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  • Autore: Aldo Setaioli
  • Editore: Graphe.it
  • Titolo: Non sono morti gli dèi

La Sicilia (edizione regionale del 28.06.203, p. 16) ha pubblicato la recensione di Salvo Micciché al volume di Aldo Setaioli, Non sono morti gli dèi, Graphe.it, 2023: «Kavafis cantore della Grecia classica — Aldo Setaioli nel nuovo volume “Non sono morti gli dei” rilegge l’opera del poeta ed evidenzia alcuni tratti salienti come il contrasto con la romanità e quello tra paganesimo e cristianesimo».

Riportiamo il testo integrale della recensione a beneficio dei Lettori de La Sicilia e di Ondaiblea

 

Kostantinos Kavafis (Alessandria d’Egitto, 1863-1933) è un poeta greco che non finisce mai di stupire.

Di lui si sono occupati, tra gli altri, i professori siciliani Michele R. Cataudella e il cugino Michele Cataudella, della cui opera di traduzione di recente abbiamo trattato in una conferenza, a Scicli, con Katerina Papatheu (Università di Catania). Ora l’editore Graphe.it ha pubblicato una nuova opera, a cura di Aldo Setaioli (professore emerito di Lingua e Letteratura latina dell’Università di Perugia, prolifico autore di testi su autori latini, in particolare Seneca). Si tratta del volume Non sono morti gli dèi, Antologia poetica con testo greco a fronte.

Setaioli ha premesso alla traduzione delle poesie di Kavafis una bella introduzione in cui rilegge la poetica dell’autore greco ponendo attenzione ad alcuni tratti caratteristici. Il traduttore ha scelto, tra le 154 poesie del “canone” di Kavafis, 69 che a suo avviso aiutano il lettore a capire questi tratti, che possiamo accomunare in un unico grande filone: rilettura e amore per la storia e la letteratura della Grecia classica, per i poeti, in particolare, che vanno da Omero fino all’avvento dei Bizantini.

Kavafis compie una personale selezione degli avvenimenti, in uno spirito ellenistico, essendo lui un greco di cultura greca moderna e in particolare alessandrino, nel senso letterario del termine, ovvero con riguardo a quel fiorire di autori greci tra l’epoca di Alessandro Magno e quella dei successivi regni ellenistici, tra cui spicca l’opera dei filologi di Alessandria. È questa storia che affascina particolarmente Kavafis, che celebra la gloria di Alessandro con la sua spedizione in Oriente – fa notare Setaioli – nella poesia Nel 200 a.C., con un cumulo di aggettivi, sottolineando che «uscimmo noi, un nuovo mondo greco, grande…», riferendosi ai Greci d’Egitto, di Siria, di tutto l’Oriente, quando la lingua greca giunge sino in Battriana e finanche in India. Curioso che questa poesia non sia cronologicamente collocata nel tempo storico dei fatti, ma nel 200 a.C., vigilia della sconfitta di Magnesia e della supremazia di Roma sul mondo greco.

Ed ecco uno dei tratti salienti della lettura di Kavafis della classicità: il contrasto, cominciando dal contrasto tra la Romanità incipiente (da Alessandro alla sconfitta di Azio del 31 a.C.) e il mondo greco che si era espanso fino ad Oriente. Per trattare poi il contrasto tra Paganesimo e Cristianesimo con diverse poesie dedicate a Giuliano l’Apostata, dal momento in cui finge di essere cristiano – scrive Aldo Setaioli – sebbene le sue simpatie e tendenze pagane si siano già manifestate, fino alla morte, salutata con gioia dai Cristiani.

Rimandiamo alla lettura del volume, e in particolare all’Introduzione di Aldo Setaioli, per un approfondimento su questo interessante approccio di lettura di Kavafis riguardo alla cultura classica, perché sarebbe lungo discuterne in questa recensione.

È importante, però, notare un aspetto linguistico di Kavafis che – sottolinea Setaioli – non può essere riprodotto in altre lingue. I suoi versi sono in greco moderno, certo, ma il suo linguaggio è un mix personalissimo di kathareousa e di demotikí (due filoni in cui la lingua classica si distinse a partire dall’epoca bizantina) con frequenti citazioni in greco classico. E questo aspetto fa capire ancora di più l’attenzione del poeta alla classicità e al mondo greco antico.

Il testo che Setaioli presenta è quello dell’edizione in due volumi di G. P. Savidis, Ikaros Ekdotiké Etairía, del 1995. La traduzione che Aldo Setaioli presenta è notevole, pregevole, ammaliante, colta ma anche attenta a lettori non “addetti ai lavori”, ma semplicemente affascinati dalla poesia vivida e caratteristica di Kostantinos Kavafis.

Il libro si legge in breve tempo (in totale 220 pagine, compresi indici e una Nota di lettura, a cura del traduttore) e ben figura nella libreria di chi ama la poesia e la cultura classica.

«Per aver noi spezzato i simulacri / loro, per averli scacciati dai loro templi, / non morirono affatto, per ciò, gli dèi.» (Canto d’Ionia), p. 195 del testo di Aldo Setaioli.

Salvo Micciché (Società Ragusana di Storia Patria)

 

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry