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Libri di Salvo Micciché

Scicli - storia, cultura, religione...Scicli: onomastica e toponomasticaZàghiri e Parmi...Argu lu cani...Dall'Alba ai Girasoli...
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Salvo Micciché e Stefania Fornaro Scicli - storia, cultura, religione (secc. V-XVI) Carocci Editore Salvo Micciché Scicli: onomastica e toponomastica (con appendice araldica) Edizioni Biancavela - Il Giornale di Scicli - StreetLib Salvo Micciché Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario Edizioni Biancavela - StreetLib Salvo Micciché Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana Edizioni Biancavela - StreetLib Marco Iannizzotto e Salvo Micciché Dall'Alba ai Girasoli Edizioni Biancavela - StreetLib

Biancavela, Carocci Editore, Streetlib, Il Giornale di Scicli

I fatti del Sudest

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Visita guidata all'area archeologica di Kaukana, 8 agosto

Argomento: Archeologia

Ragusa, 5 agosto 2019 – Giovedì 8 agosto (alle ore 19) il prof. Giovanni Distefano  (direttore del Parco Archeologico di Camarina e Cava d'Ispica e docente presso Università della Calabria e Università Tor Vergata Roma 2) condurrà una visita guidata all'area archeologica di Kaukana (Ragusa). Si inizierà con l'ingresso dal Lungomare delle Anticaglie.

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La Luna nel Cinema

«Chi ama la luna non si accontenta di contemplarla come un’immagine convenzionale,

vuole entrare in un rapporto più stretto con lei, vuole vedere di più nella luna,

vuole che la luna dica di più»

Italo Calvino

 

La Luna è declinata al femminile*, come l’acqua. Elementi che accompagnano la vita dell’uomo e della donna. Facendo ricorso esplicito all’elemento liquido (“il riflusso delle acque” condizionato dalla luna, ciclico quanto il percorso del satellite e le fasi dell’organismo femminile), o evocandolo indirettamente in diverse immagini che, se dichiarate relative al corpo celeste e alla donna, implicitamente suggeriscono anche un riferimento all’acqua, Joyce riafferma l’indissolubile nodo che stringe in un unico simbolo l’elemento femminile, “notturno, patriarcale, caotico e generatore”, e le immagini relative all’acqua. Il valore archetipo di tale nesso è sottolineato da Eliade, il quale afferma che “fin dalla preistoria, il complesso Acqua-Luna-Donna era percepito come il circuito antropocosmico della fecondità” (cfr. Trattato di storia delle religioni, 1984, p.194).

Si tratta, dunque, di un universo dalle mille sfaccettature dove poesia e letteratura, ma anche pensieri filosofici, si sono da sempre intrecciati e i cui confini sono talora lambiti da filastrocche dialettali (“Luna lunedda / Fammi na cudduredda, / Fammilla bedda ranni / Ci la portu a San Giuvanni…”) di atavica memoria.

Anche il Cinema, la settima arte, è stato avviluppato nel fascino della Luna. A tale riguardo, qui di seguito, sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori le articolate ed interessanti riflessioni sul tema che ci ha proposto Danilo Amione (docente Storia del cinema all’Accademia Belle Arti di Ragusa, critico cinematografico).

 

Giuseppe Nativo

 

Nota: * non in tutte le lingue, ovviamente, la parola è femminile: ad es. in tedesco der Mond è maschile, come anche in arabo, al-qamar, e, di converso, nelle rispettive lingue il Sole è femminile: die Sonne e ash-Shams. In inglese i due termini corrispondenti (Moon e Sun) sono ovviamente neutri, secondo i canoni della lingua... Il concetto di Luna, però, è "femminile" in poesia, quasi universalmente, a partire dalla Selênē (o Selanna) di Saffo. [ndr, sm]

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L'archeologo Giovanni Di Stefano alla riunione UNESCO per il futuro di Cartagine

Argomento: Archeologia

Ragusa, 20 luglio 2019 – L' archeologo ragusano Giovanni Di Stefano rappresenterà  l' Italia alla riunione UNESCO per Cartagine il prossimo 26/27 luglio a Tunisi.
Il Direttore dell' Istituto Nazionale del Patrimonio, del Ministero degli Affari Culturali della Repubblicadella Tunisia, Faouzi Mahfoudh, ha  voluto l' archeologo ragusano Di Stefano quale unico italiano che scava a Cartagine da vent' anni per rappresentare l'Italia alla conferenza internazionale dell'UNESCO per la programmazione dello studio e la conservazione di Cartagine per il 2020-2040. Di Stefano, che in Italia dirige il parco archeologico di Camarina e insegna nelle Università  di Roma 2 e della Calabria, dirige la Missione italiana a Cartagine ed ha effettuato scavi e ricerche nell' anfiteatro e nelle cisterne di Cartagine.

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Teoderico e il suo sogno. Presentato a Modica il libro di Carlo Ruta

Autore: Carlo Ruta
Editore: Edizioni di storia e studi sociali

Teoderico. Il re barbaro che immaginò l’Italia (presentazione a Modica, 3 agosto 2019)

Modica, 5 agosto 2019 – È stato presentato a Modica Alta, nel chiostro della medievale Chiesa Santa Maria del Gesù, il volume del saggista e storico dei mediterranei Carlo Ruta, Teoderico. Il re barbaro che immaginò l'Italia (Edizioni di Storia e Studi Sociali).

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Teoderico, il re barbaro che immaginò l'Italia: presentazione a Modica 3 agosto

Autore: Carlo Ruta
Editore: Edizioni di storia e studi sociali

Modica, 23 luglio 2019 – Nello splendido scenario del medievale chiostro di Santa Maria del Gesù, a Modica Alta, sabato 3 agosto 2019 alle ore 18:30 sarà presentato il libro di Carlo Ruta, “Teoderico. Il re barbaro che immaginò l’Italia” (Edizioni di Storia e Studi Sociali, 2019).

