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Scicli, 1 settembre 2014 – Tempo fa, su Ondaiblea, ho scritto un articolo sul museo di Santa Maria La Nova. Adesso è la volta dell’imponente chiesa di San Bartolomeo il cui impianto si presenta a croce greca (ovvero la disposizione della chiesa è a forma di croce, formata da quattro bracci di uguale misura).

Già la facciata è un preludio dell’abbondante architettura e dei numerosi stili che si intrecciano lungo la navata centrale della stessa.

In occasione della festa di San Bartolomeo (ogni anno il 23 e 24 agosto), che vede posizionata nel transetto la statua del Santo, con in mano un coltello, simbolo che ricorda il suo martirio, la sacrestia della chiesa ha ospitato un’interessante mostra di paramenti e argenti.

Entrando si ha subito l’impressione di essere in un luogo pieno di tradizioni e di storia. Una storia segnata non da date ma da eventi e ad ogni evento è abbinato un abito sacerdotale. L’attenzione ricade immediatamente su due paramenti dai colori forti (verde e viola) dell’Ottocento, indossati dai sacerdoti ancora oggi in occasione della processioni del Santissimo. Seguono coltri funebri, di color nero e marrone, che venivano messe in apertura dei cortei funebri. Coltri diverse in base al ceto sociale: ricche di decorazioni le coltri nere, quindi adatte a un ceto sociale abbastanza elevato, più modeste e semplici le coltri marroni, confacenti al ceto sociale meno abbiente.

La particolarità di queste coltri, sta tutto nel colore scuro, il nero, colore che è stato in vigore in passato, ma poi abolito con il Concilio Vaticano II.

Poi tovaglie con vari disegni floreali e figura angiolesche, dei bellissimi paramenti bianchi ricamati in oro, tecnica tipica ottocentesca; invece la tecnica floreale era in auge nel periodo settecentesco.

Ancora baldacchini, in particolare quelli decorati per le processioni dell’Immacolata e del Corpus Domini.

A completamento della mostra, la parte degli argenti: un vasto spazio colmo di preziosità, quello dei reliquiari, in particolare quello con la reliquia di San Bartolomeo; a seguire ostensori, calici ottocenteschi e settecenteschi, numerose “Carta Gloriae”, utilizzate in periodo pre-conciliare al posto del messale, per mezzo delle quali potevano essere lette sull’altare i vari passi del Vangelo. Oggetti, per così dire, “abbracciati” da un manto nero di velluto, cucito in oro, con cui si veste la statua dell’Addolorata per il martedì Santo.

L’impatto storico e religioso di tutta la mostra è messo ancora di più in evidenza per la presenza di quadri di canonici, vari sacerdoti, che hanno svolto la loro attività di religiosi proprio nella chiesa di San Bartolomeo, e di nobili (datati 1755) che, come testimoni silenziosi di un passato glorioso sono ora lì, ad osservare i visitatori e a proteggere gli abiti da loro stessi un tempo indossati.

 

Lucia Nativo

 

 


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