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 #Noto, 18 gennaio 2016 – Il mese di gennaio vede ormai da tempo due appuntamenti che ricordano a tutti la necessità del dialogo e della preghiera.

Il primo appuntamento è l’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani. È da più di un secolo che fra le due date dal 18 (cattedra di S. Pietro) al 25 gennaio (conversione di S. Paolo) le varie confessioni cristiane si radunano in preghiera per chiedere a Dio il dono dell’unità. 

Per quanto i dialoghi ecumenici bilaterali o plurilaterali progrediscano o arretrino, in ultima analisi l’unità dei cristiani è e sarà sempre un dono da chiedere al Padre nella preghiera. È lo stesso Cristo che per primo prega il Padre per questo dono: “che siano uno come io e te siamo uno”. Perché dalla testimonianza visibile dell’unità dipende pure il credere del mondo: “che siano uno perché il mondo creda”. Non è problema di alchimie umane o di progetti di politica ecclesiastica. E’ dono da accogliere e custodire. È dono da condividere con tutti. Ce lo ricorda il tema scelto per quest’anno: «Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio» tratto dalla Prima Lettera di Pietro. Guai a dimenticare che nel mondo noi, come cristiani, come Chiesa, abbiamo un compito: quello di testimoniare annunciando il dono della salvezza a tutti i popoli. 

Così infatti ricorda San Pietro «… voi siete la gente che Dio si è scelta, un popolo regale di sacerdoti, una nazione santa, un popolo che Dio ha acquistato per sé, per annunziare a tutti le sue opere meravigliose …». In un mondo alla ricerca di un senso, la Chiesa deve reinterrogarsi di nuovo sul dovere dell’annuncio: lo deve al mondo e non vi puo rinunciare. Queste è il senso dell’itinerario di catechesi e preghiera, preparato quest’anno dalle chiese della Lettonia. Che ha il suo culmine nella celebrazione ecumenica della Parola proposta, espresso anche nel segno della luce e del sale che verrà proposto a quanti parteciperanno alla preghiera. Già, perché noi siamo chiamati a essere sale e luce: rinunciare a evangelizzare significa essere luce spenta e sale insipido.

Nella diocesi di Noto saranno due i momenti di preghiera ecumenica: il 20 gennaio alle 19,30 a Pachino, il 21 gennaio alle 19,30 a Scicli. In entrambi i casi la celebrazione si terrà nella chiesa metodista. 

Il secondo appuntamento è la celebrazione, in Italia, della XX Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei, fissato ogni anno per il 17 gennaio. Anche qui la necessità nasce dal desiderio di scoprire/riscoprire la radice santa di Israele (cfr. Paolo ai Romani) che porta il nuovo innesto della Chiesa delle genti. Si continua perciò quest’anno con lo studio di un comandamento del Decalogo. Siamo arrivati a «Non desiderare». Anche qui la riflessione comune, la reciproca conoscenza è la base per testimoniare uniti nel mondo l’Unità e l’Unicità di Dio e impegnarsi per la promozione dell’uomo creato a sua immagine e somiglianza. Un sussidio predisposto dalla CEI e dai Rabbini d’Italia, con spunti di riflessione e di preghiera è offerto alle nostre comunità come spunto per le nostre attività di catechesi.

L’augurio e la speranza è che questi due appuntamenti siano vissuti dalle nostre comunità in modo formale, burocratico e abitudinario che servano davvero come momenti di revisione e di crescita per una testimonianza di fede autentica e coerente.

 

Sac. Ignazio La China, Direttore dell’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso


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