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Autore: Domenico Pisana

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Modica, 27 giugno 2021 — È stato dedicato alle ultime pubblicazioni di Domenico Pisana (presidente del Caffè Letterario Quasimodo di Modica) l’ultimo appuntamento della stagione 2020-21 dei “sabati letterari”, il 26 giugno, alle ore 18.30, nell’Atrio Comunale (annesso chiesa di s. Domenico).

L’incontro è stato coordinato da Salvo Micciché, saggista, poeta, filologo e studioso di storia locale e componente del gruppo.

Il primo volume presentato è la raccolta di poesie “Nella trafitte delle antinomie”, che proviene da un lungo percorso: vide infatti la luce a fine agosto 2020 ed è il frutto del I Premio Internazionale di Arte Letteraria “Il Canto di Dafne” assegnatogli ad Aulla, in provincia di Massa e Carrara, nel 2019 per un saggio letterario inedito dal titolo “Quasimodo, Rebora e Garcia Lorca: Poetas que tienen el fuego entre sus manos: percorsi di umanesimo, spiritualità e poesia sociale”. Come previsto dal bando, il Premio consistette in un contratto editoriale per la pubblicazione gratuita di una raccolta di poesie a cura delle Edizioni Helicon di Arezzo, inoltre un diploma artistico personalizzato e una targa.

Il libro “Nella trafitta delle antinomie”, appena uscito In Italia è stato proposto e successivamente pubblicato in Romania dalla Editura Şcoala Ardeleană, con traduzione di Ṣtefan Damian: In străpungerea antinomiilor.

La silloge, nella versione italiana, reca la prefazione di Dario Stazzone (Ṣtefan Damian ha scritto quella in romeno) e ne ha delineato i tratti salienti durante la presentazione. Il prof. Dario Stazzone, dottore di ricerca in italianistica, lessicografia e semantica del linguaggio letterario europeo; è anche un cultore di Teoria e Sociologia della letteratura, attualmente lavora presso l’Università degli Studi di Catania. Ha insegnato Retorica nella facoltà di Scienze Politiche. È anche presidente della Società Dante Alighieri - Comitato di Catania, che opera presso la Facoltà di Lettere della stessa Università. È autore, tra l’altro, di saggi dedicati a Verga, Capuana, De Roberto, Gatto, Luzi, Pasolini, Sciascia, Bufalino, Consolo, Addamo, Fernandez ed Attanasio.

Stazzone inizia considerando l’epigrafe del libro che ricorda Sciascia quando segnala che nessuno è al di sopra di ogni sospetto. Per Pisana possiamo parlare di una letteratura dell’indignazione civile, e questo riporta anche a Dante (cfr. Purgatorio VI: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!») ma anche a Petrarca, Leopardi sino ad arrivare a Pasolini e, appunto, a Sciascia. È una “trafittura delle antinomie del linguaggio”, in particolare l’ossimoro costituente di cui scrive Umberto Eco. La Poesia come atto di fede nella Parola, parola che è sempre più cinica e retorica, parola mediatrice ma anche fallace.

«Pisana segna una nuova onomatesi», dice Stazzone, con attenzione alla nuova Babele. Cita Passaggio in Turchia, Passaggio in Italia, che porta in Europa, e ricorda l’Italia partita di Dante, poi cita anche Ci stuprano le orecchie e Nella tomba di Lazzaro fino ad arrivare, appunto, a Il Paese piega su Babele, che di questa visione è il simbolo.

La sua è una poesia di grande bellezza – sottolinea Stazzone – ove la memoria torna ai grandi classici, dai tragici (Euripide in particolare) a Virgilio. L’universale umano, la memoria, gli studi umanistici che oggi sono sotto attacco… Pisana rievoca la propria biblioteca mentale, da Jula Cristeva fino a Salvatore Quasimodo (Uomo del mio tempo) e ad un poeta a noi caro, Andrea Zanzotto (Dietro le quinte), mettendo l’accento sulla cancellazione della cultura. La poesia di Pisana ha quasi un ruolo di antagonista, l’autore interpreta (e forse teme) le speranze di oggi.

Infine Stazzone cita la Poesia dedicata a Piero Guccione nel giorno della sua morte. Come il grande pittore sciclitano ed europeo, Pisana fa sua la lezione di lentezza (il mare e i carrubi di Guccione, dimensione lontana dal reale, altra). È una poesia che chiaramente si pone come omaggio al paesaggio ibleo.

 

Il secondo libro è un testo di critica letteraria dal titolo “Viaggio nell’area aretusea. Percorsi di poesia narrativa saggistica”. È un volume di 271 pagine, ove Domenico Pisana si occupa di alcuni poeti, scrittori e saggisti dell’area aretusea del Sud est siciliano: Giovanna Alecci - Giuseppe Blandino - Nicola Bono - Corrado Calvo - Luca Campi - Corrado Di Pietro - Angelo Fortuna - Salvatore Ignaccolo - Pina Magro - Piero Meli - Gioia Pace - Ignazia Iemmolo Portelli - Maria Lucia Riccioli - Annalisa Stancanelli - Stefano Trombatore.

