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«L’uomo nella prosperità non comprende – dice un salmo della Bibbia –, è come gli animali che periscono» (Sal 49,21) – queste alcune delle parole pronunciate venerdì scorso da Padre Raniero Cantalamessa durante l’omelia della Celebrazione della Passione del Signore presieduta da Papa Francesco in una Basilica di San Pietro vuota.

La prosperità, il progresso, la tecnologia offuscano forse l’uomo, lo privano forse di comprensione? Nel testo della suddetta omelia si legge anche: «La pandemia del Coronavirus ci ha bruscamente risvegliati dal pericolo maggiore che hanno sempre corso gli individui e l’umanità, quello dell’illusione di onnipotenza».

L’illusione di onnipotenza rimanda a una delle storie più affascinanti che costituiscono i racconti e le storie della mitologia composta da J.R.R. Tolkien, l’Akallabêth, la caduta di Númenor. Quest’ultima è un’isola edificata e concessa dai Valar – l’equivalente degli angeli nella cosmogonia tolkieniana – alla stirpe degli uomini fedeli che avevano combattuto contro le forze del male di Melkor (la cui figura può rimandare a Lucifero com’è possibile leggere nell’Ainulindalë).

L’isola di Númenor è anche detta Andor, la Terra del Dono e qui si sviluppa il popolo dei Dúnedain, della stirpe di Elros, figlio di Eärendil, da cui, dopo tante discendenze, nascerà nella Terza Era della Terra di Mezzo Aragorn, personaggio chiave de Il Signore degli Anelli.

Eppure adesso ci troviamo ancora nella Seconda Era e i Númenóreani ne sono i protagonisti indiscussi: a differenza delle altre stirpi degli uomini, essi sono più alti e robusti, dotati d’intelligenza e arti superiori, a tal punto da rivaleggiare in bellezza e splendore con gli Elfi, con cui intrattengono intensi rapporti d’amicizia. Tuttavia, rispetto agli Elfi, che non possono morire di morte naturale, i Númenóreani, pur avendo una vita ben più lunga del resto degli uomini, sono destinati a perire e a lasciare la Terra di Mezzo.

Nel corso della loro storia millenaria, il loro popolo non smette di evolversi e svilupparsi, aumentando i commerci e i possedimenti sulle rive della Terra di Mezzo, nonché le loro conoscenze, sia in campo artistico che in campo tecnologico. Con l’intensificarsi del progresso, però, cresce anche il desiderio di una vita più lunga che sfocia infine nell’invidia verso l’immortalità degli Elfi. Ben presto, i re abbandonano la lingua elfica e interrompono i rapporti commerciali e di amicizia con quest’ultimi, proibendo addirittura il culto dei Valar e di Eru, il dio padre di tutto nell’universo di Tolkien. Solo un gruppo di uomini rimane fedele agli Elfi e alle antiche amicizie.

La felicità a Númenor diminuisce con l’accrescimento della sua potenza e dello splendore e comincia a sopraggiungere la paura della morte e gli uomini cercano ora degli strumenti per ritardare il decesso. È in questo contesto di timore e di ricerca di onnipotenza che giunge sull’isola Sauron – l’oscuro Signore che ha forgiato l’Unico Anello – come prigioniero del superbo re di Númenor Ar-Pharazôn. In realtà, Sauron che brama per rovesciarne il regno, una volta proclamatosi re del mondo, si è fatto catturare dai Númenóreani per poi diventare il subdolo consigliere del sovrano e indurlo sempre più verso l’oscurità.

La superbia, il desiderio di una vita sempiterna e l’eccessiva prosperità spingono il re ad accettare i consigli del male, che altro non può che indirizzarlo verso il peccato e la decadenza: Ar-Pharazôn, prima costruisce un tempio a Melkor, in seguito allestisce una flotta di potenza inaudita per attaccare il Reame Beato dei Valar. Una volta sbarcatovi, tuttavia, Eru in persona interviene provocando un enorme cataclisma che attraverso un’onda gigantesca travolge le navi degli uomini e sommerge l’isola di Númenor, in quello che ricorda fortemente l’episodio di Atlantide. La più potente civiltà degli uomini, all’apice del suo splendore, è così distrutta, poiché aveva abbandonato il retto cammino ed era stata travolta dal desiderio di onnipotenza, volgendosi al male.

Fortunatamente un gruppo di fedeli, guidati da Elendil e dai figli Isildur ed Anarión (nomi noti ai lettori di Tolkien e non solo), giunge sulle rive della Terra di Mezzo e lì si forma l’Ultima Alleanza tra uomini ed Elfi, che lotterà per sconfiggere Sauron, in quel sentimento di solidarietà e unione che lo stesso P. Cantalamessa ribadisce nella sua omelia essere uno dei frutti positivi dell’attuale crisi sanitaria.

 

Enrico Spadaro

 

 

***

Fonti: Omelia per il Venerdì Santo 2020 (R. Cantalamessa)

 

J.R.R. Tolkien, «Akallabêth», in Il Silmarillion, Milano, Bompiani 2000

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