un  momento di commozione non indifferente da parte di tutti i partecipanti.

 

Giovannella Galliano

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Ragusa, 5 November 2017 – Il Coordinamento Ragusa di ADRA ITALIA, Agenzia umanitaria della Chiesa Avventista che opera in Italia e all’estero, impegnata per la lotta alla povertà e al supporto verso i disagi sociali senza distinzione di appartenenza politica, religiosa, etnica o di genere, organizza insieme alla LA81 srl, Azienda che si occupa di Sicurezza sui luoghi di lavoro il 2° Corso di Alfabetizzazione per Stranieri con Indirizzo Lavorativo ed il 1° Corso di Inserimento Giovanile, con il Patrocinio del Comune e della Prefettura di Ragusa, ed in collaborazione con le Associazioni di Ragusa. 

Il corso di alfabetizzazione per stranieri, con inizio Lunedì 6 Novembre prossimo,  è stato indirizzato verso l’inserimento nel mondo del lavoro, fornendo gli attestati necessari e obbligatori secondo il D.LGS. 81 del 2008 e SMI inerente alla sicurezza. 

Il corso prevede 40 ore, suddivise in 22 ore di lezioni frontali di italiano e attività connesse, e 18 ore dedicate ai corsi di HACCP, ex tesserino sanitario di Alimentarista, o in alternativa, a scelta del partecipante, il corso di Addetto alla Conduzione di Carrelli Industriali con conduttore a bordo (Mulettista), e del Corso di Addetto all’Antincendio e alle Emergenze. Inoltre sono previste delle attività inerenti la conoscenza del territorio e della città. 

Il corso di Inserimento Giovanile, per fasce deboli, è, invece, indirizzato verso l’inserimento, nel mondo del lavoro, di giovani Ragusani, fornendo gli attestati necessari e obbligatori secondo il D.LGS. 81 del 2008 e SMI inerente alla sicurezza. 

Il corso avrà inizio Martedì 7 Dicembre c.a, e prevede circa 20 ore, dedicate ai corsi di corsi di HACCP, ex tesserino sanitario, o in alternativa, a scelta del partecipante, il corso di Addetto alla Conduzione di Carrelli Industriali con conduttore a bordo (Mulettista). Il Corso di Addetto all’Antincendio e alle Emergenze ed il corso di Formazione Generale di Base dei Lavoratori. 

Tutti i corsi prevedono il rilascio dell’attestato di qualifica riconosciuto e sono totalmente gratuiti a tutti i partecipanti. 

La Cerimonia di Chiusura si terrà Venerdì giorno 1 Dicembre 2017 dalle ore 18,30 presso la sede ADRA di Ragusa, via S.Cuore, 105. 

La cerimonia si aprirà con i saluti e i ringraziamenti delle autorità coinvolte e del coordinamento ADRA di Ragusa. 

Verranno, inoltre, presentati i partecipanti che hanno svolto il corso e ai quali gli verranno consegnati gli attestati conseguiti. 

Dopo le foto di rito sarà offerto a tutti i presenti un piccolo buffet di ringraziamento a cura della Comunità Avventista di Ragusa.

 

G. G.

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Scicli, 18 Ottobre 2017 – La “International Observe the Moon Night” (I.O.M.N.) è una notte di osservazioni del nostro satellite promossa dalla NASA e da altre prestigiose istituzioni scientifiche internazionali. Ribattezzata in Italia “La Notte della Luna”, viene coordinata dall’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e dall’UAI (Unione Astrofili Italiani) in varie città del nostro Paese, con l’obiettivo di presentare al grande pubblico l’attività di osservazione astronomica, sia professionale che amatoriale.

Dopo il successo del settembre 2015, l’Osservatorio Astrofisico di Catania, struttura di ricerca dell’INAF, organizza nuovamente la manifestazione “Notte della Luna”, in programma per sabato 28 ottobre 2017, in collaborazione con il Comune di Scicli, che ha concesso il proprio patrocinio e il permesso di utilizzare gli spazi del Piano del Carmine per l’osservazione dei corpi celesti aperta al pubblico.

All’iniziativa partecipano l’Istituto di Istruzione Superiore “Quintino Cataudella” di Scicli e il Centro Ibleo Studi Astronomici (CISA), delegazione territoriale per la provincia di Ragusa dell’Unione Astrofili Italiani, secondo il seguente programma:

 

Istituto d’Istruzione Superiore “Q. Cataudella”, Scicli

            18.00-18.15  Apertura della manifestazione e saluti istituzionali 

            18.15-19.00  L’intramontabile fascino della Luna: esplorazioni passate e future 

                                 Conferenza della dott.ssa Mariachiara Falco (INAF - Osservatorio Astrofisico di Catania)

            19.00-19.30  La missione Solar Orbiter: oltre il mito di Icaro

                                 Conferenza del dott. Daniele Spadaro (INAF - Osservatorio Astrofisico di Catania) 

            19.30-21.00 Osservazione della Luna nel piazzale della scuola con il telescopio dell'Istituto, aperta al pubblico convenuto.

                                Attività nel Planetario dell'Istituto, per il pubblico convenuto.

 

Piano del Carmine (tra la chiesa omonima e il torrente S.M. La Nova), Scicli

            18.30-23.00 Osservazione aperta al pubblico della Luna e di altri oggetti celesti con telescopi messi a disposizione dagli astrofili, coordinata da Salvo Pluchino,                                Presidente del CISA e membro del Consiglio Direttivo dell’UAI, e proiezione del filmato “La Luna e le missioni Apollo” a cura di Giancarlo Bellassai, dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.

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A Ragusa esperti a confronto sul complesso tema del randagismo. Soluzioni tra Nord e Sud

 

Ragusa, 18 Ottobre 2017 – Il tema caldo del randagismo che più volte ha suscitato polemica in città ha sollecitato una conferenza, “Il randagismo da Sud a Nord”, per individuare interventi che alla luce di nuovi studi vanno ripensati. 

La conferenza svoltasi ieri al teatro Ideal di Ragusa ha rappresentato un angolo di riflessione diversa, battendo il tasto  su come  cambiare  prospettiva:dallo spostamento del problema alla gestione del territorio, ovvero anche come immaginare la nostra solidarietà verso i cani su un’unione realizzata in avversione ad un’oppressione.  A parlarne Michele Minunno, istruttore cinofilo ed esperto nella gestione sul territorio del randagismo che da anni osserva gruppi di cani liberi e ne studia le dinamiche  e Davide Majocchi, presidente dell’ associazione A.P.A.R, che gestisce 3 canili in Lombardia, attivista di resistenza animale.  

La conferenza è stata seguita dalla proiezione del docu film “NoPet”. Presenti gli organizzatori dell’associazione “Pensieri Bestiali” che gestisce il rifugio sanitario di Ragusa e il canile municipale di Vittoria, con  Luciana Licitra ed il presidente Michele Dagati.

Quest’ultimo ha "messo il dito sulla piaga": canili affollati affermando che su una capienza a Vittoria di 150 cani se ne ritrovano 190 e a Ragusa su 60 posti disponibili se ne accolgono attualmente 90. “Più ci muoviamo - ha detto Dagati - più cani catturiamo, più le amministrazioni pensano che questo problema si stia risolvendo. Ma non è così. I branchi che gironzolano nella città arrivano sempre.  Occorre un monitoraggio costante e creare una squadra in cui ognuno fa il proprio compito, cercando di reinventarci l’impossibile. L’obbiettivo di questa conferenza non è quello di voler portare a casa una risposta ma quanto meno una domanda.  Ed è stata un’occasione di incontro e dibattito su un tema, quello del randagismo, che è molto sentito sia a livello di amministrazione e associazione di volontariato che dei cittadini.  

Una questione che scaturisce dal numero elevato di randagi sul territorio, centinaia in zone periferiche ma anche in città. Molti gruppi sono conosciuti e monitorati da volontari, in parte sterilizzati ed immessi nuovamente nel territorio. Il fenomeno, però, se in parte controllato e seguìto, è altresì in aumento. “Proprio per questo- ha detto Luciana Licitra- c’è da pensare a soluzioni nuove poiché le messe in campo non sono state sufficienti fino adesso.” 

Davide Majocchi ha posto l’accento sul trasferimento dei cani dal sud ai canili del Nord. Uno dei modi con cui si cerca di fronteggiare il fenomeno ma che in effetti non sempre ottiene i risultati dovuti.   

Per Majocchi è bene rivedere il proprio modo di aiutare, i propri riferimenti e i propri sentimenti non facendo diventare i cani degli oggetti di salvataggio ma una comunità con la propria cultura ed un proprio linguaggio e con un proprio posto da difendere o da ricavare nel tempo. Michele Minunno, che da anni studia la vita dei cani liberi sul territorio, ha fatto emergere una nuova prospettiva basata sul  linguaggio del cane, elemento utile per vedere con occhi  nuovi i gruppi di cani. La comunicazione dei cani,infatti, rappresenta un mondo incredibile che  ci fa vedere una nuova realtà, sempre ignorata, che considera i gruppi di cani come individui, con  specifiche esigenze e caratteristiche, con bisogni e personalità. Minunno ha spiegato che adottare un cane e tenerlo isolato in casa o dagli altri suoi simili in libertà non è la stessa cosa di farlo vivere con i suoi simili. “I cani- ha detto Minunno- hanno un modo loro di comunicare e lo fanno solo se si trovano in libertà e con la loro famiglia. Studiare questo fenomeno e considerare i cani degli individui è un approccio fondamentale per chi lavora sul territorio e interviene nei canili”.  

Il video di Majocchi e il dibattito con il pubblico in sala ha creato un altro momento di confronto sul fenomeno randagismo.

 

Giovannella Galliano

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Ragusa, 21 settembre 2017 – Si è aperta il 7 settembre 2017 la nuova selezione di Bassi Comunicanti, l’incubatore culturale di Ragusa che aiuta i giovani a trasformare le loro idee in progetti o imprese culturali. Mentre i partecipanti al primo ciclo si avviano a concludere il loro percorso, inizia la fase di selezione per scegliere i prossimi giovani che avranno la possibilità di partecipare al secondo ciclo di incubazione.

Sarà possibile inviare la candidatura compilando la domanda online entro il 7 ottobre 2017.

 

Call per 25 giovani tra i 18 e i 35 anni

L’incubatore culturale è uno spazio collaborativo e offre gratuitamente percorsi di formazione e accompagnamento a giovani tra i 18 e i 35 anni. Il bando è rivolto a tutti i giovani, uomini e donne, residenti nelle Regioni Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).

Per partecipare bisogna compilare la domanda online raccontando il proprio progetto o i motivi per cui si vuole seguire il percorso di incubazione.

 

Servizi di incubazioni per idee e progetti

I selezionati potranno partecipare al percorso di incubazione di Bassi Comunicanti. Le attività di incubazione avranno cadenza mensile con possibilità di sessioni di mentoring settimanale. Nel corso dei sei mesi di incubazione verranno anche proposti laboratori di produzione culturale, incontri con esperti, servizi di supporto alla creazione d’impresa ed eventi aperti.

 

Palazzo Cosentini un luogo di contaminazione

Le attività si terranno nei bassi di palazzo Cosentini, da poco riqualificati e pronti a diventare la casa delle idee dei partecipanti. Gli spazi di Bassi Comunicanti saranno anche un co-working nel quale tessere relazioni con soggetti che operano nel mondo della cultura e potenziali investitori.

 

Il primo ciclo di Bassi Comunicanti

I primi sei mesi di incubazione sono stati molto intensi e i giovani selezionati sono adesso nella fase finale di definizione dei loro progetti. Nel corso del programma di incubazione sono state strette collaborazioni con tante realtà culturali siciliane: da A tutto volume a Scenica, da FestiWall a Ragusa Foto Festival, da Condominio Fotografico a Igers Ragusa. Il progetto infatti ha inteso aprirsi al territorio e interagire il più possibile con le realtà culturali esistenti. Inoltre, in collaborazione con Officine Culturali è stato presentato il libro «La gentilezza e la rabbia», ed è stata svolta una visita a Favara a Farm Cultural Park, sotto la guida del fondatore Andrea Bartoli. Non è mancato il confronto con le aziende del territorio, con cui sono stati organizzati degli incontri dedicati, finalizzati a creare connessioni utili allo sviluppo delle idee dei partecipanti.

 

Bassi Comunicanti in poche righe

Il progetto è un’importante opportunità per Ragusa e il territorio circostante. Si parla spesso di cultura come leva per lo sviluppo, ma spesso mancano gli strumenti per supportare i giovani che vogliono costruire il proprio futuro in questo settore. Il progetto Bassi Comunicanti propone dei percorsi di accompagnamento per aiutare i giovani a trasformare le loro idee in progetti o imprese culturali, e facilita la creazione di reti di collaborazione aperte agli altri soggetti del territorio, in modo da contribuire a costruire un ecosistema favorevole allo sviluppo culturale.

 

Le attività sono coordinate dall’associazione di promozione sociale L’Argent, capofila del progetto, insieme agli altri partner: Lebowski a.p.s., The Hub Sicilia a.p.s. (Impact Hub Siracusa), Associazione Culturale Farm Cultural Park di Favara e Comune di Ragusa.

 

Bando e form di partecipazione

 

Per informazioni:

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Sabato, 23 Dicembre 2017 – Giovedì 28 dicembre alle ore 18.00 nella prestigiosa cornice di Palazzo Spadaro a Scicli torna l’appuntamento con Cibo e Medicina. Fra antichi rimedi e ricette popolari, il ciclo di incontri ideato e realizzato dall’Associazione Culturale Tanit Scicli, che prende spunto dalla collaborazione fra i membri dell’associazione sciclitana e la famiglia Cartia.

Questa volta a Cibo e Medicina sarà discusso in tutti i suoi aspetti il cacao, relazionato a fondo dai membri di Tanit Scicli e dal Dottor Cartia in tutti i suoi usi attraverso la storia, la botanica, l’agronomia, la farmacopea e la gastronomia, passando anche per la cultura e l’economia. Un percorso che non mancherà di coinvolgere e appassionare il pubblico, guidandolo tra i filari del rapporto fra uomo e cacao attraverso i secoli.

Poi, come sempre, la degustazione a tema completerà il viaggio alla scoperta del cacao e del suo figlio principe, il cioccolato.

 

Per informazioni e prenotazioni: Associazione Culturale Tanit Scicli – 338 8614973 ; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Sandro Pace racconta gli arancini ai francesi:  le sorprese di essere uno chef dello street food ibleo

  

Ragusa, 1 Dicembre 2017 – Non capita tutti i giorni di trovare un articolo su di sé sul quotidiano britannico “The Guardian” ed essere scelto dall’ambasciatrice dell’enogastronomia a Parigi, Alessandra Pierini, per uno Show cooking tutto siciliano, ovvero una performance live sull’arancina. 

L’evento si è svolto alla Galleria d’Arte “Le Purgatoire” nella capitale francese  alla presenza di circa 2500 persone.  Allo chef Sandro Pace di “Cantunera”, bottega street food a Comiso e a Ragusa Ibla è successo tutto questo nella festa tutta siciliana organizzata da Alessandra Pierini, titolare tra l’altro della nota bottega  enogastronomica a Parigi, “ RAP”.   

Sandro Pace,  affermato chef ibleo  dello street food con particolare riferimento ai sui cavalli di battaglia, ovvero le arancine ed i cannoli,  ha portato con sé parte del suo staff, tra cui Andrea e Francesco,  per  tenere una lezione live su  come fare le arancine. Solo i  primi 20 ad entrare in Galleria avrebbero avuto diritto ad indossare il  grembiule per seguire passo passo la ricetta e le curiosità dettate dallo chef Sandro ma in realtà, vista la grande affluenza di partecipanti fin dal mattino, alla fine gli allievi sono stati 80. 

La galleria “Le Purgatoire”, situata tra l’altro a Parigi in via del Paradiso, prima di sera ha accolto più di 2500 persone che tra assaggi e  contest lezione hanno potuto gustare le prelibate arancine di Sandro Pace. Lo chef aveva già spedito a Parigi tutto il materiale il giorno prima tra cui gli ingredienti nostrani di cui si fregiano i suoi prodotti culinari permettendogli di  realizzare tre tipologie di arancine: quelle al ragù di Fassona della Maremma laziale, quelle al coniglio alla cacciatora e quelle alla Norma. 

La ciliegina sulla torta per i parigini è stata rappresentata  dalla tipica “Mitilugghia”, pasta fritta aromatizzata all’origano fatta con la farina del mulino Soprano; è seguito anche un corso sui biscotti di mandorla ed i cannoli che sono stati riempiti al momento con la nostra ricotta vaccina. Una serata in cui i partecipanti, di cui alcuni italiani residenti a Parigi da tanto, hanno avuto modo non solo di imparare  la tecnica e la manualità necessaria per la realizzazione delle arancine ma anche di affinare il gusto con la peculiarità  e la ricercatezza degli ingredienti, rigorosamente distintivi del nostro territorio. L’ampiezza di questo fenomeno alimentare, qual è lo street food,  pone in primo piano, infatti,  l’identificazione di un territorio e della tradizione quale volano  di  diffusione della cultura di un popolo.  E non a caso giornalmente l’interesse da parte dei nostri turisti è concentrato soprattutto all’enogastronomia. 

Lo dimostra il fatto che alcuni inglesi, soffermandosi a gustare le prelibatezze dello chef Sandro Pace hanno parlato bene di lui in terra britannica tanto da far spostare da Londra a Comiso alcuni giornalisti del quotidiano “The Guardian” che hanno dedicato al nostro chef una bella pagina di costume alimentare tutto ibleo, raccontando la sua passione nata già ad 11 anni come garzone di un noto bar e poi sfociata da 5 anni nella bottega “Cantunera

«La mia passione per l’enogastronomia e pasticceria siciliana vuol essere anche un modo di voler riscattare un territorio - ha detto Sandro Pace - attraverso la nostra vera ed autentica identità. A me non importa trovare ricette ricercate e nuove, a me interessa raccontare la tradizione. 

Le manifestazioni di stima da parte di clienti autoctoni e stranieri in questi anni di attività mi hanno spinto sempre più a dare il meglio ed essere scelto da una ambasciatrice dell’enogastronomia italiana a Parigi, Alessandra Pierini, per uno show cooking,  per me è stato un grande onore. L’arancino - continua lo chef Sandro con un pizzico di poesia - è il simbolo dell’amore delle nostre nonne che portavano ai loro mariti un po’ di carne tra i campi dentro questo involucro. Con tanto amore in cucina la donna di allora lo panava e lo friggeva per darle un sapore ancora più accattivante. E tutto questo senza amore penso che non poteva essere realizzato».

 Il sogno dello chef Sandro Pace è anche quello di vedere tutte le maestranze locali lavorare in sinergia per portare avanti il territorio siciliano, troppe volte bistrattato e noto fuori dai confini italiani per la cronaca che ha impresso all’isola quel marchio infame di tanti anni di mafia e non certo per l’aspetto antropologico della sua cucina che, per contro e alla luce dei risultati, ne attesterebbe la sua vera connotazione etnica ed identitaria.

 

Giovannella Galliano

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Con lo slogan ‘Vivila tutta la tua vita, anche nella malattia’, torna la ‘Giornata di San Martino’ dedicata alle cure palliative. Sabato 11 novembre gli operatori dell’associazione SAMOT Ragusa onlus saranno presenti nelle principali farmacie di Ragusa, Siracusa e Trapani

 

Ragusa, 10 November 2017 – Un appuntamento che si ripete di anno in anno per ribadire il diritto di ogni essere umano a vivere la propria vita, sempre e comunque. Con lo slogan “Vivila tutta la tua vita, anche nella malattia”, sabato 11 novembre ritorna la Giornata di San Martino, l’iniziativa promossa sin dal 2000 dalla Federazione italiana di cure palliative e dedicata ai diritti dei malati terminali. Quest’anno la Federazione, coinvolgendo le sue sedi sparse su tutto il territorio, vuole colorare le piazze di arancione e fare un selfie gigante, da condividere in rete con l’hashtag #vivilatutta, per sensibilizzare l'Italia intera sul diritto alle cure palliative.

Anche “Samot Ragusa Onlus”, associazione impegnata da oltre 20 anni sul territorio siciliano nell’assistenza ai malati terminali, aderisce all’iniziativa: durante la giornata di sabato gli operatori Samot Ragusa saranno infatti presenti nelle principali farmacie delle tre province siciliane in cui l’associazione è presente, Ragusa, Siracusa e Trapani, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle cure palliative ed offrire le corrette informazioni ed assistenza ai pazienti in fase avanzata di malattia e supporto alle loro famiglie. 

L’iniziativa della Fedcp ricorre proprio in occasione della festa di San Martino, il santo che secondo la leggenda tagliò a metà il suo mantello per coprire un vecchietto sfinito dalla stanchezza e dal freddo. Dopo quest’atto di generosità e solidarietà, racconta il mito, il tempo mutò, il cielo si schiarì e il freddo cessò, lasciando spazio ad un’aria più mite, l’Estate di San Martino appunto. Dal termine mantello, pallium in latino, deriva “palliative”: le cure che come un mantello avvolgono il paziente, lo proteggono e lo difendono.