Lo ha presentato Carmelo Vigna, dal 1981 al 2011 è stato professore ordinario di Filosofia morale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha pure diretto il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze e ha fondato il Centro Interuniversitario per gli Studi sull’Etica. Vigna ha insegnato anche presso l’Università Cattolica di Milano. Nel 2014 l’Università di Venezia lo ha nominato professore emerito e attualmente è presidente del Centro di Etica Generale e Applicata dell’Almo Collegio Borromeo di Pavia. È stato, inoltre, il presidente della Società Italiana di Filosofia Morale (S.I.F.M.) dal 2013 al 2016. Numerosi sono i suoi scritti di carattere filosofico ed etico dal 1964 al 2021.

Carmelo Vigna, nato a Rosolini e poi vissuto a Venezia, esordisce citando uno per uno i poeti aretusei che conosce e stima. Poi parla della parola “Raccolta” che ha una storia di enorme importanza nell’ambito del Pensiero. «Infatti, – sottolinea Vigna – abbiamo imparato a pensare dai greci e in greco la parola (λόγος) ha la stessa radice di raccolta…», “raccogliere il grano” (λέγειν τον σῖτοσ) porta a “raccogliere le parole” e la parola è Logos. Frare una raccolta, scrivere una raccolta, è dunque un’operazione notevole, non indifferente. Il Logos viene da un lato «venduto a spicchi» e dall’altro induce ad «andare a vedere come stanno realmente le cose, descrivere. Il pensiero che ci insegnano i greci è infatti basato sul concetto visivo, il “vedere come stanno le cose”, mentre la tradizione ebraica, poi fatta propria dal cristianesimo, ci ha insegnato il concetto dell’udire. In questa prospettiva, la Fede è «dar per veduto quello che si è udito», ma il destino dell’obbedire è anche il vedere (la «Visio Dei» di s. Tommaso).

Il Logos, dunque, è il luogo dove si decide tutto per noi e tutto di noi. Questo abita nella fagilità del cuore umano, questo ci induce a pensare la convivenza (e la dicotomia) tra il Logos e il corpo, che sono come «due cavalli che tirano da parti opposte», eterno l’uno, fragile l’altro. La convivenza è difficile, la convivenza è una «raccolta di diversità». L’anelito etico dell’uomo consiste nell’elevare le forme istintuali in regole. Tutta la vita gli uomini debbono “raccogliere”, portare ad unità, onorare il Logos, anche nel corpo. La poesia fa parte di questo complesso gioco.

 

Domenico Pisana, nei suoi ringraziamenti pone l’accento su una domanda difficile che gli viene spesso posta: «che cosa è fare poesia?», e risponde così: «se me lo chiedono non lo so, se non me lo chiedono lo so». Poesia, infatti, è ineffabile, è parola (Logos), sensazione, ritmo, memoria, musicalità, ma anche un qualcosa di indicibile, la Musa che chiama e pretende ascolto, l’istinto…

Il poeta Pisana sa poetare e non gli serve spiegare «perché», per lui parlano i versi, le antinomie, le figure retoriche, il cuore, la coscienza civile, la fede, la sua biblioteca mentale, ampia e studiata, i ricordi, le fascinazioni, le speranze.

Pisana ha voluto anche puntualizzare l’epigrafe di Nella trafitta delle antinomie e la relativa poesia che sono dedicate alla seconda nipotina, Emma. La poesia è stata letta da Gianni, Battaglia. Invero nell’altro volume c’è la dedica alla prima nipotina, ma – sottolinea Pisana – sono due momenti diversi, due diverse dediche, due diverse visioni…

 

Nel corso della serata è intervenuto il regista e attore Gianni Battaglia, bravo, coinvolgente – autore, tra l’altro, del volume Il dramma sacro di Vittoria (Teatro d’Arte Sicilia 2016), che raccoglie l’esperienza sul campo di tanti anni di sacra rappresentazione a Vittoria, che lo ha visto protagonista –. Battaglia ha letto, appassionando il numeroso pubblico presente, alcune poesie di Domenico Pisana (Le lingue incespicano, Dal Paese s’alza l’urlo, Passaggio in Italia, Passaggio in Europa, Questo mare di Pozzallo, Ci stuprano le orecchie).

 Gli intermezzi musicali sono stati eseguiti da un Duo che si fa notare per la bravura ed è composto dalla modicana Marzia Poidomani e dalla pozzallese Grazia Colombo. Le due pianiste hanno anche eseguito un fuori programma canoro dedicato a Franco Battiato.

Si conclude così la XV edizione dei "Sabati Letterari" del Caffè Letterario Quasimodo di Modica (2020-21) ma ci sarà un fuori programma il 22 agosto 2021 con la presentazione del nuovo libro di Silvana Blandino, Senza tiempu (con Prefazione di Salvo Micciché) di cui sarà data presto informazione.

 

Salvo Micciché

 

(Foto credits: Daniele Pavone e Antonino Giurdanella, diritti riservati)


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