L’incontro con l’autore, saggista e storico del Mediterraneo, si articolerà in un dialogo con Giovanni Distefano (archeologo, direttore del Polo per i Siti culturali di Ragusa), Francesco Lucifora (direttore del CoCa archivio della biblioteca di Modica), Salvo Micciché (saggista e direttore editoriale della rivista Ondaiblea), Daniele Pavone (storico del territorio).

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Il senso del male di Corrada Biazzo Curry. Dolore e nostalgia per la terra lontana

Autore: Corrada Biazzo Curry

Il senso del male, raccolta di poesie di Corrada Biazzo Curry, è una raccolta di poesie dove sono i ricordi a lacerare l’anima che a sua volta li traduce in forti sensazioni e poi in versi. È vero, ci si ammala di ricordi, come la stessa poetessa ha voluto ricordarci nell’introduzione con un trafiletto di Museo d’ombre di Gesualdo Bufalino. Ma lo stesso scrittore ci ricorda che se «…di ricordi mi ammalo, …di ricordi mi curo.» Ed è così che la poetessa, originaria di Comiso, ora residente in Louisiana, cerca di superare e guarire dalla nostalgia della sua terra lontana. Il suo linguaggio poetico è esplicito. Attraverso il dolore manifestato nelle parole che evocano la sua Comiso, la sua Sicilia, la sua Italia, la sua Roma, Corrada Biazzo trova sollievo e cura la sua anima tormentata dall’estraneità della nuova terra che la ospita.

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Storie di navi. Natale a bordo della Polar Eagle. Un equipaggio da premiare

Una nuova storia di navi e nuova avventura. La storia racconta un Natale particolare, quello del 2007, vissuto da tutto l’equipaggio della ‘Polar Aegle’

Nel 1969 iniziò l’avventura in grande stile, forse la prima al mondo, di trasporto di Gas Naturale Liquefatto, tra l’America (Alaska) e il Giappone. Le Compagnie petrolifere americane, Phillip 66 o Phillips Petroleum Company (in seguito divenuta ConocoPhillips) e la Marathon Oil Corporation proprietarie di alcuni pozzi di Gas Naturale in Alaska, avevano concluso un contratto ventennale con le società giapponesi Tokyo-Gas (TG) e Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Alla scadenza il contratto veniva ridiscusso e rinnovato in base quinquennale. Agli inizi del nuovo secolo, avvicinandosi l'esaurimento dei pozzi di Gas delle due compagnie americane, si cominciò a vociferare della fine del contratto e della possibile vendita delle navi a nuova Compagnia per impiego su altre rotte. Agli inizi del 2007 la voce della compravendita delle navi si fece sempre più insistente e certa. Cominciò allora una contrattazione tra gli equipaggi e la Marathon circa la fine degli equipaggi e un eventuale compenso economico in base agli anni di servizio prestati sino al momento della compravendita nei mesi tra agosto e ottobre dello stesso anno fu raggiunto un accordo tra le parti, la Marathon e la ConocoPhillips che a compravendita avvenuta avrebbero noleggiato le navi dal nuovo armatore sino allo scadere del contratto con il Giappone previsto a fine 2010.

Il capitano Gaetano D’Agostino è protagonista di questo viaggio e di questo racconto. A Dicembre 2007 infatti, si trovava a bordo e al comando della nave denominata ‘Polar Eagle’ mentre sulla gemella ‘Arctic Sun’ si trovava il suo collega M. Bianco.

 

Capitano, ricorda cosa accadde il 16 dicembre del 2007 quando lei si trovava a bordo della “Polar Eagle”?

Con la Polar Eagle siamo partiti in zavorra da Yokohama il 16 dicembre alle 08:30 ora locale (JST) mentre la Artic Sun era partita carica qualche ora dall'Alaska, dopo qualche ora ad un orario prefissato (GMT) quando ormai entrambi le navi ci trovavamo in acque internazionali ci hanno comunicato telefonicamente e in simultanea l'avvenuta vendita delle navi e quindi la dismissione (cambio) ufficiale di bandiera da quella della Liberia a quella delle Marshall Islands. A bordo abbiamo dovuto registrare il tutto autocertificando anche il giuramento di fedeltà alla nuova nazione di bandiera acquisita dalla nave. Mi è stato ordinato di dirigermi nel porto giapponese di Muroran in Hokkaido. Arrivammo il giorno dopo all’alba e verso le ore 11 salpammo e ripartimmo alla volta del porto di caricazione, Nikiski (Alaska).

Durante la traversata fummo avvisati che avendo la nave, avendo cambiato ufficialmente il nome da Polar Eagle a Polar Spirit e cambiato anche il colore e il logo di Compagnia della ciminiera, non poteva ritornare in Giappone se non avesse cambiato il nome scritto sui due masconi e a poppa della nave stessa e contemporaneamente il colore della ciminiera e il logo sociale di appartenenza. Cosa questa impossibile da fare in navigazione e non facile da fare anche in porto in Alaska in quel periodo dell'anno.

 

Ricevette dunque un ordine praticamente impossibile... Ci racconti del grande sforzo e del lavoro del suo equipaggio per onorare quella richiesta…

Si doveva a tutti i costi cambiare la vecchia scritta  con il nuovo nome e con i colori e il logo sulla ciminiera per evitare che al prossimo arrivo in Giappone potessimo avere problemi burocratici che ci avrebbero costretto a grossi ritardi e pesanti sanzioni pecuniarie. Feci quindi radunare tutto l’equipaggio libero dal servizio, ufficiali e comuni, ed esposi loro le richieste della Compagnia. Collaboratori e professionali come sempre tutti mi dissero: «Faremo ciò che è necessario anche se le condizioni di tempo non ci saranno favorevoli». Studiammo e stilammo il piano come procedere per minimizzare rischi e prevenire qualsiasi possibilità di incidente.

