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Autore: Corrada Biazzo Curry
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Corrada Biazzo Curry

Il senso del male, raccolta di poesie di Corrada Biazzo Curry, è una raccolta di poesie dove sono i ricordi a lacerare l’anima che a sua volta li traduce in forti sensazioni e poi in versi. È vero, ci si ammala di ricordi, come la stessa poetessa ha voluto ricordarci nell’introduzione con un trafiletto di Museo d’ombre di Gesualdo Bufalino. Ma lo stesso scrittore ci ricorda che se «…di ricordi mi ammalo, …di ricordi mi curo.» Ed è così che la poetessa, originaria di Comiso, ora residente in Louisiana, cerca di superare e guarire dalla nostalgia della sua terra lontana. Il suo linguaggio poetico è esplicito. Attraverso il dolore manifestato nelle parole che evocano la sua Comiso, la sua Sicilia, la sua Italia, la sua Roma, Corrada Biazzo trova sollievo e cura la sua anima tormentata dall’estraneità della nuova terra che la ospita.

«Il libro – scrive l’autrice – mette in luce un immenso amore per la propria patria che rimane costantemente nei pensieri della protagonista, tesa fra la pace della “terra strana” e le sue radici sofferte».

La prima parte del suo libro è dedicata agli anni in cui ha vissuto a Roma, dal 1999 al 2015, in cui Corrada Biazzo ha insegnato in diverse università americane. Qui la nostalgia fa già eco ma è il ricordo della storia di questa terra a mischiarsi tra paesaggi nuovi, artisti, antichi miti, notti insonni, nella continua e sofferta ricerca «aggrappandosi alla fioca promessa di un nuovo giorno…

Il senso del male, titolo dato al libro, è anch’esso quello di una poesia la cui premessa cita Platone in Apologia di Socrate: «Ma badate bene, cittadini, che non sia questa la cosa più difficile, ossia sfuggire alla morte, ma che molto più difficile sia sfuggire alla malvagità. Infatti, la malvagità corre più veloce della morte». E alla poetessa sfugge il senso del male «tra vie tortuose e volti ambigui»… Sono i malvagi a colpire i più deboli, una favola che si ripete come una vecchia crociata, una guerra condotta da «un marciume antico». A Roma la poetessa dedica una poesia al marito Chris, rimarcando come solo il suo amore non è un ricordo ma una stella fissa anche se tutto il resto la fa sentire orfana del passato prima nella sua terra natìa, nella terra straniera e poi «nella patria di Papi e Imperatori». Qui, nei momenti di silenzio e di noia, le ritornano in mente scene vissute in tempi ormai lontani e tutto si materializza come un «illogico collage».

La parte dedicata al lungo soggiorno romano raccoglie poesie struggenti di una bellezza stilistica quasi disarmante. Si nota con piacere che la sua vasta cultura fa capolino, tra le righe o nella premessa ad una silloge; in questa parte si citano Seneca, Bertrand Russell, Sant’Agostino, Franz Kafka o Edouard Glissant (La souffrance comme un hiver aux sources des profondeurs) frase che fa da biglietto da visita alla poesia Il mio Natale. La protagonista ora guarda gli altri che sorridono alle luci, ai doni, alla festa ma lei è lì che contempla i suoi giorni, lenti, segnati dal dolore e «spenti nel silenzio del Male», lei aspetta ancora un Natale, quello vero. E «indifesa in questo bosco» che la circonda sempre in terra straniera la protagonista si sente «Orfana» e l’unica consolazione sono i ricordi dell’infanzia e le immagini sbiadite dei suoi cari. La poetessa vorrebbe tornare al suo vecchio mondo, quello di una volta. La nostalgia è tanta per non aver vissuto «nel paese dei sogni» ma nello stesso tempo si interroga sugli effetti di un suo ritorno al passato: «ritroverei forse l’anima?». Ma l’idea di svegliarsi un giorno nel paese natio non la lascia mai. È là che vorrebbe sentire voci amiche, il calore del suo Sole e della sua gente capace di spazzare via il freddo della terra straniera.

 

Corrada Biazzo Curry alcuni mesi fa è ritornata a Comiso per presentare il suo libro al Centro Servizi Culturali, sala Pietro Palazzo. A Comiso ha ricevuto l’accoglienza della sua gente e dei suoi ex compagni di liceo ed amici, tra cui Salvatore Pace (psicoterapista esperto in psicodramma) che ha curato la prefazione, la giornalista Laura Incremona che ha presentato e curato l’evento.

A Comiso lei ha vissuto, anche se per pochi giorni il suo sogno. La catarsi ha avuto luogo tra le vie del centro storico ma il rientro in America, «terra strana» la spingerà a scrivere ancora e con maggior nostalgia del suo cielo, delle sue cupole, delle sue antiche vie, della sua piazza, della sua oasi ideale. In America, dove insegna francese e italiano alla Louisiana State University, la poetessa si sente ancora orfana e ogni giorno ascolta «i silenzi di questa terra strana». Ed è proprio in questa terra lontana che la protagonista evoca la sua «Terra immortale«. La premessa a questa poesia è del grande Foscolo le cui parole si concludono con «Or dovrò abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace». La poetessa fa tesoro di questo pensiero e con grande versatilità vaga, sperando nella fine di un Calvario, per cercare di capire il mistero che le procura amore per la sua terra immortale.

È la stessa terra che la poetessa chiamerà in seguito «Patria viva» paragonandola per contro a quella terra ferma senza colori in cui attualmente vive. E citando una frase di Euripide, «Non c’è dolore più grande che la perdita della terra natia», la poetessa affida alle sue ultime sillogi il suo pensiero ricorrente. Le mancano sempre i colori, le voci, le strade colme di vita quotidiana. Nella sua nuova terra, dai grandi spazi deserti, dove tutto è calmo e silenzioso ritornano i vecchi e tristi pensieri, «ritorna il supplizio…» Non a caso la seconda parte del libro porta come titolo L’esilio, qui sono racchiusi i suoi dolori, qui la sua sofferenza e la sua estraneità per una terra non sua e che non sarà mai sua poiché il luogo che la ospita non le appartiene, perché la sua mente è altrove.

 

Questa è la lirica che chiude il libro:

La fede

E se ci fosse davvero

un’altra vita

dopo la fine

della favola umana

passata così in fretta?

E se ci accogliesse

 una Divina Natura

gente gioiosa

senza più dolore

in una Terra immortale?

E se ci fosse

una promessa

di sorrisi eterni?

 

Un plauso personale a questa grande poetessa e alla sua intensa attività che le ha permesso di ricevere premi e riconoscimenti in Italia e all’estero sia per scritti in lingua italiana sia per quelli in francese e inglese.

Giovannella Galliano


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