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I fatti del Sudest

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Scicli, 6 ottobre 2018 – Si è spento oggi nella sua casa di Quartarella dopo un lungo ricovero all'Ospedale Maggiore di Modica, l'amico, maestro, artista di fama internazionale, Piero Guccione.

Il maestro era nato a Scicli il 5 maggio del 1935 e a Scicli risiedeva per lunghi periodi (nella sua bella casa di Quartarella), viaggiando per il resto in Italia e Francia. Era una delle figure di spicco del gruppo di artisti noto come "Gruppo di Scicli" (tra gli altri ne fanno parte Alvarez, Sarnari, Candiano, Paolino, La Cognata...), con cui aveva presentato eccellenti mostre e importanti cataloghi d'arte.

Lo ricorderò sempre per un'amicizia di decenni, per la sua generosità, il garbo e la delicatezza, e il sorriso, oltreché per le sue opere che ho sempre apprezzato. Va via un amico, un maestro, una personalità importante per la cultura iblea e sciclitana in particolare. Tanti i suoi articoli, noto il suo impegno civile e politico, oltre alla sua apprezzatissima arte. Noto anche l'uomo, un esempio per tutti noi.

Non potrei dimenticare tanti momenti insieme, specialmente in ambito di iniziative culturali con Il Giornale di Scicli, ma anche di momenti privati, cene, passeggiate, visite a casa sua o nel mio studio... Mentre scrivo, oltre alla sua immagine dentro di me, ho davanti a me un pastello, un ibiscus tra quelli che amava dipingere, con una bellissima dedica di tanti anni fa, quasi lo rivedo mentre la scrive...

Proprio un anno fa ebbe inizio un percorso per una Fondazione a lui dedicata (qui la news) ed è stato costituito un gruppo di lavoro al Comune per questo importante progetto culturale.

Addio Piero, e grazie per i tuoi insegnamenti e la tua amicizia. 

Condoglianze alla famiglia, alla cara Sonia Alvarez e a quanti gli sono stati e sono vicini e lo stimano. 

La Camera ardente – scrive Il Giornale di Scicli – sarà a Scicli, a Palazzo Spadaro verrà aperta martedì 9 ottobre dalle ore 9 e fino alle ore 18. L’orazione funebre sempre a Palazzo Spadaro, prima dell’addio davanti al Palazzo di Città. La salma verrà cremata, e le ceneri dovrebbero essere sparse nel mare di Sampieri.

Salvo Micciché

Link alla sua pagina social su Facebook

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La sua bibliografia (Fonte: Wikipedia):

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Ha studiato all'Istituto d'arte di Catania e all'Accademia di belle arti di Roma, dove si e trasferito nell'ottobre del 1954. Dal 1958 al 1969 ha partecipato alle missioni paleontologiche nel Sahara libico, con l'équipe dell'archeologo Fabrizio Mori, per il rilevamento di pitture rupestri. Nel 1961, su richiesta dell'American Federation of Art, ha organizzato una mostra di tali pitture all'Università di Columbia di New York, successivamente ospitata nelle maggiori università americane. La sua prima mostra personale ha avuto luogo a Roma, alla Galleria Elmo, nel 1960.

Dal 1962 al 1964 ha fatto parte del gruppo Il pro e il contro, con i pittori Attardi, Calabria, Farulli, Guerreschi, Gianquinto e Vespignani e i critici d'arte Antonio Del Guercio, Dario Micacchi e Morosini. Questo gruppo ha rappresentato un punto di riferimento per la pittura realista di quegli anni.

Nel 1963 una sua opera viene esposta alla mostra Contemporary Italian Paintings, allestita in alcune città australiane Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in medio oriente e in nordafrica.

Dal 1966 al 1969 è stato assistente di Renato Guttuso alla cattedra di pittura dell'Accademia di belle arti di Roma. Ha insegnato all'Accademia di belle arti e al I Liceo artistico di Roma. Nel 1979 ha tenuto la cattedra di pittura all'Accademia di belle arti di Catania. Nello stesso anno, con Sonia Alvarez, è tornato a vivere in Sicilia, in una campagna (Quartarella), tra Scicli e Modica. Nota è la sua assidua presenza nella borgata di Sampieri, dalle cui marine ha tratto sublime ispirazione.

Ha partecipato a importanti esposizioni pubbliche, nazionali e internazionali. Nel 1984 l'Hirshhorn Museum di Washington lo ha invitato alla mostra internazionale Drawings 1974-84. Nel 1985 è stato invitato dal Metropolitan Museum of Art di New York / The Mezzanine Gallery, per un'antologica di grafica. Sue opere grafiche figurano nella collezione permanente del Museo. Ha partecipato alla X e alla XII edizione della Quadriennale di Roma (1972 e 1992). È stato invitato a diverse edizioni della Biennale di Venezia (1966, 1972, 1978, 1982, 1988); la Biennale del 1988 gli ha dedicato una sala personale nel Padiglione Italiano.

Nel 1993 ha partecipato alla mostra "Tutte le strade portano a Roma?" a cura di Achille Bonito Oliva, al Palazzo delle Esposizioni di Roma. A Palazzo Dugnani, con il patrocinio del Comune di Milano, ha avuto luogo nel 1986 la mostra personale "Dopo il vento d'occidente". La sua prima antologica è stata presentata nel 1971 dal Comune di Ferrara al Centro Arte Visive del Palazzo dei Diamanti; un'altra, molto più ampia, si è svolta alla Galleria d'Arte Moderna del Comune di Conegliano (Treviso) nel 1989. Nel 1992 una retrospettiva con il titolo "Variazioni" è stata patrocinata dalla Provincia Regionale al Palazzo dei Leoni di Messina.

Nel 1993 il Comune di Viareggio ha presentato a Palazzo Paolina "Omaggio al Maestro", un'antologica sul tema Il mare, in seno alle manifestazioni per il 64º Premio Letterario. Nel 1995 l'Assessorato alla Cultura del Comune di Conegliano (Treviso) ha proposto per la seconda volta una sua retrospettiva (curata da Marco Goldin) "I colori del mare 1967/95". L'anno successivo viene presentata una retrospettiva di pastelli a Villa Foscarini Rossi, Stra (Treviso) "Pastelli 1974-1996" a cura di Marco Goldin. Nel 1998 un'antologica viene presentata a Palazzo Reale di Milano.

Guccione ha partecipato inoltre a numerose mostre nelle gallerie italiane ed estere. La Galleria Il Gabbiano di Roma ha presentato le sue opere nelle principali Fiere d'Arte Internazionali: alla Kunstmesse di Basilea, alla Foire internationale d'art contemporain (FIAC) di Parigi, alla C.LA.E. di Chicago e a The Armory Show di New York nel 1988. Nel 1990 una bellissima mostra "Pastelli" viene inaugurata dal Maestro alla Galleria Basile di Palermo. Nel 2006 presso la fondazione Bufalino si è svolta la mostra "Bufalino e Guccione", una mostra in ricordo del decennale della scomparsa dello scrittore legato a lui da una vecchia amicizia. In alcuni scritti di Gesualdo Bufalino si parla infatti della pittura di Guccione. Nel 2011 il regista Nunzio Massimo Nifosì ha girato il documentario Piero Guccione, verso l'infinito presentato al Festival internazionale del film di Roma, al Festival del film italiano di Madrid e alla Biennale di Venezia.

È inoltre accademico corrispondente dell'Accademia delle arti del disegno nella Classe di Pittura.

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Tanta la commozione di cittadini e associazioni, sulla stampa e sui social molti messaggi pubblici e privati.

Tra gli altri, citiamo un messaggio che ci invia l'associazione Paolo Ferro di Scicli, che si occupa di disabili: «L’Associazione Pro-disabili Paolo Ferro, che dal 1990 svolge attività per i diversamente abili a Scicli, esprime sentito dolore per la scomparsa dell’artista Piero Guccione. Se l’Associazione è rimasta in vita fino ad oggi, infatti, è anche grazie al Maestro e alla sua sensibilità per le fasce più deboli. Alla fine degli anni 90 Guccione donò all’Associazione, che oggi svolge attività due volte la settimana nel retro di Palazzo Mormino a Donnalucata, una litografia intitolata “Il Carrubbo”. I proventi ricavati dalla vendita dell’opera hanno contribuito a mantenere in vita l’associazione per almeno un decennio. L’associazione pro-disabili Paolo  Ferro oggi a Scicli è una delle rare realtà che si occupa di diversamente abili garantendo un servizio ludico-ricreativo per due volte la settimana. “Siamo profondamente riconoscenti a Piero Guccione che ha sempre dimostrato grande sensibilità e interesse verso la nostra Associazione, con l’umanità tipica di una grande persona prima che un grande artista”. A dichiararlo Dora Pisani, anima della Paolo Ferro, a lei si uniscono il presidente Carmelo Mandarà, tutto il consiglio direttivo e lo staff dell’Associazione.».

 


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Ragusa, 17 settembre 2018 – L’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e l’Identità Siciliana aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio che si svolgeranno dal 22 al 23 settembre 2018.

Il Polo Regionale di Ragusa per i Siti Culturali e per i Parchi archeologici di Kamarina e Cava d’Ispica, diretto dal prof. Giovanni Di Stefano, propone alcuni interessanti eventi.

Sono previste,  giorno 22  settembre, aperture prolungate dalle ore 9 alle ore 22  dei Musei di Camarina e Ragusa ed anche del Parco di Cava d’Ispica e della Forza, e pure dell’area monumentale di Scicli, il Convento della Croce.

 

Questo il programma dettagliato degli eventi.

Sabato 22 settembre:

alle 10 Visita guidata al Museo di Camarina

alle 12 Visita guidata al Museo di Ragusa

alle 17:30 a Scicli, presso il Convento della Croce, presentazione del volume “Scicli. Storia, cultura e religione (secc. V-XVI)” di Salvo Micciché e Stefania Fornaro (Carocci editore), in collaborazione con Comune di Scicli e Il Giornale di Scicli.

 

Domenica 23 settembre:

alle 18 A Cava d’Ispica (Modica) concerto della Civica Filarmonica di Modica, diretta dal Maestro Di Pietro. Nell’occasione: riapertura dell’Auditorio di Cava d’Ispica, in collaborazione con il Comune di Modica.

 

«Continuiamo la promozione dei siti archeologici – ha detto il Direttore l’archeologo Giovanni Distefano – favorendo aperture straordinarie e manifestazioni di grande interesse. Questa nuova stagione dei Beni Culturali non si esaurisce con l’estate, anzi abbiamo già un fitto calendario di appuntamenti per la valorizzazione dell’archeologia della Provincia». 

 

Appuntamenti da non mancare.


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Ragusa, 17 settembre 2018 – ‘’Il tempo. L’anima antica del futuro’’ il reportage di trenta immagini attraverso il quale Tiziana Blanco, fotografa siracusana, racconta con un’immaginaria macchina del tempo un viaggio tra le testimonianze islamiche di ieri nella nostra Sicilia e l’arte e architettura di oggi negli Emirati Arabi.

La fotografa aretusea ha esposto in aprile a Sharjah una sua personale proponendo scatti riguardanti il palazzo della Zisa, la Cappella Palatina, San Cataldo, la Cuba, il ponte dell’Ammiraglio, la Camera blu delle Meraviglie di Palermo; i bagni termali ed il castello di Cefalà Diana; una gebbia di Caltabellotta; le ceramiche di Caltagirone; due lastre lapidee di Siracusa ed alcune abitazioni in pietra di Montalbano Elicona.

Sabato 22 settembre, Montalbano Elicona ospiterà nel castello svevo-aragonese un evento unico nel suo genere: una mostra fotografica unitamente ad un incontro conversazione che la stessa Tiziana Blanco ha ideato invitando le diverse figure professionali dei siti coinvolti e fotografati ed altri illustri personaggi di spicco dell’ambito culturale internazionale.

Con la tematica del tempo, che farà da trait d’union, ci saranno quindi due eventi in uno:

• IL TEMPO. L'ANIMA ANTICA DEL FUTURO

l’esposizione fotografica a cura di Ornella Fazzina, critico d’arte

• ED E' SUBITO SERA. Conversazione sulla inafferrabilità del tempo.

Arte-Cultura-Turismo-Salute

a cura di Tiziana Blanco, fotografa


Presenzieranno:

Ornella Fazzina, critico d’arte (AccademiaBelleArti Catania)

S.E. Dr. Abdul Aziz, direttore Heritage Institute di Sharjah

Franco Fazzio, restauratore opere d’arte (GruppoArte16)

Giovanni Taormina, esperto d’arte (GruppoArte16)

Giuseppe Cadili, giornalista (Camera blu delle Meraviglie)

Ornella Fazzina, critico d’arte (AccademiaBelleArti Catania)

Lorenzo Guzzardi, archeologo (Dir. Polo Museale Reg. siti Siracusa)

Michele Romano, storico dell’arte(AccademiaBelleArti Catania)

Antonio Presti, mecenate (Pres. Fondaz. ‘Fiumara d’Arte’)

Francesco Branciamore, musicista (docente conservatorio Vibo Valentia)

Sergio Alberti, advisor (Damac Dubai);

Giosuè Giliberto di Molfetta, Alter Salento.

Modererà Guglielmo Troina, giornalista Rai

Il maestro Francesco Branciamore eseguirà al pianoforte un concerto appositamente studiato per le immagini della Blanco che scorreranno in dissolvenza su uno schermo dal titolo: "Voglio portare via la gente dalla bruttezza e dalla tristezza che ci circonda attraverso la bella, profonda musica" Charlie Haden


‘’Il perfetto equilibrio tra composizione formale e rapporto cromatico avvalora e rafforza l’idea dell’oggetto rappresentato, lasciando immaginare la continuità narrativa dell’azione. Un elegante minimalismo ed un efficace uso della fuga prospettica sono tra le componenti basilari del suo linguaggio fotografico’’ –  Ornella Fazzina, critico d’arte, curatrice della mostra - ‘’L’esposizione di Tiziana Blanco si muove su un duplice livello di lettura: quello documentaristico che parla di testimonianze, preesistenze e memorie, l’altro emozionale atto a trasmette una sensazione immersiva di grande impatto all’interno di luoghi, anche interiori, che sono insieme spazio d’ascolto ed eco di racconto.’

Giovannella Galliano


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Le Vie dei Tesori debuttano a Ragusa, Modica e Scicli. Cattedrali barocche e piccole chiese nascoste, circoli e palazzi nobiliari, musei, giardini e persino un piccolo teatro

 

Tre weekend per scoprire le città, 48 luoghi a 1 euro dal 14 al16 settembre | dal 21 al 23 settembre | dal 28 al 30 settembre

CONFERENZA STAMPA: MERCOLEDI 12 SETTEMBRE ALLE 15,30

 

Ragusa, 10 settembre 2018 – Anche la più orientale delle province siciliane accoglie Le Vie dei Tesori, il Festival che da dodici anni apre e racconta decine e decine di siti inediti a Palermo, trasformando la città in un unico museo diffuso, visitabile con un unico coupon. 

L’anno scorso, il primo progetto pilota: il festival è uscito dai confini palermitani e ha pacificamente “invaso” Messina, Caltanissetta, Siracusa, Agrigento,  che hanno risposto in maniera straordinaria.  Forte del successo ottenuto, il Festival quest’anno si allarga a tutta la Sicilia e aggiunge quindi Ragusa, Modica, Scicli e Trapani, nei tre weekend tra il 14 e il 30 settembre; poi i tradizionali 5 weekend a Palermo (dal 5 ottobre al 4 novembre) e infine Catania (dal 19 ottobre al 4 novembre). E un nuovo progetto-pilota, stavolta in Nord Italia.