 

Gli operatori di Samot Ragusa Onlus saranno presenti domani nelle seguenti farmacie:

 

provincia di Ragusa: 

- Farmacia Occhipinti, c.so Vittorio Veneto 751, Ragusa; orari 9.30 - 12.30;

- Farmacia Sciveres, via Archimede 228, Ragusa; orari 9.00 - 13:00;

- Farmacia Roccasalva Dott.ssa Sabina, Via Nazionale 308, Modica; 

- Farmacia Guastella; stradale Forcone n. 58, Vittoria;

- Farmacia Cali’, via G. Garibaldi 30, Vittoria; orari 09.30 - 13.00.

 

provincia di Siracusa:

- Farmacia Lombardo, Via Garibaldi 130, Palazzolo Acreide, SR

 

provincia di Trapani:

- Farmacia Centrale Garaffa, via Giovan Battista 119, Trapani; orari 11.00 – 13.00;

- Farmacia Dott. Biagio Gallo, via Fardella 340, Trapani; orari 16.00 – 18.00;

- Farmacia Occhipinti, Corso Italia 65, Trapani; orari 11.00 – 13.00;

- Farmacia De Stefano, Piazza Europa 41, Favignana, TP; orari 9.00 – 11.00;

- Farmacia Grimaudo, via Salemi 185, Mazara del Vallo, TP; orari 10.00 – 13.00;

- Farmacia Parisi, via Cavour 45, Campobello di Mazara, TP; orari 9.30 – 11.30;

- Farmacia Polizzotti, Piazza Matteotti 13, Marsala, TP; orari 10.00 – 12.00 /16.00 – 18.00;

- Farmacia Giorlando Via Francesco Crispi, Alcamo TP; orari 11.00 – 13.00.

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Ragusa, 23 ottobre 2017 – Si è svolta a Modica, a Villa Cascino, dal 21 al 22 ottobre 2017 la manifestazione del 60° JOTA (JOTI) organizzata dagli Scout (Agesci) a livello internazionale per consentire ai ragazzi Scout di tutto il mondo di comunicare e prendere contatto con i mezzi di comunicazione, in particolare radiocomunicazioni HF, più adatte a questo scopo e, da alcuni anni, anche comunicazioni via Internet.

Ancora una volta ARI Ragusa ha collaborato mettendo a disposizione dei gruppi Scout attrezzature, antenne e radiotrasmettitori e naturalmente l’opera di radioamatori. Due degli operatori che hanno partecipato (tra cui il segretario della sezione, Vincenzo Licitra IT9DQC) sono anche Scout: Corrado Terranova IT9ZEO e Maurizio Pisana (IT9XID), perciò è stata massima la sinergia che ha consentito di spiegare ai ragazzi il funzionamento generale delle reti di radiocomunicazioni e li ha coinvolti e appassionati, ancora una volta, alle trasmissioni, che loro stessi hanno potuto sperimentare con impegno e passione e con molta dedizione.

È stato approntato un set di attrezzature da campo con base operativa in una tenda che ha consentito anche di dimostrare come con mezzi semplici si possano ottenere risultati importanti senza spendere "capitali" umani e finanziari e raggiungere corrispondenti da ogni parte del mondo con enormi soddisfazioni e grande divertimento.

Un’esperienza formativa molto utile per tutti, ma anche una grande occasione di solidarietà e socialità che ha unito i ragazzi iblei da Modica a vari paesi del mondo collegati: Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, e tanti altri “country” (Paesi).

Insegnare è anche a propria volta imparare, per questo ringrazio i Capi Scout e gli organizzatori (e non solo perché hanno inviato la simpatica e gentile lettera che pubblichiamo di seguito), in particolare Marisa Scivoletto, Pietro Tona e lo stesso Corrado Terranova che hanno consentito ai nostri Enzo Licitra, Giuseppe Fede, Angelo Strazzeri, Salvo Barone, Maurizio Pisana e a me stesso (a nome di tutti i radioamatori iblei e i soci ARI in particolare) di poter donare ai ragazzi questi momenti istruttivi ma anche amichevoli e di crescita intellettuale e personale.

Ad majora, AGESCI! Al prossimo JOTA!

 

Salvo Micciché (IT9CLU), presidente pro tempore ARI Ragusa

 

 

***

Il testo della lettera inviata da AGESCI alla sezione ARI di Ragusa in merito a JOTA 2017

 

Gentile Presidente,

Le esprimiamo, a nome di tutto il gruppo scout AGESCI Modica 1, vivo ringraziamento per l’organizzazione ed il supporto tecnico/logistico fornito dai Vs Radioamatori presso Villa Cascino a Modica in occasione del 60° JOTA.

Grazie alla professionalità ed alla disponibilità di:

 

Vincenzo Licitra IT9DQC, 

Angelo Strazzeri IT9CCR, 

Salvo Barone IT9ABO, 

Giuseppe Fede IT9KFA,

Corrado Terranova IT9ZEO, 

Maurizio Pisana IT9XID.

 

Grazie a loro i ragazzi hanno potuto apprendere i principi del funzionamento della radio, sperimentare i collegamenti con le altre postazioni JOTA ed ascoltare con grande emozione la voce dell’astronauta Paolo Nespoli direttamente dalla Stazione Spaziale Internazionale.

 

Certi che nel prossimo futuro potranno realizzarsi ulteriori e proficue collaborazioni porgiamo cordiali saluti.

 

 

I Capi Gruppo Pietro Tona e Marisa Scivoletto

 

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La Previdenza dei medici tra riforme e ultime novità. A Ragusa esperti a confronto nell’appuntamento promosso dall’Ordine dei Medici

 

Ragusa, 23 ottobre – Il labirinto delle norme previdenziali in cui ci si è venuti a trovare negli ultimi anni ha sollecitato risposte più concrete da parte di esperti del settore in un convegno organizzato sabato dall’Ordine dei Medici di Ragusa su “Previdenza: quale futuro per medici ed odontoiatri”. Le preoccupazioni nascono dal fatto che negli ultimi 25 anni si sono succedute ben 19 riforme sulla pensione modificando sistematicamente la normativa, in maniera tale da ritardare l’uscita dal mondo del lavoro.  

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Ragusa, dottor Salvatore D’Amanti, aprendo la sessione di lavori ha voluto sottolineare la necessità del confronto. “Un problema, quello della previdenza - ha detto - che riguarda non solo i medici prossimi alla pensione, ma anche e soprattutto i giovani. Per tale ragione abbiamo interpellato i maggiori esponenti dell’Enpam e degli esperti sul sistema  pensionistico della dipendenza per spiegare come sta intervenendo l’ente  sulle pensioni, sull’assistenza ai medici, soprattutto quelli portatori di handicap, sulla contribuzione. Fortunatamente l’Enpam è un ente piuttosto solido, con un patrimonio capace di garantire agli iscritti la pensione per i prossimi 50 anni”. Molti i suggerimenti degli esperti per fare scelte oculate e trovare soluzioni ottimali per evitare errori. Per primo è intervenuto il dottor Alberto Oliveti, presidente della Fondazione Enpam, che ha relazionato su “I fondi speciali dei medici convenzionati”. 

Riportando numeri e dati circonstanziati è stato sottolineato che l’Enpam è un ente stabile, solido che puo’ assicurare buone aspettative di soddisfazione operando con interventi istituzionali. “Nello stesso tempo - ha affermato il dottor Oliveti - siamo attenti al cambiamento in corso che comporta certamente delle difficoltà ma apre anche nuove potenzialità, e per questo stiamo cercando di mettere in atto tutti quei meccanismi che possono prevedere un inserimento professionale lavorativo efficace della futura generazione”. Oggi l’età pensionabile per i medici  è 67 anni e mezzo, 68 anni dal prossimo anno, che per  i medici convenzionati che ricorrono alla pensione anticipata si riduce a 61 anni e mezzo. L’intervento del dottor Carlo Maria Teruzzi, presidente del fondo pensione complementare, riservato in particolare ai medici, ha voluto sensibilizzare i colleghi sulla necessità dell’integrazione contributiva. 

“Attraverso un patrimonio accumulato durante la vita contributiva - ha affermato Teruzzi - si potrà far fronte all’abbassamento dell’assegno pensionistico che si andrà a riscuotere rispetto all’ultimo stipendio, calcolato intorno al 40 - 50 % in meno.  Le maggiori difficoltà si prevedono per i giovani ed è per questo che stiamo sensibilizzando anche le relative famiglie” sulla necessità di intervenire con i fondi previdenziali integrativi già a partire dagli ultimi anni di università.  Secondo il dottor Claudio Testuzza, esperto collaboratore de “Il Sole 24 ore”, le 19 riforme pensionistiche, che si sono succedute nel tempo sono state finalizzate non solo a ritardare l’uscita dei professionisti dal mondo del lavoro ma anche a ridurre in modo rilevante le quantità economiche delle rispettive pensioni. La possibilità di intervenire con i fondi previdenziali integrativi sembra rappresentare oggi un utile rimedio. Infine quattro postazioni di  esperti Enpam, allestite temporaneamente all’interno della sede di via Nicastro, hanno permesso di rispondere individualmente alle domande sulla propria posizione previdenziale ai numerosissimi medici (oltre cento) che hanno partecipato all’evento. 

 

Giovannella Galliano

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Il 15 ottobre a Villa Fortugno il passaggio delle consegne del Club Soroptmist di Ragusa. Una campagna di prevenzione al tumore al seno sta riscuotendo un grande successo

 

Ragusa, 13 Ottobre 2017 – Il nuovo Consiglio del club service Soroptmist di Ragusa, aggiornato al 1° ottobre 2017 e che resterà in carica fino al 30 settembre di quest’anno, si riunirà a Villa Fortugno domenica sera per il passaggio ufficiale delle consegne.

La nuova Presidente per l’anno 2017-2018  è Antonella Rollo. 

Questi gli altri componenti: Rossella Amoddio segretaria, Rita Scrofani Past President, Costanza Arezzo primo Vice Presidente, Anna Tanasi secondo Vice Presidente, Giovannella Arezzo tesoriera; consigliere: Maria Elda Sartorio, Rosalba Iachello, Maria Pia Iacono, Lina Baieli, Salvina Blandino.

Saranno presenti per il comitato ospitalità Gabriella Busiello,Paola Pluchino e Carlotta Schininà e le due delegate Cettina Raniolo e Valeria Puglionisi. 

Con l’elezione della nuova presidente Antonella Rollo è già partita la prima campagna di prevenzione del tumore al seno che ha già ricevuto tantissime adesioni. Un servizio che il Soroptmist sta offrendo gratuitamente a 38 persone.

La radiologa senologa, dottoressa Valentina Sallemi, il 22 ottobre nei locali dello studio medico del dottor Giovanni Di Pasquale, oltre ad eseguire la palpazione per individuare eventuali anomalie,  insegnerà a queste donne che si sono prenotate anche l’autopalpazione. Un primo passo questo per far si che  l’iter di prevenzione  possa continuare con altri strumenti diagnostici  atti ad approfondire l’indagine.  

La Campagna di Prevenzione del tumore al seno organizzata dal Soroptmist club di Ragusa  oltre a ricevere una richiesta massiccia di partecipanti, ha avuto l’adesione del Comune di Ragusa  e lo sponsor del Centro Copigrafico  che si è fatto carico delle locandine.

 

Giovannella Galliano

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L’utilità dei Centri diurni come mezzo di prevenzione: la parola al dottor Antonio Virzì

 

Ragusa 21 settembre 2017 – Oggi, 21 settembre, ricorre la XXIV Giornata Mondiale dell’Alzheimer, volta a far crescere più coscienza pubblica nei riguardi di questa malattia che oggi conta più di un milione di malati solo nel nostro Paese. Sono numeri che purtroppo sono destinati ad aumentare e nonostante la ricerca sia fortissima in ambito biologico  al momento attuale non abbiamo certezze ma solo “prospettive bellissime”,  come ci riferiscono alcuni esperti. Prevenire sembra essere l’unica soluzione di buon senso per  decelerare il processo di alterazione delle funzioni celebrali e i Centri Diurni stanno dando una buona mano a questo problema .  Da tre anni circa esiste a Ragusa l’unico Centro Diurno della provincia, ubicato presso l’Ospedale Civile,  diretto dal dottore Antonio Virzì, direttore  dell’U.O.C  di Psichiatria. Sono 60 i pazienti che frequentano il Centro Diurno con una continuità  di circa 20 al giorno, seguiti da medici, psicologi, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione e musicoterapista. I pazienti di Ragusa usufruiscono anche del servizio trasporto per recarsi da casa al Centro e viceversa.

 

Come viene percepita dalla popolazione la Giornata Mondiale dell’Alzheimer e quale consapevolezza è stata acquisita dei Centri Diurni?

“Celebrare la Giornata Mondiale dell’Alzheimer- ci ha detto il dottor Antonio Virzì-  significa richiamare l’attenzione sul problema che è reale, e che purtroppo lo sarà ancora  di più per il futuro;  fa prendere consapevolezza  su certe situazioni che vanno affrontate.  Nelle varie iniziative che ogni anno si organizzano partecipano, dove è possibile, anche gli utenti dei Centri Diurni e le loro famiglie, grazie alla maggiore presa di coscienza.”

 

Quanto è importante la presenza delle famiglia e degli utenti?

- Il loro coinvolgimento- dice il dottor Virzì- diventa importante: Oggi è completamente superato il concetto “ io curo qualcuno, io medico parte attiva e un paziente parte passiva”. E il coinvolgimento anche nella responsabilità delle scelte è oggi molto più allargato e diffuso.  Il fatto che le famiglie prendano consapevolezza dell’utilità del Centro Diurno è una scelta che poi  ha anche un valore politico: perché io posso indirizzare le risorse sulla residenzialità, che è poi l’atto finale, ma se queste risorse le utilizzo anche sul Centro Diurno riesco a ritardare il ricorso alla residenzialità. E’ questo  l’obbiettivo principale dei Centri Diurni. Questo avviene attraverso vari effetti che il Centro Diurno può avere:  uno di tipo quasi assistenziale(se  si solleva per alcune ore la famiglia del carico forte assistenziale che un paziente Alzheimer da, loro si stancano meno e   si   ritarda il ricorso alla residenzialità che è una situazione  vissuta male da tutti i familiari e da un grande senso di colpa ); poi ci sono altri effetti che riguardano le attività riabilitative: qui paradossalmente il paziente migliora perché molti di loro che vengono da periodi di isolamento e inerzia e che hanno già esaurito quelle poche risorse che possedevano, con le attività messe a disposizione dal Centro Diurno, quelle poche risorse rimaste riprendono. La stimolazione quotidiana rallenta, in ogni caso, il processo di alterazione delle funzioni cerebrali. Nel Centro Diurno il ripetere delle attività quotidiane che non sono staccate dalla realtà di ogni giorno giova molto. 

 

Quali sono le attività messe a disposizione da un Centro Diurno per questi pazienti?

“Una delle attività principali  che questi pazienti conoscono bene- continua il dottor Virzì- è l’attività di cucina. I piatti sono nella storia e nella tradizione e nei Centri Diurni glieli facciamo praticare facendoglieli ricordare. Sono tutte sequenze che  a casa non fanno più. Esercitarsi in una attività di questo genere  è riproporre un clima più familiare possibile. Lo stesso avviene con la musicoterapia dove i pazienti cantano e ricordano canzoni del passato e stimolano la mente. Lo stesso avviene con le immagini, con i sapori, i luoghi. Le gite, per esempio,  sono molto utili oltre che divertenti perché questi pazienti socializzano già sul pulman e hanno la possibilità di  vedere luoghi che forse non vedevano da anni . Una delle caratteristiche principali del Centro Diurno è dare importanza al recupero della storia dei pazienti e questo si lega  all’intervento di Medicina Narrativa”  (Ricordiamo che il dottor Virzì è il presidente della Società Italiana di Medicina Narrativa).

 

 Se la ricerca ancora non ci da certezze come possiamo prevenire L’Alzheimer?

“Al di là della ricerca in generale- ha concluso il dottor Virzì-  in questo momento si arriva ad una conclusione di buon senso. La prevenzione è nel cercare di fare delle cose semplici che aiutano la nostra salute in generale: Una alimentazione corretta, delle sane passeggiate, una normale attività mentale che va dal gioco delle carte alle parole crociate  e non trascurare mai di socializzare”. 

 Al Centro Diurno Alzheimer del’Asp 7 di Ragusa i vari operatori indirizzano i pazienti anche alla lettura del giornale con attività che vanno dal commento al ricordo dei nomi e dei luoghi citati nell’articolo. Non mancano anche le attività legate al giardinaggio, al laboratorio di cucito, a quelle religiose con la presenza di padre Giorgio Occhipinti, alla musica in cui, oltre al canto, i pazienti possono utilizzare alcuni strumenti ritmici, quali le maracas o il triangolo che possono essere utili alla stimolazione del loro ritmo corporeo. 

La prerogativa dei Centri Diurni è senza dubbio quella di dare risposte concrete ai bisogni dei malati e dei loro familiari nell’attesa che la ricerca faccia passi da gigante. 

 

Giovannella Galliano

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Ragusa 23 agosto 2017 – A poco più di una settimana dal via, tutto è pronto per “Soc…  corri e cammina per Amatrice”, la manifestazione organizzata per il 3 settembre dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ragusa in collaborazione con l’ASD “No al Doping” di Ragusa e patrocinata dal Capo del Corpo del Vigili del Fuoco, che ha come obiettivo quello di raccogliere fondi da destinare ai bambini della cittadina laziale colpita dal terremoto dell’estate scorsa.

«Siamo molto soddisfatti per il riscontro che abbiamo avuto da parte dei cittadini della provincia di Ragusa e non solo», ci dice il Vigile del Fuoco Direttore Ginnico Antonio Occhipinti, uno degli organizzatori della manifestazione. «A oggi abbiamo ricevuto donazioni da parte di più di 1.000 persone, con una buona percentuale di adesioni che sono arrivate anche dalle altre province siciliane e qualcuna addirittura dall’estero. L’obiettivo che ci eravamo prefissi è stato già raggiunto».

Incassato il successo della raccolta fondi, adesso gli organizzatori stanno limando gli ultimi dettagli relativi alla camminata vera e propria.

«I primi a partire saranno i “camminatori”, che si metteranno in marcia, partenza davanti al piazzale dello stadio “Selvaggio – Aldo Campo” di Ragusa, alle ore 7. Un’ora dopo sarà dato il via per i podisti». 

Per i vacanzieri che prolungheranno la permanenza a Marina ci sarà la possibilità di usufruire del bus navetta messo a disposizione dall’organizzazione e che partirà alla volta del capoluogo ibleo da via Brin alle ore 6:00 (per riportare a casa i “ragusani”, al termine della manifestazione la navetta effettuerà il percorso inverso).

Chi invece non se la sentirà di cimentarsi con i 21 chilometri della Marina-Ragusa, potrà partecipare alla “Family Run”, «una camminata, tranquilla e riposante, da fare in compagnia di mogli, mariti, figli, che prenderà il via alle ore 9:00 da piazza Duca degli Abruzzi e che si snoderà lungo le vie cittadine della località balneare ragusana».

Per tutte e tre le manifestazioni l’arrivo è previsto intorno alle 11 in piazza Duca degli Abruzzi, dove i partecipanti saranno accolti da un gelato offerto dalle gelaterie presenti in piazza.

L’organizzazione ci tiene a precisare che la partecipazione alle camminate è riservata solo a chi avrà effettuato la donazione di 5 euro e indosserà la maglietta ufficiale di “Soc… Corri e cammina per Amatrice”.

«Per chi non lo avesse ancora fatto, ci sarà tempo fino alla mattina del 3 settembre. Noi però consigliamo di farlo venerdì 25 agosto o sabato 2 settembre in piazza Duca degli Abruzzi presso lo stand dell’ASD “No al Doping” perché le magliette stanno per terminare e senza non si partecipa».

 

Maggiori info sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/VigilidelfuocoRagusa/

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Pozzallo 31 luglio 2017 – Terza edizione, a Pozzallo, della manifestazione "Papà ti Salvo io", organizzata dalla Società Nazionale di Salvamento Sezione Ispica - Pozzallo, in collaborazione con la ludoteca Peter Pan Pozzallo e la partecipazione della Capitaneria di Pozzallo e il nucleo aereo della Guardia Costiera di Catania.

Hanno preso parte circa 50 bambini alle attività. Le attività si sono svolte in diverse giornate. Attività didatticche in aula con proiezione di filmati e proiezione delle "10 regole d'oro per un bagno sicuro" e poi attività di "ambientamento in acqua".

La manifestazione ha avuto diversi scenari con attività salvataggio di un baby bagnino che ha simulato il salvataggio di un adulto e dell'intervento di una moto d'acqua che ha soccorso una ragazza in difficoltà.

Alla manifestazione ha partecipato con diversi passaggi l'aereo del nucleo aereo della Guardia Costiera di Catania.

Si ritiene soddisfatto il Direttore della Società Nazionale di Salvamento Sez. Ispica-Pozzallo M° Fabio Biagio Fidone che sottolinea l'importanza della diffusione delle regole d'oro per un bagno sicuro. Solo con una capillare informazione che parte dai più piccoli si possono evitare tanti incidenti.