Arrivammo in porto il mattino del 24 Dicembre 2007, era molto freddo, la temperatura era oltre i 10 - 15 gradi sottozero, in mare lastroni di ghiaccio andavano su è giù strusciando sulla fiancata della nave, a tratti nevicava. Avevamo preparato tutto il materiale necessario per il lavoro e appena finite le pratiche burocratiche e iniziato le operazioni di caricamento, con tutto il personale disponibile organizzammo tre squadre di lavoro, una per cambiare il nome della nave sui masconi di prua, una a poppa e una per iniziare a cambiare colore alla ciminiera per poi dipingere il nuovo logo sociale. Il personale si alternava, un paio di ore di lavoro con brevissime pause per bere qualcosa di caldo e un paio di ore di riposo.

Gli ufficiali si alternavano tra il turno in sala controllo carico e quello che seguiva le squadre all’opera. Io mi alternavo tra la sala radio da dove comunicavo e mandavo foto agli uffici di terra per mostrare lo stato di avanzamento del lavoro, il mio studio dove di tanto in tanto riposavo una mezz'oretta e i vari posti di lavoro per vedere come andava, per far vedere ai ragazzi che ero con loro e per assicurarmi che di tanto in tanto gli addetti alla cucina provvedessero a portare latte e caldo per riscaldare chi lavorava.

 

Un’operazione in cui remavano contro sia il tempo a disposizione che le condizioni atmosferiche e il mare ghiacciato dell’Alaska. Quante ore impiegaste per riuscire in questa difficile operazione?

Quel giornosmettemmo che erano le 22 passate, mandai tutti a riposare dicendo che il giorno dopo, che era Natale, si sarebbe ricominciato alle 5 dell'alba e si sarebbe proseguito sino la fine. Non avremmo otuto festeggiare il santo Natale, non avremmo fatto pranzi speciali, potevamo avere solo brevi pause per far riposare e scaldare chi era sottoposto maggiormente al tempo poco amichevole, per mangiare qualcosa di leggero e caldo. Il lavoro doveva essere completato il prima possibile: il giorno seguente, il 26 dicembre dovevamo ripartire e il lavoro doveva essere completato. Avevo anche ordinato che un rimorchiatore stazionasse nei pressi della nave pronto ad intervenire nel caso disgraziato che qualcuno, non seguendo tutte le norme di sicurezza ce avevamo stabilito, potesse cadere in mare (con quelle temperature pochi minuti in acqua potevano essere letali).

Tutto il personale lavorò sodo, senza tregua, erano ammirevoli, alla mia richiesta avevano risposto senza indugio alcuno, sapevano che io ero con loro. Ricordo che un marinaio mentre si trovava sulla sommità della ciminiera per pitturarne l'esterno, con una mano calzata da un guanto ormai bagnato, toccò erroneamente uno dei tubi di scarico della ciminiera che era molto caldo, rischiando una brutta scottatura. Ebbe la sveltezza di togliersi il guanto e scendere giù per essere assistito, gli feci immergere la mano in acqua ghiacciata per alcuni minuti affinché il calore preso si disperdesse e non avesse il tempo di procurargli scottature alla pelle e bolle… Andò bene, non si manifestò nessuna bolla dovuta alla scottatura e dopo un'oretta di riposo, decise di ritornare a lavorare.

Durante l'avanzamento progressivo dei lavori di tanto in tanto scattavo foto sia da bordo che da sopra il pontile per documentare. Il meteo variava: nevischio, neve, nuvoloso, ma fortunatamente non soffiava un alito di vento, calma piatta; se fosse stato altrimenti tutto sarebbe stato vano, direi impossibile da farsi. Quando finalmente, dopo un giorno e mezzo di lavoro, tutto fu finito, abbiamo consumato tutti insieme un pasto più abbondante, che niente aveva a che fare con i nostri soliti pranzi luculliani delle feste natalizie.

 

Un Natale particolare, senza fasti o grandi pranzi ma col morale alle stelle per il lavoro ben riuscito. Come si sentivano i suoi ragazzi?

Erano contenti del lavoro fatto e fatto professionalmente bene e senza intoppi. Io ero e sono ancora orgoglioso di loro. Pensai che si meritavano a pieno titolo un’ottima ricompensa. Ma le cose non andarono proprio in questo modo… Ripensandoci oggi, però, mi sento ancora mortificato per quei ragazzi che hanno dato l’anima per completare il lavoro e sacrificare il giorno di festa.

 

Cosa accade di preciso il giorno dopo?

Il giorno seguente partimmo, con il nostro carico di Gas Naturale Liquefatto alla temperatura di 161° C sotto lo zero, dentro le nostre stive , alla volta del Giappone. Destinazione Negishi-Yokohama.

Il 27 di mattina contattai il ‘Vessel Team Manager’ che era responsabile del gruppo di navi al quale appartenevamo Team Libra mandandogli il resoconto dettagliato di tutto ciò che era stato fatto e le foto di prima e dopo del lavoro. Gli chiesi pure di farmi sapere come e con cosa la Compagnia avrebbe compensato coloro che fisicamente avevano fatto il lavoro, disagiato, in condizioni avverse e sopratutto non di routine, fatto senza neanche festeggiare i Natale.  La risposta mi lasciò di stucco.

 Vessel Team Manager mi rispose il giorno seguente con una email, scrivendo che era orgoglioso del lavoro fatto e che come premio avrebbe potuto pagare 5 - 6 ore extra di straordinario (in più della normale paga prevista come straordinario fatto), come regalo, a coloro che lo avevano eseguito.  Mi sentii fortemente offeso: ciò che offriva equivaleva a circa 20-30 dollari a persona, in tutto più o meno 500 dollari. Risposi con distacco che ringraziavo a nome dell'equipaggio ma che a nome loro non accettavo elemosine alcune e che 500 dollari al mio equipaggio eventualmente avrei potuto darli prelevandoli dal mio stipendio. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto più congruo, qualche centinaio di dollari a persona almeno. La precedente Compagnia mi avrebbe sicuramente risposto: «Comandante, vedi tu cosa pensi che meritano e facci sapere».

