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Autore: Salvo Micciché - Stefania Fornaro
Editore: Carocci Editore
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Il mensile Medioevo di marzo, a firma di Stefano Mammini (p. 112) ha recensito il volume di Salvo Micciché e Stefania Fornaro, "Scicli. Storia, cultura e religione (secc. v-xvi)", collana "Studi storici" Carocci Editore, 2018

 

Ragusa, 6 marzo 2018 – Una bella recensione del volume che Stefania Fornaro e Salvo Micciché hanno pubblicato con Carocci Editore (prefazione di Giuseppe Pitrolo) sulla storia medievale di Scicli è stata pubblicata, a firma di Stefano Mammini, sul mensile Medioevo di marzo.

«Non è facile ricostruire la storia medievale di Scicli, cittadina dei Monti Iblei che fu tra i centri più importanti della contea di Modica. Una difficoltà di cui erano consapevoli gli autori del volume, che l’hanno superata con un’attenta e meticolosa ricognizione delle fonti letterarie e archivistiche a oggi disponibili, integrata, soprattutto per le fasi più antiche, dai dati offerti dall’archeologia...», comincia la recensione che invitiamo a leggere sul mensile che si può anche ordinare sul sito web della rivista.

Gli autori ringraziando la redazione e il direttore del mensile e l'autore hanno evidenziato l'importanza di una rilettura della storia medievale di Scicli ed hanno ribadito che il loro lavoro al riordino della storiografia su Scicli e delle relative fonti, serve anche a porre dubbi e interrogativi su cui indagare più a fondo e su cui condurre ulteriori ricerche, anche alla luce di nuovi scavi archeologici e altre pubblicazioni sul tema.

Come abbiamo scritto in altro luogo su Ondaiblea, il volume (già presentato a Scicli e Siracusa) sarà presentato a Ragusa il 22 marzo 2019 (ore 18) presso il Centro Studi Feliciano Rossitto di Ragusa, in collaborazione con il Polo Regionale di Ragusa per i siti culturali, CSFR, Centro Servizi Culturali Ragusa, Archeoclub Ragusa, Carocci Editore e Ondaiblea. Relatore l'archeologo prof. Giovanni Distefano, introduzione di Giorgio Chessari (CSFR) ed Enzo Piazzese (consigliere nazionale Archeoclub d'Italia), modera Giuseppe Nativo (Ondaiblea). 

Oltre agli autori, nel volume sono presenti saggi di Stefania Santangelo (CNR - IBAM), Ignazio La China (storico), Giuseppe Nativo.

 

G. N.

 

Scheda del volume sul sito Carocci Editore

 

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Autore: Giuseppe Raffa
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Modica: Il libro del vittoriese Giuseppe Raffa, “Belli senz’anima”, al centro dell’XI appuntamento del Caffè Quasimodo in programma il 9 marzo 

 

Modica, 3 marzo 2019 – “Belli senz’anima”: è questo il titolo del libro dell’autore vittoriese Giuseppe Raffa, che sarà presentato nell’XI “sabato letterario” del Caffè Quasimodo di Modica, che si terrà  alle ore 17,30 al Palazzo della Cultura il prossimo 9 Marzo, nel quadro della Stagione culturale 2018-2019 del circolo culturale modicano, in collaborazione con la locale  sezione della Fidapa.

La serata, che sarà coordinata dalla poetessa Antonella Monaca, vedrà, dopo il saluto della Presidente della Fidapa di Modica, Ierene Raudino,  una conversazione dell’autore Giuseppe Raffa  con il Presidente del Caffè Letterario Quasimodo, Domenico Pisana. Giovanna Drago della Compagnia Teatrale "I Caturru" di Scicli, ed Edgarda Di Marino, studentessa del Liceo Classico di Modica, leggeranno brani del  libro, mentre  intermezzi musicali a cura del “Duo Estrella” , composto dal M° Lino Gatto alla chitarra e Ilde Poidomani, voce,  arricchiranno la serata. 

“Belli senz’anima” , scrive Domenico Pisana, è un libro che merita attenzione e di essere letto per l’attualità delle tematiche che propone, ossia il fenomeno del bullismo scolastico e sociale, nonché della trasformazione della famiglia e della crisi dei ruoli di padre e di madre; l’autore offre un’accurata analisi di tali problematiche, indicando la strada di una pedagogia educativa  capace di aiutare le varie realtà  come la scuola, la famiglia  le associazioni sportive e culturali a muoversi   nella direzione di assunzione di strategie preventive attorno alle quali ritrovare un rinnovato sentimento di bene comune”. Un’opera, quella di Raffa, dalla quale trarre sicuramente profitto per la gestione di fenomeni complessi che condizionano la vita sociale del nostro Paese”.

