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  • Rubrica: Incontro con l'Arte (Michele Digrandi)

Scelta

 

Stretta in mezzo ai massi,

la mia terra,

appare.

Candida e piena di rugiada,

sembra la pietra rossa.

Ma è malefica!

 …vale prendere il volo?

 

                         Michele Digrandi

 

1997 - Trapianto n. 6 - Acrilico su tela cm. 120x60

 

Se si contempla il quadro intitolato “Trapianto n. 6” con l’occhio sensoriale si nota, in primis, il tripudio dei colori vivaci e contrastanti e anche quella strana finestra che, come in un incanto, si apre da un muro di pietra a secco, per offrire uno squarcio di paesaggio marino.
Se poi si passa ad esaminarne i dettagli, si osservano, a partire dal centro, un gabbiano solitario che vola radente alle acque del mare, un unico sasso dipinto con il colore rosso-fuoco e, in basso, un ciottolo levigato a forma di triangolo, raffigurante la bella trinacria. Proprio in questo particolare momento visivo si attiva lo sguardo del cuore che, oltrepassando il confine del semplice godimento estetico, avverte delle emozioni ancestrali, precipitando in un vortice di memorie sopite e di  irrefrenabili visioni.

Ecco che il rosso vermiglio pare suggerire l’immagine di una ferita aperta e sanguinolenta, il gabbiano fa pensare al senso di solitudine che incombe durante la malattia, mentre le sfumature di un blu brillante della distesa marina, che si stemperano nel candore di una nuvola estiva, fanno emergere il profondo amore di Dio verso i figli sofferenti.

Infine, la trinacria, perfettamente incuneata alla base dell’antica tessitura muraria, ribadisce, ancora una volta, l’amore dell’artista per la sua terra, per la Sicilia  “bedda”, ricca di contraddizioni e sfavillante di meraviglie naturali, da lui percepita come parte sostanziale (ciottolo)  della complessa personalità (muro) dell’uomo, nonché  come preziosa fonte di ispirazione artistica del pittore.

Giovanna Cappuzzello

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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