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Cultura

Argomento: Storia
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Articolo di Angelo Schembari su Archivio Storico Ibleo

 

Anche nell’area iblea si fecero sentire, a inizio Ottocento, le trasformazioni politiche, economiche e sociali alle quali la Rivoluzione francese aveva dato avvio.

L’abolizione della feudalità costituì un avvenimento epocale che di fatto determinò la fine della Contea di Modica alla quale Monterosso era appartenuto.

La monarchia borbonica ridisegnò l’assetto amministrativo dell’isola, dividendola in distretti tra cui quello ibleo ricadente sotto la giurisdizione dell’Intendenza di Siracusa.

L’articolazione dello Stato si snodò dai Ministeri attraverso le Intendenze, le Sottointendenze e i Decurionati nei Comuni.

Nel nuovo assetto amministrativo grande importanza ebbero gli Intendenti, alti funzionari che facevano da raccordo tra lo Stato centrale e la periferia coadiuvati da un consiglio di Intendenza nominato su base territoriale. 

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Piero Guccione, Cesare Zipelli e Saro Distefano

Ragusa, 14 settembre 2004. Saro Distefano rievoca un piacevole incontro con Piero Guccione a casa di Cesare Zipelli. Due amanti dell'arte e del bello, artisti e promotori culturali iblei

 

Ragusa, 20 maggio 2020 – Ho atteso che fossero trascorse almeno un paio di settimane dal 5 maggio. Quella è notoriamente la data di nascita di Pietro – detto Piero – Guccione, pittore.

Dal 5 maggio, infatti, su tutti i social (ma anche su importanti e qualificate testate giornalistiche) è stato un lunghissimo elenco di auguri in memoriam del grande artista che, morto nell’ottobre di due anni fa, il 5 maggio avrebbe compiuto 85 anni (non so nulla di numerologia, ma certo è singolare che il maestro sciclitano sia nato in data 050535 e il suo migliore amico e grande pittore anch’egli, Franco Sarnari, sia nato in data 030333. Chissà se ne hanno mai parlato tra di loro).

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Argomento: Storia
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Riproduciamo un interessante articolo del Prof. Giancarlo Poidomani (Università di Catania) pubblicato da Archivio Storico Ibleo (Rivista della Società Ragusana di Storia Patria) a proposito dei moti rivoluzionari del 1860 a Modica

 

Il 19 maggio 1860 il modicano Giovanni Ciaceri, in una lettera indirizzata all’amico sacerdote Giovanni Assenza, scrive:

«Viva Vittorio Emanuele e fratelli Italiani

Questo è il motto del giorno (…) Giovedì dopo pranzo la bandiera tricolore girò per tutto il paese accompagnata dalla banda musicale e da oltre dodicimila persone che era una festa a vedere. Giovedì sera e venerdì mattina scoraggiamento generale, i compromessi spaventati perché, venuto freddo il sangue, si rifletteva che si era dato questo gran passo sopra punti d’appoggio mal sicuri, e non si sapeva cosa risolvere in tanto frangente. Ieri a mezzogiorno (venerdì) giunse un telegramma da Malta; scriveva Don Matteo Raele in questi sensi: Bravo, fratelli! Evviva! A Palermo fino al giorno quindici insurrezione un reggimento ha gridato: viva Vittorio Emanuele. Garibaldi con diecimila uomini è ad Alcamo, tutti corrono ivi, fra poco entrerà in Palermo. Si sta attivando la linea di Marsala dirigetevi per tutto con Garibaldi. Dietro questo avviso i nostri hanno pigliato nuovo coraggio, si son riuniti rappattumando alcuni partiti e questa mattina (sabato) si faranno i comitati. La polizia cessò. I compagni d’armi e gli sbirri furono disarmati, il sottointendente partì (…) Modica insorge ad imitazione di Noto e dopo l’esempio di Modica insorsero Scicli, Spaccaforno, Ragusa; Vittoria; Comiso, Chiaramonte ecc… non che Caltagirone, Castrogiovanni e Caltanissetta ecc…»[1].

