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Autore: Federico Guastella
Editore: Bonanno Editore
Titolo: Una rilettura del Gattopardo
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Nell’oceano letterario della disamina critica, bibliografica e testuale del romanzo pubblicato postumo (1958) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che tutti conosciamo (anche per la trasposizione cinematografica di Visconti nel 1963), una posizione di rilievo è sicuramente occupata dal recente “acuto saggio” dello scrittore ibleo Federico Guastella dal titolo “Una rilettura del Gattopardo” (Bonanno Editore, Acireale-Roma, 2021, pp. 136). Il volume ha un intento primariamente conoscitivo per agevolare la lettura o rilettura di un classico della nostra letteratura contemporanea attraverso una corposa e ragionata bibliografia dei tantissimi autori che hanno trattato i vari aspetti. E proprio su tali aspetti Guastella – con il suo inconfondibile stile affabulante che non sacrifica il suo meticoloso e apprezzabilissimo rigore interpretativo – si sofferma alquanto, fornendo al lettore un ampio ed articolato panorama.

Il saggio comprende tre parti. La prima, che muove dalle origini della famiglia, si sofferma sulla formazione culturale di Tomasi di Lampedusa, evidenziando le vicende editoriali della sua opera con riferimento agli studiosi ritenuti più autorevoli. Nella seconda sono evidenziati contesti e personaggi, mentre la terza introduce il lettore all’approccio testuale. L’epilogo e una bibliografia ben curata concludono l’analisi di Guastella senza mai distogliere lo sguardo a Tomasi di Lampedusa “scrittore complesso, dialettico che ha la piena consapevolezza della estrema tragicità della vita e della storia”, come annota Giorgio Chessari nella sua introduzione al saggio.

L’approccio di Guastella, scrive Raffaele Puccio nel corso della sua analisi critica al libro, «è proprio di chi, con alle spalle diverse e consimili pubblicazioni, possiede una notevole dimestichezza nella illustrazione di opere letterarie». Infatti, Guastella, nella sua rilettura, “fa rilevare la visione ampia e profonda del dato storico presente nel romanzo” tenendo in debita considerazione «come il presente sia figlio del passato e come la rappresentazione della realtà isolana, non retorica, non sentimentale, né microscopica, sia piuttosto tipica della condizione umana di ogni tempo».

Corre l’obbligo tenere presente la cifra del Gattopardo la cui fascinazione - anatomizza Giuseppe Tumino nella sua riflessione critico-filosofica che introduce il saggio guastelliano – sta proprio nella sua “ambiguità irrisolta, impossibile da sciogliere, tra verità e scetticismo, tra fede e nichilismo, tra cambiamento e immobilismo”. Pertanto, opera meritoria e coraggiosa si rivela l’itinerario tracciato da Federico Guastella con lo scopo di “porre mano” all’intricata matassa “di studi e polemiche, entusiasmi e condanne che hanno sempre accompagnato l’opera fin dai suoi esordi, dividendo la critica, soprattutto per motivi ideologici”.

«Lampedusa – scrive Federico Guastella nella parte conclusiva dell’Epilogo – mostra in definitiva la Sicilia trascinata nella storia del compromesso e dell’astuzia accaparratrice e la sua denuncia vuole essere una sollecitazione a un risveglio che sia rivolta contro l’acquiescenza servile».

 

Giuseppe Nativo

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