Rubriche

  • Rubrica: Spigolature

I vezzeggiativi, i nomignoli, i diminutivi (ipocorici) esistono da sempre, almeno da queste parti. Quanti, nelle nostre famiglie, i Salvatore che diventano Turi, Turidu, Turuzzu, Totò, Tatò, Turù, Salvo (come il nostro direttore editoriale)… E quanti i Giovanni che neonati o novantenni sono Gianni, Giannuzzu, Vanni, Vanninu, Vannazzu, Nanni, Nannino. Non fanno eccezione le femmine. Le Concetta sono sempre state Tina, e poi Cettina (e Concita), e le Carmela Lina, Linuzza (Melina) e, le più originali: Carmen.

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  • Rubrica: Vivere gli Iblei

C’è un posto in Sicilia, famoso nel mondo. Famoso per tanti motivi, vediamo di capirne almeno alcuni...

 

Ragusa, 20 luglio 2020 — Il posto si chiama Cava d’Ispica laddove il termine tipicamente siciliano “cava” è da intendersi – in italiano – come “valletta”, al limite – poiché siamo da anni ormai americanizzati - anche “canyon”. E “d’Ispica” perché la città ad essa più vicina è quella Ispica che fino al 1935 era stata Spaccaforno, Provincia di Ragusa – ma prima feudo degli Statella, aristocratici che in alcuni casi furono illuminati, intraprendenti –.

Quella cava è lunga poco più di tredici chilometri e larga da un minimo di venti ad un massimo di cento metri. Da quelle parti è passata la storia. Come altre sue consorelle la Cava d’Ispica è geologicamente parlando uno spacco nel tavolato calcareo dai geologi detto “formazione Ragusa”. Una ferita creata dai movimenti tellurici, dallo scorrere dell’acqua di impetuosi torrenti oggi ridotti a gocciolamenti, dal vento che s’infila e lima la roccia. E poi dall’uomo, che ne ha fatto un luogo dove vivere, migliore di altri.

Leggi tutto: Cava d’Ispica. Un posto magico, e a noi...

  • Rubrica: Meeting cultura

Articolo di Saro Distefano su La Sicilia del 13.07.2020

 

Ragusa, 13 luglio 2020 — L’idea è nata in piena chiusura da pandemia; esattamente a marzo. Domenico (per tutti Mimmo) Arezzo, docente di geometria all’Università di Genova ma ragusano di nascita e formazione, ha compiuto ottanta anni. Da quel momento ha pensato ad una riunione; a far incontrare, cioè, una quindicina di amici “indigeni”, che con lui hanno qualcosa in comune.

Si tratta di ragusani, modicani, sciclitani alcuni dei quali conoscono Mimmo personalmente (qualcuno è suo parente), altri, la gran parte, solo “virtualmente”. Si tratta di un gruppo che spontaneamente quasi ogni giorno si “incontra” sulla pagina Facebook di uno di loro, Piero Muré, titolare di una sterminata collezione di foto d’epoca dell’area iblea. Muré pubblica la foto, spesso la commenta – anche solo coi dati tecnici ma non disdegna il commento ironico – e gli altri amici, a cascata, commentano la foto e i pensieri degli altri. In poche parole, una sorta di cenacolo tra una dozzina di grandi appassioni (e alcuni anche grandi conoscitori) della storia locale.

Leggi tutto: Indovina chi viene a cena a Piazza Torre

  • Rubrica: Poetando

Poetando

 

Che cos’è l’affetto di una mamma verso la propria figlia? Non ha prezzo, non ha limiti di spazio né di tempo. È una sorta di tavolozza ricca di colori dalle sfumature diverse ma che serve a dare articolazione alla tela della vita. L’eco di ricordi e parole animano il cuore di Mamma ripercorrendo momenti gioiosi, talora dolorosi, ma sempre vissuti intensamente. Proprio in un pomeriggio estivo, afoso, dove la calura rende asciutti i pennelli che tracciano segni curiosi sul foglio, l’animo artistico ed eclettico di Margaret Carpenzano vola verso una dimensione lirica dove la successione dei lampi di memoria fornisce allo scritto la musicalità della poesia.

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Spigolature iblee

 

Ragusa, 23 giugno 2020 — Gli italiani lo chiamano «bagolaro». Nome anonimo. Il suo nome scientifico è invece molto bello: Celtis Australis. Noi iblei lo chiamiamo «milicuccu».

Però, a dirla tutta, gli italiani oltre che bagolaro chiamano questa pianta della grande famiglia delle Ulmacee, anche Albero dei Rosari e sopratutto “Spaccasassi”. Il motivo è palese: le radici di questa fortissima coltura sono in grado di penetrare anche la roccia – invero è questa una qualità che condivide con altre piante –. Tant’è che è possibile osservare bagolari arrampicati ovunque, che spaccano il calcare e sopravvivono in condizioni molto difficili (e ci si chiede come fanno).

Leggi tutto: U Milicuccu, ovvero: quando la Natura si prende...

  • Rubrica: Guardando le stelle

Ragusa, 4 aprile 2020 – In 230 scatti (in 95 minuti) l'astrofotografo Gianni Tumino presenta una delle più belle atrofoto di sempre, osservando il cielo di Ragusa, il 28 marzo.

Con comprensibile entusiasmo ce ne parla Giuseppe Fiasconaro in questo interessante articolo di Media Inaf (blog dell'Istituto nazionale di astrofisica) che scrive: «Guardatela bene, l’immagine che vedete qui sotto. Posateci sopra gli occhi per qualche istante. È psichedelica. All’interno di quei cerchi concentrici sullo sfondo sembra di perdersi. Ipnotizzano. Danno come l’impressione di percorrere un tunnel spazio-temporale che porta verso chissà quale altro mondo dell’universo. In basso, testimone della danza delle stelle di questo vortice luminoso, c’è lo splendido capoluogo siciliano che ha dato i natali al celebre astronomo Giovanni Battista Odierna, la città di Ragusa. Lo scatto è così bello che il 28 marzo scorso la Nasa l’ha scelto come Apod, Astronomy Picture Of the Day.»

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Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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