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Ragusa e dintorni
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Ragusa, 29 luglio 2014 – I sindaci di Monterosso Almo (Paolo Buscema), di Chiaramonte Gulfi (Vito Fornaro), di Giarratana (Bartolo Giaquinta, anche nella veste di presidente della Unione Ibleide dei tre comuni), esprimono rincrescimento e protestano in maniera forte per l’inserimento del territorio dei tre comuni montani all’interno della Macroarea C (aree rurali intermedie) e non all’interno della Macroarea D (aree rurali con problemi complessivi di sviluppo) del PSR Sicilia 2014-2020, ripercorrendo lo stesso nefasto percorso del precedente Psr 2007-2013, fortemente penalizzante per lo sviluppo delle comunità che rappresentano. 

Il Programma di sviluppo rurale, utilizzando fondi agricoli europei per il sostegno allo sviluppo rurale, suddivide il territorio della Regione Sicilia in quattro macroaree (A, B, C, D). 

La macroarea A comprende i grossi centri della Sicilia (Palermo, Catania, Messina, Siracusa, etc.). 

La macroarea B comprende aree rurali ad agricoltura intensiva e specializzata. 

La macroarea C comprende aree rurali intermedie. 

La macroarea D comprende le aree rurali con problemi complessivi di sviluppo; sono quelle zone nelle quali prevalgono i caratteri di ruralità e le difficoltà di sviluppo economico. 

Il Programma di sviluppo rurale gradua l’entità del sostegno alla imprenditoria agricola in rapporto alla collocazione dell’impresa agricola all’interno delle macroaree; maggiore sostegno va alle imprese ricadenti nelle aree con problemi complessivi di sviluppo. 

“Non si riesce a capire in base a quale logica (o lo si capisce troppo bene) – affermano i tre sindaci – i tre comuni montani dell’area iblea siano stati inseriti nella macroarea C (aree rurali intermedie) e non nella macroarea D al pari degli altri comuni della montagna Iblea (Buccheri, Cassaro, Ferla, Buscemi, Palazzolo Acreide, Vizzini, etc.). Nella macroarea D risultano inseriti comuni come ad esempio Noto, Pachino, Canicattì, Caltagirone, Giardini Naxos, tanto per fare qualche esempio, in cui i problemi di sviluppo non sono certo superiori a quelli di piccoli comuni montani. 

Non si riesce a capire una logica che penalizza fortemente le imprese agricole del nostro territorio se non come il frutto di un modo di agire vecchio, legato più ad interessi politico-clientelari che allo sviluppo del territorio”. 

I tre sindaci, forti anche del sostegno dei rispettivi consigli e dell’assemblea dell’Unione Ibleide che ha approvato un preciso ordine del giorno, rigettano questo modo di affrontare lo sviluppo del territorio e annunciano che invieranno una lettera aperta al presidente della Regione Crocetta affinché intervenga per una rivalutazione della collocazione dei tre comuni montani all’interno delle macroaree. 

I tre sindaci fanno altresì appello alla deputazione regionale dell’area iblea affinché si faccia carico della problematica sollevata.


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