 

Come reagirono i suoi uomini?

Chiamai a raccolta l'equipaggio e feci leggere loro tutta la comunicazione avvenuta, dicendo che quella somma se loro avessero accettato l'avrei pagata io poiché io avevo rifiutato l'offerta della Compagnia. In coro mi risposero: «Comandante, abbiamo fatto il lavoro perché ce lo hai chiesto tu, questi nuovi padroni non li conosciamo ancora, come loro non conoscono noi. Non vogliamo niente. Scrivilo pure a Glasgow, che abbiamo fatto questo regalo a loro perché noi a bordo da anni ormai siamo un vero team». Mi si rigavano gli occhi, e li avrei abbracciati uno ad uno.

Alcuni mesi dopo l’autore dell’email cadde in disgrazia da parte del Consiglio di Amministrazione della Compagnia (Board of Directors) e fu epurato in maniera che potrei definire ‘poco ortodossa’. In quell'occasione scrisse a tutti i Comandanti delle navi del Team Libra, come a chiedere supporto affinché lo sostenessimo per non farlo mandar via. Gli risposi: «Ognuno ha quel che si merita, umanamente mi dispiace, ma non ho altro da dire», solo queste parole...

Il nuovo Vessel Team Manager, era un indiano, che una volta assunta la responsabilità del suo nuovo incarico societario, mi chiamò al telefono per dirmi che sapeva tutto ciò che era accaduto e che probabilmente sarebbe venuto a trovarmi a bordo e fare una traversata con noi. E infatti fu così. Da allora cominciammo ad avere nuovamente un rapporto umano, ci siamo rivisti diverse volte, sia a bordo che durante alcuni seminari professionali, in Spagna, in Scozia, in Norvegia. Un vero amico.

  

***

Una storia di navi e una storia di uomini. Uomini diversi che popolano il mondo, che solcano mari, che soffrono, che amano il loro lavoro, che fanno la differenza. Appare chiaro che gli uomini dell’equipaggio ci misero il cuore oltre che le braccia per eseguire un ordine del loro comandante. Chi un cuore non lo possedeva non avrebbe potuto apprezzare quel piccolo grande gesto sotto Natale. Onore al merito!

Giovannella Galliano

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Cucina del Sudest: Natale, tra gastronomia e tradizione

Ragusa, 17 dicembre 2018 – Il Natale in Sicilia, si sa, è incredibilmente suggestivo ed emozionante, ricco di tradizioni sacre, profane e gastronomiche. Una triade, quest’ultima, non di poco conto che tiene conto di tanti fattori, non ultimo quello del territorio.

Fino a qualche anno fa l’atmosfera natalizia iniziava ad avvertirsi solo a partire dall’inizio di dicembre, quando per la celebrazione dell’Immacolata Concezione ogni famiglia addobbava l’albero di Natale e, soprattutto, si preparava il tradizionale Presepe. Oggigiorno, influenzati dalle usanze provenienti dai paesi del nord Europa, il clima natalizio anche in Sicilia fa il suo ingresso con un po’ di anticipo.

Ogni luogo dell’Isola secondo le proprie usanze si tinge di Natale non solo con luci e decori, ma anche con profumi gastronomici che solleticano l’olfatto fino a lambire dimensioni che si sposano bene col gusto. Connubio vincente di un buon piatto, specie quello natalizio.

Nasce, pertanto, la classica domanda che le signore – ma non solo – si pongono, ovvero “cosa preparare per la cena di Natale?”. Anche noi di Ondaiblea.it siamo incappati nel medesimo interrogativo e abbiamo subito girato il quesito a Giuseppe Maurizio Favara, cuoco di alta gamma, accreditato in F.I.C. (Federazione Italiana Cuochi), componente della Associazione Provinciale Cuochi Etnei e membro dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani.

 

Prima di passare alla domanda clou (sopra evidenziata e virgolettata), stuzzichiamo Favara chiedendo: Come si può raccontare, in ambito culinario, la cucina popolare iblea in occasione del santo Natale?

«Raccontare la cucina popolare iblea, in particolar modo in occasione del santo Natale, rappresenta un viaggio nella storia di un territorio che parte dal mare per arrivare sino alle colline, dai boschi rigogliosi alle brulle sterpaglie, con paesaggi, territori e microclimi talmente diversi da dare facilmente l’opportunità di vagare tra profumi e sapori totalmente differenti sia nella natura della materia prima sia nelle preparazioni finali».

 

Viene subito in mente il suino la cui carne è molto apprezzata nel territorio ibleo e, soprattutto, perché si utilizzano tutte le sue parti.

«Certo. La carne di suino è sicuramente uno degli alimenti principi della tavola natalizia iblea. Non dimentichiamo che la gelatina si può gustare in tutta la provincia iblea e, in particolare, a Giarratana, Monterosso Almo e Chiaramonte Gulfi. Da non trascurare l’antica preparazione del cosiddetto “Sancieli” (sanguinaccio). Se ci spostiamo a Ispica troviamo i “miliddi e baccalà”; a Pozzallo i buonissimi polipetti di scoglio “ammuttunati”, e poi i ravioli, cavati e “tomasini” a Modica.

 

Una cucina che si avvicina molto al territorio?

«Una cucina comunque povera, non ricercata, figlia di un territorio per lo più votato alla pastorizia ed agricoltura, un territorio produttivo dove molto tempo si dedicava al lavoro e quindi pochissimo ne rimaneva da dedicare ad altro, figurarsi ai fronzoli culinari. Oggigiorno tutto sembra stravolto o comunque cambiato. Il territorio ragusano è meta di turismo d’élite. Gli abitanti stessi diventano più esigenti. Non bisogna dimenticare che la città di Ragusa è divenuta l’élite delle stelle Michelin, trasformandosi nella provincia più stellata di Sicilia. Segno questo di una evoluzione culturale e di una presunzione gastronomica che affonda le radici nella tradizione strizzando, consapevolmente, l’occhio all’innovazione e alle preparazioni gourmet».