Nel Val di Noto, quindi, “rispondono” all’appello in tre: Ragusa, Modica e Scicli. In tutto, 48 luoghi, divisi tra i 19 di Ragusa, 13 di Modica e 15 a Scicli. Tra cattedrali barocche e piccole chiese nascoste, circoli e palazzi nobiliari, musei, giardini e persino un piccolo teatro. Tutti ad 1 euro.

La prima edizione de Le Vie dei Tesori a Ragusa, Modica e Scicli verrà presentata mercoledì (12 settembre) alle 15,30 nella sala Giunta del Comune di Ragusa (corso Italia 72).

 

www.leviedeitesori.it

 


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Scicli, 6 settembre 2018 – È improvvisamente scomparso il Maestro Claudio Scimone, direttore de I Solisti Veneti. Avrebbe compiuto 84 anni a dicembre, ma a causa di una brutta caduta ha avuto complicanze e non è arrivato a questo traguardo.

Gli stavamo preparando una grande sorpresa, noi di Ondaiblea (rivista che leggeva sempre) con alcuni amici che lo stimavano tantissimo, tra cui il caro prof. Giuseppe Mariotta: farlo tornare a suonare a Scicli con i Solisti Veneti, cosa a cui teneva tantissimo, perché si sentiva sciclitano come il padre, nato in questa terra iblea. Qui dove era stato tanti anni fa e dove lo conobbi con Il Giornale di Scicli, insieme a Giuseppe Pitrolo, Franco Causarano e gli altri che letteralmente "tifavano" per lui e per la sua musica.

Un connubio Padova-Scicli per me sempre più crescente e da qualche anno più intenso, con la comune amica Susanna Valpreda che ci teneva in contatto con allegria. A Scicli gli avevano attributo il "Premio Scicli" e spesso in vacanza veniva a Donnalucata, ma la sua amata Padova era sempre nel cuore.

Mi aveva scritto poche settimane fa per sapere come andava il progetto e per ringraziarmi dell'ultimo mio libro che stava leggendo (era lettore di tutti i miei libri) e mi faceva domande su alcuni punti che voleva chiarire, con una fervida curiosità per la storia sciclitana, ed anche per toponimi e cognomi e storielle varie.

Non potevo pensare di ricevere ora questa notizia, improvvisa e irruente, tragica. Ma la morte non mi potrà impedire di ricordarlo vivo, allegro, mentre dirige l'orchestra e fa musica, bella musica, patavina e sciclitana anche, musica italiana, musica classica, che era tutta la sua vita e non solo per i 6000 concerti tenuti ma perché la musica l'aveva dentro, profondamente, come profondamente amava Scicli.

Sarai sempre con noi, Claudio, Maestro Claudio.

 

salvo micciché

 

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Ecco il ricordo de Il Gazzettino (fonte: www.ilgazzettino.it)

Morto il maestro Claudio Scimone, padre dei Solisti Veneti

Padova - L'intero mondo della musica classica è in lutto: questa notte  a Padova è morto il maestro Claudio Scimone, fondatore e direttore dei Solisti Veneti dal 1959. Avrebbe compiuto 84 anni il 23 dicembre prossimo: il decesso a causa di problemi respiratori, dieci giorni fa era stato vittima di una rovinosa caduta, mentre era in ferie, che gli aveva provocato la frattura di alcune costole.

L’ultimo concerto dei Solisti Veneti si era tenuto il domenica scorsa a Bressanone. Il prossimo sarebbe dovuto essere il 14 settembre nella Chiesa di Santa Caterina a Padova e poi il 16 settembre a villa Pisani Bosetti di Bagnolo di Lonigo, Vicenza.
 



LA CARRIERA  Dopo aver studiato direzione d’orchestra con i maestri Mitropoulos e Ferrara, Scimone aveva raggiunto notorietà internazionale dirigendo alcune orchestre sinfoniche, tra cui la London Philharmonia e la Royal Philharmonic di Londra, oltre a Yomiuri Nippon Symphony Orchestra e la New Japan Philharmonic di Tokyo.

Nel 1959 ha fondato a Padova l'orchestra da camera "I Solisti Veneti" con i quali  ha tenuto oltre 6.000 concerti in tutti i continenti, partecipando a importanti festival internazionali (tra i quali, 19 volte, il Festival di Salisburgo). È stato direttore d'orchestra alla Gulbenkian Orchestra di Lisbona, dal 1979 al 1986, e ne era ancora direttore onorario. Sue sono le prime esecuzioni moderne di: Mosè in Egitto, Maometto secondo, Edipo a Colono di Rossini; l'Orlando Furioso di Vivaldi; Le Jugement Dernier di Salieri; Guilaume Tell di Grétry. Nella rinata Fenice, ha diretto la prima ripresa moderna della versione veneziana del Maometto secondo di Rossini.

 

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L'ultimo concerto il 2 settembre

L’ultimo concerto dei Solisti Veneti si era tenuto il domenica 2 settembre a Bressanone. I prossimo sarebbero dovuti essere quello del 14 settembre nella Chiesa di Santa Caterina a Padova e del 16 settembre a villa Pisani Bosetti di Bagnolo di Lonigo, Vicenza. Dopo aver studiato direzione d’orchestra con i maestri Dimitri Mitropoulos e Franco Ferrara, Scimone aveva raggiunto notorietà a livello internazionale dirigendo alcune orchestre sinfoniche, tra cui la London Philharmonia e la Royal Philharmonic Orchestra di Londra, oltre a Yomiuri Nippon Symphony Orchestra e la New Japan Philharmonic di Tokyo. (Fonte: https://corrieredelveneto.corriere.it/padova/cronaca/18_settembre_06/mondo-musica-sotto-choc-morto-maestro-claudio-scimone-fondo-solisti-veneti-0a9a00d6-b1ac-11e8-83b0-14430d1148fb.shtml)


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Pozzallo. Oltre... il mare. Collettiva di pittura 

 

“La grande comunicativa del linguaggio artistico riflette in tutto il suo essere l’animo del pittore”

 

“Tenere a battesimo un artista sicuramente è qualcosa che capita di rado, ma la nascita di un gruppo è un evento che assume un significato davvero particolare, soprattutto in un periodo come questo”.

È l’incipit dello scrittore Francesco Lucania cui è stata affidato l’intervento introduttivo alla collettiva di pittura “Oltre… il mare” che si è inaugurata sabato 28 luglio alle ore 19 presso lo Spazio Cultura Meno Assenza sito in Corso Vittorio Veneto Pozzallo e patrocinato dal Comune di Pozzallo. Un articolato spazio espositivo che raccoglie quaranta opere e che rappresenta la prima collettiva dell’omonimo gruppo.

“Anche se, parlare di collettiva d’arte, come il termine vuole – precisa Lucania – non risponde a verità, perché semplicemente ognuno è un poeta del proprio pennello, dove non ci sono maestri, perché si è sempre allievi del sentire insieme” che è un concetto fluido e spesso assunto quale sinonimo di immedesimazione, simpatia, identificazione e punto di convergenza dello spirito artistico. È proprio su tali princìpi che agli inizi del 2018 nasce il gruppo “Oltre il mare”, coordinato dal pittore Giuseppe Fratantonio (in arte GiEffe), e composto da Rosamaria Armeri, Lucia Benedetto, Alessandra Gugliotta, Santina Lupo, Maria Concetta Manenti, Antonella Modica, Rossella Renno, Anna Venticinque e Peppe Fratantonio, che ha messo tutta la sua esperienza per coordinare e in qualche modo segnare l’iter di questo gruppo.

Un gruppo affiatato il cui elemento di coesione è sintetizzato nelle parole di Giuseppe Fratantonio: “la forza non sta nell’unicità degli obiettivi, ma nella diversità ed è questa un’assoluta novità dove le contaminazioni visive diventano energia propositiva”.

Stili, interpretazioni e tematiche diverse caratterizzano le opere esposte. Tutte posseggono un comune denominatore: sono accomunate da unicità di vedute e dalla vitale freschezza delle cromie, alla ricerca di quel “sentire oltre il sensibile”, di quel “genius loci” che alberga stratificato nell’Io collettivo.

Giuseppe Nativo

 

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La mostra rimarrà aperta sino all’11 agosto (e visitabile dalle 9.00-13.00 / 16.00-20.00; domenica 16.00-20.00). 

 


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Federica Gisana e la “Pienezza del vuoto”

Mostra di opere pittoriche a cura dello scrittore Francesco Lucania 

Ragusa, 21 luglio 2018 – «Quella di Federica è una memoria fatta di fotogrammi e plasticità, di lenti binoculari, su punti di osservazione dell’infanzia, e infine di una memoria fatta di “parentesi di vuoto”, di “colore della pausa”.» 

Pienezza del vuoto. Sembra un assioma filosofico. Sicuramente un ossimoro, col velato intento di suscitare curiosità. E’ il titolo double face (“Full in the void / Pienezza del vuoto”) della mostra che l’artista modicana Federica Gisana terrà domenica 22 luglio, alle ore 19.30, presso la Villa Barone Alfieri a Pozzallo. L’esposizione raccoglie una silloge di 40 opere, realizzate negli ultimi anni, in cui l’artista si cala in una sorta di diario di viaggio pittorico la cui architettura è alimentata da appunti visivi ed emotivi, frammenti di ricordi interiori da inseguire, una girandola di visioni da condividere col pubblico. I suoi quadri esprimono una sorta di magismo cromatico che avvolge in un frame attimi dello scorrere della vita, quasi a ricercare l’intima luce onirica dell’artista.

Nelle tele “Caduta libera” o “Quota 2500” (entrambe olio su tela), ad esempio, le sagome di alcuni paracadutisti, fissati nella loro apparente dinamica staticità, sono sospesi in un vuoto che sembra così denso da rallentare la loro discesa.

Cosa ha ispirato il titolo dato alla mostra?

“Il titolo nasce da alcune mie opere che rappresentano le traversie dell’essere dando sensazioni di vuoto e del non controllo del suo percorso terreno. L’ossimoro emerge dal concetto che la vita stessa impone nel muoversi nel vuoto cercando di riempirlo con progetti e idee che l’essere umano tende a realizzare”.

Qual è stato il percorso di vita artistico?

“Tutto ebbe inizio quando avevo circa di 4-5 anni. In un normale giorno di asilo la maestra ci propose di disegnare e colorare dei fiori, disegni e lavoretti quotidiani. Disegnai il mio bel vasetto con all’interno qualche fiore, però non diedi questa volta lo stesso colore ai petali come le altre volte. Vedevo sempre nel mio astuccio colori non utilizzati, messi da parte. Presi il nero ancora tutto nuovo e colorai quei fiori. Sapevo che stavo osando e sicuramente avrei provocato qualche reazione. Infatti, nel momento in qui la maestra si avvicinò, guardò un attimo con curiosità e, subito dopo, mi rimproverò dicendomi: “Federica i fiori non si colorano di nero!”. Per me fu mortificante e mi sentii in colpa, ma subito dopo pensai di aver dato vita a un colore, anche se appropriato o meno per quel disegno. Per me averlo in mano come tutti gli altri fu importante, perché tutti meritavano di essere strofinati su un foglio di carta”.

I colori scuri hanno fatto sempre parte dei tuoi lavori. Perché?

“Sono toni che mi avvicinano di più alla memoria. E’ la stessa sensazione che avvertiamo quando chiudiamo gli occhi. In quell’istante affiorano nel buio della nostra mente un’immagine, un colore, una luce”.

Diversi sono gli elementi rappresentati sulle tele. Talora apparentemente sembrano artificiali, nella realtà lo sono, come le giostre.

“Queste sono immerse nella natura, nascono da essa, da uno spazio. Le giostre mi hanno sempre attratto ma con distacco fisico, in più le traiettorie circolari che designano hanno sempre dettato in me il senso dell’aspetto ciclico della vita tramite il gioco”.

 

L’esposizione (articolata dalle ore 09.00 – 13.00 / 16.00 – 20.00) chiuderà i battenti il prossimo tre settembre. 

Giuseppe Nativo

 

Profilo biografico

Federica Gisana nata a Modica nel 1985. Consegue la Maturità artistica nel 2004, presso il Liceo Tommaso Campailla di Modica, in seguito, nel 2008 acquisisce il Diploma di Laurea, Accademia di Belle arti, presso l'Università di Catania.

L'artista, lavora principalmente su pittura ad olio e disegno, seguendo progetti specifici, di relazione con il tempo. Le sue opere, spesso dal segno forte, coniugano la sintesi tecnica con elementi lirici. La ricerca di Federica Gisana è l'equilibrio tra racconto, espressione e impressione. L’intuizione dell'artista, lavora da tempo con i linguaggi di relazione della memoria, con un proprio dizionario di segni. La smaterializzazione dei significati, a favore di strutture pittoriche etere, materiche e significanti sono legate al processo di sintesi.

Il lavoro di Federica Gisana, si basa su una ricerca concettuale costante. Esso si articola su diversi livelli di significato in un immaginario che si traduce, tramite un processo mentale, in elementi complessi tramutandole in forma. Le sue immagini, spesso appartengono alla sua esistenza, fanno capo all’esperienza e al ricordo, sono la parte residua di visioni, intuizioni.

Le sue opere sono state esposte in molte personali e parecchie collettive, tra cui: Skopie, Livorno, Catania, Scicli, Modica, Ispica, Ragusa, Pozzallo. Nel mese di luglio 2018 espone nella rassegna “Venti Contemporanei” a cura del Festival dell'arte contemporanea di Cereggio (RE).


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Messa in scena al Teatro Don Bosco di Ragusa 

 

Descrivere emozioni comporta il fatto di conoscerle ma anche quello di averle vissute. Ricostruire fatti e accadimenti significa averli studiati e approfonditi. Saper far ridere e piangere significa aver riso e pianto e aver capito le ragioni e i meccanismi delle emozioni. Queste sono le considerazioni di Angelo Longoni, scrittore e attore (ha firmato testi e regie teatrali, televisive, cinematografiche), autore e regista dello spettacolo “Macbeth Clan” (1998-‘99) prodotto dal Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa. Riflessioni subito raccolte, fatte proprie e rielaborate da Germano Martorana che firma la regia per “Macbeth Clan” rivisitato in una versione quasi inusitata e che verrà proposta al pubblico ibleo sabato 23 giugno alle ore 21 presso il Teatro Don Bosco di Ragusa. 

Si tratta di un Macbeth rivisto e, forse, un po’ particolare. “Con la sua opera, il regista e sceneggiatore Angelo Longoni - spiega Martorana – mette magistralmente in evidenza l’immortalità dei versi di Sheakespare, citando spesso le stesse parole del grande drammaturgo inglese del ‘600 trasportandole in un’ambientazione completamente diversa, pur lasciando intatta la potenza del loro significato più profondo”.

Ci può dare qualche anticipazione? “Prendete Macbeth, la tragedia più celebre del bardo di Avon, portatela avanti di quattrocento anni, trasformate la corte scozzese in un clan mafioso e avrete Macbeth Clan, una trasposizione in chiave moderna della celebre tragedia sheaksperiana”. 

C’è tutto in Macbeth Clan: c’è la gelosia e la smisurata sete di potere; ci sono le streghe, ammalianti e seducenti come non mai con le loro movenze e le loro profezie; c’è il Re con il suo clan e le sue finte certezze; c’è Macbeth con le sue profonde insicurezze e paure e c’è, soprattutto, la fredda manipolazione di Lady Macbeth che da secoli affascina ed inquieta il pubblico di tutto il mondo. Un piccolo gioiello della drammaturgia italiana contemporanea presentato al pubblico dalla “Bottega dell’Attore”, una sfida stimolante ed avvincente capace di catturare l’attenzione del pubblico. 

Sul palcoscenico gli attori: Dario Guastella, Cettina Gurrieri, Sergio Caruso, Giovanni Canzonieri, Pino Migliorisi, Luca Burgio, Matteo Bracchitta, Gabriele Vizzini, Catherine Mezzasalma, Martina Cintorrino, Clara Vitale, Laura Molè, Rosario Suffanti.

Trucco: Roberta Di Giorgio. Costumi: Salvina Castello. Grafica: Dario Guastella. Luci e Fonica: Salvo Lauretta. Video: Gianni Mazza. Fotografie: Gabriele Vizzini. Assistenti alla regia: Alida Di Raimondo e Gianni Mazza. Regia: Germano Martorana. 

Giuseppe Nativo


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Mostra fotografica al Centro Studi "Rossitto" di Ragusa

 

Giovedì 7 giugno, alle ore 19.00, presso il Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana 5, 97100 Ragusa) si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica “Sguardi dell’Alto Egitto” a cura del professore Giovanni Canova (Università di Napoli “L’Orientale”). 

L’evento apre le attività della Interim Conference of the International Society for Folk Narrative Research (ISFNR) che si terrà a Ragusa dal 12 al 16 giugno nell’ambito della Folk Narrative in Regions of Intensive Cultural Exchange organizzata dalla Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature straniere di Ragusa e il Department of Human Sciences (DISUM) Università di Catania. 

L’iniziativa è resa possibile grazie alla sinergica collaborazione del Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa con Università degli Studi di Catania e ISFNR.

Giuseppe Nativo


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Ragusa, 20 ottobre 2019 – Giovedì 25 ottobre 2018 alle ore 17.30 presso il Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana 5, Ragusa) il prof. Giuseppe Tumino (già docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico Umberto I di Ragusa) presenterà il libro di Rocco Agnone, “La ricerca della felicità”. È previsto l’intervento di mons. Paolo Urso (vescovo emerito di Ragusa).

Concluderà l’autore.

“La ricerca della felicità”, tema e titolo del saggio di Rocco Agnone, si inserisce in un dibattito antichissimo e molto complesso, tra i più cari alla filosofia antica e all’esigenza dell’uomo contemporaneo. L’obiettivo dell’autore non è quello di individuare un bene che possa identificarsi con la felicità, ma quello di inquadrare l’aspirazione ad essa nell’universo dei significati dell’uomo. 

Giuseppe Nativo

 


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Autore: Giuseppe Digiacomo
Editore: Salarchi Immagini

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La recente fatica letteraria di Pippo Digiacomo sarà presentata il 18 ottobre

 

Ragusa, 10 settembre 2018 – Giovedì 18 ottobre 2018, alle ore 17:30, presso il Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana 5, Ragusa), il critico letterario Carmelo Arezzo presenterà il libro di Giuseppe Digiacomo, Pettine bello (Salarchi Immagini). 

Sarà presente l’autore che leggerà alcuni brani del libro.

 

È un itinerario narrativo nella Comiso degli anni ’70 del secolo scorso. 

Sono tanti e variegati i personaggi che si muovono nel divertente impianto narrativo. «Fanno parte della mia giovinezza – dice l’autore – e mi hanno accompagnato fino all’età più matura. Sono stati un po’ i protagonisti della mia vita. Irrompono in uno scenario di città teatro in una giornata del 1976 vissuta da un giovanotto appena maturato. Raccoglierli e farne un libro è stata un’operazione iniziata qualche anno fa e che mi ha consentito di ripercorrere una vicenda personale con un tono ironico».

 

Giuseppe Nativo

 

 

Giuseppe (Pippo) Digiacomo

Uomo politico molto conosciuto, specie nella sua Comiso, nel 1980 pubblica Alchimie per vivere con Sciascia e, con lo stesso editore, nel 1985 Il giorno fariseo, nel 1991 Balena bianca, nel 1993 l’instant book Io non sono il boss. Nel 2007 pubblica la raccolta di poesia Canti di guerra e divine inconcludenze e nel 2009 il pamphlet Come abbiamo fatto a fare l’Aeroporto di Comiso.


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Autore: Salvo Micciché e Stefania Fornaro
Editore: Carocci Editore

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Il Giornale di Scicli (n. 13 del 30 settembre 2018) ha pubblicato alle pp. 6 e 7 la recensione (“La storia di Scicli in un libro”), a firma di Concetta Ferma, della conferenza di presentazione del libro di Salvo Micciché e Stefania Fornaro, Scicli. Storia, cultura e religione (secc. V-XVI), Carocci Editore (2018, pp. 404).

Invitando i lettori a leggere la recensione nelle pagine dello storico quindicinale di Scicli, ne riportiamo qui una rielaborazione.

 

***

Alla Croce un bel pomeriggio per parlare della storia di Scicli, con il nuovo libro di Carocci

 

«È stata una bella serata per la presentazione del libro di Salvo Micciché e di Stefania Fornaro “Scicli, storia cultura e religione (secc. V-XVI)”, Carocci Editore. Un corposo lavoro che mette ordine nella storiografia sulla città sviluppando cronologicamente dal V al XVI secolo. Una appassionata analisi di notizie sulla città dal Medioevo al Tardo Rinascimento. Bella serata per i contributi di studiosi giovani e meno giovani. Un libro, quello edito da Carocci, molto utile per quanti vogliono conoscere Scicli. Complimenti ai due autori», ha detto il prof. Paolo Nifosì, storico dell’arte, uno dei relatori del convegno che il Polo Regionale di Ragusa per i Siti Culturali (diretto dall’archeologo prof. Giovanni Di Stefano) ha organizzato, in collaborazione con il Comune di Scicli e Il Giornale di Scicli, per presentare il nuovo libro dedicato alla storia medievale di Scicli.

Con gli autori, lo scrittore Salvo Micciché e l’archeologa Stefania Fornaro, erano presenti gli studiosi che hanno presentato contributi nel libro (la numismatica Stefania Santangelo, il pubblicista Giuseppe Nativo e lo storico don Ignazio La China), il prof. Giuseppe Pitrolo (autore della Prefazione) e un folto gruppo di relatori: la prof. Salvina Fiorilla (medievista e archeologa), la dr. Anna Maria Sammito (archeologa della Soprintendenza di Ragusa), il prof. Paolo Nifosì (storico dell’arte, scrittore), Franco Causarano (direttore de Il Giornale di Scicli); hanno inviato saluti tre relatori che per ragioni istituzionali non hanno potuto essere presenti: prof. Pietro Militello (archeologo, Università di Catania), dr. Angela Maria Manenti (archeologa, Museo Paolo Orsi Siracusa) e il Soprintendente BBCC di Ragusa, arch. Calogero Rizzuto. Con loro e il prof. Giovanni Di Stefano, direttore del Polo Museale, anche il sindaco di Scicli, prof. Enzo Giannone (preside e storico).

Di Stefano, che in più volumi e ricerche si è occupato ampiamente di Scicli, ha sapientemente coordinato gli interventi e, dal canto suo (dopo l’inziale introduzione del prof. Enzo Giannone, sindaco della città di Scicli), ha presentato gli spunti principali del volume che si pone «una svolta tendente al riordino della storiografia su Scicli – ha detto –, come un punto di partenza per riscoprire la storia medievale della città e non a caso il luogo scelto per la presentazione, il Convento della Croce, è stato scelto come simbolo». «Questo volume, presentato qui al convento della Croce nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio – ha continuato Di Stefano – ha un valore aggiunto in quanto rappresenta uno sforzo notevole che vuole imporre con forza lo studio e la rilettura della storia di Scicli… Il lavoro degli autori rimette ordine ad una storiografia di Scicli in gran parte legata al Carioti, una storiografia ora finalmente riordinata della Scicli medievale». Di Stefano ha poi evidenziato gli approfondimenti del volume, da parte degli studiosi che hanno collaborato con gli autori nel volume. Autori e studiosi che hanno cercato di dare nuove chiavi di lettura a problemi importanti nella storia di Scicli: il problema dell’abitato (dal colle al piano, ad es.) e il problema dell’incastellamento, ma anche il problema della presenza araba, come accennato.

Uno dei principali obiettivi degli autori, come ha sottolineato l’archeologa Anna Maria Sammito, era la collazione delle tante fonti sparse in vari libri importanti, da quelli degli eruditi del Sette e Ottocento (Carioti, Pacetto, Spadaro…) a quelle degli storici moderni (da Santiapichi e Cataudella a Barone, La China, Nifosì, Militello, ecc…), collazione che potrà servire agli studiosi che proprio in questi anni stanno riproponendo una rilettura della storia e dell’archeologia di Scicli (si pensi in primis ai nuovi scavi e studi sul Castello). Altro obiettivo era sfatare alcuni “miti” presi per buoni da alcuni scrittori ma poco credibili (spesso del tutto infondati), come la presenza di templi greci nel passato archeologico di Scicli (presunti templi di Cerere o “Bacco Milicio”), Casmene (che non è Scicli, come avrebbe voluto Perello) o l’operatività di una presunta “Zecca di Scicli” che la dr. Stefania Santangelo ha dimostrato (come già altri scrittori) essere inesistente, dovuta solo ad una errata lettura, da parti degli eruditi di monete con punzoni “SCL”, letti “patriotticamente” come “Scicli” mentre in effetti era solo la sigla di “Sicilia” a dimostrazione che trattavasi delle zecche di Catania e Siracusa.

Altra parte importante, come sottolineava Di Stefano, è un capitolo sulla toponomastica e l’onomastica, perché è chiaro che bisogna studiare anche i toponimi per capire la vera storia di un luogo, ad es. v’è un’aporia tra le quasi nulle fonti materiali sugli Arabi da un canto e dall’altro la statisticamente rilevante presenza di toponimi e cognomi direttamente collegabili alla lingua araba; Franco Causarano, tra l’altro, ricordava anche l’elencazione del libro di decine di personaggi di cui gli autori hanno voluto evidenziare la presenza perché la storia la fanno gli uomini, le cose e i luoghi, non solo le classi dirigenti e i “condottieri”. La storia di Scicli, dopo il periodo bizantino, arabo e arabo-normanno si compenetra con quella della Contea di Modica, di cui Scicli era parte importante, e in quel contesto gli archivi consentono, se pure in modo frammentario, di ricostruire storie di uomini, siano essi giurati, chierici (nel libro l’accento si pone molto sugli ordini mendicanti, per esempio), conti, capimastri e popolani i cui nomi, per varie ragioni, sono stati tramandati dalle fonti.

Paolo Nifosì ha evidenziato anche la necessità, in questo contesto, di una sempre pressante tutela del patrimonio monumentale e bibliografico, di quanto ancora rimane, sopravvissuto al terremoto del 1693, perché non è pensabile che la storia di Scicli da valorizzare sia solo quella post-terremoto e moderna. Enti pubblici e soprintendenze si debbono imporre per tutelare chiese, monumenti, palazzi simbolo della storia medievale di Scicli, si pensi allo stesso complesso monumentale della Croce, ma anche al palazzo Terranova - Cannariati, al convento di Sant’Antonino che recentemente sta avendo ulteriori crolli… Nifosì ha quindi messo in luce la rigorosa cronologia che gli autori hanno seguito nella parte storica del volume, anno per anno (ove vi sono notizie e fonti) per presentare al lettore evoluzione e cadute della città, crescita e involuzione, cambiamenti demografici, ecc…

Ignazio La China ha accennato anche a San Guglielmo (se ne parla nel libro) con l’importante rilettura fatta nei suoi due più recenti libri, il beato dalla cui storia la città non può (e non deve) prescindere, ma soprattutto anche all’opera di Giovanni Murifet, che proprio alla Croce operò e che andrebbe studiato ancora meglio. Stefania Santangelo ha illustrato i suoi interventi nel libro riguardo alla numismatica, e Giuseppe Nativo ha accennato ai suoi approfondimenti sulla presenza ebraica a Scicli fino al 1492, anno della diaspora anche in città (nel libro si cerca di dare anche risposte alla storia e ai toponimi relativi agli Ebrei nel territorio: da Bysmek a Sarliachim e delle contrade in cui doveva essere presente una “aliama” giudaica). Nativo ha poi accennato al suo studio sul terremoto del 1542, che con quello del 1169 fu altrettanto esiziale come quello del 1693 e contribuì ancora una volta a cambiare il volto della città.

Il libro, ha evidenziato la prof. Salvina Fiorilla, pone anche degli interrogativi cui vanno date risposte certe, oltre al riordino delle fonti, anche una loro puntuale critica e un discrimine per valorizzare le parti più importanti ed utili rispetto a certa tradizione data per scontata, ma che non lo è affatto.  A questi interrogativi va data quanto prima una risposta anche con nuovi studi e un rinnovato fervore medievista, se così si può dire, e gli autori hanno come obiettivo proprio questo: invitare i giovani studiosi a proporre altre ricerche partendo proprio dal volume e da questi interrogativi, perché si tratta di un libro da cui partire, non un testo che si pone come “definitivo”. Fiorilla e Sammito hanno messo in rapporto questi studi con il lavoro che si sta facendo al Castello, con l’apporto di due archeologi polacchi: nuovi scavi, nuovi materiali, nuove catalogazioni da fare che potranno confermare o smentire le fonti tramandate e di cui il libro si occupa approfonditamente.

Pitrolo ha fatto un breve excursus della storiografia che si è occupata di Scicli, da Mariano Perello “primo storico di Scicli” in poi ed ha evidenziato quegli aspetti che a suo modo di vedere sono le linee guide del libro.

Anna Maria Sammito ha posto in rilievo anche l’importanza della stessa collazione delle fonti, che può sembrare banale, ma che è invece molto utile agli archeologi i quali possono partire dal libro, usandolo come manuale.

Dopo gli interventi degli autori (Micciché e Fornaro), il sindaco di Scicli ha chiuso il convegno evidenziando, tra l’altro, che «è un libro interessante perché riesce a riportare le lancette dell’orologio molto indietro nel tempo, addirittura all’alto Medioevo e fornisce un livello scientifico alto fornendo informazioni che non avevamo o non erano state considerate a sufficienza».

Di Stefano e Pitrolo hanno anche fatto notare la presenza nel volume di due corposi indici analitici e di una estesa bibliografia, nonché le tantissime note che arricchiscono il volume.


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Riparte “Floridia In Biblioteca” nella sua seconda edizione. L’Associazione Focus inaugura la programmazione con la presentazione del libro “Non giurare sulla luna” .

 In un gremita Biblioteca Comunale di Floridia, venerdì 28 Settembre 2018, è stata  presentata la seconda edizione di “Floridia in Biblioteca”, progetto pilota e fiore all’occhiello della neonata Associazione Focus, patrocinato da l Comune di Floridia. Inaugurato anche il cartellone mensile, che darà il via a una stagione culturale piena di novità. Gli eventi, articolati in varie sezioni, racconteranno di mondi e generazioni a confronto, ponendo così il Focus sull’urgenza di dialogare e di aprirsi al “diverso”.

