1987 - Trapianto n.1 - Acrilico su tela cm. 50x40

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  • Rubrica: Incontro con l'Arte (Michele Digrandi)

Il perché della serie i Trapianti


L’intuizione di stravolgere le forme, le dimensioni e le proporzioni delle forme rappresentate è nata dal fatto che… immaginatevi se un chirurgo trapiantasse un cuore al posto di un polmone?


Trapianto n. 1

Trapiantiamo dove ci pare.
Trapiantiamo cosa ci pare.
Trapiantiamo come ci pare.
Non ci interessa per niente se
i trapianti sono compatibili e se si possono realizzare.

Stravolgiamo tutto senza riflettere!

Se madre natura li ritiene incompatibili,
da sola, sa come riprendersi gli spazi
e ristrutturare quello che abbiamo depredato e deturpato.

Siamo, anzi, dovremmo essere i custodi del Creato e non dei predatori!

Michele Digrandi 

 

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1987 - Trapianto n.1 - Acrilico su tela cm. 50x40

Una carnosa e fresca agave emerge, in un “volo” quasi smorzato, (graffetta) da un cielo che preannuncia precipitazioni, per dominare, da “regina assoluta” su un paesaggio che appare lontano e poco percettibile. Tralasciando questa prima osservazione dell’opera “Trapianto n. 1”, ci si immerge in una visione più intimistica della concatenazione dei vari dettagli, per scorgere, nella figura della pianta, la metafora del doloroso (spine) processo di crescita interiore, vissuto dall’uomo come libera scelta, per il raggiungimento di una piena maturità   psicologica. Si tratta del passaggio da un atteggiamento di distacco ed isolamento dal mondo (paesaggio lontano), tipico della giovanissima età, a un successivo status caratterizzato da quella ferma riflessione (volo interrotto dalla graffetta) che porta alla coscienza delle proprie responsabilità   e all’accettazione, mai passiva, degli eventi, spesso contrari alle aspettative, che si prevedono come difficili ed imminenti (piogge a catinelle). Solo quando l’individuo sarà   in grado di affrontarli con il vigore ereditato dagli atavici valori (muro) e con la nuova consapevolezza del bisogno dell’aiuto di tutta la comunità (gruppo di api), potrà   essere considerato “persona adulta”.


Giovanna Cappuzzello

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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