La Maestra Concetta Poidomani ha detto di essere contenta per le attività che hanno svolto i bambini durante le re di attività giornaliera, conoscendo meglio l'acqua, una realtà a volte sconosciuta. Semplici momenti che hanno reso importante tutti questi incontri.

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Ragusa, 17 febbraio 2018 – Domenica 18 febbraio 2018, alle ore 18, presso la Sala Borsa “Pippo Tumino” della Camera di Commercio (via Natalelli), sarà inaugurata la mostra di Franco Cilia “Tauromachia”, a cura di Andrea Guastella.

In occasione della serata inaugurale, l’attore Giorgio Sparacino leggerà alcune strofe del “Compianto per Ignacio Sánchez Mejías”, che Federico García Lorca scrisse nel 1934, per l’amico, mecenate e toreador, morto per le conseguenze di una drammatica corrida.

Il corpo di ballo della Scuola di Danza Mila Plavsic realizzerà una coreografia della corrida. Sempre nella serata inaugurale, verranno presentati una cartella di grafica creata appositamente dall’artista e un video dedicato alla pittura di Cilia, a cura di Giancarlo Busacca, che resterà fruibile a ciclo continuo per tutta la durata della mostra.

Saranno impegnati nell’accoglienza dei visitatori anche gli alunni dell’I.I.S. “Vico Gagliardi Umberto I”, impegnati in attività di alternanza scuola-lavoro con l’Associazione culturale Aurea Phoenix. L’esposizione chiuderà i battenti il 18 marzo prossimo.

 

***

La mia frequentazione con il maestro Franco Cilia risente parecchio del tempo anche se è sempre rinvigorita da un saluto, da una telefonata, da una chiacchierata come si fa tra amici. Riesce sempre a stupirmi con la sua verve poetico-letteraria che racchiude la sua visione della vita. Spirito eclettico, maestro delle arti visive, cittadino ibleo, e soprattutto del mondo, porta con sé una carica emotiva che dolcemente spalma nelle sue opere pittoriche cercando ciò che si muove dietro il visibile, oltre il quotidiano che ci circonda.

Ricordo che negli anni ‘70, quando ancora leggevo di lui senza conoscerlo di persona, i suoi interessi si erano polarizzati sulla ricerca intorno alle pitture nere di Goya e ai suoi rapporti con i labirinti della psiche, esplorando sul piano linguistico le possibilità di simbiosi tra informale e figurativo. A distanza di alcuni decenni ritorna su tali tematiche con la mostra “Tauromachia” curata dal critico d’arte Andrea Guastella. Goya è, in effetti, il maestro cui Cilia ha guardato con più attenzione nell’intera sua carriera, sino alle soglie del Duemila. Poi, per qualche tempo, altri autori – Turner in primo luogo – hanno calamitato il suo interesse, ma senza che i rimandi a Goya calassero di intensità.

L’esposizione, come il titolo stesso suggerisce, è un omaggio a Goya condotto sulla falsariga della sua Tauromachia, la raccolta di incisioni che illustrano le fasi della corrida, nonché episodi legati alle imprese di toreri famosi o a incidenti sul campo ma con una prospettiva che potremmo definire “dalla parte del toro”, come annota il curatore Andrea Guastella nella sua introduzione al catalogo.

Per la verità, tori e tauromachie sono state una costante della sterminata produzione di Picasso, con picchi nel periodo surrealista, quando la corrida diviene uno dei temi prediletti anche da Salvador Dalí, da cui Cilia mutua la tecnica espressiva, vale a dire l’abitudine di modificare, dipingendoci sopra, le incisioni di Goya sino a farle proprie. Cilia, però, nella corrida cerca di vedere e cercare altro: l’opposizione e la dualità, il contrasto tra il bene e il male, tra l’ombra e la luce, tra il maschile e il femminile, tra il carnefice e la vittima, tra l’amore e l’erotismo da una parte, la violenza e la crudeltà dall’altra. Una dimensione gravida di attrazione degli opposti. Ma anche carica di ambiguità. Chi va a vedere un combattimento per la prima volta, si rende subito conto di un fatto essenziale: il toro simboleggia la possanza, l’elemento maschile; il torero quello femminile. Il torero, visto di spalle, con le sue movenze, con leggerezza e grazia femminili, col suo abito luccicante, con le sue calze rosa, non può che essere la donna che cerca di circuire la bestia, di sedurla.

 

Perché Goya e la Tauromachia?

“In questi quadri dedicati alla Tauromachia, il mondo dei sogni e quello della realtà si incontrano. Goya ha saputo darmi, molto tempo fa, i colori per continuare il suo discorso, su questa lotta tra la vita e la morte. Forse è vero che “il bello è solo l’inizio del tremendo, che sopportiamo appena, e il bello lo ammiriamo così perché incurante disdegna di distruggerci”, come ci ricorda R. M. Rilke nelle elegie di Duino”.

Quello della vita è un gioco di specchi che la corrida offre nell’ora del tramonto, quando le ombre de la tarde si allungano sulle sagome dei toreador avvolgendoli in un manto di immortalità interamente umana. E’ in quell’istante che le pennellate di Franco Cilia diventano più forti e scure per scolpire le emozioni. 

Giuseppe Nativo

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Conversazione con Bruno Segre presso la Biblioteca “L. Capuana” di Ispica

 

Ispica, 8 Febbraio 2018 – Bruno Segre non è nuovo a Ispica, in questi ultimi anni ha più volte incontrato i ragazzi del liceo ed è innamorato del nostro territorio.

Ebreo italiano, vittima delle leggi razziali ottant’anni fa, docente, scrittore, formatosi nel Movimento Comunità fondato da Olivetti, ha sempre esercitato acume e intelligenza critica per comprendere il  senso della sua identità ebraica, vissuta sì come minoranza, ma in dialogo fecondo con le culture altre, perché le differenze, come ha suggerito più volte nel corso della serata organizzata dagli Amici della Biblioteca il 2 febbraio scorso, sono una ricchezza. Se, come ha affermato Antonella Macauda nella sua introduzione, l’anima della storia è il revisionismo continuo sul passato per giungere ad una nuova comprensione, a partire dal punto di vista che abitiamo, Bruno ha indicato l’importanza della memoria come educazione alla comprensione autentica della storia. Ricordare è un impegno etico e La Giornata della Memoria, che non è stata istituita per gli ebrei, rischia di diventare vuota celebrazione se non trasmette operatività progettuale alle nuove generazioni.

Tantissimi i temi le prospettive aperte dall’incontro del 2 febbraio e sollecitate da un pubblico attento. Israele biblico e la politica dell’Israele storico.

Mezzo secolo di occupazione dei territori palestinesi nell’arco dell’intera storia moderna - una delle occupazioni militari più lunghe che un popolo abbia mai inflitto a un altro popolo -, il rapido e forse irreversibile tramonto della soluzione “due stati per due popoli”, il progressivo immiserirsi della vita democratica all’interno dello stesso Israele, con una scarsa sensibilità per i diritti delle minoranze, rappresentano un insieme di situazioni per le quali la maggioranza degli ebrei americani considera gli attuali detentori del potere a Tel Aviv lontani dai valori dell’autentico sionismo, inteso come un’istituzione marcata da una robusta vocazione libertaria e da una chiara impronta laica e pluralista. Eliminando criticamente alcune facili semplificazioni che vorrebbero gli ebrei nord americani sostenitori della politica di Israele, Segre ha invece denunciato che Israele è diventato, oltre che un’etnocrazia, una teocrazia fondata sull’ebraismo ortodosso, imposto ope legis, oltre che di fatto, quale religione nazionale ufficiale, senza nessuna differenza con la negazione della democrazia di alcuni dei paesi arabi limitrofi. 

A lezione di questo ebreo abbiamo tentato di disegnare un’etica nuova in tempi di crisi, come indicava il grande filosofo Anders. Un’etica laica e che liberi da ogni forma di volontà di potenza o come ha detto Bruno, da ogni forma di idolatria.

Ebreo non religioso, nel corso della serata ha testimoniato e difeso con fine intelligenza una laicità autentica, che mantiene viva la messianicità, come non definitività di ogni verità, di un pensiero unico che mortifica le differenze, o direi l’avventura della differenze. “Anche se siamo pochi, siamo plurali. Plurali nelle idee, nelle abitudini, nei riti, nei modi di contemperare la modernità con la tradizione”. La laicità degli ebrei è sinonimo, insomma, di una prospettiva aperta, pluralistica, di una concezione ‘polifonica’ della vita e della cultura, apprese nelle lunghe e prolungate esperienze diasporiche. Sono laici, pertanto, quegli ebrei, poco importa se “secolarizzati” oppure “praticanti”, che rifiutano di lasciarsi imporre, e anche di imporre, un ‘pensiero unico’.

“Essere pluralista, come io sono - ha affermato - significa dunque riconoscere che la pluralità ebraica esiste, e che è importante disporsi ad accoglierla, del tutto laicamente, come un segno di ricchezza, come una benedizione. Ciò porta ad avversare un dogmatismo prevaricatore, qualsiasi matrice esso abbia e chiunque lo brandisca. Coloro che professano sinceramente una fede non sono di necessità portati a violare la libera espressione del pensiero altrui, mentre anche un ateo che si atteggi a chierico dell’ateismo esprime dogmatismo e diventa prevaricatore”.

Allo stesso modo ci ha invitato a lottare senza quartiere contro ogni forma, anche larvata, di idolatria. L’idolatria è una tentazione alla quale siamo tutti costantemente esposti, in ogni ambito e in ogni circostanza della nostra vita. 

Puoi essere idolatra anche di te stesso se ti accade di abbandonarti a qualche forma di narcisismo. Ma l’idolatria contro cui occorre battersi oggi è rappresentata, in prima istanza, da forme di eccessiva e mal riposta riverenza verso singole idee o particolari fenomeni o specifiche appartenenze, quali quelle al proprio gruppo etnico o alla propria fede o al proprio partito politico. La prova più evidente che la nostra fede o il nostro gruppo etnico si sono trasformati in idoli si ha quando manchiamo di rispetto o odiamo la fede o il gruppo etnico altrui, oppure quando ci dimentichiamo che nessuno ha il monopolio esclusivo della verità e ci rifiutiamo di ascoltare e accogliere tutte le voci di buona volontà che pure si levano e circolano in questo nostro difficilissimo mondo.

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Tango, una storia in breve - Itinerario di ballo e musica al Centro Studi Feliciano Rossitto

 

Venerdì 2 febbraio 2018, alle ore 10.00, nei locali del Centro Studi “F. Rossitto”, si terrà una conferenza stampa per illustrare “Tango. Una storia in breve” raccontata ed interpretata alla fisarmonica da Gino Carbonaro.

 

Il Tango è un universo, di cui si è detto tanto, ma di cui sembra resti sempre altro da dire. Nasce verso la fine dell’Ottocento in un preciso contesto geografico, ovvero lo spazio compreso fra le due città che fiancheggiano l’estuario del Rio de la Plata: Buenos Aires (capitale dell’Argentina) e Montevideo (capitale dell’Uruguay). E’ il frutto di una ibridazione tra diverse popolazioni. Nella sua creazione, infatti, sono implicati almeno tre continenti: l’America, dove questo ballo è nato e si è sviluppato; l’Europa, con i suoi emigranti che stabilitisi nella realtà platense hanno contribuito fortemente alla sua creazione; l’Africa, che a livello ritmico ha influenzato molto la sua nascita. 

Il tango è un genere musicale e un ballo, ma anche una poetica, un'interpretazione musicale, un modo di esprimersi e un linguaggio corporale col partner. Nel giro di pochi anni, diventa un evento di eccezionale importanza, subito esportato in tutte le parti del mondo. Si diffonde nelle sale da ballo americane ed europee a partire dai primi anni del Novecento, raggiungendo il suo apogeo negli anni ‘20. Il ritmo è binario ad andamento lento, ma esistono varianti come la milonga.

L’originalità del tema affrontato dal maestro Gino Carbonaro, con la sua inseparabile fisarmonica, sarà impreziosito dalla presenza di tangheri che si esibiranno con diversi balli (Tango e sue varianti). 

 

La serata di intrattenimento si terrà venerdì, 9 febbraio 2018, alle ore 17.30, presso la sala del Centro Studi “F. Rossitto”.

 

È prevista la presenza dei tangheri: Giacomo Lumia, Agnese Mascara, Tatiana Acquilino, Federico Gagliano.

 

Flauto: Iolanda Zuardi

Scuola Salotto d’Arte Caltagirone

Coreografia: ins. Francesca Auteri

Scuola: Barrio de Tango - Catania

L’iniziativa è resa possibile grazie alla sinergica cooperazione tra: Centro Studi “F. Rossitto”, Centro Servizi Culturali, Associazione Culturale “Genius”, Moica, Associazione Italiana Maestri Cattolici

 

Giuseppe Nativo

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Ragusa, 15 Gennaio 2018 – Il 25 gennaio 2018 alle ore 16, nella Sala Conferenze della biblioteca civica “G. Verga” di Ragusa (Via Zama 3) si terrà un incontro di studi sul tema “Incunaboli a…” l’esperienza del territorio di Ragusa tra pubblico e privato.

Interverranno il sindaco di Ragusa Federico Piccitto, il sindaco di Modica Ignazio Abbate, Orazio Di Giacomo (assessore alla cultura Modica), Calogero Rizzuto (soprintendente Beni culturali di Ragusa), Rosalba Panini (soprintendente Beni culturali di Siracusa). Modererà Nunzia Alba, direttrice della Biblioteca comunale di Ragusa.

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In mostra anche materiali del periodo medievale, rinvenuti da Gioacchino Bruno - Antiquarium di Sortino, inaugurata la mostra di reperti archeologici - Esposti 40 oggetti provenienti dalle collezioni del museo regionale Paolo Orsi di Siracusa

 

Sortino (Siracusa), 16 dicembre 2017 – Sortino per due giorni capitale dell’arte e dell’archeologia. La proiezione del video “La roccia ed il canto del fiume” di Paolino Uccello e Rino Cirinnà, ieri pomeriggio, al cinema Italia, ha inaugurato il convegno “Pantalica, un sito siciliano tra Protostoria e Medioevo” proseguito anche oggi quando, alle 12, nell’Antiquarium del Medioevo sortinese, è stata inaugurata la mostra di reperti della Necropoli di Pantalica e di Sortino diruta.  

Esposti per due mesi, fino al 16 febbraio 2018, 40 reperti archeologici che fanno parte delle collezioni del Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa: una parte proveniente dall’attuale percorso espositivo, un’altra dai depositi. «La scelta dei materiali – spiega Maria Musumeci, direttore del Polo regionale di Siracusa per i siti e i musei archeologici, museo archeologico regionale Paolo Orsi - consente sia di storicizzare le ricerche effettuate in questo sito, ma soprattutto di seguire l’evolversi dei materiali caratteristici di questo contesto attraverso le varie fasi di vita della necropoli. Vengono presentati materiali dal vecchio fondo del museo con la tipologia espositiva dell’epoca. Essi rappresentano i tipi delle fibule che si evolvono nel lungo arco di tempo di vita delle necropoli. Gli stessi materiali ceramici sono stati scelti per documentare le caratteristiche dei corredi, soprattutto della prima e terza fase dall’area sia di Pantalica Nord sia di Pantalica Sud. Sono stati scelti corredi completi che fanno parte di un’unica tomba in modo da cercare di rendere l’idea dell’articolazione e ricchezza dei vari contesti. Si evidenziano, così, le varie tipologie ceramiche, da quelle caratterizzate dalla tipica ceramica rossa stralucida fino a quelle che documentano i contatti con la cultura greca, sia attraverso le forme che attraverso la decorazione. Sono presenti, accanto alle ceramiche, anche i piccoli oggetti di uso comune che accentuano il richiamo alla vita quotidiana. Proprio per seguire le fasi di vita di Pantalica sono anche esposti i materiali di epoca greca, rinvenuti all’interno di tombe, che documentano il loro riutilizzo in epoche posteriori. Del periodo bizantino si espone una fibbia in bronzo, di una tipologia frequente tra il VI –VII secolo d.C., che costituiva corredo dell’abbigliamento dell’epoca».

Esposti, per quella che dopo il 16 febbraio diverrà una mostra permanente, anche quasi 250 reperti, tra ceramiche, bronzi e monete, del periodo medievale rinvenuti da Gioacchino Bruno, fra i primi a trascorrere interi giorni alla scoperta di sentieri ormai impraticabili dell'antica Sortino e che da decenni  dedica le sue energie  alla valorizzazione del territorio, grazie anche all’iniziale supporto di Siciliantica. E così per la prima volta sono esposti campanelle, fischietti, piccole statue votive, posate di rame e di bronzo e, ancora, materiale in terracotta: cocci di vasi e di contenitori vari che, come spiegato da Gioacchino Bruno, si trovavano in ogni abitazione. 

Al taglio del nastro erano presenti Vincenzo Parlato, sindaco di Sortino, Rosalba Panvini, soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Siracusa, Maria Musumeci,  direttore del Polo regionale di Siracusa per i siti e i musei archeologici, museo archeologico regionale Paolo Orsi, il ricercatore Gioacchino Bruno e Mario Blancato, coordinatore del convegno nel cui ambito è stata organizzata la mostra. Tante e tutte interessanti le relazioni degli studiosi che, per due giorni, si sono alternati al cinema Italia di Sortino per discutere di “Pantalica, un sito siciliano tra Protostoria e Medioevo”.

Di seguito una sintesi delle relazioni: 

Giulia Arcidiacono, Università degli Studi di Catania, Dipartimento Scienze Umanistiche, “Chiese rupestri e decorazione pittorica: le ultime fasi di Pantalica”. Il contributo ha per oggetto la decorazione pittorica che ancora si conserva, sebbene in condizioni di estremo degrado, alle pareti delle tre chiese rupestri individuate a Pantalica per la prima volta dall’Orsi nel contesto delle sue esplorazioni condotte in territorio di Siracusa tra il 1895 e il 1897: la chiesa di San Micidiario, ubicata a ovest di Pantalica, presso la sella di Filiporto, la chiesa di San Nicolicchio, posta sul versante meridionale del colle e la chiesa del Crocifisso, sita a nord dell’altura, nei pressi di Sortino. Le pitture ancora valutabili sono analizzate sul piano iconografico e stilistico, con conseguenti proposte di precisazione cronologica che tengono conto dei dati noti e di quelli di nuova acquisizione, delle caratteristiche architettoniche e strutturali dei tre edifici e dei potenziali modelli di riferimento.

Lucia Arcifa, Università degli Studi di Catania, Dipartimento Scienze della Formazione, “Considerazioni sulla Pantalica medievale”. L’intervento prende in considerazione le fasi altomedievali di Pantalica partendo da una riconsiderazione critica delle fonti documentarie e dei dati archeologici disponibili.  La migliore conoscenza degli indicatori archeologici per le fasi proto e medio bizantine consente in questa fase di delineare meglio le fasi di occupazione del sito e di impostare linee di ricerca aggiornate. Si cerca di contestualizzare le fasi di vita nel quadro più complesso delle dinamiche insediative dell’area megarese tra VI e IX secolo con particolare attenzione alla riconfigurazione socio-culturale di questi territori nel contesto della frontiera arabo bizantina.  

Massimo Frasca, Università degli Studi di Catania, Dipartimento scienze umanistiche, “Pantalica in età greca”. Per circa sei secoli, dal XIII al VII secolo a.C., Pantalica fu sede di un importante abitato indigeno. L’evidenza archeologica suggerisce che con lo stanziamento dei Greci sulla costa nella seconda metà dell’VIII secolo, si verificò una diminuzione della popolazione fino al definitivo abbandono del sito, probabilmente in coincidenza con la data di fondazione di Acre (663 a.C.). Una situazione che contrasta con quella derivante dalle necropoli di Monte Finocchito presso Noto, dove, invece, si osserva un incremento della popolazione e della ricchezza, durante le prime generazioni delle colonie greche, dovuta ai contatti con la vicina Eloro. Inoltre, a Pantalica, diversamente da Monte Finocchito, le importazioni di vasi greci nell’VIII e VII secolo sono molto rare. Nel contributo si cerca di stabilire se Pantalica sia stata definitivamente abbandonata nel VII secolo e se vi siano testimonianze di una presenza umana nel sito nei secoli successivi, e di quale entità e significato siano queste evidenze. L’esame è basato su una nuova lettura dei risultati delle indagini effettuati da Paolo Orsi nelle necropoli e da Luigi Bernabò Brea nell’area dell’anactoron.