Floridia inBiblioteca celebrare l'inizio della nuova edizione ripartendo dai libri e dagli scrittori. Ad inaugurare la sezione FIB GIOVANI, la presentazione del libro “Non giurare sulla luna” della giovanissima scrittrice e blogger floridiana Chiara Rametta, che ha conversato con la professoressa Paola Gozzo.

Apre i lavori la professoressa Stefania Germenia che ha presentato l’Associazione Focus, gli intenti, i progetti e le iniziative, ma anche la programmazione stessa della II Edizione di Floridia in Biblioteca.

“Il nostro grande progetto, sulla quale si fonda l’istituzione della nostra Associazione, – dice una delle curatrici- è finalizzato a sensibilizzare il territorio alla cultura, intendendola come arricchimento formativo per tutti i cittadini, con iniziative di carattere culturale, sociale, dedite alla socializzazione e allo spirito di aggregazione.  Floridia in Biblioteca, nella sua seconda edizione, parte sempre dall’idea originaria di voler rivalutare la Biblioteca Comunale, intesa come luogo custode della memoria, simbolo di una città.

Importante novità di quest’anno – continua la professoressa Germenia – è la sezione dedicata ai giovani, con l’obiettivo di riavvicinarli alla lettura e alla condivisione di momenti di cultura. In tal senso abbiamo rimpinguato anche la sezione scuola con una serie di laboratori a tema, incontri con autori che parlano di legalità, di bullismo volte a sensibilizzare i ragazzi a queste piaghe sociali. Mi piace sottolineare – aggiunge- anche la combinazione di intenti con la casa editrice Cartago con la quale abbiamo realizzato un festival letterario inserito nella sezione “La Sicilia che scrive” e presenteremo sei autori siciliani che racconteranno la Sicilia sotto varie sfaccettature. Tante le novità legate, poi, alla Sezione Cinema e Libri dove - conclude Stefania Germenia-  si passeranno in rassegna grandi libri che sono diventati grandi film. Condividendo, infine, la professione dell’insegnamento e coscienti delle urgenze sociali, io e le mie colleghe abbiamo pensato anche a una sezione Focus dove si sviluppino tematiche attuali legati all’attualità, alla legalità, alla diversità e all’inclusione. Tanti i giovani e non solo intervenuti alla presentazione del Libro “Non giurare sulla luna” della giovane scrittrice Chiara Rametta, che ha anticipato tratti interessanti del romanzo grazie a una semplice, ma accattivante conversazione con la professoressa Paola Gozzo.

“Ho trovato il libro di Chiara molto interessante perché rappresenta verosimilmente uno spaccato sociale di oggi. La difficoltà e il disagio che i giovani possono provare nella fase in cui dall’ adolescenza devono diventare adulti. E’ una lettura fresca che arriva al lettore, mai banale e pungente al punto giusto. Mi ha fatto riflettere sul fatto che forse noi adulti siamo distanti dai ragazzi che stiamo crescendo ed educando”. Sul ruolo che, appunto, gli adulti hanno nell’aiutare i ragazzi a non omologarsi alla massa e sulle difficoltà che questi hanno in tal senso risponde la giovane Rametta: “Per i giovani essere ‘diversi’ della massa è un prezzo alto da pagare perché ciò comporta l’inevitabile esclusione dal proprio gruppo sociale. Gli adulti possono provare a tendere una mano, cercare di capire gli sbagli dei ragazzi e premiare non solo le vittorie, ma anche le sconfitte”.

 


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Sarà presentato a Ragusa, giovedì 4 ottobre, alle 17, al Centro Studi “Feliciano Rossitto”, a Ragusa, il primo giallo di Diletta Barone, dal titolo “Giallo a Zanzibar”

 

Ragusa, 28 settembre 2018 – Diletta Barone è nata e vive a Bologna, ma le sue origini sono ragusane. Con il territorio ibleo ha mantenuto un legame fortissimo. Ha insegnato lettere in vari istituti e ha pubblicato sette romanzi. Questo è il suo primo giallo.

Se ne parlerà, con Davide Bocchieri, al Centro Studi Feliciano Rossitto, a Ragusa (Via Ettore Majorana 5), il 4 ottobre. Giorgio Gurrieri leggerà brani del libro.

 

Dalla quarta di copertina:

“Un morto senza volto viene trovato nelle piantagioni di spezie a Zanzibar. L'ispettore Newere inizia a indagare, anche se terrorizzato dalla magia nera. Da Londra viene mandato dai parenti della vittima il detective Matt Owen, alle prime armi, che fra intrighi, misteri, stregonerie e innamoramenti, riuscirà a risolvere l'intricato caso”.

 

s. m.


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Autore: Salvo Micciché, Stefania Fornaro
Editore: Carocci Editore

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Scicli, 11 settembre 2018 – Il nuovo libro “Scicli. Storia, cultura e religione (secc. V-XVI)” (di Salvo Micciché e Stefania Fornaro, Carocci editore 2018) sarà presentato sabato 22 settembre alle ore 17:30 a Scicli, presso il Convento di Santa Maria della Croce, a cura del Polo Regionale di Ragusa per i siti culturali, del Comune di Scicli e de Il Giornale di Scicli.

Interverranno: prof. Giovanni Di Stefano (archeologo, direttore del Polo Regionale di Ragusa per i siti culturali), prof. Vincenzo Giannone (sindaco di Scicli), arch. Calogero Rizzuto (soprintendente ai Beni Culturali di Ragusa), prof. Franco Causarano (direttore de Il Giornale di Scicli), dr. Salvina Fiorilla (medievalista, Soprintendenza BBCC Ragusa), dr. Angela Maria Manenti (archeologa, Museo Paolo Orsi Siracusa), prof. Pietro Militello (archeologo, Università di Catania), prof. Paolo Nifosì (storico dell’arte), prof. Giuseppe Pitrolo (critico letterario e autore della Prefazione), dr. Anna Maria Sammito (archeologa, Soprintendenza BBCC Ragusa).

Saranno presenti gli autori, Salvo Micciché e Stefania Fornaro, e gli studiosi che hanno contribuito al volume, don Ignazio La China (storico), Giuseppe Nativo (storico, pubblicista), dr. Stefania Santangelo (numismatica, CNR IBAM Catania).

Il libro tratta le fonti della storia medievale di Scicli (dal V al XVI secolo) inquadrandole nella storia generale della Sicilia e della Contea di Modica, dal punto di vista storico e archeologico ma anche culturale e religioso, trattando la storia dei personaggi e dei luoghi e dei monumenti, le istituzioni religiose e la pietà popolare, dall’alto medioevo al Cinquecento.

Il Polo Regionale di Ragusa per i siti culturali ha predisposto la presentazione nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio (22-23 settembre) aprendo le porte di un luogo simbolo di Scicli (e della Scicli materiale in particolare), il Convento della Croce, sull’omonima collina, a sud di San Matteo. “L’arte da condividere” è slogan del 2018.

 

s. m.

 


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Autore: Frasca, Ruta
Editore: Edizioni di storia e studi sociali

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Ragusa, 26 agosto 2018 – Il 27 agosto ad Ispica, a cura del Polo Regionale di Ragusa per i Siti culturali Parco di Kamarina e Cava d’Ispica e del Comune di Ispica, sarà presentato il volume “Viaggi in Magna Grecia e dintorni in età antica” (Edizioni di storia e studi sociali).

Dopo i saluti di Lucio Muraglie, sindaco di Ispica, e di Eva Moncada, Assessore ai beni culturali del Comune di Ispica, interverranno:

Giovanni Di Stefano, Direttore del Polo regionale di Ragusa per i siti culturali, Parco di Kamarina e Cava d’Ispica,

Massimo Cultraro, docente di Archeologia egea, Università di Palermo,

Massimo Frasca, docente di Archeologia classica, Università di Catania (coautore),

Carlo Ruta, saggista e storico del Mediterraneo (coautore).

 

Programma

ore 17.30 visita guidata nell’Antiquarium del Parco

ore 18 Presentazione del libro, nell’Anfiteatro del Parco Forza (sito archeologico)

 

s. m.


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Autore: Giuseppe Micciché
Editore: Centro Studi Feliciano Rossitto

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Pubblicato un nuovo saggio storico del professor Giuseppe Micciché: L’emancipazione della donna in Sicilia (Centro Studi Feliciano Rossitto, 2018)

 

Ragusa, 14 agosto 2018 – In Sicilia l’ingresso dell’elemento femminile nella sfera pubblica, entro la quale più che nella sfera privata si rende visibile il livello di parità con l’uomo, è risultato estremamente ostacolato e ridotto di fatto entro limiti molto modesti da una realtà arretrata sotto l’aspetto economico e sociale e da condizioni di vita che vedono subordinato il “sesso debole”. Se a ciò si aggiungono una corposa presenza della proprietà latifondistica, patti agrari vessatori, insediamenti industriali asfittici, un’altissima percentuale di analfabeti di sesso femminile e “una presenza ecclesiale fortemente ascoltata e alimentatrice di principi che riservano alle donne il privato”, si comprende benissimo come il cammino della donna verso la completa espressione delle proprie capacità sia stato alquanto articolato e difficile.

A scandagliare l’articolato periodo storico isolano che va dagli ultimi decenni dell’800 ad oggi, con particolare attenzione all’area degli Iblei, attraverso una certosina ricerca supportata da una nutrita bibliografia e sviluppata tenendo conto dei variegati ambiti (sociali, culturali, economici e politici) in cui la storiografia ha maturato il suo percorso è il pregevole saggio “L’emancipazione della donna in Sicilia” (Editore Centro Studi Feliciano Rossitto, Ragusa, 2018, pp. 116) dello storico santacrocese Giuseppe Micciché, con maturata perizia su variegate tematiche riguardanti la storia politica e sociale siciliana tra ‘800 e ‘900.

Abbiamo posto allo storico alcune domande per capire meglio la tematica del libro.

• Si tratta di una difficile itinerario della donna in una Sicilia molto arretrata?

– “Di questa condizione di arretratezza troviamo conferma in una letteratura abbastanza estesa, che comprende inchieste parlamentari e private – da quella del Franchetti e Sonnino del 1876 e del Damiani del 1883, a quella del Lorenzoni del 1907 – studi etnografici – in particolare del Pitrè e del Salomone Marino – romanzi e novelle – soprattutto del Verga, del Capuana e del De Roberto”.

• Qual è il panorama in ambito politico?

– “Di politica la donna non si intendeva. Raramente se ne parlava in casa. La partecipazione alla vita politica risultava molto limitata anche per gli uomini. Il sistema elettorale, introdotto con la legge del 1860, riproducente quella già in vigore nel Piemonte, faceva sì che nei vari Comuni gli impegni di natura politica ed amministrativa riguardassero pochi elementi, i cosiddetti ‘notabili’. Nel 1861, su una popolazione di 126.043 abitanti, appena 2.541 uomini godevano dell’elettorato e risultavano compresi nelle liste relative ai tre collegi – Comiso, Ragusa Superiore, Modica – in cui il Circondario era diviso”.

• Si sono verificati contributi di donne a manifestazioni di lavoratori contro i gravami fiscali?

– “Se ne sono registrati durante la vicenda dei Fasci siciliani, ai primi del nuovo secolo. Il primo dopoguerra vede a Vittoria, Comiso, Modica, Scicli un certo numero di donne partecipare ad agitazioni popolari fortemente coinvolgenti. Per larga parte degli anni ’20 e tutti gli anni ’30 giovani fasciste, vedove di guerra, massaie rurali vengono ampiamente mobilitate nel quadro delle manifestazioni volte a garantire il consenso al nuovo regime, mentre la filosofia maschilista, sostanzialmente condivisa dalla Chiesa, continua a dominare tenendo le donne nella vecchia subordinazione”.

• E dal secondo dopoguerra?

– “Si creano finalmente condizioni favorevoli alla fuoriuscita dell’elemento femminile dall’ambito ristretto del privato per immettersi in misura crescente quale elemento attivo nel sociale e nel politico”. 

Giuseppe Nativo

 

Giuseppe Micciché

Già docente di discipline umanistiche nelle Scuole secondarie, co-fondatore nel 1981 del Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa (ricoprendo la carica di Presidente fino al 2002), ha al suo attivo non pochi saggi che vanno a sviscerare, in maniera esaustiva, variegate tematiche riguardanti la storia politica e sociale siciliana tra ‘800 e ‘900 (tra cui “Dopoguerra e fascismo in Sicilia”, 1976; “Il Movimento Cattolico nella Sicilia sud-orientale”, 1994; “Santa Croce Camerina nei secoli”, 2003; “Il Movimento socialista nella Sicilia sud-orientale”, 2009; “Economia e sviluppo in terra iblea”, 2014; “Il Partito Comunista nell’area degli iblei 1919-1965”, 2014; “Stampa cattolica e società nella Sicilia sud-orientale dai Borboni al Fascismo”, 2016; “La ripresa democratica – Politica e Società nei comuni iblei 1943-1948”, 2017).

 


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Autore: Stefano Vaccaro
Editore: Il Convivio Editore

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Pubblicato il saggio di Stefano Vaccaro Silfide, maga e sirena. L’ideale femminile nella letteratura italiana dell’Ottocento

 

“Forse le donne non sono operaie, contadine, impiegate, ogni giorno più numerose? Non equivale almeno al servizio militare, la funzione e il sacrificio materno, che dà i figli all’esercito e all’officina? Le imposte, i dazi di consumo forse sono pagati dai soli maschi?”

Anna Kuliscioff (1854 – 1925) dalle colonne di Critica sociale 

Una figura muliebre vestita di scuro e con un grande velo che poggia sulle spalle estendendosi oltre la cintola. Sguardo fiero e consapevole del suo ruolo di donna. Eppure alcuni tratti somatici, appena adombrati, la ritraggono con una sorta di velata tristezza. Una donna siciliana in lutto o altro? Un enigma, forse. Tale si presenta la copertina, tratta dall’opera di Agache (Énigme, olio su tela, 1888), della recente fatica letteraria del giovane siciliano Stefano Vaccaro, “Silfide, maga e sirena. L’ideale femminile nella letteratura italiana dell’Ottocento” (Il Convivio Editore, Catania, 2018, pp. 128), con cui indaga, attraverso un testo ricco di articolate citazioni e una copiosa bibliografia, la delicata tematica del “conflitto uomo/donna” che funge da leitmotiv alla raffigurazione della femminilità in tutte le sue molteplici sfumature.

La letteratura, annota la prefatrice Maria Lucia Riccioli, non è solo testualità ma è anche e soprattutto rappresentazione in quanto lo scrittore “non solo ritrae, rispecchia, racconta, rielabora, ma dà voce ai personaggi” ponendosi come una sorta di arbiter tra i personaggi e il lettore, affinché le loro diverse sfere di esistenza trovino un punto di incontro e a volte di reciproco “leggersi” ovvero “riconoscersi al contempo diversi e simili”.

Inizia così il viaggio letterario intrapreso da Stefano Vaccaro, figlio degli iblei, laureato in scienze dei Beni culturali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi in letteratura italiana moderna e contemporanea, autore di saggi volti ad analizzare la produzione letteraria italiana delle intellettuali otto-novecentesche con particolare attenzione alle opere e biografie delle autrici siciliane.

