Cultura
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Siracusa, 14 marzo 2017 – WOMEN è un progetto espositivo concepito come una quadreria privata, una prospettiva congiunta per ripensare incontri e collaborazioni con artiste che hanno lasciato una traccia della loro passaggio alla Galleria Quadrifoglio di Siracusa. 

La mostra raccoglie quaranta anni di presenze di donne coordinate dal gusto e dalla sensibilità di Mario Cucè, direttore dello spazio e promotore di un’arte libera da tutti i vincoli degli schemi classici, per mescolare equilibri precari di figurazione ed astrazione: geografie personali, storie visive, percorsi di antropologia culturale, alchimia e società.

Una collezione al femminile determina inevitabilmente una concezione dell’arte e della creatività di genere, per un percorso artistico e politico in cui le poetiche assumono forma e sostanza perché sono frutto di azioni e relazioni, connessioni di menti libere nella ricerca e nella sperimentazione identitaria di pari opportunità.

È così che nelle sensibilità di WOMEN emergono i progetti, le aspettative e le speranze, le tensioni e le passioni, gli stili, tra leggerezza e concettualità del fare, come testimonianza dell’essere e nello stesso tempo della permeabilità a comprendere altre idee, a favore di una visione differente e plurale. 

Pluralità e mutamento sono aspetti della riflessione sull’identità femminile tra tradizioni e tentazioni, ragioni e magie, per una rivendicazione orgogliosa di una diversità ed una consapevolezza a volte tragica dell’avventura umana in cui la natura, il mito, la storia e la memoria hanno orientato ed influenzato una condizione materiale e spirituale.

Si afferma, in questo senso, una dignità dell’essere dentro la Storia con lo spirito ed un mestiere, in cui, la tradizione e la messa in discussione dei suoi codici, richiedono curiosità e coraggio, per conoscerla e per cambiarla.

L’introspezione e la rivoluzione nell’arte delle donne hanno determinato quell’altra metà dell’avanguardia, con le vicende creative del Novecento che sono l’humus di base per alimentare quel paesaggio culturale ricco di geografie dell’anima del quale si sono nutrite le artiste, le quali hanno aderito all’arte come una forma di resistenza per orientarsi dentro i linguaggi e le ricerche che vanno dalla figurazione all’arte concettuale, dall’espressionismo all’arte astratta, per un’azione performativa che cela al suo interno i primi vagiti di arte pubblica e si afferma sia nella dimensione culturale dell’Isola sia nella conquista della ribalta nazionale o internazionale.

Le opere sono memorie, documentazione di un processo, esperienze di un divenire ormai lontano e distaccato dalla stessa vita che le ha generate, viaggiano come le stelle e sono soggette ad indagini cicliche, come oggetti da esplorazione, in un tempo vario e distante; ritornano con la potenza delle immagini per fissare una nuova idea in colui che mentalmente le ricompone.

Muoversi in queste terre sconosciute genera un linguaggio emozionale, onirico e tecnologico, con un alfabeto in cui lo spazio, la luce e la materia sono elementi e temi per forme e strutture, vibrazioni e sinestesie.

Una creatività femminile che va oltre i punti di riferimento per illuminare il buio, con una tenacia, una insolenza ed una ostinazione che sono espressione della difficoltà della vita e trovano nell’arte autodeterminazione e sublimazione. Un’arte che trae dal mestiere del vivere tutte le contraddizioni per dare forma ad un processo dialettico e poetico in cui la disciplina, la libertà, la memoria e l’invenzione si muovono tra natura e cultura.

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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