 

Detto questo, quale menu consiglia per la cena di Natale?

«Da parte mia, girovago del gusto e accanito sostenitore della tradizione anche se conditissima d’innovazione, per questo Natale 2018, sulle tavole dei ragusani vedrei: 

- come ANTIPASTO, dei “tomasini” di pasta fillo conditi con ricotta allo zenzero e ciccioli di maiale serviti con una riduzione di cerasuolo di Vittoria (Rg); 

- il primo lo farei riempendo, di cavatelli ai cardoncelli, una melanzana perlina (Comiso) che andrei poi a adagiare su una passata di pomodorino di pachino e infine guarnita con chips di pancetta; 

- mai d’accordo che terra e mare non possono entrare nello stesso menù, come secondo farei dei polipetti di scoglio di Pozzallo, cotti sottovuoto a bassa temperatura adagiati su una mousse di baccalà macchiata con la riduzione del loro liquido di cottura, e finiti con del finocchietto selvatico fritto; 

- al dolce, considerato che il panettone non può mancare mai, andrei a farcire - con una crema di ricotta setacciata con zucchero di canna, e condita con grappa di frappato docg, e scaglie di cioccolato di modica - la fetta che andrà servita su un piatto con una colata di crema al basilico». 

 

Ci può dare un anticipo almeno con una ricetta?

«Inizierei con i “tomasini” natalizi.

Per la pasta fillo: 200 gr di farina manitoba, 105 ml di acqua calda, 2 cucchiai di olio di oliva, 1 cucchiaino di sale fino.

Per preparare la pasta fillo iniziate ad impastare tutti gli ingredienti con l’aiuto di una planetaria o di un robot da cucina fino ad ottenere un panetto elastico. Dividete l’impasto ottenuto in tante palline dello stesso peso e poi bagnatele sulla superficie. Coprite con un panno da cucina e lasciate riposare per 40 minuti. Successivamente stendete con l’aiuto della macchinetta per la pasta e trasferite su di un piano infarinato, spennellate con l’olio e sovrapponete quattro fogli di pasta. La pasta è pronta per essere utilizzata o congelata.

Per la ricotta ordinatene una da 1/2 kg e tenetela un giorno a spurgare in frigo affinché possa rilasciare il liquido in eccesso risultando in tal modo asciutta. Poi amalgamatela con lo zenzero e/o ginger grattugiato nella proporzione di un pezzetto di radice da tre centimetri per 1/2 kg di ricotta; se utilizzate quella vaccina mettete anche 1/2 cucchiaino di sale, se usate quella di pecora va bene così come si trova.

Prepariamo adesso i ciccioli.

Prendiamo un chilo di pancetta di suino e la facciamo bollire a fuoco lento. Appena si sarà formato il liquido per effetto dello scioglimento dei grassi, filtriamo il tutto in modo che la parte liquida lasci la carne. La parte liquida, così ottenuta, conservatela, solidificata non è altro che una buona sugna fatta in casa; la carne, invece, spremetela con lo schiacciapatate in modo da privarla totalmente dei liquidi. Avete ottenuto così i famosissimi ciccioli!

Adesso prepariamo la riduzione al vino:

500 ml di vino rosso, 250 ml di brodo vegetale, 50 g di burro, 1 scalogno, 30 g di farina, sale q.b. e 1 foglia di alloro.

Usciamo il burro dal frigo e lo facciamo ammorbidire. Poi, facciamo sciogliere in padella, a fuoco basso, metà del burro facendolo dorare per alcuni minuti e badando bene a non farlo bruciare. Aggiungi lo scalogno tagliato finissimo. Quando lo scalogno sarà leggermente imbiondito, aggiungiamo il vino.

Alziamo per un paio di minuti la fiamma (in questo modo faremo evaporare l’alcool dal vino). Uniamo la farina setacciata con il restante burro e il brodo; uniamo il tutto e cuociamo a fiamma moderata sino a quando il liquido si sarà ridotto di più della metà; logicamente prima dell’utilizzo filtrare il tutto.

Passiamo alla preparazione del piatto:

cerchiamo di riprodurre la forma del “tomasino” con l’aiuto del ripieno di ricotta a cui avremo aggiunto i ciccioli. Questi vanno fritti in un tegame con la sugna prima ottenuta dalla loro scolatura e quando raggiungono un colore ben dorato, adagiamoli sul piatto completandoli con un filo di riduzione che faremo scendere sul prodotto aiutandoci con un cucchiaio!

Sicuramente è un piatto di molto effetto e ricco di gusto e anche di calorie. Questa è la tradizione che guarda all’innovazione,

Vi auguro buon appetito, e alla prossima ricetta». 

 

a cura di Giuseppe Nativo

 

Storie di Navi. L’eroico viaggio del Pentcho, barcone della salvezza

Storie di Navi tocca, in questo breve racconto dell’artista internazionale Dina Smadar, i luoghi della memoria con l’incagliamento del barcone Pentcho, carico di ebrei, nel 1940. 

Grazie all’intervista effettuata per noi dalla scrittrice Marinella Tumino, a Dina Smadar, figlia di Zvi e Gitta Newman protagonisti del naufragio, abbiamo potuto ricostruire in sintesi l’accaduto. Altri sopravvissuti hanno avuto modo di raccontare questa storia in modo più dettagliato, poiché testimoni diretti. Possiamo trovare altre angolature del naufragio del Pentcho, infatti nel libro Odissey di John Bierman, o in quello di Gianfranco Moscati  in Documenti e immagini dalla persecuzione alla Shoah o ancora in un blog  del giornalista nonché storico Mario Avagliano, Stori@,  in cui l’autore  raccoglie la testimonianza dell’ebreo tedesco Heinz Wisla. Inoltre, l’intera vicenda la troviamo documentata nel Bollettino d’archivio della Marina Militare: Il salvataggio di naufraghi ebrei nelle Isole Italiane dell’Egeo (1939-1942). L’avventura del Pentchodi Giuliano Manzari.