Quello di Vaccaro è un itinerario la cui architettura è inanellata di immagini e suggestioni attraverso cui ricostruisce una serie di volti e storie che riflettono la percezione artistica (ma anche sociale) di un secolo in continuo mutamento come l’Ottocento.

È il periodo in cui la produzione letteraria italiana si arricchisce di figure femminili dalle personalità ora bonarie ed amabili, ora diaboliche ed inquietanti. In Verga, ad esempio convivono le opposte, dicotomiche visioni della psiche e della stessa fisicità femminile. Gli scenari piccolo-borghesi e le ambientazioni mondane e rusticane, proprie delle opere verghiane, fanno da sfondo a personaggi e trame dominate in buona parte da due tòpoi letterari ricorrenti sintetizzabili nella “fenomenologia amorosa e nel microcosmo familiare”. Alla base di entrambe queste esperienze risulta essere la donna, nelle sue varianti vitalistiche (e veriste), ora nella sua veste affascinante e risoluta (cliché richiamato nel quarto romanzo di Verga “Una peccatrice”, pubblicato nel 1866, da cui è tratto il titolo del libro di Vaccaro), ora in quella di angelo del focolare, protettivo e amorevole. In questi luoghi di finzione la donna non fa altro che aggiungere “vapore trasparente e illusorio” fomentando così la sua aura di apparizione enigmatica.

 

Cosa ti ha ispirato a scrivere il libro?

“Abitando in centro storico, a Ragusa Superiore, mi è spesso capitato di alzare gli occhi e di scrutare, tra filari di edifici barocchi, una piccola targa recante la scritta: QUI VISSE MARIANNINA COFFA (1860-1876). Nulla di più, nessuna altra didascalia, nessuna altra informazione, il silenzio! Quando in realtà ci sarebbe così tanto da raccontare. La ricerca è stata ispirata dalla storia delle donne che troppo spesso, per troppo tempo, non hanno avuto il giusto riconoscimento o semplicemente l'opportunità di esprimere i propri pensieri perché nate donne, perché ritenuti esseri inferiori. Mi piaceva mostrare, per una volta, l'uomo, la figura maschile, atterrita dalla presenza femminile”.

 

Qual è la figura di donna siciliana che ti ha colpito di più e perché?

“Il periodo che studio è l'Ottocento che è anche l'epoca nella quale un'intera generazione di autrici impugnò la penna per rivendicare - con esiti più o meno riusciti - la necessità di esprimere le proprie idee, di confrontarsi politicamente e intellettualmente, di godere di spazi del sapere prima quasi del tutto preclusi, quali giornali, periodici e riviste, di poter scrivere e pubblicare proprio come gli uomini. Le donne di cui parlo hanno dei nomi anche se a volte sconosciuti alla critica, sono Giuseppina Turrisi Colonna, Letteria Montoro, Rosina Muzio Salvo, Concettina Ramondetta Fileti, Lauretta Li Greci e diverse altre, interpreti del più alto sentire muliebre siciliano e nazionale”.

 

Se dovessi effettuare un excursus sintetico della figura muliebre, con riferimento anche alla dignità del suo ruolo, nella letteratura siciliana dal Duecento all’Ottocento, cosa scriveresti?

“Allargherei decisamente il discorso oltre alla letteratura. La Sicilia è terra di grandi donne che hanno dato un contributo fondamentale alla storia regionale e non solo. Spesso la levatura morale ha coinciso con l'importanza del ruolo ricoperto, altre volte no. Per restare nel comprensorio ibleo penso alla scaltrezza politica di figure come Anna I Cabrera (1459-1526) che seppe legare il suo nome a quello dei reali di Spagna, così come la discendente Vittoria Colonna Cabrera (1558-1633) fondatrice dell'omonima città e in tempi relativamente più recenti gli altissimi esempi di santità delle beate Maria Schininà (1844-1910), Maria Barba (1884-1949) e Maria Curcio (1877-1957), e ancora, quello della filantropa Maria Paternò Arezzo (1869-1908) oltre che della figura rivoluzionaria di Maria Occhipinti (1921-1996). Tutte donne le cui esperienze hanno magnificato la terra iblea illuminandola con sprazzi di luce attraverso il loro stesso vissuto”. 

Giuseppe Nativo


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La Costa Concordia, il naufragio del 13 gennaio 2012: il racconto di due ragazzi di Ragusa e la  promessa di matrimonio salvata in tempo, grazie ad un ‘angelo’

 

Eccoci qui con un’altra storia di navi. Due i protagonisti, tra 4229 persone che hanno vissuto quell’assurdo naufragio sulla Costa Concordia il 13 gennaio del 2012.  

L’urto contro lo scoglio de Le Scole in prossimità dell’isola del Giglio  ha provocato una falla di circa 70 metri  sulla carena, il mayday lanciato quasi un’ora dopo l’impatto. Sono stati 32 i morti tra passeggeri ed equipaggio. 


[…il comandante Schettino (salito in plancia alle 21:34), poco dopo una breve conversazione telefonica sulla profondità del fondale con il comandante a riposo Mario Terenzio Palombo, ha assunto la conduzione della navigazione, ordinando subito dopo rotta 300° e velocità 16 nodi, e, mezzo minuto più tardi, rotta 310° e poi 325° in modo da proseguire l'accostata per avvicinarsi all'isola del Giglio per il saluto. Alle 21:42 e poi alle 21:43 Schettino ha ordinato rotta 330° e poi in rapida successione 335°, 340° e 350°, per passare davanti all'abitato di Giglio Porto tenendosi più sottocosta possibile ed emettere dei fischi di saluto. Fonte: www.wikipedia.org]

 

Ricordi che non vorrebbero mai affiorare ma che ricompaiono quando pensi di aver dimenticato, di aver superato quella paura. Martina e Salvatore si erano imbarcati il giorno prima a Palermo sulla Costa Concordia per la loro prima crociera. Lui aveva avuto la brillante idea di regalare a Martina questo viaggio per il suo compleanno e nello stesso tempo poterle organizzare una festa a sorpresa  con annessa promessa di matrimonio. L’anello l’aveva già consegnato allo chef che l’avrebbe tirato fuori insieme alla torta e ai fuochi pirotecnici. Ma purtroppo il giorno dopo, venerdì 13 gennaio alle 21:45, qualcosa non andò come previsto. Si erano appena seduti a tavola per la cena, lui era trepidante nell’attesa della sua proposta…

 Martina e Salvatore oggi quasi ricordano a fatica quella sera. Molte cose risultano ancora sbiadite dalla paura, altre riaffiorano durante il racconto, altre ancora risultano inspiegabili per entrambi. 

Partiamo dall’inizio, lì sul molo di Palermo, Martina Scribano, 23 anni e Salvatore Capizzi (24), di Ragusa, due giovani felici di imbarcarsi, mano nella mano, come sempre. La foto scattata da un amico a ridosso della Costa Concordia è l’unica rimasta perché sia il telefonino che la macchina fotografica sono rimasti in fondo al mare. Nessun altro ricordo visivo da poter mostrare.

 

La loro storia

 «Siamo entrati sulla nave, una sensazione fantastica – inizia Salvatore –tutto bello,  grande e luminoso. Appena metti piedi là dentro ti scordi subito che stai su una nave; pensi piuttosto di essere in una vera città dove tutto è possibile fare: un attimo prima sei in piscina, nella SPA, subito dopo sei già in giacca e cravatta per la serata di gala. Non facevo altro che pensare al giorno dopo, poiché avevo organizzato una serata speciale per dichiarare a Martina nuovamente il mio amore e farle la proposta di matrimonio. Il primo giorno da Palermo a Civitavecchia ci siamo goduti il piacere della crociera, eravamo felici, tutto era perfetto ma eravamo solo all’inizio ed era troppo presto per cantare vittoria.

Avevamo grandi aspettative per quel viaggio –continua Martina –dal momento che i nostri genitori, che avevano fatto l’anno prima la stessa crociera, ci avevano raccontato storie bellissime. Ma la nostra storia era tutta da raccontare: tornati da una serata al teatro ci siamo diretti nella sala ristorante dove nei buffet e sui tavoli il cibo era il protagonista principale. Avevamo lasciato in cabina telefoni, documenti, macchine fotografiche e quant’altro.  Ad un tratto un forte scossone come se la nave avesse urtato qualcosa e nello stesso tempo avesse fatto retromarcia. Se non fosse stato per la pila dei piatti e bicchieri che incominciavano a cadere, nessuno si sarebbe allarmato più di tanto. I camerieri che i filippini a bordo non mostravano segni di paura e si muovevano con normalità. Cos’è stato? Qualcuno disse che era scoppiato il generatore. Le luci si sono spente di colpo e sono iniziate grida di paura. Tutti abbiamo cercato una via di fuga. Alcuni, purtroppo, quella sbagliata! 

Ci trovavamo al quarto piano, credo, e uno chef ci ha aperto una porta di servizio. Nelfrattempo era ritornata la luce. Da questa porticina, interdetta ai passeggeri, siamo arrivati ad una scala di servizio che ci ha portato subito sul ponte dove si trovavano le scialuppe di salvataggio. Appena in tempo. Subito dopo hanno chiuso le porte stagne dietro di noi. Ma noi eravamo già fuori.

Gli avvisi ripetevano che bisognava recarsi nelle muster station[sala adunate, ndr] e molti lo hanno fatto. Altri ancora, soprattutto gli stranieri che avevano già cenato, purtroppo si trovavano già a letto e non si sono mossi da lì.  Dopo tanto tempo da questo annuncio (un ora, forse) è suonata la sirena d’allarme, i 7 fischi che  indicavano l’evacuazione…

Il cuore batteva a mille all’ora, tenevo Martina per mano, eravamo impietriti – continua Salvatore – abbiamo pensato che la nostra vita fosse già finita li su quel ponte e la nave, che prima si era inclinata da un lato e dopo si era quasi livellata, poi ha iniziato ad inclinarsi proprio dal nostro lato. La parete stava diventando il pavimento. Due ore di terrore, “la morte con gli occhi”, ma mi sono messo accanto ad un barile, quello che pare si gonfia in acqua. Non mi sarei mai buttato in acqua senza un appoggio perché era tutto buio pesto.  Alcuni però si buttavano giù e qualcuno è morto risucchiato dal vortice provocato dall’incagliamento della nave.  Grida, pianti di bambini, un fuggi-fuggi generale.

[Al momento dell’abbattimento sulla dritta, diciotto delle persone che stavano attraversando il corridoio trasversale poppiero nei pressi dell'atrio ascensori per spostarsi da sinistra a dritta  sono scivolate nella zona allagata di poppa dritta del ponte 4 o nei vani ascensori, perdendo la vita  Wikipedia]

Martina impietrita pensava di rivivere dal vivo scene dal film Titanic. Dopo circa due ore di panico  sono iniziate le operazioni di salvataggio. È stato lì che come in  quel film nella scena “Mi fido di te”, Martina mi ha seguito: ci siamo avvicinati alla scialuppa 27. Era quella che toccava a noi ma ahimè non si era aperta. Fortunatamente per noi dico oggi poiché è stata quella che poi in mare si è capovolta.

…Infatti siamo scesi con la 26 – aggiunge Martina – ma i filippini non riuscivano a farla partire  e così siamo finiti sopra lo scoglio  e successivamente siamo andati a sbattere sulla nave e alzando gli occhi vedevamo le pareti sulla nostra testa con la scritta Costa Concordia. La nostra scialuppa si era bucata.  

Ancora panico, ancora grida. Non era ancora finita! Ho pensato di morire e la cosa più brutta per me era quella di non poter sentire i miei genitori per l’ultima volta.  Ma un angelo ci è venuto incontro. Vedendo questa situazione, un ufficiale coraggioso si è buttato in acqua, ci ha disincagliati e ci ha portato a riva, a circa 150 metri dalla nave, sul molo dell’isola del Giglio. Ecco, eravamo in quell’isola. Ora lo sapevamo!  Solo dopo abbiamo appreso che quello era stato un inchinoche la nave era solita fare da quelle parti. 

La tragedia però ha vinto sulla cortesia. Man mano che ci allontanavamo dalla nave si sentivano meno le grida delle persone e noi ci sentivamo già fortunati nella sfortuna, stavamo per toccare terra. Il freddo era tremendo, non avevamo nulla addosso, solo abiti leggeri. Io avevo una magliettina leggera e tremavo. Tremavamo entrambi e non so se  più per il freddo che per la paura, poi sulla terra ferma ci hanno portato in una chiesa e poi ancora in una palestra dove ci hanno dato indumenti e coperte.  L’organizzazione è stata impeccabile.

Ci ha ospitati una signora, madre o nonna di un ragazzo imbarcato – dice Salvatore – Ma prima di entrare in quella casa, sul molo con le lacrime, senza abiti che ci riscaldassero, senza cena, senza luci e senza sfarzi, senza torta, senza anello,  nel nulla e sotto il cielo, togliendoci i giubbotti di salvataggio, io ho voluto a tutti i costi chiedere a Martina, proprio là, in quel momento: “mi vuoi sposare?” Il suo sì e le nostre lacrime di gioia per un attimo hanno cancellato il trascorso.  Per troppo tempo però non abbiamo voluto parlare dell’accaduto.

Supporto psicologico e tanto amore ci hanno quasi liberato da quella paura– conclude Martina –.Due anni dopo la disavventura su quella nave ci siamo sposati ed oggi abbiamo Mattia, il nostro grande amore. Non so se gli racconteremo mai questa storia, magari quando sarà in grado di farlo, leggerà su Ondaiblea questo nostro racconto. Adesso è ancora presto.

Io ho ancora paure da superare e me ne sono accorta da poco nel tragitto  da Venezia a Murano su un vaporetto. Ho stretto in braccio il mio bambino poiché in quel momento un temporale e il vento forte hanno increspato parecchio le acque e ho provato una sensazione già conosciuta, ho avuto ancora paura. Forse non farò più una crociera, chissà… se dovessi  farla e dovessi portarmi dietro il mio bambino sono sicura che non lo lascerei nell’area bimbi. Molte persone quel giorno avevano lasciato i loro bambini nella sala animazione e non riesco ad immaginare l’angoscia che abbiano potuto provare nel dubbio di non poter riabbracciare più i loro piccoli».

 

– E Schettino?, chiediamo noi. Nel vostro racconto manca la figura del comandante. Non lo avete neanche nominato. Cosa provate per quest’uomo?

Nulla, – dicono – non lo giudichiamo. In fondo è un uomo, con le sue debolezze ed i suoi errori. Oggi è libero, la giustizia italiana pensiamo lo abbia assolto.

– E quella divina?

Non rispondono…

 

Giovannella Galliano


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Un infortunio a bordo della nave Arctic Sun e l’evacuazione con un elicottero della JCG (Guardia Costiera Giapponese) nel Novembre 2005

 

Continua la rubrica  “Storie di Navi” che permette ai lettori di ascoltare dalla voce dei protagonisti alcuni racconti che hanno suscitato all’epoca l’attenzione e lo stupore dei media. Sono storie di navi, di guerra o semplicemente storie che sono rimaste impresse nella memoria di qualcuno e che noi raccoglieremo per condividerle con i nostri lettori.