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Argomento: Storia, Arte
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Su Archivio Storico Ibleo è stata pubblicata un'interessante ricerca di don Ignazio La China su Antonio de lo Monachello, un artista netino che operò a Scicli nel Cinquecento e di cui si sono occupati Paolo Nifosì e Francesco Pellegrino. L'artista era anche cappellano a Scicli?

 

Chissà se non sia giunta l’ora di porre l’attenzione su un valente quanto quasi sconosciuto scultore di fine Cinquecento: Antonino de lo Monachello.

Nel Dizionario Netino degli uomini illustri del Balsamo troviamo che il Monachello nacque a Noto nel 1515 e il primo incarico che gli viene conferito come scultore è del 26 aprile 1549 per la realizzazione di una “cona” in legno per la chiesa del Crocefisso di Noto. Sono pure attribuite a lui la Madonna del Carmine di Noto e quella della Immacolata ma senza riscontri. Poi conosciamo solo la commissione del gruppo scultoreo delle 14 statue di cui faceva parte la Addolorata di Santa Maria La Nova. Questo gruppo doveva essere fatto prendendo a modello altre due composizioni simili realizzate dallo stesso Lo Monachello una nella chiesa di San Giovanni a Modica e l'altra per una chiesa di Ragusa.

Leggi tutto: Antonino de lo Monachello, artista in Scicli

Argomento: Poesia
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Ragusa. Scompare Umberto Migliorisi, fine poeta ibleo. Un ricordo del poeta e critico letterario Federico Guastella

 

 

Ragusa, 1 maggio 2020 – Nell’àmbito della complessa attività culturale di Umberto Migliorisi, impegnato nello studio sistematico di poeti iblei quali Giuseppe Bonafede e Vann’Antò, per citare appena due nomi, oltre che nell’indagine su autori siciliani (Mario Gori, Santo Calì, Ignazio Buttitta), la sua produzione poetica, che non manca di ottenere puntualmente il meritato consenso della critica, occupa certamente una posizione centrale.

Le prime pubblicazioni in dialetto ragusano, che risalgono a tempi ricchi di fermenti, preannunciano il poeta in lingua. In tale direzione, cinque volumetti (Riassunto, ed. dell’Autore, Ragusa 1970; La gioia delusa, Utopia ed., Chiaramonte Gulfi 1989, con prefazione di Mario Grasso; Sotto le nuvole, utopia ed., Chiaramonte Gulfi 1991; Come poeti gli uccelli, prefazione di E. Schembari, Libro Italiano, Ragusa 1997; L’ironia, Ed. Utopia e Centro Studi F. Rossitto, prefazione di Nunzio Zago, Ragusa 2006) rivelano il suo procedimento, di cui senza pretese vorremmo parlare, tentando di accostarci alla silloge Ironia e altro che, edita dalla casa editrice Antonello da Messina (giugno 2007), raggruppa, oltre ad alcuni inediti, il meglio dei numerosi componimenti compresi tra il 1956 e il 2006. Testimoniano questi suoi lavori, elaborati in un lontano lembo di territorio isolano, un succoso itinerario che abbraccia mezzo secolo di storia, l’operosità feconda e ininterrotta d’un poeta dal temperamento appartato e schivo che non ha conosciuto il torpore (è noto, peraltro, che Migliorisi da molti anni ha svolto l’attività di redattore capo della rivista trimestrale di cultura e politica edita dal centro studi “Feliciano Rossetto” di Ragusa). La riflessione sulla vita gli viene dalle private vicende di uomo e dalla meditazione laica dei fatti e degli eventi.

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Argomento: Poesia
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Scomparso oggi a Ragusa il poeta Umberto Migliorisi. Il ricordo di Pippo Di Noto...

 

Ragusa, 1 maggio 2020 – Umberto Migliorisi è senz’altro il maggiore poeta dialettale ibleo contemporaneo. Ma sarebbe riduttivo circoscriverlo in questa sfera limitata. Poeta in lingua di notevole spessore, saggista, ricercatore, operatore socio-culturale; in uno, intellettuale e politico di vaglia.

Ma, soprattutto, il mio mentore!

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