 Il nostro intento è stato quello di riportare una fonte diretta corredata da notizie storiche. Con la testimonianza di Dina Smadar, forse siamo riusciti ad aggiungere un altro tassello a questa incredibile storia. I suoi genitori si conobbero nel campo di internamento diFerramonti ed è lì che lei nacque.  La premessa e la conclusione di questa storia l’affidiamo alle parole di Marinella Tumino la quale ci fa partecipe delle sue ricerche storiche sull’accaduto ma la testimonianza, ovvero l’intervista ,riporta  le parole  esatte della Smadar che ha risposto per iscritto , in inglese,  al nostro invito.

 

C‘è un luogo, in un angolo di Italia, che pochi conoscono; profuma di dolore, di speranza, di storia.

È il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, situato a pochi km da Cosenza, nel cuore della Calabria. L’inizio delle attività del campo di Ferramonti fu il 20 giugno del 1940 quando vi giunse un primo piccolo gruppo di 160 ebrei provenienti da Roma. Proprio in questo campo arrivarono anche i sopravvissuti Ebrei (circa 500) partiti da Bratislava a bordo di un barcone fluviale chiamato Pentchoe dopo aver percorso il Danubio giunsero nel Mar Egeo.

Il vento, che li aveva scortati per tutto il percorso quasi senza tregua, si era calmato ma quando tutto sembrava andasse per il meglio accadde la sciagura: un guasto al motore invalidò ogni tentativo di procedere. Allora tentarono di creare delle vele con delle lenzuola. L’obiettivo immediato era quello di raggiungere degli isolotti avvistati poco distanti ma ecco che il vento riprese prepotente e presto il “Pentcho”, in prossimità di un isolotto disabitato, si incagliò e si frantumò. Oggi la storia del piroscafo è documentata, ma ce la raccontano ancora alcuni sopravvissuti, testimoni preziosi di uno dei periodi più bui del Novecento, come l’artista internazionale Dina Smadar, nata nel 1944 nel Campo di Ferramonti e con la quale sono entrata in contatto dopo aver visitato con corpo e anima il Campo in questione e dove l’artista, che vive in Israele, cura il Museo. Dina è figlia di Zvi e Gitta Newman che convolarono a nozze proprio all’interno del Campo.

 

La storia

Mio padre Zvi Newman lasciò la casa dei suoi genitori in Slovacchia quando l’antisemitismo era in aumento. Partì da solo all’età di 17 o 18 anni. Essendo sputato, deriso ed essendogli vietato studiare in accademia, non lasciò spazio a dubbi e decise di partire per la Palestina con alcuni compagni…A questo punto inizia la sua avventura sul piroscafo Pentcho, una storia a sé stante.

C’erano 514 rifugiati sulla barca fluviale, un'ex imbarcazione utilizzata per trasportare animali o grano, che, secondo quanto ha scritto Halevi, “La funzione del battello era di trasportare centinaia di Ebrei in rive sicure, viaggiando su un percorso non segnato.

Nessuno dei passeggeri si è mai illuso di fare un buon viaggio; le difficoltà, le avventure e il rischio del pericolo di vita erano stati presi in considerazione in anticipo. La piccola imbarcazione già debole per la vecchiezza poteva difficilmente galleggiare nel Danubio. Ha resistito a tempeste, scossoni e colpi. Con pochi viveri e scarse riserve d’acqua, senza carte nautiche e al timone un ex ufficiale della marina zarista avevano ridisceso il Danubio attraversando ben cinque Stati (Slovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Romania), per poi sfociare nel mar Nero e, dopo aver attraversato lo Stretto dei Dardanelli, sbucare nell’Egeo.Durante il difficile viaggio, il battello, a causa del forte vento, si incagliò sull’isolotto di Kamilonisi nel mare Egeo. Tutti i passeggeri raggiunsero la riva dove provarono a recuperare eventuali parti rimanenti dell’imbarcazione che potevano essere utili. La mattina, i sopravvissuti si resero conto che l’isolotto roccioso era desolato e disabitato. Essi inviarono una barca a cercare aiuto ma essa non tornò mai. Dopo, appresero che i passeggeri furono ricoverati in ospedale in Egitto. Dopo molti giorni, una nave di salvataggio italiana arrivò e i sopravvissuti furono trasferiti a Rodi e da lì al campo di Ferramonti in Calabria…

In effetti, un grande plauso va alla motonavedella Reale Marina Italiana Camoglie al suo comandante Carlo Orlandi. La nave italiana riuscì a trarre in salvo i naufraghi, nonostante fossero stati avvistati dagli inglesi che non andarono in soccorso. I superstiti avevano affrontato il viaggio della speranza tra affanni e imprevisti, tra amori e dolori, un viaggio lungo quasi cinque mesi durante i quali nessun Paese che attraversarono volle dare loro cibo, acqua e il prezioso olio combustibile indispensabile per la navigazione. Gli unici aiuti arrivarono dalle comunità ebraiche locali. Un viaggio dunque che finì nell’Egeo, all’epoca zona di guerra sotto il controllo italiano.

La Camogli giunse fino all’isola di Rodi e lì gli sfortunati furono internati in un campo di tende e poi in una caserma fino agli inizi del 1942.Uno degli internati riuscì ad ottenere un visto per il Portogallo e a lasciare l’isola greca, quindi passò da Roma, dove fu ricevuto da papa Pio XII, al quale raccontò la storia dei naufraghi del Pentcho rimasti a Rodi. Il papa prese a cuore la vicenda e, grazie alla sua intercessione, una nave della Croce Rossa prelevò i naufraghi e in due momenti (febbraio e marzo 1942) li condusse in Italia. Un provvedimento provvidenziale, visto che le autorità italiane avevano chiesto ai nazisti di prendersi carico dell'intero gruppo per trasferirli in Germania.

Gli ebrei furono destinati al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, dove la maggior parte di loro riuscì a salvarsi grazie alla liberazione nel settembre 1943 ad opera degli Alleati, scampando così alla deportazione. 