Giuseppe Raffa,  laureato in pedagogia, giornalista e scrittore, da oltre vent’anni si dedica a tematiche giovanili, intervenendo con studi e conferenze nelle scuole delle province di Ragusa, Enna, Palermo, Siracusa, Catania e Caltanissetta. Raffa ha al suo attivo otto pubblicazioni, tra le quali si segnalano “Indagine conoscitiva sulla condizione giovanile a Vittoria(1989); “Discoteca: inferno o paradiso? (2000); “Indagine sul cyberbullismo in Sicilia”(2018). 

Autore: Nausica Zocco
Editore: LFA Publisher

Valutazione attuale: 5 / 5

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Trama

Ci troviamo nella Sicilia degli anni 30, ed una giovane donna anticonformista, rifiuta di “maritarsi” poiché non ama l’uomo che le hanno “portato in casa”.

Una storia in due atti che narra di un epoca di stenti e privazioni, dove come unica salvezza per il “gentil sesso”, per le Femmine per intenderci, era acconsentire ad un matrimonio “Combinato” come unica fortuna , un investimento per la vita, facendo tacere cuore ed emozioni.

Femmina è un grido alla ribellione, una sorta di liberazione ad una prigionia comandata, il coraggio che avrebbe dovuto, e che dovrebbe  avere ogni donna.

«Donna Peppina è una donna siciliana che ventiquattr'ore prima del matrimonio nel 1935 dice di no al matrimonio combinato in un'epoca di stenti, sacrifici, miseria, dove preparare la dote era l'investimento per la vita, dove "maritarsi" con un uomo lavoratore onesto era la fortuna più grande per una ragazza in età di matrimonio. La storia è semplice, ma nella sua semplicità è meravigliosa: una donna rifiuta il matrimonio combinato perché non ama l'uomo "portato a casa" da altri parenti. È una storia in due atti che merita d'essere raccontata, in un tempo come quello attuale dove è più facile farsi condizionare che essere se stessi».

 

Frutto di un progetto narrativo personale, FEMMINA, scritto in due atti , è la risultante di cio’ che potrebbe accadere e ciò che è accaduto, in una sorta di equilibrio ironico delle vite che si incontrano e sfiorano. Femmina vuol dirci che non serve solo il coraggio per seguire il cuore.

Fra un alternarsi di vicissitudini, la  versatilità del testo, la libertà di interpretazioni, il capolavoro di Nausica Zocco , narra con una semplicità sorprendente e amorevole, il coraggio di Donna Peppina che rimanendo fedele a se stessa, scardina lucchetti, supera preconcetti  e scombina i piani in un impensabile Sicilia degli anni 30.

 

Intervistata l’autrice, con un sorriso che la contraddistingue , dice:«Quante donne Peppina ci sono al mondo, e quante vorrebbero esserlo, libere di esprimere la loro forza sensuale, forti ancora nel credere che un’altra vita è pur sempre possibile vivere».

Edito da LFA Publisher, disponibile in tutte le librerie, Femmina è un invito alla riflessione, al coraggio ed all’amore.

 

Dedicato a tutte le "Donne Peppine", alle donne che seguono il cuore sempre e comunque, anche a costo di essere definite delle pazze. A tutte le femmine che vivono di istinti e di istanti, con anima ardente come il sole di Sicilia.

 

Alessia Sudano

Autore: Grazia Dormiente
Editore: Prova d’autore
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Un viaggio nella terra Iblea tra “memorie e sguardi” nel libro “Ibleide” di Grazia Dormiente, che sarà presentato al Caffè Letterario Quasimodo 

 

Modica, 19 febbraio 2019 – “Ibleide: memorie e sguardi”: è questo il titolo del saggio di Grazia Dormiente, scrittrice, entonoantropologa e Direttore culturale del Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica,  che sarà presentato nel X “sabato letterario” del Caffè Quasimodo di Modica, che si terrà alle ore 17,30 al Palazzo della Cultura il prossimo 23 febbraio, nel quadro della Stagione culturale 2018-2019 del circolo culturale modicano.

La serata, che sarà coordinata da Silvana Blandino, sarà introdotta da Mario Grasso, scrittore e Direttore editoriale della Casa editrice Prova d’Autore, quindi vedrà una conversazione dell’autore con il Presidente del Caffè Quasimodo, Domenico Pisana. Elia Scionti e Carmelo Di Stefano, componenti del Caffè Letterario Quasimodo, leggeranno brani del volume, mentre intermezzi musicali, a cura del Duo “Rendo-Gurrieri” al clarinetto e alla chitarra, arricchiranno la serata. 

«Grazia Dormiente, dice Domenico Pisana, offre al lettore, in questo saggio sugli Iblei corredato da immagini d’epoca, un interessante viaggio dentro la terra iblea, colta nelle sue dimensioni paesaggistiche ed antropologiche sotto lo sguardo dei grandi viaggiatori stranieri del XVIII secolo e fino a giungere agli storici del XIX secolo. L’autrice sa affascinare con una scrittura che mette in risalto, con mirabili sintesi, tratti materiali ed immateriali che hanno modellato il paesaggio ibleo, nonché suggestioni ed emozioni scaturite da una terra che vuole continuare a trasmettere i suoi valori identitari alle future generazioni».  

