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  • Autore: Salvo Micciché
  • Editore: Biancavela - Il giornale di Scicli

C’è Scicli nota e quella meno nota, quella perduta nelle pieghe della sua lunga storia e quella che incanta per l’anima segreta delle sue bellezze. Una città le cui basole sono scalfite dalla luce degli eventi e l’impaginazione del patrimonio architettonico fa innamorare i turisti. Descriverne i luoghi, tanto in ambito storico quanto in quello artistico, non è compito semplice. Tale operazione diventa ancora più ardua quando la trattazione si incunea nello studio dei processi di denominazione e caratteristiche dei nomi propri (onomastica), nell’analisi linguistica dei nomi di luogo e di contrade (toponomastica) e, infine, nello studio degli stemmi nobiliari, relativamente alla loro origine, specie e composizione (araldica). Tre settori di ricerca che, sebbene possano sembrare relegati nelle enciclopedie o appannaggio esclusivo di esperti di canuto pelo, si rivelano come fili intrecciati del nostro DNA le cui radici risentono del fluido magmatico e plurisecolare della storia. 

A seguire tali sentieri, cimentandosi in una paziente e certosina ricerca semiotica che tocca il processo di formazione e di trasformazione del territorio comitale, e in particolare sciclitano, caratterizzato da una peculiare evoluzione tanto storica quanto culturale, è stato Salvo Micciché con il suo recente libro “Scicli: onomastica e toponomastica. Con appendice araldica” (Biancavela – Il Giornale di Scicli - StreetLib, 2017, pp. 328). Consulente informatico, fotoreporter e direttore editoriale del quotidiano on line Ondaiblea, con alle spalle un notevole corredo di pubblicazioni (dalla matematica alla poesia), affetto da “sciclitudine” e “intrinsecamente ragusano” (come ama definirsi), con questa ulteriore ricerca vuole rendere un prezioso omaggio a questo lembo di Sicilia e, in particolare, alla sua Scicli. “Un siciliano resta tale per sempre”, diceva Pirandello. E anche Salvo Micciché non si è sottratto a questa verità. 

Con uno stile sobrio e preciso, l’occhio analitico del ricercatore, e una trattazione suffragata da una corposa bibliografia che “testimonia la qualità del lavoro svolto dallo studioso che su essa e con essa ha operato” (come segnala Giuseppe Pitrolo nelle sua “Nota bibliografica”), il volume – impreziosito dell’apporto di Carmelo Errera, consulente per le illustrazioni dello Stemmario, alcune delle quali disegnate e colorate dai ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Dantoni” di Scicli (plesso di Piazza Italia) – si presenta anche come un’interessante guida per scoprire l’etimo non solo dei cognomi ma anche quello dei numerosi quartieri e contrade di Scicli: da Junci (“junchi”, ovvero i giunchi) al Càrmunu (il Carmine, ovvero Piazza Busacca), che va ad ovest sopra il Torrente Aleardi (“a China”), dove annesso alla chiesa omonima è l’ex Convento dei Carmelitani fondato nel 1386 accanto alla più antica chiesetta di San Giacomo Interciso (convento che fino al XVI secolo è detto pure “di San Giacomo seu Nunziata”). 

Fanno parte integrante del testo anche i “Medaglioni” che raccolgono simpatici ed affabulanti segmenti di micro-storia sciclitana attraverso alcuni ritratti di personaggi illustri estrapolati - per gentile concessione del figlio, Giuseppe Pitrolo - dalla mirabile penna di Guglielmo Pitrolo che ne pubblicò in gran numero nel libro “I medaglioni” Ritratti sciclitani (Il Giornale di Scicli, 2008).

 

Giuseppe Nativo

 

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dalla Postfazione al libro Scicli: onomastica e tonoponomastica, di Salvo Micciché (edito da Biancavela e Il Giornale di Scicli). Testo pubblicato anche dal quotidiano La Sicilia (13 marzo 2017, pag. 14). Il libro sarà nelle librerie nei prossimi giorni...

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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