Giovannella Galliano

Pippo Pace dona una sua opera alla parrocchia Santi Apostoli di Comiso

Comiso, 5 luglio 2019 – “I sentimenti sia presenti che passati, influenzano e a volte determinano quello che è il carattere e la personalità dell’essere umano e ne orientano spesso le scelte”: con questa motivazione l’artista  e maestro d’arte  Pippo Pace ha donato  un’opera alla  Parrocchia Santi Apostoli di Comiso. È un omaggio a Rembrandt, un quadro che riproduce  una delle sue più alte opere pittoriche, “ Il ritorno del figlio prodigo“.

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Siracusa. Alla scoperta del Miqweh di San Filippo Apostolo

Siracusa, 17 giugno 2019 – “L’iscrizione ebraica ritrovata e il tipo di struttura ci portano alla conclusione che il luogo che si trova sotto la chiesa di San Filippo apostolo è un miqweh”. 

Il prof. Yonatan Adler, docente di archeologia della Ariel University di Gerusalemme insieme alla dottoressa Nadia Zeldes della Ben Gurion university del Negev hanno effettuato studi scientifici sui miqwot ed in particolare su quelli di Siracusa. La conclusione alla quale sono giunti, anticipata stamane nel corso di una conferenza stampa, e che sarà l’oggetto dell’incontro che si terrà alle 18.30 a Palazzo Vermexio, è che il luogo che si trova sotto la chiesa di San Filippo Apostolo, nel rione della Giudecca, il quartiere ebraico del centro storico di Ortigia è un miqweh. 

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Tanit: ‘Sulle orme di Maria a Scicli’, il 15 giugno. Un successo la visita al Cimitero

È stata un grande successo la passeggiata al Cimitero Monumentale di Scicli organizzata dall’Associazione Culturale Tanit Scicli e svoltasi lo scorso sabato 25 maggio

Scicli, 4 giugno 2019 – Il percorso, primo di questo genere in provincia di Ragusa, è stata ideato e promosso dall’associazione sciclitana e messo a punto dopo due anni di ricerche archivistiche e sul campo, volte alla creazione di un percorso pieno di sorprese tra monumenti ottocenteschi e novecenteschi intrisi di simbolismo e cappelle gentilizie custodi di personaggi che hanno fatto la storia della nostra città. Le famiglie Mormino, Emmolo, Spadaro, Bonelli, Penna, Cartia, Favacchio, Peralta, Pluchinotta, Cataudella, Betto, personaggi come i Canonici Carpentieri e Carnemolla, il compositore Federico Borrometi, gli artisti Pietro e Bartolomeo Militello, il Carabiniere Vincenzo Garofalo sono stati raccontati e narrati, cogliendone contemporaneamente il lato umano e l’opera in vita. 

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Ibla Classica: il fascino della Traviata, con Notarnicola, Interisano, Todaro

La traviata di Verdi incanta il pubblico di Villa Anna per la stagione di Ibla Classica International Estate. Standing Ovation finale e grandi apprezzamenti

 

Ragusa, 5 agosto 2019 – Perfezione melodica ed efficacia delle orchestrazioni caratterizzano La Traviata di Giuseppe Verdi, opera che  ieri sera a Villa Anna  ha goduto di una standing ovation  per la sua incantevole messa in scena e la bravura dei suoi esecutori. Il merito va in primis agli esecutori musicali, alias il quartetto d’archi, flauto e pianoforte  diretti  da Lucia Bonfiglio che ne ha curato magistralmente l’intera regia riuscendo a snellire in quattro scene ridotte ma efficaci i tre lunghi atti verdiani.  

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Pubblico incantato per “Edipo Re” della compagnia Godot

Ragusa, 25 luglio 2019 – Uomo e Dio. Incestuoso e parricida. Cura e male della società. Ecco il dualismo dell’uomo contemporaneo celebrato in una delle più note tragedie greche “Edipo Re”, capolavoro di Sofocle, il più enigmatico esempio della tragedia greca.

Portata in scena, mercoledì sera, dalla compagnia Godot in uno dei luoghi più suggestivi del territorio ibleo: il castello di Donnafugata, che, con la sua scalinata immersa nel verde del giardino, a due passi dal “labirinto”, ha reso la rappresentazione greca un momento attuale, vero e coinvolgente.

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I Solisti Veneti dopo 25 anni a Scicli

Inaugurazione targa e concerto, domenica 4 agosto, a Scicli

 

Scicli, 24 luglio 2019 – Scicli renderà omaggio al Maestro Claudio Scimone. Lo hanno comunicato il sindaco Enzo Giannone e il suo vice, con delega alla cultura, Caterina Riccotti. 

Domenica 4 agosto la comunità celebrerà la memoria dell’amato Maestro Claudio Scimone, di origini sciclitane. La giornata dedicata al padre de “I Solisti Veneti” - scomparso lo scorso 6 settembre a Padova, da dove dirigeva la celeberrima orchestra che vanta ormai 60 anni di esecuzioni in Italia e nel mondo - sarà scandita da due momenti. 

Alle 18.30 si terrà una commemorazione in Piazza Busacca, proprio davanti a Palazzo Scimone dove - per volontà della famiglia di origine del Maestro, composta dal cugino Carlo Scimone, della moglie Margherita Czartoryski e della nipote Maria Clotilde Czartoryski Scimone – sarà scoperta la lapide in onore a Claudio Scimone, deposta sulla facciata del palazzo.

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Scicli. VIII Campus Estivo Sport Vacanze ‘Pollino 2019’

Riscontro positivo di una manifestazione che ha rappresentato per i giovani cestisti della “Fernando Ciavorella” una importante occasione di perfezionamento sportivo e di aggregazione socio relazionale

 

Scicli, 29 luglio 2019 – Le quattro giornate di perfezionamento sportivo e di ossigenazione nella splendida località di San Severino Lucano sede del Campus Estivo Sport Vacanze 2019 organizzato dalla “Fernando Ciavorella” sono letteralmente volate via in un baleno.

