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  • Rubrica: Incontro con l'arte (Michele Digrandi)

Essenza di quiete

 

Ho bisogno


Ho bisogno
di pace e di silenzio.
Ho bisogno di contemplare
il Creato e Dio Padre.
Ed è per questo che mi adagio,
per percepirli intimamente,
in questa “Essenza di quiete”.


Michele Digrandi 

 

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1986-05-28 - Essenza di quiete - Acrilico su tela cm. 50x70

 

In un antico campo, ancora non “spitrato”, rivestito da biondi e radi cespugli, domina il paesaggio ibleo, l’immagine di un centenario carrubo, dal triplice tronco scanalato e dalla chioma caratterizzata da una fitta ragnatela di rami grigi. “Essenza di quiete” è  il titolo attribuito a questa tela, realizzata con colori acrilici, dall’autore siciliano, sempre intento alla costante  ricerca di  realistici dettagli da poter ricreare e far rivivere con l’ausilio della sua eccellente abilità  tecnica.
Sembra, infatti,  di stare immersi nel sereno silenzio dell’arsa campagna, distratti  solo dalla presenza  di una variopinta farfalla, mentre un cielo turchino,  incoronato da candidi  batuffoli di nube, penetra tra le innumerevoli foglioline dell’albero. Colpiscono lo sguardo le variazioni di verde delle fronde, fino a quelle degradanti sul suolo, per il naturale passaggio dalla tonalità più scura a quella più chiara, come per ribadire la lucente carezza dei raggi solari e per confermare quell’effetto di plasticità e quel senso di movimento che solo un  abile e veloce  tocco di pennello può evocare. La splendida raffigurazione della farfalla, che appare simile a un ricamo prezioso, riempito dai colori bianco, verde, azzurro e fucsia, non ispira, nel fruitore dell’opera, l’idea di un volo reale nello spazio fisico occupato, bensì  quella di un emblema interiore,  di un sigillo  peculiare  dell’artista che,  in tale  insetto alato, si riconosce e si specchia, come simbolo di
Essere Vivente che, oramai,  ha raggiunto e conquistato non solo la piena maturazione dell’Io  spirituale,  ma anche l’agognata  “Essenza di quiete”.


Giovanna Cappuzzello

   

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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