Il capitano Gaetano D’Agostino, dopo averci raccontato la storia dellascomparsa in mare della nave greca da carico alla rinfusa  Pasithea, oggi ci regala un altro ricordo, risalente al 6 novembre del 2005. La sua premessa è importante per capire l’intero racconto di cui lui fu soltanto testimone ‘via radio’ poiché si trovava a bordo della Polar Eagle in navigazione nel Mare di Bering diretto in Giappone, mentre l’accaduto si riferisce alla nave gemella Arctic Sun diretta verso l'Alaska

Dalla sua premessa ricordiamo che il capitano Gaetano D’Agostino, in pensione dal 2010, ha navigato per ben 36 anni con una Compagnia che aveva due navi metaniere (addette al trasporto di LNG-Liquefied Natural Gas o GNL -Gas Naturale Liquefatto) che operavano tra Alaska (porto di caricazione) e Giappone (porti di discarica), generalmente quando una si trovava in Alaska l'altra era in Giappone e viceversa. Durante le traversate oceaniche si incrociavano circa a metà viaggio nei pressi dell'isola di Attu (Aleutine), nel mar di Bering o in Oceano Pacifico ad ovest delle isole russe Kurili.  Per anni gli Ufficiali Superiori (Comandante, Direttore di Macchia, Primo Ufficiale e Primo Macchinista) si alternavano di volta in volta su una o sull'altra nave. Navi perfettamente identiche che solo gli addetti potevano riconoscerne le minime differenze.

Dopo il 2000, avendo ridotto i periodi a bordo e aumentati i periodi di licenza a casa, avevano stabilito una nave fissa per ognuno di loro. Cioè, a fine vacanza, si ritornava sempre sulla stessa nave da dove si era sbarcati, tanto che ognuno lasciava a bordo molto del proprio bagaglio personale. Quasi giornalmente le due navi erano in contatto tra di loro via radio. I nomi delle due navi sulle quale operava il capitano D’Agostino dal 1993 sino a 2007 erano la Polae Eagle e la Arctic Sun. Nel 2007 essendo state vendute ad una nuova compagnia cambiarono i rispettivi nomi in Polar Spirit e Arctic Spirit.

 

Il racconto del Comandante D'Agostino

Ero a bordo della Polar Eagle, in navigazione nel mar di Bering diretto in Giappone, ero in stazione radio sul ponte di comando, dove normalmente rispondevo alle varie email e messaggi degli uffici di terra, quando arrivò una chiamata radio da parte della nave gemella Arctic Sun. Era una chiamata privata che normalmente di tanto in tanto gli ufficiali facevano per scambiarsi informazioni e notizie varie. L’Arctic Sun circa due giorni prima aveva lasciato il Giappone ed era diretta verso l’Alaska, in pratica in viaggio inverso al nostro. Il mio ufficiale di guardia risponde alla chiamata e dall'altro lato sente la voce del collega che dopo aver salutato diceva: «Ma non sapete niente di cosa ci è successo?» -  «No, cosa è successo?» - «Abbiamo avuto un incidente a bordo ed una persona è stata evacuata con l’elicottero». Il collega mi ha quindi raccontato l’accaduto nei particolari.

La Arctic Tokyo era partita il giorno prima dal porto di Negishi (Giappone) dove aveva scaricato ed era diretta in Alaska per il prossimo carico. Il Comandante, valutando le condizioni meteo previste, aveva tracciato la rotta per mantenersi quando più vicino alle isole giapponesi di Honshu e Hokkaido, poi delle isole russe Kurili, prima di attraversare l'oceano sino a raggiungere le prime isole americane delle Aleutine. Era mattino, orario di colazione, e alcuni Ufficiali si trovavano in sala pranzo per consumare la loro colazione quando dalla cucina di bordo, adiacente alla sala pranzo, sentono arrivare un urlo e una richiesta immediata di aiuto. Si alzarono e corsero a vedere cosa stava succedendo e con loro grande sorpresa trovano il capocuoco (Ch. Steward) italiano a terra con il sangue che usciva fortemente dal braccio sinistro e che in brevissimo aveva impregnato gran parte della cucina.

Devo premettere che tutti a bordo erano in possesso di Certificati di Pronto Soccorso e un paio anche di quelli di Pronto Soccorso Avanzato, ma che avendo anche seguito dei corsi interni di Bloodborne Pathogencioè di come evitare possibili infezioni patogene venendo a contatto con liquidi umani (sangue, urine, saliva, vomito etc...) di persone possibilmente infette, sapevano bene che prima di dare soccorso a qualcuno dovevano proteggersi loro stessi per ridurre il rischio di possibile contagio. Tutto normale e risaputo,  dunque, ma in una situazione di estrema emergenza come quella che si era parata loro dinanzi agli occhi non avevano tempo per indossare mascherine, grembiuli, occhiali, guanti ed altro e si son prodigati subito a cercare di stagnare, fermare o ridurre al minimo, lo zampillo di sangue che l'infortunato aveva copioso dal braccio.

Uno degli ufficiali alla vista del sangue sparso dappertutto si è quasi sentito mancare, un altro invece senza curarsi di imbrattarsi tutto lui stesso afferrò un asciugamano bianco pulito e lo attorcigliò stringendolo al braccio dell'infortunato cercando di fermare la perdita di sangue. Nel contempo il comandante avvisato di quando stava succedendo si recò sul ponte di comando mettendosi in contatto con gli uffici di terra e con la guardia costiera giapponese, questi appena compreso la gravità del fatto e avendo visto che la posizione della nave era ancora entro la portata degli elicotteri dell'isola di Hokkaido, fu ordinato di cambiare rotta e dirigersi in una certa direzione verso l'isola in modo da abbreviare la distanza tra terra e nave. Intanto, a bordo, si cercava al meglio di tamponare la ferita al braccio del cuoco, posizionando anche lacci emostatici e fasciando al meglio la parte lesa, senza però riuscire a fermare completamente la fuoruscita di sangue e incoraggiando l'infortunato che sbiancato completamente in viso era in panico e quasi al collasso, da terra si sono alzati in volo un aereo di ricognizione e un elicottero per raggiungere la nave e provvedere all'evacuazione dell'infortunato e al suo trasferimento in ospedale dove poter intervenire adeguatamente.

Il Comandante restava sul ponte di comando e dirigeva la nave secondo le istruzioni inviate da terra per il rendez vous fissato, la squadra di pronto soccorso di bordo teneva sotto controllo l'infortunato e lo preparava sulla barella per essere trasportato all'aperto sul ponte principale all'avvicinarsi dell’elicottero. Dopo qualche tempo l'aereo di ricognizione sorvolava la nave e dava direttive all'elicottero per avvicinarsi verso di essa.

Quando anche l'elicottero arrivò in zona il pilota e il comandante della nave concordarono la prora e la velocità che la nave doveva assumere e mantenere per facilitare il tutto. All’arrivo dell’elicottero, due dell’equipaggio, guardia costiera giapponese e personale medico, scesero a bordo della nave, sulla parte sinistra prodiera, tramite cavetto d'acciaio guidato da un verricello da bordo lo stesso elicottero. Una volta a bordo verificarono lo stato dell'infortunato, che nel frattempo era stato trasportato con la barella rigida di bordo dalla cucina alla zona designata, e lo trasferirono su di una barella a cestello fatta scendere dall’elicottero. Tutto ciò mentre il velivolo permaneva quasi statico a una decina di metri di altezza dalla nave e fuori dal suo piano di coperta per evitare il rischio di possibile coinvolgimento con le strutture di bordo.

La barella a cestino con l’infortunato dentro fu quindi virata indietro su l'elicottero e l'infortunato preso in carica da personale medico a bordo. Poi, uno per volta, i due membri della guardia costiera giapponese scesi a bordo per prendersi cura dell'infortunato risalirono sull’elicottero, sempre sospeso in aria, tramite lo stesso cavetto che li aveva portati a bordo. Una volta risaliti tutti, l’elicottero riprese il viaggio e si diresse verso Hokkaido.

Apprendemmo in seguito che il ferito una volta ricoverato in Ospedale nell’isola di Hokkaido i medici lo hanno sottoposto ad intervento. Hanno ricollegato e suturato l’arteria dell'avambraccio tranciata per ripristinare il normale flusso sanguigno e fermare l’emorragia, oltre che riparare anche un tendine tranciato.  Dopo essere stato dimesso dall’ospedale giapponese egli è rientrato in Italia dove ha subito un altro intervento e dopo il dovuto tempo di riabilitazione, è ritornato a navigare».

 

L’incidente fu discusso durante le riunioni di sicurezza su entrambe le navi sociali stabilendo che la causa sarebbe stata l’errore di non indossare il guanto di maglia d'acciaio mentre veniva affilato un coltello e che quindi venne ricordata a tutti gli addetti l’importanza dell’uso di questo oggetto di protezione da usare ogni volta che si affilano coltelli. Inoltre, si è deciso di provvedere la nave con un affilacoltelli professionale elettrico in modo da evitare il più possibile l'uso manuale dell'acciaino. 

Giovannella Galliano


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Il 5 agosto 1990 scomparve in mare la nave greca da carico alla rinfusa Pasithea, a bordo era un equipaggio di 31 persone

 

Storie di navi, di uomini, di carichi ma non sempre sono storie di felici crociere. Questo nuovo appuntamento di Ondaiblea con le storie che colpiscono il cuore vuole essere uno sprono per tutti a volersi raccontare. Sono ricordi che affiorano per caso, altre volte sono tormenti lasciati in fondo all’anima.

 

Abbiamo raccolto una storia di un triste destino toccato ad una nave Pasithea, risalente al 5 agosto 1990: «la Pasithea - Chios, nave da carico alla rinfusa greca di 80000 tonnellate di stazza».

 Ce la racconta Gaetano D’Agostino, Comandante in pensione dal 2010 ma all’epoca comandante in servizio su navi da carico. 

La notte prima della tragedia lui ed il suo equipaggio avevano schivato il terribile tifone Vernon al largo dell’isola giapponese di Honshu, mentre erano diretti a Negishi-Yokohama per scaricare la nave. Nello stesso mare un’altra nave, appunto la greca Pasithea, non aveva avuto la stessa fortuna. La mattina del 5 agosto, alle 6:40, il comandante Gaetano D’Agostino col suo binocolo ha scorto qualcosa in lontananza…

Ed ecco il suo racconto. Un diario di bordo a distanza di 28 anni ma descritto con la stessa lucidità del momento, perché le storie di navi per chi ha un cuore marinaro rimangono là per sempre.


«Era l’alba del 5 Agosto 1990. Come al solito verso le sei del mattino mi ero alzato dal letto, lavato, vestito e preso il caffè che mi ero preparato nel soggiorno del mio appartamento, il giorno precedente e durante la notte eravamo stati sballottati un po’ dal passaggio nelle nostre vicinanze del tifone denominato Vernon. Fortunatamente eravamo riusciti a scansarlo abbastanza bene immettendoci nel suo semicerchio maneggevole (i marinai sanno cosa vuol dire). Verso le 6:40 sono stato chiamato telefonicamente dall’ufficiale di guardia sul ponte, che mi avvisava di aver avvistato in lontananza qualcosa che gli sembrava un relitto o meglio una lancia di salvataggio in mare.

Dissi di avvisare immeidatamente in macchina di ridurre a velocità di manovra e mi apprestai ad andare sul ponte di comando. Navigavamo al largo dell'isola giapponese di Honshu dove eravamo diretti verso il porto di Negishi - Yokohama per la discarica. Navigavamo a circa un centinaio di miglia nautici a nord-est dal porto di Kashima; il mare era lungo, a causa al passaggio del tifone in quell’area il giorno prima. Arrivato sul ponte assunsi il comando di guardia, e cominciai a dare ordini per manovrare la nave e dirigersi lentamente verso un punto del mare che mi veniva indicato dal personale di vedetta.

Preso il binocolo personale, guardai nella direzione che mi indicavano e vidi chiaramente che si trattava di una scialuppa vecchio tipo, di quelle ancora scoperte ormai quasi in completo disuso. Ordinai al Primo Ufficiale di mettere in allerta tutto l’equipaggio e di preparare una delle nostre scialuppe in caso di necessità. Avvicinandoci sempre più al bersaglio in mare, non si notava altro, tutto intorno, nessun segno di persone, assolutamente nulla. Manovrai la nave in modo tale di trovarmi con la scialuppa in mare quasi sottobordo e a nave ferma sull’acqua.

Ci trovavamo esattamente nella posizione “Lat. 36° 09'.4 Nord / Long. 141° 51'.7 Est”. Non c’erano ancora le prodigiose macchine fotografiche digitali, neppure i telefonini con la fotocamera. A bordo avevamo solo due macchine fotografiche Polaroid e sei cartucce per fare foto.  Avvicinandoci alla scialuppa cominciai a fare delle foto, quando ebbi la scialuppa sottobordo riuscii a leggere il nome della nave e il compatimento marittimo della nave cui apparteneva “Pasithea - Chios”, da una veloce ricerca sui libri di bordo venni a conoscenza che si trattava di una nave da carico alla rinfusa greca di 80000 tonnellate di stazza. La lancia in mare si presentava con un grosso squarcio al giardinetto (lato posteriore) destro, non c’era nessun segno di persone nei pressi, né di altro materiale galleggiante.

Come prima cosa ho pensato che la scialuppa fosse stata persa dalla nave a causa cattivo tempo durante il passaggio del tifone il giorno precedente. Però mi pareva strano che non avessimo ricevuto nessun messaggio della nave che l’avrebbe persa, In casi del genere, infatti, si avvertono tutte le navi in zona e le autorità costiere.  Avvisai immediatamente via radio la Guardia Costiera Giapponese  (JCG - Japan Coast Guard) fornendo loro tutte le informazioni in mio possesso,  la posizione geografica dove ci trovavamo, il nome della mia nave, il mio nome e il mio grado a bordo. Dopo circa due minuti dalla trasmissione del messaggio radio, mi chiamarono al telefono. Era il Comando della  Guardia Costiera di Tokyo che mi chiedeva se potessi confermare ciò che avevo scritto nel messaggio radio e quando risposi di sì mi fu detto di restare in zona e cominciare una ricerca accurata, seguendo un certo schema, nell’area di mare attorno la scialuppa e mi informano che alla Pasithea era stata fatta sospendere la discarica di minerale di ferro che aveva in atto e mandata via dal porto di Kashima, dove si stava avvicinando pericolosamente il tifone Vernon e che era dal pomeriggio di ieri che non avevano più notizie ne di lei ne dell'equipaggio.

Avvisai del fatto anche il rappresentante della mia Compagnia e il nostro agente a Yokohama dove ero atteso alle ore 11 del giorno dopo. Avevo ben 5 ore di anticipo e quindi perdere qualche ora di tempo non mi preoccupava più di tanto e poi in casi del genere tutto diventa secondario nei confronti della ricerca in mare in caso di sospetto disastro.  Dopo meno di mezz’ora vidi levarsi in volo verso di noi alcuni elicotteri e un paio di aerei di perlustrazione della JCG, dopo circa altre due ore si avvicinarono anche un paio di motovedette (sempre della JCG), una volta che loro furono sulla scena nei pressi della scialuppa in mare mi dissero che io potevo proseguire il mio viaggio e che avrebbero continuato loro le ricerche del caso.

Il giorno dopo, appena arrivato in porto, il mio agente marittimo e il rappresentante della mia Compagnia venuti a trovarmi mi informarono che non era stato trovato assolutamente niente oltre la scialuppa da me segnalata e che si sospettava che la nave fosse affondata con l’intero equipaggio, possibilmente in pochi minuti durante una virata in mezzo al cattivo tempo causato dal tifone, virata che magari aveva fatto spostare nelle stive il carico parziale che aveva ancora a bordo causandone un equilibrio instabile e un subitaneo capovolgimento con seguente affondamento senza il tempo di poter fare qualcosa. 

A Tokyo, il giorno prima della scomparsa della nave, erano arrivati anche alcuni membri dell’equipaggio che dovevano rimpiazzare altri che andavano in vacanza e la moglie del Comandante che desiderava passare un periodo di ferie a bordo con il marito. Da quel momento non ho mai saputo più niente dell'accaduto, tranne alcune notizie lette sui giornali e l’essere stato contattato circa un paio di settimane dopo via telefono da un familiare, il padre, di un ufficiale della Pasithea che voleva sapere qualcosa di più preciso. Purtroppo io non avevo niente altro da dirgli oltre che a cercare di consolarlo per la scomparsa in mare del figlio.

In seguito, non è mai stato trovato niente altro oltre la scialuppa da me segnalata. La nave è stata dichiarata presumibilmente affondata con tutto il suo carico umano di cui non si è mai più saputo niente. Il viaggio dopo ritornando dall’Alaska e diretti sempre allo stesso posto, i miei ufficiali avevano comprato delle piccole corone di fiori e mi hanno chiesto di passare nuovamente sulla stessa posizione per lanciare in mare quei fiori in memoria dei nostri colleghi greci scomparsi.

 Qualche tempo dopo, alcune delle foto che ho scattato con la Polaroid e due stralci di giornali che riportano in breve la notizia della scomparsa della nave con i suoi 31 componenti dell'equipaggio. 

Altre volte siamo stati coinvolti in altri casi di assistenza in mare a pescherecci o navi in difficoltà, ma mai finiti tragicamente, ma sempre bene e passata la bufera ognuno ha ripreso il suo viaggio.

Di tanto in tanto mi viene in mente che in quell'occasione la Pasithea è scomparsa circa  12 ore prima che noi arrivassimo in quell’area e a circa 200 miglia nautici distante da dove mi trovavo io. Credo che non sia giusto che la gente possa morire così, senza dare ai loro familiari nemmeno la possibilità di piangerne i corpi.
Raccontando questa avventura che tra tante altre ha segnato la mia vita, non vorrei annoiare i lettori ma soltanto farli riflettere sul valore della stessa vita.

Sono certo che se avete letto tutto sino in fondo è perché anche voi avete un cuore».

Il comandante Gaetano D’Agostino attualmente vive a Giarre.Ha solcato i mari di tutto il mondo ma la pensione è arrivata nel gennaio 2010. Dopo la pensione però ha fatto un altro imbarco, navigando fino ad ottobre 2010. Da allora ha lavorato un po’ da indipendente per conto di una società come Ispettore alla Sicurezza (Safety Inspector) facendo ispezioni su navi che operavano a Santa Panagia (Siracusa) e Porto Empedocle (Agrigento) e come Loading Masterresponsabile delle operazioni di trasferimento carico per l’Adriatic LNG sulle navi che scaricano metano sul primo rigassificatore off-shore d'Italia che si trova al largo di Rovigo. Adesso non naviga più, si dedica alla cucina inventando e proponendo piatti i cui sapori abbracciano i porti del mondo, e racconta il suo diario di bordo, come ogni buon marinario.

Riportiamo una foto dell'epoca (ph. FotoFlite) e due delle polaroid originali scattate dal Comandante D'Agostino sul teatro del tragico incidente (1990).

Giovannella Galliano


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Ragusa, 6 Ottobre 2018 – Fake News e salute, comunicare in sanità. È il tema dell’incontro organizzato dall’Ordine dei Medici di Ragusa e che si terrà il 27 ottobre 2018 presso la sede dell’ordine di Via Nicastro 50, a Ragusa.

Il convegno, voluto fortemente dalla Presidente Rosa Giaquinta, rappresenterà il culmine di una campagna di sensibilizzazione che l’ordine professionale porta avanti da diverso tempo al fine di fare chiarezza rispetto ad alcune news che molto spesso si fanno strada sui social e che tendono a fornire informazioni false sul campo della salute e della medicina. Si tratta di un fenomeno diffuso quale quello di notizie su temi di carattere medico con false soluzioni farmacologiche o interventistiche. Inoltre si valuteranno le informazioni tendenziose su temi di carattere vitale quali quello della prevenzione, vedi vaccini, genetica o malattie di forte impatto emotivo quali quelle oncologiche. Durante l’incontro si proporrà una analisi sociologica ed etica del fenomeno chiamando in causa e alla collaborazione i giornalisti come operatori sui mezzi di comunicazione.

Il Convegno, che vedrà la partecipazione di importanti relatori, è patrocinato anche dall’ordine dei giornalisti di Sicilia ed è valido ai fini dei crediti formativi sia per i giornalisti (consultare la piattaforma Sigef) che per i medici.

È possibile iscriversi entro il 22 di ottobre.

 

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- +39.0932.254640

 


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Nel 1968 il panorama mondiale si presenta ricco di speranze e, al contempo, carico di problemi. In Europa i movimenti di rivoluzione studentesca cercano di rinnovare la società e in vari Paesi del mondo crescono movimenti di protesta. Nel continente latino-americano il Brasile si trova immerso in una crudele dittatura militare. In Argentina i “sacerdoti per il Terzo mondo” sono combattuti dai militari e malvisti dalla gerarchia ecclesiastica. Nel 1966 in Colombia i militari avevano assassinato Camilo Torres e l’anno dopo in Bolivia era stato ucciso Che Guevara. È questo l’orizzonte in cui si celebra, dal 18 al 25 agosto 1968, a Bogotà (Colombia) il 39° Congresso Eucaristico Internazionale.

Anche la città di Ragusa partecipa ai lavori del congresso con una delegazione di cui fa parte il dinamico parroco cappuccino della Sacra Famiglia, Padre Gregorio Lantieri da Palazzolo.

Si tratta, come riportato dal quotidiano “La Sicilia”, in cronaca di Ragusa, sabato 17 agosto 1968 (pag. 6), di una “nuova missione” che consentirà al frate “di condurre una indagine sulle condizioni religiose-sociali di questa parte tormentata dell’America”. Il vulcanico Padre Gregorio non è nuovo a queste incombenze in quanto l’anno precedente aveva fatto parte “di una delegazione in visita in Russia” soggiornando alcune settimane anche a Mosca dove aveva avuto modo “di conoscere da vicino le condizioni di vita del popolo sovietico con particolare riguardo alla sua evoluzione anche in campo religioso dopo gli ultimi fermenti” in parte frenati dal particolare regime politico. L’instancabile attività di Padre Gregorio si era già estrinsecata nel suo “giro attorno al mondo”, dopo essere stato in Asia, India, Venezuela, Australia, Stati Uniti. Al suo rientro da Bogotà “la Chiesa di via Archimede (Sacra Famiglia) – conclude l’articolo - verrà arricchita da una nuova opera d’arte”, ovvero quell’altorilievo in legno, che ormai tutti i ragusani conoscono, raffigurante la “Sacra Famiglia”.

Reca la data del 21 agosto 1960 il decreto di erezione della chiesa “Sacra Famiglia” a parrocchia. Per l’intera comunità ragusana è un momento importante suggellato dalla presenza, tra gli altri, dell’allora vescovo (mons. Francesco Pennisi), Padre Gregorio da Palazzolo (vicario parrocchiale), Padre Ferdinando da Sortino (provinciale), Carmelo Pisana (sindaco).

In quella caldissima giornata agostana è cospicuo il numero di fedeli che segue la cerimonia e gremisce la chiesa. Il vescovo Pennisi celebra la S. Messa e dopo aver raccolto il giuramento dà il possesso canonico a Padre Gregorio. “Il novello parroco – recita il numero unico di una pubblicazione parrocchiale editata nel 1965 – riceve la stola, prende possesso del confessionale e dalla balaustra tiene il suo discorso”. E’ molto emozionato in quanto il 21 agosto ricorre il giorno della sua ordinazione sacerdotale. Dal quel momento le sue omelie, le sue riflessioni teologiche, i suoi consigli, sono seguiti da parecchia gente proveniente anche da “fuori” parrocchia.

Nell’ottobre 1959 Padre Gregorio aveva ricevuto dai padri Superiori il compito di preparare la “nuova” parrocchia dei PP. Cappuccini in via Archimede. E’ con la festa di Cristo Re che è ufficialmente riaperto il culto nel tempio chiuso fin dal 1951, quando l’allora Superiore chiudeva il Convento di Via Archimede, trasferendo la Comunità in Piazza Sammito (oggi Piazza Cappuccini) e dando lo stabile in affitto alla Questura.

A Padre Gregorio si deve il completamento della chiesa e la costruzione della seconda ala del convento. Con la sua instancabile ed intensa attività pastorale dà impulso non solo a varie attività religiose, ricreative e assistenziali, ma anche ad importanti modifiche che hanno reso la parrocchia attraente e ricca di opere d’arte moderna. 

 

“Il Focolare”, notiziario mensile di Padre Gregorio

– “Padre Gregorio è stata una persona con una sensibilità umana e una intelligenza non comune”, così lo descrive Paolo Bozzaro (oggi psicoterapeuta in territorio etneo) all’epoca giovane studente universitario collaboratore del notiziario mensile “Il Focolare” che pubblicizzava le attività culturali e pastorali del Centro Sociale e che proponeva saltuariamente spunti di riflessione su temi ambientali, sociali e familiari. La redazione era curata dall’attivo e simpatico Padre Gregorio. “L’ho incontrato a Ragusa nel 1974 nell’ambito della mia prima esperienza di collaborazione giornalistica al notiziario. Padre Gregorio mi diede un 'credito di fiducia e di stima' così immediato e ampio, fin dai nostri primi contatti, che in un certo senso mi meravigliò e disorientò! Gli mandai così degli articoli per ‘Il Focolare’, che la mia 'arroganza' giovanile riteneva 'fortemente provocatori' (per il pubblico 'tradizionalista' del suo giornale), che lui puntualmente pubblicò senza alcuna esitazione né commento”.

 

Come lo ricorda?

– “Aveva una visione molto più ampia e meno 'clericale' dell'abito che indossava e questo nel tempo mi fece apprezzare ancora di più la sua persona e la sua attività religiosa, caratterizzata da una attenzione costante alla dimensione antropologica, psicologica e sociale dell'esistenza umana, in sintonia con le aperture promosse all'interno della chiesa dal Concilio Vaticano II. Poter parlare di 'aborto' o di una lettura 'laica' dei vangeli (attraverso i testi di De Andrè) o di 'compromesso storico' su un 'giornale cattolico di provincia', mi sembrò allora un atto di coraggio e di apertura, del quale solo un tipo come padre Gregorio poteva essere in grado di assumersene la responsabilità con una 'disinvoltura' francescana disarmante. E di questo gliene sono stato grato a vita”.

Bozzaro seguiva “a distanza” (abitando a Catania) le attività del consultorio familiare che Padre Gregorio aveva aperto a Ragusa e le numerose iniziative che promuoveva nell'ambito della parrocchia Sacra Famiglia, ma “ne condividevo lo spirito e l’impronta essendo anch'io, come psicologo, impegnato nella promozione della rete dei primi consultori familiari, avviati in Sicilia proprio in quegli anni”. 

Giuseppe Nativo


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Scicli, 22 Maggio 2018 – Non poteva non essere sabato 26 maggio, il giorno in cui Scicli festeggia la sua Vergine guerriera, quello scelto da Tanit Scicli per rimettersi in cammino e portare sciclitani e viaggiatori alla scoperta di tesori d’arte e fede Sulle Orme di Maria. 

Il secondo appuntamento annuale con i Cammini Sacri di Tanit, promossi all’interno del circuito regionale di Vie Sacre Sicilia, è, infatti, un itinerario affascinante, tracciato in una città profondamente mariana come Scicli, nella quale si trovano numerosi edifici e testimonianze artistiche dedicate al culto della Vergine Maria, venerata e pregata in tutte le manifestazioni del ciclo mariano, profondamente presenti nelle fede locale. 

L’itinerario, snodandosi fra viuzze medievali e grandi spazi barocchi, farà scoprire le chiese di San Giovanni Evangelista, la Matrice, di San Bartolomeo, della Madonna del Carmine, di Santa Maria la Nova, nelle quali simulacri, dipinti, bassorilievi raccontano di una fede mai estinta e sempre viva.

Raduno e partenza sabato 26 maggio alle ore 10.00 presso il Museo dell’Antica Farmacia Cartia.

 

Vincenzo Burragato

 

Per informazioni e prenotazioni, Associazione Culturale Tanit Scicli: +39.338.8614973 -  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 


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Noto, 6 settembre 2018 – Si concluderà domani sera a Noto la quinta edizione del Festival internazionale della chitarra “Tiempo de guitarras”, che si sta svolgendo a palazzo Nicolaci ed è promossa dall’associazione “Musica e arte”, guidata da Nello Alessi, in collaborazione con il Comune di Noto.

Una rassegna che ogni anno riunisce tanti musicisti e che si rinnova con successo. “Un’edizione importante – sottolinea Nello Alessi – caratterizzata dalla grande novità di quest’anno di non dare il programma di sala di ogni concerto, e questo ha permesso ad ogni artista di raccontarsi attraverso la sua musica. Due esibizioni a sera quest’anno, un’altra novità, che ha riscosso successo. E adesso pensiamo già alla prossima edizione”. Uno sguardo, quindi, al futuro, partendo dai risultati di questa edizione. E domani sera la serata conclusiva sarà caratterizzata dal concerto di Matteo Mela, chitarrista italiano tra i più attivi sulla scena internazionale, che punta alla ricerca e alla scoperta anche della musica contemporanea. Il concerto vedrà anche la partecipazione di Nello Alessi e Drew Henderson. 

La settimana di concerti è stata caratterizzata dall’apertura con “100 chitarre per Noto” direttore Vito Nicola Paradiso e solisti Alfredo Durso e Simone Alessi, concerto con l’esibizione di musicisti esperti e giovani al loro debutto, che si è svolto davanti la scalinata della cattedrale. Tra le altre esibizioni anche quella di Adriano Del Sal, Vincenzo Zecca e il duo di chitarra Alessi – Cafagna, il duo di chitarre Camelia – Tornello, Francesco Scelzo. Stasera spazio a Francesco Emmanuele e Aldo Popolano, Drew Henderson. Durante questi giorni c’è stato anche spazio per la formazione con le masterclass per i giovani musicisti. Appuntamento, quindi, a stasera e a domani sera alle 21,15 a palazzo Nicolaci.


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Ragusa, 16 luglio 2018 – Nei files allegati il programma di Cinestate 2018 (27ª edizione), la serie di film che saranno proiettati, a cura del Cinema Golden, al Cine-Arena-Teatro “Giardino d’Estate”, a Casuzze in Piazza Favorita, dal 20 luglio al 2 settembre 2018.


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Ragusa, 8 maggio 2018 – Patrocinio gratuito per la proiezione, da parte di  Soroptmist  club Ragusa e Vittoria per il film  “Pertini-Il combattente” in programmazione al Cinema Lumiére di via Archimede. 