Robert Leighton, University of  Edinburg (GB) History, Classics and Archaelogy, “Pantalica e la Sicilia: topografia e archeologia del paesaggio”. Questa presentazione illustra i risultati delle recenti ricerche archeologiche sulle tombe rupestri di Pantalica, le quali sono in gran parte datate dalla tarda età del bronzo all’età del ferro (circa 1250-650 a. C.). Malgrado siano numerose, le tombe rupestri sono essenzialmente trascurate come fonte di studio per la Sicilia meridionale, in primo luogo perché il contenuto originale è spesso sconosciuto e in secondo luogo, come nel caso di Pantalica, poiché le tombe spesso presentano problemi di accesso e visibilità. Inoltre, esse furono talvolta riutilizzate o modificate in epoca successiva assumendo finalità anche non funerarie. Tuttavia, le tombe possono fornire le risposte a varie domande quali: il ruolo dei monumenti funebri nella creazione e configurazione degli insediamenti; il loro rapporto con il paesaggio e le risorse naturali e il loro potenziale significato a livello di analisi demografica. Inoltre, la presentazione si sofferma sulla relazione delle tombe con altri monumenti del sito, in particolare le abitazioni rupestri di più grandi dimensioni. Sebbene questi ambienti siano spesso chiamati “cameroni bizantini”, essi sono di incerta datazione. 

Pietro Militello, Università degli Studi di Catania, Dipartimento Scienze Umanistiche, Direttore del Centro di Archeologia Cretese, “L’Anàktoron di Pantalica e le mura attorno ad esso. La datazione”. Il cd. Anaktoron di Pantalica è stato per molto tempo considerato l’esempio più eclatante di architettura preistorica con strutture murarie a innesto ortogonale; per planimetria e tecnica, inoltre, è stato considerato uno degli esiti più incisivi dei contatti culturali con il mondo egeo-miceneo. Tuttavia, a seguito di una suggestione di Aldo Messina, la cronologia preistorica è stata messa in discussione, e anche se non è mai stato effettuato uno studio approfondito, l’Anaktoron è praticamente scomparso dalla discussione sulle architetture preistoriche siciliane (si veda, per es. Leighton 2011). In questa sede si presentano i risultati di un riesame effettuato sul campo che conferma la cronologia dell’edificio alla facies di Pantalica Nord, mentre molto più evanescente appare la collocazione cronologica, e la stessa sincronia, dei tre muri di fortificazione scoperti da Bernabò Brea.

Francesco Tomasello, Università degli Studi di Catania, Dipartimento Scienze Umanistiche, “L’Anàktoron di Pantalica. L’architettura”. A parte alcune, ormai evanescenti ristrutturazioni di età altomedievale, per articolazione planimetrica e struttura edilizia appaiono evidenti, anche se dibattuti, i modelli egei. Del monumento, vero hapax nel contesto siciliano, se ne ripropone una rilettura nel quadro della riconoscibilità di alcune costanti morfologiche e nell’immaginifico planivolumetrico suggerito dalla analisi degli abitati, continentali ed insulari, della fine dei regni micenei e della diaspora delle loro genti.

Francesca Buscemi, CNR-IBAM (Istituto beni archeologici e monumentali) Catania, “La fortificazione di Pantalica”. La cronologia del tratto di mura che chiudono la sella di Filiporto è incerta, essendo state proposte sia una datazione greca sia una bizantina. L’intervento propone un riesame della cronologia basato su un’analisi delle tecniche murarie.  

Maria Musumeci, Dirigente responsabile Polo Regionale Siracusa per i siti e i musei archeologici - Museo archeologico P. Orsi, “Paolo Orsi, Pantalica e il Museo Archeologico P. Orsi di Siracusa”. Pantalica è stata per Paolo Orsi uno dei primi siti da lui visitati agli inizi del 1889, proprio poco tempo dopo essere giunto a Siracusa ed avere iniziato il suo incarico di “ Ispettore di 3° classe degli Scavi, Musei e Gallerie del Regno “a fianco di F.S. Cavallari, che poi sostituì nel 1891. In occasione del primo sopralluogo, egli pose le basi delle sue successive ricerche importantissime sulla preistoria e protostoria della Sicilia, con tutte le problematiche connesse, da quelle relative all’ethos dei Siculi a quelle dell’Oriente ellenico. Proprio per l’estesa durata delle sue necropoli, Pantalica costituì per Orsi un punto privilegiato della sua ricerca scientifica anche per la presenza di testimonianze di epoche più recenti, dall’età greca all’epoca bizantina e altomedievale. Orsi ebbe modo di rilevare, fin dal suo primo sopralluogo, l’importanza del sito, intuendone la grande potenzialità per le successive ricerche archeologiche. Sono state numerose le campagne di scavo condotte dall’Orsi e da lui pubblicate puntualmente, ma soprattutto vanno ricordate le due opere monografiche, del  1899, insieme con la pubblicazione della necropoli di Cassibile, e quella del 1912, con la monografia sugli scavi di Monte Dessueri. Attraverso le sue ricerche, condotte con pochi ma fidati collaboratori ed in condizioni spesso difficili, ha avuto modo di dare un quadro completo dello sviluppo delle necropoli e del sito di Pantalica attraverso i secoli e questi contributi sono ancora oggi vivi, per il modo con il quale Orsi ci ha lasciato la descrizione di luoghi e la  sintesi sulle problematiche delle ricerche. I materiali sono stati oggetto poi di esposizione nel Museo di Siracusa fino a quella del Museo a lui intitolato.  La mostra di materiali che si affianca ai vari contributi in occasione di questo convegno, ci consente di seguire lo sviluppo delle necropoli di Pantalica, ancora oggi oggetto di studi e di ricerche, evidenziando anche le problematiche relative alla tutela, che già Orsi aveva rilevato ed affrontato.

Fabrizio Nicoletti, Polo Regionale di Catania per i Siti Culturali, “Gli edifici rettilinei con distribuzione modulare dello spazio nella Sicilia dell’età di Pantalica”. A partire dal Bronzo recente si diffondono per tutta l’isola strutture edilizie modulari, a pianta rettilinea, formate da due o più ambienti giustapposti. Vi sono motivi per ritenere che questa tipologia rappresenti un fatto innovativo nel panorama architettonico locale, dato che non vi sono prove certe della sua esistenza prima di questo periodo. Sebbene non manchino indizi di una evoluzione locale di questa forma architettonica è possibile che essa sia sostanzialmente allogena e che vi sia effettivamente un rapporto tra la sua rapida comparsa e le relazioni tra la Sicilia e il Mediterraneo orientale. La gran parte degli edifici siciliani è giunta a noi con significative lacune. È però possibile cogliere una differenza fondamentale nel tipo di organizzazione interna dello spazio, tra strutture che tendono alla moltiplicazione paratattica degli ambienti e complessi di vani strutturati in un sistema gerarchico. La forma più elementare del tipo paratattico è costituita da una struttura a pianta rettangolare suddivisa in due ambienti da un tramezzo. La variante più semplice è caratterizzata dall’accesso indipendente di ciascuno dei vani dal lato esterno, e quindi dalla presenza all’interno di un divisorio cieco. Lo sviluppo organico della variante, è costituito da edifici con vani indipendenti o saltuariamente comunicanti attraverso un varco nel divisorio, che caratterizza spine di tre o più ambienti tutti allineati sullo stesso asse. Nella forma più complessa il tipo paratattico organizza due o più spine di ambienti intorno ad uno spazio aperto, in un sistema centripeto solitamente definito complesso a corte. Il tipo ipotattico è caratterizzato da una distribuzione degli ambienti che prefigura una disposizione gerarchica degli spazi. Nella planimetria di queste strutture sono presenti varchi di comunicazione nei tramezzi e anche vani coperti destinati a disimpegnare i diversi ambienti. Questi edifici, che spesso assumono carattere monumentale già nel tipo di murature, vengono spesso definiti palazzi o anaktora, sebbene non sempre sia possibile datarli con certezza ad età protostorica.

Rosalba Panvini, Soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa, Università degli Studi di Catania, “La necropoli protostorica di Dessueri nel Bronzo recente: l’architettura ed i corredi  funerari”. Dopo gli scavi condotti da Paolo Orsi nella necropoli rupestre di Dessueri, che risalgono al primo decennio del secolo scorso, si è dovuto attendere oltre 80 anni, prima di ricominciare ad indagare le vaste aree funerarie. Infatti, tra il 1999 ed il 2004, con diverse campagne di scavo, sono state esplorate altre 216 tombe del tipo a grotticella artificiale scavate nel calcare, che si aggiungono alle quasi 1500 censite dal padre dell’Archeologia preistorica siciliana. Le più recenti indagini si sono concentrate sul versante Ovest del Monte Canalotti, una tre alture, insieme alla Fastucheria ed al Monte Dessueri, che compongono il comprensorio territoriale ricadente tra Mazzarino e Butera e sulle quali si estendono le vaste necropoli. La documentazione raccolta nel corso di queste indagini, se da un lato ha in parte confermato alcuni dati evidenziati da Orsi, dall’altro ha consentito di acquisire elementi nuovi circa la frequentazione delle aree funerarie, la composizione dei corredi, nonché  dati significativi nel campo delle produzioni ceramiche e dei materiali in metallo che completano il quadro delle conoscenze fino ad ora noto. Come già riscontrato da P. Orsi, sono davvero poche le tombe a doppia camera, numerose invece quelle a celletta singola nella quale potevano essere sepolti da uno a tre individui e, soltanto in pochi casi, un numero maggiore di inumati. Si trattava evidentemente di camere destinate ad individui dello stesso nucleo familiare, deposti insieme al loro corredo. In alcuni casi sono stati ritrovate tombe i cui ingressi prospettano su uno spazio comune riservato alla deposizione di oggetti utilizzati per svolgere funzioni rituali, come il banchetto in onore dei defunti. A fronte delle pochissime tombe attribuibili alla I fase di Pantalica Nord, si è avuto modo di riscontrare un numero consistente di sepolture riferibili alla fase II di Pantalica ed altrettanto numerose sono risultate quelle della facies di Cassibile. Anche gli oggetti in bronzo (fibule, pugnali e rasoi) e gli anelli in oro, recuperati nel corso dello scavo delle sepolture indagate negli ultimi decenni, confermano i tre momenti di uso delle necropoli, che coincidono con le fasi di vita dell’insediamento individuato sulla vicina collina, conosciuta localmente con il nome di Monte Maio.  

Fabrizio Nicoletti, Rosalba Panvini, “Dessueri. L’abitato protostorico di Monte Maio (strutture e scavi 1993-2001)”. Dei quattro monti che formano il complesso archeologico di Dessueri, Monte Maio è il minore, ma anche il più centrale. Per la sua posizione esso fu sede di un abitato cui sono da ricondurre le necropoli rupestri scaglionate sugli altri tre monti (Dessueri, Fastucheria e Canalotti). Il monte appare frequentato in modo stabile dal Neolitico antico fino al VII sec. a.C. Durante questo lungo arco temporale l’abitato conobbe espansioni e contrazioni che interessarono tutti i versanti del colle e in particolare quelli meridionale e orientale nonché la sella che lo unisce a Monte Canalotti dove si trovano tutte le strutture fino ad oggi indagate. Le strutture più antiche risalgono alla media età del Bronzo cui sembrano appartenere lembi superstiti di due capanne curvilinee, una delimitata da un tratto di muro a secco, l’altra da una trincea perimetrale scavata nell’argilla vergine. Dall’età del Bronzo recente l’abitato assunse caratteristiche proto-urbane e una superficie forse superiore ai quattro ettari. Gli scavi condotti estensivamente permettono di distinguere diverse fasi nello sviluppo del centro protostorico e di conoscere dettagli planimetrici e topografici dell’area di abitato alle pendici est del monte. Della fase più antica sono noti pochi resti datati da frammenti a stralucido rosso. La successiva fase, datata da ceramiche piumate e di tipo ausonio, è quella di più intensa attività edilizia, testimoniata dalla progettuale costruzione di un sistema di terrazzamenti a grossi conci di calcare che inglobano edifici monumentali. Si conoscono dettagli di due di questi edifici e porzioni disarticolate di altri. Gli edifici, che subirono nel tempo sostanziali modifiche, appaiono sin dal primo impianto articolati in sistemi modulari vani e ambienti di passaggio. I muri perimetrali e talvolta anche i divisori erano realizzati con conci uguali a quelli dei terrazzamenti. Più di rado i divisori erano costituiti da muretti a due paramenti di pietre sbozzate. I piani pavimentali erano in argilla cruda ad eccezione delle soglie pavimentate con lastre di gesso selenitico. In una fase successiva i due edifici meglio indagati furono radicalmente trasformati utilizzando le precedenti tecniche edilizie, tuttavia applicate con minore qualità e maggiore approssimazione. In uno dei due edifici il cambiamento fu preceduto da un incendio localizzato. Del momento successivo, ancora datato da ceramiche piumate, si conoscono livelli d’uso dei precedenti edifici e resti disarticolati di altre strutture. Dell’ultima fase dell’abitato, datata da ceramiche indigene a decorazione geometrica, che dovette terminare verso la metà del VII sec. a.C., si conoscono alcune paleosuperfici e parte di una casa rettangolare, costruita con muretti di pietre irregolari.

 

 

 

 

L’ufficio stampa 

del convegno

Paola Altomonte 

Tessera n° 065055

 

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Leggo con molto interesse e curiosità la raccolta di versi pubblicata a Parigi, nel 2015, su “Revue européenne de recherches sur la poésie” di Tonko Maroević, croato di Spalato, che vive a Zagabria, nella cui università è docente.

Poeta di mare e di terra, poté bagnarsi con me (lo ebbi ospite a Ragusa per un incontro culturale) nel Mediterraneo, proprio nell’acqua che guarda la sponda opposta della Tunisia e della Libia. Insomma, la strada di mare che nei viaggi avventurosi dei migranti unisce l'Africa all'Isola e che nel Mito fu il mare di Ulisse e nella Storia di Paolo di Tarso, e di Vittore, Nabore, Felice già nel IV secolo avanti Cristo.

Con Tonko ci immergemmo in acqua per un rito di fratellanza testimoniato dal nostro comune mare, anche se quello che lambisce le sponde della sua terra è denominato Adriatico.

Una stretta di mano tra le onde, per condividere i miti e la storia delle nostre sponde. 

Come in un'avventura ulissea i “ritorni” di Tonko Maroević, nei versi del componimento Nenia ragusea (la sua Ragusa, in Dalmazia), si immedesimano nei recuperi del tempo degli affetti perduti e dei ricordi. Un vagheggiamento della terra-amnio nel tempo doloroso della Storia, attraversato da una tensione e un sentimento foscoliano: ricercare, ritrovare, rivivere momenti che non ritornano se non nella memoria: “Al numero cinque abitava Milan/con Jelena, ovvero andava e tornava /come un nomade ramingo per il mondo, ma radicato/a Dubrovnik soltanto, in che altro posto sennò.// Al numero tre abitava Grytzko,/con Angela, ovvero si era stabilito per poco/seguendo le tracce greche, arcaiche,/nel mitico vortice di Cadmo e Armonia”.

Questa poesia nasce dal mare, ma per unire, in una sola acqua rappacificata, l'Adriatico e il Mediterraneo per una storia che sia insieme storia dell'Uomo e storia dei Popoli, qui e ovunque sulla terra, ieri e oggi e sempre. Anche là, dove l'endecasillabo prevalente, in questa poesia, finisce per cedere il passo alla misura del verso ipermetro per darci l'immagine del cammino lungo e tortuoso della Storia e della sua memoria in quanto memoria dell'Uomo nel tempo della terra, nella quale si edifica e si distrugge sino a quando ogni cosa non torni a esistere nella mente e nei desideri e nella nostalgia di ognuno - già, il nostos, il ritorno: “I sedimenti del comune passato e gli strati della storia personale/si mescolano nel percorso più breve tra il Peristilio/e la Piazza della frutta, mentre lo slargo Michele fa/sembrare solo più stretta la galleria scavata nella memoria”. Ed ecco: il passato diviene la misura liete del presente, che invece rattrista. Da questo sentimento, origina la poesia - sotterranea e aerea - di Tonko, col pensiero rivolto all'origine della Storia, ai ricordi, alla cultura delle tradizioni della sua terra. E' l'elegia della terra, evocatrice di ricordi dei luoghi, lontani nel tempo, e di saggezza poetica che si apre ai ricordi e si fa verso, poesia: “E' un piccolo passo per l'umanità,/ma nel gesto condensato in pietra/sono già secoli, persino millenni di nostalgia [...]/”.

L'epopea dell'uomo nella pietra che ne sintetizza gli stadi della vita, dal suo nascere al suo svanire, pur non celandone il cruccio di doverla abbandonare, noi, vocati al destino dell'oltre-mondo. Mi pare, appunto, questo il senso della poetica su cui si reggono i versi nostalgici e tensivi, disillusi e conflittuali e dolenti del poeta Maroević, cosmopolita di Zagabria, ma col cuore aperto al mondo e ben radicato nel suo e nostro “Mare-di-mezzo”, il Nostrum, il Mediterraneo, appunto.

C'è, poi, un'immagine forte sul fiume che, nella sua ambivalenza, resta l'espressione di una realtà insostenibile; ma è anche l'altro aspetto che qui ci riguarda e che appartiene all'uomo, quello che si eleva al di sopra della fanghiglia della Storia e della terrestrità: “Il fiume ammassa plastica e stracci,/ma nel fondo scorre come fosse limpido,/dimentico dei sedimenti [...]”. Il poeta lavora sulla metafora per dare la misura e talora la miseria dell'esistenza, mostrarci segnati dalle anomalie dell'esistenza, indicare all'uomo la forza salvifica del volo... Il suo, è un dialogo serrato e ininterrotto con la natura (madre natura!), in sé edenica, ma turbolenta e alterata dallo strafare dell'uomo che rischia la condizione dell'ominide: “Qualcheduno sfrutta l'occasione/per nascondersi nelle fronde, tra i bruchi/nel tronco o per mordere un seme,/se il frutto maturo non c'era/né si trattava della raccolta autunnale/dell'albero della conoscenza”.

Sono ricorrenti, tra questi versi, allusioni e riferimenti biblici, allo scopo di definire la condizione che deriva dalla “caduta” dell'uomo e la conseguente nudità del peccato che ne segna lo smacco e la sconfitta e la vergogna, così che ne soffre perfino la poesia “[...]./La fertil mistura/ha intorbidito l'endecasillabo/sciolto e per il buon esito bisogna/dei cristalli interni fidarsi, e/dal fitto tessuto verbale una/prospettiva spumosa estorcere/invece della pointe”.

Tonko Maroević è poeta colto, che trova negli interessi variegati della sua cultura la parola più idonea a esprimere immagini di forte suggestione poetica, racchiudendo ogni cosa nelle allusioni e nelle sfumature dell'allegoria, nella quale si ritrovano la vita e fors'anche i suoi inganni. 

Giovanni Occhipinti

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Scicli, 13 Dicembre 2017 – Sarà inaugurata sabato 16 dicembre la tradizionale mostra di pittura al Caffè letterario “V. Brancati” di Scicli (al Torrente Aleardi). L’apertura è per le ore 19,00. Apericena a cura del Millenium. 

Opere Recenti” è il titolo della collettiva. 

Diciassette gli artisti presenti con opere uniche (oli, pastelli, disegni): Alvarez, Barone, Bracchitta, Calabrese, Candiano, Cartia, Colombo, Gennaro, Guccione, Iudice, Nanì, Polizzi, Puglisi, Ragusa, Robustelli, Sarnari, Zuccaro. 

Presentazione di Paolo Nifosì.

La mostra si avvale della sponsorizzazione di: Ottica Trovato, Ferraro Immobiliare, Gioielleria Floriddia, 

Apertura dalle 17 alle 20 nei giorni feriali, fino al 16 gennaio 2018. 

Ingresso libero.

 

Giuseppe Pitrolo

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Ragusa, 6 dicembre 2017 – Nell'ambito della XXIV edizione del Premio internazionale "Empedocle" per le Scienze umane, in memoria di Paolo Borsellino, presenti autorità religiose, civili, militari, insieme a personalità della scienza e della cultura, organizzato dall'Accademia di studi mediterranei di Agrigento, di cui è presidente onoraria la professoressa Assunta Gallo Afflitto, si è tenuto il terzo Forum internazionale "Lampedusa Ieri e Oggi: Uomini in Cammino".

Argomento principe il delicato tema delle migrazioni. La manifestazione ha avuto luogo presso Casa San Filippo-Parco Archeologico Valle dei Templi di Agrigento, nei giorni 29 e 30 novembre.

Per la prima sessione ha introdotto i lavori il presidente dell'Accademia di studi Mediterranei, avvocato Diego Galluzzo. Seguono i saluti del sindaco di Agrigento, Calogero Firetto e del prefetto Nicola Diomede. Intervengono: Salvatore Cardinale, presidente emerito della Corte d'Appello di Caltanissetta, don Luca Camilleri, dell'Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso e il Giacomo Glaviano, giornalista e presidente nazionale della Federazione internazionale giornalisti e Scrittori Turismo.

Per la seconda e terza sessione, "Lampedusa oggi", presiedute rispettivamente da Massimo Fedeli, avvocato generale emerito della Corte di Cassazione e dal prefetto Nicola Diomede, sono intervenuti i professori don Carmelo Mezzasalma ("L'esilio, condizione contemporanea") e don Alessandro Andreini ("Una profezia inattuale: Papa Francesco a Lampedusa").