Il programma di allenamenti, le escursioni nei percorsi naturalistici situati nei boschi del Monte Pollino, le attività di osservazione ambientale, i giochi organizzati all’interno del parco, i giochi di intrattenimento hanno creato motivo di interesse e di coinvolgimento per i giovani atleti partecipanti al Campus.

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Al porto turistico di Marina di Ragusa il Circolo velico Kaukana

Marina di Ragusa, 4 luglio 2019 – Circolo Velico Kaucana: sarà inaugurata sabato 6 luglio alle 19,30 la sede all’interno del Porto turistico di Marina di Ragusa. Sarà così consolidata la partnership fra il sodalizio ibleo e il porto turistico che, nella scorsa primavera, ha consentito l’organizzazione di importanti eventi velici come la seconda Italia Cup Classi Laser.

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Partita del Cuore allo stadio Aldo Campo di Ragusa

Ragusa, 10 giugno 2019 – Un pomeriggio interamente sportivo e, soprattutto, all’insegna della solidarietà: è quello che si è svolto sabato scorso allo stadio Aldo Campo in contrada Selvaggio a Ragusa.
Un’iniziativa fortemente voluta dalla società dell’Asd Ragusa Calcio 1949 che ha organizzato la “Partita del Cuore”, una partita in cui sono scese in campo squadre speciali, composte da politici ragusani, attori locali, vecchie glorie del Ragusa e commercialisti ed il cui ricavato è devoluto all’Associazione Onlus ragusana “Così come sei”, impegnata nell’accogliere ragazzi diversamente abili nel loro percorso di vita.

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Scicli: onorata la memoria di Claudio Scimone, con i Solisti Veneti

Scoperta la lapide nel palazzo di famiglia in piazza Busacca. Duemila spettatori in chiesa al concerto dei Solisti Veneti

 

Scicli, 5 agosto 2019 – Scicli ha onorato stasera la memoria di uno dei suoi figli più illustri, il fondatore dei Solisti Veneti, Claudio Scimone.

A meno di un anno dalla scomparsa, oggi pomeriggio il sindaco e la famiglia hanno scoperto una lapide a palazzo Scimone in piazza Busacca, per commemorare il musicista, l’uomo di cultura, l’artefice di una esperienza artistica, i Solisti, che tutto il mondo ci invidia. 

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Avola. Inaugurato il mosaico di Gianni Schembari al Sacro Cuore

Avola, 24 luglio 2019 – L’artista comisano Gianni Schembari ha partecipato ad un importante evento ad Avola per  l’inaugurazione di un suo mosaico, di cm 170 per 275, collocato all’interno della Chiesa del Sacro Cuore. 

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Il 60° compleanno di Marco d'Avola al Centro Studi F. Rossitto di Ragusa

Ragusa, 18 luglio 2019 – Il Centro Studi “F. Rossitto”, in sinergica collaborazione con numerosi operatori culturali, ha promosso ed organizzato una serata interamente dedicata al M° Marco D’Avola in occasione del suo compleanno.

Omaggio a Marco D’Avola nel suo 60° compleanno” è il titolo dato all’iniziativa che si terrà, venerdì 19 luglio 2019, alle ore 18.30, presso l’Auditorium dello stesso Centro Studi Rossitto (Via Ettore Majorana 5, Ragusa). Interverranno il prof. Carmelo Mezzasalma (sul tema “Marco D’Avola: il colore “mediterraneo” della musica”) e il M° Marco D’Avola. Seguirà il concerto della Fanfare Ensemble. Gruppo di ottoni, percussioni di Catania.

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Ragusa. Ordine dei Commercialisti e Commissione pari opportunità presentano il Booksharing al Day Hospital di Oncologia

Ragusa, 31 luglio 2019 – L'Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Ragusa presenta l'iniziativa “Libreria” basata sul “Book Sharing” presso la sala d’attesa del Day Hospital del reparto di Oncologia di Ragusa, promossa dalla Commissione Pari Opportunità e alla quale ha aderito l'Ordine dei commercialisti di Ragusa.

La presentazione si terrà domani, Giovedì giorno 1 Agosto 2019 alle ore 12, presso la Sede dell’Ordine dei Commercialisti in Via Martoglio 5 a Ragusa.

Vita e Musica: al CSFR festeggiato Marco D’Avola

Riconoscimento ad una luminosa carriera. Omaggio al grande Musicista 

 

La vita? È un viaggio. Una scoperta. Una scommessa. Un programma. Un’opera d’arte. La vita è tutto. È qualcosa che può essere accompagnato da modestia, capacità, impegno, passione e mille altre doti. La vita è una traccia, una impronta che ognuno di noi lascia del suo passaggio su questa Terra. E anche un dono che noi facciamo ai nostri simili, ai nostri conterranei. Chiaramente le tracce del nostro passaggio sono diverse. C’è, fra i tanti, chi vive per vivere, e c’è chi lascia una forte “eredità di affetti”. È il caso di Marco D’Avola, già insigne avvocato, ora Procuratore onorario della Procura di Catania, da sempre pianista, organista, compositore, musicologo che ha tenuto concerti in tutte le parti del mondo.

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Maurizio Attinelli nuovo presidente Ordini dei Commercialisti siciliani

Ragusa, 12 luglio 2019 – Maurizio Attinelli è il nuovo presidente degli Ordini dei Commercialisti siciliani. La nomina è avvenuta nel corso di una assemblea che si è tenuta nei giorni scorsi alla presenza dei 14 presidenti degli Ordini della Sicilia, nella quale sono state rinnovate le cariche del direttivo.

Il ragusano Maurizio Attinelli, attualmente presidente dell’Ordine della provincia iblea, succede a Salvatore Di Lena con il parere favorevole dato all’unanimità dai presidenti degli Ordini che gli riconoscono le qualità già dimostrate alla guida dell’ordine ibleo.

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