Presenti lunedì in sala  per la proiezione del film la presidente del club di Ragusa  Antonella Rollo e le socie.  L’idea del patrocinio gratuito per la proiezione viene sia dalla presidente che da Carlotta Schininà, socia del club  di Ragusa e socia di produzione del film che è prodotto da Gloria Giorgianni per ANELE.  

Il film è stato realizzato da Graziano Diana e Giancarlo De Cataldo  dal cui libro è tratta questa pellicola.  Ricordiamo che per ANELE, il regista Graziano Diana, che collabora abitualmente con Simona Izzo e Ricky Tognazzi,  ha scritto anche le sceneggiature sul docu-film su Vittorio Accorsi e Piersanti Mattarella, per il ciclo “Nel nome del popolo italiano”.  Inizialmente Diana e De Cataldo in collaborazione con Mario Almerighi, presidente dell’Associazione Pertini e magistrato, volevano fare una mini fiction di due puntate per la TV. 

L’idea non si concretizzò mai per la scomparsa di Almerighi.  Riprendere l’argomento è stata la prerogativa di questo film in cui lo stesso magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo funge da narratore, nonché da intervistatore delle varie figure politiche e non che hanno avuto un ricordo indelebile del presidente Sandro Pertini. Il film è corredato da documenti originali e da animazioni. 

La prima domanda che De Cataldo si è posto nel suo libro è come raccontare la figura di Sandro Pertini, uomo che ha attraversato da protagonista tutte le stagioni del ‘900 italiano. E rispondere a  questa e ad altre domande è la sua sfida principale. Tra i suoi quesiti c’è anche quella di come cercare di spiegare la vita di un uomo così grande e popolare a suo figlio tredicenne. E l’obbiettivo del film e della casa di produzione ANELE,  è proprio quello di parlare ai giovani, raccontare loro quest’uomo nella sua  grandezza attraverso una raccolta di testimonianze, di documenti fornite dall’istituto Luce e anche delle figure animate,  usando un linguaggio POP, così come lo è stato Pertini del resto, uomo frizzante che si è avvicinato al popolo più di qualunque altro politico. 

La colonna sonora del film è di Pasquale Catalano ma durante il film non mancano brani di artisti di generi diversi  nelle cui strofe viene nominato  il presidente Pertini. Tra questi i noti  Toto Cutugno, Antonello Venditti,  Raphael Gualazzi ed altri ancora.  Il film è stato preceduto dal saluto della presidente del Soroptmist club di Ragusa Antonella Rollo e dall’intervento di Carlotta Schininà per ANELE. 

Presenti in sala alcune socie del club di Vittoria tra Antonella Giardina, giornalista e critica cinematografica. Un grande applauso finale da parte del pubblico in sala  ha suggellato la fine della proiezione.

 

Giovannella Galliano


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Tutte le attività osserveranno un minuto di silenzio in occasione della cerimonia funebre civile

 

Scicli, 8 ottobre 2018 – Il sindaco di Scicli, Enzo Giannone, ha proclamato il lutto cittadino per martedì 9 ottobre 2018, in seguito alla scomparsa di Piero Guccione. 

Domani saranno esposte le bandiere a mezz’asta nelle sedi comunali e in tutti gli uffici pubblici del territorio di Scicli. 

Un minuto di silenzio sarà osservato da tutte le attività cittadine in concomitanza con la cerimonia funebre civile, che si terrà in piazza Municipio alle 18, con l’allocuzione del sindaco di Scicli. 


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Scicli, 7 ottobre 2018 – Piero Guccione è stato molto più di un pittore di fama mondiale. Per Scicli ha rappresentato la figura dell’intellettuale impegnato nel civile, in maniera concreta e fattiva.

Il sindaco Enzo Giannone e l’amministrazione comunale esprimono il proprio cordoglio per la scomparsa del pittore che diede vita al “Gruppo di Scicli”, ricordando le doti di personaggio del mondo della cultura che ha contribuito, con la propria generosità, a finanziare campagne per la pulizia del territorio, contro il randagismo, per sostenere l’editoria locale e l’edizione di libri, che senza Piero Guccione non sarebbero mai nati. 

Piero Guccione fu anche, in una felice quanto breve stagione della Politica a Scicli, assessore alla cultura della giunta presieduta dal preside Pino Lonatica. In quella amministrazione era presente, nella veste di giovane assessore, l’attuale sindaco di Scicli. 

Piero Guccione ha legato il suo nome a Scicli in maniera non scindibile, dando testimonianza di amore per la propria terra, e per le proprie radici.

Dire Guccione, nel mondo, ha significato dire Scicli, e questo ha portato lustro, prestigio, fama alla città di suo padre, umile sarto che insegnò a Piero l’arte del disegno. 

Il Comune ha deciso di destinare l’ex Convento del Carmine a sede della nascitura Fondazione per ricordare l’opera del maestro. 

 

L’amministrazione comunale allestirà la camera ardente per l’ultimo saluto a Piero Guccione a palazzo Spadaro, martedì 0 ottobre, dalle 9 alle 18. Al termine, in via Mormina Penna, si terrà un rito funebre civile con l’allocuzione del primo cittadino. 


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Scicli, 17 Luglio 2018 – Torna l’estate e sale in voi la voglia di stare all’aria aperta, scoprire nuovi luoghi e conoscere persone? I venerdì con Tanit sono la giusta ricetta. 

Dal 20 luglio al 7 settembre, infatti, l’associazione culturale sciclitana vi porterà lungo percorsi storici, culturali e naturalistici unici a Scicli, per farvi così assaporare la vera essenza della cittadina barocca iblea.

Si comincia il 20 luglio con una delle passeggiate classiche di Tanit, quella dedicata alle chiese rupestri di Scicli, scrigni nascosti intrisi di misticismo e fede popolare, dove è ancora palpabile la sacralità di una fede antica. Passeggiata poi che si replicherà il 13 agosto, essendo anche un Cammino Sacro inserito nel calendario di Vie Sacre Sicilia.

Seconda tappa, il 27 luglio, alla scoperta degli antichi quartieri di San Giuseppe e dell’Altobello, con le loro ripide scalinate che si aprono su paesaggi meravigliosi, tra la chiesa settecentesca di San Giuseppe e una visita nella bellissima e suggestiva chiesa del Calvario a metà del colle di San Marco. 

Novità è la passeggiata del 3 agosto, dove si esplorerà il Colle San Matteo, sul quale sorge l’omonima chiesa, simbolo di Scicli. Si andrà alla scoperta delle origini della città, percorrendo gli antichi sentieri della Scicli preterremoto, visitando le chiese che costellano il colle, godendo, infine, della vista mozzafiato sulla città stessa.

Il 24 agosto sarà la volta del quartiere di San Bartolomeo. La passeggiata inizia da via Castellana e porta alla scoperta dei luoghi nascosti dell’antico quartiere di San Bartolomeo, percorrendo le stradine medievali tra i colli di San Matteo e San Marco, dalle quali emergono la meravigliosa chiesa di San Bartolomeo e quella rupestre di Piedigrotta, passando poi sotto il quartiere trogloditico di Chiafura, per arrivare alla torre medievale in Via Loreto.

Il 31 agosto si vestirà, invece, d’avventura tra il convento di Sant’Antonino e la Scala del Padre Eterno: una novità delle passeggiate di Tanit, un percorso storico e naturalistico allo stesso tempo, un trekking che porta alla scoperta del bellissimo convento di Sant’Antonino e della sua storia, salendo poi alla Scala del Padre Eterno, passando tra scale scavate nella roccia, chiese rupestri dimenticate e tombe di epoca castellucciana, fino al punto panoramico dove si ammira una vista mozzafiato su Scicli. 

Gli appuntamenti si concludono il 7 settembre con la passeggiata lungo la cava di Santa Maria la Nova, quartiere mariano per antonomasia, ricco di tesori architettonici e di luoghi del folklore sciclitano. Questo percorso ci porta alla scoperta delle chiese di Santa Maria della Consolazione e del Santuario di Santa Maria la Nova, costeggiando anche il convento domenicano dedicato alla Madonna del Rosario e finendo con l’Eremo di San Guglielmo Cuffitella, luogo di particolare fascino, e la Grotta delle Cento Scale.

Per informazioni e prenotazioni, chiamare o scrivere all’Associazione Culturale Tanit Scicli: +39.338.8614973 –  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 


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Cittadinanza onoraria al dott. Angelo Buscema, Presidente della Corte dei Conti. A Scicli sabato 23 giugno

Scicli, 8 giugno 2018 – Conferimento della Cittadinanza onoraria al dott. Angelo Buscema, Presidente della Corte dei Conti, sabato 23 giugno a Scicli.

La cerimonia ufficiale, con la consegna della pergamena,  sarà nell’Aula consiliare del Comune di Scicli alle ore 18.

Interventi di Sindaco Giannone e del Presidente del Consiglio comunale dott. Danilo Demaio.

Alle ore 19 al Cortile del Convento del Carmine una Lectio Magistralis del dott. Buscema su “La Corte dei Conti organo di garanzia al servizio dello Stato-comunità”.

Introdurranno prof. Roberto Pennisi, Sac. Antonio Sparacino, prof. Giuseppe Mariotta. 

Interventi dell’Avv. AntoninoGentile, avv. Caterina Riccotti, Prof. Agatino Cariola. Quest’ultimo relazionerà su “La funzione e il ruolo istituzionale della Corte dei Conti”.

In chiusura “L’inno alla gioia” di Beethoven a cura del Complesso bandistico Città di Scicli.


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Articolo tratto da NoveTV.com:

Il contatore delle visualizzazioni continua ad aggiornarsi e non vi sono dubbi, la diretta della Festa della Madonna delle Milizie di Scicli su NoveTv esce “vittoriosa”.

Siamo stati i più seguiti con numeri che, ripetiamo, crescono di ora in ora.

In migliaia ci avete guardato ieri sera, collegati sulla pagina Facebook e migliaia direttamente dal sito novetv.com

Tantissimi i commenti postati, molte condivisoni che ci hanno permesso di arrivare veramente in tutto il Mondo: Germania, Francia, Inghilterra e poi più vicino, da Malta e dall’Italia Roma, Torino, Firenze, Milano, Treviso, Parma, Varese, Trieste, ecc., ecc..



 

Il popolo del web ci premia, premia il lavoro di una squadra che supportata solo da aziende private riesce a raggiungere questi risultati, senza MAI percepire contributi economici da enti pubblici. Non per questo non possiamo non ringraziare il Comune di Scicli per il supporto logistico che ci ha offerto.

Vi siete collegati dall’Italia e dal Mondo durante le oltre due ore di diretta condotta da Giovanni Giannone, coadiuvato dal direttore Carmelo Riccotti La Rocca assieme ai preziosi interventi di Salvo Miccichè.

Vi riproponiamo il video qui di seguito, buona visione ancora...

 

[Link

 


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Ragusa, 29 aprile 2018 – Nei primi anni di questo secolo ho conosciuto un signore molto distinto, dai modi molto signorili, quasi ottocenteschi, modicano ma trapiantato nell’Urbe per motivi professionali, e con alle spalle oltre settanta primavere. Nonostante il divario notevole di età, abbiamo stretto un’affettuosa e sincera amicizia che prosegue, ormai, da quasi tre lustri (oggi è ultranovantenne). Quando lo sento telefonicamente, per le feste comandate, con ironia esordisce dicendo “Ci siamo ancora!”. 

Vorrei mutuare questo suo modo di dire anche per il nostro sito web Ondaiblea.it. Non tanto per la locuzione “Ci siamo”, che di questi tempi è già molto, quanto per l’avverbio di tempo “ancora”. 

Proprio da qui vorrei partire, ovvero dal significato di “ancora” che, anche nel nostro caso, vuole indicare la persistenza di un’azione durativa nel tempo.

Fra alcune settimane (a luglio prossimo) la Redazione, lo staff e, soprattutto, il nostro sito on line www.ondaiblea.it (l’erede di “Scicli on the web” degli anni ’90) andrà a soffiare sulle dieci candeline che virtualmente inseriremo nel nostro cuore, nella nostra mente, nel nostro intimo. Potremmo dire di essere cresciuti, in un certo qual modo, insieme. Abbiamo attraversato insieme una piccola, ma significativa, porzione del nostro tempo.

Nel 2008 ancora non facevo parte della “piccola-grande” famiglia di Ondaiblea.it, ma già ne sentivo gli echi. Ricordo, come se fosse ieri, la grande accoglienza (ma anche affetto) con cui mi accolsero Salvo Micciché (direttore editoriale e instancabile anima operativa) e Marco Iannizzotto (firma storica di Ondaiblea.it). Con loro è sorta una grande amicizia, sincera e duratura, che, tra l’altro, è ancora palpabile e profuma di fresco come il primo giorno! Con il direttore Carmelo Riccotti La Rocca ci conoscevamo per la mia collaborazione giornalistica prestata quando lui era il responsabile di altra testata. Nel corso di questi anni si sono aggiunte non poche collaborazioni che ci hanno arricchito su diversi fronti, non ultimo quello umano. In questi due lustri abbiamo navigato nelle “turbolente” e “tormentate” acque del web sotto l’egida di Salvo Micciché che ha tenuto le fila con quella che, idealmente, potremmo definire “forza erculea”.

La rete oggi comporta, innanzi tutto, numerose competenze per districarsi nell’ormai complicato campo dell’editoria on line. Il settore giornalistico, a volte, dà l’impressione di essere un campo minato. Le cosiddette “fake news” sono sempre in agguato. Le metodologie di fare giornalismo sembrano apparire in forme diverse rispetto al passato. Tutto sembra correre in maniera sfrenata e, talora, si perde anche il “gusto” della notizia. Oggi non basta essere “i primi” a pubblicare un contributo. Ciò perché emerge l’indifferibile necessità di un approfondimento della notizia stessa. Si è alla ricerca di un quid che possa interessare il lettore, ormai smaliziato e bombardato da notizie flash “usa e getta”. Da qui la nostra esigenza di distinguerci non solo per il doveroso principio di fornire la “giusta” informazione ma anche per il “come” questa viene data ai lettori. Gestire un sito on line come il nostro Ondaiblea.it non è facile e, su tale tematica, il nostro direttore editoriale (Salvo Micciché) potrebbe sicuramente scrivere diversi volumi al riguardo.

In aggiunta alle varie problematiche ci sono anche quelle di natura commerciale, purtroppo sempre più pressanti e che, non di rado, si riflettono anche sulle future sorti di una pubblicazione on line la quale – come le altre, del resto – risente dell’attuale congiuntura.

Ciononostante cerchiamo di dare il meglio di noi scendendo in campo ogni giorno e cercando di cogliere – ove possibile – il lato positivo delle molteplici problematiche.

Concludo questo mio modesto intervento non senza ringraziare coloro i quali quotidianamente ci incoraggiano ad andare avanti con la loro sempre gradita e preziosa collaborazione giornalistica (il pensiero va, ad esempio, alla bravissima collega Giovannella Galliano, ma anche – ovviamente – a tutti gli altri che non elenco – e me ne scuso – per evitare di dimenticarne qualcuno).

 

Quando la nostra testata giornalistica compirà il decimo compleanno, in libreria dovrebbe essere già presente (per i tipi di un rinomato editore romano) l’ennesima pubblicazione a stampa dell’ultima fatica storico-archeologica che porta le stimate firme di Salvo Micciché e Stefania Fornaro.

 

Ah! … Dimenticavo di augurare a Voi tutti una buona lettura!

 

Giuseppe Nativo


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