Sono seguiti gli interventi di Rocco Gumina, presidente dell'Associazione culturale "Alcide De Gasperi" di Caltanissetta, il quale ha illustrato il tema: "Persona, Comunità e dialogo. L'umanesimo mediterraneo per una nuova globalizzazione"; e di chi scrive, che ha intrattenuto l'uditorio sul tema: "Letteratura e migrazione: una testimonianza poetica" (Lettura e commento da Elegia del Frammento, Feeria 2016).

Erano presenti, tra gli altri, monsignor Carmelo Ferraro, Arcivescovo metropolita emerito dell'Arcidiocesi di Agrigento e la giornalista Maria Cecilia Sangiorgi. Quest'ultima, impegnata nella tavola rotonda sul tema "Giusti del mondo" e nella cerimonia solenne sulla Via Sacra della Valle dei Templi per la dedicazione di cinque alberi e di cinque stele nel "Giardino dei Giusti" ad altrettante illustri figure: Pietro Rossano, Giovanni Falcone, Boris Giuliano, Moshe Bejski, Marianella Garcia Villas.

 

Giovanni Occhipinti

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Conferenza al Centro studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa

Lunedì 11 dicembre 2017 alle ore 16.30, nella sala del Centro Studi Feliciano Rossitto, in Via Ettore Majiorana, 5 – Ragusa, si terrà un incontro dal titolo “Guglielmo Nicastro. L’uomo, l’intellettuale, il parlamentare”.

Apertura dei lavori

Saluto del Sindaco di Ragusa

Federico Piccitto

 

Relazioni:

Giorgio Veninata (I Nicastro: una famiglia nella storia di Ragusa)

Giuseppe Micciché (L’attività politica di Guglielmo Nicastro dal 1920 al 1946)

Giorgio Chessari (Guglielmo Nicastro parlamentare regionale 1947-1967)

Giorgio Flaccavento (Il fascino dell’integrità morale di Luciano Nicastro nella cultura italiana)

Luciano Nicastro (Guglielmo Nicastro uomo e compagno. In memoriam)

 

Dibattito

Testimonianza conclusiva del figlio, ing. Luciano Nicastro 

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Guglielmo Nicastro nacque a Ragusa il 22 maggio del 1903 da una delle famiglie più illustri della città, di antiche e acclarate tradizioni liberali. Il nonno, Guglielmo, era stato uno dei più noti patrioti del Risorgimento e liberale unitario nel 1860. Il padre, Filippo, si era fatto conoscere quale autore di scritti di storia (“Ragusa nella rivoluzione del 1860”), sull’educazione e sull’istruzione. Compì gli studi primari e secondari e si iscrisse quindi all’Università di Messina, frequentando i corsi di ingegneria. Nella città del faro entrò in contatto con alcuni giovani intellettuali estremamente vivaci, tra cui Salvatore Pugliatti, e con i gruppi comunisti, e dal 1921 al 1924 appartenne alla sezione giovanile del PCd’I.

Passò poi all’Università di Torino, dove conseguì la laurea nel 1928. Dal 1924 venne sorvegliato dalla polizia perché sospettato di antifascismo, ma nel 1933 venne cancellato dall’elenco dei sovversivi. Lavorò per qualche anno nel Piemonte, poi tornò nella città natale, dove fece parte dell’organico del Genio Civile. Fu presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia.

Alla caduta del fascismo fu presidente del Comitato provinciale di Liberazione Nazionale, s’impegnò tra i comunisti operanti nel capoluogo e con Virgilio Failla, Antonello Scibilia, Feliciano Rossitto fu tra i maggiori esponenti del PCI.

Per cinque legislature, dal 1947 al 1967, fu tra i più eminenti deputati dell’Assemblea regionale siciliana.

Fu consigliere comunale di Ragusa. Lasciato l’impegno parlamentare, fu presidente del Comitato regionale della Lega delle cooperative per la Sicilia.

Morì a Palermo l’11 dicembre 1981

Giuseppe Nativo

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Scicli, 25 January 2018 – Nuovo appuntamento al Caffè letterario Brancati di Scicli (torrente Aleardi, 18): Sabato 27 gennaio alle ore 18,00 la presentazione del libro di Rosario BlandinoDalla sigaretta alla cicca, e quel che ci sta in mezzo”. L'uso di fumare il tabacco è antichissimo: infatti il libro parte dal VII secolo D.C. con i Maya intenti ad arrotolare il "sik'ar" da cui, molto probabilmente, deriva il termine "sigaretta" (e sigaro), usato poi in tutte le lingue occidentali. Quindi Blandino, accanito non fumatore, arriva attraverso dettagliati racconti ed esempi agli anni contemporanei e all'avvento della sigaretta elettronica. Il volume racconta dell'evoluzione dell'utilizzo della sigaretta anche attraverso l'emancipazione femminile.

Blandino, classe 1960, è un bravo oncologo impegnato nel sociale. Ha esordito in ambito letterario col bel giallo “Alle sei del pomeriggio”.

Parleranno con l’autore Franco Causarano e Giuseppe Pitrolo. 

Ingresso libero.

 

Giuseppe Pitrolo

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Ragusa, 15 Gennaio 2018 – La scrittrice ragusana Marinella Tumino ha scritto alcuni romanzi tra cui Trame d’inchiostro - Racconti e oltre (2015), Quel treno per la Polonia, Frammenti d’anima e i racconti La soffitta incantata, A piccoli passi, Nonna raccontami una storia, e Sogno clandestino

Ora presenta ai lettori L’urlo del Danubio, Viaggio dell’anima sui binari della memoria storica in uscita tra qualche giorno da Operaincerta Editore. 

«Tocca a noi adulti (genitori, insegnanti e formatori) educare i giovani – dice – e guidarli per creare tutti i presupposti perché essi possano diventare adulti consapevoli, responsabili e attivi nella società civile».

 

Il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, esce dunque il nuovo libro, L’urlo del Danubio, Viaggio dell’anima sui binari della memoria storica

Chiediamo a Marinella Tumino che significato ha, oggi, a distanza di oltre 70 anni, scrivere un libro sulla Shoah?

– Ritengo che continuare a parlare e scrivere di Shoah possa servire, senza dubbio, a non dimenticare ciò che è stato uno dei crimini più efferati che la storia dell’umanità abbia vissuto anche perché gli ultimi testimoni, in grado di raccontare e raccontarsi, sono quasi tutti scomparsi. Spetta, dunque, ai giovani, adulti di domani, a porsi, in qualità di cittadini attivi e responsabili, attraverso un percorso di formazione storica e l’impegno quotidiano, perché una simile barbarie non si ripeta mai più. 

 

Il tuo è un viaggio immaginario che passa attraverso alcuni luoghi simbolo, da Auschwitz a Birkenau, dalla Risiera di San Sabba ai ghetti di Roma o Ferrara, intervallato da racconti e poesie. Perché hai scelto di raccontare quel periodo in questo modo?

– Mi piace molto sperimentare generi e stili. In quest’opera per la prima volta ho utilizzato più generi letterari (dal saggio storico al racconto e ai versi poetici). A dire il vero, non è stata una scelta mirata, ma mi piace pensare che, strutturandola in questo modo, un target di lettori più vasto possa approcciarsi alla lettura e, dunque, al messaggio insito in essa e alla conseguente riflessione.

 

Sei un’insegnante, quindi a contatto quotidiano con i giovani. Che idea hanno le nuove generazioni di quegli anni?

– Spesso i miei studenti mi chiedono a cosa possa servire studiare la “Storia”. Sono davvero pochi gli appassionati di questa disciplina, ma quando in classe affrontiamo le tematiche del Novecento, rimangono totalmente affascinati e pongono domande, le più disparate. Si soffermano spesso sul perché sia avvenuto un misfatto così spietato e disumano, su come l’uomo abbia potuto uccidere, violentando la dignità umana con tanta superficialità. Credo che i giovani, che spesso si mostrano coriacei e apatici, siano invece molto sensibili e fragili. Tocca, quindi, a noi adulti (genitori, insegnanti e formatori) educarli e guidarli per creare tutti i presupposti perché essi possano diventare adulti consapevoli, responsabili e attivi nella società civile.

 

Per fortuna da oltre mezzo secolo, l’Europa (a parte i Balcani), per fortuna non ha visto un’altra guerra. Credi che in futuro potrà ripetersi quello che hanno vissuto i nostri padri e i nostri nonni?

– La Storia ci insegna che nulla è scontato e che viviamo in un mondo vittima di un equilibrio precario dove il desiderio di conquista e di superiorità degli uomini verso il più debole è sempre in agguato. Basta, dunque, un soffio di vento perché possa venir appiccato un fuoco pandemico. È a fronte di questo che noi adulti dobbiamo diventare istruttori di vita ed allenatori di concordia dei giovani. 

 

Con quale genere di scrittura ti trovi più a tuo agio?

– Ho sempre prediletto leggere e scrivere romanzi. Tuttavia, da alcuni anni ho scoperto la passione per la poesia e i racconti ed è proprio con questi ultimi due generi che partecipo spesso a concorsi letterari che mi hanno dato ottimi risultati e belle soddisfazioni. In più occasioni sono arrivata finalista e in altre ho ottenuto “Menzioni di merito”. Per esempio, due dei racconti inseriti in L’urlo del Danubio, proprio nel 2017, sono risultati finalisti in due concorsi. In uno di questi sono stata premiata in Campidoglio a Roma.

 

Il tuo prossimo progetto?

– Ho già finito un romanzo sul quale ho lavorato per circa due anni. Adesso rimane un po’ in stand by e poi farò una revisione finale. Ho già in mente altri due progetti che spero di riuscire a realizzare.

 

Grazie, e buon lavoro, Marinella Tumino, siamo certi che anche questo sarà un successo per te.

 

Salvo Micciché

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I sistemi onorifici dell’Albania. Presentazione del libro nel programma “Cultura e non solo aperitivo”, del Cafè Aruci di Modica

 

Modica, 19 Dicembre 2017 – Sabato prossimo, 23 dicembre, alle ore 18.00, presso il Cafè Aruci di Modica verrà presentato il libro del Dr. Carmelo Cataldi “I sistemi Onorifici dell’Albania”. Il volume, che offre uno spaccato storico dell’Albania dal 1912, anno di indipendenza del “Paese delle aquile” dalla Turchia, al 2017, attraverso l’istituzioni dei rispettivi sistemi onorifici, è una miscellanea faleristica e giuridica del patrimonio onorifico albanese.

La presentazione a cura dall’autore, avviene all’intero di un programma di rivalutazione del centro storico modicano che non si deve presentare solo come luogo di consumo e di commercializzazione, ma anche di comunicazione e di arricchimento sociale e culturale e di cui il Cafè Aruci si vuole fare promotore come eventuale capofila.

Questo primo evento, il primo di una serie che si proietterà nel tempo, e che avrà caratteristiche ovviamente culturali e nello specifico letterarie, sarà accompagnato da una degustazione di aperitivi particolari tra cui, per l’occasione, quello a base di rakia, un liquore alla frutta tipico albanese.

Periodicamente vi saranno altrettanti eventi, in abbinamento all’attività principale, di cui il prossimo di natura artistica (si pensa già alla mostra di un noto pittore locale), che catalizzeranno l’interesse generale sia del cittadino che del turista. 

Per il lancio dell’iniziativa il Cafè Aruci omaggerà di 10 copie del volume gli affezionati clienti, con dedica dell’autore.

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Ragusa, 13 December 2017 –Nessuno può volare (Feltrinelli) è la più recente opera di Simonetta Agnello Hornby: sarà presentata a Modica dall’autrice, cittadina italiana e britannica, lunedì 18 dicembre alle ore 18,30 all’Auditorium “Pietro Floridia” di Piazza Matteotti a Modica.

L’incontro sarà introdotto dal giornalista Marco Sammito e condotto da Giuseppe Pitrolo. 

Nessuno può volare” parla di come sentirsi normale, come gli altri, anche quando non lo si è.

Ad appena venti anni George, il figlio di Simonetta Agnello Hornby, iniziò a camminare male e chiese di potere aiutarsi con un bastone. Dopo avere consultato diversi medici si ebbe, in concomitanza con il successo de “La Mennulara”, la tremenda notizia della diagnosi: sclerosi multipla primaria progressiva.

Il mondo vede i disabili in maniera orribile, almeno fino al 2006, quando le Nazioni Unite hanno varato la Convenzione per i diritti dei disabili, ratificata dall’Italia nel 2008.

"Una madre, scrittrice e avvocato di famiglia con una vita spesa tra l’Italia e Londra, e un figlio che dopo esser stato avvocato d’affari e banchiere nella City di Londra ha scoperto di avere la sclerosi multipla. E’ il racconto della vita quotidiana di una madre, Simonetta, e di suo figlio, George, che diventa disabile in età adulta. Il film «Nessuno può volare» è andato in prima tv il 25 ottobre alle 21.10 su La F.

«S’intitola così perché quando a mio figlio George diagnosticarono la sclerosi multipla, guardando fuori dalla finestra vidi dei piccioni e pensai: in fondo nessuno può volare. Una piccola consolazione pensando che mio figlio non avrebbe più camminato», così la Agnello Hornby, avvocato e scrittrice, spiega nel film (regia di Riccardo Mastropietro) il viaggio interiore che diventa sullo schermo un viaggio fisico lungo lo Stivale: da Roma a Firenze e fino alle colline del Nord. Un viaggio  fra le bellezze di un Paese e le sue ricchezze umane: altri disabili si affiancano a George e Simonetta portando ciascuno il suo racconto di vita e speranza. George ha due figli, Elena di 16 e Francesco di 14. Divorziato, passa il tempo – come dice lui – girando la sua amata Londra con i mezzi pubblici. E continua a vivere indipendentemente «con l’aiuto e il buon umore» dei suoi assistenti e famigliari. Una lezione di vita. E una sfida."

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Scicli, 2 November 2017 – Giuseppe Lupo Venerdì 3 alle 18.30 conversa con Emanuele Occhipinti e Giuseppe Pitrolo sul suo ultimo romanzo: Gli anni del nostro incanto (Marsilio). 

L’incontro si tiene presso la sede del Movimento Culturale “V. Brancati” (Torrente Aleardi, 18) ed è organizzato col cral della Banca Agricola Popolare di Ragusa. 

L’ingresso è libero.

 

Giuseppe Lupo è nato in Lucania nel 1963 e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica di Milano e Brescia. Per Marsilio ha pubblicato L'americano di Celenne (2000; Premio Giuseppe Berto, Premio Mondello, Prix du premier roman), Ballo ad Agropinto (2004), La carovana Zanardelli (2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical, Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira (2011; Premio Selezione Campiello, Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (2013; Premio Giuseppe Dessì), Atlante immaginario (2014) e L'albero di stanze (2015; Premio Alassio-Centolibri, Premio Frontino-Montefeltro, Premio Palmi). È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del «Sole 24 Ore» e di «Avvenire».

 

Gli anni del nostro incanto

Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall'euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent'anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria. Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto. 

Prende così avvio il racconto di una famiglia nell'Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all'orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo. Dopo la strage di piazza Fontana finisce un'epoca favolosa e ne comincia un'altra. La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell'austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti. 

Con un romanzo dalla scrittura poetica e struggente, forte nei sentimenti ed evocativo nello stile, Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso - gli anni del boom e quelli di piombo - entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon.

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Il romanzo di Giovanni Occhipinti sarà presentato al Centro studi "F. Rossitto"

 

Ragusa, 7 Ottobre 2017 – L’onorevole Giorgio Chessari, nella qualità di presidente del Centro Studi “Feliciano Rossitto”, comunica che venerdì 20 ottobre 2017, alle ore 17.30, presso la sala conferenze dello stesso Centro studi (Via Ettore Majorana, 5), Carmelo Arezzo e Giuseppe Nativo presenteranno il nuovo romanzo di Giovanni Occhipinti, “Mare con Mare” (Bonaccorso editore, Verona, 2017, pp. 187; finalista, da inedito, al Premio Neri Pozza, 2013).

Alla fine della serata interverrà l’autore. 

 

Tra cronaca e storia, il romanzo rievoca il perpetuarsi del destino errabondo dei popoli del Mediterraneo, sia pure nella parvenza di una favola ingenua e triste, di bontà e di cattiveria, calata nel dramma della vita. La narrazione è costruita in una prosa dai tratti espressionistici e realistico-magici, mentre dialoghi e monologhi si avvalgono in prevalenza di inflessioni popolari attraverso un lessico dialettale (sicilianismi) qualche volta arcaico, affidato a un procedimento anche iterativo (effetto-eco) della parola che accende il “parlato”.

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Non è da ora che Vito Campo si cimenta nella scrittura, poetica e narrativa, anche attraverso l'esercizio di un gusto estetico ampiamente sperimentato nell'uso dell'obiettivo. E dunque, un occhio attento ai colori, alle ombre e alle sfumature del paesaggio ha a che fare anche con una mente creativa attenta all'uso delle immagini già nell'amnio della parola, il verbum che diviene Parola, la parola con la quale si può costruire l'edificio narrativo che si sviluppa e si regge sul linguaggio.

Mi riferisco al suo recente Quattro racconti (Operaincertalibri, 2016), un libro appunto di racconti che si leggono con avvinto interesse anche per la piacevole sorpresa di averci fatto scoprire un autore che è già un promettente nostro compagno di strada e soprattutto un lettore, cui non sfugge l'importanza, in letteratura, di elevare la propria opera sull'altare della cultura: è questo che consacra un'opera e le dà dignità letteraria.

Per scendere nei particolari, egli sa bene come imprimere un andamento diaristico alla sua prosa per meglio vivere la suggestione dei ricordi attraverso personaggi del suo passato. E infatti, nel riepilogo di un'amicizia, nella rivisitazione e il recupero della dimensione dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche dell'età adulta, Vito Campo tenta recuperi autobiografici con una levità della parola che sorprende ed entusiasma il lettore, soprattutto quando descrive la luce, la sua vividezza e le sue opacità, le dissolvenze nelle sfumature, allo scopo di creare atmosfere, stati d'animo, emozioni. Qui, le sequenze più significative ed espressivamente ed espressionisticamente congegnate a tutto vantaggio di un linguaggio che dà la misura della maturità dell'autore, il quale, qua e là, si fa perdonare qualche inciampo nel descrittivismo compiaciuto, forse spinto dalla vis emotiva da cui origina la sua sensualità. Non per questo egli si fa prendere la mano dalla prolissità, essendo la struttura dei racconti attenta all'equilibrio e ai tempi del suo narrare.

Giovanni Occhipinti

 

 

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Rodolfo Di Biasio e Giovanni Occhipinti

Conversazione al telefono

 

Domande:

-1) Libro difficile questo tuo "Mare con mare" (Narrativa Bonaccorso – Verona, 2017). Quale il filo rosso che il lettore deve seguire per giungerne al cuore?

-2) E’ giusto dire che il tuo romanzo affronta la tragedia, la sofferenza della storia e nello stesso tempo è racconto visionario aperto alla speranza?

-3) Tu è il protagonista del racconto. Personaggio misterioso e intenso, insieme ingenuo e capace di porsi le grandi domande della vita nella sua ricerca di Dio. Ma chi è Tu

Risposte:

Se mi consenti, Rodolfo, riunisco in un unico discorso le risposte alle tue tre domande, che si integrano là dove affrontano il tema del mistero dell'eternità e della sofferenza dell'uomo della terra, quali che siano il colore della pelle, la civiltà, la storia, il credo religioso. 

"Libro difficile", dici? Sì, Mare con mare, (Narrativa Bonaccorso, 2017) apre le sue pagine ai lettori, disvelandosi e velandosi via via che il protagonista Tu entra nella loro vita, rendendoli partecipi delle proprie emozioni, dei propri sentimenti e problemi e soprattutto degli accadimenti insoliti (soprannaturali?), disperati e infelici, ma sempre ispiratori di sentimenti e di gesti edificanti anche quando riguardino la miseria e la cattiveria o l'indifferenza degli uomini che feriscono gli indifesi e i deboli.

Tra favola e dramma, Tu ci fa riflettere sulla sofferenza dei derelitti e degli oppressi, ma nello stesso tempo sulla forza della bontà e della fede nel Dio degli uomini, nel quale egli crede e che ricerca come in un sogno -o in una favola-, una sorta di realtà incantata, per parlargli e sfogarsi, come accade a certi personaggi vetero-testamentari e allo stesso Cristo, che grida nello spasimo il suo dolore per essere stato "abbandonato" alla tortura infame della crocifissione. In altri termini, l'immigrato Tu, dalla facies "bivalente" - nera e bianca - è gli uomini che soffrono l'afflizione della terrestrità: umiliazioni, persecuzioni e maltrattamenti, privazioni; e quanto più egli ne è vittima, tanto più si eleva nello spirito, ricercando il Dio del dolore, della sofferenza e del perdono.

Dunque, il "filo rosso", come tu dici, bisogna districarlo dall'intricato gomitolo esistenziale e terragno e servirsene come guida per uscire dal labirinto della malvagità o dell'indifferenza e ritrovare in Lui - Dio! - la condizione definitiva ed eterna della vita -Oltre! Non fa forse pensare la fine di Tu, il quale inspiegabilmente viene trovato morto ai piedi di una Croce, su cui si era arrampicato, forse per sfidarne la storia nella quale convivono malvagità e redenzione o forse per autocrocefiggersi? Dunque, è a una doppia lettura che va sottoposto il romanzo: quella che riguarda l'aspetto della favola e l'altra del dramma dell'umanità tradita e divisa, offesa e perseguitata, che spera in un intervento divino. Negato su questa terra. O forse non compreso? L'uomo muore, soffrendo su questo nostro mondo la propria impotenza a comprendere il mistero dell'esistenza e della redenzione. 

