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  • Rubrica: Incontro con l`Arte (Michele Digrandi)

Natura morta - No: anche le pietre hanno un’anima - Acrilico su M.D.F.  cm. 30x45 (1994)

 

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, ha inventato il genere della natura morta, anche se qualcuno asserisce che siano stati per primi i pittori Fiamminghi.

In ogni caso solo lui ha avuto la genialità di impostare ed eseguire le opere in modo assolutamente personale con il contrasto luce-ombra utilizzato anche come antagonismo fra il bene e il male. Ha cercato ed è riuscito a dare vita e dignità a tutti quegli oggetti inanimati che, normalmente, venivano utilizzati dagli artisti, per riempire gli spazi vuoti o insignificanti di un’opera pittorica. Si veda il canestro (o la canestra) di frutta o altre opere. Riteneva che questi elementi, se dipinti bene, avevano la stessa dignità e importanza dei corpi umani. In tantissimi, da allora, si sono cimentati in questa particolarissima esperienza fino a Luciano Ventrone, scomparso ad Aprile 2021 e considerato dalla critica, il ‘Caravaggio del 2000’.

Io, nel mio piccolo, nelle nature morte che ho realizzato, ho cercato di inserire, oltre ai soliti elementi usati un pò da tutti, anche delle pietre o delle uova di marmo, perché anche loro hanno una loro storia millenaria per le forme che hanno raggiunto e perché fanno parte del Creato e di tutto l’universo, che è in continua evoluzione, perché niente si distrugge ma tutto si trasforma.

Quindi tutto è Vita.


Michele Digrandi 

 

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Natura morta (Anche le pietre hanno un’anima)

Che senso di serenità emana da questa natura morta che invece trasuda di una sapiente vitalità interiore, intrisa di autentico amore per la vita.

L’uovo, simbolo dell’utero materno si staglia maestoso su uno sfondo turchino che ne eleva il significato di purezza e di rispetto per la creazione divina. Le pietre, alcune levigate, altre tipiche del litotipo carsico ragusano, fanno quasi da cornice a semplici e carnosi frutti, quasi a sottolinearne la freschezza ed il gusto.
Quest’opera luminosa è giustamente viva e mi allontana dalla tristezza che aleggia nelle solite nature morte.

Giovanna Cappuzzello

 

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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