Siracusa e dintorni
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Siracusa, 10 novembre ‘15 – “Questo consiglio comunale ha bisogno di recuperare il rapporto con la città e lo deve fare con il contributo di tutti. Lavorerò per un coinvolgimento ampio dei consiglieri perché questa aula torni ad essere un luogo della politica rispetto a chi la vuole trasformare in un'aula gidiziaria”. Il nuovo presidente del consiglio comunale, Santino Armaro, ha concluso così il suo intervento di investitura, pronunciato subito la proclamazione dell'elezione.

Cinquantaquattro anni, dipendente Enel, eletto nelle liste si “Rinnoviamo Siracusa adesso”, Armaro ha ottenuto 27 voti; 3 le schede bianche, una la nulla. Al voto non hanno partecipato i gruppi di Progetto Siracusa, Siracusa Protagonista-Fratelli d'Italia, e la consigliere Simona Princiotta del Gruppo misto; hanno partecipato al dibattito annunciando, però, la decisione di lasciare l'aula.

“Io penso – ha proseguito Armaro – che abbiamo tutti l'interesse, a prescindere se si è maggioranza o opposizione, ha ridare credibilità al Consiglio. Abbiamo bisogno di ridare sobrietà a questa istituzione e di invertire la rotta con l'aiuto di tutti. È il momento di portare in aula il dibattito politico, anche duro ma di contenuto. Questo è un Consiglio fatto prevalentemente di persone per bene, che non viviamo di politica. Ci sono le potenzialità per affrontare e risolvere i problemi della città e, con i tanti giovani presenti in questa assise, per costruire una nuova classe dirigente”.

Armaro, inoltre, ha ricordato della fiducia di cui ha goduto nella veste di presidente della commissione Urbanistica e ha sottolineato le aperture ascoltate nel corso del dibattito. “Se oggi sono presidente – ha detto ancora – è anche la conseguenza dei fatti accaduti in questi mesi, e in tal senso ho apprezzato il gesto del presidente Sullo che, con le sue dimissioni, aiuta a fare chiarezza e a riportare serenità; un grazie anche per il lavoro svolto con grande umiltà”.

Il dibattito e l'elezione sono stati coordinati dal presidente facente funzioni, Giuseppe Impallomeni. Prima di dare la parola ai consiglieri, Impallomeni ha letto una nota di Alessandro Acquaviva giunta alla presidenza del consiglio per evidenziare la decisione della Camera di dare vita una commissione parlamentare sul caso Scieri. L'iniziativa, portata avanti dai parlamentari siracusani, ha preso il via dall'approvazione, all'unanimità, di un ordine del giorno del consiglio comunale. Acquaviva ha ringraziato anche l'ex consigliere comunale, Ermanno Adorno, che lanciò l'idea.

Sull'elezione del nuovo presidente, dure le parole usate dagli esponenti della minoranza, a cominciare da Massimo Milazzo che, aprendo il confronto in aula, ha parlato di elezione viziata dalla “barbarie politica” e di presidente che è espressione solo della maggioranza. Con questa passaggio, secondo Milazzo, la maggioranza dimostra di non voler fare nulla per curare “la crisi che investe la Giunta e il Consiglio”.

Cetty Vinci (anche a nome del capogruppo Salvatore Castagnino, assente per motivi personali) ha attaccato la maggioranza per avere deciso di non aprire un dialogo con l'opposizione, che “rappresenta una parte consistente della città” sempre più ampia. “Il nostro grurppo – ha concluso – si ritiene offeso da questo atto di arroganza della maggioranza”.

È toccato al capogruppo del Pd, Francesco Pappalardo, annunciare la candidatura di Armaro allo scranno più alto dell'aula. Una candidatura, ha detto, che il frutto di “un nuovo entusiasmo, di un nuovo slancio, di una nuova unità e della ritrovata voglia di anteporre il fare al dire”.

Alberto Palestro, dopo avere ringraziato Impallomeni per il lavoro svolto nella veste di presidente facente funzioni, ha auspicato che l'elezione di Armaro coincida con una consiglio comunale capace di riacquistare il suo ruolo e che torni ad occuparsi dei problemi concreti. Dopo avere ricordato i tagli ai costi della politica decisi dall'Aula e la destinazione di quei fondi all'edilizia scolastica, Palestro ha rivolto gli auguri ad Armaro riconoscendogli capacità, come ha dimostrato nella veste di presidente della commissione Urbanistica.

Per Salvo Sorbello, con l'elezione di Armaro “si sta perdendo una grande occasione. Questo poteva essere il momento di una svolta per far riprendere la strada ad un consiglio comunale che in questi due anni certamente non ha brillato”. Per Sorbello, il nuovo presidente potrà solo fare meglio del suo predecessore, ma il Pd ha deciso di non aprirsi alla minoranza e di arroccarsi non rendendosi conto che ormai è “minoranza della minoranza” nella città.

Secondo Fabio Rodante, quanto sta accadendo non farà altro che allontanare ancora di più la gente dalla politica, e “una delle cause è la litigiosità all'interno del Pd. “Usciamo dall'aula – ha aggiunto – perché non è stato compreso che la minoranza chiede un confronto sui problemi della città e non sulle poltrone”.

Enrico Lo Curzio ha ringraziato l'ex presidente Leone Sullo per il coraggio con il quale ha svolto il ruolo e ha fatto gli auguri ad Armaro, al quale ha riconosciuto capacità e una lunga militanza politica.

Simona Princiotta ha stigmatizzato la presenza del sindaco Garozzo, ricordandone l'assenza in occasione di provvedimenti importanti per la gente e la presenza quando si tratta di votare incarichi, come quelle del collegio dei revisori dei conti. Princiotta ha attaccato la maggioranza per le scelte sulla gestione del servizio idrico, sulla aliquote Tari e Tasi, annunciando poi la sua astensione dal voto. Quindi ha paragonato il Pd a un branco che fa quadrato per paura. “Questa – ha concluso – è l'ennesima scelta vergognosa fatta in quest'aula e alla vergogna sono tutti partecipi”.

Anche per Gaetano Firenze, che ha chiuso gli interventi, si è persa l'occasione per “cambiare registro”. Poteva essere l'opportunità per dare risposte alle domande della gente e della città, ma questi problemi sono rimasti fuori dalle riunioni preliminari alla scelta del presidente. Firenze ha chiarito che il suo non è un giudizio su Armaro ma sui percorsi della politica in generale e su una maggioranza che si considera autosufficiente.

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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