Sì, certo: la visionarietà, come tu osservi, caro Rodolfo, concepisce la tragedia, ma non per questo ignora il respiro della speranza né le sue promesse, a dispetto degli inganni della Storia.

Nella sua doppiezza o ambiguità, l'uomo Tu resta legato a un filo invisibile che conduce al mistero della trascendenza e si spezza quando egli, ad similitudinem Christi, sfida l'atrocità del patibolo della Croce.

C'è poi un altro aspetto che non va perso di vista. Mare con mare, tra cronaca e storia, rievoca il perpetuarsi del destino errabondo dei popoli del Mediterraneo, sia pure nella parvenza di una favola ingenua e triste, di bontà e di cattiveria, calata nel dramma perenne della vita, senza mai perdere di vista il mistero del Cielo. 

Giovanni Occhipinti

 

Cenni biografici 

Rodolfo Di Biasio (Ventosa, 1937)

Poeta, scrittore e saggista italiano. Dal 1969 al 1982 è stato direttore responsabile delle riviste nazionali “L’Argine Letterario” e “Rapporti”, nel cui comitato direttivo compaiono anche Giorgio Barberi Squarotti, Emerico Giachery, Giuliano Manacorda e Walter Mauro. Dal 1978 al 1999 la RAI ha trasmesso serie di suoi sceneggiati di argomento storico-letterario nelle trasmissioni radiofoniche Il Paginone e Lampi dirette da Giuseppe Neri.Sue poesie sono state tradotte anche in Grecia e in Russia. Considerato da molti un modello di scrittore autonomo rispetto alla potente editoria del nord, Rodolfo Di Biasio ha visto la sua opera analizzata dai migliori critici accademici e militanti del periodo 1970-2000.Di Biasio rappresenta il vertice di una scrittura poetica e narrativa che ha saputo imporsi nonostante il passare delle mode, delle neoavanguardie, attirando su di sé l’ammirata attenzione critica di maestri come Alvaro Valentini, Giuliano Manacorda, Giorgio Barberi Squarotti, Francesco De Nicola.

Giovanni Occhipinti è nato a Santa Croce Camerina nel 1936, ma vive a Ragusa dove ha insegnato presso l’Istituto di pena del capoluogo e alle “Elementari”, chiudendo la carriera da docente di scrittura creativa presso gli Istituti medi e superiori. È poeta, narratore e critico letterario. La sua poesia è stata tradotta in U.S.A., Romania, Croazia, Lussemburgo, Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Grecia, Colombia, Portogallo e Messico. Tra le opere di poesia: Il giuoco demente (Rebellato, 1975; premio “Alte Ceccato-Montecchio Maggiore” 1975); Il cantastorie dell’Apocalissi (Sciascia, 1985; selezione al premio “Viareggio”, 1985); Lo stigma del verso (Bastogi, 1990; premio “Varese”, 1990); Rime nel museo delle cere (Scheiwiller, 1991); Dialogo con le comete (Sciascia, 2005, premio “Sabaudia”, 2006); Elegia del frammento (Edizioni Feeria, 2013); Epigraffi, tre scherzi e una pasquinata, con una monodìa per Giovanni (Casa editrice Kimerik, 2015).Tra le pubblicazioni di narrativa: Favola di una emarginazione volontaria (Rebellato, 1978; selezione al premio “Viareggio” 1978); Un rapporto postumo (Cappelli, 1986; premio Cipraea-Piano di Sorrento, 1987); Lo scarabeo d’avorio (Rubbettino,1994; premio internazionale dei “Due mari”, 1994); Delirio di un vagabondo (S.E.I., premio “Assisi”, 1996); Giustificati nel suo sangue (Marsilio, 2000); Incontrare il tempo, (Salvatore Sciascia editore, 2103). Mare con mare (Bonaccorso editore, Verona, 2017, pp. 187; finalista, da inedito, al Premio Neri Pozza, 2013; presente alla Fiera dell’editoria italiana a Milano Rho dal 19 al 23 aprile 2017). Occhipinti è stato insignito del premio “Presidenza del Consiglio”, 1976 e del premio “Pirandello”, 2011.

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Scicli, 23 agosto 2017 – Si concludono in (grande) bellezza le “Conversazioni a Scicli″ del “Brancati”: Venerdì  25 alle 21,00 “Serata Caravaggio” al torrente Aleardi: Paolo Nifosì intervisterà gli autori del libro “Dilemma Caravaggio”, Fabrizio Antonelli e Lucia Della Giovampaola. Nell’occasione si terrà la proiezione in formato gigante delle principali opere del Merisi. Raffaele La Capria ha affermato: “Gli autori di questi scritti sono del tutto autonomi, come se per primi avessero aperto gli occhi sui quadri di cui parlano, e nessuno prima di loro lo avesse fatto. E così i rapporti, le connessioni, le scoperte che essi fanno sono insieme ‘tecniche’ e ‘immaginifiche’. Essi usano l’azzardo con disinvoltura”.

Domenica 27 alle ore 21,00 al torrente Aleardi l’ospite sarà il dott. Sandro Franchini, autore del saggio “Quando cultura e politica salvarono Venezia”, saggio dedicato alla figura di Giacomo Boni, che, legato alla sensibilità e alla cultura della conservazione di cui John Ruskin fu uno dei massimi esponenti, intervenne attivamente nel vivace dibattito che tra Otto e Novecento oppose quanti volevano operare rivoluzionarie trasformazioni al tessuto urbanistico veneziano, compresa la costruzione di più ponti per congiungere la città storica alla terraferma, per renderla il più possibile «una città come le altre», a quanti - come Pompeo Molmenti e Camillo Boito - volevano invece conservarne la specificità urbanistica e il carattere di insularità. L’incontro sarà condotto da Franco Causarano e Paolo Nifosì.

Ingresso libero.

È rinviata invece a data da destinarsi la conversazione con Lisa Sforza già prevista per sabato 26. 

Giuseppe Pitrolo

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Siracusa, 17 febbraio 2018 – Due appuntamenti con la Scuola della Parola promossa dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Metodio in collaborazione con l'Ufficio Catechistico diocesano. 

Primo appuntamento stasera, sabato 17, con inizio alle ore 20.00, nella Cattedrale di Siracusa, Cesare Geroldi sj si soffermerà su “Il discernimento degli spiriti“. Cesare Geroldi sj è un padre gesuita, biblista, che ha vissuto molti anni a Gerusalemme prima di stabilirsi a Ragusa e tiene settimane bibliche in tutta italia.

Secondo appuntamento sabato 24 febbraio con inizio sempre alle 20.00.

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Siracusa, 15 gennaio 2018 – La presentazione dei festeggiamenti in onore del compatrono San Sebastiano avrà luogo oggi, lunedì 15 gennaio, alle ore 11.00 nel Parlatorio delle Monache, annesso alla chiesa di Santa Lucia alla Badia, in piazza Duomo a Siracusa.
La conferenza stampa è stata leggermente posticipata per venire incontro alle esigenze dei giornalisti per i diversi appuntamenti previsti nella giornata di oggi.
Interverranno mons. Salvatore Marino, parroco della Cattedrale; Gaetano Romano e Michele Romano del Comitato di San Sebastiano.

 

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Allegati:
Scarica questo file (sanSebastiano2018.pdf)Programma San Sebastiano 2018 Siracusa[Programma San Sebastiano 2018 Siracusa]2133 kB

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Ragusa, 3 Ottobre 2017 – Il 7 ottobre alle 19  in Piazza Cappuccini, A Ragusa,  si terrà la manifestazione “Da cuore a cuore”  che unisce l’Arte contemporanea alla Spiritualità tramite video istallazione, teatro, danza. La consulenza teologico-spirituale è di Padre Giovanni Ciarcià. 

Super visione dell’intera manifestazione e autore del video ”alchimia cosmica” è Emanuele Leone, fotografo di grande fama che ama definirsi “un uomo che è riuscito ad uscire dallo spazio e dal tempo, e che è rientrato attraverso la porta del cuore con la consapevolezza che Tutto è Sacro, che Tutto è Uno. Tutto è Dio”.

Il progetto in questione è una mostra d'arte multidisciplinare e propone la costruzione di spazi per sperimentare l'esistenza attraverso i sentimenti e lo spirito.

La sinergia dei differenti linguaggi espressivi, poesia, audiovisivi, teatro-danza, curata dall’associazione Mila Plavsic,  crea un equilibrio multidisciplinare che partendo dall'interpretazione delle attitudini umane, traccia la distanza tra l'io reale e l'io illusorio per approdare nell'io spirituale e  si sviluppa con una modalità  multiforme  proponendo un percorso di inversione di marcia: invece di proiettarci all'esterno come siamo abituati a fare, ci proiettiamo verso i mondi interni, quei mondi interiori dai quali quasi tutti gli esseri umani sfuggono.

 

“Da cuore a cuore” cade in occasione della ricorrenza della nascita in cielo di san Francesco e si apre con un frammento cinematografico tratto dal film di Zeffirelli sulla vita del santo. Gli organizzatori , ed in prima fila l’associazione “Hereusium”, intendono sottolineare che la funzione di san Francesco è riportare la memoria del messaggio evangelico: umiltà, povertà, amore.  Ed è per questo che a riportarci al tempo contemporaneo assisteremo ad un pezzo recitato da Emanuele Leone di cui è autore. Un pezzo che spazia tra poesia, mitologia e spiritualità. Seguirà la videoproiezione " alchimia cosmica "  dove immagini di subatomica  suonano attraverso voci narranti cariche di emozioni e testi di profonda sincerità spirituale, alcuni sono vere e proprie liriche composte da Leone mentre altri sono frammenti attribuiti a san Giovanni della Croce.

 Seguono pezzi sulla creazione come se Dio fosse un pittore, a che oltre alla bellezza della natura, sottolineano anche la componente distruttiva della natura stessa. Passione e risurrezione si alternano  tra alba e tramonto e ancora alba e tramonto come un moto perpetuo nell'infinito nel percorso di imitazione di Cristo. Nel pezzo l'attesa di sè dove l'immagine di una candela accesa e il suono del battito cardiaco prenatale sono la scena di suggestive liriche espresse da una voce che proviene dall'altra parte del tempo.

 Chiude un frammento di suoni armoniosi che interagiscono con canti ereditati dalla santa Hildegard Von Bingen tra paesaggi di boschi e cascate, fiori che sbocciano tra la gioia di giovani e bimbi in versione danza teatro un vero omaggio a sorella acqua, fratello sole.

Emanuele Leone è erede del Dadaismo, il movimento rivoluzionario che diede origine all'Arte contemporanea, un vento che spostò l'asse dell'espressione artistica, dal significato al significante.

Il suo curriculum spazia  in vari campi dell’Arte e del Sapere. Lui è un “aspirante monaco eremita”  che ha sempre vissuto con coraggio e passione il viaggio della vita a bordo dell'Arte, con la dignità estrema di un guerriero Samurai: “mi sono lanciato nel vuoto – ha detto Emanuele Leone – e nell'apparente nulla delle tanti morti catartiche che spingono l'essere ad essere sempre con lo sguardo rivolto oltre e il cuore in verticale scoprendo che il vuoto cosmico è pieno... Aspirante monaco eremita, rimango laico ed è ancora l'arte  il mio monastero... rinunciando e sacrificando tutto con lo spirito oltre l'orizzonte infinito di molteplici emanazioni.”

 

Giovannella Galliano

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Il vescovo di Ragusa, monsignor Carmelo Cuttitta ha comunicato il trasferimento dei seguenti Parroci:

Don Salvatore Converso parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista a Vittoria

Padre Salvatore proviene da Vittoria ed è stato ordinato presbitero il 28 agosto 1977.

Dopo l'ordinazione ha svolto il servizio di Vicario cooperatore nella parrocchia "Sacro Cuore di Gesù" in Vittoria, della quale è stato successivamente, in tempi diversi, amministratore parrocchiale e parroco. E' stato anche rettore del Santuario "Madonna della Salute", sempre in Vittoria, è successivamente parroco nella corrispondente parrocchia. E' attualmente parroco della parrocchia "S. Francesco d'Assisi" in Ragusa.

Dal 1988 al 2000 è stato direttore spirituale del Seminario vescovile.

Sul versante accademico, già direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose "S. Giuseppe Maria Tomasi", che ha cessato la sua attività, è docente stabile dell'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista", del quale è attualmente il Prefetto degli studi; è anche Direttore della Scuola Teologica di Base, recentemente costituita nella diocesi.

È stato direttore del Centro diocesano vocazioni e assistente del gruppo MEIC di Vittoria.

È attualmente membro del Consiglio presbiterale, del Consiglio pastorale diocesano, della Commissione per gli ordini e i ministeri e responsabile per i diaconi permanenti della diocesi.

 

Don Nicola Iudica parroco della Parrocchia S. Francesco d’Assisi a Ragusa

Padre Nicola proviene da Catania, ed è stato ordinato presbitero il 06 aprile 2002 ed incardinato nella diocesi di Ragusa il 14 maggio 2008.

Ha svolto il servizio di Vicario parrocchiale nella parrocchia "S. Giuseppe Artigiano" in Ragusa e, nel 2010, è stato nominato parroco della Parrocchia "Immacolata Concezione della B.V.M." in Roccazzo. 

Dal 2012 al 2016 ha rivestito l'incarico di Vicario foraneo della zona pastorale di Chiaramonte.

Attualmente è anche assistente diocesano dell'UNITALSI.

 

 

Don Giovanni Piccione Amministratore Parrocchiale Parrocchia Immacolata Concezione a Roccazzo

Padre Giovanni proviene da Vittoria, ed è stato ordinato presbitero il 07 ottobre 2012.

Dopo avere svolto l'ufficio di vicario parrocchiale nella parrocchia "S. Antonio di Padova" in Comiso è attualmente vicario parrocchiale nella parrocchia "Maria SS. Annunziata e S. Giuseppe" in Giarratana.

 

Don Vittorio Pirillo Vicario parrocchiale della Parrocchia Resurrezione a Vittoria

Padre Vittorio proviene da Vittoria, ed è stato ordinato presbitero il 15 agosto 1966.

Dopo l'ordinazione ha svolto il servizio di Vicario cooperatore nella parrocchia "Sacro Cuore di Gesù" in Vittoria; vicario economo dal maggio del 1972 nella parrocchia "S. Maria Goretti, nella stessa città e, ne è diventato parroco nel 1973. Nel 2003 è stato trasferito all'ufficio di parroco della parrocchia "S. Giovanni Battista", sempre in Vittoria.

E' stato membro del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale diocesano, nonché assistente diocesano del Movimento apostolico Ciechi e dei Cursillos di Cristianità, oltreché presidente della Fondazione "Lina Secolo Nicosia".

 

***

Ai Sacerdoti va il nostro augurio più fervido per il nuovo servizio che si apprestano a svolgere nelle nuove Comunità parrocchiali. 

In particolare, personalmente esprimo la mia gratitudine e quella di mia moglie e la mia famiglia a Don Salvatore Converso per il bene, l’amore, la dottrina che ha saputo esprimere in tanti anni per tutti noi dei “Cappuccini” di Ragusa. Un vero amico. (benvenuto P. Iudica!)

 

Salvo Micciché

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Noto, 9 giugno 2017 – Martedì 13 giugno alle ore 10.00 verranno inaugurati i nuovi locali della Biblioteca Diocesana del Seminario Vescovile di Noto in ronco A. Volta (ala nord del Seminario Vescovile). 

La cerimonia si svolgerà nella Sala polifunzionale della Biblioteca Diocesana col seguente programma: 

SALUTI 

Don Luigi Vizzini, Rettore del Seminario Vescovile di Noto
Prof. Corrado Perricone, Direttore Biblioteca Diocesana
Dott. Corrado Bonfanti, Sindaco di Noto
Prof.ssa Rosalba Panvini, Soprintendente BB.CC.AA. di Siracusa – Università di Catania 

Dott. Concetto Veneziano, Dirigente I.I.S. “Matteo Raeli” di Noto 

INTERVENTI 

Dott. Salvatore Maiore, Direttore Ufficio Diocesano per i BB.CC.EE. 

La biblioteca diocesana: dalla riorganizzazione alla fruizione 

S.E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto 

Libri e cultura: spazio e tempi preziosi per la maturità della fede cristiana 

MODERA 

Don Ignazio Petriglieri, Vicario Episcopale per la cultura 

Seguirà la visita dei locali della biblioteca e della “Mostra del libro antico”, allestita in collaborazione con la Soprintendenza BB.CC.AA. di Siracusa e con gli studenti della classe III A del Liceo Classico di Noto, a conclusione del primo anno del progetto di Alternanza scuola-lavoro. 

Saranno esposti volumi del “Fondo antico” della Biblioteca Diocesana (secc. XV- XIX) divisi nelle seguenti sezioni: restauro, santi della diocesi (san Corrado e san Guglielmo), dottori della Chiesa, libri liturgici, bibbie, enciclopedie e dizionari, testi scientifici. 

L’evento è organizzato dalla Diocesi di Noto (Ufficio diocesano per i BB.CC.EE.) e dal Seminario Vescovile di Noto, in collaborazione con Comune di Noto, Soprintendenza BB.CC.AA. di Siracusa, I.I.S. “Matteo Raeli” di Noto e Cooperativa Etica Oqdany. 

Link Biblioteca Diocesana: http://www.diocesinoto.it/diocesi_di_noto/rubriche/00022283_Biblioteca_diocesan a.html 

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Scicli, 24 maggio 2017 – Secondo appuntamento annuale con i Cammini Sacri a Scicli organizzati dall’Associazione Culturale “Tanit Scicli” in collaborazione con Vie Sacre Sicilia.

Sabato 27 maggio sarà, infatti, l’occasione di seguire per la prima volta “Le Orme di Maria a Scicli”, il percorso mariano pensato e realizzato da Tanit che andrà alla scoperta della profonda venerazione per la Madonna nella cittadina iblea, dove la Vergine è venerata e pregata in tutte le manifestazioni del ciclo mariano. 

L’itinerario, proposto in occasione della festività della Madonna delle Milizie, attraverso la visita a edifici di culto, simulacri e dipinti metterà in luce lo stretto legame fra Scicli e la Vergine, sua Patrona Civitatis, e toccherà luoghi meno frequentati dai viaggiatori come le chiese della Madonna del Carmine, della Consolazione e, soprattutto, della Madonna del Monserrato, posta su un magnifico belvedere e preservata nella sua semplice bellezza dalle suore domenicane. A completare la passeggiata, la visita poi alle chiese di San Giovanni Evangelista, di Santa Maria la Nova, di San Bartolomeo e della Matrice, quest’ultima custode di una delle icone più emblematiche della cristianità e simbolo di Scicli, ovvero Maria re Mulici

Per informazioni, chiamare il numero +39.338.8614973 o scrivere un’e-mail a   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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Nuova vittoria dei giovanissimi di Santo ed Alberto Carestia che al geodetico di Jungi si impongono sul Basket Club Ragusa per 45 – 42. 

 

Terza vittoria consecutiva dei giovanissimi Under 13 della Fernando Ciavorella che continuano l’avvicinamento alla Pegaso di Ragusa attualmente in testa alla classifica del girone verde. Questa volta il confronto è stato contro i giovanissimi del Basket Club Ragusa di Alessandro Vicari. 

La gara è stata molto interessante, per le varie situazioni d’attacco che via via si sono sviluppate, per i tiri sotto canestro e dall’area dei tre punti, per la solida difesa organizzata nella propria area, che hanno visto capitan Simone Occhipinti e compagni spingere sulla difesa avversaria con incisività e determinazione.

I ragusani hanno cercato di contenere i continui attacchi del quintetto sciclitano che è riuscito a mantenere fino alla fine il vantaggio acquisito nella prima frazione di gioco.

Attualmente gli Under 13 si trovano al secondo posto in classifica generale e guardano con una certa serenità il confronto che li vede in trasferta a Pozzallo, nella palestra della Scuola Media di viale Europa, il prossimo martedì 16 gennaio contro la formazione dell’Azzurra Basket.

I parziali della gara sono stati:(10-6), (8-9), (17-17), (10-10) e la percentuale dei tiri liberi è stata del 28,57 %. 

 
U.S.D. “F.Ciavorella”: Ugo Giuseppe, Marianna Miccichè (punti 2), Occhipinti Simone cap. (punti 17), Manenti Vincenzo (punti 2), Bonincontro Lorenzo (punti 4), Statello Stefano (punti 12), Lonatica Lorenzo (punti 4), Giannì Francesco (punti 4), Arrabito Roberto, Fiorilla Flavia, Fiorilla Marco, Bonincontro Tommaso.

Allenatori: Carestia Alberto e Carestia Santo.

 

Basket Club Rg: Di Paolo C., Mezzasalma D. (punti 2), Cadello G., Cassue P. (punti 9), Cilia L., Mirabella E. (punti 21), Distefano P., Bacuaba A. cap. (punti 3), Occhipinti N. (punti 5), Coppa S., Guccione G. (punti 2), Covigilo A.

Allenatore: Vicari Alessandro    

 

Giuseppe Carestia

 

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Ragusa, 1 febbraio 2018 – Venerdì 2 febbraio 2018, alle ore 10.00, nei locali del Centro Studi “Feliciano Rossitto”, si terrà una conferenza stampa per illustrare “Tango Una storia in breve” Raccontata ed interpretata alla fisarmonica da Gino Carbonaro.

 

Tangheri: Giacomo Lumia, Agnese Mascara, Tatiana Acquilino, Federico Gagliano.

Flauto: Iolanda Zuardi.

Scuola Salotto d’Arte Caltagirone.

Coreografia: ins. Francesca Auteri.

Scuola: Barrio de Tango - Catania.

 

La serata di intrattenimento si terrà venerdì, 9 febbraio 2018, alle ore 17.30 presso la sala del Centro Studi “F. Rossitto”.

 

L’iniziativa è resa possibile grazie alla sinergica cooperazione tra Centro Studi “F. Rossitto”, Centro Servizi Culturali, Associazione Culturale “Genius”, Moica, Associazione Italiana Maestri Cattolici

 

 

Il Tango è un universo, di cui si è detto tanto, ma di cui sembra resti sempre altro da dire. Nasce verso la fine dell’Ottocento in un preciso contesto geografico, ovvero lo spazio compreso fra le due città che fiancheggiano l’estuario del Rio de la Plata: Buenos Aires (capitale dell’Argentina) e Montevideo (capitale dell’Uruguay). E’ il frutto di una ibridazione tra diverse popolazioni. Nella sua creazione, infatti, sono implicati almeno tre continenti: l’America, dove questo ballo è nato e si è sviluppato; l’Europa, con i suoi emigranti che stabilitisi nella realtà platense hanno contribuito fortemente alla sua creazione; l’Africa, che a livello ritmico ha influenzato molto la sua nascita. 

Il tango è un genere musicale e un ballo, ma anche una poetica, un'interpretazione musicale, un modo di esprimersi e un linguaggio corporale col partner. Nel giro di pochi anni, diventa un evento di eccezionale importanza, subito esportato in tutte le parti del mondo. Si diffonde nelle sale da ballo americane ed europee a partire dai primi anni del Novecento, raggiungendo il suo apogeo negli anni ‘20. Il ritmo è binario ad andamento lento, ma esistono varianti come la milonga.

L’originalità del tema affrontato dal maestro Gino Carbonaro, con la sua inseparabile fisarmonica, sarà impreziosito dalla presenza di tangheri che si esibiranno con diversi balli (Tango e sue varianti). 

 

Giuseppe Nativo

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Da venerdì 19 gennaio a mercoledì 24 gennaio 2018 "Ella e John" un film di Paolo Virzì con Donald Sutherland ed Helen Mirren.

Orari: 18:30 e 21:30 - (n.b. Dal 26 al 31 seconda settimana di proiezioni). 
 
Giovedì 18 gennaio 2018: rassegna “L’ORDINE DELLE COSE”, di Daniele Segre (Italia, Francia, Tunisia, 2017, 112’) - Orari: 18:30 e 21:30
Saranno gli operatori del team di MEDU Sicilia. MEDU, Medici per i Diritti Umani,  è l'organizzazione che ha patrocinato il film. 

Lunedì 22 gennaio evento speciale: "Cristiano Rolando" di Alessio Micieli - girato in provincia di Ragusa con attori e comparse ragusane. Orari: 20:20 e 22:30

Al cinema Lumière il primo film americano di Paolo Virzi. Questa la trama. The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John Spencer (Helen Mirren e Donald Sutherland, diretti da Paolo Virzì, al suo primo film in lingua inglese) andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta. Una mattina d'estate, per sfuggire ad un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti e sale a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi avventurosamente giù per la Old Route 1
"Ella e John" sarà proiettato al Lumière, da giovedì 19 gennaio a mercoledì 24 gennaio alle 18:30 e alle 21:30. Giovedì 18  ritorna "Appuntamento al buio" con il decimo film in programma "L'ordine delle cose" di Daniele Segre. Saranno presenti alle proiezioni gli operatori del team di MEDU Sicilia . MEDU, Medici per i Diritti Umani è l'organizzazione che ha patrocinato il film. 

"Cristiano Rolando - la saga" film evento al cinema Lumière - Lunedì 22 gennaio

Orari 20:20 e 22:30
Dopo il doppio sold out della prima serata del 15 gennaio  ritorna al Lumiere Alessio Micieli con il suo ultimo film "Cristiano Rolando - la la saga a cinque anni di distanza dal fortunatissimo Rolando Di caprio." Il film, interamente girato in provincia di Ragusa, con attori e comparse ragusane è una commedia brillante riuscitissima e realizzata con pochi mezzi dal brillante comico ragusano. Prevendita attiva con acquisto biglietti su pianta. Per prenotazioni chiamare il 3492249680
 
SPECIALE GIORNATA DELLA MEMORIA - GLI INVISIBILI 
Siamo lieti di comunicare, già da ora, che in occasione della giornata della memoria il cinema Lumiere proporrà il 26 e 27 gennaio,  in orario pomeridiano, il film racconta L'incredibile e commovente storia Cioma, Hanni, Eugen e Ruth quattro giovani ebrei riusciti nell'impresa di diventare invisibili agli occhi delle autorità tedesche nella Berlino del 1943. Nella prossima email saranno comunicati gli orari del film. 

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Da venerdì 24 a mercoledì 29 Novembre "Gli sdraiati" di Francesca Archibugi con Claudio Bisio

Orari: 18:30 e 21:30

Venerdì 24/11 unico spettacolo ore 21:30

 

Giovedì 23 Novembre - rassegna "Appuntamento al buio" - Un Re allo sbando  un film di genere commedia del 2016, diretto da Peter Brosens, Jessica Woodworth, con Peter Van den Begin e Lucie Debay.

Orari:  18,30 e 21,30.

 

Lunedì 27 Evento speciale

Proiezione del film "Food coop" - una nuova economia

Unico spettacolo ore 21:00

 

Ragusa, 22 Novembre 2017 – Arriva al cinema Lumière dal 24 al 28 Novembre il nuovo film di Francesca Archibugi (L'albero delle mele, Questione di cuore) "Gli sdraiati". Tratto dall'omonimo romanzo best seller di Michele Serra,

il film vede protagonista Claudio Bisio nei panni di un giornalista di successo e del suo rapporto col figlio Tito, un adolescente pigro che ama trascorrere le giornate con gli amici, il più possibile lontano dalle attenzioni del padre. Quando nella vita di Tito irrompe Alice, la nuova compagna di classe che gli fa scoprire l'amore e stravolge la routine con gli amici, finalmente anche il rapporto con il genitore sembra migliorare.

"Gli sdraiati" sarà proiettato tutti i giorni, lunedì 27 escluso, alle 18:30 e 21:30 , venerdì 24 unico spettacolo ore 21:30 (in allegato la locandina del film).

Giovedì 23/11 ritorna la rassegna "Appuntamento al buio" con il film "Un re allo sbando" di Peter Brosens  (orari: 18:30 e 21:30).

 

Lunedì 27/11 nuovo appuntamento con i film evento proposti dal cinema Lumiere. Dopo il successo di Loving Vincent sarà la volta di "Food coop -  una nuova economia"  documentario che racconta la storia e la creazione di un supermercato dove i soci lavorano 4 ore al mese senza essere retribuiti ma potendo acquistare ottimi prodotti a prezzi super convenienti.

La proiezione è frutto della collaborazione tra diverse realtà locali che hanno voluto e sostenuto questa iniziativa: Progetto Fi.Co. - Filiera Corta Siciliana, una rete volta a facilitare gli scambi di prodotti bio-equi sul territorio siciliano; i gas di Ragusa: Gas Colibrì, Gas Il Melograno, Gas Il Filo di Paglia; Gas Mazzarelli; GasAmuni; Bio Casa Mia - Ecobottega errante; FormaMente, Permacultura & Transizione, NAOS (Naturopatia Alimentazione Olismo Salute) e Fitzcarraldo Cineclub.

 

È previsto un unico spettacolo alle ore 21:00  con prevendita attiva al botteghino del Lumiere tutti i giorni dalle 18:00 alle 22:30. Prezzo dello spettacolo € 6,50 per tutti (in allegato una scheda del film).

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Ragusa, 18 Ottobre 2017 – Al Lumiere in programmazione sabato 21, domenica 22, martedì 24 e mercoledì 25 Ottobre il film  "Dove non ho mai abitato" di Paolo Franchi, con Emmanuelle Devos e Fabrizio Gifuni.

 

Orari: 18:30 e 21:30. Giovedì 19 spazio rassegna Appuntamento al buio. Venerdì 20 e lunedì 23 Ottobre chiuso.

 

"Dove non ho mai abitato" segue i conflitti emotivi di Francesca (Emmanuelle Devos), 50 anni, unica figlia di un famoso architetto di Torino (Giulio Brogi), al quale fa visita solo in rare occasioni. Da molti anni infatti, Francesca vive a Parigi con la figlia adolescente e il marito Benoît (Hippolyte Girardot), un finanziere sulla sessantina, in apparenza riservato ma paterno e protettivo nei suoi riguardi. A causa di un infortunio domestico che costringe l'anziano padre a letto, la donna vola a Torino per fare le veci del genitore nel progetto di una villa su un lago per una giovane coppia. Sul lavoro incontra l'architetto Massimo (Fabrizio Gifuni), suo coetaneo concentrato sulla carriera e impegnato in una relazione aperta con l'indipendente Sandra (Isabella Briganti). Dopo un difficile primo approccio, tra Massimo e Francesca si instaura una forte sintonia professionale che sfocia in un sentimento profondo e passionale. Per la prima volta nella vita, entrambi dovranno confrontarsi veramente con se stessi e i loro più autentici destini...

 

Giovedì 19/10 ritorna l'appuntamento settimanale col cinema d'essai di "Appuntamento al buio". Il primo film in programma è "Easy  - un viaggio facile facile"  con Nicola Nocella, Libero De Rienzo, Barbara Bouchet. Orari: 18:30 e 21:30.

 

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Sette grandi spettacoli, una mostra multimediale, la messa in scena de “Il barbiere di Siviglia” con l’accademia teatro alla scala e il teatro per i piccoli. un’offerta culturale d’eccezione per la nuova stagione del Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla

 

Ragusa, 15 Ottobre 2017 – La messa in scena de “Il Barbiere di Siviglia” in collaborazione con l’Accademia Teatro alla Scala di Miliano, una mostra multimediale sulle amanti di tre grandi compositori italiani, la nuova stagione teatrale con attori nazionali, la stagione dedicata ai più piccoli, l’apertura della buca per l’orchestra e il ritorno dei concerti di Ibla Classica International. 

È una straordinaria offerta culturale quella che complessivamente per la stagione 2017-2018 propone il Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla. Ieri pomeriggio, all’interno della “Festa del Teatro”, la presentazione ufficiale a cura delle due direttrici artistiche Vicky e Costanza Di Quattro, con la piena collaborazione di Clorinda Arezzo, responsabile relazioni esterne del teatro. 

Si inizia il 28 ed il 29 ottobre con l’attrice Maria Amelia Monti in “La lavatrice del cuore” delicato e intenso tema delle adozioni visto in chiave ironica; l’11 e il 12 novembre sul palco una storia tutta siciliana “Maruzza Musumeci” con Pietro Montandon tratta da una novella di Camilleri. Il 16 ed il 17 dicembre metà della famosa Premiata Ditta, ovvero Roberto Ciufoli e Tiziana Foschi in scena con “Assolo di coppia”, ovvero il tema difficile del rapporto tra uomo e donna; il 13 ed il 14 gennaio 2018 ci sarà il grande Sebastiano Lo Monaco con “Io e Pirandello”; il 9 ed il 10 febbraio con il bravo Giovanni Guardiano in scena “I cento pazzi”, ovvero i personaggi del maxi processo visti in chiave teatrale; il 9 ed il 10 marzo grande ritorno al Donnafugata di Carlo Ferreri (presente in sala) insieme a Mita Medici, Annalisa Insardà e Valerio Da Silva con “Matrimoni ed altri effetti collaterali”, pièce firmata dalla regia di Manuel Giliberti (presente in sala) il cui tema vuole centrare l’evoluzione del matrimonio e la sua progressiva devastazione. Si continua con uno spettacolo musicale destinato a riscuotere grandi consensi con l’attore-cantante Mario Incudine e la regia del grande Moni Ovadia, entrambi ieri presenti in sala, con “Mimì, volere volare”. Spettacolo dedicato a Domenico Modugno e al suo repertorio poco esplorato. Sul palco Incudine sarà insieme ai suoi musicisti. 

Fuori stagione, proprio per la straordinarietà dell’evento, il 22, 23 e 24 novembre è in programma la messa in scena de “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini, i cui dettagli sono stati illustrati da Vicky Di Quattro, dal direttore dell’Accademia Teatro alla Scala, Luisa Vinci e da Gianni Bocchieri, direttore dell’Assessorato Formazione-Lavoro della Regione Lombardia, ragusano, che ha messo in collegamento i due organismi e che si è particolarmente speso affinché si potesse raggiungere questo traguardo per la città di Ragusa. “Un’offerta – ha detto Vichy Diquattro - che si rivela sempre più trasversale e ricca, un’opportunità di crescita per tutta la città grazie anche al Comune di Ragusa che ci sostiene e ci sta vicino in maniera costante”. L’Accademia Teatro alla Scala si occupa della formazione dei giovani artisti. Una collaborazione di grandissimo prestigio che rappresenta un valore aggiunto all’offerta culturale che caratterizza da qualche anno il teatro ibleo e che dà un respiro interregionale a percorsi formativi finalizzati alla formazione considerato che tutto nasce dall’adesione dell’Accademia al bando “Lombardia Plus” della Regione lombarda. Ricchezza che sul palco si tradurrà anche nei costumi, in sinergia anche con il Massimo di Palermo e il Bellini di Catania. “Dai nostri giovani - ha detto Luisa Vinci - pretendiamo l’eccellenza e i nostri passano da una selezione accuratissima. Abbiamo confezionato un Barbiere di Siviglia pocket, in un solo atto, ma con un risultato invidiabile”. 

E a suggellare questo importante evento ci sarà anche una vera e propria chicca, presentata dall’altra direttrice artistica, Costanza Di Quattro: la mostra dedicata a Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini e Giuseppe Verdi, tre geni accomunati anche da travagliate esperienze sentimentali. La mostra, dal titolo “La calunnia è un venticello”, racconta le amanti dei tre grandi compositori italiani. “Ci piace immaginare – ha detto Costanza Di Quattro – che siano state loro la fonte d’ispirazione delle straordinarie opere di questi tre geni”. La particolarità di questa esposizione è data dalla sua multimedialità grazie alla realtà aumentata. Già durante la presentazione è stato possibile provare gli occhialini ArtGlass 3D con cui si riuscirà ad avere un “contatto fisico” con i tre grandi musicisti. A tal proposito il 19 novembre sarà il musicologo Paolo Isotta a tenere una conferenza su questi amori famosi e travagliatissimi. In esposizione ci sarà anche un foglio di una partitura musicale originale firmata da Vincenzo Bellini. 

A completamento dell’offerta culturale, torna dal 27 dicembre la seconda edizione della rassegna “Il Donnafugata dei piccoli”, con cinque spettacoli dedicati a bambini e ragazzi, presentati dagli attori Anita Indigeno e Fabio Guastella de “Le Officine Sonore”, così come dal 22 ottobre ritornano i concerti di “Ibla Classica International” promossi dall’associazione Agimus con la direzione artistica di Giovanni Cultrera. Alla presentazione sono intervenuti il sindaco Federico Piccitto e l’assessore comunale agli spettacoli Massimo Iannucci che nel complimentarsi con lo staff del Teatro, hanno sottolineato l’offerta culturale ampia e di qualità, motore che in città, insieme ad altre realtà teatrali, genera ricchezza sia dal punto di vista economico che soprattutto umano. 

 

Giovannella Galliano 

 

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Ragusa, 12 Ottobre 2017 – Al Lumiere dal 12 al 18 Ottobre "Il palazzo del Viceré", un film di genere biografico, drammatico, storico del 2017, diretto da Gurinder Chadha, con Hugh Bonneville e Gillian Anderson.

Orari: 18:30 e 21:30 - Lunedì 16/10 chiuso. 

 

Giovedì 19/10 ritorna l'appuntamento settimanale col cinema d'essai di "Appuntamento al buio". Il primo film in programma è "Easy  - un viaggio facile facile"  con Nicola Nocella, Libero De Rienzo, Barbara Bouchet. Orari: 18:30 e 21:30.

 

 

Trama

1947. Dopo 300 anni il dominio dell'Impero Britannico in India si avvicina alla fine. Ad accompagnare la delicata transizione del Paese verso l'indipendenza è il nipote della Regina Vittoria, Lord Mountbatten (Hugh Bonneville), che con la moglie e la figlia si stabilisce per sei mesi nel Palazzo del Viceré a Delhi. L'ultimo viceré, impegnato nella mediazione tra induisti, musulmani e sikh, fallisce nell'appianare il conflitto che sfocia nella cosiddetta "Partition" fra India e Pakistan, coinvolgendo anche l'intero personale del Palazzo. Le storie della famiglia Mountbatten e quelle di alcuni membri dello staff si intrecciano sullo sfondo di una dolorosa separazione.

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Per chi ama l’Arte ed è appassionato di Storia, Budapest, la chiassosa e vivace capitale ungherese, è di sicuro una città che può regalare preziose emozioni. Arte e Storia si intrecciano per le vie scandite dal querulo vociare dei turisti e per i quartieri scanditi dall’armonioso brio dei passanti. E’ possibile apprezzare la semplicità dei suoi palazzi, l’eleganza delle caffetterie e dei viali, i vivaci colori del Mercato e la bontà dei suoi curiosi dolci.  Ogni angolo della città, cullata soavemente dalle acque del Danubio e dall’ebbrezza del suono di violini, trasuda emozioni, lividi, ferite… 

Per chi come me è affascinato di Storia, in particolare di quella del Novecento, ricca di avvenimenti, puntellata da tragiche vicende che hanno sconvolto il mondo intero, può iniziare la visita dal Quartiere ebraico, chiamato Erzsébetvàros e collocato nel VII distretto della città, nel cuore pulsante della Pest più antica e vera, che narra ancora l'eco lontana di una storia tormentata.                                                               Visitando il quartiere si ha come l'impressione che qui il tempo si sia fermato, come se ancora risuonasse nell'atmosfera lo stesso vivace clima di un tempo, con gli ebrei, industriosi cittadini di Budapest, che hanno vissuto e lavorato per le sue vie, hanno cantato e danzato al ritmo di un’eufonica ballata che evoca quelle di Zitani e che alla fine, in questo stesso sito, hanno sopportato il dolore di una persecuzione immorale, segregati nel ghetto in condizioni impietose, ghetto sbaragliato dalla forza della storia, spettatore del conflitto sfiancante dei suoi abitanti. 

Il quartiere è un gioiellino variopinto, un piccolo e arcano scrigno dove primeggia la magistrale costruzione della Sinagoga, accanto alla quale è possibile visitare il Museo e il Cimitero ebraico ma anche il Giardino della Memoria che celebra le vittime della Shoah. Nelle foglie dell'Albero della vita, salice piangente in argento, opera di Imre Varga, sono stati incisi i nomi di tantissime vittime. Ogni foglia vuole ricordare la storia, le ambizioni, i progetti di uomini e donne le cui vite sono state letteralmente spazzate via come da una raffica di vento. Si ricordano anche con un peculiare monumento i “Giusti fra le Nazioni” che hanno rischiato la loro vita pur di salvare un consistente numero di ebrei perseguitati. Tra questi va rigorosamente ricordata la figura di Giorgio Perlasca che ha protetto, salvato e sfamato migliaia di ungheresi di religione ebraica accatastati in case protette lungo il Danubio. Non lontano dalla grande Sinagoga, si può far visita anche all’Holocaust Memorial Museum dove è possibile effettuare un percorso commovente nella storia degli ebrei ungheresi che durante il secondo conflitto mondiale si sono irrimediabilmente piegati al destino. Passeggiando sul lungo Danubio proprio sulla banchina, in prossimità del Parlamento è profondamente toccante la vista di una serie di scarpe. Sembrano lasciate li… quasi dimenticate, 60 paia di scarpe in bronzo che tolgono il respiro, trafiggono l’anima.

