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Ragusa e dintorni
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Ragusa, 27 aprile 2021 — È passato sotto silenzio – almeno finora – un intervento dell’amministrazione comunale di Pozzallo. Spiegheremo perché. Un intervento che ha alla base un nobile intento. Al vertice ha invece una infelice sortita, almeno per quello che si riesce a cogliere dalle fotografie che ho recuperato per la cortesia di alcuni amici pozzallesi. Gli stessi, fidatissimi amici che mi hanno descritto quanto non potrò andare a verificare di persona essendo ancora in zona arancione e non potendo quindi lasciare il mio comune di residenza che purtroppo non è Pozzallo.

In estrema sintesi: è in corso di realizzazione una sorta di “passeggiata”, o, per essere fini, una “promenade” nella antica “valata” di Pozzallo. È quella parte della costa pozzallese non soltanto al centro della città, ma al centro della storia dell’unico comune marinaro della provincia di Ragusa.

A Valata” è infatti un naturale scivolo a mare utilizzato da sempre per il varo di barche costruite nei cantieri navali sorti nei secoli in quella spianata naturale, oltre alle barche semplicemente riparate in quello scivolo fatto di scogli che l’uomo si è limitato a rendere più “lisci” per poter far scivolare le chiglie delle barche, le pescherecce e le mercantili e da piccolo cabotaggio.

Ribadisco: intento nobile e apprezzato quello di tornare a far fruire “A Valata” con una passeggiata che è, di fatto, a pochi metri dalla risacca del Mediterraneo.

Il farla, quella passeggiata, con il cemento, è, a mio personalissimo modo di vedere, un errore. Del resto, il sindaco Ammatuna è, necessario ricordarlo, l’autore (nella sua prima esperienza da primo cittadino della città che ha dato i natali a un altro sindaco famoso: Giorgio La Pira) della costruzione della passerella che circonda la Torre Cabrera dalla parte del mare. Opera contestatissima ma che è ancora là, da venti anni circa.

Se realizzare una passeggiata alla Valata è cosa buona e giusta per tutti, cittadini e turisti (quando torneranno, finito Covid), farla in cemento no, non è né buono né giusto. Che si utilizzi il legno a similitudine dei decks delle navi che i pozzallesi delle ultime venti generazioni hanno governato nei mari di tutto il mondo. Che si faccia in pietrame. O che non si faccia, se l’unica alternativa dev’essere il cemento.

Chissà perché questo grande amore per il cemento. Forse eredità della cementeria AZASI mai in piena attività e poi chiusa dalla Colacem, la nuova proprietà. Forse una atavica instabilità della navigazione insista nella genetica dei pozzallesi che non troncano mai il collegamento ancestrale con l’elemento liquido, anche quando sono impegnati altrove, in altre cose.

Dimenticavo di spiegare il perché, secondo me, il cemento della passeggiata pozzallese è passato in secondo se non in terzo piano nelle cronache provinciali. È una dimenticanza determinata dalla notizia, molto più diffusa e amplificata, dello chalet nella spiaggia di ponente di Donnalucata. In quel caso si sono ribellati ben oltre la metà degli sciclitani. Per quanto attiene alla passeggiata all’ombra della quattrocentesca torre costruita dal Conte de Caprera, non pare che abbia suscitato grande reazioni.

 

Saro Distefano

 


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