Al termine della serata il Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica offrirà agli intervenuti una degustazione di cioccolato. 

Autore: Carlo Ruta
Editore: Edizioni di storia e studi sociali
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Ragusa, 23 gennaio 2019 – Presentato ieri pomeriggio alla Libreria Paolino di Ragusa il libro "Teoderico. Il re barbaro che immaginò l'Italia", di Carlo Ruta (Edizioni di Storia e Studi Sociali, 140 pp.).

Dopo l'introduzione di Enzo Piazzese, consigliere nazionale Archeoclub d'Italia, che ha organizzato l'evento, l'archeologo Giovanni Distefano ha conversato con l'autore, lo storico e saggista Carlo Ruta, alla presenza di numeroso pubblico.

«Non è una biografia – ha esordito il prof. Distefano –, è piuttosto l'analisi precisa e puntuale della figura di un re illuminato che ha immaginato una nazione, l'Italia». Ed in particolare il libro tratta del rapporto con due figure che ispirarono Teoderico I il grande re dei Goti, in relazione al non facile incontro tra due popoli e culture, quella romana e quella germanica, quella cristiana e quella ariana. Le due figure sono Boezio e Cassiodoro che insieme a Festo e Liberio furono suoi consiglieri e ministri. Quel Flavio Magno Aurelio Cassiodoro da Squillace che con le sue opere – si pensi alla Chronica o al De origine actibusque Getarum – e poi con il Vivarium, il monastero fondato in Calabria favorì l'incontro tra Goti e Romani; e ancor più quell'Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, formatosi ad Atene che al re portava usi e cultura bizantini ed ellenistici – rafforzando in lui che era stato da giovane ostaggio per la pace a Bisanzio – e il cui programma era la traduzione in latino delle opere di Aristotele e di Platone. Teoderico ambiva fortemente a fondere l'elemento romano e quello goto, le leggi e il diritto di Roma con le consuetudini germaniche e soprattutto aspirava a unificare l'Italia in un'unica Nazione. La sua vicenda «rispecchia – scrive Ruta – la complessità di un'epoca di transito: disordinata, ambigua, travagliata da radicalismi ma percorsa da esperienze di convivenza etnica, di pluralità, di compostezza civile, di decoro urbano e di contagio religioso e culturale».

L'etichetta di "barbaro", tanto cara a romani e greci (che così chiamavano gli stranieri: quelli che non sanno "parlare greco"), mal si addice a Teoderico, che volle essere arbitro di mondi distanti, senza minimamente voler distruggere le loro culture, piuttosto integrarle, fonderle nel suo ambizioso progetto di di convivenza etnica in uno stato chiuso, sì, ma anche plurale, «con rigidi protocolli identitaria», come scrive Ruta.

Non fu tutto facile, specialmente tra ariani e cristiani cattolici. Anche con l'amico e consigliere Boezio, grandissimo pensatore e autore di opere illuminate, che cadde in disgrazia – probabilmente per una congiura tra i senatori e non tanto per volontà del re –, fu imprigionato, in prigione scrisse la sua più famosa opera, la De Consolatione Philosophiae, e messo a morte nel 526, lo stesso anno in cui, morendo, si spengono le ambizioni di Teoderico. Nel 526 – scrive l'autore – «il regno goto precipitava in una profonda instabilità ed infine, per iniziativa di Costantinopoli, in uno stato di guerra che in un paio di decenni ne avrebbe determinato la fine».

I Bizantini, riprendendo possesso di gran parte dell'Italia (d'altra parte vi furono i Longobardi), non seppero imitare la forza unificante del re goto e i loro possedimenti erano fragili e disgregati. Di lì a poco le prime incursioni islamiche (preludio dell'occupazione del IX secolo) lasciavano intendere che la Sicilia e l'Italia sarebbero state pervase da dominazioni, frammentate, dal destino incerto. Tutto il contrario del sogno di Teoderico.

 

Salvo Micciché

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Domani, 24 gennaio 2019, il libro sarà presentato alla Libreria Feltrinelli di Palermo.

 

Autore: Carlo Ruta
Editore: Edizioni di Storia e studi sociali
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Ragusa, 14 gennaio 2019 – Il libro di Carlo Ruta "Teoderico - il re barbaro che immaginò l'Italia" (Edizioni di Storia e studi sociali) sarà presentato a Ragusa il 22 gennaio 2019 (ore 17:30), presso la Libreria Paolino (Corso Vittorio Veneto 144).

Con l'autore (saggista e storico) dialogherà l'archeologo Giovanni Distefano (Università della Calabria).

Introdurrà Enzo Piazzese, consigliere nazionale Archeoclub d'Italia.

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