È il memoriale dell’eccidio ebraico accaduto nell’inverno tra il ’44 e il ’45 del Novecento. Il Male in Ungheria aveva il nome di Croci Frecciate, così si identificava la milizia collaborazionista dei nazisti nel processo di deportazione e assassinio di migliaia di ebrei ungheresi. Dopo averli rinchiusi, imprigionati in casa loro, tra gli alti muri del ghetto, lasciati a morire di fame, freddo e malattia o deportati nei più vicini campi di concentramento, soprattutto ad Auschwitz, i “potenti di Budapest” decisero di uccidere le proprie vittime in città. Non si trattava di fosse comuni, piuttosto del Danubio che fu reso complice di tanto scempio. Martoriati, coartati, venivano poi trascinati sulle sponde di Pest e, con lo sguardo verso il fiume, defraudati delle proprie scarpe, bene inestimabile, emblema di fuga, di viaggio, di libertà, ma soprattutto di dignità. Venivano legati e annodati a gruppi di tre; solo chi capitava al centro era il predestinato a una morte istantanea con una pallottola e col peso inerme trascinava in acqua, a fondo, gli altri due. Nessuno era risparmiato.                                                                           

Nel 2005 le scarpe sono ricomparse lungo il Danubio grazie all’ambizione e al talento dello scultore Pauer Gyula perché nessuno potesse dimenticare. Lo sguardo cade inevitabilmente su quelle scarpe: alcune infiorate, altre contenenti preghiere, altre sassolini ed è un po’ come se quelle anime smarrite peregrinassero ancora in eterno. 

Le lacrime, allora, scendono mute mentre il mormorio del fiume continua a cullare quelle voci…

E il Danubio così come alcuni edifici in cui sono presenti schegge pockmarks sono testimoni anche del terrore che il Comunismo incosse sul popolo ungherese che nel ’56 tentò di ribellarsi. Tuttavia, il Paese fu, ancora una volta, vittima che ha versato sangue innocente. Ne è spettatrice la Casa-museo del terrore (Terror Haza), situata in un imponente palazzo neo-rinascimentale sull’Andrassy Boulevard che collega downtown Budapest con Piazza degli eroi, una via elegante che rievoca i boulevard signorili francesi con un lontano sapore viennese. All’interno il visitatore viene condotto per mano coinvolgendolo in un percorso che disarma in toto il cuore…Il palazzo che ospita la casa-museo fu quartier generale prima dei Nazisti (nel 1944, quando la furia del regime impresse il suo definitivo scacco anche in  HYPERLINK "https://www.ilturista.info/guide.php?cat1=4&cat2=20&lan=ita" Ungheria, diventò un sito di deportazione e tortura, cuore della vessazione nazista ungherese) e, successivamente, dei Comunisti (nel 1945, negli ultimi mesi della Soluzione Finale, fu convertito a sede del carcere sovietico e della polizia politica comunista, capeggiata da Gabo Peter, che divenne, insieme al Fürer ungherese Ferenc Szalasi del precedente regime, il regista pallido e macchinoso di una dittatura di sangue).

Ed è forse il peso di una storia così travagliata ed insanguinata a rendere Budapest così speciale, quella Budapest che rinasce memoria per crescere libertà…

Ma il bel Danubio blu, così lo definiva il grande Joahn Strauss nel suo famoso valzer, regala anche ben altre emozioni inconsuete …la crociera in battello, per esempio, è una sfiziosa chicca da non perdere assolutamente, specie all’imbrunire, mentre le stelle fanno a gara con le mille luci che sfavillano silenziosamente di notte danzando un valzer senza tempo.

                                                                                                  

Marinella Tumino

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Le foto scelte dal pubblico raccontano su Instagram il Natale attraverso i sentimenti e i piatti della tradizione rivisitati 

 

Siracusa, 12 gennaio 2017 - I sentimenti e la buona tavola: così i Siracusani hanno voluto raccontare le festività natalizie attraverso il contest fotografico #OliviaXmas, promosso da Olivia Natural Bistrot per celebrare con un pizzico di brio social il periodo più atteso dell’anno attraverso una gara di scatti su Instagram.

Tra le foto che hanno ottenuto più consensi connotati dall’hashtagh #OliviaXmas ci sono quelle dedicati all’amore in tutte le sfumature, ma anche a scorci della buona tavola attraverso la reinterpretazione, rigorosamente vegetariana, che ne dà la cucina di Olivia.
Tra le pietanze più apprezzate quelle legate alla tradizione. In particolare grande consenso ha avuto la riproposizione della storica “cuccìa”, nella versione dolce con ricotta e grano.

Gli ospiti di Olivia hanno mostrato di apprezzare l’idea del racconto attraverso uno scatto, mettendosi personalmente in gioco grazie anche alla “scenografia” natalizia allestita all’interno del locale con luci natalizie e pacchi dono.

Ai primi tre vincitori ieri sono state consegnate delle prestigiose cuffie e auricolari Bang&Olufsen, messe in palio da Bion Network®.

A tutti gli altri ceste di prodotti Olivia, vino e tessera sconto valida per tutto l’anno.
Intanto lo staff del bistrot siracusano sta già preparando uno speciale menu in occasione del Carnevale, nel solco della scelta inaugurata con l’apertura: declinare in chiave vegetariana la tradizione, aggiungendo un tocco esotico e mantenendo una grande attenzione per la materia prima come fonte inesauribile di ispirazione. 

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Chiaramonte Gulfi, 9 agosto 2016 – Chiaramonte Gulfi ha ospitato nei giorni scorsi il workshop di fotografia della Nikon School Italia organizzato in partnership da Nikon Italia con il fotografo Francesco Francia e l'associazione Look Mediterraneo con Marcello Guccione e Gianluca Bagnati. All'evento sono intervenuti numerosi fotografi, professionisti e non, provenienti da ogni parte della Sicilia.

Il corso, durato quasi 12 ore, intervallato da poche brevi pause, è stato intensivo e molto produttivo. Il Nikon Master Francesco Francia ha spiegato ai fotografi la teoria sugli schemi luce, sull'organizzazione professionale di un set fotografico e dimostrato la differenza sui vari tipi di illuminatori fotografici.

Nel pomeriggio si è passati dalla teoria alla pratica applicata realizzando vari set fotografici che hanno prodotto delle immagini di moda davvero interessanti. Gli organizzatori dell'associazione Look Mediterraneo hanno preferito valorizzare 5 aspiranti modelle provenienti dalla provincia di Ragusa. Jessica Agosta, Alessia D'Amato, Alice Di Falco, Michela Incardona e Kenya Tiralongo le cinque ragazze che hanno superato una selezione organizzata dall’associazione Look Mediterraneo.

Nelle domeniche precedenti l'evento, le numerose aspiranti modelle, provenienti da tutta la provincia, hanno posato nei vari shooting allestiti nelle più suggestive città della provincia: Ragusa Ibla, Punta Secca, Modica e Scicli.

I migliori scatti sono stati valutati personalmente dal master Francesco Francia. Il fotografo di Nikon, forte della sua grande esperienza nel campo della fotografia fashion e glamour con un nutrito curriculum alle spalle e reduce da numerosi workshop che continuamente presenta in ogni parte d'Italia, è rimasto colpito dall'organizzazione dell’evento, dall'accoglienza e dal calore ricevuto tanto da dichiarare: “Uno dei miei migliori workshop di sempre, tornerò sicuramente”.

L'hair-style e il make-up sono stati curati dall'affiatato e ormai collaudato team di parrucchieri ed estetiste di Look Mediterraneo. Con grande professionalità, senso estetico e un'innata cura per il dettaglio, hanno saputo truccare e acconciare le cinque aspiranti modelle, che poi si sono concesse agli obiettivi dei fotografi.

Un ringraziamento speciale è stato rivolto al sindaco del Comune di Chiaramonte Gulfi Vito Fornaro, al suo vice Christian Schembari e all'assessore Alessandro Cascone, che hanno aperto le porte della rinomata Sala Sciascia, dove si è tenuta la prima parte teorica del corso, e hanno concesso l'uso dei locali del Museo Liberty e della Pinacoteca De Vita, per la realizzazione degli scatti finali.

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“Bisogna adunque, che un prudente, e sufficiente mastro Cuoco, per quanto io dalla lunga esperienza in molto tempo ho compreso volendo havere buon principio, miglior mezzo, & ottimo fine, e sempre honore della sua opera, faccia come un giudizioso Architetto. Il quale dopo il suo giusto disegno, stabilisce un forte fondamento, e sopra quello dona al mondo utili, e maravigliosi edificii; il disegno del Cuoco ha da essere il bello, e sicuro ordine, causato dall'isperienze della quale ha d’havere…”. 

 

Parole sobrie ma sicure e sintetiche nel loro intrinseco significato. Riflessioni dettate da un’esperienza ultradecennale nel campo dell’antica arte culinaria. E’ il colloquio tra il “mastro cuoco” e il suo discepolo. Si tratta di un testo, in forma di dialogo, pubblicato nel cinquecentesco volume di Bartolomeo Scappi.

 

Chi era costui? La tematica è stata recentemente oggetto di riflessioni da parte dell’Accademia Italiana della Cucina (delegazione di Caltagirone), in collaborazione con Museo d’Arte Contemporanea MACC e Istituto IIS “C.A. Dalla Chiesa” di Caltagirone (sede IPSSAR Mineo) nell’ambito della rassegna annuale Arte e Cucina, giunta quest’anno alla XIV edizione. A relazionare sulla figura di Bartolomeo Scappi nonché sui correlati aspetti storico-gastronomici è stato Francesco Lucania, bibliotecario, fotografo, scrittore, torinese di adozione e con Dna spiccatamente siciliano. E’ autore di vari saggi sulla storia del mutuo soccorso, sulla cucina e gastronomia (fra cui, Bartolomeo Scappi e l'arte della cucina; libro “Il Cioccolato. Storia, curiosità, ricette, maestri”, 2013). 

Fino a qualche decennio fa incerte erano le origini dello Scappi. Il ritrovamento di una lapide nella chiesa di Runo di Dumenza sul lago Maggiore, nel luinese, in territorio varesotto, sembra dare credibilità all’ipotesi di una sua origine lombarda. 

“Il fatto che si sia potuto ritenere Scappi, ora di origini venete, ora di origini bolognese, e, infine, correttamente, di origini lombarde – spiega Lucania – testimonia la poliedricità della sua cultura, la capacità di guardare in ogni direzione e di raccogliere usi e tradizioni diverse, riuscendo in qualche modo ad amalgamarli e riplasmarli”. 

 

Perché l’attualità di Bartolomeo Scappi? 

“Vi sono molti motivi, basta scorrere una parte del libro per comprenderlo. Va anche detto che oggi assistiamo ad un’inondazione di editoria gastronomica. Scaffali colmi di ricettari, pubblicazioni specializzate, numerose le riviste eno-gastronomiche. Moltissimi talk show. Indice di un fenomeno della società: meno si cucina, più la parola stampata e l’immagine del cibo acquistano un valore surrogante e vicariale. Pochi sono i libri di storia del settore gastronomico che riportano degli studi e ricerche”. 

 

Quali furono le capacità di tale illustre personaggio ancora oggi ricordato nel campo della gastronomia? 

“Bartolomeo Scappi fu cuoco di intensa capacità ma soprattutto lungimirante antesignano della tecnica di cucina. Allestitore di banchetti sontuosi e autore del famoso trattato di gastronomia del XVI secolo “Opera dell'arte del cucinare. Col quale si può ammaestrare qual si voglia cuoco, scalco, trinciante, o mastro di casa”. L'Opera può essere considerata anche un lavoro letterario imponente. Fu una personalità di notevole rilievo, valutabile alla medesima stregua d’altri più noti interpreti e testimoni della civiltà rinascimentale. Per la sua capacità di elaborare con i cibi delle vere e proprie sculture, che in tal guisa sembravano elementi vivi, veniva chiamato con l'appellativo “Il Michelangelo della cucina rinascimentale”. Scappi, fu capostipite (dopo Maestro Martino da Como) della grande tradizione dei cuochi dei laghi lombardi, rispettata ancora oggi”.

 

Qual è la particolarità della sua Opera che ha avuto un esito a stampa nel 1570? 

“Nel 1570, con almeno 35 anni di esperienza, Bartolomeo Scappi ottenne da papa Pio V il privilegio di pubblicare il suo trattato. Ne affidò la stampa al tipografo veneziano Michele Tramezzino. Il trattato ha delle evidenti finalità didattiche. Carattere questo assolutamente rivoluzionario per quell’epoca. Il mondo della cucina, infatti, era stato sempre caratterizzato dalla chiusura mentale dei vecchi cuochi che preferivano tenere nascosti i loro segreti. Non solo non avevano mai scritto le loro ricette, ma erano molto restii anche solo a parlarne. Il volume, suddiviso in sei libri, contiene: oltre mille ricette elencati, altrettanti gusti evocati, centinaia di suggerimenti pratici. Si tratta di un’opera completa nei suoi molteplici aspetti riguardanti l’arte del cucinare. In buona sostanza, un volume pensato e ragionato nella sua complessa articolazione e da cui è possibile trarre un vissuto attraverso la dura quotidianità dell’esperienza e della memoria di un cuoco. Il monumentale trattato – che nelle sue sezioni si presenta chiaro, articolato e preciso - ebbe una tale rinomanza da essere ristampato otto volte tra il XVI e XVII secolo”. 

 

Nel volume si trovano molte soluzioni tecniche della ristorazione e quindi insegnamenti di cucina, elencazioni di piatti, tecniche esclusive relative alla conservazione degli alimenti, dettagli per allestire banchetti e poi i primi cenni di cucina per persone ammalate e inferme (nozioni basilari di cucina dietetica) ed inoltre dotti elementi d’igiene. 

 

Da questo punto di vista Bartolomeo Scappi può essere considerato un precursore? 

“Scappi, sotto questo aspetto, resta un vero e proprio precursore, intuì, infatti, già allora, che da un buon tenore di vita (dieta mirata) aumenta il benessere e la conseguente qualità dell’esistenza umana e che l’ambiente dove è manipolato e cucinato il cibo deve essere, nei limiti del possibile, pulito e in ordine. Dal punto di vista strettamente tecnico, fu un autentico professionista, sia perché utilizzò i primi prodotti che arrivarono dalle lontane ‘americhe’, sia perché inventò delle soluzioni tecnico-pratiche, che sono ancora praticate tra i moderni operatori della ristorazione. L’infarinatura e l’impanatura, ad esempio, ma anche la sigillatura delle carni bianche e rosse prima della cottura”. 

 

L’Opera di Scappi apporta una innovazione in campo gastronomico? 

“Per quanto riguarda le numerosissime ricette che sono contenute all’interno dell’Opera, assistiamo ad una sostanziale innovazione rispetto alla cucina del medioevo caratterizzata dalla preponderante presenza di selvaggina (specie piumata). Scappi, nel suo manuale suggerisce anche l’uso delle carni da allevamento, quali il pollo, il manzo e il suino. Pensiamo a Scappi come ad un grande innovatore della gastronomia del tempo, infatti, il suo lavoro letterario si meritò ampio consenso e fu tenuto in considerazione per tanto tempo. Dopo la metà del Seicento avvenne un’inesorabile, ma continua involuzione della cucina italiana che fu surclassata da quella francese”.

 

L'Opera di Scappi, oltre ad essere un documento di assoluto interesse nella storia della cucina italiana, offre spunti non solo sugli aspetti biografici ma anche su uno dei momenti più importanti della vita della chiesa: la morte di un pontefice e l’elezione del suo successore. Ci può fornire qualche cenno? 

“Bartolomeo Scappi nacque a Dumenza, a circa 5 chilometri da Luino, tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI secolo. Aveva una sorella di nome Caterina, la quale sposò un certo Nazeo Brioschi. Non sappiamo nulla sulla sua formazione, anche perché nell’Opera non accennerà mai ad un suo maestro. La prima notazione bibliografica del libro ci testimonia la presenza di Scappi a Venezia, al servizio del Cardinale Grimani (periodo che possiamo inquadrare tra il 1528 e il 1535). Dunque, è in quegli anni che va individuata la presenza di Scappi a Venezia. Nel 1536, invece, era sicuramente a Roma, al servizio del cardinale bolognese Lorenzo Campeggi. Il Campeggi fu legato papale in Inghilterra nella difficile missione diplomatica con Enrico VIII che voleva divorziare da Caterina d’Aragona. Il cardinale, ritornato a Roma, fece imbandire per Carlo V un sontuoso banchetto che è minuziosamente descritto nella sua Opera. Nel 1539, dopo il decesso del cardinale Campeggi, Scappi passò al servizio del cardinale Rodolfo Pio di Carpi. Doveva essere ancora al servizio di quest’ultimo quando ebbe l’incarico di somministrare i cibi ai cardinali giunti a Roma, in occasione del conclave, svoltosi tra il 29 novembre del 1549 e il 7 febbraio del 1550, dopo la morte di Paolo III, e dal quale sarebbe stato eletto papa Giulio III. Nell’appendice all’Opera avrebbe illustrato il servizio di mensa proprio in occasione di questa importantissima occasione. Scappi servì alla corte dei cardinali, fino a diventare cuoco “segreto” (ovvero “cuoco personale”), prima di Paolo III, poi di Pio IV (il Pontefice che portò a termine il 4 dicembre del 1563 il Concilio di Trento) eletto papa il 25 dicembre 1559. Continuò poi con Pio V salito al soglio pontifico il 7 gennaio del 1566”.

 

Qualche ricetta particolare da rivelare ai nostri lettori? 

“Possiamo proporre ai lettori quella che ha per titolo ‘Per far minestra di cotogne con brodo di carne’. Prendere le cotogne nella sua stagione, la quale inizia dal fine d'agosto e dura per tutto novembre. Levare la scorza e la parte interna (torsolo), tagliarli a pezzi, metterli in una pentola coprendoli di brodo di carne, mettere un poco di agresto bianco, zucchero, cannella, noce moscata. Far cuocere, a fine cottura, schiacciarle ed amalgamare bene, aggiungere del formaggio e delle uova, mescolare finché diventa omogenea”.

 

Giuseppe Nativo

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“RI-VEDERE ROSOLINI“, IL CONTEST FOTOGRAFICO DI SABATO 26 GIUGNO CHIUDERÀ LA FORTUNATA MANIFESTAZIONE PRIMAVERA IN PIAZZA CIVICA.

Rosolini, 15 giugno 2016 – Ri-Vedere Rosolini, è questo lo scopo della Mostra- Concorso di fotografia organizzata dal movimento politico- culturale Piazza Civica che chiude la fortunata manifestazione PrimaVera in Piazza Civica, una serie di quattro appuntamenti che hanno inteso animare il centro storico come segnale di speranza contro il graduale svuotamento residenziale e la crisi sociale ed economica attuale che ha colpito la città.
La Mostra- Concorso di fotografia è in programma per sabato 26 giugno: il contest lanciato nelle scorse settimane, si concluderà con l’esposizione fotografica e la premiazione dei tre lavori che si aggiudicheranno il podio.

“La mostra- concorso di fotografia – ha dichiarato Corrado Latino, coordinatore del movimento e tra gli ideatori della manifestazione– rappresenta un’opportunità da non perdere per gettare un nuovo sguardo alla città e rafforzare la consapevolezza che la programmazione territoriale richiede forme di trasformazione che contengano – valorizzandolo – l’uso del territorio. Si tratta di un nuovo progetto espositivo per offrire al pubblico una visione d’insieme di molteplici angolazioni della Rosolini contemporanea attraverso gli scatti di autori locali. Con i loro diversi stili i fotografi si soffermeranno, chi alla scoperta del dettaglio “nascosto”, chi a quello più simbolico o evocativo, sugli aspetti reali, o potenziali, di luoghi e situazioni culturali e sociali della città e ai suoi progetti di trasformazione urbana in corso“.

PROGRAMMA DOMENICA 26 GIUGNO
ORE 18:00 – 21:00 – Allestimento e mostra in piazza Faustino Maltese
ORE 21:00 – Premiazione e concerto a cura della Banda Musica V. Bellini
1- PREMIO € 500,00 e targa ricordo
2- PREMIO Targa Ricordo
3- PREMIO Targa Ricordo


***
Per tutte le info sulla modalità di partecipazione e sul regolamento si prega di chiamare il: 3209682698

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Ci lascia il caro prof. Angelo Occhipinti

Scicli, 3 febbraio 2018 – Ci lascia il caro prof. Angelo Occhipinti. 82enne, indimenticabile docente del Liceo quando ancora si chiamava “Marconi”, artista-pittore, rimane negli annali anche una sua comparsa nel film dei Fratelli Taviani, “Kaos”. 

Autore  di scritti poetici, tra i quali "Inchiodatura" e “L’iu sugnu”, opera teatrale che ebbe una rappresentazione al Teatro Italia. 

Fu uomo di grande creatività e di facile socializzazione con i giovani nell’ambito scolastico; amava pazzamente Scicli, cui rimase sempre legato.

Angelino, "U Prufissuri 'Ngilinu", fu bravo pittore, eccellente scacchista, sagace poeta, anche campione di carambola, nonché insegnante e affettuoso con tutti noi, amici dei figli.

Alla moglie Jole Pisani e ai figli Sonja, Ignazio, Catia, Giovanni, Chiara, ai generi e alle nuore, ai nipoti e ai parenti tutti, l’affettuoso abbraccio degli amici del Giornale di Scicli e di Ondaiblea.

 

Salvo Micciché

(Nella foto un “autoritratto” di Angelo Occhipinti).

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