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La parola che vola alta è quella della poesia, "[...] L'armonia" che "vince di mille secoli il silenzio": così Foscolo; e ciò per dire che la poesia va oltre il tempo dell'uomo ed è eterna nella sua profondità e significazione.

Emilio Coco, ispanista e traduttore di fama internazionale, studioso di poesia e egli stesso poeta tra i più rappresentativi della sua generazione, trae il sintagma "vola alta parola" dal verso di Mario Luzi (cfr.: Per il battesimo dei nostri frammenti, 1984), che suona così: "Vola alta, parola, cresci in profondità/[...]" e lo pone come titolo alla corposa antologia poetica che sta per essere pubblicata, nella traduzione spagnola a Bogotà, in Colombia. E dunque, Vuela alta palabra

L'antologia presenta, analizza e esemplifica, attraverso le voci poetiche più significative del Novecento italiano, le grandi problematiche sociali e socio-storiche che lungo l'arco di sessant'anni, dalla Neoavanguardia, o se vogliamo dai "Novissimi" insieme al "Gruppo 63", passano per le correnti filosofiche e linguistiche di quel momento; insomma dalla fenomenologia husserliana e adorniana alle teorie psico-linguistiche finalizzate al superamento della retorica poetica tradizionale, per certi versi ancora in linea con le esigenze della società conformista non ancora coinvolta dalle novità e dalle istanze "rivoluzionarie" e contestatrici che crescono nel contesto freddo e contraddittorio della nuova società industriale, tecnologica, neocapitalista. 

L'antologia - bilingue - si avvale di una classificazione attenta, essendo strutturata secondo una periodizzazione che inizia dal Secondo Novecento (da Luzi a Zanzotto a Giudici, Sanguineti, Raboni, Porta, Angelis, R. Mussapi, V. Magrelli, per chiudere con Curzia Ferrari, R. Di Biasio, P. Mattei, U. Piersanti e altri). Naturalmente Emilio Coco si è guardato bene dall'autoantologizzarsi, anche se non mancano precedenti illustri (si fa per dire!) nella nostra storia letteraria (un tale Cucchi, per esempio, al quale va accostato Giorgio Manacorda).

Studioso attento e rigorosamente documentato, Coco non trascura le pagine di sconvolgimenti e di lutti che mutarono la nostra storia a opera di terroristi che, negli Anni Settanta, dettero vita a formazioni quali i "Nuclei Armati Proletari", le "Brigate Rosse", "Prima Linea" e altre, determinando un clima di violenza che non risparmiò neanche lo Statista Aldo Moro. La Letteratura viene assorbita dalla Contestazione giovanile e il "nuovo" intellettuale (poeta, scrittore, sociologo, filosofo, linguista, psicoanalista) diviene organico alle nuove forme di Potere che mirano a sostenere e estendere la  nuova realtà socio-storica che viene profilandosi lungo gli anni della seconda metà dello scorso secolo. 

Ne segue che la nuova poesia-propaganda, sul piano contenutistico e espressivo-strutturale, diviene Manifesto della Contestazione giovanile che oppone la forza del nuovo verso contro gli inganni dell'antico Potere. Tutto questo determina, in certo senso, una ventata di aria nuova e di promesse che investe il nostro Secondo Novecento all'insegna, come Coco traduce, "De la reconquistada libertad expresiva y de la renovada fe en la poésia [...]", e esemplifica, l'autore, elencando i molti festivales internazionali del tempo: uno per tutti, quello di Castelporziano a Roma, la cui finalità fu quella di esaltare l'aspetto spettacolare della poesia, al fine di coinvolgere il pubblico e interessarlo al suo messaggio. In questo contesto, non vanno dimenticati, a metà degli anni Settanta, gli autori dell'antologia Il pubblico della poesia: A. Berardinelli e F. Cordelli; ma c'è anche il settario P. V. Mengaldo, che dalla sua antologia lascia fuori alcuni interessanti poeti e, tra questi, il notevole B. Cattafi.

Coco cerca di mettere ordine all'interno della poesia, analizzando e/o conciliando le diverse linee o tendenze poetiche che si intersecano, si sovrappongono, contrastano, coincidono, complicando l'Ultimo Novecento e escludendolo dalla corsa verso il terzo millennio, la cui poesia, oggi, si alimenta a ben altre problematiche, tutte da "sistemare", analizzare, valutare, così da poter tracciare la nuova fisionomia del secolo attuale, non certo toccato dalla grazia (e dal dolore!) della grande – seppure crudele – Storia che lo afflisse e plasmò. 

Nella sua disamina sulla seconda metà del Novecento, Coco ha il grande merito di aver recuperato alla Letteratura nomi di rilievo quali S. Lanuzza e F. Doplicher, ma non troviamo, purtroppo, i combattivi rappresentanti del "Gruppo fiorentino" come Giuseppe Zagarrio e i Sodali della rivista "Quartiere" o il gruppo della rivista "Hellas" diretta, a Firenze, dall'intellettuale cattolico Carmelo Mezzasalma, oggi direttore della rivista "Feeria".

Epperò, lo studioso di S. Marco in Lamis ha tracciato, con rigorosa competenza, l'orizzonte non certo limpido della poesia italiana degli Anni Cinquanta del Novecento alla sua fine, proponendo alla Letteratura argentina le grandi problematiche socio-storiche e letterarie di quel secolo, ma arrestandosi alle soglie del terzo millennio. Ci sarà una nuova storia a collegare il 2° millennio col 3°, a stabilire una continuità tra le poetiche di queste due epoche, l'una che muore e l'altra che nasce, ancora alla ricerca della propria storia? Ai fratelli Argentini, l'ultima parola. E, d'altronde, ce lo ricorda il poeta colombiano Selnich Vivas, "Chiunque ci chieda una parola, noi gliela diciamo chiaramente,/come se questa parola fosse in realtà la parola delle parole; /[...]". Ed è, certamente, la parola che vola alta: Vuela alta palabra!

 

Giovanni Occhipinti


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