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Premiata l’attrice Donatella Finocchiaro. Per i cortometraggi si aggiudica la vittoria “Eppure, io l’amavo”

 

Marzamemi (Pachino), 29 luglio 2014 – La jaula de oro (La gabbia dorata) di Diego Quemada è il lungometraggio vincitore della XIV edizione del Festival internazionale del cinema di frontiera di Marzamemi. La giuria, composta dai registi Monica Stambrini e Roland Sejko e dal giornalista Mario Serenellini, ha deciso di premiare il film messicano del 2013 “Per aver affrontato la realtà dell’emigrazione in un crescendo tragico di livelli di videogame verso il bug del confine, reso da un’elegante narrazione per immagini”.

Il Festival ha inoltre premiato  l’attrice Donatella Finocchiaro, protagonista del film Marina di Stijn Coninx “Per la sincera e autentica interpretazione con cui riesce a portare sullo schermo la difficile condizione di una delle tante donne che negli Cinquanta vivevano la condizione dell’emigrazione come una costrizione”.

Per Con-corto, il concorso di cortometraggi, ha vinto Eppure, io l’amavo di Cristina Puccinelli “Per la freschezza del soggetto e la capacità autoriale e attoriale di creare empatia con il pubblico; la regista Cristina Puccinelli rivela una buona conoscenza tecnica e padronanza del mezzo cinematografico”. La giuria dei cortometraggi, composta dalla cine-giornalista Laura Silvia Battaglia e dai registi Sebastiano Riso e Lisa Romano ha inoltre premiato Cargo di Carlo Sironi,  “Un’opera filmica in cui la camera si muove con grande delicatezza e maestria. Una buona fotografia asseconda le scelte narrative”. Assegnata anche unamenzione speciale all’attore Danilo Esposito, protagonista del cortometraggio Thriller di Giuseppe Marco Albano perché, “Nonostante la sua giovane età, dimostra buone capacità attoriali e un eclettismo artistico non comune”.

Con la consegna dei premi sul palcoscenico di piazza Regina Margherita si è conclusa la XIV edizione del Festival internazionale del cinema di frontiera di Marzamemi che ieri ha vissuto uno dei momenti più emozionanti con le esibizioni musicali dei fratelli Mancuso e dell’Ensemble Darshan.

 

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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